LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Non solo Siria. A New York nasce il nuovo Intermarium

Posted in Polonia, Unione Europea by matteocazzulani on October 5, 2015

Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria formano il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero. I Presidenti polacco e croato guidano l’associazione di Stati sorta per rappresentare gli interessi dell’Europa Centro Orientale per quanto riguarda energia, trasporti, telecomunicazioni, fondi europei e cooperazione politica  



Varsavia – Insieme per una nuova Europa, con più giustizia ed equità. Questo potrebbe essere lo slogan del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero, un’associazione di Paesi, formata da Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria, creata ufficialmente nella giornata di mercoledì, 30 Settembre, a New York, in occasione della 70 sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

Il gruppo, riunitosi su iniziativa della Presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarovic, ha stabilito la nascita di un’associazione i cui i Paesi membri avviano piani di azione comuni inerenti a tematiche di importanza fondamentale per la regione dell’Europa Centro-Orientale, quali energia, trasporti e telecomunicazioni. 

Inoltre, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero ha sostenuto la necessità di unire le forze per rafforzare la fiducia reciproca tra i Paesi membri, e per riuscire ad attrarre e gestire in maniera efficiente la maggiore quantità possibile di Fondi Europei attraverso la pianificazione di progetti comuni.

Oltre al Capo di Stato croato, deciso promotore del Gruppo è stato il Presidente polacco, Andrzej Duda, che proprio nel rafforzamento della Polonia come Paese-guida dell’Europa Centro-Orientale ha sempre evidenziato la priorità della sua attività in politica estera.

Come riportato dal Ministro degli Affari Esteri dell’Amministrazione Presidenziale polacca, Krzystof Szczerski, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero è concepito per supportare le posizioni in seno all’Unione Europea dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, i cui interessi sono schiacciati dagli accordi bilaterali che, troppo spesso, Germania e Francia stringono con la Russia, come l’esempio del gasdotto Nordstream.

Proprio a riguardo del Nordstream, gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico tra Russia e Germania per isolare energeticamente i Paesi dell’Europa Centrale -in primis Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, membri sia dell’Unione Europea che della NATO- si sono dichiarati Duda e il Presidente della Slovacchia, Andrej Kiska.

In una nota congiunta a margine di un incontro bilaterale in Slovacchia, Duda e Kiska hanno sottolineato come l’accordo per il raddoppio del Nordstream, stretto lo scorso 4 Settembre nonostante le sanzioni applicate alla Russia dall’Occidente in seguito all’annessione militare russa della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale da parte dell’esercito di Mosca, sia un progetto politico volto a danneggiare l’interesse energetico ed economico dell’Europa Centro Orientale.

La nascita del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero è sia una necessità per garantire gli interessi dell’Europa Centro Orientale, che un’opportunità per l’Unione Europea per rinnovarsi in un’entità politica davvero collegiale, con pari dignità e trattamento tra i suoi Paesi membri.

Come dimostra il caso del Nordstream, Germania, Francia e gli altri Stati dell’Europa Occidentale hanno spesso considerato l’Europa Centro Orientale come una zona di secondo rango, quasi sempre privata del diritto di parola, quando non discreditata, su tematiche di importanza continentale.

Ne è un esempio l’opposizione di Germania e Francia all’insediamento di basi permanenti della NATO in Europa Centro Orientale, una misura richiesta a gran voce da Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania come mezzo per tutelare la sicurezza di Paesi esposti alle velleità aggressive della Russia.

Inoltre, lecito ricordare che Germania e Francia non hanno sostenuto la realizzazione del gasdotto Nabucco -progettato per decrementare la dipendenza energetica dell’Europa Centro Orientale dalle forniture di gas russo- preferendo supportare sia il Nordstream, che il Southstream, un altro gasdotto concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dall’oro azzurro di Mosca veicolando gas in Italia attraverso Fondale del Mar Nero, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria.

Una necessità storica

Infine, la nascita del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero a guida polacca rappresenta un’opportunità anche per rafforzare la posizione dell’Occidente nell’ambito di una politica mondiale in cui, in seguito al disimpegno degli Stati Uniti da Europa e Medio Oriente, a ricoprire un ruolo fondamentale per la sicurezza del blocco occidentale saranno sempre più potenze regionali, come la Polonia de facto è per vocazione storica.

Infatti, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero non è altro che la riattualizzazione dell’Intermarium, Federazione di Stati dell’Europa ubicati tra il Mar Baltico, il Mar Nero e il Mare Adriatico, concepita dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per tutelare la sicurezza dell’Europa Centro Orientale dalle velleità espansionistiche di Unione Sovietica e Germania.

Il ricorso alla storia non è casuale, dal momento in cui il riattivarsi del militarismo aggressivo di Putin a stampo imperialista in Georgia, Ucraina e Siria mette a serio repentaglio la sicurezza non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche dell’Unione Europea tutta.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Duda a Tallinn rilancia la Polonia alla guida dell’Europa Centro-Orientale

Posted in NATO, Polonia by matteocazzulani on August 25, 2015

Nel corso della sua prima visita all’estero, il Presidente polacco richiede la presenza stabile della NATO in Europa Centro-Orientale e l’inclusione di Varsavia e Stati Uniti nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia. Plauso da parte del suo omologo estone, Toomas Henrik Illves, e del Premier dell’Estonia Toomas Roivas



Varsavia – Senza memoria non c’è presente né futuro. Questo è lo spirito che ha mosso il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, durante la sua prima visita ufficiale dal suo insediamento, effettuata a Tallinn, la capitale dell’Estonia, nella giornata di Domenica, 23 Agosto.

Come dichiarato dallo stesso Duda, la scelta della data ha un alto valore simbolico, dal momento che il 23 Agosto è sia la Giornata del Ricordo delle vittime di stalinismo e nazismo, che l’anniversario della firma del Patto Molotov-Ribbentrop tra Unione Sovietica e Germania nazista: un accordo che ha portato alla spartizione della Polonia e degli altri Paesi dell’Europa Centro-Orientale durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oltre che la data, ad avere valore simbolico è anche il luogo, dal momento in cui l’Estonia è, ad oggi, il Paese della NATO maggiormente esposto alle provocazioni della Russia di Putin, come dimostrato sia dalle continue violazioni dello spazio aereo e marittimo estone da parte dell’esercito di Mosca, che dall’arresto dell’Ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohver -illegalmente prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti russi.

Duda, che de facto ha reso la Polonia il Paese-guida di una coalizione di Stati NATO dell’Europa Centro-Orientale fortemente allarmati dalle provocazioni della Russia, ha ricordato che il Patto Molotov-Ribbentrop ieri e la condotta di Mosca in Crimea ed Ucraina orientale oggi sono violazioni del Diritto Internazionale.

Per questa ragione, e per evitare gli errori del passato, Duda ha fatto appello ai Paesi NATO affinché la richiesta degli Stati membri dell’Europa Centro-Orientale in merito al dislocamento permanente di reparti militari dell’Alleanza Atlantica nella regione -una richiesta “ragionevole e supportata da motivazioni valide”, come ha ritenuto il Presidente polacco- sia ascoltata e realizzata al più presto.

Infine, Duda ha anche ritenuto necessaria una modifica del formato delle trattative di pace tra Ucraina e Russia, alle quali, assieme a Germania e Francia, sarebbe opportuno prendessero parte anche Polonia, Stati Uniti e un rappresentante dell’Unione Europea.

Calorosa è stata la riposta del Presidente estone, Toomas Henrik Illves, che ha sottolineato come il Patto Molotov-Ribbentrop abbia portato i Paesi dell’Europa Centro-Orientale a perdere la propria indipendenza e libertà per mano di sovietici e nazisti: sopratutto la Polonia, il Paese che, più di tutti, ha sofferto deportazioni ed eccidi di massa.

Oltre al Presidente Illves, che ha concordato con la proposta di Duda di richiedere la presenza stabile di reparti NATO in Europa Centro-Orientale, positiva è stata anche la reazione del Premier estone, Taavi Roivas, che ha ringraziato il Presidente polacco per l’aperto sostegno dato alla campagna per la liberazione di Kohver.

La propaganda e il gas di Putin già in azione

Con la sua prima visita estera, Duda ha chiaramente dimostrato che la Polonia intende ritornare ad esercitare quel ruolo-guida nell’Europa Centro-Orientale avviato da Jozef Pilsudski nel periodo interbellico e ripreso da Lech Kaczynski: Presidente scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk che, per reagire all’aggressione russa alla Georgia nel 2008, ha costruito una coalizione di Polonia, Ucraina, Lituania, Lettonia ed Estonia in sostegno di democrazia e libertà nello spazio ex-sovietico.

Diversamente da Kaczynski, la coalizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale che Duda intende creare comprende anche Romania -Paese minacciato dalla presenza russa in Transnistria- Croazia -Paese strategico per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa- ed Ungheria -che, tuttavia, sotto la gestione Orban ha adottato una politica spiccatamente filorussa.

La politica estera di Duda, che pone fine all’inconcludente epoca del suo predecessore Bronislaw Komorowski -caratterizzata dal disimpegno della Polonia nella promozione di democrazia e libertà in Georgia ed Ucraina in favore di uno sterile riavvicinamento alla Germania- ha tuttavia molti nemici ed avversari.

Oltre a Putin e alla propaganda russa molto attiva in Paesi tradizionalmente filorussi come Italia e Francia -in cui, senza uno straccio di prove e al limite della diffamazione, il Presidente polacco è presentato come un “pericoloso nazionalista clericale antieuropeo” dai principali media- ad ostacolare la politica estera di Duda è la Germania.

Infatti, Berlino, quasi a farsi beffa della storia legata al Patto Molotov-Ribbentrop, si oppone ad ogni rafforzamento della NATO per non irritare la Russia, con cui la Germania intrattiene stretti rapporti economici, energetici e politici.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Caso Kohver. Putin dichiara guerra all’Occidente

Posted in NATO by matteocazzulani on August 21, 2015

La Corte Regionale russa di Pskov condanna al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni, prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca. Dopo le violazioni dello spazio aereo e marittimo dei Paesi del Baltico, l’esercito russo ha innalzato il livello delle provocazioni nei confronti di Stati membri della NATO 



Varsavia – 15 anni di galera e una multa di 1800 euro sono i numeri che caratterizzano un atto intimidatorio, di chiaro stampo politico, che la Russia ha commesso nei confronti della Comunità Occidentale. Così, Unione Europea e NATO devono correre ai ripari per evitare un’escalation militare con Mosca sempre più probabile. 

Nella giornata di mercoledì, 19 Agosto, la Corte regionale di Pskov ha condannato al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohven, detenuto per un anno intero in Russia dopo essere stato rapito in Estonia, ed immediatamente deportato illegalmente in territorio russo, da parte di agenti dei Servizi Segreti di Mosca lo scorso 5 Settembre.

Secondo il verdetto della Corte russa, Kovher sarebbe colpevole di spionaggio e attraversamento illegale della frontiera con la Russia. Tuttavia, il Governo dell’Estonia ritiene che l’ufficiale dei servizi di sicurezza di Tallinn sia stato prelevato a forza in territorio estone.

Alla notizia della condanna, pronta è stata la risposta del Premier estone, Taavi Roivas, che ha definito l’accaduto una grave violazione del Diritto Internazionale nei confronti di un Paese membro dell’Unione Europea e della NATO.

In effetti, dal punto di vista procedurale e formale la condanna di Kohver, e prima ancora il suo arresto in Estonia e la sua deportazione in Russia da parte di agenti  dei Servizi Segreti russi, rappresenta non solo un’azione illegale, ma è anche e sopratutto una vera e propria dichiarazione di guerra.

Del resto, la Russia non è nuova ad atti intimidatori nei confronti di Tallinn e, più in generale, dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e settentrionale, come dimostrano le continue violazioni da parte dell’esercito di Mosca degli spazi aerei e marittimi di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia e Gran Bretagna.

Tuttavia, con l’arresto di Kohver la Russia ha innalzato il livello delle provocazioni, quasi certamente con lo scopo di portare uno dei Paesi membri della NATO a porre le basi per il verificarsi di un casus belli che potrebbe autorizzare un intervento armato russo nel Baltico.

Dopo l’aggressione militare alla Georgia nel 2008, l’annessione armata della Crimea e l’occupazione dell’Ucraina Orientale nel 2014, la Russia ha infatti l’obiettivo di estendere la sua azione bellica nel Baltico per ristabilire la totale influenza nell’ex-URSS e nel contempo, indebolire Unione Europea e NATO.

A rafforzare l’iniziativa armata della Russia è la consapevolezza che né la NATO a trazione Obama, né l’Unione Europea guidata dal tandem Juncker-Mogherini sono pronti a difendere i propri Stati membri e, così facendo, contrastare il disegno egemonico di Mosca nello spazio ex-sovietico.

La Polonia di Duda può salvare l’Europa

Nello specifico, il progetto della Russia, così come definito da Alexander Dugin, l’ideologo di orientamento nazibolscevico del Presidente della Federazione Russia, Vladimir Putin, è quello di estendere il dominio di Mosca in Europa, considerata una propaggine geografica della Grande Russia.

Preso atto della debolezza di Unione Europea e NATO, incapaci di arginare l’avanzata della Russia con una politica risoluta e coraggiosa, l’unica soluzione perseguibile per salvare l’Occidente è la realizzazione di un’alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, questa alleanza di Paesi dell’Europa Centro-Orientale -a cui, sotto l’egida della Polonia, potrebbero fare parte Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Romania, Croazia e Bulgaria- ha come principale scopo l’ottenimento del posizionamento permanente di contingenti NATO in questa regione d’Europa che, ad oggi, vede minacciata la propria sicurezza per mano della Russia. 

Il disegno, già perseguito tra il 2005 e il 2010 da Lech Kaczynski -il coraggioso Presidente della Polonia scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk- risale alla concezione dell’Intermarium, adottata con successo dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per arrestare l’avanzata dell’Unione Sovietica in Europa nel 1920.

Oggi come allora, considerato il timore di Germania e Francia nei confronti della Russia, il ruolo-guida della Polonia in Europa Centro-Orientale, che il Presidente Duda ha chiaramente dichiarato di volere ripristinare, è la soluzione che potrebbe garantire la sicurezza dell’Europa. 

Inoltre, solo grazie alla resistenza dell’Europa Centro-Orientale la Comunità Occidentale potrebbe tutelare efficacemente Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Libero Mercato: Valori rispettati nei Paesi dell’Unione Europea e della NATO, ma costantemente calpestati nella Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Più NATO in Europa: Duda parla chiaro alla Merkel

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 19, 2015

Il Presidente Eletto polacco si attiva per l’installazione di basi permanenti NATO in Europa Centrale e per il rafforzamento della collaborazione con gli Stati Uniti d’America. Stop al veto sulla presenza permanente dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale e inclusione della Polonia nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia le principali condizioni poste dall’Amministrazione Duda al Cancelliere tedesco.



VARSAVIA – In Europa ci vuole più atlantismo, sopratutto da quando Putin si arma e continua a provocare l’Unione Europea. E la Merkel stia ad ascoltare. Queste sono le linee guida della nuova politica estera della Polonia improntate dal Presidente Eletto, il conservatore Andrzej Duda, giovane politico capace di sconfiggere il Capo di Stato uscente, il moderato Bronislaw Komorowski, nelle Elezioni Presidenziali polacche.

Come dichiarato dal parlamentare Krzystof Szczerski -stimato Professore dell’autorevole Università Jagellonica di Cracovia prossimo a diventare Ministro degli Affari Esteri presso l’Amministrazione Duda- in un’intervista al giornale Rzeczpospolita, il Presidente Eletto ha già avviato una tattica diplomatica destinata a portare nuovamente la Polonia in prima fila nel supportare il rafforzamento delle strutture trans atlantiche in Europa, a partire della NATO.

Infatti, come dichiarato da Szczerski, la priorità della politica estera di Duda è l’apertura di basi permanenti della NATO in Polonia, così da garantire la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, oggi messa seriamente a repentaglio dall’assenza di reparti militari in grado di resistere ad un attacco da parte della Russia -che, considerando la condotta in Georgia ed Ucraina del Presidente russo, Vladimir Putin, sembra essere tutt’altro che improbabile.

Per ottenere questo scopo, sempre secondo le parole di Szczerski, Duda deve chiedere al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, la rinuncia al veto tedesco sull’installazione di basi permanenti della NATO in Europa Centro-Orientale, un’idea a cui la Germania si è sempre opposta assieme a Paesi notoriamente filorussi dell’Unione Europea, come Francia e Italia.

Oltre alla rinuncia del veto sulla presenza permanente dell’Alleanza Atlantica in Polonia, Duda porrà alle Merkel altre tre condizioni per mantenere vivo il rapporto di stretta collaborazione tra Polonia e Germania: astensione da parte di Berlino alla politica climatica contraria al carbone, inclusione di Polonia e Stati Uniti nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia -a cui finora partecipano anche Germania e Francia- rispetto dei diritti della diaspora polacca in territorio tedesco.

Per controbilanciare il ruolo della Germania, e per rafforzare le strutture trans atlantiche in Europa, Duda, sempre secondo quanto dichiarato da Szczerski, punta su un più stretto rapporto con gli USA e con quei Paesi dell’Unione Europea fortemente atlantisti, come la Gran Bretagna, con cui il Presidente Eletto polacco condivide la richiesta di rivedere il Trattato Europeo per dare più potere ai Parlamenti Nazionali.

Infine, Duda sarà impegnato a rilanciare la Polonia come il Paese leader del Gruppo di Vysehrad e, più in generale, di tutti i Paesi dell’Europa Centrale dal Mar Baltico al Mar Nero: una nuova Intermarium che, secondo Szczerski, permette all’Amministrazione Presidenziale polacca di perseguire la naturale vocazione del Paese come guida regionale di una serie di Stati accomunati da problematiche geopolitiche che il resto dell’Unione Europea, sopratutto nella sua parte occidentale, fatica a comprendere.

Già una solida collaborazione con Stoltenberg e Bush

Coerentemente con quanto dichiarato da Szczerski, Duda ha dimostrato di avere ben chiara la priorità trans atlantica fin durante i suoi primi incontri ufficiali da Presidente Eletto.

Durante un incontro con il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, nella giornata di giovedì, 18 Giugno, Duda ha invitato l’Alleanza Atlantica ad un rafforzamento consistente delle proprie strutture militari in Europa Centro-Orientale, anche attraverso un percorso di informazione dell’opinione pubblica in merito all’opportunità, nonché la necessità, di aumentare la difesa dei confini dell’Unione Europea.

Nella giornata di giovedì, 11 Giugno, Duda ha ricevuto il candidato alle Elezioni Primarie del Partito Repubblicano USA, Jeb Bush, con cui il Presidente Eletto polacco ha condiviso una visione della geopolitica mondiale basata sulla necessità di rafforzare l’impegno degli Stati Uniti nel garantire la sicurezza dell’Europa Centrale.

Fermezza e valori

Con la nuove direttive di politica estera, Duda ha la possibilità di implementare con forza il rafforzamento delle relazioni trans atlantiche finalizzate alla creazione di un fronte comune tra Stati Uniti ed Unione Europea per la difesa, e possibilmente la promozione nel Mondo, dei valori della Civiltà Occidentale, quali democrazia, libertà, diritti umani e prosperità.

Per farlo, Duda, oltre ad riportare la Polonia ad essere il Paese guida del Gruppo di Vysehrad -i cui Paesi membri hanno ultimamente effettuato un pericoloso riavvicinamento politico alla Russia- può contare su importanti alleati come Jeb Bush negli USA e il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, in Europa.

Con la sua politica estera basata su atlantismo ed Intermarium, Duda riprende il percorso fortemente lungimirante avviato dall’ex-Presidente polacco, Lech Kaczynski. 

Il predecessore di Duda, durante l’aggressione russa alla Georgia nel 2008, ha saputo prevedere l’atteggiamento aggressivo della Russia di Putin nei confronti non solo dei Paesi dell’Europa Orientale, ma anche di Stati membri dell’Unione Europea dell’Europa Centrale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Putin provoca la NATO

Posted in Russia by matteocazzulani on April 24, 2014

Aerei militari russi violano lo spazio aereo di Danimarca, Gran Bretagna e Paesi Bassi, dopo avere più volte attuato simili provocazioni sopra i cieli di Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia e Svezia. Il Cremlino ordina il riarmo nell’Oceano Artico e ai confini dell’Ucraina occupata

Una provocazione militare all’Occidente per ricreare la Russia imperiale che Putin ha sempre voluto ricostituire dalla sua rielezione nel 2012. Nella giornata di mercoledì, 23 Aprile, velivoli militari russi di categoria Tu-95 hanno violato lo spazio aereo di Gran Bretagna, Danimarca e Paesi Bassi: Stati NATO che, per pronta risposta, hanno sollevato i propri caccia per scortare gli apparecchi dell’esercito della Russia al di fuori del loro territorio.

Come riportato da una nota del Ministero della Difesa olandese, la violazione dello spazio aereo da parte dei russi è solo l’ennesima di una lunga serie iniziata lo scorso 10 Settembre, mentre simili sconfinamenti dei velivoli dell’esercito di Mosca sono già avvenuti, sempre in diverse occasioni, anche sopra il territorio di Estonia, Lettonia e Lituania.

Come riporta l’autorevole Reuters, lo sconfinamento dei velivoli militari russi è motivato dalla volontà di Mosca di testare lo stato di preparazione delle strutture difensive della NATO che, per reagire all’aggressione russa in Ucraina, ha rafforzato le difese in Europa Centrale, sopratutto in Polonia, Lituania e Romania.

Oltre alla volontà aggressiva, che prefigura la preparazione di un conflitto armato, a motivare le provocazioni russe ai Paesi della NATO che si affacciano sull’Oceano Artico, sul Mare del Nord e sul Baltico è anche il desiderio del Presidente russo, Vladimir Putin, di rafforzare la presenza militare di Mosca nel Polo Nord.

Come dichiarato dallo stesso Putin, martedì, 22 Aprile, il rafforzamento militare è dettato dalla necessità di presidiare i giacimenti di greggio e gas dell’Oceano Artico che, nonostante Accordi Internazionali collochino un’area neutrale, la Russia ritiene di propria appartenenza geografica.

Oltre alle provocazioni militari, a ricordare scenari da Seconda Guerra Mondiale è anche il sempre crescente riarmo dell’esercito di Mosca ai confini dell’Ucraina, dopo che, come riportato sempre dalla Reuters, nella città di Rostov sul Don si sono ammassati reparti militari della Federazione Russa.

Ufficialmente, la manovra è stata confermata da Mosca come preparazione per le parate del 9 Maggio -il Giorno della Vittoria URSS nella Seconda Guerra Mondiale, che i russi chiamano Grande Guerra Patriottica- ma mai in una ricorrenza del genere sono stati utilizzati missili terra-aria come quelli dislocati da Putin a pochi chilometri dall’Ucraina.

A dare un segnale di come questi mezzi armati potrebbero essere utilizzati sono le dichiarazioni del Ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, che ha minacciato l’Ucraina di creare una nuova crisi sul modello di quella attuata in Georgia nel 2008, qualora gli interessi della Russia nel territorio ucraino non saranno rispettati.

Mosca aggressiva come Berlino prima della Seconda Guerra Mondiale

Le minacce di Lavrov segue l’occupazione delle Amministrazioni Locali delle Regioni dell’Ucraina orientale da parte di reparti paramilitari spacciatisi per separatisti filorussi ucraini che, come dimostrato da foto pubblicate dal Governo ucraino, fanno parte dell’esercito russo di aggressione.

Il reparto di cui fanno parte i cosiddetti separatisti filorussi nell’est dell’Ucraina è lo stesso che, nel mese di Febbraio, ha occupato militarmente la Crimea prima dell’annessione forzata di questa regione ucraina alla Federazione Russa.

Prima ancora, questo reparto dell’esercito russo ha portato a compimento l’aggressione militare alla Georgia nel 2008 per strappare a Tbilisi le regioni georgiane di Abkhazia ed Ossezia del Sud.

Tutte queste azioni militari in Ucraina e in Georgia sono state motivate dalla volto a di Mosca di tutelare le popolazioni russofone che vivono nei territori ucraino e georgiano.

Questa motivazione è stata utilizzata, prima di Putin, solo da Adolf Hitler per annettere Sudeti, Austria e Corridoio di Danzica al Terzo Reich prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

Putin alza la tensione in Ucraina: politico del Partito della Tymoshenko ucciso dalle squadre di occupazione russe del Donbas

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 23, 2014

Volodymyr Rybak, Consigliere Comunale di Gorlivka del Partito Batkivshchyna, di orientamento democratico, è stato trovato morto dopo essere stato torturato dai guerriglieri filorussi che occupano le Amministrazioni Locali dei centri della Regione di Donetsk. Una sparatoria a Slovyansk, che ha provocato 5 morti, e l’attacco a un aereo ucraino hanno provocato la ripresa dell’azione anti-terrorismo indetta dal Presidente ad interim ucraino Oleksandr Turchynov

Era entrato come ogni mattina nel suo ufficio di Consigliere Comunale, poi è stato rapito, torturato e ucciso. Nella giornata di martedì, 22 Aprile, è stato ritrovato il corpo esanime di Volodymyr Rybak: Consigliere Comunale di Gorlivka, uno dei centri del Donbass occupati dai guerriglieri separatisti filorussi, appartenente al Partito di orientamento social-popolar-democratico Batkivshchyna guidato dall’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

Come riportato dal referto medico ufficiale, Rybak dopo essere stato rapito da un manipolo dei guerriglieri filorussi, ha subito torture, di cui sono ben evidenti i segni sul suo corpo.

Pronta è stata la reazione del Presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turchynov, che, dopo avere sottolineato come l’atteggiamento dei separatisti filorussi abbia superato il limite dell’accettazione, ha ripreso l’operazione antiterrorismo nel Donbas, sospesa per rispettare la Pasqua.

Oltre all’omicidio di Rybak, tra le provocazioni militari dei guerriglieri separatisti filorussi, sempre martedì 22 Aprile, ha avuto luogo un attacco armato ad un velivolo dell’aeronautica militare ucraina di categoria An-30 incaricato di fotografare gli edifici occupati dai ribelli.

L’episodio è avvenuto a Slovyansk: uno dei centri abitati del Donbas più saldamente nelle mani dei guerriglieri filorussi dove, qualche giorno prima, ha avuto luogo anche una sparatoria che ha portato alla morte di cinque persone.

Come dimostrato da fotografie divulgate dal Governo ucraino, i guerriglieri filorussi che occupano i centri abitati del Donbas appartengono a forze dell’esercito russo già impegnato durante l’occupazione militare della Crimea -fatto che ha poi portato all’annessione armata della penisola ucraina alla Federazione Russa- e, prima ancora nel 2008, durante l’aggressione armata in Georgia.

L’escalation violenta nell’Ucraina orientale è un’escamotage adottato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la tensione e, con la scusa di tutelare le popolazioni di lingua russa che vivono nell’area, creare le condizioni per autorizzare un’intervento armato dell’esercito russo nel Donbas.

Il Donbas, in cui, come dimostra un recente sondaggio dell’autorevole Centro Sociologico Internazionale di Kyiv, la popolazione russofona non è mai stata discriminata dal Governo ucraino, né è mai stata vittima di alcuna forma di repressione, è la Regione economicamente più ricca dell’Ucraina.

La sua annessione alla Russia consentirebbe non solo la presa di possesso da parte della Federazione Russa di uno dei più importanti centri carboniferi e della metallurgia dell’Europa Orientale, ma anche e sopratutto un considerevole impoverimento della già economicamente debole Ucraina.

Gli USA inviano aiuti logistici a Kyiv

Per aiutare l’Ucraina a resistere all’aggressione della Russia, gli Stati Uniti d’America hanno dichiarato aiuti per 50 Milioni di Dollari per aiutare Kyiv ad attuare riforme economiche, politiche ed acquistare materiale bellico non offensivo come radar e mezzi di trasporto.

Oltre alla somma, il Vicepresidente USA, Joe Biden, durante la sua visita a Kyiv ha anche promesso sostegno per l’implementazione della diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina, che ad oggi dipende per il 92% del suo fabbisogno dalle importazioni dalla Russia

Matteo Cazzulani

LE ELEZIONI PRESIDENZIALI IN GEORGIA CHIUDONO L’ERA ROSA DI SAAKASHVILI

Posted in Georgia by matteocazzulani on October 28, 2013

Giorgi Marvelashvili, candidato sostenuto dal Premier Bidzina Ivanishvili, vince al primo turno su David Bakradze, esponente dell’ex-Capo di Stato. Lo Stato georgiano passa da essere una Repubblica Presidenziale a Repubblica Parlamentare

Una vittoria della democrazia in un Paese che si avvicina all’Unione Europea e alla NATO, anche se rimangono molti punti interrogativi. Nella giornata di Domenica, 27 Ottobre, Giorgi Marvelashvili, candidato della coalizione di Governo Sogno Georgiano, ha vinto le elezioni presidenziali in Georgia al primo turno, con il 63% dei consensi, davanti a David Bakradze: ex-Presidente del Parlamento, candidato del Movimento Popolare Unito del Presidente uscente, Mikheil Saakashvili.

La vittoria al primo turno di Marvelashvili è un trionfo politico del Premier, Bidzina Ivanishvili, che ha sostenuto di prima persona l’ex-Rettore dell’Istituto di Affari Pubblici di Tbilisi, mentre segna la definitiva fine dell’era Saakashvili, iniziata nel 2003 con il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione delle Rose.

Sul piano strettamente istituzionale, il nuovo Presidente avrà meno poteri rispetto al suo predecessore a causa dell’entrata in vigore di una riforma costituzionale che, da oggi, tramuta la Georgia da Repubblica Presidenziale a Repubblica Parlamentare, con tutti i principali poteri -eccetto la conduzione della politica estera e la rappresentanza del Paese nel Mondo- affidati al Consiglio dei Ministri.

Già con la vittoria di Sogno Georgiano nelle Elezioni Parlamentari del 2012, e la nomina di Ivanishvili a Premier, la Georgia, confermando l’aspirazione all’integrazione nella NATO e nell’UE intrapresa da Saakashvili, ha intrapreso una politica estera non più basata su un protagonismo mondiale, ma sulla ridefinizione di un ruolo da leader regionale, con più attenzione ai rapporti con i Paesi confinanti, tra cui Russia, Azerbaijan e Turchia.

Il rapporto con l’Azerbaijan rende la Georgia un Paese fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas per l’UE, poiché proprio attraverso il Gasdotto del Caucaso del Sud, che attraversa il territorio georgiano, l’oro blu azero arriva in Turchia, e, da essa, in Italia attraverso Grecia ed Albania tramite il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Più problematico è il rapporto con la Russia, che dall’aggressione militare del 2008 occupa le regioni georgiane di Abkhazia ed Ossezia del Sud, dove a molti elettori è stato persino impedito di votare nelle Elezioni Presidenziali.

Mosca, che non accetta la vocazione euro-atlantica di Tbilisi, vuole inglobare la Georgia nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione economica sopranazionale concepito per estendere l’egemonia politica della Russia nel Mondo ex-Sovietico.

L’UE più vicina

Come riportato dagli osservatori internazionali, le elezioni hanno rispettato gli standard di regolarità occidentali: un fatto che avvicina notevolmente la Georgia all’integrazione nell’Unione Europea.

La Georgia è prossima alla firma dell’Accordo di Associazione UE: un documento che integra Tbilisi nel mercato unico europeo.

Tuttavia, restano perplessità legate alla condanna al carcere dell’ex-Premier Vano Merabivshili: una situazione che ha ricordato la repressione attuata dal Presidente dell’Ucraina Viktor Yanukovych rispetto alla Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko, incarcerata per motivi politici.

Matteo Cazzulani

NON DIMENTICHIAMO ANNA POLITKOVSKAYA. ANCHE SE PUTIN RISCHIA IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Editoriale, Russia by matteocazzulani on October 7, 2013

Sette anni fa è stata assassinata la coraggiosa giornalista della Novaya Gazeta che ha testimoniato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia. Prove indicano responsabilità per l’omicidio delle Autorità politiche russe

Coraggio, dedizione, passione ed ostinatezza nel raccontare violazioni dei Diritto Umani di cui il Mondo è tutt’oggi ancora ignaro. Le qualità che hanno caratterizzato Anna Politkovskaya, giornalista russa assassinata il 7 Ottobre del 2006, sono tanto chiare quanto terribilmente legate con la sua uccisione.

Mentre rientrava a casa dalla spesa, come una mamma qualunque, la Politkovskaya è stata uccisa da sicari con sette colpi di pistola nell’androne di casa. Il messaggio legato al gesto è inequivocabile: ad essere colpita, con la Politkovskaya, è stata anche la Libertà di Stampa, in un Paese, la Federazione Russa, in cui Democrazia e rispetto dei Diritti Umani sono puntualmente violati.

Del resto, la Politkovskaya, che ha documentato con minuzia le violazioni dei Diritti Umani perpetrate dall’esercito russo in Cecenia per mezzo dei suoi articoli sul giornale di impronta liberale Novaya Gazeta -uno dei pochi media non allineati con il Cremlino- dava fastidio a molti in Russia.

L’assassinio della Politkovskaya è ancora un caso irrisolto, anche se numerose prove -tra cui il giorno dell’omicidio: il compleanno del Presidente russo, Vladimir Putin- suggeriscono che i sicari abbiano agito per conto delle Autorità politiche della Russia.

Curioso come, proprio in questi giorni, il Presidente Putin sia stato candidato al Premio Nobel per la Pace per via della sua opposizione al presunto attacco armato degli Stati Uniti in Siria -azione che, come dimostrato dall’effettivo possesso delle armi chimiche da parte del Regime di Damasco, sarebbe stata legittima.

Se la Comunità Internazionale non ha la memoria corta, Putin più che il Nobel per la Pace riceverà un invito a chiarire il più presto possibile l’omicidio della coraggiosa giornalista russa, e, con lei, di molti altri operatori dei media ed attivisti per i Diritti Umani e Civili repressi con sistematicità dal 2000 -anno della presa del potere da parte del Presidente russo.

Gas e geopolitica imperialista

Inoltre, la Comunità Internazionale deve dire chiaramente basta all’uso delle risorse energetiche come mezzo per l’attuazione di disegni geopolitici di stampo imperialista, come da anni Putin fa con il gas.

Per imporre l’egemonia della Russia sull’Europa Orientale, ed impedire la realizzazione di un’Unione Europea forte e coesa -obiettivi che Putin ha dichiarato a più riprese anche durante l’ultima campagna elettorale- il Presidente russo ha imposto tariffe altissime per il gas ai Paesi dell’Europa Centrale -Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria.

Inoltre, il Cremlino ha concesso sconti ai colossi energetici degli Stati dell’Europa Occidentale -Francia, Germania, Olanda- ottenendo in cambio il loro appoggio politico a Mosca, ed ha progettato gasdotti per togliere ai Paesi dell’Europa Orientale -Ucraina e Bielorussia- lo status di territorio di transito del gas della Russia in UE.

Questo atteggiamento va di pari passo con l’aggressione militare del 2008 nei confronti della Georgia: Paese libero ed indipendente punito per avere dichiarato di ambire all’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

Una Russia democratica agevola i rapporti economici

La Russia è un Paese con una cultura letteraria inestimabile, ma sul piano politico rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale del Mondo civilizzato, sopratutto della Comunità Occidentale.

È per questo auspicabile e necessario uno sforzo maggiore rispetto a quanto fatto finora affinché, da dittatura nostalgica dell’URSS e dell’Impero zarista, la Russia evolva in una moderna democrazia rispettosa dei Diritti Umani e Civili, della Libertà di Stampa, e delle legittime scelte di politica estera dei suoi vicini.

Aiutare la Russia in questo non facile percorso non significa sacrificare il business con Mosca, bensì agevolare l’instaurazione di relazioni più chiare non solo sul piano commerciale, ma anche politico, umano ed amichevole.

Matteo Cazzulani
Attivista per i Diritti Umani e analista energetico
Presidente Comm. Integrazione Filitalia International-Distretto Italia
Testimone del processo Tymoshenko
Primo Presidente dell’associazione AnnaViva

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SAAKASHVILI IN AZERBAJDZHAN: “L’UNIONE EURASIATICA E’ COME L’URSS”

Posted in Georgia by matteocazzulani on March 9, 2012

Durante l’exposé presso il Parlamento azero, il Presidente georgiano invita i Paesi del Caucaso e quelli un tempo appartenenti all’Unione Sovietica a fare fronte comune per contrastare i piani egemonici della Russia monopolista: intenzionata a ripristinare un suo impero nell’area

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

“Per la Russia sarebbe meglio avere vicini forti anziché vassalli ostili”. Così è stato comunicato dal Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, nel corso di un exposé presso il Parlamento azero: un’occasione, avvenuta martedì, 7 Marzo, per rinsaldare i rapporti tra Georgia e e Baku in una solida alleanza che, come illustrato da entrambe le parti, va oltre la partnership strategica.

Saakashvili ha espresso il proprio timore nei confronti della ricostituzione di una nuova URSS per mezzo dell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economico-politica – concepito a immagine e somiglianza di CEE e Unione Europea – voluto da Mosca per estendere la propria egemonia sui Paesi un tempo appartenenti all’Unione Sovietica.

Un disegno che certifica la reale natura della Russia, la quale, dopo l’esperienza sovietica e, prima ancora, quella zarista, sembra non avere rinunciato a una tentazione imperiale che caratterizza di continuo la sua storia.

Inoltre, la recente rielezione di Vladimir Putin alla Presidenza della Federazione Russa ha ridato slancio a quest’iniziativa, in quanto è proprio la guida del Cremlino l’ideatore, e il principale sponsor, di un progetto a cui già hanno aderito Kazakhstan, Bielorussia e Kyrgyzstan.

“A Mosca, una nuova-vecchia idea è stata avanzata da politici nostalgici – ha dichiarato Saakashvili, come riportato dall’autorevole Civil Georgia – Non cadiamo in errore: cambia di poco il nome, ma la sostanza è la medesima. La dottrina della sovranità limitata, e dell’influenza russa su quello che ritiene essere il suo spazio vitale, si rifà direttamente all’Unione delle Repubbliche Socialiste, e alla fraseologia imperialista dell’epoca zarista”.

Per arginare il dilagare della Russia imperiale, Saakashvili ha proposto l’unità di azione da parte di quei Paesi che Mosca ritiene appartenere alla propria sfera di influenza: Ucraina, Moldova e, per l’appunto, gli Stati del Caucaso.

Per questa ragione, il Presidente georgiano ha ritenuto forti rapporti con l’Azerbajdzhan un aspetto di prima importanza per la politica estera di Tbilisi che, come ha ribadito, mantiene come primo obiettivo l’integrazione nella NATO e nell’Unione Europea.

“La Guerra Fredda è finita, e chi ritiene l’espansione a est della NATO un pericolo si sbaglia – ha evidenziato Saakashvili – Noi non siamo anti-russi, ma sogniamo un futuro di pace e cooperazione con una Russia finalmente democratica, rispettosa dei diritti politici al suo interno e, sopratutto, del diritto di autodeterminazione delle nazioni ad essa vicine”.

Come riportato sempre da Civil Georgia, le buone intenzioni di Saakashvili sarebbero state dimostrate dalla recente decisione del Presidente georgiano di abolire il regime dei visti per i russi che intendono recarsi a Tbilisi per meno di 90 giorni.

Un atto che, tuttavia, non ha avuto una risposta complementare da parte di Mosca: nel corso di una conferenza stampa, Vladimir Putin ha sottolineato come i rapporti con la Georgia non saranno ripristinati fino a quando a Tbilisi non si registreranno determinato cambiamenti politici interni.

Le relazioni tra Georgia e Russia restano al punto buio raggiunto nell’Agosto 2008. Allora, l’esercito russo ha infranto l’integrità territoriale della Georgia e, dopo una guerra lampo di sette giorni, ha iniziato un’occupazione delle regioni georgiane di Abkhazija e Ossezia del Sud che, nonostante i proclami della Comunità Internazionale, dura ancora oggi.

Il Caucaso è importante per l’Europa e la sicurezza nazionale dei Paesi UE

Spesso trattare questioni legate all’area dell’ex-Unione Sovietica sembra essere un’opera di pura descrizione di quanto accade in Paesi esotici, ma non è così. Per l’Europa, il Caucaso ha un’importanza fondamentale, in quanto è proprio da Azerbajdzhan e Georgia che è previsto il transito di gas diretto in Occidente.

Questo piano da tempo è stato studiato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dell’UE dalle forniture energetiche della Russia. Tuttavia, oltre che dai russi stessi, è contrastato anche da alleati di ferro in seno al Vecchio Continente, come Germania e Francia.

Mosca, intenzionata a ripresentarsi al mondo come superpotenza planetaria, ha tutto l’interesse a mantenere il monopolio delle forniture di gas sull’Europa e, per questa ragione, ostacola ogni iniziativa autonoma di Bruxelles, con mezzi più o meno leciti.

Oltre alla già descritta guerra contro la Georgia, esempio della strategia della Russia sono la campagna acquisti che il monopolista russo, Gazprom, sta compiendo in Unione Europea per allungare cronologicamente la dipendenza delle principali compagnie UE al rubinetto del Cremlino, così come quella per rilevare la gestione totale o parziale dei gasdotti del Vecchio Continente: attuata con successo in Germania, Francia, Slovenia, Slovacchia e Austria.

Per un’Europa davvero indipendente, sia energicamente che politicamente, è interesse degli europei tutti non solo interessarsi di quello che avviene nel Caucaso, ma anche, e sopratutto, sostenere le ambizioni euro-atlantiche della Georgia, e integrare questo Paese quanto prima nell’UE e nella NATO.

Una decisione che consentirebbe nell’immediato la messa al sicuro della tratta per i rifornimenti energetici autonomi dal Cremlino e, nel contempo, impedirebbe il ricostituirsi della Russia in un Impero, e il declassamento del Vecchio Continente alla periferia dell’economia mondiale ad esso legato.

Per questa ragione, oltre a Tbilisi, l’Europa avrebbe tutto l’interesse a integrare seduta stante anche Ucraina, Moldova e Turchia: Paesi europei per cultura e tradizione – con meno evidenza per quanto riguarda Ankara – finora esclusi dalla Comunità politica del Vecchio Continente a causa del timore dimostrato dai vertici UE di irritare una Russia dall’imperialismo mai sopito.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA A FAVORE DELL’INTEGRITA’ TERRITORIALE DELLA GEORGIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 11, 2011

Kyiv non riconosce l’Indipendenza di Abkhazija ed Ossezia del Sud, fortemente voluta dalla Russia, anche con l’uso della forza. La GUAM progetto da rinsaldare

Il ministro degli esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko

Kyiv sta con l’Occidente su Tbilisi. Nella giornata di giovedì, 7 Aprile, il Ministro degli Esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko, ha dichiarato il rispetto, da parte del suo Paese, dell’integrità territoriale della Georgia. Nel cui territorio, come dichiarato all’autorevole Lidove Noviny, rientrano le repubbliche secessioniste di Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Una posizione forte, espressa dalle colonne del giornale ceco, con cui un’Ucraina finora indecisa si è allineata alla maggioranza dei Paesi del Mondo. Uniti, nel non riconoscere l’indipendenza delle due aree etnicamente georgiane.

Abkhazia ed Ossezia del Sud sono state oggetto di una politica di russificazione da parte di Mosca, volta a destabilizzare gli equilibri interni a Tbilisi. Nell’agosto 2008, da essa è scaturita l’aggressione dell’esercito russo. Un blitz di pochi giorni, arrestata dall’intervento diplomatico dell’UE, al tempo retta dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy.

Ad oggi, l’indipendenza delle due regioni è riconosciuta solo da Russia, Venezuela, Nicaragua, e dall’atollo di Nauru.

“L’Ucraina – ha dichiarato Hryshchenko – ritiene Abkhazija ed Ossezia del Sud parte integrante del territorio georgiano. Condanna ogni soluzione armata della contesa tra Mosca e Tbilisi – ha continuato – ed invita le parti a ricorrere esclusivamente alla sede giuridica”.

Kyiv rilancia la GUAM

Ma c’è di più. Nella medesima intervista, il Capo della Diplomazia di Kyiv ha riposto enormi aspettative sulla GUAM, ritenendola un progetto di lungo respiro, ad alto potenziale di sviluppo, che l’Ucraina dovrà porsi come uno dei principali obiettivi della propria politica estera.

Fondata nel 1997 da Georgia, Ucraina, Azerbajdzhan, e Moldova, l’organizzazione ha lo scopo di diffondere democrazia ed economia di mercato in Paesi ex-sovietici. I quali, con uno sguardo ad Occidente, cercano di allentare la dipendenza dalla Russia.

Fino al 2005, ne ha fatto parte anche l’Uzbekistan.

Matteo Cazzulani