LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Elezioni in Slovacchia: vincono paura, euroscettici e filo-Putin

Posted in Slovacchia by matteocazzulani on March 7, 2016

Il risultato delle Elezioni Parlamentari slovacche premia Partiti contrari alla politica migratoria dell’Unione Europea e forze partitiche favorevoli ad una collaborazione più stretta tra Bratislava e Mosca. Il Partito socialdemocratico SMER-SD del Premier Robert Fico si conferma prima forza politica del Paese



Varsavia – Contro gli immigrati, anti europea e filorussa. Così appare la Slovacchia all’indomani delle Elezioni Parlamentari che, nella giornata di sabato, 4 Marzo, hanno portato ad una situazione frastagliata.

Primo, con il 28%, si è classificato il Partito socialdemocratico SMER-SD del Premier Robert Fico, che, nonostante abbia perso quasi la metà dei voti rispetto alle precedenti Elezioni Parlamentari, ha staccato ampiamente i conservatori di Libertà e Solidarietà -SaS- fermi, al 12%.

Al terzo posto si è classificato il Blocco dei Cittadini Indipendenti O’lano Nova con l’11%, seguito dal Partito Nazionalista Slovacco -SNS- con l’8%, al pari del Partito Nazionale Nostra Slovacchia.

A chiudere la lista dei Partiti che hanno superato lo sbarramento necessario per entrare in parlamento sono stati Most Híd, Partito vicino alla minoranza ungherese, e la forza politica Siet’, che hanno ottenuto rispettivamente il 6% e il 5%.

Seppur primo nella graduatoria dei Partiti più votati, SMER-SD non ha abbastanza voti né per formare una colazione in solitaria, né per cercare partner di coalizione da una posizione di forza. D’altro canto, una coalizione tra le forze euroscettiche e populiste, le vere vincitrici della contesa, è numericamente impossibile.

Proprio gli accenti anti-europei e anti-immigrazione sono stati il denominatore comune delle Elezioni che quasi tutte le forze politiche hanno condiviso, a partire proprio da SMER-SD. I socialdemocratici sono stati abili nel giocare sulle paure degli slovacchi nei confronti dei migranti tanto quanto, se non meglio rispetto a SaS, SNS e Nostra Slovacchia.

Dal canto suo, Fico ha coniugato i proclami anti-immigrazione con un populismo sociale atto ad ottenere il voto dei pensionati, la categoria di votanti che ha supportato in massa SMER-SD. 

Oltre a promettere pacchetti sociali più alti, Fico ha saputo ottenere il voto dei pensionati con l’approvazione, da parte del suo Governo, di provvedimenti apertamente populistici, come la restituzione del danaro pagato in anticipo per il gas in seguito al decremento dei prezzi: un vantaggio del quale hanno giovato persino pensionati di campagna sprovvisti di impianto a gas.

Sempre a proposito di gas, altri due ambiti sui quali il Premier slovacco ha puntato per ottenere la rielezione sono l’energia -sottolineando come la Slovacchia sia uno dei più importanti Paesi dell’Unione Europea dal quale transita il gas russo- e il rapporto con la Russia. 

Se, da un lato, Fico ha autorizzato il transito invertito del gas dalla Slovacchia all’Ucraina -una decisione che ha permesso a Kyiv di diminuire la dipendenza energetica da Mosca- dall’altro il Premier slovacco si è detto favorevole a revocare le sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia in seguito all’annessione della Crimea e all’occupazione del Donbas.

La politica di sostegno alla Russia di Fico -seppur non si tratti di un supporto totale-  è condivisa da SNS e Nostra Slovacchia: forze politiche che sostengono la necessità di una collaborazione più stretta tra Slovacchia e Mosca sul modello delle relazioni che intercorrono tra il Premier ungherese, Viktor Orbán, e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Meno marcata sulla Russia, ma decisamente contraria alla politica di accoglienza dei migranti, è la SaS, che ha assunto posizioni di critica nei confronti dell’Unione Europea simile a quelle espresse dai conservatori britannici e da Diritto e Giustizia -PiS- il Partito di Governo in Polonia.

Kiska l’unica speranza per l’Europa e l’Occidente

Stando ai numeri, le uniche coalizioni possibili possono essere composte o da Partiti apertamente anti-immigrazione ed antieuropei, o da forze politiche filorusse ed antieuropee allo stesso tempo.

Di sicuro, a caratterizzare un’opposizione seria, filo europea e non filorussa sono Most-Hid e Siet’: Partiti di orientamento moderato che hanno raccolto l’eredità del Movimento Cristiano Democratico slovacco -KDH- che, per la prima volta nella storia della Slovacchia, è stato relegato all’opposizione extraparlamentare.

Assieme a Most-Híd e Siet’, a tenere fede ad una politica moderata in Slovacchia è anche il Presidente, Andrej Kiska, politico di orientamento liberale capace di sconfiggere il Premier Fico nelle Elezioni Presidenziali del 2014.

Kiska, che ha già incaricato Fico di formare una colazione di maggioranza, invitando nel contempo i Partiti entrati in Parlamento ad assumere un atteggiamento costruttivo per il bene del Paese, è un ex-dissidente che ha partecipato alla Rivoluzione di Velluto, il processo democratico che ha reso la Cecoslovacchia indipendente dal gioco sovietico.

Kiska, filantropo di formazione statunitense, appoggia il rafforzamento della NATO in Europa Centro Orientale e le sanzioni che l’UE ha applicato alla Russia per la guerra in Crimea e nel Donbass.

Nel contempo, Kiska sostiene il progetto dell’Unione Energetica Europea e l’integrità territoriale ucraina.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

La Russia viola lo spazio aereo di Georgia e Finlandia dopo la Turchia

Posted in NATO by matteocazzulani on December 12, 2015

Un elicottero dell’esercito russo viola lo spazio aereo della Georgia, e contemporaneamente un altro elicottero militare di Mosca sorvola i cieli della Finlandia. Tbilisi parla di provocazione, mentre Helsinki pensa sempre più seriamente alla NATO



Varsavia – Dopo l’Ucraina sembra proprio essere il momento della Georgia, che per la felicità della Russia, non è la Turchia. Nella giornata di giovedì, 10 Dicembre, un elicottero dell’esercito russo ha violato lo spazio aereo della Georgia per una manciata di minuti, sorvolando sia il territorio georgiano che zone della Ossezia del Sud, regione georgiana controllata illegalmente dalle armate di Mosca. 

Come riportato dal portale di informazione Civil Georgia, pronta è stata la risposta del Governo georgiano, che ha condannato l’accaduto come una vera e propria provocazione. La Georgia ha anche invitato la Russia a rispettare la tregua del 2008, nella quale, dopo l’aggressione-lampo di Mosca che ha portato l’esercito della Federazione Russa ad occupare sino ad oggi le regioni georgiane di Ossezia del Sud ed Abkhazia, il Cremlino ha promesso di rispettare l’integrità territoriale di Tbilisi.

Oltre che in Georgia, sconfinamenti dell’aviazione militare russa si sono verificati anche in Finlandia. Come riportato dalla finlandese Yle, nella giornata di giovedì, 10 Dicembre, un altro elicottero dell’esercito russo ha infatti sorvolato il territorio finlandese nei pressi della località di Haapasaari, vicino al Golfo di Finlandia, per una decina di minuti, ignorando le ripetute richieste dell’aviazione militare finlandese di terminare lo sconfinamento illegale.

Le manovre della Russia nei cieli di altri Paesi avvengono a pochi giorni da un simile sconfinamento in territorio turco al confine con la Siria al quale, lo scorso 24 novembre, la Turchia ha risposto abbattendo un Su 24 dell’esercito russo.

Altri sconfinamenti, avvenuti in Finlandia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia, Romania e Paesi Baltici, sono rimasti senza risposta, in quanto le aviazioni dei Paesi dell’Unione Europea e della NATO hanno preferito non rispondere a comportamenti che, secondo il codice militare, sono catalogabili come vere e proprie provocazioni rasenti alla dichiarazione di ostilità.

La ripresa degli sconfinamenti da parte della Russia ha lo scopo di alzare la tensione in una regione, quella del Caucaso e dell’Europa Orientale, in cui Mosca intende ripristinare la propria influenza dopo il periodo sovietico avvalendosi di una retorica fortemente nazionalista atta a mobilitare giovani russi alla guerra per il nuovo impero russo contro l’Occidente.

La Georgia è infatti non solo un Paese dell’ex-Unione Sovietica, ma anche un importante Stato di transito del gas dall’Azerbaijan verso l’Europa di cui la Commissione Europea intende avvalersi per diversificare le proprie forniture ed allentare la dipendenza energetica dalla Russia.

La Finlandia è un Paese dell’Unione Europea che ha avviato un dibattito interno per aderire alla NATO: una decisione presa all’indomani dell’annessione illegale della Crimea e dell’occupazione militare del Donbas da parte della Russia ai danni dell’Ucraina.

Gli amici di Putin fanno lobby in Europa

Nella sua opera di provocazione militare, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, può contare non solo sulla debolezza di Georgia ed Ucraina, ma anche di preziosi alleati all’interno dell’Unione Europea, pronti ad attuare politiche inclini all’interesse della Russia, anche a discapito della solidarietà UE.

La Germania sta facendo di tutto per forzare il prolungamento del Nordstream, gasdotto progettato dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per incrementare la dipendenza dell’UE dal gas russo e bypassare Paesi membri dell’Unione come Svezia, Finlandia, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Lettonia e Lituania.

L’Italia, con il sostegno di Grecia, Cipro, Ungheria ed Austria, si è opposta, durante il vertice degli Ambasciatori UE di mercoledì, 9 Dicembre, al prolungamento delle sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia in riposta all’occupazione di Crimea e Donbas.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

La giusta battaglia di Cameron contro l’ipocrisia di Juncker

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 12, 2015

Il Primo Ministro britannico propone condizioni ragionevoli per mantenere la Gran Bretagna in un’Unione Europea riformata. Pari opportunità tra eurozona e Paesi extra-Euro la questione principale che l’Unione Europea deve risolvere per mantenersi viva e forte nel Mondo



Varsavia – La richiesta di riforma dell’Unione Europea del Primo Ministro britannico, David Cameron, è una battaglia per un’UE più equa, contro lo strapotere -e l’arroganza- dell’Asse franco-tedesco. Nella giornata di lunedì, 9 Novembre, con una lettera inviata al Presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, Cameron ha posto quattro condizioni per la permanenza della Gran Bretagna all’interno dell’Unione Europea: maggiore ruolo dei Parlamenti nazionali, deregulation per favorire imprese, sviluppo e lavoro, limitazione delle migrazioni interne, pari diritti tra Paesi della zona euro e Paesi che preferiscono mantenere una propria moneta nazionale.

Se solo su uno dei punti proposti da Cameron, la limitazione delle migrazioni interne, possono essere mosse perplessità -anche se la Gran Bretagna è oggi meta di centinaia di cittadini degli Stati dell’UE del sud alla disperata ricerca di un lavoro che Londra fa fatica ad assorbire nel suo tessuto sociale- per il resto il Primo Ministro britannico pone sul tavolo punti che, se realizzati, possono portare ad un’UE finalmente più attiva e dinamica.

Concedendo maggiore potere ai Parlamenti nazionali, l’Unione Europea diventa maggiormente capace di tutelare gli interessi specifici di quei Paesi la cui voce è finora poco se non per nulla ascoltata a Bruxelles. Inoltre, il ruolo dei Parlamenti nazionali è maggiormente vincolante rispetto a quello di un Parlamento Europeo al quale, ad oggi, non si è voluto concedere poteri legislativi, bensì solamente consultativi.

Per quanto riguarda la deregulation, Cameron propone di eliminare quegli ostacoli burocratici che, ad oggi, limitano sia la libera iniziativa in ambito economico -il vero sale della salute economica di ogni Paese, dato che la possibilità di aprire attività commerciali senza uno stato controllore ed impositore di tasse crea lavoro e benessere- sia la presa di decisioni importanti per il futuro dell’Unione Europea, come l’approvazione del Trattato di Partnership Trans Atlantica -TTIP- per creare una zona di libero scambio tra UE e Stati Uniti.

Sulla questione delle pari opportunità tra Paesi della Zona Euro e Paesi extra-Euro, Cameron solleva una questione sacrosanta, dal momento in cui, ad oggi, l’appartenenza all’eurogruppo è un discrimine adottato dall’asse franco-tedesco per favorire alcuni Paesi membri dell’Unione Europea piuttosto che altri. 

Ne sono esempio Polonia, Lituania e Romania, Paesi non appartenenti all’eurozona -la Lituania appartiene all’eurogruppo dal 2015- che nel 2012 hanno visto inascoltato, e calpestato il diritto ad opporsi alla realizzazione del Nordstream, gasdotto progettato da Russia, Germania, Francia, Olanda e Belgio per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo bypassando i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

La battaglia di Cameron per la riforma dell’Unione Europea è dunque una battaglia di civiltà per un’Europa più equa, in cui i diritti di tutti i Paesi siano rispettati, e in cui i bisogni di ogni Stato membro siano compresi e risolti. 

Ad esempio, la richiesta attuale di Gran Bretagna, Polonia, Danimarca, Romania e Croazia -Stati non appartenenti alla zona Euro- di una maggiore presenza della NATO in Europa Centro Orientale per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi della regione messa a repentaglio dalle continue provocazioni militari russe ai confini della UE è fortemente opposta da Germania, Francia, Italia, Olanda e Belgio, Paesi della zona euro legati strettamente alla Russia di Putin da interessi che, come nel caso del sopracitato Nordstream, infrangono la solidarietà interna dell’Unione Europea in materia di energia e difesa.

Tusk nel mirino della “vecchia Europa”

Oltre alla questione statutaria, la proposta di Cameron si intreccia con una querelle interna alle Istituzioni europee tra il Presidente del Consiglio Europeo Tusk, e il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, tra i quali, nonostante la comune appartenenza al Partito Popolare Europeo, non corre buon sangue.

Secondo fonti ben informate, che hanno chiesto l’anonimato, Juncker, politico di lungo corso delle Istituzioni Europee con buoni contatti ed una padronanza linguistica adatta ad ottenere il consenso di tedeschi e francesi, starebbe orchestrando il dimissionamento di Tusk che, al contrario, ha ancora poca esperienza in Europa ed è gravato da una scarsa conoscenza dell’inglese.

Il motivo della rivalità di Juncker con Tusk è legato a due fattori. In primis, la nazionalità di Tusk, in quanto molti dirigenti UE mal digeriscono la presenza di un esponente di un Paese non appartenente alla zona euro -e ancor più appartenente all’Europa Centro Orientale- a Capo di una delle tre Istituzioni europee.

In secondo luogo, Juncker intrattiene stretti rapporti con Putin, come dimostrato dalle recenti dichiarazioni con cui il Presidente della Commissione Europea in persona ha sostenuto la necessità di rompere con la tradizionale alleanza dell’UE con gli USA proponendo l’eliminazione delle sanzioni imposte alla Russia in seguito all’annessione della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina Orientale.

Ponendosi in contrapposizione a Juncker, esponente di una “vecchia Europa” filorussa, antiamericana e polonofoba -orientamento condiviso in Italia da Berlusconi, Salvini, Meloni, Grillo e Gentiloni- Cameron sostiene una coraggiosa riforma per un’Unione Europea davvero in grado di agire da protagonista nel Mondo del XXI Secolo come parte della Comunità Occidentale stretta alleata di Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia e degli altri Paesi che hanno in democrazia, libertà e progresso i propri principi fondanti. 

Qualora, invece, dovesse vincere la linea Juncker, l’Unione Europea finirebbe inevitabilmente per diventare un rottame politico, vassallo della Russia e preda facile del terrorismo internazionale che, così come Putin, nella divisione interna tra “Vecchia Europa” ed “Europa extra-euro” vede l’unica possibilità di affossare una volta per tutte la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

L’Europa Centro Orientale mette in guardia la NATO da Russia, Germania e Nordstream

Posted in NATO, Polonia by matteocazzulani on November 9, 2015

Nel Minivertice NATO di Bucarest, Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Bulgaria, Slovacchia, Repubblica Ceca ed Ungheria adottano una posizione comune per una maggiore presenza dell’Alleanza Atlantica a difesa della regione. Condannato il raddoppio del Nordstream voluto da russi e tedeschi.



Varsavia – Gli eserciti NATO devono stare laddove serve, senza remore, né ipocrisia. Nella giornata di mercoledì, 4 Novembre, a Bucarest, la capitale della Romania, i Presidenti di Polonia -Andrzej Duda- Romania -Klaus Iohannis- Lituania -Dalija Grybauskaite- Estonia -Toomas Hendryk- Lettonia -Raimonds Vejonis- Slovacchia -Andrej Kiska- Ungheria -Janos Ader- e Bulgaria -Roosen Plevneliev- e il Presidente della Camera Bassa del Parlamento della Repubblica Ceca, Jan Hamacek, hanno sostenuto, in maniera congiunta, la necessità di rafforzare le strutture difensive della NATO in Europa Centro Orientale per garantire la sicurezza di una regione fortemente preoccupata dinnanzi all’aggressività militare della Russia in Ucraina.

Durante il vertice, ribattezzato “Minivertice NATO”, e con la presenza del Vice Segretario Generale della NATO, Alexander Vershbow, i Paesi dell’Alleanza Atlantica dell’Europa Centro Orientale hanno sottolineato la necessità di ampliare la Forza di Reazione Immediata, un contingente introdotto nell’ambito dell’ultimo vertice NATO di Newport come reazione in caso di invasione russa in Europa. Inoltre, i Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale hanno auspicato una maggiore collaborazione militare con gli Stati Uniti, ed hanno supportato l’allargamento dell’Alleanza Atlantica a Balcani, Europa Orientale e Caucaso.

Con la dichiarazione del Minivertice NATO, convocato su iniziativa di Duda e Iohannis, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno finalmente adottato una posizione condivisa, atta a richiedere tutele militari e politiche dinnanzi alla possibile estensione del conflitto ucraino a Paesi dell’Alleanza Atlantica. Un fatto, quello presentato dai Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale, tutt’altro che improbabile, come le ripetute violazioni dello spazio aereo di Finlandia, Svezia, Paesi Baltici, Polonia e Gran Bretagna da parte dell’aviazione militare russa ampiamente dimostrano.

Oltre alla minaccia militare rappresentata dalla Russia di Putin, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno anche condannato il raddoppio del gasdotto Nordstream, un’iniziativa sostenuta da Russia e Germania per raddoppiare la quantità di gas russo inviato direttamente in territorio tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico, bypassando l’Europa Centro Orientale, dai 55 Miliardi di metri cubi di gas annui attuali.

Durante un incontro bilaterale con Iohannis atto a rafforzare i rapporti polacco-romeni, Duda ha descritto il raddoppio del Nordstream, il cui primo tratto è stato realizzato nel 2012, come un investimento economicamente inutile e politicamente dannoso. Infatti, come ha sottolineato Duda, ad oggi il Nordstream è utilizzato solo per la metà della sua capacità, e il suo raddoppio incrementerebbe la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia.

Diverso da quello di Duda è il parere del Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, che in ben tre occasioni negli ultimi giorni ha incontrato i vertici del monopolista russo statale del gas Gazprom, la longa manus del Cremlino che coordina la realizzazione del raddoppio del Nordstream.

Da parte sua, anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha supportato il raddoppio del Nordstream come un progetto puramente economico che rientra nell’interesse nazionale della Germania.

L’ipocrisia di Berlino tra gas di Mosca e migranti

Con la dichiarazione congiunta conseguente al Minivertice NATO, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno de facto rafforzato un’alleanza per tutelare gli interessi di una regione tradizionalmente poco considerata dai principali stati membri dell’Unione Europea e storicamente stretta e contesa tra Russa e Germania.

L’alleanza dei Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale è la realizzazione del'”Intermarium”, coalizione dei Paesi situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, tra la Russia e la Germania, che Duda ha dichiarato di volere realizzare come principale obiettivo della sua politica estera, seguendo l’esempio del Leader della Polonia interbellica, Jozef Pilsudski, e dell’ex-Presidente polacco, Lech Kaczynski, che proprio nell'”Intermarium” hanno visto una garanzia per la sicurezza nazionale della regione dall’interesse russo e tedesco.

Infatti, l’opposizione di Duda al Nordstream rispecchia quanto l’Intermarium sia necessario oggigiorno, dal momento in cui questo gasdotto è realizzato sulla base di un accordo bilaterale tra Russia e Germania che penalizza l’Europa Centro-Orientale, nonostante sia questa regione, che Berlino appartengano all’Unione Europea.

Dal canto suo, la Germania sostiene il Nordstream per mantenere fede alla svolta verde in politica energetica conseguente alla rinuncia al nucleare -altrimenti nota come Energiewende- per soddisfare gli interessi che tante imprese tedesche hanno con aziende russe, e per evitare che una Russia fiaccata dalle sanzioni economiche, che l’Occidente ha applicato a Mosca in seguito all’occupazione di Crimea ed Ucraina orientale, si rifaccia in Europa con l’uso delle armi.

Tuttavia, la strategia che la Germania intende assumere nei confronti della Russia di Putin mediante il sostegno al Nordstream è sia di corto respiro che contraria alla lezione della storia, che proprio nell’appeasement delle potenze occidentali nei confronti dell’imperialismo militarista di Hitler ci insegna essere una delle cause dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Inoltre, con l’accordo per il raddoppio del Nordstream la Germania dimostra di non avere affatto a cuore quel concetto di solidarietà europea che, invece, proprio il Governo tedesco ha tanto sbandierato per imporre ai Paesi dell’Europa Centro Orientale -gli stessi penalizzati dalla realizzazione del Nordstream- il meccanismo di collocazione forzata dei migranti.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Putin avvia l’offensiva energetica in Georgia e Lettonia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 14, 2015

Il Vicepremier georgiano supporta l’incremento di importazioni di gas russo e concorda con il monopolista statale russo del gas Gazprom la realizzazione di un gasdotto attraverso Armenia ed Abkhazia. Il Governo lettone applica la legge UE per tutelare la sicurezza energetica del Paese



Varsavia – L’inverno si avvicina, la Russia riavvia l’offensiva energetica nello spazio ex-sovietico, con tanti alleati autoctoni e molti amici “di peso” in Europa. Nella giornata di sabato, 10 Ottobre, il Vicepremier georgiano, Kakha Kaladze, ha affermato la necessità di incrementare le importazioni di gas russo per diversificare le forniture di gas della Georgia, che, ad oggi, provengono quasi interamente dall’Azerbaijan.

Kaladze, ex calciatore del Milan che nel Governo georgiano ricopre anche la funzione di Ministro dell’Energia, ha inoltre dichiarato che, sulla base di un incontro avuto il 25 Settembre con il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, Russia e Georgia stanno valutando l’ipotesi di realizzare un gasdotto dalla Federazione Russa al terminale di Poti attraverso l’Armenia e l’Abkhazia, regione georgiana militarmente occupata da Mosca dal 2008.

Pronte alle dichiarazioni di Kaladze, esponente di spicco della coalizione centrista Sogno Georgiano, sono arrivati i commenti del Movimento Popolare Unito, principale forza dell’opposizione che ha accusato il Governo di mettere a serio repentaglio la sicurezza nazionale georgiana incrementando la dipendenza di Tbilisi dalle forniture di un Paese, la Russia, che ha aggredito militarmente la Georgia e continua ad occuparne porzioni di territorio in piena violazione degli accordi internazionali.

Il Movimento Popolare Unito ha inoltre contestato Sogno Georgiano -forza di Governo fondata dal miliardario Bidzina Ivanishvili, sospettato di strette relazioni di affari con la Russia- di demolire la politica energetica dell’ex-Presidente Mikheil Saakashvili, Capo di Stato filo europeo che, per rendere la Georgia il meno dipendente possibile dalla Russia, ha rafforzato la cooperazione energetica con l’Azerbaijan.

A sostenere le preoccupazioni dell’opposizione georgiana sono gli accordi che la Russia ha già firmato in Georgia con il beneplacito del Governo di Tbilisi, come l’acquisizione, il 29 Dicembre 2014, della compagnia Petrocas Energy, strettamente collegata al terminale di Poti.

Da ricordare è anche lo spostamento forzato della zona di occupazione delle truppe russe in Georgia, che lo scorso Luglio hanno avanzato la loro presenza in territorio georgiano per inglobare un tratto dell’oleodotto Baku-Supsa, attraverso il quale l’olio dell’Azerbaijan viene trasportato in Europa.

Oltre che in Georgia, l’attivismo energetico russo è forte anche in Lettonia, dove Gazprom possiede il 49% della compagnia nazionale lettone Latvijas Gaze, finendo così per influenzare la politica energetica di un Paese membro dell’Unione Europea e della NATO.

Nella giornata di Domenica, 11 Ottobre, il Ministero dell’Economia lettone ha preparato un piano di esproprio e messa in vendita delle quote della Latvijas Gaze possedute da Gazprom in nome del Terzo Pacchetto Energetico, legge dell’Unione Europea che vieta il possesso congiunto di gas e gasdotti da parte di un solo operatore extraeuropeo.

Con l’iniziativa, la Lettonia è il terzo Paese del Baltico, dopo Estonia e Lituania, ad attuare la legge europea per eliminare il controllo di Gazprom nel settore energetico nazionale, un’arma di cui la Russia si avvale per destabilizzare Paesi appartenenti o vicini alla comunità Euroatlantica, come anche Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Moldova ed Ucraina.

Gabriel incontra i vertici Gazprom nonostante le sanzioni

Tuttavia, l’esistenza di una legge UE che metterebbe al sicuro i Paesi dell’Unione Europea dall’offensiva energetica della Russia non impedisce ad alcuni importanti Paesi dell’Unione di attuare una politica energetica bilaterale con Mosca, come, ad esempio, la Germania.

Come riportato dall’autorevole agenzia di informazione PAP, il Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, ha incontrato il Capo di Gazprom Miller nella giornata di sabato, 10 Ottobre, per discutere di nuovi progetti energetici per rafforzare la cooperazione bilaterale tra Russia e Germania.

Nello specifico, Gabriel ha discusso il raddoppio del Nordstream, gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare gas russo direttamente in Germania bypassando i Paesi dell’Europa Centro Orientale che appartengono all’UE ed alla NATO.

Il Nordstream, criticato dai Paesi del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero -associazione di Paesi dell’Unione Europea composta da Polonia, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Austria, Slovenia e Bulgaria- non dovrebbe essere realizzato a causa delle sanzioni che l’Occidente ha imposto alla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale.

Inoltre, il Nordstream rappresenta una violazione del principio di solidarietà europea, a cui la Germania tanto si è appellata in merito alla questione dei migranti, dimenticando di stare agendo in maniera unilaterale in ambito energetico a discapito dell’interesse dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, su cui la Russia da sempre coltiva aspirazioni espansionistiche.

Matteo Cazzulani

Analista politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Gruppo di Vysegrad e Parlamento Europeo contro il Nordstream, ma Juncker si schiera con Putin contro Obama

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 12, 2015

L’attivismo della Polonia come Paese-leader dell’Europa Centro Orientale porta anche Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia a contestare il gasdotto voluto da Russia e Germania per bloccare la politica energetica dell’Unione Europea. Anche popolari, socialisti, conservatori e verdi condannano il Nordstream al Parlamento Europeo



Varsavia – Il gasdotto Nordstream è un progetto politico, e non energetico, contestato dalla volontà popolare, ma non dai vertici di un’Unione Europea a guida franco-tedesca sempre più filorussa ed antiamericana. Nella giornata di venerdì, 9 Ottobre, il Gruppo di Vysegrad, associazione di Stati dell’Europa Centrale della quale fanno parte Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ha criticato l’accordo per il raddoppio di un gasdotto, il Nordstream, concepito per veicolare 110 miliardi di metri cubi totali di gas russo dalla Russia alla Germania, attraverso il fondale del Mar Baltico.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, che ha partecipato ad un vertice del Gruppo di Vysegrad assieme al Presidente ungherese, Janos Ader, al Presidente ceco, Milos Zeman, al Presidente slovacco, Andriej Kiska e al Presidente croato, Kolinda Grabar-Kitarovic, il Nordstream è un accordo politico tra Russia e Germania destinato ad incrementare la dipendenza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale dal gas russo.

La condanna del gasdotto russo-tedesco, su cui Mosca ha puntato molto per mantenere la propria influenza sull’Unione Europea, è stata condivisa non solo da Polonia e Croazia, ma anche da Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia: Paesi che negli scorsi anni, complice il mancato interesse da parte di Varsavia nel ricoprire il ruolo-guida del Gruppo di Vysegrad che storicamente spetta alla Polonia, hanno guardato alla Russia come alleato strategico su questioni di carattere energetico e politico.

Oltre ai partner della Polonia nel Gruppo di Vysegrad, a sostenere la battaglia di Duda contro il raddoppio del Nordstream sono altri Paesi dell’Europa Centro Orientale come Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, ed anche quasi tutti i gruppi del Parlamento Europeo, che nella giornata di giovedì, 8 Ottobre, hanno fortemente contestato il progetto franco-tedesco.

Come dichiarato da Jerzy Buzek, Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo e membro del Partito Popolare Europeo, il Nordstream divide l’Unione Europea penalizzando i Paesi membri dell’Europa Centro Orientale senza assicurare vantaggi economici ad alcuno Stato dell’UE.

Flavio Zanonato, del gruppo dei Socialisti e Democratici, ha illustrato come il Nordstream sia parte di una politica energetica aggressiva da parte della Russia finalizzata alla sottomissione energetica dell’Europa Centrale e dell’Ucraina, Paese che ambisce all’integrazione nell’UE.

Marek Grobarczyk, del gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ha sottolineato come, se realizzato, il raddoppio del Nordstream finirebbe per coprire il 50% del fabbisogno energetico dell’Unione Europea, isolando, però, i Paesi membri dell’Europa Centro Orientale, e ponendo una seria minaccia alla tenuta politica dell’UE così facendo.

Infine, Claude Turmes dei Verdi europei ha dichiarato come il raddoppio del Nordstream sia sostenuto da potenti lobby legate, tra gli altri, al monopolista statale russo del gas Gazprom e al colosso olandese-britannico Shell, che vedono nel Cancelliere tedesco Angela Merkel e nel Presidente francese Francois Hollande i più stretti alleati.

Oltre a Merkel e Hollande, che hanno sempre sostenuto il Nordstream a discapito della solidarietà europea, che invece tanto hanno preteso sulla questione dei migranti, ad appoggiare i piani energetici e politici della Russia in Europa è stato il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker.

La Commissione Europea vuole la Russia e non gli USA

Sempre nella giornata di venerdì, 9 Ottobre, Juncker ha dichiarato che l’Unione Europea deve migliorare le proprie relazioni con la Russia senza seguire gli Stati Uniti d’America: una posizione totalmente antiamericana che pone un forte problema di carattere politico all’interno dell’UE.

Infatti, la dichiarazione di Juncker, riportata dall’autorevole Reuters, arriva alla vigilia di una discussione per il mantenimento delle sanzioni che l’Occidente -USA ed UE- hanno applicato alla Russia in seguito all’annessione armata dell’Ucraina e all’occupazione dell’Ucraina Orientale.

La posizione filorussa di Juncker è stata rilasciata anche all’indomani dell’intervento russo in Siria, che, come dimostrato da diverse fronti giornalistiche e di intelligence, ha colpito l’opposizione al regime siriano di Bashar Al Assad anziché lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- che USA, Gran Bretagna e Francia sono impegnati a combattere dal Settembre 2014.

Infine, le dichiarazioni di Juncker seguono un incontro bilaterale tra il Presidente della Commissione Europea e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, i cui contenuti restano prevalentemente segreti.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Un Maidan anche a Mosca: la motivazione della “NATOfobia” di Putin

Posted in Russia by matteocazzulani on September 9, 2014

Come riportato dall’autorevole centro studi Strategia XXI, il Presidente russo ha deciso di giocare la carta della contrapposizione con l’Occidente per arginare la perdita interna di consensi e l’isolamento economico ed energetico internazionale della Russia. La mentalità sovietica, ancora forte in una larga parte della popolazione russa, e l’anti americanismo culturale di alcuni Paesi in Europa sono i più solidi alleati della propaganda di Putin

Ha contestato l’Occidente e gli ha dichiarato apertamente guerra, ma le leggi del libero mercato, e i principi del mondo libero, possono metterlo all’angolo, sopratutto in Patria. Questo è il sottofondo della guerra appena iniziata tra la Russia e la NATO, che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha iniziato con l’invasione diretta dell’Ucraina, e, prima ancora, con l’annessione armata della Crimea e con l’aggressione militare in Georgia.

Come riportato da un’analisi dell’autorevole centro-studi Strategia XXI, a dare benzina alla guerra di Putin contro l’Occidente è una “NATOfobia” che il Presidente russo coltiva da tempo per tratteggiare un nemico comune dinnanzi al quale compattare un popolo che, a causa della condotta del Capo di Stato della Russia stesso, è oramai stanco dopo anni di repressione, corruzione e propaganda.

Oltre che per la pressione interna, che secondo fonti ben informate avrebbe anche coinvolto alcuni degli oligarchi vicini al Cremlino, Putin ha deciso di avvalersi proprio ora della carta della guerra alla NATO per motivi di ordine energetico ed economico.

Con l’avvio di una decisa politica di diversificazione delle forniture di energia da parte dell’Unione Europea, che ha programmato la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori per importare gas naturale e liquefatto da Azerbaijan, Norvegia, Egitto e Qatar, la Russia vede giocoforza ridimensionato il suo peso nel mercato energetico dell’Europa.

Inoltre, a dare la spallata a Putin, sempre in ambito energetico, è il possibile avvio dell’esportazione del gas shale che gli Stati Uniti d’America hanno iniziato a sfruttare e che, previo via libera del Congresso, gli USA inizieranno presto anche ad esportare in Europa e in mercati globali in cui la Russia ha perso la concorrenza con gli USA, come Corea del Sud, Giappone, Singapore, India ed Indonesia.

Per quanto riguarda il lato economico, Putin soffre per le sanzioni che UE ed USA hanno applicato alla Russia per protestare contro l’aggressione militare all’Ucraina.

Le sanzioni, come sottolinea l’analisi di Strategia XXI, sono destinate a congelare in toto i conti bancari dei grandi oligarchi che, finora, hanno sostenuto il Presidente russo.

A complicare la situazione è stata la decisione del Presidente russo di apporre contro-sanzioni vietando alcune importazioni da USA e UE: una ritorsione letale che ha finito per incrementare il costo dei prodotti nel mercato interno russo, dove la popolazione, sempre più povera, ha un potere d’acquisto sempre più basso.

La decisione di avvalersi della NATO come nemico principale di Putin è stata favorita da due fattori. In primis, agitando lo spauracchio dell’Alleanza Atlantica, il Presidente russo intende giocare sulla sensibilità dei nostalgici dell’URSS, che vedono ancora l’Occidente come un attore geopolitica imperialista e nemica.

Lo spauracchio della NATO permette inoltre a Putin di riscuotere successo in Paesi dell’UE in cui l’anti americanismo -che va di pari passo con l’antisemitismo- è molto ben radicato nelle coscienze politiche e nel pensiero dell’opinione pubblica.

Tra questi Paesi è lecito annoverare Francia e Italia, dove una larga fetta del tessuto sociale e del mondo politico, sensibili alla propaganda del Cremlino, è portata a ritenere la NATO come una forza aggressiva, e non difensiva come giustamente concepito da Gran Bretagna, Danimarca e dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Sostituire l’austerity con l’incremento della spesa per la difesa

La guerra che Putin ha dichiarato alla NATO potrebbe presto coinvolgere anche Paesi che fanno parte dell’Alleanza Atlantica stessa, portando così ad un conflitto aperto tra Russia ed Occidente, che, come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, in caso di attacco è pronto ad intervenire per rispettare l’Art. 5 del Patto nordatlantico.

Come spiegato durante un’audizione presso la Camera dei Comuni del Parlamento della Gran Bretagna dall’autorevole politologo Edward Lucas, la Russia, dopo l’aggressione militare all’Ucraina, ha interesse a provocare il conflitto armato anche con i Paesi Baltici, che per via della loro dipendenza economica ed energetica da Mosca rappresentano il ventre molle della NATO.

A conferma di questo sospetto è stato, lo scorso sabato, 6 Settembre, il rapimento del funzionario dei Servizi Segreti dell’Estonia, Eston Rahvan, che, dopo essere stato catturato da agenti russi in territorio estone, è stato già processato e condannato al carcere in Russia.

Dinnanzi a queste minacce, l’Occidente deve prendere una posizione risoluta e aderente alla realtà dei fatti: Putin non è infatti più definibile come un partner, bensì è dichiaratamente un nemico dell’Occidente.

Oltre a rafforzare la presenza militare, possibilmente in maniera permanente, in Europa Centro-Orientale, i Paesi della NATO devono fin da subito incrementare le uscite di bilancio per il rafforzamento delle proprie strutture difensive.

L’incremento del budget per la difesa, da fissare ad almeno il 2% delle uscite di bilancio complessive di ogni Paese NATO, può essere preso, per lo meno in Europa, dalla revoca del Patto di Stabilità, che ad oggi imbavaglia i Governi dell’UE.

Questo investimento in favore della difesa, oltre ad essere la miglior forma di contenimento nei confronti di Putin, è anche un modo per rivedere una politica economica che finora ha strozzato i Paesi dell’UE.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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NATO: Cameron ha ospitato un vertice in chiaroscuro

Posted in NATO by matteocazzulani on September 6, 2014

L’Alleanza Atlantica istituisce una forza militare di pronta reazione con base in Polonia per garantire una difesa adeguata agli Stati baltici, e concede sostegno economico e politico all’Ucraina. In compenso, la Georgia non ottiene lo status di Paese candidato, mentre i Paesi dell’Europa Centro-Orientale si vedono negata l’installazione di basi permanenti sul loro suolo

Doveva essere il vertice delle decisioni risolute per lasciare l’Occidente un poco più tranquillo sul piano della Sicurezza Nazionale. Invece, come spesso è già accaduto, è stata la riunione delle divisioni.

Nella giornata di venerdì, 5 Settembre, il vertice NATO di Newport, in Galles, ha portato ad alcune decisioni importanti: da un lato, sono state incrementate le strutture difensive dell’Europa. Dall’altro, è stato assicurato in maniera convincente l’appoggio dell’Alleanza Atlantica all’Ucraina dinnanzi all’aggressione militare della Russia.

Come dichiarato dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, i Paesi dell’Alleanza Atlantica hanno concordato in merito alla creazione di una forza militare di pronta risposta con base in Polonia, concepita per incrementare la difesa armata dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale da possibili attacchi provenienti dalla Russia.

La creazione della forza militare di pronta risposta, sostenuta apertamente da Gran Bretagna, Norvegia, Danimarca, Olanda, Estonia, Lettonia e Lituania, va di pari passo con le assicurazioni espresse alla vigilia del vertice NATO dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Volato a Tallinn per una visita di alto livello al suo omologo estone, Henryk Illves, e ai Capi di Stato degli altri Paesi baltici, Obama ha ribadito l’impegno di tutti i Paesi dell’Alleanza Atlantica per la tutela della sicurezza nazionale di Estonia, Lettonia e Lituania in caso di incursioni armate russe.

Un altro aspetto positivo del vertice NATO è l’aiuto economico concesso all’Ucraina, pari a 15 miliardi di Euro: un gesto di notevole rilevanza, accompagnato dall’altrettanto importante dichiarazione di sostegno politico a Kyiv che i Capi di Stato e di Governo di USA, Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia hanno comunicato al Presidente ucraino, Petro Poroshenko: invitato d’eccezione al summit dell’Alleanza Atlantica.

Infine, la NATO ha ottenuto anche l’approvazione di ulteriori sanzioni da applicare alla Russia per avere invaso non solo l’Ucraina orientale, ma anche la fascia costiera che comprende la città di Novoazovsk.

Come riportato da EUObserver, a insistere sulle sanzioni alla Russia è stato il Primo ministro britannico, David Cameron: padrone di casa che ha ritenuto necessario allentare le sanzioni solo in caso di totale ritiro dell’esercito russo dall’Ucraina.

Oltre agli aspetti positivi, il vertice NATO ha tuttavia mancato l’occasione per prendere decisioni coraggiose in favore dell’allargamento dell’Alleanza Atlantica a Paesi europei per storia, cultura e tradizione, che ambiscono all’integrazione euro atlantica come mezzo di garanzia per la loro indipendenza e sovranità nazionale.

La Georgia, nonostante le espresse richieste da parte del Governo e dell’opposizione parlamentare georgiana, non ha ottenuto lo status di Paese candidato alla membership nella NATO, ma ha dovuto accontentarsi di un imprecisato programma di adeguamento delle proprie strutture difensive, esteso anche a Giordania, Australia, Svezia e Finlandia.

Altro punto poco edificante è la rinuncia alla creazione di basi NATO permanenti in Europa Centro-Orientale: un provvedimento che Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania hanno chiesto a gran voce per rafforzare, in maniera concreta, la difesa dei Paesi ubicati geograficamente più vicino alla Federazione Russa e all’Ucraina.

Come dichiarato dallo stesso Obama, la NATO intende rispettare gli accordi presi con la Russia nel 1997, che prevedono il divieto per l’Alleanza Atlantica di installare basi stabili nei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia.

Secondo indiscrezioni, la decisione di non concedere la candidatura alla membership alla Georgia, e quella di non creare basi permanenti in Europa Centro-Orientale sono state una pedina di scambio per convincere la Francia a congelare la consegna alla Russia della poderosa portaerei Mistral.

Ciò nonostante, il Presidente francese, Francois Hollande, pur ammettendo che la cessione dei Mistral avrebbe rafforzato la capacità militare di uno Stato fortemente aggressivo, ha dichiarato che la Francia intende comunque mantenere i patti commerciali con la Russia.

Per capire Putin occorre leggere Orwell

La mossa di Hollande e la mancata volontà di allargare la NATO alla Georgia -e possibilmente anche all’Ucraina- potrebbe costituire nel lungo termine il vero neo di un vertice che, comunque ha centrato importanti risultati.

A spiegarlo, con un articolo sul portale Politico, è il noto storico britannico Tymothy Snyder, che ha invitato l’opinione pubblica occidentale a comprendere realmente cosa rappresenta oggi la Russia del Presidente Vladimir Putin per mezzo della lettura approfondita di 1984 di George Orwell.

Snyder, noto autore del famoso saggio Bloodlands sulle tragiche dominazioni della Germania nazista e dell’Unione Sovietica in Europa Centro-Orientale, ha sottolineato come l’Eurasia descritta da Orwell sia molto simile alla Federazione Russa di oggi, sopratutto sul piano della propaganda.

Sia il Grande Fratello orwelliano che la Russia putiniana si avvalgono infatti di menzogne per neutralizzare verità la cui conoscenza diffusa mina le fondamenta dei due regimi.

Ad esempio, la propaganda putiniana sostiene che “l’Ucraina è uno stato intollerante”, quando invece la sistematica repressione del dissenso è un fenomeno molto frequente in Federazione Russa.

Putin ha poi giustificato l’invasione dell’Ucraina orientale sostenendo che”gli ucraini vietano agli altri ucraini di parlare russo”: una menzogna bella e buona, dal momento in cui in Ucraina vi è sempre stato un bilinguismo di fatto, contrariamente che in Russia, dove chi parla solo ucraino è escluso da ogni ambito della vita pubblica.

Infine, come illustra sempre Snyder, Putin sostiene che “in Ucraina ci sono i nazisti al potere”, quando, come dimostrato dal risultato delle ultime Elezioni Presidenziali e dai più recenti sondaggi, le forze di estrema destra raccolgono assieme solo l’1%: molto meno rispetto a quanto ottenuto dalla Le Pen in Francia o dall’UKIP in Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Putin bluffa in Cina per forzare il Southstream in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 2, 2014

Il Presidente russo da il via a gasdotto Forza della Siberia per minare il predominio degli Stati Uniti d’America nel Pacifico. L’operazione cinese maschera la costruzione in Bulgaria di un gasdotto progettato per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia.

90 Miliardi di Dollari per un gasdotto di 3,5 Mila chilometri di lunghezza è la cifra che il Presidente della Federazione a Russa, Vladimir Putin, è pronto ad investire per la realizzazione del gasdotto denominato Forza della Siberia: infrastruttura concepita per veicolare gas dalla Russia alla Cina.

Come riportato dall’autorevole PAP, il gasdotto, realizzato lungo il tracciato dell’oleodotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico -ESPO- ha una portata di 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno, tale da garantire alla Russia di onorare gli impegni contrattuali stretti con il Governo cinese lo scorso Maggio, che impegnano il monopolista statale russo del gas Gazprom a rifornire annualmente la Cina di 35 miliardi di metri di oro blu.

A commento dell’avvio dei lavori, lunedì, Primo di Settembre, Putin ha evidenziato che l’infrastruttura ricopre un’importanza strategica per la Russia: Forza della Siberia sarà infatti collegato al rigassificatore di Vladivostok, che Gazprom intende realizzare al più presto per esportare gas liquefatto in altri Paesi dell’area del Pacifico.

Più che un progetto concepito per avere risultati economici immediati, sopratutto tenendo conto che la Russia deve fare i conti con le sanzioni economiche applicate da Unione Europea e Stati Uniti d’America in segno di protesta contro l’invasione militare russa in Ucraina, l’inaugurazione di Forza della Siberia rappresenta tuttavia un’operazione propagandistica.

In primis, con il collegamento al terminale LNG in via di costruzione a Vladivostok, Putin intende innalzare la competizione nel Pacifico con gli USA, che con l’avvio dello sfruttamento delle proprie risorse di shale hanno già varato pre-contratti per la fornitura di gas liquefatto a Corea del Sud, India, Singapore, Giappone ed Indonesia.

Tuttavia, più che l’area del Pacifico a stimolare davvero l’attenzione di Putin è l’Europa: scacchiere del quale la Russia non può fare a meno per potere attuare una politica energetica aggressiva, di cui Mosca da tempo si avvale per realizzare scopi di natura geopolitica.

Infatti, sempre lunedì, Primo di Settembre, Gazprom ha avviato in Bulgaria la realizzazione del Southstream: un gasdotto concepito per incrementare la quantità di gas russo inviata in Europa a 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e, di conseguenza, aumentare la già forte dipendenza dei Paesi UE dalle forniture di gas della Russia.

Come riportato dalla Novinite, nel porto bulgaro di Burgas è attesa una nave contenente le sezioni del gasdotto che, successivamente, saranno saldate e posizionate a terra in attesa della realizzazione della sezione sottomarina del Southstream proveniente dalla Russia.

Pronta alla notizia è stata la reazione del Governo bulgaro, che ha dichiarato di non sapere nulla, né di avere autorizzato l’operazione in quanto, da poco più di un mese dal suo insediamento, il nuovo Esecutivo ha deciso di congelare la realizzazione del Southstream in Bulgaria una volta preso atto della contrarietà della Commissione Europea al progetto.

Per mezzo del Southstream, progettato per collegare la Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, Putin intende infatti contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas varata dall’UE per mezzo della realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori atti a recepire oro blu proveniente da altri Paesi importatori, come Qatar, Norvegia, Egitto, Israele e USA.

Renzi da il via alla TAP per favorire la sicurezza energetica dell’Italia

La politica di diversificazione delle forniture di gas dell’UE ha portato già i primi frutti quando, nella giornata di venerdì, 29 Agosto, il Premier italiano, Matteo Renzi, ha dato il via libera alla realizzazione in Italia del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Questa infrastruttura, ritenuta dalla Commissione Europea di importanza strategica sia per l’Europa che per l’Italia, è concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, provenienti dall’Azerbaijan, in Salento attraverso Grecia ed Albania.

Oltre a rendere l’Italia l’hub europeo del gas proveniente dall’Azerbaijan, e a garantire nuovi posti di lavoro legati alla realizzazione dell’infrastruttura, il via libera alla TAP è stato anche motivato dalla volontà del Premier Renzi di dare un chiaro segnale di rottura con la politica energetica unilaterale del Passato.

Sia il Governo di Mario Monti, che ancor più quelli di Silvio Berlusconi hanno infatti orientato la politica energetica nazionale unicamente sull’asse Italia-Russia, complice il rapporto di amicizia personale tra Putin e il Capo di Forza Italia, che nel 2008 ha portato alla firma del contratto per la costruzione del Southstream.

Un segnale di cambiamento nella politica energetica lo si è avuto già prima dell’insediamento di Renzi a Palazzo Chigi, quando, in Parlamento, Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Socialisti hanno votato a favore della TAP.

Contrari al gasdotto che incrementa la sicurezza energetica dell’Italia, si sono invece schierati Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra Ecologia e Libertà e Fratelli d’Italia: Partiti che non hanno invece mai contestato la costruzione del Southstream.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Russia invade l’Ucraina: il Paese compatto attorno al Presidente Poroshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 29, 2014

Il Capo dello Stato ucraino convoca il Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa per reagire all’attacco dei russi, che, dopo avere conquistato la città di Novoazovsk, si apprestano a prendere il porto di Mariupol per aprire un corridoio fino alla Crimea. Solo mezza Europa si attiva a sostegno di Kyiv, mentre dall’altra metà arrivano solo vuote dichiarazioni di preoccupazione

Niente viaggio in Turchia: occorre restare in Patria perché il posto del Presidente ucraino è a Kyiv, sopratutto quando l’Ucraina è oramai palesemente sotto attacco. Questa è la motivazione che, giovedì, 28 Agosto, ha spinto il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ad annullare la visita presso il neoeletto Capo di Stato turco, Tajip Erdogan, e convocare d’urgenza il Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa per affrontare l’invasione attuata dalla Russia.

Nella notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 Agosto, l’esercito russo, già presente nelle Oblast di Donetsk e Luhansk, ha fatto irruzione nel territorio dell’Ucraina sud-orientale arrivando, in poche ore, a prendere il controllo di Novoazovsk: città di importanza cruciale distante pochi chilometri dal porto ucraino di Mariupol.

Come dichiarato dall’autorevole New York Times, con la presa di Mariupol, la Russia intende aprire un corridoio di occupazione tra le regioni occupate dell’est dell’Ucraina e la Crimea: penisola ucraina annessa militarmente dall’esercito russo lo scorso Marzo.

A conferma dell’impegno militare russo è la testimonianza della NATO, che, a poche ore dall’invasione, ha pubblicato foto satellitari che dimostrano la presenza di più di mille soldati della Russia sia nell’est dell’Ucraina, che nella zona occupata durante l’invasione-lampo della scorsa notte.

“I soldati russi sono penetrati in Ucraina dalla frontiera non controllata dalle nostre forze militari. Il gesto è stato effettuato per dare aiuto ai terroristi pro-russi che già occupano il Donbas” ha dichiarato Poroshenko durante la seduta del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, durante la quale ha sottolineato che la situazione nell’est del Paese, seppur complicata, è ancora sotto controllo.

Oltre a quella di Poroshenko, forte è stata anche la reazione dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko, che, da capo del Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna, ha invitato all’unità con il Presidente ad un giorno esatto dalla sfida elettorale lanciata dal sua forza politica proprio al Blocco Poroshenko: coalizione di ispirazione centrista formatasi per sostenere il programma del Capo dello Stato nelle Elezioni Parlamentari ucraine.

Un invito all’azione, e non alle parole, è invece provenuto dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha chiesto all’Occidente di congelare i fondi e i conti bancari russi in tutte le banche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America, ed ha ritenuto necessaria la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

L’invito di Yatsenyuk è stato colto positivamente dalla Lituania, che, avvalendosi del seggio temporaneo presso le Nazioni Unite, ha ottenuto una riunione straordinaria dell’Assemblea ONU dedicata alla crisi in Ucraina.

Pronta è stata la risposta anche della Lettonia, che ha riconosciuto l’esistenza della guerra tra Russia ed Ucraina, e dell’Estonia, che ha invitato la Comunità Internazionale a riconoscere Mosca come parte del conflitto ucraino, nonostante finora il Presidente russo, Vladimir Putin, abbia negato il coinvolgimento russo nella destabilizzazione armata di Kyiv.

“Quando qualcosa che sembra una papera emette un verso da papera allora è una papera per davvero. L’invasione russa in Ucraina è la crisi più grave per l’Europa dal dopoguerra ad oggi” ha commentato Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Esteri della Polonia: Paese che ha ventilato l’ipotesi che la NATO possa armare l’esercito ucraino.

Abbastanza forti sono state le dichiarazioni del Presidente francese, Francois Hollande, che ha ritenuto pericolosa la presenza di soldati russi in territorio ucraino.

La Merkel nel mirino per i suoi interessi con Putin

Tra i protagonisti della politica internazionale a non essere ancora pervenuti ci sono in primis le Autorità dell’Unione Europea e il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, dai quali l’Ucraina e i Paesi dell’Europa Centro-Orientale attendono una presa di posizione forte e determinata in sostegno dell’integrità territoriale di Kyiv.

A rendere complicata la situazione per gli ucraini sono sopratutto le dichiarazioni del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha ventilato l’ipotesi di inasprire le sanzioni alla Russia in reazione all’invasione dell’Ucraina sud-orientale.

Proprio l’atteggiamento della Merkel, a cui l’UE ha de facto appaltato la gestione della crisi ucraina -commettendo un errore geopolitico difficile da controbilanciare- ha provocato frustrazione tra gli ucraini.

Come riportato da diversi esperti, la Merkel avrebbe infatti garantito a Poroshenko solo un aiuto politico, ma non un appoggio militare: un fatto che è stato visto da Putin come il via libera definitivo per avviare l’occupazione dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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