LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

NON DIMENTICHIAMO ANNA POLITKOVSKAYA. ANCHE SE PUTIN RISCHIA IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Editoriale, Russia by matteocazzulani on October 7, 2013

Sette anni fa è stata assassinata la coraggiosa giornalista della Novaya Gazeta che ha testimoniato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia. Prove indicano responsabilità per l’omicidio delle Autorità politiche russe

Coraggio, dedizione, passione ed ostinatezza nel raccontare violazioni dei Diritto Umani di cui il Mondo è tutt’oggi ancora ignaro. Le qualità che hanno caratterizzato Anna Politkovskaya, giornalista russa assassinata il 7 Ottobre del 2006, sono tanto chiare quanto terribilmente legate con la sua uccisione.

Mentre rientrava a casa dalla spesa, come una mamma qualunque, la Politkovskaya è stata uccisa da sicari con sette colpi di pistola nell’androne di casa. Il messaggio legato al gesto è inequivocabile: ad essere colpita, con la Politkovskaya, è stata anche la Libertà di Stampa, in un Paese, la Federazione Russa, in cui Democrazia e rispetto dei Diritti Umani sono puntualmente violati.

Del resto, la Politkovskaya, che ha documentato con minuzia le violazioni dei Diritti Umani perpetrate dall’esercito russo in Cecenia per mezzo dei suoi articoli sul giornale di impronta liberale Novaya Gazeta -uno dei pochi media non allineati con il Cremlino- dava fastidio a molti in Russia.

L’assassinio della Politkovskaya è ancora un caso irrisolto, anche se numerose prove -tra cui il giorno dell’omicidio: il compleanno del Presidente russo, Vladimir Putin- suggeriscono che i sicari abbiano agito per conto delle Autorità politiche della Russia.

Curioso come, proprio in questi giorni, il Presidente Putin sia stato candidato al Premio Nobel per la Pace per via della sua opposizione al presunto attacco armato degli Stati Uniti in Siria -azione che, come dimostrato dall’effettivo possesso delle armi chimiche da parte del Regime di Damasco, sarebbe stata legittima.

Se la Comunità Internazionale non ha la memoria corta, Putin più che il Nobel per la Pace riceverà un invito a chiarire il più presto possibile l’omicidio della coraggiosa giornalista russa, e, con lei, di molti altri operatori dei media ed attivisti per i Diritti Umani e Civili repressi con sistematicità dal 2000 -anno della presa del potere da parte del Presidente russo.

Gas e geopolitica imperialista

Inoltre, la Comunità Internazionale deve dire chiaramente basta all’uso delle risorse energetiche come mezzo per l’attuazione di disegni geopolitici di stampo imperialista, come da anni Putin fa con il gas.

Per imporre l’egemonia della Russia sull’Europa Orientale, ed impedire la realizzazione di un’Unione Europea forte e coesa -obiettivi che Putin ha dichiarato a più riprese anche durante l’ultima campagna elettorale- il Presidente russo ha imposto tariffe altissime per il gas ai Paesi dell’Europa Centrale -Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria.

Inoltre, il Cremlino ha concesso sconti ai colossi energetici degli Stati dell’Europa Occidentale -Francia, Germania, Olanda- ottenendo in cambio il loro appoggio politico a Mosca, ed ha progettato gasdotti per togliere ai Paesi dell’Europa Orientale -Ucraina e Bielorussia- lo status di territorio di transito del gas della Russia in UE.

Questo atteggiamento va di pari passo con l’aggressione militare del 2008 nei confronti della Georgia: Paese libero ed indipendente punito per avere dichiarato di ambire all’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

Una Russia democratica agevola i rapporti economici

La Russia è un Paese con una cultura letteraria inestimabile, ma sul piano politico rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale del Mondo civilizzato, sopratutto della Comunità Occidentale.

È per questo auspicabile e necessario uno sforzo maggiore rispetto a quanto fatto finora affinché, da dittatura nostalgica dell’URSS e dell’Impero zarista, la Russia evolva in una moderna democrazia rispettosa dei Diritti Umani e Civili, della Libertà di Stampa, e delle legittime scelte di politica estera dei suoi vicini.

Aiutare la Russia in questo non facile percorso non significa sacrificare il business con Mosca, bensì agevolare l’instaurazione di relazioni più chiare non solo sul piano commerciale, ma anche politico, umano ed amichevole.

Matteo Cazzulani
Attivista per i Diritti Umani e analista energetico
Presidente Comm. Integrazione Filitalia International-Distretto Italia
Testimone del processo Tymoshenko
Primo Presidente dell’associazione AnnaViva

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IL PARLAMENTO ITALIANO HA DECISO: A JULIJA TYMOSHENKO IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 11, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una mozione bipartisan – non appoggiata solo dalla Lega Nord – ha impegnato il Primo Ministro, Mario Monti, a sostenere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, e ad attivarsi per il riconoscimento del Premio norvegese all’eroina della Rivoluzione Arancione. Il Deputato Enrico Farinone: “I diritti umani sono una priorità, non potevamo restare silenti”

Da correttore dei conti del Paese, come è stato presentato al momento del suo insediamento, Mario Monti sarà anche l’alfiere della democrazia in Ucraina. Nella serata di mercoledì, 9 Maggio, il Parlamento italiano ha approvato una mozione che obbliga il Presidente del Consiglio ad attivarsi con ogni misura possibile in campo diplomatico per sostenere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di altri esponenti del campo arancione arrestati dalla salita al potere del Presidente oggi in carica, Viktor Janukovych.

Successivamente all’incontro con la figlia della Tymoshenko, Jevhenija, e al numero crescente di iniziative in favore della liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica – tra cui l’appello de Il Legno Storto sottoscritto da centinaia di lettori, e la battaglia combattuta da portali di informazione popolari nella comunità degli italiani all’estero, come Lombardi Nel Mondo – ciascuna delle forze politiche della Camera dei Deputati ha presentato una propria risoluzione sulla questione.

Tra le proposte, quella di maggiore rilievo è stata la mozione redatta da Gianni Vernetti, dell’Alleanza Per l’Italia, sostenuta da PDL, PD, IDV, UDC e Gruppo Misto. In nome della volontà del popolo italiano, essa impegna il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ad attivarsi per la liberazione di Julija Tymoshenko, dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko,e degli altri dieci detenuti politici dell’Opposizione Democratica ucraina.

Altresì, essa obbliga il Capo del Governo a esercitare pressione affinché la Tymoshenko possa ricevere le visite di esponenti dell’Unione Europea e della Comunità Internazionale, contrariamente a quanto finora concesso dalle Autorità Carcerarie.

Inoltre, il documento invita Mario Monti a sostenere con tutti i mezzi possibili la candidatura di Julija Tymoshenko al conseguimento del Premio Nobel per la Pace, in quanto la Leader arancione è una figura attiva nella democratizzazione dell’Ucraina e nell’integrazione tra le diverse componenti della società del suo Paese.

“Quello di Julija Tymoshenko è un caso di emergenza europea che ci ha scosso – ha dichiarato Enrico Farinone, Deputato del Partito Democratico, membro del gruppo di lavoro che ha redatto il documento – non potevamo rimanere silenti, nemmeno in un periodo in cui la crisi economica e l’esito delle amministrative dettano ben altre priorità: i diritti umani vanno prima di tutto”.

Dal Majdan allo sciopero della fame

Nota per la bionda treccia, e per avere guidato nel 2004 il processo democratico noto come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato durante l’ultimo anno del suo premierato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse statali.

A questa prima condanna, maturata dopo un processo dalla dubbia regolarità, con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e l’imputata incarcerata preventivamente dal 5 Agosto, si è sommato un secondo procedimento in cui la Tymoshenko è accusata di evasione fiscale e gestione fraudolenta del denaro statale.

Impossibilitata ad incontrare famigliari e avvocati, la Leader dell’Opposizione Democratica soffre di un’ernia del disco che, trascurata dalle Autorità carcerarie, le rende impossibile la deambulazione. Inoltre, il 20 Maggio la Tymoshenko è stata picchiata nella sua cella, e ha riportato evidenti ematomi all’altezza dello stomaco e su gambe e braccia.

Per questa ragione, la Leader dell’Opposizione Democratica ha intrapreso uno sciopero della fame, mentre la comunità internazionale ha apertamente protestato contro il Presidente Janukovych disertando il vertice di Jalta dei Paesi dell’Europa Centrale, e ventilando l’ipotesi di boicottare il campionato europeo di calcio, che l’Ucraina organizzerà assieme alla Polonia.

Matteo Cazzulani

FESTA DELLA DONNA 2012: A JULIJA TYMOSHENKO IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 8, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina inserita nella lista dei candidati all’assegnazione del Prestigioso Premio. Ad oggi, l’Anima della Rivoluzione Arancione è detenuta in isolamento per ragioni politiche, nonostante la mobilitazione internazionale a favore della sua liberazione e le gravi condizioni di salute, che la costringono alla permanenza a letto.

Julija Tymoshenko durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Nell’8 Marzo di Julija Tymoshenko non ci saranno né mimose, né auguri da parte di marito e amici, e nemmeno spogliarelli. Solo il freddo della detenzione in isolamento in un carcere di periferia, e un forte mal di schiena che costringe la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina a giacere sul letto della sua cella: dove è sorvegliata 24 ore su 24 per mezzo di una telecamera puntata dritto sulla sua figura.

Per questa e altre ragioni, un gruppo di letterati, scrittori, politici, giornalisti e comuni cittadini hanno raccolto adesioni per presentare la candidatura di Julija Tymoshenko al conferimento del Premio Nobel per la Pace. Depositata il 15 Febbraio, la nomination della Leader dell’Opposizione Democratica è stata confermata dal Comitato Organizzatore già il 26 Febbraio.

Tra le motivazioni a supporto della candidatura della Tymoshenko vi è “il suo ruolo attivo nella Rivoluzione Arancione del 2004, nella democratizzazione e nell’occidentalizzazione di un Paese appartenuto all’Unione Sovietica, e il riconoscimento della Leader dell’Opposizione Democratica come vittima di una vendetta politica da parte di un governo autoritario”.

La situazione di questa carismatica donna, nota in Occidente per la bionda treccia e per avere guidato in Ucraina nel 2004 il processo democratico passato alla storia come “Rivoluzione Arancione”, ha il sapore della beffa politica e, nel contempo, dell’amarezza legata al regresso della democrazia a Kyiv: sempre più evidente da quando al potere si è instaurato l’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Scesa in politica nel 1998 dopo un passato da top-manager alla guida del colosso energetico JEESU – su cui permangono ancora molte nubi – la Tymoshenko ha dapprima guidato le proteste contro l’ex-Presidente, Leonid Kuchma – accusato di avere favorito la corruzione, repressione del dissenso, e violenze su giornalisti indipendenti – poi, in seguito alla vittoria degli arancioni di Viktor Jushchenko alle elezioni presidenziali, dal 2005 ha guidato tre dei quattro governi democratici che si sono succeduti fino al 2010.

Da Primo Ministro, la carismatica Leader è riuscita a rafforzare le strutture della democrazia ucraina, garantire la libertà di stampa, sostenere le legittime ambizioni euro-atlantiche dell’Ucraina, tenere testa alle politiche imperialiste della Russia monopolista, e condurre una decisa lotta alla corruzione con lo slogan “Banditi in galera!”.

Il coraggio dimostrato alla guida del Paese – che ha costretto molti tra gli oligarchi dalla dubbia pulizia a fare i conti con la giustizia – è stato riconosciuto come la vera causa dell’arresto della Tymoshenko. La stessa Leader dell’Opposizione Democratica ha evidenziato come l’accanimento giudiziario sul suo conto non sia altro che una vendetta politica del Presidente Janukovych sulla sua principale rivale: una posizione su cui anche la Comunità Internazionale ha presto concordato.

L’arresto – seguito ad un processo celebrato al di fuori della regolarità – è stato criticato a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti, ONU, OSCE, Amnesty International, ed altri enti internazionali indipendenti, i quali hanno invitato il Capo dello Stato ucraino ad arrestare un’ondata repressiva che, oltre alla Tymoshenko, ha portato all’arresto del suo ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, a processi politici a carico di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, e all’esilio politico in Repubblica Ceca sia dell’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, che del marito dell’ex-Primo Ministro, Oleksandr Tymoshenko.

Dinnanzi alla mancata collaborazione di Janukovych, l’Unione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento storico con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera e Norvegia – e la comunità occidentale ha isolato il Presidente ucraino durante i vertici internazionali di Davos e Monaco di Baviera.

Domenica, 4 Marzo, i Ministri degli Esteri dei cinque paesi UE più sensibili alle aspirazioni euroatlantiche dell’Ucraina – Polonia, Svezia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca e Germania – sono stati autori di una lettera pubblicata sul New York Times in cui hanno individuato nella condotta autoritaria di Janukovych la causa unica del raffreddamento delle relazioni euro-ucraine.

Il giorno successivo, a criticare il regresso democratico in Ucraina sono stati i Paesi del quartetto di Vysegrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – gli Stati Baltici – Lituania, Estonia e Lettonia – e la Danimarca Presidente di turno UE. Al termine di un summit dedicato all’Ucraina, Janukovych è stato invitato da una dichiarazione congiunta dei partecipanti al vertice a liberare la Tymoshenko e gli altri detenuti politici, e garantire loro la partecipazione a libere elezioni.

Oltre all’ambito politico, a mobilitarsi è stato anche il mondo della cultura. In un’intervista a Radio Liberty, mercoledì, 7 Marzo, il dissidente polacco Adam Michnik – uno degli esponenti più attivi di Solidarnosc: il sindacato libero polacco di opposizione al regime sovietico – ha ritenuto la condotta di Janukovych un errore che, presto o tardi, il Presidente ucraino pagherà a caro prezzo.

Se la Tymoshenko riuscirà à ad avere la meglio su altri 228 candidati al Nobel – tra cui l’ex-Presidente USA Bill Clinton, l’ex-Cancelliere tedesco, Helmut Kohl, il Presidente tunisino Monsif Marzouki, e la televisione araba Al-Jazeera – non è facile da preventivare, ma la consegna del Nobel per la Pace a una donna, che ancora nel 2012 è detenuta per ragioni politiche, ed è privata dell’assistenza medica necessaria – per altro in un Paese europeo per cultura e tradizioni come l’Ucraina – sarebbe un gesto di alta maturità democratica da parte della Comunità Internazionale.

Una paladina dell’indipendenza energetica europea vittima dell’autoritarismo post-sovietico

Per convincersi di questo, i membri della Commissione del Nobel – che in passato hanno consegnato il Premio con un po’ di leggerezza, come nel caso di Barack Obama: Presidente USA, premiato nel 2009 a soli pochi mesi dall’insediamento alla Casa Bianca – possono rifarsi non solo alle motivazioni espresse nella lettere a sostegno della candidatura, ma ai fatti reali che hanno portato all’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica e, nel contempo, alla scrittura di una delle pagine più buie della storia ucraina.

La Tymoshenko è stata condannata a 7 anni di carcere in isolamento presso la colonia penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti onerosi onerosi per il bilancio statale. In realtà, dovendo porre rimedio al taglio delle forniture di gas operato dalla Russia per destabilizzare la sua leadership, l’ex-Primo Ministro è stata costretta ad accettare le condizioni contrattuali imposte da Mosca pur di garantire un inverno al caldo al suo Paese, mantenere il controllo di Kyiv sula rete dei gasdotti nazionali, e ripristinare l’afflusso di oro blu russo in Unione Europea.

Per questa motivazione, la Tymoshenko è stata imputata in un processo svoltosi in maniera palesemente irregolare, con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, la Leader dell’Opposizione Democratica detenuta in carcere già prima del verdetto, e prove a sostegno dell’accusa fabbricate ad hoc – addirittura datate il 31 di Aprile.

Dopo la condanna in Primo Grado – inflittale l’11 Ottobre 2011, poi confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre – alla Tymoshenko è stato sentenziato un secondo arresto preventivo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini in cui l’ex-Premier è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU.

Quest’ultimo verdetto è stato sentenziato l’8 Dicembre, dopo un processo lampo celebrato nella cella della Leader dell’Opposizione Democratica: con giudice e Pubblica Accusa seduti attorno al letto in cui la Tymoshenko è stata – ed è ancora – costretta a giacere per via di un malessere trascurato di continuo dalle Autorità carcerarie.

Matteo Cazzulani

A VLADIMIR PUTIN IL NOBEL PER LA PACE CINESE

Posted in Russia by matteocazzulani on November 18, 2011

Il Primo Ministro russo insignito del Premio Confucio per l’opposizione alla guerra in Libia, ma la tensione tra Mosca e Pechino sale vertiginosamente, sopratutto in Tadzikistan. Il precedente del Quadriga e l’asse con la Germania dello zar del gas per prendere il controllo sull’Unione Europea 

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Tutti lo temono, e tutti lo premiano. Nella giornata di lunedì, 14 Novembre, il Primo Ministro russo, e prossimo presidente per il terzo mandato non consecutivo, Vladimir Putin, è stato insignito del Confucio per la Pace: la versione cinese del Nobel che Pechino ha deciso di istituire nel 2008, in risposta al conferimento dell’onorificenza occidentale al dissidente Lui Xiaobo: attivista dei diritti umani e della democrazia in Cina.

Secondo quanto comunicato dal Comitato Organizzatore – composto da una giuria di Professori delle Università di Pechino e Qingua, riconosciuta dallo Stato – Putin è stato preferito all’ex-Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan, ed al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la sua contrarietà alla guerra in Libia dello scorso mese di Aprile: una decisione davvero singolare dal momento in cui, secondo diversi politologi, l’intervento contro il regime di Gheddafi – iniziato dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy, tradizionale alleato di Mosca – avrebbe giocato a favore della Russia che, tornata coltivare ambizioni da superpotenza mondiale, sarebbe intervenuta per contrastare l’espansione della Cina nel continente africano, mantenendo il controllo – sopratutto energetico – sulla parte settentrionale.

Congetture o meno, la rivalità tra Mosca e Pechino per il primato mondiale è un dato di fatto, come dimostrato dalla recente crisi con il Tadzikistan: Paese dell’ex-Unione Sovietica che da tempo sta cercando di liberarsi dell’influenza della Russia per orientare la propria politica estera in direzione della Cina, con cui sono stati siglati importanti accordi commerciali.

Lo scorso marzo, due piloti militari russi di ritorno dalle operazioni in Afghanistan – in cui Mosca sta cooperando con la NATO – atterrati senza permesso in territorio tadziko, sono stati arrestati per aver infranto la sovranità territoriale di Dushanbe, ma solo lo scorso novembre il Cremlino ha sollevato la questione, rifacendosi con l’espulsione di centinaia di immigrati, e con l’avvio di un embargo sulle importazioni dal Tadzikistan: la medesima ritorsione attuata contro la Rivoluzione delle Rose georgiana, e l’imprimatur polacco alla dislocazione degli elementi dello Scudo Antimissilistico USA in territorio UE,che, rispettivamente nel 2003 e 2006, ha portato al blocco dell’importazione di vini da Tbilisi e carni da Varsavia.

Tuttavia, la strana abitudine di conferire premi internazionali a personalità dal dubbio merito è una caratteristica anche europea. Sempre Putin, lo scorso mese di Luglio è stato scelto per il conferimento del Quadriga: riconoscimento per il dialogo internazionale conferito dal Parlamento tedesco ad eminenti personalità politiche attive nel rispetto dei diritti umani e della democrazia, quali Mikhail Gorbachev, Viktor Jushchenko, e José Manuel Barroso. Allora, una protesta succinta di politici ed intellettuali guidata dall’ex-Presidente ceco, Vaclav Havel – anch’egli insignito del Quadriga – ed una campagna di informazione dei media ha convinto il Comitato Organizzatore a tornare sui propri passi, e revocare la concessione della statuetta allo zar del gas che, proprio il giorno precedente, aveva ottenuto la creazione di joint-venture con il colosso energetico tedesco RWE per lo sfruttamento di giacimenti di Oro blu e carbone in Germania.

La Merkel pedina di Mosca

Secondo diversi politologi, la premiazione di Pechino – che non ragiona secondo le categorie occidentali – sarebbe un chiaro messaggio per invitare Mosca a desistere dal contrastare l’espansione economica cinese nel continente africano. Quella di Berlino, invece, l’ennesimo atto di sudditanza da parte di un’Europa Occidentale sempre più assetata di gas, e, per questo, succube di un Cremlino che con l’arma energetica, e la costruzione di impensabili gasdotti sottomarini, ha ammanettato l’Europa.

Un divide et impera per impedire il varo di una politica energetica comune dell’Unione Europea, e scavalcare i Paesi della parte centro-orientale del Continente che, memori della dominazione sovietica, sono con la Gran Bretagna i soli davvero consapevoli della reale pericolosità che il rinato imperialismo russo – continuum dello zarismo e dell’URSS – rappresenta per un’Europa sempre più debole e destinata ad un ruolo marginale nell’economia mondiale.

A conferma, il comportamento dello stesso Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che – durante la cerimonia del varo del NordStrem: gasdotto sul fondale del Mar Baltico che collega direttamente Russia e Germania, e bypassa Paesi UE invisi a Mosca come Polonia e Stati Baltici – su richiesta del Cremlino ha invitato il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, a rivedere il Terzo Pacchetto Energetico: legge comunitaria che vieta la gestione di gasdotti e reti elettriche dell’Unione in condizione di monopolio, sopratutto da parte di enti extra-europei, come il monopolista statale russo, Gazprom.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO SARA SOSTENUTA DALLA POLONIA PRESIDENTE DI TURNO UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 28, 2011

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, intenzionato a ricordare al suo collega ucraino, Viktor Janukovych, il rispetto dei valori occidentali per la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, presieduta proprio da Varsavia. Anche Lech Walesa al fianco della Leader dell’Opposizione Democratica, il cui stato di salute è sempre più critico, nonostante le rassicurazioni ufficiali.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Un aiuto ad entrare in Europa va bene, ma certe regole vanno rispettate. Questo il messaggio con cui, con tutta probabilità, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, accoglierà nella prossima, recente, visita il suo collega ucraino, Viktor Janukovych. A confermarlo, una fonte del Ministero degli Esteri polacco, ripresa dall’autorevole Gazeta Wyborcza, secondo cui la Polonia ha intenzione di porre sul piano dei colloqui con l’Ucraina il caso dell’arresto di Julija Tymoshenko, e, soprattutto, del trattamento disumano riservato alla Leader dell’Opposizione Democratica.

La detenzione in isolamento, senza possibilità di cure e visite di parenti, ed un processo giornaliero, dalla mattina presto alla sera tardi, non sono in linea con i principi necessari per l’ingresso nella comunità occidentale, e, soprattutto, rendono impossibile la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, a cui l’amministrazione Janukovych continua a dichiarare di ambire.

“La democrazia è difficile da realizzare – ha illustrato anche il Premio Nobel per la Pace, e storico Leader di Solidarnosc, Lech Walesa – ed alcune persone non sono pronte alla sua realizzazione. Occorre molto da fare presso i nostri vicini – ha continuato l’ex-Presidente polacco, intervistato da Polskie Radio – anche se dare un giudizio sull’operato di Janukovych è ancora prematuro”.

Julija Tymoshenko sta male, ma per le autorità tutto va bene

Nel frattempo, continua il braccio di ferro tra le Autorità ucraine e la difesa di Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro arrestata e processata per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora Primo Ministro russo, Vladimir Putin. Durante le sedute del processo, la Leader dell’Opposizione Democratica è apparsa visibilmente indebolita, malata, e, a più riprese, ha richiesto pause nelle sedute del procedimento, ed il permesso di essere visitata dai propri medici di fiducia.

Tuttavia, l’ufficio-stampa del Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj, dove è detenuta l’anima della Rivoluzione Arancione, ha pubblicato i risultati delle proprie visite mediche, evidenziando come lo stato di salute della Tymoshenko sia buono.

“Non sono degli addetti stampa a dover diffondere bollettini medici – ha dichiarato la portavoce della Leader dell’Opposizione Democratica, Maryna Soroka – ma medici competenti. E da venti giorni che Julija Tymoshenko richiede di essere visitata dai suoi dottori di fiducia – ha continuato – ma tale possibilità le è stata sempre negata. E’ un atteggiamento sospetto – ha concluso – tipico di un regime intenzionato a nascondere la verità”.

Lecito ricordare che critiche a quello che è stato definito un processo politico a carico della Leader dell’Opposizione Democratica sono state espresse da Unione Europea, Consiglio d’Europa, Stati Uniti d’America, principali cancellerie dei Paesi del Mondo Libero Occidentale, maggiori ONG internazionali indipendenti, e Capi delle Chiese e confessioni presenti in Ucraina. Persino la Federazione Russa ha rimproverato Janukovych  per la misura sproporzionata applicata a Julija Tymoshenko, scagionata dalla stragrande maggioranza dei testimoni comparsi al suo processo, in particolare da quelli convocati dall’accusa.

Ciò nonostante, il giovane giudice, Rodion Kirejev, continua ad imporre all’anima della Rivoluzione Arancione sedute giornaliere, senza liberarla da una detenzione sempre più dura, esaminare documenti proposti dalla difesa, né ammettere la ripresa video di un processo sempre più iniquo.

Matteo Cazzulani

DIASPORA UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO NOBEL PER LA PACE

Posted in Editoriale, Ukraina by matteocazzulani on December 18, 2010

La proposta, appoggiata da senatori USA, in seguito alla repressione contro la Leader dell’Opposizione Democratica. “Un segnale contro la repressione politica”.

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Julija Tymoshenko dopo Lju Xiaobo. La diaspora ucraina del Nord America, ed un folto gruppo di senatori USA, sarebbero intenzionati a candidare la Lady di Ferro ucraina a Premio Nobel per la Pace 2011.

L’ipotesi, ripotata dall’autorevole comments.ua, sulla base di fonti del Congresso Mondiale degli Ucraini, sarebbe stata presa in seguito all’enesimo attacco ai danni della Leader dell’Opposizione Democratica, privata del diritto di espatrio per l’apertura di un procedimento giudiziario politicamente orchestrato.

Nel 2010 — riporterebbe il documento dei firmatari della candidatura — il Nobel per la Pace è stato assegnato ad un dissidente cinese. Le Autorità ucraine stanno facendo di tutto per incarcerare l’unico Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. La diaspora ucraina non può non reagire a tale repressione”.

Ad essere contestato all’ex Primo Ministro sarebbe l’utilizzo dei fondi internazionali — ottenuti per il rispetto del Protocollo di Kyoto — per le uscite di carattere sociale. Così, Julija Tymoshenko, oggi Leader dell’Opposizione Democratica, rischia fino a 9 anni di carcere, per aver provveduto al pagamento delle pensioni al suo popolo. Peraltro, in un periodo di grave crisi economica.

Accuse veniali, prive di prove certe. Che, come sottolineato dal Braccio Destro dell’anima della Rivoluzione Arancione, Oleksandr Turchynov, certificano la natura politica del provvediemento. Volto, come ha evidenziato, ad imbagliare il principale partito dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, ed a colpire i suoi principali esponenti.

A sostegno della tesi di Turchynov, ed ai timori di un possibile arresto di Julija Tymoshenko, i provvedimenti che già hanno interessato stretti collaboratori della Lady di Ferro ucraina. Oltre allo stesso Turchynov, anche l’ex Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è ospite abituale della Procura per continui interrogatori.

A finire al fresco, invece, l’ex Ministro dell’Ambiente, Heorhij Filipchuk, l’ex Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, l’ex capo del Controllo Statale di Frontiera, Anatolij Makarenko, e l’ex Vice Capo del colosso statale del gas Naftohaz, Ihor Didenko.

Inoltre, sono state riaperte le indagini a carico del Deputato Nazionale del BJuT-Bat’kivshchyna, Andrij Shkil’, per il suo ruolo di coordinamento della protesta Ucraina Senza Kuchma. Una dimostrazione non violenta, contro l’allora Presidente, Leonid Kuchma, repressa, nel 2001, dalla polizia. E, precedente inquietante, già causa di un precedente arresto per Julija Tymoshenko ed Andrij Shkil’.

Il provvedimento contro la carismatica Leader – unica, coerente, nel combattere per un’Ucraina democratica, Indipendente, giusta ed europea – certifica un significativo arretramento della democrazia ucraina. Faticosamente maturata, dal 2005, a seguito della pacifica Rivoluzione Arancione, con i governi della stessa Tymoshenko, e l’amministrazione dell’ex Capo di Stato, Viktor Jushchenko.

Con l’elezione a Presidente di Viktor Janukovych, nel febbraio 2010, sono ripresi pressioni su opposizioni e giornalisti, e brogli elettorali. A certificarlo, oltre agli osservatori europei ed OSCE, anche diverse organizzazioni internazionali impegnate nella difesa di Libertà di Stampa, Democrazia e Diritti Umani nel Mondo.

Il sostegno della Voce Arancione

Se confermata, la Voce Arancione sarà in prima fila a sostegno della corsa al Nobel di una figura, da sempre al fianco del suo popolo, ritenuta l’unica erede di quegli ideali di giustizia, democrazia ed Europa, che nel 2005 hanno portato migliaia di manifestanti sul Majdan Nezalezhnosti. Per dire basta, con successo, seppur temporaneo, ad una torbida epoca di corruzione, ed assenza di libertà.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: SUL NOBEL DIETROFRONT DI JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 9, 2010

La condanna UE spinge Kyiv a partecipare alla premiazione del dissidente cinese, Liu Xiaobo. Esponenti dell’Opposizione Democratica di nuovo vittime di provvedimenti delle Autorità

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Quando l’Europa c’è, si vede eccome. Nella giornata di giovedì, 9 dicembre, l’Ucraina ha comunicato che invierà un proprio rappresentante alla premiazione del Nobel per la Pace. Un vero e proprio dietrofront, seguito ad una dura posizione di Bruxelles, che ha messo in discussione il futuro di Kyiv nel Vecchio Continente, qualora i valori della Democrazia e dei Diritti Umani, fondanti dell’UE, non fossero stati onorati.

“A causa dell’assenza ad Oslo del nostro ambasciatore, Oleksandr Cvjetkov – ha illustrato il funzionario del Ministero degli Esteri, Oleksandr Dykusarov – a rappresentare l’Ucraina sarà il Primo Segretario della nostra rappresentanza diplomatica in Norvegia, Iryna Bilorus”.

Incidente chiuso. Ma solo parzialmente, dal momento in cui l’incarico è giunto solo dopo la mobilitazione di Bruxelles e dell’Opposizione Democratica. Uno dei cui principali esponenti, l’ex Ministro della Difesa, Anatolij Hrycenko, è giunto persino ad offrirsi sua sponte, per recarsi d’urgenza nella Capitale norvegese, e salvare l’immagine dell’Ucraina.

Come comunicato dal Comitato Organizzativo di Oslo, 18 sarebbero i Paesi intenzionati a seguire il diktat della Cina, e a non presenziare alla consegna del Nobel per la Pace al dissidente cinese, Liu Xiaobo. Tra esse, Russia, Bielorussia, Iran, Irak, Cuba, Venezuela, Colombia, Pakistan, Arabia Saudita, Marocco, Sudan, Egitto, Filippine, e Serbia.

Un’allegra compagnia di Stati – eccetto l’ultimo – dove Democrazia e Diritti Umani sono ben lungi dall’essere realtà. Da essa, un Paese come l’Ucraina, che, in seguito alla Rivoluzione Arancione, è riuscito a chiudere con un’epoca di elezioni falsate, e violenze su media e giornalisti non allineati, si distingue significativamente.

Pressioni sull’Opposizione Democratica

Il vice leader di Bat'kivshchyna, Oleksandr Turchynov

Ciò nonostante, la situazione interna a Kyiv continua a registrare segnali preoccupanti. Sempre giovedì, 9 dicembre, il Vice Leader di Bat’kivshchyna, Oleksandr Turchynov, è stato convocato in procura per un interrogatorio. Il sesto in pochi mesi.

Il braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica, l’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, ha dichiarato di ignorare la ragione del precetto. E di temere, che, come nelle scorse occasioni, si tratti solo della tattica del terrore delle Autorità, contro avversari politici.

A conferma dei dubbi dell’esponente della principale forza politica dell’Opposizione Democratica, interrogatori, ed arresti, a carico di altri stretti collaboratori di Julija Tymoshenko. Oltre alla stessa Lady di Ferro ucraina, ad essere convocato in procura, l’ex ministro degli Interni, Jurij Lucenko. Invece, sono stati arrestati l’ex ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, l’ex vice capo del colosso statale del gas Naftohaz, Ihor Didenko, e l’ex capo del Controllo Statale di frontiera, Anatolij Makarenko.

Proprio a carico dell’ultimo, sempre giovedì, 9 dicembre, la Corte di Appello di Kyiv ha prolungato la detenzione di 6 mesi e 18 giorni, nonostante le sue condizioni di salute siano visibilmente peggiorate. Inoltre, i giudici, accogliendo una richiesta dell’accusa, hanno inflitto a Makarenko e legali una limitazione del periodo per la presa visione di atti e prove processuali.

Con una nota, Bat’kivshchyna ha denunciato la continua pressione subita dalle autorità. Ed invitato la Comunità Internazionale a non limitarsi alle sole posizioni in politica estera, per accorgersi del regresso della democrazia sulle rive del Dnipro.

Matteo Cazzulani

NOBEL: UE CONGELA SERBIA ED UCRAINA

Posted in Balcani, Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on December 9, 2010

L’assenza alla premiazione del dissidente cinese Liu Xiaobo pone in dubbio l’integrazione europea di Belgrado e Kyiv

Il premio Nobel per la pace 2010, Liu Xiaobo

“In Europa ci sono dei valori. Chi non li rispetta, non può farne parte”. Dura la posizione di Bruxelles nei confronti di quei Paesi, che hanno deciso di boicottare la cerimonia di premiazione del Premio Nobel per la Pace, il dissidente cinese Liu Xiaobo.

Venerdì, ad Oslo, 18 Stati non invieranno propri rappresentanti, ed obbediranno al diktakt della Cina, che ha intimato alle cancellerie mondiali di disertare la cerimonia in onore dell’oppositore politico.

Principale destinataro della critica UE, la Serbia, tra i Paesi che più apertamente hanno aderito all’invito di Pechino. Con una nota, Bruxelles ha ricordato a Belgrado che democrazia e diritti umani sono valori fondanti del Vecchio Continente, da tutelare ovunque nel Mondo.

“L’assenza alla premiazione di un attivista per le libertà civili e politiche — riporta la nota, pubblicata dalla Deutsche Welle — perseguitato dalla dittatura comunista cinese, è una scelta di campo, destinata ad incidere sul futuro europeo della Serbia”.

Il giallo ucraino

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Nel mirino, anche l’Ucraina. L’UE ha accolto con profonda delusione la sua presenza nella lista dei boicottatori, accanto a Stati come Russia, Venezuela, Iran, Irak, Bielorussia, Marocco, Filippine, Arabia Saudita, Egitto e Sudan.

Ad aggravare il giudizio, il rammarico per i passi in avanti compiuti a seguito della Rivoluzione Arancione, quando i governi di Julija Tymoshenko e l’amminitrazione di Viktor Jushchenko di molto hanno avvicinato il Paese a Bruxelles.

Anche per Kyiv, la decisione di boicottare il Nobel, assieme ai regressi della democrazia, registrati nel primo anno della presidenza di Viktor Janukovych, costerà caro in termini di futura integrazione.

Un caso, quello ucraino, che le autorità hanno giustificato con la concomitante riunione degli ambasciatori nel Mondo, a cui è stato convocato anche il rappresentante di Oslo, Oleksandr Cvjetkov.

In un’intervista al Kommersant” Ukrajina, Cvjetkov ha ammesso di avere ricevuto pressioni dalla Cina, ma ha negato che esse siano la ragione della sua assenza. Infatti, il diplomatico ha spiegato di dover esere a Kyiv già venerdì, malgrado il meeting sia in programma matedì e mercoledì.

Il Comitato per l’Asegnazione dei Nobel non ha vietato la partecipazione alla cerimonia a sostituti dell’ambasciatore. Possibilità adottata da diversi Stati, impossibilitati a garantire la presenza della propria massima carica diplomatica in Norvegia, dove avverrà la premiazione.

L’amministrazione Janukovych non si è avvalsa di tale opzione.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: NOBEL PER LA PACE BOICOTTATO DA JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 7, 2010



Nessun rappresentante ucraino alla premiazione di Liu Xiaobo. Assenti, tra gli altri, anche russi, venezuelani, iraniani, cubani, sauditi e colombiani

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Oltre che Mosca, la politica estera di Janukovych la decide anche Pechino. Nella giornata di martedì, 7 dicembre, il Comitato per l’assegnazione dei Nobel ha reso noto quali Paesi non saranno presenti alla premiazione del dissidente cinese Liu Xiaobo.

Oltre a Russia ed Ucraina, ad obbedire al diktat cinese di boicottare la cerimonia in onore dell’attivista per i diritti umani, anche Kazakhstan, Pakistan, Venezuela, Arabia Saudita, Filippine, Egitto, Sudan, Cuba, Marocco, Colombia, Iran, Irak, Serbia, Afghanistan, Vietnam e Filippine. Una lista di Paesi davvero responsabili, nella maggior parte dei quali — piaccia o meno — democrazia e diritti del cittadino sono concetti ben lungi dall’essere contemplati.

Tutta un’altra storia rispetto ad un Paese che, a seguito della Rivoluzione Arancione, sotto i governi di Julija Tymoshenko e l’amministrazione di Viktor Jushchenko, è riuscito a chiudere con elezioni falsate, pressioni su opposizioni e media indipendenti, e violenze su giornalisti non allineati con le Autorità.

Una decisione clamorosa

Il Premio Nobel per la Pace 2010, il dissidente cinese, Liu Xiaobo

Eppure, all’entourage del Capo di Stato ucraino, Viktor Janukovych, non è mancato né il cinismo, né il volgarmente definito aggrapparsi sugli specchi. Alla diffusione della notizia, la vice capo dell’Amministrazione Presidenziale, Hanna Herman, ha giustificato l’assenza dell’Ucraina con l’indisponibilità dell’intero corpo diplomatico, convocato a Kyiv per il Consiglio degli Ambasciatori.

A tenere la linea, anche il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko. Il quale, nel corso della conferenza stampa con il suo collega estone, Urmas Paet, ha aggiunto che, di norma, alla cerimonia partecipano solo gli ambasciori degli Stati che hanno ottenuto il Nobel.

“L’Estonia non è stata premiata — gli ha risposto Paet — ciò nonostante, Tallin sarà presente con un suo rappresentante”.

Dissidente cinese, Liu Xiaobo è stato insignito del Nobel per la Pace 2010 per la sua coraggiosa attività in difesa dei Diritti Umani, in un Paese ancora governato da un autocrazia comunista. La consegna del Premio, a cui all’oppositore Pechino ha vietato la partecipazione, è prevista ad Oslo, il prossimo venerdì.

Forse, dinnanzi all’assenza di un rappresentante ucraino, un Occidente, sempre più assetato di gas russo, ed imbevuto del volemose bene obamiano, senza se e senza ma, si renderà conto del regresso democratico in atto sulle rive del Dnipro.

Di cui, duole constatarlo, sono in parte responsabili anche i benpensanti del Vecchio Continente, miopi dinnanzi all’Ucraina. E, spesso, imprigionati in quelle categorie veterocomuniste, che in Cina si chiamano legge.

Matteo Cazzulani

LA NATO SEGUE OBAMA. LA CINA REPRIME I DISSIDENTI

Posted in Cina, NATO by matteocazzulani on October 9, 2010

L’Alleanza Atlantica adotta la strategia del presidente USA, improntata sul dialogo incessante con qualsiasi autocrate del pianeta. Nel frattempo, Pechino si isola dal Mondo, e protesta per l’assegnazione del Nobel al dissidente Liu Xiaobo

Il Segretario Generale NATO, il danese Anders Fogh Rasmussen

Anche la NATO è politically correct. Presso il Quartier Generale di Bruxelles, nella giornata di venerdì, 8 ottobre, il Segretario Generale, Anders Fogh Rasmussen, ha illustrato le nuove linee di indirizzo che l’Alleanza Atlantica adotterà sul campo internazionale.

Una necessità, dal momento in cui lo scenario contemporaneo presenta sfide di nuova natura, da quella cibernetica alla sicurezza energetica, fino alla sempre presente minaccia terroristica.

“Spero che con il nuovo piano di azioni la Nato riesca ad aiutare i Paesi terzi a reggersi da soli sulle proprie gambe, e non ad aspettare costantemente l’aiuto NATO” ha spiegato Fog Rasmussen in apertura di conferenza.

Nuove tecnologie, maggiore interazione coi civili, e fioretto diplomatico

In particolare, la nuova strategia, meno intrusiva e più logistica, prevede cambiamenti radicali in tre settori. In primis, è prevista una modernizzazione delle tecnologie militari e dei mezzi di difesa, dislocati in diverse aree del pianeta in missioni di peacekeeping. In secondo luogo, sarà riorganizzata la coordinazione tra forze militari, contingenti dei Paesi membri, e staff civile, così da razionalizzare, e diversificare, le forze in campo.

Terzo dei mutamenti, lo sviluppo di relazioni diplomatiche, partnership e dialogo con tutti quei paesi extra-NATO, con cui in passato l’Alleanza ha vissuto notevoli frizioni. In particolare, per il raggiungimento di una sicurezza planetaria, il Segretario Generale ha fatto espresso riferimento ad India e Cina, come primi interlocutori da coinvolgere.

La Cina contro il Nobel

Il Premio Nobel per la Pace 2009, il dissidente cinese Liu Xiaobo

Proprio Pechino è stata al centro di un casus diplomatico, che ben testimonia quanto il dialogo con certi Stati possa non essere affatto produttivo. Sempre nella giornata di venerdì, 8 ottobre, il Comitato per l’Assegnazione del Nobel per la Pace ha insignito il dissidente cinese Liu Xiaobo, per la sua costante lotta per il rispetto dei Diritti Umani in Cina.

Il premiato è un reduce dalle manifestazioni antisovietiche di Piazza Tienanmen nel 1989, e tra i firmatari della Charta 2008 – il manifesto pubblicato a 60 anni dalla Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Nel 2009, il suo impegno per il rispetto dei diritti civili è stato premiato anche dalle autorità di Pechino, che lo hanno arrestato e confinato in galera.

A seguito dell’assegnazione del Nobel a Liu, il governo cinese ha fortemente criticato gli organizzatori, minacciando di rompere le relazioni diplomatiche con la Norvegia, Paese organizzatore della premiazione. Accanto a ciò, le trasmissioni video e streaming sono state interrotte. E, per l’ennesima volta, Pechino ha isolato la sua popolazione dal Mondo. Una costante nel Paese di Mao, che nemmeno la politica del predecessore di Xiaobo, il Presidente USA, Barack Obama, è riuscita ad arrestare.

Obama ancora assente

Il Presidente USA, Barack Obama

Il premio Nobel per la Pace 2009, insignito di tale onorificenza per il suo costante impegno ala collaborazione internazionale, ha puntato tutto sul dialogo, senza se e senza ma, con ogni autocrate della terra. La medesima strategia intrapresa dalla NATO. La quale, tuttavia, non ha dato alcun risultato.

Incarcerato, difficilmente Liu potrà ritirare il Nobel. Probabilmente, la situazione migliorerebbe a seguito di presa di posizione più forte di Rasmussen ed Obama per richiedere l’immediata liberazione del dissidente cinese. Una richiesta, che concretizzerebbe le vane parole, puntualmente espresse, come previsto da copione.

Matteo Cazzulani