LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra Energetica: UE e Canada rafforzano la Comunità Atlantica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 26, 2014

Il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e il Premier canadese, Stephen Harper, firmano un accordo per implementare le relazioni energetiche. L’accordo tra Unione Europea e Ottawa va di pari passo con quello che l’Europa sta negoziando con gli Stati Uniti d’America per il varo del progetto di Partnership Commerciale e Industriale Transatlantica.

In un Mondo sconvolto da minacce militari provenienti da Iraq, Siria e Russia, l’Occidente ha bisogno di compattarsi e di integrarsi: anche e sopratutto sul piano energetico. Queste sono le intenzioni che, giovedì, 25 Settembre, hanno mosso Unione Europea e Canada a firmare accordi bilaterali per la cooperazione nel settore dei trasporti, delle scienze, dell’ambiente, dell’educazione e, sopratutto, dell’energia.

Come riportato dall’autorevole agenzia UPI, gli accordi, firmati a Bruxelles dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e dal Premier canadese, Stephen Harper, prevedono lo sviluppo delle relazioni energetiche tra UE e Canada, finalizzate all’avvio delle esportazioni di gas e greggio liquefatti da Ottawa in Europa.

Il rafforzamento delle relazioni energetiche tra UE e Canada giovano ad ambo le parti: l’Europa, infatti, vede il Canada come un possibile fornitore di energia alternativo a Russia e Algeria, da cui la Commissione Europea intende decrementare l’alta dipendenza attraverso l’importazione di gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto e Norvegia.

Gli accordi con il Canada vanno di pari passo con l’acceleramento delle trattative con gli Stati Uniti d’America per il varo del progetto di Partnership Commerciale e Industriale Transatlantica -TTIP- che prevede anche la liberalizzazione dell’esportazione di gas liquefatto dagli USA all’UE.

Per quanto riguarda il Canada, gli accordi energetici con l’UE consentono ad Ottawa di avviare la possibilità di diversificare le sue esportazioni di gas e greggio liquefatto che, ad oggi, sono orientate unicamente agli USA.

Anche la Corea del Sud nella Comunità Occidentale

Sempre nell’ambito della medesima strategia, Harper, pochi giorni prima della firma degli accordi con l’UE, martedì, 23 Settembre, a Seoul, ha firmato una Dichiarazione per l’avvio della cooperazione energetica con la Corea del Sud.

Il documento, che il Premier canadese ha firmato con la sua collega coreana, Park Geun-hye, avvia la possibilità per il Canada di esportare gas liquefatto alla Corea del Sud, che occupa il secondo posto nel ranking mondiale degli importatori di LNG.

Con l’accordo con il Canada, la Corea del Sud, considerando lo scacchiere geopolitico globale, si schiera appieno all’interno della Comunità Occidentale.

Già nel 2012, Seoul, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha infatti siglato pre-contratti che autorizzano l’importazione di gas liquefatto con gli USA una volta che il Congresso statunitense darà il via libera all’esportazione di LNG.

I pre-contratti con la Corea del Sud sono stati fortemente voluti dal Presidente USA, Barack Obama, che ha concentrato gli sforzi dell’Amministrazione statunitense nella regione dell’Asia e del Pacifico per contenere la crescente influenza della Cina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Poroshenko reagisce al fallimento della Troyka di Kaliningrad

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 12, 2014

Il gruppo di contatto informale di Polonia, Germania e Russia non è riuscito a trovare una posizione comune sulla questione ucraina. Il nuovo Presidente ucraino avvia le trattative per la pace nell’est dell’Ucraina

Unita o divisa, l’Europa non riesce a portare la crisi ucraina ad una soluzione definitiva a causa dell’immobilismo della Russia. Nella giornata di martedì, 10 Giugno, a San Pietroburgo, un summit urgente dei Ministri degli Esteri della Troyka di Kaliningrad -gruppo informale di contatto composto da Germania, Polonia e Russia- ha illustrato quanto ancora troppo lontane tra loro, e per certi verdi inconcilianti, siano le posizioni di Europa e Russia sull’Ucraina.

Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha fortemente voluto questo incontro, ha sottolineato come la Polonia, Paese confinante con l’Ucraina, veda con forte preoccupazione la presenza di militari russi nelle regioni orientali ucraine.

“Gli ucraini hanno tutte le ragioni per reagire alle attività militari illegali compiute da soldati di Paesi stranieri presenti nelle regioni orientali del Paese -ha dichiarato Sikorski- l’obiettivo di costoro è quello di destabilizzare l’Ucraina, che di recente ha compiuto una scelta politica importante con l’elezione di un nuovo Presidente”.

Accento sull’elezione del nuovo Presidente ucraino, Petro Poroshenko, è stata posta anche dal Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che ha illustrato come, con l’elezione plebiscitaria del nuovo Capo di Stato, gli ucraini abbiano voluto dare un mandato forte alla loro guida politica.

“Anche la Germania è profondamente turbata per una situazione, quella ucraina, che rischia di ripristinare vecchie divisioni in Europa -ha dichiarato Steinmeier- È indispensabile che la Russia faccia la sua parte nel processo di desescalation della tensione militare”.

In risposta a Steinmeier, il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, si è detto favorevole al piano di pace proposto dal Presidente dell’OSCE, Didier Bulkhalter, sulla base di un Accordo trovato precedentemente a Ginevra.

“Le ragioni della crisi sono tutte interne all’Ucraina -ha dichiarato Lavrov- Però, è Poroshenko che deve avere un ruolo di primaria importanza per porre fine alle violenze militari”.

La posizione di Lavrov è stata smentita fin dalla giornata di mercoledì, 11 Giugno, quando lo stesso Poroshenko, dopo avere promesso di porre fine alla guerra nell’Est dell’Ucraina entro un mese dal suo insediamento, ha invitato i guerriglieri russi a deporre le armi.

Poroshenko, che ha anche chiesto la creazione di un corridoio umanitario per permettere ai civili di fuggire dai teatri di guerra, si è detto pronto a sedersi al tavolo con chiunque, a patto che sia raggiunto un’immediate cessate il fuoco.

Ancora nessun accordo sul gas

Il ruolo di Poroshenko sarà anche necessario per trattare con il Presidente russo, Vladimir Putin, il rinnovo del prezzo del gas che l’Ucraina importa dalla Russia, dopo che, sempre mercoledì, 11 Giugno, le trattative tra Kyiv e Mosca, coordinate dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, sono fallite.

La Russia ha preteso dall’Ucraina il pagamento di un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas: una quota inferiore rispetto a quella di 485 Dollari per mille metri cubi oggi in essere, ma pur sempre al di fuori delle logiche di mercato.

“Non possiamo accettare una proposta unilaterale formulata da Mosca per mettere Kyiv in difficoltà -ha dichiarato il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan- La Russia vuole far saltare il tavolo per mostrare agli occhi dell’Europa che l’Ucraina è un partner inaffidabile, e che quindi è necessaria la realizzazione del gasdotto Southstream”.

L’allarme lanciato da Prodan è confermato dalla recente decisione di Bulgaria e Serbia di congelare la realizzazione del Southstream perché non in linea con i regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Il Southstream è un gasdotto concepito da Putin per incrementare di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno la già alta dipendenza dell’Europa dal gas russo, di cui Mosca si avvale come arma di coercizione geopolitica nei confronti dei Paesi UE e dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Asse Putin-Erdogan nella Guerra del Gas contro l’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 2, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom incrementa la quantità di gas esportato ad Ankara, che ha aperto le trattative per la rinegoziazione degli accordi energetici con l’Azerbaijan. Col potenziamento del gasdotto Bluestream, Mosca mette a serio repentaglio relazioni contrattuali fondamentali per la diversificazione delle forniture di oro blu dell’Europa

Giochi di Contratto in un’area del Mondo delicata tanto quanto l’Ucraina mettono a serio repentaglio la realizzazione del Corridoio Meridionale dell’Unione Europea e, più in generale, la necessaria diversificazione delle forniture di gas per i Paesi membri UE. Lo scorso 22 Aprile, Turchia e Russia hanno concordato l’incremento della quantità di gas russo inviata da Mosca in territorio turco per mezzo del gasdotto Bluestream: infrastruttura, realizzata sul fondale del Mar Nero nel 2005 per mezzo di un accordo politico tra il Presidente russo, Vladimir Putin, il Premier turco Tajip Erdogan, e quello italiano Silvio Berlusconi.

Nello specifico, durante un incontro ad Ankara tra il Ministro dell’Energia turco Taner Yildiz e il Vicepresidente del monopolista statale russo del gas Gazprom, Aleksandr Medvedev, la Russia ha proposto l’aumento della quantità di gas venduta ad Ankara tramite il Bluestream da 16 a 19 Miliardi di metri cubi all’anno.

La proposta di Mosca, che fonti ben autorevoli confermano essere stata accettata da Ankara, è servita alla Russia per compensare la richiesta avanzata dalla Turchia di uno sconto sul prezzo del gas con l’impegno a garantire forniture di oro blu russo stabili e durature.

Se sul piano effettivo l’incremento delle esportazioni di gas russo in Turchia va incontro alla crescente domanda turca di energia, su quello geopolitico il rafforzamento del transito di oro blu attraverso il Bluestream punta a mettere in crisi le relazioni energetiche che Ankara intrattiene con Azerbaijan ed Iran.

Infatti, l’incremento del gas esportato in Turchia dalla Russia ha subito spinto Ankara a richiedere una revisione dei contratti con Azerbaijan e Iran sopratutto per quanto riguarda la cancellazione della clausola Prendi o Paga, che, ad oggi, obbliga la parte turca ad acquistare un massimale di 6,6 miliardi di metri cubi di gas azero e di 10 miliardi di metri cubi iraniano.

Oltre che al declassamento delle relazioni turche con due importanti fornitori, la mossa della Russia nell’aumentare la portata del Bluestream è orientata a bloccare il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

Per decrementare la forte dipendenza dalle importazioni da Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha concepito la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati per importare oro blu dall’Azerbaijan -e possibilmente anche da Israele ed Iraq- attraverso il territorio turco.

Del Corridoio Meridionale fanno parte due progetti che coinvolgono diversi Paesi UE ed extra-UE, come il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Turchia occidentale dall’Azerbaijan attraverso Georgia e tutto il territorio turco.

Altro progetto del Corridoio Meridionale è il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato per trasportare 10 miliardi di metri cubi del gas azero veicolato dalla TANAP dalla Turchia Occidentale in Italia attraverso Grecia ed Albania, con diramazioni che servono anche Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Ungheria, Bulgaria e Romania.

Il Bluestream come il Southstream

La realizzazione del Corridoio Meridionale UE ha avuto una notevole implementazione in seguito alle sanzioni di carattere anche energetico che l’UE ha imposto alla Russia in risposta all’annessione militare della Crimea e alle provocazioni militari organizzate da Mosca in Ucraina orientale.

Nello specifico, le sanzioni UE hanno congelato il Southstream: gasdotto, progettato sul fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia e Austria, sempre sulla base di un accordo politico tra Putin e Berlusconi, che mira ad incrementare a 63 miliardi di metri cubi annui la quantità di gas inviato dalla Russia in Europa.

In alternativa al Southstream, che la Commissione Europea ha più volte dichiarato essere illegale e lesivo della sicurezza energetica dei Paesi UE, Putin, per mezzo del Bluestream, sta ora cercando di allontanare dalla partecipazione ai progetti energetici europei un Paese, la Turchia, fondamentale per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

La Polonia aiuta l’Ucraina a diversificare le forniture di gas dalla Russia, mentre Slovacchia ed Ungheria nicchiano

Posted in Guerra del gas, Ukraina by matteocazzulani on April 17, 2014

La compagnia energetica tedesca RWE inizia le esportazioni di carburante russo attraverso i gasdotti polacchi, mentre Kyiv è ancora in trattativa per avvalersi delle infrastrutture slovacche ed ungheresi. La Romania interessata a dare priorità alla Moldova.

A fluire in Ucraina sarà sempre gas russo, ma questa volta importato da ovest a prezzi meno cari sia sul piano economico che politico. Nella giornata di mercoledì, 16 Aprile, la compagnia tedesca RWE ha avviato l’esportazione di gas russo in Ucraina attraverso l’uso inverso dei gasdotti della Polonia in seguito ad un accordo stretto tra la compagnia polacca Gaz-System e quella ucraina Ukrtranshaz.

L’accordo tra le due compagnie che si occupano della gestione dei gasdotti nazionali nei rispettivi Paesi prevede nello specifico l’importazione in Ucraina all’anno di 1,5 Miliardi di metri cubi di gas che la RWE acquista dalla Russia tramite il Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato da Mosca nel 2012 per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo veicolando 55 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu dal territorio russo a quello tedesco, e per dividere al suo interno l’Unione Europea bypassando i Paesi dell’Europa Centro-Orientale -Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania: tutti membri UE.

Oltre alla Polonia, a rifornire di gas l’Ucraina potrebbe essere anche la Slovacchia, su cui però permangono punti aperti nelle trattative legati all’utilizzo inverso dei gasdotti slovacchi.

Da un lato, la parte ucraina vorrebbe avvalersi di quattro infrastrutture energetiche che transitano per la località di Nove Kapusany, capaci di veicolare a Kyiv 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, mentre, dall’altro, la parte slovacca ha proposto l’utilizzo del gasdotto utilizzato per la centrale elettrica di Vojany, che, tuttavia, ha una capacità massima di solo 7 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Il tentennamento della Slovacchia è legato al timore della compagnia Eustream -il più importante gestore del transito del gas russo in Europa- di infrangere clausole contrattuali con il monopolista russo del gas Gazprom: la longa manus del Cremlino in campo energetico che, proprio tramite la Slovacchia, esporta ancora la maggior parte del suo carburante destinato agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Altro Paese UE coinvolto nel progetto di diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è l’Ungheria, che, tuttavia, ha promesso a Kyiv il transito in senso inverso del gas russo in territorio ucraino di solo 3 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Così come in Slovacchia, l’impasse in Ungheria è dettata dalla pressione politica della Russia, che intrattiene rapporti molto stretti sul piano politico con il Premier ungherese Viktor Orban e che, proprio grazie ad un accordo tra il neo-riconfermato Capo del Governo magiaro e il Presidente russo, Vladimir Putin, finanzia con un credito molto oneroso la realizzazione di una centrale nucleare a Paks.

Altro Paese dell’Europa Centrale che potrebbe dare un forte contributo alla diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è la Romania, che tuttavia preferisce avvalersi delle esportazioni del gas da lei prodotto per decrementare la dipendenza dalle importazioni di oro blu russo della Moldova: Paese a cui è maggiormente legata per ragioni storiche, culturali ed economiche.

L’Europa unita può ricomparire un ruolo fondamentale

La diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è fondamentale per garantire a Kyiv di diminuire la dipendenza dal gas russo, di cui Mosca si avvale come mezzo di coercizione geopolitica per imporre la propria influenza su Stati terzi indipendenti e sovrani, anche membri UE, come Ucraina e Paesi Baltici.

Tuttavia, l’importazione di gas russo da ovest potrebbe non bastare per l’Ucraina, in quanto la somma delle quantità di carburante promesse da Polonia, Slovacchia ed Ungheria sono ben lontane dai 30 Miliardi di metri cubi all’anno di cui Kyiv necessita per soddisfare il proprio fabbisogno.

Per questo, è necessario da un lato che a prendere le redini della situazione sia l’Europa, con l’integrazione immediata dell’Ucraina nel costituendo mercato unico UE dell’Energia, che va realizzato a breve per mettere in comunicazione i gasdotti di tutto il continente e garantire così ai Paesi membri forniture diversificate in grado di non lasciare a secco nessuno Stato dell’UE.

Dall’altro, è necessaria per l’Ucraina la realizzazione di un rigassificatore per importare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America, che già si sono detti interessati ad avviare esportazioni di LNG a prezzi bassi per aiutare l’Europa a decrementare la dipendenza energetica e politica dalla Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

Slovacchia ed Ungheria pronte al transito inverso di gas in Ucraina. Grazie a Obama

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 11, 2014

Il Premier slovacco, Robert Fico, inizia le procedure per permettere il trasporto di gas in territorio ucraino attraverso i gasdotti di Bratislava senza infrangere i contratti in essere con la Russia. Il Ministro degli Esteri ungherese, Janos Martonyi, evidenzia come Budapest sia già pronta a veicolare oro blu dalla Germania a Kyiv per affrontare una crisi geopolitica urgente

Un’Europa più protagonista per una politica energetica che sappia rafforzare la Democrazia e i Diritti Umani in quei Paesi dove forte è l’uso del gas per scopi imperialistici è militaristi. Nella giornata di giovedì, 10 Aprile, il Premier slovacco, Robert Fico, ha dichiarato la volontà di indagare in merito alla possibilità di permettere il transito di gas dalla Germania all’Ucraina attraverso l’uso inverso dei gasdotti della Slovacchia.

Come dichiarato da Fico, e confermato dalla compagnia slovacca Eustream, la decisione di rifornire di oro blu europeo il territorio ucraino, necessaria dopo che l’Ucraina ha sospeso l’importazione di gas dalla Russia, pone però la Slovacchia dinnanzi al rischio di infrangere i contratti in essere con il monopolista russo del gas Gazprom per veicolare il carburante di Mosca in Europa Occidentale.

Per questa ragione, il Premier slovacco ha invitato ad aprire un tavolo di discussione, finalizzato all’avvio di forniture di gas russo venduto dalla compagnia tedesca RWE all’Ucraina attraverso i gasdotti slovacchi, a cui partecipano Unione Europea, Russia e Stati Uniti d’America.

Proprio gli USA hanno un ruolo importante nella vicenda, dal momento in cui è stato proprio sulla base di un invito del Vicepresidente USA, Joe Biden, che il Premier Fico ha sciolto le riserve in merito alla necessità di rifornire di gas da occidente l’Ucraina e, così, risolvere una grave crisi geopolitica alle porte dell’UE.

Chi, a differenza della Slovacchia, non ha particolari problemi contrattuali è l’Ungheria che, come dichiarato dal Ministro degli Esteri ungherese, Janos Martonyi, durante un incontro con il Vicecapo della Diplomazia ucraina, Danilo Lubkivsky, è pronta a rifornire l’Ucraina di 16,9 milioni di metri cubi di gas al giorno.

Oltre alla promessa di impegno sul lato energetico, confermata dalla compagnia ungherese FGSZ, incaricata della gestione dei gasdotti magiari, il Ministro Martonyi ha anche contestato l’attività militare della Russia in Ucraina, come l’annessione armata della Crimea e l’incitamento di rivolte separatiste nell’est del Paese, come illegale e volta alla destabilizzazione politica di Kyiv.

Condanna per l’atteggiamento della Russia è stata espressa anche dalla Portavoce del Dipartimento di Stato USA, Jen Psaki, che ha contestato la decisione di Mosca di incrementare il prezzo del gas imposto a Kyiv da 268 a 485 Dollari per mille metri cubi di oro blu come strumento di pressione geopolitica, ed ha promesso aiuti, anche finanziari, per garantire la sicurezza energetica e la ristrutturazione del sistema infrastrutturale ucraino.

I Paesi Bassi sospendono la collaborazione energetica con la Russia

Condanna per l’atteggiamento belligerante della Russia in Ucraina è stato dimostrato anche dai Paesi Bassi che, in segno di protesta per l’annessione militare della Crimea e per la concentrazione di reparti dell’esercito russo ai confini orientali ucraini, ha revocato un’importante missione commerciale a Mosca per l’incremento delle importazioni del gas del Cremlino in territorio olandese.

La decisione, comunicata dal Ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, è stata presa sulla base della revisione dei rapporti con la Russia dell’UE, nonostante, nel breve periodo, l’interruzione delle importazioni di carburante russo rallenti il progetto dei Paesi Bassi di diventare il principale hub del gas in Europa attraverso lo sfruttamento intensivo del gasdotto Nordstream.

Questo gasdotto, realizzato nel 2012 su volere di Putin per veicolare in Germania, Olanda, Belgio, Francia e Repubblica Ceca 55 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno per bypassare Paesi dell’UE come Lituania, Lettonia, Estonia e Polonia -e, così, dividere l’Europa al suo interno- per i Paesi Bassi avrebbe dovuto compensare il decremento da 80 Miliardi di metri cubi a 67,4 dello sfruttamento di oro blu presso il giacimento di Groningen, deciso dal Governo olandese sulla base di timori di natura sismologica.

L’atteggiamento di Ungheria e Paesi Bassi vanno verso il rafforzamento di un’iniziativa di politica energetica comune europea che, tuttavia, dovrebbe essere coordinata dall’UE più che dai singoli Stati.

I dubbi dimostrati dalla Slovacchia per paura di ripercussioni contrattuali da parte della Russia dimostrano infatti come il varo di una politica energetica comune dell’UE sia necessario ora più che mai per permettere all’Europa di assumere un ruolo rispettato e rispettabile in ambito internazionale.

Matteo Cazzulani

Ucraina: Putin apre il fronte anche in Transnistria

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 10, 2014

Il riarmo delle forze militari russe nella regione separatista della Moldova, al confine col territorio ucraino, porta all’interruzione delle trattative per la normalizzazione dei rapporti tra Tiraspol e Chisinau. Considerevole l’attività dell’esercito di Mosca anche ai confini delle Regioni orientali dell’Ucraina, dove separatisti foraggiati dal Cremlino hanno occupato gli edifici dell’Amministrazione Locale.

La pressione militare in Moldova, il gas e la il separatismo violento in Ucraina. Queste sono le due armi di cui si sta avvalendo il Presidente russo, Vladimir Putin, per destabilizzare politicamente Moldova ed Ucraina e, così, imporre una volta per tutte l’influenza della Federazione Russa sui due Paesi dell’Europa Orientale che, di recente, hanno integrato i loro mercati in quello comune dell’Unione Europea con la firma dell’Accordo di Associazione.

Nella giornata di mercoledì, 9 Aprile, le Autorità della Transnistria -Regione separatista della Moldova sostenuta politicamente da Mosca in cui stazionano reparti dell’esercito russo- hanno sospeso la partecipazione al Tavolo delle Trattative internazionale per la normalizzazione delle relazioni con la Moldova, in segno di protesta per l’approvazione di sanzioni da parte del Governo moldavo e per il blocco della frontiera da parte di quello ucraino.

Come riportato dal Kommersant”, la decisione di non partecipare al Tavolo delle Trattative -a cui, oltre alla Transnistria, prendono parte anche Ucraina, Moldova, Russia, Stati Uniti d’America e UE- è stata presa dopo che la Russia ha ripristinato esercitazioni militari che hanno coinvolto forze d’assalto utilizzabili per un attacco militare a Paesi vicini alla Transnistria, come, per l’appunto, Moldova ed Ucraina.

Proprio l’Ucraina, più che la Moldova, sembra essere il vero obiettivo della pressione militare di Putin in Transnistria, sopratutto dopo che, nelle Regioni orientali del Paese -russofone ma non russofile- manipoli di separatisti, che secondo fonti ben informate sono stati addestrati e foraggiati da Mosca, hanno occupato gli edifici dell’Amministrazione Locale di Donetsk e Luhansk, ed hanno dichiarato la nascita di Repubbliche autonome intenzionate ad aderire alla Federazione Russa.

A dare manforte ai separatisti del Donbas e di Luhansk è sopratutto la presenza di folti reparti dell’esercito russo a pochi chilometri dalla frontiera ucraina che, negli scorsi giorni, similmente a quanto fatto in Transnistria hanno avviato esercitazioni e manovre che, secondo l’opinione di autorevoli militaristi, lasciano presupporre la preparazione ad un intervento militare.

Kyiv resta senza il gas russo

Oltre alla pressione militare, la Russia ha incrementato in Ucraina anche quella energetica quando, sempre mercoledì, 9 Aprile, il Premier russo, Dmitry Medvedev, ha ventilato l’ipotesi di richiedere il pagamento anticipato per le forniture di gas al Governo ucraino.

La richiesta, congelata -ma non respinta- dal Presidente Putin, segue la decisione del monopolista statale russo del gas, Gazprom, di incrementare il tariffario per le esportazioni in Ucraina da 268,5 Dollari per mille metri cubi di oro blu a 485,5 Dollari per mille metri cubi: un prezzo ben superiore sia alla quota di mercato che alla bolletta imposta dalla Russia ai Paesi UE.

Pronta è stata la riposta del ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che, a poche ore di distanza, ha dichiarato l’interruzione dell’importazione di gas dalla Russia a causa dell’impossibilita di raggiungere un accordo con Mosca sul rinnovo del contratto, ed ha denunciato l’incremento delle tariffe richiesto dalla Federazione Russa come politicamente motivato.

Infatti, l’incremento del prezzo del gas per l’Ucraina è stato richiesto dalla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea alla Federazione Russa: un fatto che ha invalidato gli Accordi di Kharkiv.

Questi Accordi, firmati dall’ex-Presidente ucraino Viktor Yanukovych nel Maggio 2010, garantivano a Kyiv uno sconto sulle tariffe per l’importazione di oro blu dalla Russia in cambio del prolungamento dello stazionamento della Flotta Russa del Mar Nero nel porto ucraino di Sebastopoli.

Matteo Cazzulani

SOCHI: PUTIN OCCUPA PARTE DELLA GEORGIA E PREPARA L’OFFENSIVA IN UCRAINA

Posted in Russia by matteocazzulani on February 6, 2014

La Russia occupa 11 chilometri del territorio georgiano per questioni di sicurezza inerenti alle Olimpiadi Invernali, ma la mossa vuole bloccare le forniture di gas dell’Azerbaijan dirette in Unione Europea. Mosca pronta a supportare la federalizzazione dell’Ucraina per separare il Paese ed annettere le regioni orientali nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Undici chilometri che limitano la sovranità territoriale di un Paese indipendente e che mettono a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Europa. Nella giornata di martedì, 5 Febbraio, la Federazione Russa ha dichiarato di avere occupato 11 chilometri del territorio della Georgia per garantire il controllo dei dintorni di Sochi, la sede delle Olimpiadi Invernali che i principali Capi di Stato del Mondo libero occidentale -dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, a quello tedesco, Joachim Gauck fino al Capo di Stato francese Francois Hollande- hanno deciso di boicottare per protestare contro le violazioni dei Diritti Umani da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin.

Il territorio occupato riapre una crisi politica tra Russia e Georgia, in quanto esso appartiene all’Abkhazia: regione georgiana strappata da Mosca dopo l’aggressione militare dell’Agosto 2008, alla quale è seguita una fase di stallo che ancora vede l’esercito russo infrangere la sovranità territoriale di Tbilisi.

Oltre che una dimostrazione di forza nei confronti della Georgia, Mosca intende avvicinare la propria frontiera all’area in cui transita il Gasdotto del Caucaso Sud Orientale: infrastruttura che veicola il gas proveniente dall’Azerbaijan in Turchia da cui si rifornirà il Gasdotto Trans Adriatico -TAP, progettato dall’Unione Europea per diversificare le forniture di oro blu veicolando carburante azero in Italia attraverso Grecia ed Albania.

Simile offensiva nei confronti dell’Europa è quella che la Russia sta preparando in Ucraina, dove, come dichiarato in un’intervista al Kommersant” dal Consigliere principale del Presidente Putin, Sergey Glazyev, Mosca sostiene la federalizzazione del Paese sul modello della Groenlandia, con la concessione di poteri di politica fiscale, monetaria ed estera alle singole regioni.

La proposta federalista della Russia, come dichiarato da Glazyev, permette alla parte occidentale dell’Ucraina di entrare nell’UE, mentre le regioni orientali potrebbero aderire all’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale progettato da Mosca per estendere l’influenza della Federazione Russa nel Mondo ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dallo stesso Putin, contrastare l’UE nella competizione economica mondiale.

Se realizzata, la teoria federalista comporterebbe un danno enorme per l’UE, che si ritroverebbe a dovere integrare la parte occidentale dell’Ucraina economicamente più povera, anche se culturalmente più ricca, mentre la Russia di Putin prenderebbe possesso della zona più industrializzata.

Inoltre, il venir meno di un’Ucraina indipendente e unita pone a serio repentaglio la sicurezza di tutta l’UE, in quanto la Russia di Putin si sentirebbe legittimata pretendere la polverizzazione della sovranità anche di altri Paesi dell’ex-blocco sovietico per rafforzare la sua presenza nel Mondo ex-URSS ed incrementare la pressione politica ed economica su Bruxelles, continuando ad avvalersi del gas come strumento geopolitico -come finora, del resto, Mosca ha sempre fatto.

Yanukovych affida il Premierato ad Arbuzov

A proposito dell’Ucraina, continua la chiusura del Presidente, Viktor Yanukovych, alle richieste di discontinuità da parte dell’opposizione, che si sono fatte più pressanti dopo l’uccisione di almeno sette dimostranti da parte della polizia di regime Berkut e l’arresto di diverse centinaia di altri dissidenti.

Con un decreto urgente, il Presidente Yanukovych ha cambiato alcuni articoli della Costituzione per permettere al Premier ad Interim da lui nominato, Serhiy Arbuzov, e ai Ministri dimissionari -tra cui il titolare del Dicastero degli Interni, Vitaly Zakharchenko, la persona che ha autorizzato la polizia a sparare sui manifestanti dell’opposizione in diverse occasioni- di esercitare a pieno titolo le funzioni di Governo.

La mossa di Yanukovych contrasta con le richieste della Comunità Internazionale, che ha posto come condizione necessaria per evitare l’inasprirsi della crisi la formazione di un Governo tecnico di unità nazionale, incaricato di restituire al Parlamento i poteri ad esso sottratti dal Presidente ucraino nel 2010, e di organizzare nuove Elezioni libere e regolari.

Infine, la concessione ad Arbuzov del Premierato non crea alcuna discontinuità con il passato, quando la carica di Premier è stata ricoperta finora da Mykola Azarov: il braccio destro di Yanukovych che si è sempre dimostrato pronto a realizzare le direttive imposte dal Presidente.

Matteo Cazzulani