LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin provoca la NATO in Estonia e Lituania

Posted in NATO, Russia by matteocazzulani on August 3, 2015

Squadroni di velivoli dell’esercito della Federazione Russa violano i cieli di Estonia e Lituania a radar spenti. Gli episodi seguono le recenti minacce balistiche di Mosca a Polonia e Romania e l’occupazione militare di una porzione del territorio della Georgia fondamentale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea



Varsavia – Dopo la mini-invasione in Georgia, provocazioni militari di ampia scala nei cieli dei Paesi Baltici. Questa è la strategia della tensione della Russia, la cui aviazione militare, nell’ultima settimana, ha violato lo spazio aereo di Estonia e Lituania con almeno venti velivoli dell’esercito di Mosca.

Come riportato da una nota dell’aviazione militare britannica RAF, e ripreso dall’autorevole portale di informazione Defence24, dieci velivoli militari russi -quattro MiG-31, quattro SU-34 e due AN-26- hanno sorvolato il territorio estone a radar spenti nella giornata di venerdì, 31 Luglio.

Pronta è stata la reazione della RAF che, per scortare i velivoli russi al di fuori dei cieli dell’Estonia, ha inviato dei Typhoon 6 attualmente di stanza presso la base militare estone di Amari nell’ambito delle operazioni NATO di difesa e pattugliamento dei cieli dei Paesi Baltici.

Prima dell’episodio estone, nella giornata di mercoledì, 29 Luglio, dodici velivoli dell’aviazione militare russa, sempre a radar spenti, hanno violato lo spazio aereo della Lituania prima di essere intercettati, e scortati, da F-16 norvegesi.

Le recenti violazioni dello spazio aereo di Estonia e Lituania sono gli ultimi atti di una lunga serie che, dall’annessione militare della Crimea da parte della Russia nel Marzo del 2014, ha visto aerei e navi dell’esercito russo sconfinare, a più riprese, non solo nei cieli e nelle acque territoriali dei Paesi Baltici, ma anche quelli di altri membri della NATO, come Finlandia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia e Romania.

Peraltro, per via della partecipazione al sistema di difesa anti-missilistico della NATO, proprio Polonia e Romania sono finite ufficialmente nel mirino della Russia che, come dichiarato dal Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Yevgeniy Lukianov, ha dislocato batterie di missili Iskander in Crimea puntati direttamente su Varsavia e Bucarest.

Il posizionamento degli Iskander in Crimea segue la medesima manovra che la Russia avrebbe compiuto nell’enclave di Kaliningrad dove, secondo fonti militari, l’esercito russo avrebbe dislocato batterie di Iskander puntati sulle geograficamente vicine Varsavia e Berlino.

Accanto agli sconfinamenti in zona NATO e il posizionamento di elementi balistici puntati su Paesi dell’Unione Europea -atteggiamenti che, in chiave militare, rappresentano una palese provocazione- la Russia ha anche riavviato una consistente attività militare nello spazio ex-sovietico con l’occupazione, in Georgia, di una porzione della regione georgiana dell’Ossezia Meridionale in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa.

Quest’infrastruttura è una delle principali arterie da cui l’olio dell’Azerbaijan viene esportato in Turchia, e successivamente in Unione Europea, senza transitare per il territorio russo: una ragione che ha portato Polonia, Lituania, Azerbaijan, Georgia a ritenere l’oleodotto Baku-Supsa il primo tratto di progetto infrastrutturale concepito per trasportare oro nero in Europa Centrale e, così, decrementare la dipendenza della regione dalle forniture della Russia.

Infine, oltre ad avere intensificato la presenza di reparti armati dell’esercito russo nelle regioni ucraine orientali del Donbas e di Luhansk, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha avviato un pressing diplomatico presso le Cancellerie occidentali per imporre all’Ucraina la concessione di un’ampia autonomia alle regioni occupate militarmente da Mosca.

Obama contestato per essere troppo morbido con Mosca

Come riportato da TVN24, Putin, oltre al tradizionale tacito sostegno del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e del Capo di Stato francese, Francois Hollande, si sarebbe avvalso del supporto occasionale del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per spingere il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a far votare in Parlamento modifiche costituzionali che riconoscono una formale autonomia al Donbas e alla Oblast di Luhansk.

Come dichiarato dal Rappresentante del Dipartimento di Stato USA per l’Europa, Victoria Nuland, la decisione di convincere Poroshenko ad approvare un provvedimento che, de facto, pone fine all’integrità territoriale dell’Ucraina -un punto che i Leader occidentali hanno sempre dichiarato di sostenere- non è una carta di scambio di cui Obama si sarebbe avvalso per ottenere il sostegno di Putin nell’ambito delle trattative sul nucleare con l’Iran.

Ciò nonostante, negli Stati Uniti sono sempre più le critiche provenienti da ambiti politici e militari in merito alla politica dell’Amministrazione Obama in Europa, ritenuta troppo poco incisiva per potere arrestare l’attivismo militare della Russia e, così, garantire la sicurezza dei Paesi NATO dell’Europa Centro-Orientale.

Oltre ai principali candidati alle primarie del Partito Repubblicano -come Jeb Bush, Ted Cruz, Marco Rubio, Scott Walker e Lindsey Graham- e importanti membri repubblicani del congresso -come il Presidente della Commissione Servizi Armati, John McCain- anche esponenti del Partito Democratico, a cui appartiene Obama, hanno chiesto al Presidente un maggiore impegno nei confronti di Putin.

In diverse occasioni, la principale candidata alle primarie Partito Democratico, Hillary Clinton, ha espresso turbamento dinnanzi all’atteggiamento aggressivo di Putin in Europa Centrale e Orientale.

Inoltre, sia il Segretario alla Difesa, Ash Carter, che il neo-nominato Presidente del Collegio delle Forze Armate USA, Joseph Dunford -la cui nomina è stata proposta dai democratici e sostenuta dai repubblicani- hanno descritto la Russia come la principale minaccia militare da cui gli Stati Uniti devono difendersi per garantire la propria sicurezza nazionale e quella degli alleati in Europa.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

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Politica USA: Hillary Clinton domina i sondaggi

Posted in USA by matteocazzulani on February 18, 2015

La possibile candidata dei democratici alle elezioni presidenziali statunitensi data per vincitrice contro ogni possibile candidato repubblicano in Iowa, New Hampshire e South Carolina. Il predominio dell’ex-Segretario di Stato confermato anche nelle primarie democratiche

Philadelphia – Una candidatura da tempo preannunciata con il vento decisamente a favore per portare la prima donna ad essere eletta Presidente degli Stati Uniti d’America. Hillary Clinton, ex-Segretario di Stato dell’Amministrazione di Barack Obama, e First Lady dell’ex-Presidente Bill Clinton, è data per favorita da due importanti sondaggi che hanno monitorato l’orientamento elettorale nei tre Stati in cui sono programmate per prime le primarie per la selezione dei candidati presidenti.

Come riportato da una rilevazione sociologica della NBC News/Marist polls, Hillary Clinton, potenziale candidata dei democratici, è data decisamente avanti sul possibile candidato dei repubblicani, Jeb Bush, in Iowa, New Hampshire e South Carolina.

In Iowa, il duello tra Clinton e Bush, quasi una riedizione di quello che nel 1992 ha contrapposto Bill Clinton a George H W Bush, vede la democratica avanti sul repubblicano con il 48% contro il 40%.

In New Hampshire, la Clinton è data avanti sempre con il 48% contro il 42% di Bush, mentre in South Carolina è il candidato repubblicano ad essere dato per vincitore con il 48% contro il 45% dell’esponente democratica.

Oltre alla corsa per la Presidenza, il sondaggio ha anche rilevato le intenzioni di voto nelle elezioni primarie, in cui i candidati verranno selezionati all’interno della cornice del partito di appartenenza.

Per quanto riguarda il campo democratico, la Clinton è data nettamente favorita in tutti e tre gli Stati considerati, con il Vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e l’indipendente liberale, Bennie Sanders, indietro di molto.

In Iowa, la Clinton è data per vincente con il 68%, contro il 12% di Biden ed il 7% di Sanders. In New Hampshire, il vantaggio della Clinton aumenta al 69%, così come quello di Biden, fermo al 13%, e di Sanders, salito all’8%.

In South Carolina, infine, la Clinton è data sempre nettamente favorita con il 65%, con Biden e Sanders a seguire rispettivamente con il 20% ed il 3%.

Per quanto riguarda il campo repubblicano, la corsa è molto più affollata, con Bush costretto a fronteggiare il Governatore del Wisconsin, Scott Walker, il libertario Rand Paul, l’ex-Governatore dell’Arkansas, Mike Huckabee, il Governatore del New Jersey, Chris Christie, e il Senatore del South Carolina, Lindsey Graham.

Nonostante il favore delle prime rilevazioni siano per Bush, in Iowa favorito è dato Huckabee con il 17%, seguito da Bush con il 16%, Walker con il 15%, Christie con il 9%, Paul con il 7% e Graham con l’1%.

In New Hampshire, Bush è davanti con il 18%, seguito da Walker con il 15%, Paul con il 14%, Christie con il 13%, Huckabee con il 7% e Graham con l’1%. In South Carolina, invece, è il padrone di casa Graham a dominare con il 17%, tallonato da Bush con il 15%, Walker con il 12%, Huckabee con il 10%, Paul con il 7%, e Christie con il 6%.

Catturato il voto dei repubblicani di centro

A confermare il grande vantaggio della Clinton è anche un sondaggio effettuato dall’ Istituto Eagleton dell’Università di Rutgers sulle intenzioni di voto degli elettori del New Jersey, che danno alla probabile candidata democratica davanti a tutti i possibili competitor.

Infatti, la Clinton vincerebbe contro Bush con il 58% contro il 32%, e contro Walker con il 60% contro il 29%. La candidata democratica vincerebbe addirittura in trasferta anche su Christie con il 58% contro il 35% per il centrista repubblicano.

La vittoria della Clinton nel New Jersey è importante perché, da un lato, vede la candidata democratica imporsi in uno Stato Governato da un suo avversario.

Dall’altro, la Clinton, che è centrista come Christie, riuscirebbe a battere il candidato repubblicano che, più di tutti, è capace di attrarre il voto democratico poco incline a votare l’ex-Segretario di Stato.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

US Secretary of State Hillary Clinton delivers remarks at Stae Department awards ceremony.

Politica USA: Romney davanti alla Clinton nella corsa alla Presidenza

Posted in USA by matteocazzulani on November 27, 2014

L’esponente conservatore sconfitto alle Elezioni Presidenziali del 2012 dato davanti alla candidata democratica da un recente sondaggio. Certa la vittoria del moderato repubblicano e della centrista democratica nelle rispettive Elezioni Primarie

Philadelphia – Per i democratici americani il tacchino di Thanksgiving potrebbe essere indigesto. Nella giornata di mercoledì, 25 Novembre -la vigilia del Giorno del Ringraziamento- le quotazioni per la corsa alla Presidenza degli Stati Uniti dell’esponente del Partito Repubblicano Mitt Romney hanno superato quelle della probabile candidata del Partito Democratico Hillary Clinton.

Come riportato dall’autorevole Reuters, secondo un sondaggio della Quinnipiac University, realizzato con un margine di errore del 4%, Mitt Romney, candidato repubblicano sconfitto nelle ultime Elezioni Presidenziali statunitensi del 2012 dall’attuale Presidente, il democratico Barack Obama, otterrebbe il 45% dei consensi qualora la consultazione elettorale si dovesse svolgere il giorno di Thanksgiving.

Staccata, anche se di poco, sarebbe, con il 44%, Hillary Clinton, l’ex-Segretario di Stato, sconfitta da Obama nelle Primarie democratiche del 2008, data per probabile candidata dello schieramento liberale nelle prossime Elezioni Presidenziali.

Il sondaggio della Quinnipiac University rappresenta una buona notizia per i repubblicani che, dopo la storica vittoria nelle Elezioni di Mid-Term dello scorso Novembre, intravedono la possibilità di eleggere un proprio rappresentante alla Casa Bianca con un candidato già collaudato.

Del resto, l’assenza di un candidato di rilievo alla presidenza è stato il problema dei repubblicani, mentre i democratici sono sembrati in difficoltà nel trovare un contendente interno capace di contendere la nomination democratica alla Clinton.

A confermare l’opportunità di una ri-candidatura da parte di Romney, esponente dello schieramento moderato del Partito Repubblicano, è sempre il sondaggio della Quinnipiac, che quota l’ex-Governatore del Massachusetts avanti con il 19% rispetto all’ex-Governatore della Florida Jeb Bush, esponente conservatore fermo all’11%, e al Governatore del New Jersey, il centrista Chris Christie, staccato con l’8%.

Sempre nel campo conservatore, ad essere interessanti sono anche le candidature dei senatori Rand Paul e Ted Cruz, e quelle del Governatore del Wisconsin Scott Walker e dell’ex-Governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, date tutte attorno al 5%.

Per quanto riguarda le primarie democratiche, la rilevazione della Quinnipiac dà la Clinton, espressione dell’ala centrista del Partito Democratico, saldamente in testa con il 57%, seguita dall’esponente dell’ala sinistra dei democratici, la senatrice Elizabeth Warren, con il 13%, mentre l’attuale Vice Presidente, Joe Biden, è fermo con il 9%.

La rilevazione sembra confermare un trend elettorale fortemente critico nei confronti del Presidente Obama, accusato dagli stessi elettori democratici di non avere saputo realizzare con forza le riforme della sanità, dell’immigrazione, e di non avere sostenuto il ceto medio ed il finanziamento delle infrastrutture come, invece, promesso durante la campagna elettorale.

Dall’altra parte, i repubblicani accusano Obama di attuare una politica troppo sbilanciata a sinistra, e di non avere dato una leadership chiara e forte agli Stati Uniti in ambito estero e di difesa.

Obama e il Congresso avviano la guerra sull’immigrazione

Il confronto tra Obama e i repubblicani, che dopo la vittoria nelle Elezioni di Mid-Term controllano il Congresso, è già stato avviato sul tema dell’immigrazione, il cavallo di battaglia scelto dal Presidente per rilanciare l’attività della sua Amministrazione.

Obama, per compattare il consenso della parte sinistra del Partito Democratico, ha dichiarato di essere intenzionato ad avvalersi di tutti i suoi poteri esecutivi per approvare una riforma dell’immigrazione volta a regolarizzare circa 5 milioni di immigrati irregolari che sarebbe costoso e disumano rimpatriare.

Inoltre, il Capogruppo democratico al Senato, Harry Reid, ha compattato il fronte l’ala sinistra dei democratici per guidare un’opposizione dura e risoluta ai repubblicani.

In risposta, come riportato dall’autorevole Politico, i repubblicani hanno deciso di bloccare i fondi destinati all’Amministrazione Presidenziale per l’esecuzione delle misure inerenti all’immigrazione.

Nello specifico, i conservatori hanno optato per finanziare il budget complessivo del nuovo anno con un emendamento che impone un finanziamento temporaneo per le misure destinate all’attuazione della riforma dell’immigrazione.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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