LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

RUSSIA: L’ELECTION DAY FA TREMARE PUTIN

Posted in Russia by matteocazzulani on September 9, 2013

Il Candidato dell’Opposizione, Alexei Navalny, ottiene un buon risultato nelle elezioni comunali di Mosca, nonostante la campagna mediatica del Cremlino volta a discreditarlo. Gli oppositori vincono a Yekaterinburg.

Da Mosca arriva un risultato ineccepibile, come la vittorie delle opposizioni al Presidente russo, Vladimir Putin. Nella giornata di Domenica, 8 Settembre, il candidato dell’opposizione, Alexei Navalny, ha ottenuto il 29% dei consensi nelle Elezioni Comunali di Mosca, contro il 51% riscosso dall’esponente sostenuto dal Cremlino, Sergei Sobyanin.

A rendere straordinaria la vittoria è stata la difficoltà incontrata da Navalny nel combattere contro il Cremlino, che ha scatenato media e sistema giudiziario contro il candidato delle opposizioni.

Navalny, che nelle ultime elezioni presidenziali ha sfidato Putin, dove ha ottenuto il 7% dei consensi, ed ha guidato le proteste nonviolente che, nel Dicembre 2012, hanno portato migliaia di persone a manifestare contro il Cremlino, è stato contrastato da una feroce campagna mediatica.

A pochi giorni dall’avvio della campagna elettorale, Navalny è stato arrestato per furto di legna, poi rilasciato in seguito a partecipate manifestazioni di piazza organizzate in suo sostegno a Mosca e a San Pietroburgo.

A rendere la corsa di Navalny ulteriormente complicata è stata anche la caratura dell’avversario Sobyanin, che, de facto, ha esercitato le funzioni di sindaco della Capitale da quando, nel 2012, è stato nominato da Putin al posto del dimissionario Yuri Luzhkov, noto per le sue posizioni omofobe e razziste.

Ciononostante, Navalny non si è abbattuto, ed ha realizzato una campagna elettorale porta a porta, che gli è valsa il consenso di giovani, professionisti colti ed intellettuali.

Il risultato di Navalny porta anche al tramonto definitivo di comunisti, nazionalisti e socialdemocratici: opposizioni-marionetta create da Putin per mascherare il suo regime agli occhi del Mondo con una pseudo-democrazia

Oltre che a Mosca, nota per essere la roccaforte delle opposizioni, il dissenso a Putin ha vinto anche a Yekaterinburg, dove il candidato Yevgeniy Royzman ha ottenuto una decisa maggioranza.

Diverso invece il quadro delle altre regioni e città dove si è votato durante l’election day, nelle quali a vincere, senza sorprese, sono stati i candidati di Russia Unita, il Partito di Putin.

Il Cremlino perde consensi

La sconfitta di Putin segna un momento topico per la Russia, dove è ben chiaro il supporto crescente dato dalla popolazione agli esponenti dell’opposizione.

Il voto a Navalny, e agli altri candidati del dissenso a Putin, è infatti un segnale di aperta opposizione al Cremlino che mina le Autorità russe dal suo interno, come già è stato dimostrato dalle manifestazioni di piazza del 2012.

Seppur circoscritto alla sola Mosca e a Yekaterinburg, la vittoria delle opposizioni è un piccolo passaggio verso l’evoluzione di una Russia autoritaria, illiberale e a tratti persino xenofoba come quella di Putin, ad un Paese che guarda finalmente alla democrazia e al modello occidentale di difesa dei Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani

PUTIN SI ARMA E CACCIA DALLA RUSSIA LE ORGANIZZAZIONI AMERICANE

Posted in Russia by matteocazzulani on September 20, 2012

La USAID – ente impegnato nella tutela dell’ambiente, nello sviluppo delle strutture democratiche e nel supporto della costituzione di una società civile – estromessa dalla Federazione Russa per volere del Ministero degli Esteri alla vigilia delle Elezioni Amministrative. Il Ministero della Difesa di Mosca avvia un programma per il rafforzamento dell’aviazione militare.

Il presidente russo, Vladimir Putin

Dopo la caduta del comunismo è stata attiva in Russia nell’ambito della difesa dell’ambiente, dello sviluppo socio-economico e del tentativo di rafforzamento delle strutture democratiche. Nell’anno 2012, l’organizzazione USAID è stata cacciata definitivamente dalla Russia di Putin.

Nella giornata di mercoledì, 19 Settembre, il Ministero degli Esteri russo ha dato il benservito all’organizzazione internazionale statunitense, particolarmente attiva negli ultimi tempi nel monitoraggio della preparazione delle Elezioni Regionali, in programma in Russia alla metà di Ottobre.

A dare la notizia è stata la rappresentante della Segreteria di Stato USA, Victoria Nuland, che, nonostante la cacciata della USAID, ha tuttavia confermato la cooperazione con le organizzazioni indipendenti russe impegnate nel rafforzamento della democrazia e dei diritti umani, tra cui l’associazione Memorial e l’ONG Golos.

Proprio la Golos ha espresso allarme per la chiusura della sede moscovita della USAID. Grazie a fondi dell’organizzazione statunitense, la ONG russa sta stilando una mappa dei brogli elettorali, con diversi corrispondenti dislocati nei seggi periferici per monitorare l’andamento delle votazioni amministrative, sopratutto nel Nord del Caucaso.

“Sono profondamente turbata dall’allontanamento della USAID – ha dichiarato a Radio Liberty la Direttrice di Golos, Liliya Shibanova – avevamo pianificato un accurato lavoro di monitoraggio della preparazione delle elezioni, ma l’assenza dell’organizzazione statunitense mette a rischio il nostro progetto”.

A confermare che la paternità della decisione è legata al Cremlino è stato il Ministero degli Esteri russo, che, con una nota, ha motivato l’espulsione della USAID con la volontà di allontanare dal Paese un ente straniero intenzionato ad interessarsi degli affari interni della Russia.

La cacciata della USAID rappresenta un duro colpo per l’immagine del Presidente USA, Barack Obama, che ha fatto del dialogo con il Presidente russo, Vladimir Putin, la bandiera della sua attività di politica estera.

Lo schiaffo ricevuto dal Cremlino, in piena corsa alla Casa Bianca, è un assist alle critiche mosse dallo schieramento repubblicano al Presidente democratico per avere assunto una posizione troppo morbida nei confronti dei regimi autocratici, come la Russia di Putin e l’Iran di Akhmadinedjad.

La cacciata dell’USAID è stata accompagnata dall’ennesimo step legato al rafforzamento delle strutture dell’esercito russo. Sempre mercoledì, 19 Settembre, il Ministro della Difesa russo, Dmitriy Rogozin, ha dichiarato l’avvio della costruzione di una flotta di aerei supersonici di ultima generazione, invisibili ai radar, concepiti per concorrere con il simile velivolo sperimentale statunitense Boeing X-51.

Se realizzato, il progetto di Rogozin innalzerebbe in maniera sensibile il potenziale militare dell’esercito russo, che Mosca sta nel contempo mostrando al Mondo con i missili Iskander e Tochka lanciati durante l’operazione Caucaso 2012: un’esercitazione organizzata dimostrativamente – e provocatoriamente – a pochi chilometri dal confine con la Georgia alla vigilia di delicate Elezioni Parlamentari.

Una vendetta gasata

Sullo sfondo dell’allontanamento della USAID, e del riarmo dell’esercito di Mosca, resta la questione energetica, di cui il Cremlino si avvale per realizzare precisi fini geopolitici a discapito dell’Occidente e, in particolare, dell’Unione Europea.

Dinnanzi alla condotta anticoncorrenziale del monopolista energetico russo, Gazprom – ente posseduto per più del 50% dal Cremlino, contestato da Bruxelles per avere legato la concessione di sconti sulle tariffe del gas alla fedeltà politica a Mosca dimostrata da alcuni Paesi dell’UE, sopratutto Germania e Francia – la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale, che potrebbe portare ad onerose sanzioni nei confronti della Russia.

In risposta, il Presidente Putin – che ha definito la Commissione Europea come schiava dei Paesi al di fuori della zona euro – ha obbligato ogni ente russo ad informare e concordare con il Cremlino le strategie da adottare nei confronti di Stati ed organizzazioni terze. De facto, egli ha assimilato la politica commerciale, economica ed energetica al diretto controllo politico della sua Amministrazione.

Matteo Cazzulani