LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Gruppo di Vysegrad e Parlamento Europeo contro il Nordstream, ma Juncker si schiera con Putin contro Obama

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 12, 2015

L’attivismo della Polonia come Paese-leader dell’Europa Centro Orientale porta anche Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia a contestare il gasdotto voluto da Russia e Germania per bloccare la politica energetica dell’Unione Europea. Anche popolari, socialisti, conservatori e verdi condannano il Nordstream al Parlamento Europeo



Varsavia – Il gasdotto Nordstream è un progetto politico, e non energetico, contestato dalla volontà popolare, ma non dai vertici di un’Unione Europea a guida franco-tedesca sempre più filorussa ed antiamericana. Nella giornata di venerdì, 9 Ottobre, il Gruppo di Vysegrad, associazione di Stati dell’Europa Centrale della quale fanno parte Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ha criticato l’accordo per il raddoppio di un gasdotto, il Nordstream, concepito per veicolare 110 miliardi di metri cubi totali di gas russo dalla Russia alla Germania, attraverso il fondale del Mar Baltico.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, che ha partecipato ad un vertice del Gruppo di Vysegrad assieme al Presidente ungherese, Janos Ader, al Presidente ceco, Milos Zeman, al Presidente slovacco, Andriej Kiska e al Presidente croato, Kolinda Grabar-Kitarovic, il Nordstream è un accordo politico tra Russia e Germania destinato ad incrementare la dipendenza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale dal gas russo.

La condanna del gasdotto russo-tedesco, su cui Mosca ha puntato molto per mantenere la propria influenza sull’Unione Europea, è stata condivisa non solo da Polonia e Croazia, ma anche da Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia: Paesi che negli scorsi anni, complice il mancato interesse da parte di Varsavia nel ricoprire il ruolo-guida del Gruppo di Vysegrad che storicamente spetta alla Polonia, hanno guardato alla Russia come alleato strategico su questioni di carattere energetico e politico.

Oltre ai partner della Polonia nel Gruppo di Vysegrad, a sostenere la battaglia di Duda contro il raddoppio del Nordstream sono altri Paesi dell’Europa Centro Orientale come Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, ed anche quasi tutti i gruppi del Parlamento Europeo, che nella giornata di giovedì, 8 Ottobre, hanno fortemente contestato il progetto franco-tedesco.

Come dichiarato da Jerzy Buzek, Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo e membro del Partito Popolare Europeo, il Nordstream divide l’Unione Europea penalizzando i Paesi membri dell’Europa Centro Orientale senza assicurare vantaggi economici ad alcuno Stato dell’UE.

Flavio Zanonato, del gruppo dei Socialisti e Democratici, ha illustrato come il Nordstream sia parte di una politica energetica aggressiva da parte della Russia finalizzata alla sottomissione energetica dell’Europa Centrale e dell’Ucraina, Paese che ambisce all’integrazione nell’UE.

Marek Grobarczyk, del gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ha sottolineato come, se realizzato, il raddoppio del Nordstream finirebbe per coprire il 50% del fabbisogno energetico dell’Unione Europea, isolando, però, i Paesi membri dell’Europa Centro Orientale, e ponendo una seria minaccia alla tenuta politica dell’UE così facendo.

Infine, Claude Turmes dei Verdi europei ha dichiarato come il raddoppio del Nordstream sia sostenuto da potenti lobby legate, tra gli altri, al monopolista statale russo del gas Gazprom e al colosso olandese-britannico Shell, che vedono nel Cancelliere tedesco Angela Merkel e nel Presidente francese Francois Hollande i più stretti alleati.

Oltre a Merkel e Hollande, che hanno sempre sostenuto il Nordstream a discapito della solidarietà europea, che invece tanto hanno preteso sulla questione dei migranti, ad appoggiare i piani energetici e politici della Russia in Europa è stato il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker.

La Commissione Europea vuole la Russia e non gli USA

Sempre nella giornata di venerdì, 9 Ottobre, Juncker ha dichiarato che l’Unione Europea deve migliorare le proprie relazioni con la Russia senza seguire gli Stati Uniti d’America: una posizione totalmente antiamericana che pone un forte problema di carattere politico all’interno dell’UE.

Infatti, la dichiarazione di Juncker, riportata dall’autorevole Reuters, arriva alla vigilia di una discussione per il mantenimento delle sanzioni che l’Occidente -USA ed UE- hanno applicato alla Russia in seguito all’annessione armata dell’Ucraina e all’occupazione dell’Ucraina Orientale.

La posizione filorussa di Juncker è stata rilasciata anche all’indomani dell’intervento russo in Siria, che, come dimostrato da diverse fronti giornalistiche e di intelligence, ha colpito l’opposizione al regime siriano di Bashar Al Assad anziché lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- che USA, Gran Bretagna e Francia sono impegnati a combattere dal Settembre 2014.

Infine, le dichiarazioni di Juncker seguono un incontro bilaterale tra il Presidente della Commissione Europea e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, i cui contenuti restano prevalentemente segreti.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Non solo Siria. A New York nasce il nuovo Intermarium

Posted in Polonia, Unione Europea by matteocazzulani on October 5, 2015

Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria formano il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero. I Presidenti polacco e croato guidano l’associazione di Stati sorta per rappresentare gli interessi dell’Europa Centro Orientale per quanto riguarda energia, trasporti, telecomunicazioni, fondi europei e cooperazione politica  



Varsavia – Insieme per una nuova Europa, con più giustizia ed equità. Questo potrebbe essere lo slogan del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero, un’associazione di Paesi, formata da Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria, creata ufficialmente nella giornata di mercoledì, 30 Settembre, a New York, in occasione della 70 sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

Il gruppo, riunitosi su iniziativa della Presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarovic, ha stabilito la nascita di un’associazione i cui i Paesi membri avviano piani di azione comuni inerenti a tematiche di importanza fondamentale per la regione dell’Europa Centro-Orientale, quali energia, trasporti e telecomunicazioni. 

Inoltre, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero ha sostenuto la necessità di unire le forze per rafforzare la fiducia reciproca tra i Paesi membri, e per riuscire ad attrarre e gestire in maniera efficiente la maggiore quantità possibile di Fondi Europei attraverso la pianificazione di progetti comuni.

Oltre al Capo di Stato croato, deciso promotore del Gruppo è stato il Presidente polacco, Andrzej Duda, che proprio nel rafforzamento della Polonia come Paese-guida dell’Europa Centro-Orientale ha sempre evidenziato la priorità della sua attività in politica estera.

Come riportato dal Ministro degli Affari Esteri dell’Amministrazione Presidenziale polacca, Krzystof Szczerski, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero è concepito per supportare le posizioni in seno all’Unione Europea dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, i cui interessi sono schiacciati dagli accordi bilaterali che, troppo spesso, Germania e Francia stringono con la Russia, come l’esempio del gasdotto Nordstream.

Proprio a riguardo del Nordstream, gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico tra Russia e Germania per isolare energeticamente i Paesi dell’Europa Centrale -in primis Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, membri sia dell’Unione Europea che della NATO- si sono dichiarati Duda e il Presidente della Slovacchia, Andrej Kiska.

In una nota congiunta a margine di un incontro bilaterale in Slovacchia, Duda e Kiska hanno sottolineato come l’accordo per il raddoppio del Nordstream, stretto lo scorso 4 Settembre nonostante le sanzioni applicate alla Russia dall’Occidente in seguito all’annessione militare russa della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale da parte dell’esercito di Mosca, sia un progetto politico volto a danneggiare l’interesse energetico ed economico dell’Europa Centro Orientale.

La nascita del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero è sia una necessità per garantire gli interessi dell’Europa Centro Orientale, che un’opportunità per l’Unione Europea per rinnovarsi in un’entità politica davvero collegiale, con pari dignità e trattamento tra i suoi Paesi membri.

Come dimostra il caso del Nordstream, Germania, Francia e gli altri Stati dell’Europa Occidentale hanno spesso considerato l’Europa Centro Orientale come una zona di secondo rango, quasi sempre privata del diritto di parola, quando non discreditata, su tematiche di importanza continentale.

Ne è un esempio l’opposizione di Germania e Francia all’insediamento di basi permanenti della NATO in Europa Centro Orientale, una misura richiesta a gran voce da Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania come mezzo per tutelare la sicurezza di Paesi esposti alle velleità aggressive della Russia.

Inoltre, lecito ricordare che Germania e Francia non hanno sostenuto la realizzazione del gasdotto Nabucco -progettato per decrementare la dipendenza energetica dell’Europa Centro Orientale dalle forniture di gas russo- preferendo supportare sia il Nordstream, che il Southstream, un altro gasdotto concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dall’oro azzurro di Mosca veicolando gas in Italia attraverso Fondale del Mar Nero, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria.

Una necessità storica

Infine, la nascita del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero a guida polacca rappresenta un’opportunità anche per rafforzare la posizione dell’Occidente nell’ambito di una politica mondiale in cui, in seguito al disimpegno degli Stati Uniti da Europa e Medio Oriente, a ricoprire un ruolo fondamentale per la sicurezza del blocco occidentale saranno sempre più potenze regionali, come la Polonia de facto è per vocazione storica.

Infatti, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero non è altro che la riattualizzazione dell’Intermarium, Federazione di Stati dell’Europa ubicati tra il Mar Baltico, il Mar Nero e il Mare Adriatico, concepita dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per tutelare la sicurezza dell’Europa Centro Orientale dalle velleità espansionistiche di Unione Sovietica e Germania.

Il ricorso alla storia non è casuale, dal momento in cui il riattivarsi del militarismo aggressivo di Putin a stampo imperialista in Georgia, Ucraina e Siria mette a serio repentaglio la sicurezza non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche dell’Unione Europea tutta.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

NON DIMENTICHIAMO ANNA POLITKOVSKAYA. ANCHE SE PUTIN RISCHIA IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Editoriale, Russia by matteocazzulani on October 7, 2013

Sette anni fa è stata assassinata la coraggiosa giornalista della Novaya Gazeta che ha testimoniato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia. Prove indicano responsabilità per l’omicidio delle Autorità politiche russe

Coraggio, dedizione, passione ed ostinatezza nel raccontare violazioni dei Diritto Umani di cui il Mondo è tutt’oggi ancora ignaro. Le qualità che hanno caratterizzato Anna Politkovskaya, giornalista russa assassinata il 7 Ottobre del 2006, sono tanto chiare quanto terribilmente legate con la sua uccisione.

Mentre rientrava a casa dalla spesa, come una mamma qualunque, la Politkovskaya è stata uccisa da sicari con sette colpi di pistola nell’androne di casa. Il messaggio legato al gesto è inequivocabile: ad essere colpita, con la Politkovskaya, è stata anche la Libertà di Stampa, in un Paese, la Federazione Russa, in cui Democrazia e rispetto dei Diritti Umani sono puntualmente violati.

Del resto, la Politkovskaya, che ha documentato con minuzia le violazioni dei Diritti Umani perpetrate dall’esercito russo in Cecenia per mezzo dei suoi articoli sul giornale di impronta liberale Novaya Gazeta -uno dei pochi media non allineati con il Cremlino- dava fastidio a molti in Russia.

L’assassinio della Politkovskaya è ancora un caso irrisolto, anche se numerose prove -tra cui il giorno dell’omicidio: il compleanno del Presidente russo, Vladimir Putin- suggeriscono che i sicari abbiano agito per conto delle Autorità politiche della Russia.

Curioso come, proprio in questi giorni, il Presidente Putin sia stato candidato al Premio Nobel per la Pace per via della sua opposizione al presunto attacco armato degli Stati Uniti in Siria -azione che, come dimostrato dall’effettivo possesso delle armi chimiche da parte del Regime di Damasco, sarebbe stata legittima.

Se la Comunità Internazionale non ha la memoria corta, Putin più che il Nobel per la Pace riceverà un invito a chiarire il più presto possibile l’omicidio della coraggiosa giornalista russa, e, con lei, di molti altri operatori dei media ed attivisti per i Diritti Umani e Civili repressi con sistematicità dal 2000 -anno della presa del potere da parte del Presidente russo.

Gas e geopolitica imperialista

Inoltre, la Comunità Internazionale deve dire chiaramente basta all’uso delle risorse energetiche come mezzo per l’attuazione di disegni geopolitici di stampo imperialista, come da anni Putin fa con il gas.

Per imporre l’egemonia della Russia sull’Europa Orientale, ed impedire la realizzazione di un’Unione Europea forte e coesa -obiettivi che Putin ha dichiarato a più riprese anche durante l’ultima campagna elettorale- il Presidente russo ha imposto tariffe altissime per il gas ai Paesi dell’Europa Centrale -Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria.

Inoltre, il Cremlino ha concesso sconti ai colossi energetici degli Stati dell’Europa Occidentale -Francia, Germania, Olanda- ottenendo in cambio il loro appoggio politico a Mosca, ed ha progettato gasdotti per togliere ai Paesi dell’Europa Orientale -Ucraina e Bielorussia- lo status di territorio di transito del gas della Russia in UE.

Questo atteggiamento va di pari passo con l’aggressione militare del 2008 nei confronti della Georgia: Paese libero ed indipendente punito per avere dichiarato di ambire all’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

Una Russia democratica agevola i rapporti economici

La Russia è un Paese con una cultura letteraria inestimabile, ma sul piano politico rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale del Mondo civilizzato, sopratutto della Comunità Occidentale.

È per questo auspicabile e necessario uno sforzo maggiore rispetto a quanto fatto finora affinché, da dittatura nostalgica dell’URSS e dell’Impero zarista, la Russia evolva in una moderna democrazia rispettosa dei Diritti Umani e Civili, della Libertà di Stampa, e delle legittime scelte di politica estera dei suoi vicini.

Aiutare la Russia in questo non facile percorso non significa sacrificare il business con Mosca, bensì agevolare l’instaurazione di relazioni più chiare non solo sul piano commerciale, ma anche politico, umano ed amichevole.

Matteo Cazzulani
Attivista per i Diritti Umani e analista energetico
Presidente Comm. Integrazione Filitalia International-Distretto Italia
Testimone del processo Tymoshenko
Primo Presidente dell’associazione AnnaViva

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