LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA ROMANIA VERSO UN GOVERNO DI CENTRO-SINISTRA DOPO IL SUPERAMENTO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Balcani by matteocazzulani on February 26, 2014

Il Partito Nazionale Liberale rompe l’Unione Sociale Liberale con il Partito Social Democratico dopo il mancato accordo sulle nomine dei nuovi Ministri in un rimpasto. Anche lo scontro per la candidatura comune alle elezioni presidenziali romene alla base dello scontro tra il Premier, il socialdemocratico Victor Ponta, e il Presidente del Parlamento, il liberale Crin Antonescu

Un cambio al governo che semplifica le carte in tavola per la corsa alle elezioni presidenziali ma mette a serio repentaglio la tenuta del Governo, che ora ha numeri decisamente più risicati. Nella giornata di martedì, 25 Febbraio, il Partito Nazionale Liberale -PNL ha deciso dopo consultazioni interne di ritirare i suoi ministri dal governo di Larghe Intese con il Partito Social Democratico -PSD- del Premier, Victor Ponta.

La decisione è stata presa ufficialmente dopo il diniego da parte del Premier Ponta di rassegnare le proprie dimissioni, chieste a gran voce dal Presidente del Parlamento, il Leader dei Liberali Crin Antonescu, che, tuttavia, ha dichiarato la volontà di mantenere la carica da lui ricoperta.

Il bracco di ferro tra Ponta e Antonescu è tuttavia iniziato da quando il Premier, chiamato ad un rimpasto di Governo, ha rifiutato di nominare a Capo del Ministero degli Interni il Sindaco di Sibiu Klaus Joannis: una delle figure più note ed apprezzate del PNL.

Un’altra delle motivazioni che ha portato alla rottura dell’Unione Sociale Liberale -così è nominata la colazione delle larghe intese che ha visto socialdemocratici e liberali governare insieme dal 2012- è la volontà sia del PSD che del PNL di presentare proprie candidature alle prossime elezioni presidenziali.

Secondo gli accordi di coalizione, l’Unione Sociale Liberale avrebbe dovuto presentare la candidatura unitaria di Antonescu, appoggiata dal Premier Ponta, per sconfiggere l’attuale Presidente, Traian Basescu: il Leader del moderato Partito Democratico Liberale -PDL- che, ora, ha la possibilità di mettere in seria difficoltà i socialdemocratici.

Dall’USL alla USD

Con la fuoriuscita dei liberali, Ponta può ora contare solo sull’appoggio del suo PSD, che creerebbe l’Unione Sociale Democratica -USD: un Gruppo parlamentare unico con l’Unione Nazionale per il Progresso in Romania -UNPR- e con i radicali del Partito Conservatore -PC- che già si presenterà con liste uniche alle prossime elezioni europee.

Per governare, la USD potrebbe contare senza difficoltà sull’appoggio dell’Unione degli Ungheresi in Romania -UDMR- e su quello delle altre minoranze nazionali garantite in Parlamento arrivando a possedere un totale di 317 parlamentari di maggioranza su 576.

Con il passaggio del PNL all’opposizione, che finora è stata formata dal PDL, dal Partito Popolare -PPDD- e da alcuni indipendenti, la minoranza arriva a quota 259.

Matteo Cazzulani

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IN ROMANIA LA SINISTRA SI PRESENTA UNITA ALLE EUROPEE SOTTO LA GUIDA DEL PREMIER PONTA

Posted in Balcani by matteocazzulani on February 14, 2014

Il Partito Social Democratico romeno -PSD- l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania -UNPR- e il Partito Conservatore -PC- formano l’Unione Social Democratica -USD per supportare con una lista comune la candidatura alla Commissione Europea di Martin Schulz. Il progetto concepito per dare voce alle istanze sociali e del lavoro.

Una colazione di centrosinistra per supportare la giustizia sociale in Europa e per portare voti alla candidatura alla Presidenza della Commissione Europea del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz: esponente designato dal Partito Socialista Europeo per battere le destre e gli euroscettici.

Nella giornata di lunedì, 10 Febbraio, il Partito Social Democratico romeno -PSD- l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania -URPR- e il Partito Conservatore -PC- hanno firmato l’accordo per il varo dell’Unione Social Democratica -USD: un’alleanza elettorale che raccoglie tre delle quattro forze partitiche che, assieme al Partito Nazional Liberale -PNL- compongono la Coalizione di Governo Unione Social Liberale -USL- a sostegno del Premier Victoria Ponta.

Proprio Ponta, che è anche il Segretario del PSD, ha sottolineato come l’alleanza elettorale sia un fatto naturale che aggrega forze che già collaborano nella coalizione di Governo e che ambiscono ad andare oltre alla scadenza delle prossime Elezioni Europee, nelle quali l’USD si presenta con liste unitarie in sostegno alla candidatura di Schulz.

Tra gli obiettivi della coalizione, il Premier Ponta ha sottolineato la necessità di riproporre l’USD anche presso le Amministrazioni regionali, provinciali e comunali, per dare a un progetto di respiro europeo un più forte radicamento anche nei territori.

Come rilevato dal Capo del UNPR, Gabriel Oprea, il collante delle liste uniche dell’USD è costituito da principi come la socialdemocrazia, la giustizia sociale ed il dialogo tra i diversi attori del mondo del lavoro della Romania.

Per l’UNPR, la lista unica con il PSD non è una novità, dal momento in cui gli esponenti dell’Unione Nazionale per il Progresso della Romania che siedono in Parlamento sono registrati direttamente nel Gruppo del Partito Social Democratico romeno.

Il Leader del PC, Daniele Constatin, ha dichiarato che l’Unione delle tre forze di Governo permette all’USD di riunire un consistente capitale politico per portare una buona rappresentanza della società romena presso il Parlamento Europeo.

Il Partito Conservatore, nato nel 2005 dall’evoluzione del Partito Umanista di Romania -PUR- è il quarto partner per importanza, il più spostato a destra, nella coalizione di Governo, che vede i suoi pilastri nel PSD e nei liberali del PNL.

Liberali e destra contro l’USD

Proprio il PNL ha commentato la decisione dei partner di coalizione di unirsi in una lista unica per le elezioni europee come naturale, dal momento in cui l’USD aderirà al Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei e sostiene la candidatura di Schulz.

IL PNL, invece, appartiene all’ala più di destra dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei e supporta da un lato la candidatura di Guy Verhofstad alla Presidenza della Commissione Europea e, dall’altro, quella dell’attuale Commissario all’Economia Olli Rehn ad un nuovo incarico nella Commissione.

Così come avviene in altri Paesi, anche in Romania le elezioni europee hanno un contraccolpo sulla scena nazionale, in quanto la possibile vittoria dell’USD potrebbe portare non solo ad un rimescolamento degli equilibri interni alla coalizione di Governo, ma anche ad una crisi del Partito Democratico Liberale -PDL- del Presidente uscente Traian Basescu.

Il PDL romeno ha già chiarito la propria appartenenza al Partito Popolare Europeo ed attende la nomina del PPE di un proprio candidato alla Presidenza della Commissione Europea da contrapporre a Schulz.

Secondo indiscrezioni, la scelta dei popolari potrebbe cadere sull’ex-Presidente dell’Eurogruppo, l’ex-Premier lussemburghese Jean Claude Juncker.

Matteo Cazzulani
Responsabile per i Rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo

POLONIA COME ITALIA: IL GOVERNO APPESO AL CONGRESSO DEL PRINCIPALE PARTITO DI COALIZIONE

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 23, 2013

Il Premier polacco, Donald Tusk, riconfermato alla guida del principale Partito della Polonia, la cristiano-democratica Piattaforma Civica, grazie all’appoggio dell’ala centrista e liberale. Tiene un Governo che guarda all’Europa per portare il Paese fuori dalla crisi

Il Congresso della principale forza di Governo fa tremare l’Esecutivo. Lo scenario sembra essere quello italiano -in cui il Partito Democratico è chiamato ad Elezioni Primarie per designare il Nuovo Segretario che, senza dubbio, avranno ripercussioni sulla tenuta del Governo Letta.

In realtà, la vicenda è accaduta in Polonia, dove il Premier polacco, Donald Tusk, ha ottenuto, con l’80% dei consensi, la rielezione alla guida della Piattaforma Civica -PO- la principale forza di Governo di ispirazione cristiano-democratica.

In Italia, simile è la situazione legata alle Primarie del Partito Democratico, all’interno del quale sono evidenti alcuni malumori, sopratutto da parte della fazione più di sinistra del soggetto politico riformatore italiano, nei confronti del Governo, che è guidato dal PD Enrico Letta, ma che è retto anche grazie ai voti dei conservatori del PDL.

Nonostante l’apparente similitudine con i democratici italiani, le differenze tra la questione PD e quella PO sono molte, ad iniziare dalla modalità di voto. In Polonia non si è usato carta e penna in seggi installati in gazebo come in Italia, ma gli iscritti alla Piattaforma Civica hanno scelto il loro leader on-line, oppure tramite voto per corrispondenza, nell’arco di un mese.

Altre differenze tra la Primaria PD e quella PO sono legate a partecipazione ed affluenza. Il Leader della Piattaforma Civica è stato designato con consultazioni aperte ai soli iscritti, a cui ha partecipato il 52% circa degli aventi diritto di voto. Per Statuto, il Partito Democratico apre invece le sue Primarie agli elettori, e, così, riesce a mobilitare una più ampia partecipazione.

Infine, differente è la situazione del Governo a cui, nei rispettivi Paesi, PO e PD appartengono come principale forza di coalizione. La Piattaforma Civica governa dal 2007 con il Partito contadino PSL, con cui condivide la comune appartenenza al Partito Popolare Europeo.

Dopo il risultato avulso delle elezioni politiche del Febbraio 2013, Il Partito Democratico è invece costretto a governare con i conservatori del PDL in un Governo delle ‘Larghe Intese’ che si è posto l’obiettivo di risolvere la crisi economica mediante un numero limitato di misure ampiamente condivise dopo lunghe mediazioni.

Sul piano politico, le Primarie PO e quelle PD hanno invece una situazione molto simile, in quanto dall’esito della consultazione della Piattaforma Civica ha dipeso -e dipende ancora- la tenuta del Governo Tusk, in carica dal 2007, riconfermato alle Elezioni Parlamentari dell’Ottobre 2011.

Da un lato, l’area centrista e liberale della PO ha sostenuto compatta il Premier Tusk, dimostrando di volere continuare con una tradizione di sei anni di buongoverno -in coalizione con il PSL- che ha portato la Polonia tra i primi Paesi dell’Unione Europea in quanto a PIL, efficienza e salute dell’economia.

L’ala conservatrice ha invece sostenuto Jaroslaw Gowin: ex-Ministro della Giustizia che, a più riprese, ha criticato Tusk per le sue aprerture su fecondazione assistita, aborto e Civil Union.

Gowin, favorito dalla rinuncia alla corsa per la guida PO del Vicesegretario, Grzegorz Schetyna, ha ottenuto il 21% circa dei voti degli iscritti alla Piattaforma Civica, ed ha così portato a casa un considerevole bottino.

La spaccatura tra Tusk e Gowin, tanto ideologica quanto personale, ha raggiunto la sua climax con il voto contrario espresso dall’ex-Ministro della Giustizia alla proposta del Premier di sforare il limite di indebitamento del Bilancio statale.

Similmente a quanto sostiene negli Stati Uniti d’America il Presidente democratico, Barack Obama, la proposta di Tusk è stata concepita per permettere alla Polonia di evitare la bancarotta e, nel contempo, di aumentare la spesa pubblica per dare ossigeno ad occupazione ed economia in un periodo di forte crisi economica.

Possibile scissione a destra

L’opposizione di Gowin al provvedimento, che ha portato l’ex-Ministro della Giustizia a votare contro la proposta del Premier, ha mosso l’area liberal della PO a richiedere l’espulsione del capo della fazione conservatrice per mancato rispetto della disciplina di Partito.

A commento del risultato della consultazione interna al suo Partito, il Premier Tusk ha criticato la richiesta di espulsione.

Il Premier ha inoltre invitato Gowin a capitalizzare il suo ottimo risultato per collaborare, all’interno della Piattaforma Civica, per mantenere la PO al vertice della politica della Polonia, in un’ottica di Governo di coalizione che guarda all’Europa per risolvere le sfide della modernità.

Per ora, Gowin non pensa alla scissione, anche se, secondo indiscrezioni, l’ex-Ministro della Giustizia starebbe valutando l’ipotesi di un proprio Partito.

Sul mercato, in alternativa alla corsa solitaria, per Gowin sono disponibili il Parlamentare Europeo del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, Pawel Kowal, e al leader di Polonia Solidale -SP- Zbigniew Ziobro: due transfughi di lusso dal principale partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ad oggi sono senza un Partito in grado di garantire loro la rielezione sicura a Strasburgo come a Varsavia.

La sinistra perde una buona occasione

L’esito della Primaria PO ha conseguenze anche per l’ala sinistra della politica polacca, in cui una parte del Partito Socialdemocratico SLD sta valutando l’ipotesi di confluire, assieme ai radicali del Movimento di Palikot -un fuoriuscito della Piattaforma Civica- in un unico grande Partito, Europa Plus, guidato dall’ex-Presidente, Aleksander Kwasniewski.

Nonostante il forte appoggio tra l’opinione pubblica e ambiti dell’alta economia polacca goduto dall’ex-Capo di Stato socialdemocratico, Europa Plus soffre del calo sistematico dei consensi di SLD e Movimento di Palikot. Per questo, in molti a sinistra hanno sostenuto una vittoria della fazione conservatrice della Piattaforma Civica, per attirare nel nuovo Partito di sinistra alcuni liberal PO.

In attesa di nuovi sviluppi, il Governo della Piattaforma Civica continua nel suo operato per battere la crisi, seguendo una linea di moderata austerità, alternata a misure volte ad incrementare alcuni settori dello Stato sociale.

Importante obiettivo è anche l’adozione dell’Euro, che il Premier Tusk, assieme con il Presidente, il PO Komorowski, ha dichiarato di volere raggiungere entro il 2015.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: L’ITALIA SI ALLEA CON LA POLONIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 13, 2012

Il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha discusso con il suo omologo polacco, Radoslaw Sikorski, in merito allo stato della democrazia e al rispetto dei diritti umani in Ucraina, e ha comunicato a Varsavia l’adozione di forme di protesta ufficiali. Roma in prima fila per il sostengo della liberazione dell’eroina della Rivoluzione Arancione

Julija Tymoshenko durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una conversazione telefonica ha costituito un fronte unico dal Baltico al Mediterraneo per la difesa dei diritti umani e della democrazia. Nella serata di sabato, 12 Maggio, il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha conferito con il suo collega polacco, Radoslaw Sikorski, in merito alla situazione politica in Ucraina.

Come riportato dal servizio stampa del Ministero degli Esteri della Repubblica Italiana, e confermato da fonti appartenenti al Ministero degli Esteri polacco, Terzi ha espresso profondo rammarico e preoccupazione dinnanzi alla detenzione e alle condizioni di salute della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. Inoltre, il Capo della Diplomazia italiana ha informato Sikorski di avere consegnato una nota di protesta ufficiale dall’Ambasciatore ucraino in stanza a Roma.

“I Ministri di Italia e Polonia ripongono grandi speranze affinché da Kyiv provengano segnali inerenti al fatto che le Autorità ucraine dimostrino pieno sostegno e rispetto dello stato di diritto e della democrazia” ha riportato una nota emanata dalla Farnesina.

La creazione di un fronte comune italo-polacco porta l’Italia in prima fila tra i Paesi dell’Unione Europea che, come la Polonia, stanno prodigando ingenti sforzi per affrontare l’emergenza democratica ucraina, seppur con modalità differenti.

Il Vice-Ministro degli Esteri, Marta Dassù, ha comunicato l’intenzione di organizzare una missione diplomatica italiana per visitare la Tymoshenko presso la cella della colonia penale in cui la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina è detenuta.

Nella giornata di Mercoledì, 9 Maggio, il Parlamento ha approvato una mozione bipartisan – sostenuta da PDL, PD, UDC, IDV e Gruppo Misto – che obbliga il Premier, Mario Monti, a sostenere la candidatura della Tymoshenko al Premio Nobel per la Pace 2012, e impegna il governo italiano a non ratificare l’Accordo di Associazione UE-Ucraina fino a quando la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina non sarà liberata.

Una notevole mobilitazione del mondo politico e intellettuale italiano è stata registrata anche sul piano culturale e locale. Immediatamente dopo l’arresto della Tymoshenko – avvenuto l’11 Ottobre 2011, in seguito a un processo celebrato in maniera palesemente irregolare – il giornale Il Legno Storto ha lanciato un appello per la liberazione dell’eroina della Rivoluzione Arancione e per il rispetto della Democrazia in Ucraina, sottoscritto da diverse centinaia di cittadini.

A sostenere la battaglia per la liberazione della Tymoshenko è stato anche il portale di informazione Lombardi nel Mondo, grazie al quale, il 30 marzo 2012, il Consigliere Regionale della Lombardia, Carlo Borghetti, ha richiesto al Governatore della principale Regione d’Italia, Roberto Formigoni, l’organizzazione di una missione diplomatica per verificare le condizioni di salute di uno dei principali esponenti politici di un Paese europeo strategicamente importante per la sicurezza energetica italiana.

Più cauta, ma non meno risoluta, è stata la posizione assunta dalla Polonia, che agli appelli al boicottaggio delle Autorità ucraine e delle manifestazioni sportive organizzate in Ucraina – come il campionato europeo di calcio – sostenuti dalla Germania e da altri Paesi dell’Europa Occidentale, ha preferito perseguire la via del confronto diplomaticoper cercare di convincere le Autorità di Kyiv al rispetto degli standard democratici: necessario per proseguire nel percorso di integrazione nell’UE.

Secondo la posizione di Varsavia, il rischio di una posizione troppo dura da parte dell’Unione Europea nei confronti di Kyiv rischia di isolare l’Ucraina dalla comunità occidentale, e di favorire l’inserimento nella sfera di influenza della Russia di questo Paese europeo per storia, cultura e tradizioni. Altresì, l’Ucraina è fondamentale per la sicurezza energetica del Vecchio Continente, in quanto è attraverso il suo territorio che transita l’80% del gas che l’Europa importa proprio da Mosca.

L’allarme di Kwasniewski: “A Occidente non è chiaro cosa sia l’Ucraina”

Ciò nonostante, sulla questione ucraina l’Unione Europea non è stata in grado di prendere una posizione unica. Come illustrato dall’ex-Presidente polacco, Aleksander Kwasniewski, in un’intervista alla rivista Wprost, l’appartenenza dell’Ucraina alla comunità europea è riconosciuta solamente dai Paesi dell’Europa Centrale e scandinavi, ma non da quelli della parte occidentale del Vecchio Continente, secondo il cui punto di vista Kyiv non rappresenta una realtà culturale e storica autonoma dalla Russia, bensì una colonia di Mosca.

“Più si va ad ovest, più a prevalere è un punto di vista filo-russo – ha dichiarato l’ex-Capo di Stato socialdemocratico – persino il profondo sud del Vecchio Continente, come Spagna e Portogallo, è convinto che l’Ucraina come entità statale autonoma non sia mai esistita”.

Il caso Tymoshenko e la repressione politica in Ucraina

Nota per la bionda treccia, e per avere guidato in Ucraina nel 2004 il processo democratico noto come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento per avere firmato durante l’ultimo anno del suo premieranno, nel Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse statali.

Imputata in altri due processi, iniziati sempre per ragioni politiche, la Tymoshenko soffre di un’ernia del disco sistematicamente trascurata dalle Autorità carcerarie. Inoltre, lo scorso 20 Aprile l’ex-Primo Ministro è stata aggredita fisicamente presso la sua cella, e da allora ha iniziato, per protesta, uno sciopero della fame che l’ha portata a un vertiginoso dimagrimento di dieci chili in poche settimane.

Oltre alla Tymoshenko, un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica sono stati arrestati dalla salita al potere dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych. Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, l’ex-Vice-Ministro dell’Ambiente, Hryhorij Filipchuk, e l’ex-Vice-Ministro della Difesa, Valerij Ivashchenko. L’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito della Tymoshenko, Oleksandr, sono stati costretti all’esilio in Repubblica Ceca, dove hanno ottenuto Asilo Politico.

L’Opposizione Democratica ha ritenuto il Presidente janukovych il vero responsabile dell’ondata di repressione politica. Simili condanne sono state espresse a più riprese anche da Unione Europea, Consiglio d’Europa, Stati Uniti d’America, NATO, ONU, Canada, Australia, Svizzera, Federazione Russa, Freedom House ed Amnesty International.

Matteo Cazzulani

IL PARLAMENTO ITALIANO HA DECISO: A JULIJA TYMOSHENKO IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 11, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una mozione bipartisan – non appoggiata solo dalla Lega Nord – ha impegnato il Primo Ministro, Mario Monti, a sostenere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, e ad attivarsi per il riconoscimento del Premio norvegese all’eroina della Rivoluzione Arancione. Il Deputato Enrico Farinone: “I diritti umani sono una priorità, non potevamo restare silenti”

Da correttore dei conti del Paese, come è stato presentato al momento del suo insediamento, Mario Monti sarà anche l’alfiere della democrazia in Ucraina. Nella serata di mercoledì, 9 Maggio, il Parlamento italiano ha approvato una mozione che obbliga il Presidente del Consiglio ad attivarsi con ogni misura possibile in campo diplomatico per sostenere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di altri esponenti del campo arancione arrestati dalla salita al potere del Presidente oggi in carica, Viktor Janukovych.

Successivamente all’incontro con la figlia della Tymoshenko, Jevhenija, e al numero crescente di iniziative in favore della liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica – tra cui l’appello de Il Legno Storto sottoscritto da centinaia di lettori, e la battaglia combattuta da portali di informazione popolari nella comunità degli italiani all’estero, come Lombardi Nel Mondo – ciascuna delle forze politiche della Camera dei Deputati ha presentato una propria risoluzione sulla questione.

Tra le proposte, quella di maggiore rilievo è stata la mozione redatta da Gianni Vernetti, dell’Alleanza Per l’Italia, sostenuta da PDL, PD, IDV, UDC e Gruppo Misto. In nome della volontà del popolo italiano, essa impegna il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ad attivarsi per la liberazione di Julija Tymoshenko, dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko,e degli altri dieci detenuti politici dell’Opposizione Democratica ucraina.

Altresì, essa obbliga il Capo del Governo a esercitare pressione affinché la Tymoshenko possa ricevere le visite di esponenti dell’Unione Europea e della Comunità Internazionale, contrariamente a quanto finora concesso dalle Autorità Carcerarie.

Inoltre, il documento invita Mario Monti a sostenere con tutti i mezzi possibili la candidatura di Julija Tymoshenko al conseguimento del Premio Nobel per la Pace, in quanto la Leader arancione è una figura attiva nella democratizzazione dell’Ucraina e nell’integrazione tra le diverse componenti della società del suo Paese.

“Quello di Julija Tymoshenko è un caso di emergenza europea che ci ha scosso – ha dichiarato Enrico Farinone, Deputato del Partito Democratico, membro del gruppo di lavoro che ha redatto il documento – non potevamo rimanere silenti, nemmeno in un periodo in cui la crisi economica e l’esito delle amministrative dettano ben altre priorità: i diritti umani vanno prima di tutto”.

Dal Majdan allo sciopero della fame

Nota per la bionda treccia, e per avere guidato nel 2004 il processo democratico noto come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato durante l’ultimo anno del suo premierato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse statali.

A questa prima condanna, maturata dopo un processo dalla dubbia regolarità, con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e l’imputata incarcerata preventivamente dal 5 Agosto, si è sommato un secondo procedimento in cui la Tymoshenko è accusata di evasione fiscale e gestione fraudolenta del denaro statale.

Impossibilitata ad incontrare famigliari e avvocati, la Leader dell’Opposizione Democratica soffre di un’ernia del disco che, trascurata dalle Autorità carcerarie, le rende impossibile la deambulazione. Inoltre, il 20 Maggio la Tymoshenko è stata picchiata nella sua cella, e ha riportato evidenti ematomi all’altezza dello stomaco e su gambe e braccia.

Per questa ragione, la Leader dell’Opposizione Democratica ha intrapreso uno sciopero della fame, mentre la comunità internazionale ha apertamente protestato contro il Presidente Janukovych disertando il vertice di Jalta dei Paesi dell’Europa Centrale, e ventilando l’ipotesi di boicottare il campionato europeo di calcio, che l’Ucraina organizzerà assieme alla Polonia.

Matteo Cazzulani