LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Finlandia si allontana dalla NATO dopo le elezioni

Posted in Finlandia, NATO by matteocazzulani on April 20, 2015

La vittoria del Partito di Centro del multimilionario Juha Sipila raffredda le possibilità di integrazione nella NATO, sostenuta dalla Coalizione Nazionale del Premier uscente, Alex Stubb. L’economia il tema principale della consultazione elettorale

Se Atene -intesa come la Comunità Trans Atlantica- piange, Sparta -la Russia di Putin- non ride. Questo è il bilancio delle Elezioni Parlamentari in Finlandia che, nella giornata di Domenica, 19 Aprile, hanno visto trionfare il Partito di Centro. Questa forza di orientamento liberal-democratico ha ottenuto 49 seggi sui 200 messi in palio nel Parlamento monocamerale finlandese.

Come seconda forza, quasi a sorpresa, si è affermato il Partito dei Finnici, movimento nazionalista, populista ed antieuropeo che ha basato la sua campagna elettorale su un’aspra critica all’Unione Europea, riuscendo ad ottenere ben 38 seggi.

Come riportato dall’autorevole Reuters, solamente terza, anche se staccata di poco con 37 seggi, si è posizionata la Coalizione Nazionale del Premier uscente Alexander Stubb, una forza moderata e conservatrice che ha pagato il prezzo di una crisi economica sempre più forte nel Paese.

Come dichiarato dal Leader del Partito di Centro, Juha Sipila, la nuova coalizione di governo vedrà i liberal-democratici condividere la guida del Paese con i populisti del Partito dei Finni, il cui Capo, Timo Soini, ha già dichiarato di accettare la responsabilità di fare parte della maggioranza.

Secondo quanto riportato da El Pais, all’opposizione, di sicuro, si posizionerà la Coalizione Nazionale, sopratutto dopo che il Segretario del Partito SocialDemocratico, Antii Rinne, ha dichiarato di non volere utilizzare i suoi 36 seggi per dare la possibilità a Stubb di mantenere il ruolo di Premier a Capo di una Grande Coalizione simile a quella tedesca.

Nonostante il tema principale della campagna elettorale sia stato l’economia, la politica estera ha ricoperto un ruolo importante, dal momento in cui, dopo la ripresa dell’attività bellica della Russia, la sicurezza nazionale della Finlandia si trova oggi particolarmente a repentaglio.

Dopo le ripetute violazioni dello spazio aereo finlandese da parte di velivoli militari dell’aviazione russa, il Premier Stubb ha rafforzato la cooperazione militare con Svezia, Danimarca e Norvegia, ed ha ventilato l’ipotesi di integrare la Finlandia nella NATO.

L’opinione del Premier Stubb, il politico più atlantista dello scenario finlandese, è stata contrastata da Sipila, che, in linea con la tradizionale posizione di neutralità predicata dal suo Partito -che deve molto del suo programma all’ideologia neutralista dell’ex-Presidente Urho Kekkonen- si è detto contrario all’ingresso della Finlandia nella NATO.

Tuttavia, il Leader del Partito di Centro non ha chiuso totalmente la questione dell’appartenenza di Helsinki all’Alleanza Trans Atlantica, sostenendo, a poche ore dalla fine del conteggio dei voti, che un dibattito sull’ingresso della Finlandia nella NATO è comunque necessario.

Per Putin un risultato agrodolce

Con la sconfitta di Stubb, la Comunità Trans Atlantica perde uno dei Capi di Governo più atlantisti in Europa che, come riportato dal Helsinki Times, ha avuto la lungimiranza di considerare la NATO come l’unica soluzione possibile per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea dall’aggressività della Russia.

Tuttavia, l’apertura di Sipila alla questione dell’ingresso di Helsinki nell’Alleanza Atlantica dimostra come, nonostante le divergenze interne, la politica estera della Finlandia potrebbe non registrare cambiamenti per quanto riguarda il lento, ma inesorabile avvicinamento alla NATO.

A preoccupare, tuttavia, resta anche l’ottimo risultato del Partito dei Finni che, così come gli altri Partiti euroscettici ed antieuropei -basti pensare al Front National in Francia, allo UKIP in Gran Bretagna, alla Lega Nord e al Movimento 5 Stelle in Italia- sostiene posizioni molto vicine, se non addirittura collimanti, con la propaganda di Putin.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energetiche

@MatteoCazzulani

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ELEZIONI EUROPEE: NEL PPE È DUELLO JUNCKER-DOMBROVSKIS

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 18, 2014

L’ex-Premier lettone si candida per ottenere la nomination del Partito Popolare Europeo alla Presidenza della Commissione Europea contro l’ex-Presidente dell’Eurogruppo. Secondo i sondaggi è sempre più probabile il varo di una Grande Coalizione guidata dal Candidato del Partito Socialista Europeo Martin Schulz

A contendere al favorito lussemburghese la candidatura del Partito Popolare Europeo per la presidenza della Commissione Europea saranno dunque un lettone e un francese. Nella giornata di lunedì, 17 Febbraio, l’ex-Premier della Lettonia, Valdis Dombovskis, ha dichiarato l’intenzione di correre per la nomination del PPE per portare la sua esperienza da ex-Capo di Governo del primo Paese UE che ha fatto ricorso a prestiti internazionali per affrontare la crisi economica.

Dombovskis, che ha già ottenuto l’endorsement dei Partiti del PPE dei Paesi Baltici, è anche famoso per avere adottato misure di austerità per portare la Lettonia al di fuori dalla crisi con una politica di lacrime e sangue: uno sforzo che ha però permesso al suo Paese di entrare nell’Eurozona nel Gennaio 2014, e che oggi rischia di vedere un proprio esponente alla guida della più importante istituzione Europea.

A contendere la candidatura a Dombrovskis, Leader del Partito Vienotiba che ha rinunciato al Premierato lo scorso Novembre dopo il crollo del tetto di un supermercato che, a Riga, ha causato la morte di diverse persone, sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese di lungo corso, nonché ex-Presidente dell’Eurogruppo.

Secondo indiscrezioni, Juncker porterebbe godere del sostegno del Cancelliere Angela Merkel, che, dopo non essersi mai sbilanciata sul suo parere tra i candidati in corsa per la candidatura PPE, ha dichiarato di nutrire per l’ex-Premier lussemburghese una profonda simpatia.

Oltre a Dombrovskis e Juncker, che ha perso la carica di Premier dopo una storica sconfitta del suo Partito Popolare Cristiano Sociale nelle Elezioni Parlamentari lussemburghesi, lo scorso 20 Ottobre, tra i possibili candidati PPE c’è anche il Commissario per il Mercato Interno, il francese Michel Barnier.

La corsa di Barnier è tuttavia ostacolata dagli scarsi appoggi politici che potrebbero sostenere la corsa del Commissario transalpino all’ottenimento della candidatura PPE alla Presidenza della Commissione Europea.

La designazione del Presidente della più alta carica europea avviene, secondo quanto prevede il Trattato di Lisbona, in base al risultato delle prossime elezioni europee, su segnalazione del Partito europeo che ha ottenuto il maggior numero di voti.

Secondo i più recenti sondaggi, il PPE potrebbe essere superato di poco dal Partito Socialista Europeo, che candida alla Presidenza della Commissione Europea l’attuale Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.

Sempre secondo i sondaggi, la scarsa maggioranza che il PSE otterrebbe sul PPE potrebbe costringere le due forze partitiche a formare una Grande Coalizione per porre in minoranza le forze euroscettiche che, sopratutto in alcuni Paesi come Grecia, Francia, Italia, Polonia e Gran Bretagna, hanno sempre più consensi.

Tusk verso il Consiglio Europeo

La Grande Coalizione, che potrebbe ottenere l’appoggio esterno dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- e dei Verdi Europei, potrebbe portare la Merkel ad accettare la nomina di Schulz a Presidente della Commissione Europea, ma, in cambio, permetterebbe al PPE di mantenere la guida della seconda carica UE.

Secondo indiscrezioni, la Merkel avrebbe infatti proposto al Premier polacco, Donald Tusk, la Presidenza del Consiglio Europeo: posizione finora ricoperta dal belga Herman Van Rompuy e che, secondo il Cancelliere tedesco, dovrebbe ora spettare ad un rappresentante di uno dei più solidi Paesi dell’UE che è riuscito a tenersi fuori dalla crisi economica.

Tusk, che oltre ad essere Premier è anche Segretario del principale Partito polacco, la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- potrebbe essere rimpiazzato da due nomine in rosa, come quella del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento Ewa Kopacz a leader della PO e quella del Ministro dello Sviluppo Regionale Elzbieta Bienkowska alla guida del Governo.

Secondo il magazine Newsweek, a contendere il Premierato alla Bienkowska sono però anche il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che è molto apprezzato dalla Merkel, e il Ministro degli Interni, Tomasz Siemoniak.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: VARATO IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on December 17, 2013

Il Partito SocialDemocratico Ceco si accorda con i populisti-moderati di ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco per la formazione di un Governo guidato dal Segretario SocialDemocratico, Bohuslav Sobotka. Riforma delle pensioni e lotta alla corruzione i due punti fondamentali dell’Accordo.

Non solo in Germania, anche in Repubblica Ceca al Governo ci sarà una Grande Coalizione che, più che a quella tedesca tra i crisitanodemocratici della CDU e i socialdemocratici della SPD, ricorda di più le Larghe Intese in Italia. Nella giornata di Domenica, 15 Dicembre, il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha comunicato di avere raggiunto l’accordo per il varo di una Coalizione di Governo con il Partito populista-moderato ANO e con la Unione dei Cristianodemocratici-Partito Popolare Ceco.

Secondo l’accordo, presentato da Sobotka dopo circa due mesi di trattative, i SocialDemocratici hanno rinunciato al rafforzamento del welfare e all’incremento delle tasse per via dell’opposizione dei moderati-populisti di ANO, il cui Capo, Andrej Babis, rappresenta gli imprenditori del Paese.

In cambio, Sobotka ha ottenuto l’imprimatur per eliminare la riforma delle pensioni approntata dal precedente Governo del conservatore Petr Necas, che ha cercato di introdurre un sistema previdenziale basato quasi esclusivamente sul settore privato.

Un accordo tra il Partito SocialDemocratico Ceco, ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco è stato raggiunto anche sulla lotta alla corruzione, da cui, secondo le previsioni del Governo, dovrebbero arrivare risorse da reinvestire in tre promesse elettorali chiave delle Forze della Maggioranza: rafforzamento dello stato sociale, realizzazione di nuove infrastrutture, e aiuti alle famiglie con figli.

Nonostante l’accordo trovato, restano ancora dei punti irrisolti, in primis l’ingresso della Repubblica Ceca nell’Euro: i socialdemocratici e i cristianodemocratici sono a favore, ma ANO si oppone.

In forse resta anche la realizzazione della centrale nucleare a Temelin, che, secondo l’accordo di Coalizione, sarà costruita solo se ritenuta realmente redditizia.

Resta anche aperta la questione della restituzione dei beni alla Chiesa Cattolica avviata dall’ex-Premier Necas, che Sobotka vorrebbe fermare senza però aver potuto avere la meglio dell’opposizione del Segretario dell’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare, Pavel
Belobradek.

Il Presidente contro la nuova Coalizione

A rendere precaria la Coalizione delle Larghe Intese è anche il ruolo del Presidente ceco, Milos Zeman, ex-Premier socialdemocratico che, dopo avere sostenuto la necessita di formare un Governo di minoranza del Partito SocialDemocratico Ceco con l’appoggio esterno del solo Partito Comunista di Boemia e Moravia, ha cercato di prolungare il mandato del Premier, Jiry Rusok: un tecnico che non ha mai ottenuto la fiducia dal Parlamento.

Zeman ha dichiarato di accettare l’accordo di Coalizione, ma ha illustrato come sarà lui stesso in persona a porre un veto alla nomina di alcuni Ministri del Governo che Sobotka è chiamato a presentare in Parlamento.

Le Larghe Intese si sono rivelate necessarie dopo che, nelle ultime Elezioni Parlamentari, il Partito SocialDemocratico Ceco ha ottenuto solo il 20% dei voti, seguito da ANO con il 18% e, a sorpresa, dai comunisti con il 15%.

Al quarto posto si sono posti i liberal-conservatori di TOP09, con l’11%, mentre i conservatori del Partito Democratico Civico dell’ex-Premier Necas sono crollati al 7%, così come i post-fascisti del movimento Usvit.

Ad entrare in Parlamento sono stati anche i cristianodemocratici con il 6%, mentre il Partito dei Diritti Civili del Presidente Zeman, di centro-sinistra, non ha superato lo sbarramento necessario per ottenere seggi alla Camera Bassa.

Matteo Cazzulani

GERMANIA: IL GAS DI PUTIN DIETRO ALLA GRANDE COALIZIONE TRA LA MERKEL E LA SPD

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 28, 2013

I cristianodemocratici della CDU-CSU e i socialdemocratici hanno concordato l’introduzione di un salario minimo, la riduzione dell’età previdenziale, la concessione più diffusa della doppia nazionalità, ed una spartizione dei Ministeri. Concesso anche al monopolista statale russo del gas Gazprom il controllo totale dei gasdotti che trasportano il gas russo nel territorio della Germania e il potenziamento del Nordstream, controllato dall’ex-Cancelliere SPD Gerard Schroder

La Germania si erge a paladina e controllore dell’Europa, ma è la prima a piegare le leggi dell’Unione Europea per i suoi interessi nazionali e, sopratutto, alle logiche politiche interne. Nella giornata di giovedì, 27 Novembre, il Partito cristianodemocratico del Cancelliere uscente Angela Merkel, la CDU, ed il Partito cristianosociale bavarese ad esso associato CSU hanno raggiunto l’accordo per il varo di una Grande Coalizione con i socialdemocratici della SPD.

L’accordo, necessario dopo che alla CDU-CSU, nonostante la grande vittoria nelle ultime Elezioni Parlamentari tedesche, sono mancati pochi seggi in Parlamento per formare una maggioranza, prevede l’introduzione di alcune prerogative volute dalla SPD: una paga minima fissa di 8,50 Euro all’ora, l’abbassamento dell’eta pensionabile da 67 a 63 anni per gli uomini che hanno maturato 45 anni di contributi, il mantenimento della doppia nazionalità per i tedeschi nati fuori Germania.

Oltre all’aspetto contenutistico, importante è anche la distribuzione dei Ministeri che, secondo le indiscrezioni, dovrebbero essere assegnati nel numero di 5 per la CDU, 3 per la CSU e 6 per la SPD, tra cui quello pesante degli Esteri.

Ciò nonostante, la formazione del Governo non è ancora stata resa nota per evitare che l’elettorato SPD, chiamato ad un Congresso straordinario per approvare l’ingresso dei Socialdemocratici nella Grande Coalizione, possa interpretare la scelta di aderire al Governo delle Larghe Intese come un modo per i Vertici del Partito di ottenere una collocazione ministeriale.

Oltre ai posti di potere, un aspetto sottaciuto dalla stampa è anche quello energetico. Nella giornata di giovedì, 21 Novembre, la Merkel ha concesso al monopolista statale russo del gas, Gazprom, il controllo totale del gasdotto OPAL, deputato al trasporto in Germania, e nel resto dell’Europa Centrale, del gas proveniente dal Nordstream.

Il Nordstream è un gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare gas dalla Russia alla Germania bypassando Stati UE dell’Europa Centrale -Polonia e Paesi Baltici- che, secondo quanto dichiarato dalla Merkel, presto sarà ampliato per permettere a Gazprom l’invio di 70 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno nel territorio europeo.

La concessione del monopolio OPAL a Gazprom, e la promessa di ampliare il Nordstream, sono due delle altre contropartite che la Merkel avrebbe potuto offrire alla SPD in cambio dei seggi necessari per varare la Grande Coalizione.

Infatti, non è una novità che il Presidente del Consiglio di Amministrazione del consorzio Nordstream è Gerard Schroder: ex-Cancelliere socialdemocratico, molto amico del Presidente russo Vladimir Putin, che, tutt’oggi, è una delle persone più influenti della SPD.

La manovra della Merkel incontra però l’opposizione della Commissione Europea, che ha invitato la Germania a rispettare il Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta a compagnie energetiche impegnate nella compravendita di gas nel mercato europeo, come Gazprom, il possesso anche della rete di distribuzione del carburante.

Nonostante la legge UE, la Merkel non sembra intimidita, come ha dimostrato nei confronti del Commissario Europeo all’Energia Gunther Oettinger, a cui, come ha ricordato l’autorevole Gazeta Wyborcza, la Cancelliera tedesca ha espressamente richiesto di rivedere il Terzo Pacchetto Energetico per permettere alla Germania di concedere larghe fette del mercato energetico del Paese a Gazprom.

Se realizzato, il piano della Merkel, in collaborazione con il sempre presente Schroder, porterà al rafforzamento del monopolio energetico della Russia in Europa: una situazione che mette a serio repentaglio il rafforzamento della posizione dell’UE nel mercato globale, e, nel contempo, fa di Putin il Leader di una superpotenza mondiale che, per spezzare le reni all’Europa Unita, ambisce alla creazione di un nuovo impero zarista nello spazio ex-sovietico, in primis in Ucraina.

Un no bipartisan allo shale

A conferma del supporto della Germania alle mire energetiche della Russia di Putin è l’imposizione, votata sia dalla CDU-CSU che dalla SPD, di una moratoria sullo sfruttamento nel territorio tedesco del gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking verticale e orizzontale, che permetterebbe all’Europa di diminuire la dipendenza dalle importazioni di carburante da Mosca.

La Russia, come riportano fonti ben aggiornate, si è sempre opposta allo sfruttamento dello shale in Europa, ad esempio incentivando compagnie statunitensi ad abbandonare la ricerca di questo gas in Polonia -che secondo le stime EIA possiede un’immensa riserva di oro blu non convenzionale- oppure finanziando campagne di comtroinformazione che, con dati sommari e poco elaborati, presentano come pericolose ed inquinanti le procedure di fracking.

Matteo Cazzulani

LA MERKEL HA TROVATO IL CANDIDATO POPOLARE ALLA COMMISSIONE EUROPEA: IL SOCIALDEMOCRATICO MARTIN SCHULZ

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 30, 2013

Il cancelliere tedesco dichiara che una maggioranza popolare al Parlamento Europeo non impossibilita la nomina di un Presidente della Commisione Europea socialdemocratico. La Grande Coalizione europea permette alla Merkel di risolvere i problemi in Germania, e di estendere il suo premierato sull’UE

Una Grande Coalizione come in Germania per salvare l’Europa dall’euroscetticismo, nonostante ciò possa implicare una germanizzazione della politica europea. Nella giornata di lunedì, 28 Ottobre, il Cancelliere tedesco, la cristiano-democratica Angela Merkel, ha dichiarato che non vi è alcun automatismo tra il risultato delle Elezioni Europee e la nomina del Presidente della Commissione Europea.

Nello specifico, la Merkel, a margine del vertice del Partito Popolare Europeo -la forza partitica UE che raccoglie partiti cristiano-democratici, moderati e di centrodestra, come, in Italia, l’UDC- ha sottolineato come una maggioranza cristiano-democratica nel prossimo Parlamento Europeo possa supportare la nomina di un Presidente della Commissione non popolare.

La dichiarazione ha portato l’autorevole Euractiv a sostenere che la Merkel, con la sua presa di posizione, abbia dato un velato supporto alla candidatura di Martin Schulz, socialdemocratico tedesco sostenuto dal Partito Socialista Europeo e da altre forze politiche non-socialiste che appartengono al Gruppo parlamentare Socialisti e Democratici, come, in Italia, il PD.

Del resto, Schulz gode di buona fama in UE, tanto da essere stato nominato Presidente del Parlamento Europeo dopo il popolare Jerzy Buzek: una staffetta concordata tra PPE ed S&D fin dall’avvio della legislatura 2009-2014.

A confermare il possibile appoggio della Merkel a Schulz sono molteplici fattori, tra cui alcuni strettamente legati alla situazione interna tedesca.

La Merkel, che ha stravinto le ultime Elezioni Parlamentari tedesche alla guida della colazione tra i cristiano-democratici della CDU e i cristiano-sociali bavaresi della CSU, per governare in Germania necessita comunque dell’appoggio di partner esterno, che la rieletta Cancelliere ha vuole dalla socialdemocratica SPD.

In virtù della disparità di consensi ricevuti, sarebbe impossibile per la Merkel attuare pesanti concessioni ai socialdemocratici -come i Ministeri di Esteri ed Economia- ma il sostegno, seppur non palese, all’elezione di Schulz alla Commissione Europea potrebbe essere una merce di scambio che permetterebbe fin da subito il varo della Grande Coalizione in Germania.

Del resto, la Merkel ha fatto capire di volere dedicare il suo terzo mandato da Capo del Governo tedesco all’intero continente, passando da Cancelliere della Germania a Premier dell’UE.

Come riportato da Der Spiegel, la Merkel ha evidenziato la necessita di implementare le politiche del lavoro e l’economia sociale di mercato: due manovre che sia al Bundestag che al Parlamento Europeo sono ampiamente condivise sia dai popolari che dai socialisti e democratici.

Un altro fattore a sostegno del possibile supporto della Merkel alla candidatura di Schulz è data dallo stallo in cui si trova il PPE: privo, ad oggi, di un candidato alla guida della Commissione Europea.

Il Premier polacco, Donald Tusk, ha preferito occuparsi della situazione interna alla Polonia, in cui i cristiano-democratici della sua Piattaforma Civica -PO- soffrono la rimonta dei conservatori euroscettici di Diritto e Giustizia -PiS.

Il Premier svedese, Fredrik Reifeldt, un altro papabile per l’investitura PPE, ha rinunciato alla candidatura, ed ha sostenuto il bisogno di nominare una Commissione Europea di tecnici e non di politici.

Un’ulteriore conferma al possibile disegno della Merkel in sostegno di Schulz viene dal Trattato di Lisbona, che, come ha sottolineato il Cancelliere, non collega l’esito delle Elezioni Europee con la formazione della Commissione Europea.

Il Presidente della Commissione, che a sua volta nomina i vari Commissari, viene dapprima proposto dal Consiglio Europeo -composto dai Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi UE- e poi votato dal Parlamento Europeo.

Verso un’Europa sociale di mercato ma fortemente germanizzata

Ad oggi, una possibile candidatura di Schulz, che verrebbe presentata dalla Merkel come una necessaria Grande Coalizione per rafforzare le politiche sociali e contrastare il crescente euroscetticismo, troverebbe il sostegno sicuro di socialisti come il Presidente francese Francois Hollande, il Premier belga Elio di Rupo, quello lituano Algirdas Butkevicius, quello slovacco Robert Fico, quello romeno, Victor Ponta, quello bulgaro Plamen Oresharski.

Sulla candidatura di Schulz, grazie all’invito della Merkel, convergerebbero poi anche altri Leader UE popolari e non socialisti, come il Premier italiano Enrico Letta, quello spagnolo Mariano Rajoy, quello greco Antoni Samaras, quello olandese Mark Rutte, quello lettone Valdis Dombrovskis, quello lussemburghese Jean Claude Juncker, ed i già citati polacco Tusk e svedese Reifeldt.

Se realizaata, la Coalizione delle Larghe Intese a livello europeo porterebbe senza dubbio al rafforzamento delle politiche sociali, con una maggiore attenzione alla tematica del lavoro.

L’abbattimento della disoccupazione, sopratutto di quella giovanile nel sud del Vecchio Continente, è un obiettivo su cui l’UE deve lavorare molto per superare una crisi dilagante in tutta Europa.

D’altro canto, la Grande Coalizione rischia di rendere l’Europa sempre più dipendente da un solo stato, la Germania, con inevitabili ripercussioni sulla politica monetaria, economica ed energetica, ed anche con possibili ripercussioni di carattere politico.

Sono infatti pochi gli stati che, in un’Europa germanizzata, sarebbero pronti a cedere sovranità all’UE, favorendo così il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche di estrema sinistra e di estrema destra.

Matteo Cazzulani