LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ELEZIONI EUROPEE: NEL PPE È DUELLO JUNCKER-DOMBROVSKIS

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 18, 2014

L’ex-Premier lettone si candida per ottenere la nomination del Partito Popolare Europeo alla Presidenza della Commissione Europea contro l’ex-Presidente dell’Eurogruppo. Secondo i sondaggi è sempre più probabile il varo di una Grande Coalizione guidata dal Candidato del Partito Socialista Europeo Martin Schulz

A contendere al favorito lussemburghese la candidatura del Partito Popolare Europeo per la presidenza della Commissione Europea saranno dunque un lettone e un francese. Nella giornata di lunedì, 17 Febbraio, l’ex-Premier della Lettonia, Valdis Dombovskis, ha dichiarato l’intenzione di correre per la nomination del PPE per portare la sua esperienza da ex-Capo di Governo del primo Paese UE che ha fatto ricorso a prestiti internazionali per affrontare la crisi economica.

Dombovskis, che ha già ottenuto l’endorsement dei Partiti del PPE dei Paesi Baltici, è anche famoso per avere adottato misure di austerità per portare la Lettonia al di fuori dalla crisi con una politica di lacrime e sangue: uno sforzo che ha però permesso al suo Paese di entrare nell’Eurozona nel Gennaio 2014, e che oggi rischia di vedere un proprio esponente alla guida della più importante istituzione Europea.

A contendere la candidatura a Dombrovskis, Leader del Partito Vienotiba che ha rinunciato al Premierato lo scorso Novembre dopo il crollo del tetto di un supermercato che, a Riga, ha causato la morte di diverse persone, sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese di lungo corso, nonché ex-Presidente dell’Eurogruppo.

Secondo indiscrezioni, Juncker porterebbe godere del sostegno del Cancelliere Angela Merkel, che, dopo non essersi mai sbilanciata sul suo parere tra i candidati in corsa per la candidatura PPE, ha dichiarato di nutrire per l’ex-Premier lussemburghese una profonda simpatia.

Oltre a Dombrovskis e Juncker, che ha perso la carica di Premier dopo una storica sconfitta del suo Partito Popolare Cristiano Sociale nelle Elezioni Parlamentari lussemburghesi, lo scorso 20 Ottobre, tra i possibili candidati PPE c’è anche il Commissario per il Mercato Interno, il francese Michel Barnier.

La corsa di Barnier è tuttavia ostacolata dagli scarsi appoggi politici che potrebbero sostenere la corsa del Commissario transalpino all’ottenimento della candidatura PPE alla Presidenza della Commissione Europea.

La designazione del Presidente della più alta carica europea avviene, secondo quanto prevede il Trattato di Lisbona, in base al risultato delle prossime elezioni europee, su segnalazione del Partito europeo che ha ottenuto il maggior numero di voti.

Secondo i più recenti sondaggi, il PPE potrebbe essere superato di poco dal Partito Socialista Europeo, che candida alla Presidenza della Commissione Europea l’attuale Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.

Sempre secondo i sondaggi, la scarsa maggioranza che il PSE otterrebbe sul PPE potrebbe costringere le due forze partitiche a formare una Grande Coalizione per porre in minoranza le forze euroscettiche che, sopratutto in alcuni Paesi come Grecia, Francia, Italia, Polonia e Gran Bretagna, hanno sempre più consensi.

Tusk verso il Consiglio Europeo

La Grande Coalizione, che potrebbe ottenere l’appoggio esterno dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- e dei Verdi Europei, potrebbe portare la Merkel ad accettare la nomina di Schulz a Presidente della Commissione Europea, ma, in cambio, permetterebbe al PPE di mantenere la guida della seconda carica UE.

Secondo indiscrezioni, la Merkel avrebbe infatti proposto al Premier polacco, Donald Tusk, la Presidenza del Consiglio Europeo: posizione finora ricoperta dal belga Herman Van Rompuy e che, secondo il Cancelliere tedesco, dovrebbe ora spettare ad un rappresentante di uno dei più solidi Paesi dell’UE che è riuscito a tenersi fuori dalla crisi economica.

Tusk, che oltre ad essere Premier è anche Segretario del principale Partito polacco, la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- potrebbe essere rimpiazzato da due nomine in rosa, come quella del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento Ewa Kopacz a leader della PO e quella del Ministro dello Sviluppo Regionale Elzbieta Bienkowska alla guida del Governo.

Secondo il magazine Newsweek, a contendere il Premierato alla Bienkowska sono però anche il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che è molto apprezzato dalla Merkel, e il Ministro degli Interni, Tomasz Siemoniak.

Matteo Cazzulani

IL PPE CERCA UN CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE EUROPEA. JUNCKER FACORITO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 22, 2013

L’ex-Capo dell’Eurogruppo dato per favorito nella corsa alla Candidatura per la più alta carica UE. In corsa anche due Commissari Europei e quattro Premier voluti dalla Merkel

Sostegno del proprio Partito più di quello di altri due appartenenti al Partito Popolare Europeo. Questi sono i requisiti, stabiliti durante il vertice di Meise di giovedì, 20 Dicembre, che i Candidati alla Presidenza del Consiglio Europeo del PPE -la forza politica di maggioranza relativa al Parlamento Europeo- devono possedere per potere concorrere alla più alta carica dell’Unione Europea.

Il Candidato, che sarà selezionato nel prossimo vertice PPE, sarà anche il volto con cui la forza politica di centrodestra si presenterà agli elettori in una campagna elettorale che si preannuncia molto difficile, sopratutto in virtù del crescente euroscetticismo in molti dei Paesi in cui il Partito è molto forte.

Tra i nomi in lizza per la candidatura a Presidente della Commissione Europea risalta quello dell’ex-Presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, che già ha comunicato la sua disponibilità a correre come leader dei popolari europei e che, sulla base di primi calcoli, potrebbe essere supportato dai Paesi del Benelux, Germania, Danimarca, Svezia ed anche Francia.

Altro nome di peso è quello del Commissario UE alla Giustizia, Vivianne Reding, così come quello del Commissario al Mercato Interno, Michel Barnier. La Reding piace molto in Germania, e potrebbe ottenere appoggi anche in alcuni Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Possibili candidati sono anche molti Primi Ministri, a cui il Cancelliere tedesco, Angela Merkel -la vera regista del PPE- ha concesso tempo per valutare se lasciare i propri Paesi per la corsa alla Presidenza della Commissione.

Tra essi, ci sono il Premier irlandese, Enda Kenny, quello finlandese, Jurki Katainen, e l’ex-Capo del Governo lettone, Valdis Dombrovskis, che piace molto alla Cancelliere tedesca ed è rappresentativo dell’Europa Centro-Orientale, dove i popolari sono molto forti.

Notevole, come riportato da Gazeta Wyborcza, il pressing della Merkel sul Premier polacco, Donald Tusk, che, però, venerdì, 20 Dicembre ha dichiarato di essere interessato solamente al suo mandato in Polonia, che scade nel 2015.

PSE e Sinistra hanno già scelto, Liberali e Verdi al Congresso

Il PPE è l’ultimo Partito europeo che, come stabilito dal Trattato di Lisbona, deve indicare un candidato da contrapporre a quello del Partito Socialista Europeo, che ha scelto il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e a quello della Sinistra Europea, che ha già investito Alexis Tsipras.

L’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei ha indetto un Congresso per scegliere tra il Commissario UE all’Economia, Oli Rehn -appoggiato dai Partiti del Nord e Centro Europa- e il Capogruppo ALDE al Parlamento Europeo, Guy Verhofstad -supportato dai liberali del Sud e dell’Ovest dell’Unione.

Primarie sono state indette dai Verdi europei, che vedono la Capogruppo al Parlamento Europeo, Rebecca Harms, contrapposta all’italiana Angela Frassinetti.

Matteo Cazzulani

LA MERKEL HA TROVATO IL CANDIDATO POPOLARE ALLA COMMISSIONE EUROPEA: IL SOCIALDEMOCRATICO MARTIN SCHULZ

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 30, 2013

Il cancelliere tedesco dichiara che una maggioranza popolare al Parlamento Europeo non impossibilita la nomina di un Presidente della Commisione Europea socialdemocratico. La Grande Coalizione europea permette alla Merkel di risolvere i problemi in Germania, e di estendere il suo premierato sull’UE

Una Grande Coalizione come in Germania per salvare l’Europa dall’euroscetticismo, nonostante ciò possa implicare una germanizzazione della politica europea. Nella giornata di lunedì, 28 Ottobre, il Cancelliere tedesco, la cristiano-democratica Angela Merkel, ha dichiarato che non vi è alcun automatismo tra il risultato delle Elezioni Europee e la nomina del Presidente della Commissione Europea.

Nello specifico, la Merkel, a margine del vertice del Partito Popolare Europeo -la forza partitica UE che raccoglie partiti cristiano-democratici, moderati e di centrodestra, come, in Italia, l’UDC- ha sottolineato come una maggioranza cristiano-democratica nel prossimo Parlamento Europeo possa supportare la nomina di un Presidente della Commissione non popolare.

La dichiarazione ha portato l’autorevole Euractiv a sostenere che la Merkel, con la sua presa di posizione, abbia dato un velato supporto alla candidatura di Martin Schulz, socialdemocratico tedesco sostenuto dal Partito Socialista Europeo e da altre forze politiche non-socialiste che appartengono al Gruppo parlamentare Socialisti e Democratici, come, in Italia, il PD.

Del resto, Schulz gode di buona fama in UE, tanto da essere stato nominato Presidente del Parlamento Europeo dopo il popolare Jerzy Buzek: una staffetta concordata tra PPE ed S&D fin dall’avvio della legislatura 2009-2014.

A confermare il possibile appoggio della Merkel a Schulz sono molteplici fattori, tra cui alcuni strettamente legati alla situazione interna tedesca.

La Merkel, che ha stravinto le ultime Elezioni Parlamentari tedesche alla guida della colazione tra i cristiano-democratici della CDU e i cristiano-sociali bavaresi della CSU, per governare in Germania necessita comunque dell’appoggio di partner esterno, che la rieletta Cancelliere ha vuole dalla socialdemocratica SPD.

In virtù della disparità di consensi ricevuti, sarebbe impossibile per la Merkel attuare pesanti concessioni ai socialdemocratici -come i Ministeri di Esteri ed Economia- ma il sostegno, seppur non palese, all’elezione di Schulz alla Commissione Europea potrebbe essere una merce di scambio che permetterebbe fin da subito il varo della Grande Coalizione in Germania.

Del resto, la Merkel ha fatto capire di volere dedicare il suo terzo mandato da Capo del Governo tedesco all’intero continente, passando da Cancelliere della Germania a Premier dell’UE.

Come riportato da Der Spiegel, la Merkel ha evidenziato la necessita di implementare le politiche del lavoro e l’economia sociale di mercato: due manovre che sia al Bundestag che al Parlamento Europeo sono ampiamente condivise sia dai popolari che dai socialisti e democratici.

Un altro fattore a sostegno del possibile supporto della Merkel alla candidatura di Schulz è data dallo stallo in cui si trova il PPE: privo, ad oggi, di un candidato alla guida della Commissione Europea.

Il Premier polacco, Donald Tusk, ha preferito occuparsi della situazione interna alla Polonia, in cui i cristiano-democratici della sua Piattaforma Civica -PO- soffrono la rimonta dei conservatori euroscettici di Diritto e Giustizia -PiS.

Il Premier svedese, Fredrik Reifeldt, un altro papabile per l’investitura PPE, ha rinunciato alla candidatura, ed ha sostenuto il bisogno di nominare una Commissione Europea di tecnici e non di politici.

Un’ulteriore conferma al possibile disegno della Merkel in sostegno di Schulz viene dal Trattato di Lisbona, che, come ha sottolineato il Cancelliere, non collega l’esito delle Elezioni Europee con la formazione della Commissione Europea.

Il Presidente della Commissione, che a sua volta nomina i vari Commissari, viene dapprima proposto dal Consiglio Europeo -composto dai Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi UE- e poi votato dal Parlamento Europeo.

Verso un’Europa sociale di mercato ma fortemente germanizzata

Ad oggi, una possibile candidatura di Schulz, che verrebbe presentata dalla Merkel come una necessaria Grande Coalizione per rafforzare le politiche sociali e contrastare il crescente euroscetticismo, troverebbe il sostegno sicuro di socialisti come il Presidente francese Francois Hollande, il Premier belga Elio di Rupo, quello lituano Algirdas Butkevicius, quello slovacco Robert Fico, quello romeno, Victor Ponta, quello bulgaro Plamen Oresharski.

Sulla candidatura di Schulz, grazie all’invito della Merkel, convergerebbero poi anche altri Leader UE popolari e non socialisti, come il Premier italiano Enrico Letta, quello spagnolo Mariano Rajoy, quello greco Antoni Samaras, quello olandese Mark Rutte, quello lettone Valdis Dombrovskis, quello lussemburghese Jean Claude Juncker, ed i già citati polacco Tusk e svedese Reifeldt.

Se realizaata, la Coalizione delle Larghe Intese a livello europeo porterebbe senza dubbio al rafforzamento delle politiche sociali, con una maggiore attenzione alla tematica del lavoro.

L’abbattimento della disoccupazione, sopratutto di quella giovanile nel sud del Vecchio Continente, è un obiettivo su cui l’UE deve lavorare molto per superare una crisi dilagante in tutta Europa.

D’altro canto, la Grande Coalizione rischia di rendere l’Europa sempre più dipendente da un solo stato, la Germania, con inevitabili ripercussioni sulla politica monetaria, economica ed energetica, ed anche con possibili ripercussioni di carattere politico.

Sono infatti pochi gli stati che, in un’Europa germanizzata, sarebbero pronti a cedere sovranità all’UE, favorendo così il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche di estrema sinistra e di estrema destra.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA DA FORZA AL GASDOTTO TRANS BALTICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 19, 2013

Il progetto è concepito per veicolare il gas liquefatto dal rigassificatore polacco di Swinoujscie a Lituania e Lettonia. In forse la realizzazione del terminale LNG lituano a Klaipeda.

L’unità europea contro l’isolamento energetico dettato dagli egoismi nazionali. Nella giornata di martedì, 12 Febbraio, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha rilanciato il progetto del Gasdotto Trans Baltico: conduttura che collega il sistema infrastrutturale energetico della Polonia con quello di Lituania e Lettonia.

Nello specifico, il Gasdotto Trans Baltico consente ai Paesi Baltici di importare gas dal rigassificatore di Swinoujscie, che la Polonia sta costruendo in Pomerania -nord ovest del Paese, vicino al confine con la Germania- per importare oro blu liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Supporto all’iniziativa è stato confermato dal Premier della Lettonia, Valdis Dombrovskis, che ha sottolineato come, per la costruzione del Gasdotto Trans Baltico, i tre Paesi coinvolti nel progetto possano contare sui finanziamenti della Commissione Europea.

Il Gasdotto Trans Baltico risponde infatti appieno ai criteri del Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che prevede la creazione di un mercato unico del gas mediante la liberalizzazione delle tariffe, la distinzione tra il settore della compravendita del carburante e quella delle forniture, e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Sostegno al progetto è stato dato anche dalla Lituania, il cui Primo Ministro, Algirdas Butkevicius, ha posto la realizzazione dei principi del Terzo Pacchetto Energetico UE in cima alle priorità del suo Governo di centrosinistra.

Tuttavia, alla Lituania il sostegno al Gasdotto Trans Baltico potrebbe costare la rinuncia alla costruzione del rigassificatore di Klaipeda: progetto preventivato dai precedenti governi di centrodestra, e ancor oggi sostenuto dal Presidente, Dalija Grybauskaite, per diminuire la dipendenza di Vilna dalle forniture di oro blu della Russia, da cui il fabbisogno lituano dipende per l’89% del totale nazionale.

A favorire l’abbandono del terminale di Klaipeda è anche la posizione della Comunità Internazionale in sostegno al rigassificatore di Tallinn: struttura che, secondo le previsioni, consente all’Estonia di garantire anche a Lituania e Lettonia una cospicua diminuzione della dipendenza dal gas della Russia.

Secondo i progetti della Commissione Europea, per diversificare le fonti di approvvigionamento i tre Paesi Baltici devono puntare su un rigassificatore, e, tramite la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali dei Paesi UE prevista dal Terzo Pacchetto Energetico, importare oro blu anche dal terminale polacco di Swinoujscie.

Una risposta alla Russia di Putin

La realizzazione del Gasdotto Trans Baltico è necessaria per porre fine all’isolamento energetico provocato in Europa Centrale e nei Paesi Baltici dalla costruzione da parte di Russia e Germania del NordStream.

Questo gasdotto sottomarino, ubicato lungo il fondale del Mar Baltico, è stato costruito nel 2012 per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente dal territorio russo a quello tedesco.

Bypassando Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, il NordStream risponde al disegno politico della Russia di Putin di dividere l’Europa e, nel contempo, aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas di Mosca, da cui il Vecchio Continente dipende per il 40% del suo fabbisogno totale.

Nonostante lo scetticismo dimostrato dalla Commissione Europea, e le proteste di Varsavia, Vilna, Riga e Tallinn, il NordStream è stato sostenuto politicamente da Germania, Francia, Olanda e Belgio: Paesi che hanno anteposto l’interesse nazionale alla costruzione di un’Europa forte e davvero unita anche nel settore energetico.

Matteo Cazzulani

LA LETTONIA DICE NO AL RUSSO COME LINGUA DI STATO

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on February 20, 2012

L’80% dei lettoni rigetta la proposta di rendere il Paese baltico ufficialmente bilingue. Secondo i vincitori della consultazione, la diminuzione dell’importanza del lettone favorirebbe la politica imperiale della Russia, mentre la minoranza russofona evidenzia la scarsa conoscenza dell’idioma ufficiale da parte di una percentuale consistente della popolazione. La polemica tra Ministero degli Esteri di Mosca e Riga, e gli altri esempi di come la questione linguistica sia utilizzata dal Cremlino per legittimare le rinate ambizioni monopolistiche sull’Europa 

Il Primo Ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Con circa il 70% dell’affluenza quello sulla questione linguistica è stato il referendum più votato nella storia della Lettonia Indipendente. Nella giornata di sabato, 18 Febbraio, circa l’80% dei lettoni ha rigettato la proposta di istituire il russo come seconda lingua di Stato in una tornata elettorale che, per la media dei Paesi Baltici, ha riscontrato percentuali di partecipazione da record: solo nella Capitale, Riga, alle urne è accorso il 77% degli aventi diritto.

Soddisfazione per l’esito del referendum è stata espressa dal Primo Ministro, Valdis Dombrovskis, che ha illustrato come il no al riconoscimento del russo a lingua di Stato garantisca il rispetto dei fondamenti costituzionale della Lettonia.

Apprezzamento è stato espresso anche dal Presidente lettone, Andris Berzins, che ha sottolineato come il mantenimento di una sola lingua nazionale sia non solo fondamentale per tutelare le tradizioni nazionali, ma anche per garantire a tutte le minoranze parità di trattamento nei confronti dello Stato.

I sostenitori del sì, ubicati perlopiù nelle regioni orientali al confine con la Russia, e rappresentati dal sindaco di Riga, Nil Usakov, hanno puntato sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica in merito al problema legato alla presenza in Lettonia di circa 700 Mila cittadini che, perlopiù di età avanzata, non hanno mai imparato il lettone.

A sostenerli è stato anche il Ministero degli Esteri della Federazione Russa, che ha accusato Riga di mancato rispetto del Diritto Internazionale per non avere accettato la presenza ai seggi di osservatori di Mosca.

In pronta risposta, le Autorità lettoni hanno giudicato un’intrusione da parte di Mosca nelle questioni interne a uno Stato sovrano la partecipazione di esponenti della Russia nominati direttamente del Cremlino – e non inseriti in Organizzazioni riconosciute internazionalmente.

La leva linguistica come arma politica

La questione linguistica è una pagina molto delicata, spesso utilizzata dalla Federazione Russa per ristabilire la propria egemonia culturale, politica ed economica nello spazio ex-sovietico: sopratutto a spese dell’Unione Europea e dei suoi interessi geopolitici.

Nel caso della Lettonia, per indebolire la sovranità di Riga sul proprio territorio, il Cremlino si è fatto sostenitore delle richieste del 30% della popolazione russofona che nel 1991 – anno dell’Indipendenza dello Stato baltico – ha deciso di non ritornare in Russia.

Dopo 21 anni di indipendenza, sul suolo lettone la lingua di Pushkin è rispettata al punto che il principale giornale locale è edito in russo. D’altro canto, da parte della popolazione russofona pochi sono stati i tentativi profusi per apprendere il lettone: idioma che la Costituzione certifica come unico per la sfera pubblica.

Altri esempi di come nello spazio dell’ex-URSS la questione linguistica assume connotazioni politiche, volte a legittimare – al pari dell’energia – le rinate velleità imperiali di una Russia sempre più monopolista e intollerante, sono quelli di Georgia e Ucraina.

Per contrastare le legittime aspirazioni euroatlantiche di Tbilisi – e con esse il supporto dato dalla Georgia alla politica energetica dell’Unione Europea volta alla diminuzione della dipendenza dal gas di Mosca tramite l’accesso diretto dell’UE ai giacimenti azeri – il Cremlino ha distribuito passaporti russi in Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Su queste regioni, etnicamente georgiane, Mosca poi ha rivendicato la propria paternità, e, successivamente, ha creato il pretesto per giustificare l’aggressione militare dell’agosto del 2008: con cui l’esercito russo ha infranto l’integrità territoriale della Georgia.

In Ucraina, particolarmente sensibile è la regione della Crimea: penisola storicamente multiculturale che, in seguito alle secolari politiche di russificazione forzata ed alle deportazioni etniche attuate in epoca sovietica e zarista, è oggi quasi interamente russofona.

Per destabilizzare gli equilibri politici interni a Kyiv, ed orientare le scelte di politica estera delle Autorità ucraine, il Cremlino non solo ha adottato una politica simile a quella realizzata nei confronti della Georgia – con il riconoscimento facilitato della cittadinanza russa alla popolazione locale – ma ha fatto anche leva sulla presenza militare della Flotta Russa del Mar Nero nella base navale di Sebastopoli.

Una vera e propria spina nel fianco, la cui presenza, nel Maggio del 2010, è stata prolungata fino al 2022 da parte Presidente ucraino, Viktor Janukovych, in cambio di uno sconto sulle forniture di gas che Mosca non ha mai concesso.

Matteo Cazzulani

LETTONIA: SCIOLTO IL PARLAMENTO

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on May 30, 2011

Il Capo di Stato lettone, Valdis Zatlers, avvia l’iter per il rinnovo del Sejm dopo un presunto caso di corruzione. In sospeso anche la rielezione presidenziale

Il Primo Ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Lettonia di nuovo al voto, forse. Nella giornata di Domenica, 29 maggio, il Presidente lettone, Valdis Zatlers, ha sciolto il Sejm dopo soli 9 mesi di attività. A causare tale decisione, il divieto imposto dallo stesso Parlamento di perquisire l’appartamento del Deputato Ajnar Slesers, accusato di corruzione.

Ora, il Capo di Stato è chiamato a rendere conto alla Commissione Elettorale Centrale, a cui spetta la convocazione di un referendum per confermare lo scioglimento del Parlamento. In caso affermativo, i lettoni saranno richiamati alle urne non dopo due mesi, ed anche il Presidente dovra essere rieletto dal nuovo Parlamento.

Elezioni in vista

Lecito ricordare che in Lettonia il Capo dello Stato è scelto dai Deputati, e non da elezioni dirette. Zatlers è in scadenza di mandato, ed avrebbe dovuto affrontare una nuova elezione il prossimo 2 Luglio.

La scorsa Domenica, 3 Ottobre, la coalizione di centrodestra Vienotiba – Unità – composta da partiti moderati, oggi al governo – il Partito della Nuova Era, la Società per Nuove Politiche e l‘Unione Civica – ha ottenuto la riconferma alle elezioni. 

Dopo un anno e mezzo di politiche fiscali mirate a superare la recessione e gli effetti della crisi economica, il Premier, Valdis Dombrovskis è riuscito ad ottenere una riconferma quasi insperata. Premier dal marzo 2009, il 39enne politico ha tagliato drasticamente le uscite statali, e, a malincuore, incrementato le tasse, per restituire i 7,5 miliardi prestati al precedente governo da UE e Fondo Monetario Internazionale.

Una manovra lacrime e sangue, che, tuttavia, ha dato i primi risultati, ed è stata premiata dal Paese. Dombrovski ha promesso stabilizzazione dell’economia, e, non appena possibile, riduzione della pressione fiscale per piccola e media impresa, ed agricoltura.

Matteo Cazzulani

LETTONIA: SCATTA IL TOTO PRESIDENTE

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 14, 2011

La scrittrice Anna Zigure, il Rettore Marcis Auzins, e l’eurogiudice Egils Levits tra i possibili sfidanti dell’attuale Capo di Stato, Valdis Zatlers. A favore di un nuovo nome, la maggioranza moderata

Il primo ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Uno scrittore, un Rettore, ed un giudice per la presidenza della Lettonia. Con un quarto incomodo. E’ questo il quadro disegnato dalla stimata sociologa Dagmara Beitnere, che ha tratteggiato l’identikit del Capo di Stato ideale per Riga.

Un’opinione meramente personale, se non fosse che gli enorsement della studiosa hanno mosso le acque, ed aperto il dibattito sulle candidature.

Ampio consenso per la scrittrice Anna Zigure. Donna di cultura, in grado di ridare fiducia ad un popolo, di recente poco entusiasta di politica ed istituzioni. Secondo la Beitnere, un Havel lettone. Che, interrotta l’attività di scrittore, si dedica al bene del Paese.

Altri nomi in lizza, il Rettore dell’Università della Lettonia, Marcis Auzins — anch’egli di altro profilo culturale — ed il magistrato della Corte Europea di Giustizia, Egils Levits.

L’unico dato finora sicuro è la scarsa fiducia riscossa dall’attuale Capo di Stato, Valdis Zatlers. Secondo la Beitnere, incapace di rappresentare la nazione, e di garantirle l’autostima sufficiente a superare la recente crisi economica.

Le posizioni dei Partiti

A scaricarlo, anche la maggioranza di governo, che l’impasse economica è riuscita a superarla con la coraggiosa politica economica del Primo Ministro, Valdis Dombrovskis. Una manovra lacrime e sangue, fatta di austerity, ed incremento temporaneo delle tasse, per restituire il prestito FMI, con cui, lo scorso autunno, ha ottenuto la riconferma alla guida del Paese.

Lo Speaker del Parlamento, Solvita Aboltina, della coalizione di centro-destra Vienotiba — Unità — ha ipotizzato una consultazione pubblica per l’individuazione di un candidato gradito ai lettoni. E non scelto dalle Segreterie di Partito.

Il Capogruppo al Saeima dell’Unione dei verdi e dei contadini, Aivars Lembergs, alleato di Vienotiba, ha illustrato come Zatlers sia ancora forte, malgrado la discutibile amministrazione.

Categoricamente contraria l’ala più conservatrice della coalizione di governo, con il capogruppo del movimento Tutto per la Lettonia, Per la Patria e la Libertà, Imants Paradnieks, che il Capo di Stato lo ha scaricato dall’ultima visita a Mosca. Secondo il politico, occorre una personalità che ripristini lo spirito nazionale, prima che l’aspetto meramente entusiastico.

Nessuna candidatura, invece, dal Centro della Concordia, alleanza di centro-sinistra, filorussa ed all’opposizione, capeggiata dal Sindaco di Riga, Usakovs.

Secondo la legge, le consultazioni per la scelta del nuovo Capo di Stato, che spettano al Parlamento, devono tenersi non più tardi dell’8 Giugno.

Matteo Cazzulani

LETTONIA: CONFERMATI I MODERATI AL GOVERNO. RIGA RESTA AD OCCIDENTE

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on October 3, 2010

La maggioranza di centrodestra del premier Dombrovskis confermata alla guida del Paese. Euroatlantismo ed austerity fiscale le chiavi del successo sulla sinistra vicina a Mosca

Il primo ministro lettone, il moderato Valdis Dombrovskis

Ai progressisti filorussi la Lettonia preferisce l’Occidente. A sancirlo, il 62,62% dei lettoni, che nelle parlamentari ha confermato la fiducia al blocco dei moderati, e scongiurato la salita al potere di forze socialdemocratiche, più vicine a Mosca che a Bruxelles.

A spoglio non ancora ultimato, già nella mattinata di Domenica, 3 ottobre, i dati hanno conferito la vittoria alla coalizione di centrodestra Vienotiba – Unità – composta da partiti moderati, oggi al governo – il Partito della Nuova Era, la Società per Nuove Politiche e l‘Unione Civica.

Guidata dal premier in persona, Valdis Dombrovskis, essa ha ottenuto il 30% dei consensi dei lettoni, contro il 24,68% del Centro della Concordia, alleanza di sinistra, capeggiata dal sindaco di Riga, Nils Usakovs, e supportata dalla popolazione russofona del Paese – circa il 27% degli abitanti.

Seguono L’Unione dei Verdi e dei Contadini con il 20,43%, ed i movimenti conservatori Per una Migliore Lettonia, con il 7,73%, e Tutto per la Lettonia, per la Patria e la Libertà, con il 7,53% dei voti. Con essi, Dombrovskis ha annunciato l’intenzione di formare un nuovo governo, iniziando le consultazioni già a conteggio ultimato.

Notevole anche l’affluenza, circa il 63%, altissima per la media Centroeuropea. I distretti maggiormente ligi al dovere, quello della Capitale, Riga, e della provincia di Vidzeme, dove ha votato rispettivamente il 69% ed il 65%.

Un successo importante per un Paese coerente

Il sindaco di Riga, capo della sinistra lettone, Nils Usakovs

Dopo un anno e mezzo di politiche fiscali mirate a superare la recessione e gli effetti della crisi economica, Dombrovskis è riuscito ad ottenere una riconferma quasi insperata. Premier dal marzo 2009, il 39enne politico ha tagliato drasticamente le uscite statali, e, a malincuore, incrementato le tasse, per restituire i 7,5 miliardi prestati al precedente governo da UE e Fondo Monetario Internazionale.

Una manovra lacrime e sangue, che, tuttavia, ha dato i primi risultati, ed è stata premiata dal Paese. Agli elettori, Dombrovski si è presentato con la promessa di stabilizzare definitivamente l’economia, e, non appena possibile, ridurre la pressione fiscale per piccola e media impresa ed agricoltura.

D’altro canto, il Centro della Concordia ha proposto l’incremento dei sussidi per ampi settori della popolazione colpiti dalla crisi. E, nel contempo, ha avanzato l’ipotesi del ritiro delle truppe dall’Afghanistan, e ventilato l’uscita di Riga da NATO ed Unione Europea.

Linee di politica estera incoerenti con la storia di chi, per anni, si è battuto per la propria indipendenza, libertà e democrazia. E per il proprio, legittimo, diritto di appartenere alla Comunità Atlantica ed alle istituzioni del Vecchio Continente, motivato da fattori storici e culturali.

Matteo Cazzulani

ENERGIA: I PAESI BALTICI ALLA CACCIA DELLA BENZINA BIELORUSSA.

Posted in Bielorussia, Paesi Baltici by matteocazzulani on September 26, 2010

Riga e Vilna in corsa per il transito dell’oro nero di Minsk. Sidorski: “Sceglieremo in base alla convenienza”. La ricetta di Tallin per la competitività del Baltico

Il primo ministro estone, Andrius Ansip

Benzina bielorussa per il motore economico del Baltico. Il Forum Economico di Riga, avvenuto tra il 23 ed il 24 settembre, non è stata solo l’occasione per riunire i tre Paesi UE e riflettere sulle strategie da adottare per superare la crisi, ma anche l’inizio di una vera e propria asta per il trasporto della nafta bielorussa, in arrivo dal Venezuela.

Bielorussia protagonista

Non a caso, ai lavori ha partecipato attivamente anche il primo ministro di Minsk, Sjargej Sidorski, presente al meeting nella veste di rappresentante del Belarus expo 2010 – un sottoevento, appositamente incluso nella manifestazione.

L’importanza della seconda carica bielorussa è anche legata al fatto che tra i Paesi Baltici è in atto una competizione per assicurarsi i diritti di transito della nafta che Minsk importa da Caracas. D’altro canto, la Bielorussia è interessata ad abbattere la frontiera commerciale con i suoi vicini nord-occidentali, ed intende sfruttare l’oro nero per raggiungere vantaggiosi accordi in ambito economico.

Il primo ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Ad oggi, il carburante sudamericano scorre attraverso gli oleodotti ucraini e quelli estoni, ma Minsk sta valutando l’ipotesi di localizzare il terminale europeo per la sua ricezione nel porto lituano di Klajpedi o in quello lettone di Ventspilski.

“Sceglieremo la soluzione che ci garantirà maggiori comfort e vantaggi economici – ha dichiarato Sidorski – ciò riguarda anche i servizi di trasferimento del petrolio dalle navi alla rete degli oleodotti. Tutte le clausole saranno soppesate”.

Paesi Baltici in ripresa

Quale delle due soluzioni sarà preferita dalla Bielorussia ancora non è chiaro. Invece, certo è che l’oro nero venezuelano ha dato una forte spinta propulsiva alle economie del Baltico, in particolare a quella lettone. Che, grazie alle manovre del primo ministro, Valdis Dombrovskis, è oggi finalmente stabile.

“Un eroe del Baltico – lo ha definito il suo collega lituano, Andrjus Kubiljus – il cui operato ha giovato non solo a Riga, ma anche a Vilna e Tallin”.

Il primo ministro lituano, Andrijus Kubilijus

Proprio l’Estonia ha indicato la strada per il rilancio dell’economia dell’area. Il capo del governo, Andrus Ansip, ha espresso la convinzione che solamente una forte politica fiscale potrà permettere alle tre economie una maggiore competitività in campo internazionale. In particolare, fulcro della ripresa è l’accumulo di un capitale, da utilizzare solamente in caso di nuova crisi.

Lecito ricordare che uno studio dell’autorevole gruppo Capital Economics ha certificato che, grazie alle politiche adottate negli ultimi mesi, Estonia, Lettonia e Lituania sono destinate ad uscire dalla crisi più velocemente rispetto a quanto preventivato.

A Vilna governa una coalizione guidata dal partito conservatore Cristiano-Democratico Unione della Patria, a Riga il popolar-conservatore Partito della Nuova Era, e a Tallin il liberale Partito delle Riforme.

Matteo Cazzulani