LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UE e Ucraina ratificano l’Accordo di Associazione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 17, 2014

Il Parlamento Europeo e la Rada ucraina votano in contemporanea il Documento che rafforza la partnership politica tra Unione Europea e Kyiv. Sia il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che il Capo di Stato ucraino, Petro Poroshenko, ritengono la votazione una pagina di storia

Per l’Europa ci si batte, ci si crede, ci si applica, e in molti casi si può persino morire. Nella giornata di martedì, 16 Settembre, il Parlamento Europeo e la Rada Ucraina hanno ratificato, in contemporanea, l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che rafforza la collaborazione politica tra Bruxelles e Kyiv in ambiti quali energia, trasporti ed educazione.

L’Accordo di Associazione, che al Parlamento Europeo ha ottenuto 535 voti favorevoli, 127 contrari e 35 astensioni, è stato approvato solo dopo che la Commissione Europea ha concordato lo slittamento al 2016 della realizzazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina: una clausola che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha imposto per dare il suo avvallo all’approvazione.

A margine della votazione, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha definito la ratifica dell’Accordo di Associazione un passo storico che testimonia il pieno sostengo dell’Europa all’integrità territoriale dell’Ucraina: Paese pienamente europeo per via del suo rispetto della democrazia.

“Gli ucraini hanno pagato un prezzo troppo alto in termini di vite umane per l’Accordo di Associazione. Questo voto istituzionalizza la voce dell’Ucraina nel mondo, e cementa il cammino di Kyiv accanto all’Europa nel futuro” ha dichiarato il relatore del provvedimento al Parlamento Europeo, Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo.

Nel suo intervento, il Relatore PPE ha fatto riferimento alle proteste pacifiche sul Maidan di Kyiv contro la decisione dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych, di non firmare l’Accordo di Associazione, che lo stesso Yanukovych ha dato mandato di reprimere nel sangue lo scorso Gennaio.

Soddisfazione per la ratifica è stata espressa anche dal Presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, Gianni Pittella, che ha sottolineato come una precedente approvazione del Documento avrebbe permesso di risparmiare numerose vite.

Inoltre, il Presidente S&D ha contestato -pur riconoscendola utile per garantire la pace- la decisione di posticipare la realizzazione della Zona di Libero Scambio per via delle pressioni della Russia.

Stupore per la decisione di posticipare l’entrata in vigore della parte economica dell’Accordo di Associazione è stata espressa anche da Petras Austrevicius dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei e da Rebecca Harms dei Verdi, Europei, mentre Charles Tannock, dei Conservatori e Riformatori Europei, ha messo in guardia dalle prossime provocazioni militari che Putin è portato a effettuare.

In contemporanea con il voto di Strasburgo, la Rada a Kyiv ha approvato l’Accordo di Associazione con il voto favorevole di 355 Deputati Nazionali, e nessun Deputato contrario.

Come dichiarato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per l’Ucraina la ratifica dell’Accordo ha la medesima importanza dell’Indipendenza del 1991, con l’aggravante di essere avvenuta solo dopo la morte di migliaia di ucraini.

“Nessuna nazione ha mai pagato un prezzo così alto per l’Europa. È difficile ora chiudere ancora le porte dell’Unione Europea dinanzi all’Ucraina, ed è anche difficile porsi contro la concessione a noi della prospettiva di appartenenza all’UE” ha dichiarato Poroshenko dopo il voto.

Simile opinione è stata espressa dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha sottolineato come, con la ratifica dell’Accordo di Associazione, l’Ucraina ha avviato un percorso che punta all’Europa in maniera chiara ed inequivocabile.

Il Donbas e la Oblast di Luhansk ottengono lo Statuto Speciale

Oltre all’Accordo di Associazione, la Rada ha anche approvato una Legge che concede lo Statuto Speciale al Donbas e alla Oblast di Luhansk, le regioni occupate dai miliziani pro-russi armate e sostenute politicamente dall’esercito di Mosca.

Il provvedimento prevede la concessione alle due regioni ucraine dello Statuto Speciale per tre anni, durante i quali il Donbas e la Regione di Luhansk hanno piena autonomia in materia penale e di polizia.

Inoltre, la Legge concede a Donbas e Oblast di Luhansk la possibilità di godere del sostegno del bilancio statale ucraino per il welfare, e devono cooperare con le Autorità russe per il controllo della frontiera tra Ucraina e Russia.

La Legge, sostenuta dal gruppo parlamentare del Presidente Ucraina Europea Sovrana, dal Partito moderato UDAR, dal gruppo Sviluppo Economico, dal Partito delle Regioni e dai Comunisti, è stata criticata dal Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna e dagli ultraconservatori di Svoboda.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: i Partiti presentano liste e programmi per le Elezioni

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 15, 2014

Il Blocco Poroshenko attua una lista capeggiata dal Sindaco di Kyiv, Vitaly Klichko, composta da alte personalità politiche e giornalisti a sostegno del Presidente ucraino, mentre il Fronte Popolare del Premier Yatsenyuk, oltre ai politici, schiera ingenti reparti dell’esercito.

Nomi importanti per una competizione elettorale che si preannuncia molto combattuta fin dall’inizio. Nella giornata di Domenica, 14 Settembre, i Partiti ucraini hanno presentato liste e programmi in vista delle Elezioni Parlamentari Anticipate ucraine, indette per rinnovare un Parlamento costituito ancora da Deputati eletti prima del ripristino della democrazia con la deposizione dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

Oltre che dai sondaggi, ad essere favorito, grazie ai nomi messi in campo, è il Blocco Poroshenko: coalizione di Partiti, a cui fanno parte il centrista Solidarnist e il moderato UDAR, che propone pieno sostegno al Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per la realizzazione del programma elettorale con cui il Capo dello Stato ha vinto le scorse Elezioni Presidenziali.

Poroshenko, che ha promesso il rispetto dell’integrità territoriale ucraina e la formalizzazione della domanda di adesione a UE e NATO entro la fine del suo primo mandato, può contare su una squadra capeggiata dal Capo di UDAR, il Sindaco di Kyiv Vitaly Klichko, seguito dall’ex-dissidente dell’era Yanukovych Yuri Lutsenko, dall’ex-candidata alle Elezioni Presidenziali Olha Bohomolets, dal Vice-Premier Volodymyr Hroysman, dal Capo della Comunità Tatara di Crimea Mustafà Dzhemilyev, e dalla Delegata per la questione del Donbas Iryna Herashchenko.

Oltre ai politici, a correre nelle liste del Blocco Poroshenko sono anche artisti e giornalisti che hanno deciso di abbandonare la loro professione per darsi alla politica, come la scrittrice Maria Matios, e Mustafà Nayyem e Serhiy Leshchenko della Ukrayinska Pravda.

Forte è anche la lista presentata dal Fronte Popolare, la forza partitica del Premier Arseniy Yatsenyuk, che, oltre al Capo del Governo, che corre come capolista, presenta tra i suoi candidati anche l’ex-attivista della Rivoluzione del Maidan Tetyana Chornovol, lo Speaker del Parlamento Oleksandr Turchynov, l’ex-Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa Andriy Parubiy, e il Ministro degli Interni Arsen Avakov.

Oltre ai politici, anche il Fronte Popolare presenta personalità di altra provenienza, sopratutto da quello dell’esercito impegnato nella difesa dell’Ucraina dall’aggressione militare della Russia, come il Comandante del Battaglione Speciale Myrotvorets, Andrey Teteruk, e quello del Battaglione Dnipro-1, Yuri Bereza.

Nonostante i nomi di peso, a minare la stabilità del Fronte Popolare è un conflitto interno che, secondo quanto riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, coinvolge da un lato il Premier Yatsenyuk, favorevole ad un’intesa con Poroshenko, e, dall’altro, lo Speaker Turchynov, intenzionato a correre da solo per marcare la differenza con il Blocco del Presidente.

La Tymoshenko cede il posto da capolista alla Savchenko

Oltre al conflitto interno, a rosicchiare consensi al Fronte Popolare, sopratutto per quanto riguarda i reparti militari, potrebbe essere Batkivshchyna, il Partito di orientamento social-popolare-democratico dell’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, che ha rinunciato alla posizione di capolista in favore di Nadiya Savchenko: aviere dell’esercito ucraino abbattuta nel Donbas, catturata dai russi e ad oggi detenuta in Russia con l’accusa di avere ucciso due giornalisti durante le azioni di guerra.

Oltre alla Savchenko e alla Tymoshenko, che ricopre la seconda posizione nella lista, con Batkivshchyna corrono anche gli attivisti della Rivoluzione della Dignità Ihor Lutsenko, e Ihor Zhdanov, il Capogruppo in Parlamento Serhiy Sobolyev, e il Presidente della Commissione per l’Integrazione Europea Hryhoriy Nemyrya.

Batkivshchyna si presenta con un programma basato su tre punti: indizione dello Stato di Guerra, adesione dell’Ucraina alla NATO, applicazione immediata dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.

Oltre alle forze del campo democratico, degna di nota è la scelta della forza politica dell’ex-Presidente Yanukovych, il Partito delle Regioni, di boicottare le Elezioni e di creare un Governo-ombra che elabori proposte da sottoporre a Poroshenko e alla forza che otterrà l’incarico di formare il nuovo Esecutivo.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Presidente Poroshenko e il Premier Yatsenyuk corrono separati alle Elezioni

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 13, 2014

Il Blocco Poroshenko del Presidente e il Fronte Popolare del Premier Yatsenyuk si accordano solo su candidature armonizzate in 10 collegi su 225. La competizione delle Elezioni Parlamentari Anticipate sempre più polarizzata, con UDAR di Vitaly Klichko che confluisce nel Blocco e le più importanti personalità del Partito Batkivshchyna di Yulia Tymoshenko che passano tra le fila del Fronte

Un’alleanza leggera, e non la lista unica come richiesto dai partecipanti della Rivoluzione della Dignità, la protesta pacifica che sul Maidan di Kyiv ha portato alla caduta dell’Amministrazione autoritaria dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych. Nella giornata di venerdì, 12 Settembre, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Premier, Arseniy Yatsenyuk, non sono riusciti a trovare l’accordo per la costituzione di una lista comune per le Elezioni Parlamentari anticipate.

Come riportato dal ben informato Dzerkalo Tyzhnya, la riunione, durata fino alle quattro del mattino, non ha portato che la promessa da parte del Blocco Poroshenko -coalizione di Partiti a sostegno del Presidente ucraino- di non presentare propri candidati in 10 collegi su 225 per non intralciare il Fronte Popolare: il Partito appena formato dal Presidente Yatsenyuk.

A impedire l’accordo per una lista comune sarebbero state le richieste dello stesso Yatsenyuk, che oltre alla posizione di capolista e la sua conferma a Capo del Governo, avrebbe chiesto l’1/3 dei posti per esponenti del Fronte Popolare e la garanzia di riconferma a Speaker del Parlamento per Oleksandr Turchynov.

Il mancato accordo tra Poroshenko e Yatsenyuk lascia intravedere una competizione molto serrata, nella quale il Blocco del Presidente e il Fronte del Premier si contenderanno il consenso dei sostenitori delle proteste pacifiche del Maidan, che, tuttavia, hanno chiesto unità al campo democratico per fronteggiare l’aggressione militare della Russia.

Nella competizione elettorale, il Blocco Poroshenko parte nettamente favorito non solo per il largo consenso riscosso dal Presidente, ma sopratutto per l’accordo di unione raggiunto con il Partito UDAR, come riportato dall’agenzia Ukrayinski Novyny.

UDAR, forza politica di orientamento moderato, ha disposto di confluire nella lista del Presidente sulla base di un accordo tra Poroshenko e il suo leader, il Sindaco di Kyiv Vitaly Klichko, così da rafforzare la realizzazione del programma del Capo dello Stato, che prevede il rispetto dell’integrità territoriale ucraina e la presentazione della domanda di ingresso nell’Unione Europea e nella NATO.

Sull’altro lato della barricata, il Fronte Popolare si presenta con una rosa di nomi pesanti, pronti a rastrellare voti tra i sostenitori del Maidan che durante le proteste contro l’Amministrazione Yanukovych prima, e in occasione dell’aggressione militare russa poi, hanno preso parte attiva alla causa della democrazia e della libertà in Ucraina, mettendo a repentaglio anche la propria vita.

Oltre alla parte politica, composta dal Premier Yatsenyuk, dallo Speaker Turchynov, dal Ministro degli Interni Arsen Avakov, dall’ex-Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa Andriy Parubiy, ad entrare nel Fronte Popolare è stata anche Tetyana Chornovol: la giornalista attivista del Maidan barbaramente picchiata la notte di Natale del 2013.

Come riportato dall’autorevole televisione Hromadske TV, a ingrossare le fila del Fronte Popolare, e a calamitare il consenso dei delusi dalla politica difensiva del Presidente Poroshenko, è anche la presenza di Comandanti e militari dei reparti dell’esercito regolare impegnati a difendere l’Ucraina dall’invasione russa: i battaglioni Azov, Dnipro, Zoloti Vorota, Chernihiv e Mirotvorets, e lo squadrone Artemivsky.

La Tymoshenko corre sola

Oltre alla corsa separata tra il Blocco Poroshenko e il Fronte Popolare, a inasprire la divisione nel campo democratico ucraino è la corsa separata di Batkivshchyna, il Partito di orientamento social-popolar-democratico dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

Nonostante il carisma della Tymoshenko, capace ancora di attrarre consensi grazie alla sua battaglia in sostegno dell’ingresso immediato dell’Ucraina nella NATO, Batkivshchyna appare fortemente indebolita dalla fuoriuscita delle personalità che hanno creato il Fronte Popolare, a partire dal Premier Yatsenyuk e dallo Speaker Turchynov: lo storico braccio destro dell’ex-Premier ucraina.

La nascita del Fronte Popolare, e il suo mancato accordo con il Blocco Poroshenko, porta anche ad una vera e propria rivoluzione nei sondaggi che, finora, hanno visto la coalizione del Presidente capeggiare quasi senza rivali.

Secondo il più recente sondaggio del Centro Internazionale di Sociologia di Kyiv, il Blocco Poroshenko -composto dal Partito del Presidente Solidarnist, di orientamento centrista, e da UDAR- otterrebbe il 34% dei voti, seguito dal Partito Radicale Ucraino di Oleh Lyashko con il 20,1% dei consensi, dalla moderata-conservatrice Hromadyanska Pozytsya con il 10,5%, e da Batkivshchyna con il 10,1%.

Ad entrare in Parlamento, sempre secondo questo sondaggio, sarebbero anche l’ultraconservatrice Svoboda con il 7% e il Blocco delle Forze Unite -composto dal Partito delle Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych, dalla forza politica Ukrayina Upered, dal Partito dello Sviluppo d’Ucraina, dal Partito Socialista d’Ucraina, e dai comunisti.

Tuttavia, nella rilevazione manca la stima del peso politico che il Fronte Popolare, forte di una squadra composta da nomi di tutto rispetto, potrebbe fare pesare per contendere la leadership al Blocco Poroshenko e limitare ancor più il consenso di Batkivshchyna.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: approvata la riforma del sistema infrastrutturale energetico in salsa UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 16, 2014

Il Parlamento ucraino da l’imprimatur alla liberalizzazione del controllo dei gasdotti del Paese con la partecipazione di compagnie europee e nordamericane. La Legge approvata con i voti dell’ex-coalizione ‘Scelta Europea’

Una Legge la cui approvazione integra l’Ucraina in Europa. Nella giornata di giovedì, 14 Agosto, il Parlamento ucraino ha approvato la Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico dell’Ucraina in senso europeo: un provvedimento che armonizza la legislazione di Kyiv sull’energia ai regolamenti della Comunità Energetica Europea, che comprende, oltre ai 28 Paesi dell’Unione Europea, e alla stessa Ucraina, anche Moldova, Serbia, Albania, Macedonia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Kosovo.

Come riportato dal sito ufficiale della Rada, a permettere l’approvazione della Legge, votata in seconda e definitiva lettura, sono stati i voti del Partito di ispirazione social-popolare-democratica Batkivshchyna, a cui appartiene il Premier, Arseniy Yatsenyuk, del moderato UDAR -la forza partitica fondata dal Sindaco di Kyiv, Vitaly Klichko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Queste tre forze politiche, dopo la destituzione del regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych in seguito alla pacifica ‘Rivoluzione della Dignità’ sul Maydan, hanno dato vita alla coalizione ‘Scelta Europea’, scioltasi dopo la decisione di UDAR e Svoboda di lasciare da sola Batkivshchyna a sostenere il Governo Yatsenyuk.

Tra i favorevoli alla Legge vi sono stati anche deputati indipendenti e quelli del gruppo Sviluppo Economico -composto da transfughi dall’establishment dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych- mentre, tra le fila dell’opposizione, i filorussi del Partito delle Regioni si sono astenuti, ed i parlamentari comunisti hanno votato contro.

Come riportato dal Dzerkalo Tyzhnya, la Legge prevede la cessione alla compagnia Ukrtranshaz del ramo della gestione della rete dei gasdotti ucraini da parte del colosso nazionale energetico Naftohaz, che d’ora in poi si occuperà solo della compravendita del gas.

A sua volta, la Ukrtranshaz sarà divisa in due compagnie, che saranno privatizzate anche grazie all’intervento di enti dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Difatti, sia la Mahystralni Hazoprovody Ukrayiny, che si occuperà della gestione dei gasdotti ucraini, che la Pidzemni Hazovi Skhovishchya, dedicata alla gestione dei centri di stoccaggio, saranno possedute per il 51% dal Governo ucraino, mentre il 49% sarà dato in concessione a compagnie statunitensi ed europee.

L’approvazione della legge è dunque importante non solo perché integra il sistema ucraino con quello europeo, ma sopratutto perché concede la possibilità a compagnie UE di gestire il sistema dei gasdotti da cui, ad oggi, transita più del 90% del gas che l’Europa importa dalla Russia.

Le compagnie UE ed USA che intenderanno compartecipare alla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, come previsto da un emendamento al testo già approvato in prima lettura, dovranno tuttavia sottoporre all’avvallo del Parlamento adeguata documentazione in merito alla loro natura azionaria.

Questa misura, fortemente voluta da UDAR e Svoboda, poi accettata anche da Batkivshchyna, consente al Parlamento di controllare, ed evitare, che la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino non finisca nelle mani di una compagnia energetica russa registrata in UE.

Kyiv vuole evitare il Southstream

A motivare questo timore è infatti il continuo ricatto a cui l’Ucraina è costretta dalla Russia, che intende rilevare il controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino per privare Kyiv della possibilità di riscuotere i diritti sul transito del gas russo attraverso il proprio territorio.

Per eliminare l’Ucraina dal traffico del gas in Europa, la Russia ha anche progettato la realizzazione del Southstream: un gasdotto, concepito fino all’Austria dalla Russia meridionale attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, che incrementa la dipendenza dell’UE da Mosca.

“L’approvazione della legge è un chiaro segnale di appartenenza all’Europa che oggi l’Ucraina ha dato -ha dichiarato, come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, il Premier Yatsenyuk, a margine della votazione- Occorre ora fare fronte comune per la sicurezza energetica dell’Europa, e per evitare la realizzazione del Southstream”.

Oltre all’approvazione della riforma del sistema energetico nazionale in senso europeo, l’Ucraina ha ottenuto l’aiuto di Slovacchia, Polonia e Germania a decrementare la dipendenza dal gas della Russia.

La compagnia slovacca Eustream ha dichiarato di avviare la sperimentazione dell’invio di gas russo in Ucraina da ovest, attraverso l’utilizzo in senso invertito, del gasdotto Vojany-Uzhhorod.

In aggiunta, la compagnia tedesca RWE si è detta intenzionata ad incrementare di 8,8 milioni di metri cubi al giorno la quantità di gas che già invia in Ucraina da ovest, attraverso i gasdotti ubicati in territorio polacco.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Yatsenyuk resta Premier anche se senza maggioranza

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 1, 2014

Il Premier ucraino ottiene la fiducia con un largo consenso, anche se la coalizione ‘Scelta Europea’ resta separata. Approvato l’Assestamento di Bilancio per finanziare l’esercito impegnato contro le milizie filorusse nell’Est del Paese

Un mandato confermato a pieni voti, anche se la posizione resta ancora traballante. Nella giornata di giovedì, 31 Luglio, il Parlamento ucraino ha confermato la fiducia al Premier, Arseniy Yatsenyuk, che ha rimesso le dimissioni dalla guida del Governo al voto della Rada dopo il crollo della colazione di maggioranza ‘Scelta Europea’.

A favore della permanenza di Yatsenyuk alla guida dell’Esecutivo ucraino hanno votato quasi tutti i Gruppi parlamentari, eccezion fatta per 16 deputati appartenenti al Partito delle Regioni, e indipendenti di estrazione comunista: le due forze partitiche che hanno sostenuto la Presidenza del dittatore ucraino Viktor Yanukovych.

Oltre alla conferma della fiducia a Yatsenyuk, il Parlamento ha anche approvato l’Assesstamento di Bilancio che, come richiesto dal Premier, sblocca 2,9 Miliardi di Hryvnye per sostenere l’esercito ucraino impegnato nella riconquista delle Regioni orientali dell’Ucraina occupate dalle milizie pro-russe.

Nello specifico, l’Assestamento di Bilancio, necessario per evitare alle casse ucraine la bancarotta, attinge risorse da una più alta tassazione sulle rendite finanziarie delle persone fisiche e sulle vincite della Lotteria Nazionale.

“Oggi a riguardo di economia vi sono due notizie -ha dichiarato il Premier Yatsenyuk a commento della votazione- L’Argentina è in default, mentre l’Ucraina è riuscita ad evitare di fallire”.

Nonostante la vittoria politica, sostenuta anche dal Presidente, Petro Poroshenko, per Yatsenyuk la fiducia e l’Assestamento di Bilancio non bastano a ricomporre la coalizione di maggioranza, alla quale, oltre a qualche Deputato indipendente, appartiene solo la forza politica del Premier di orientamento social-democratico-popolare Batkivshchyna.

Ad avere confermato l’uscita dalla maggioranza, che de facto lascia il Governo senza un appoggio sicuro in Parlamento, sono il Partito di orientamento moderato UDAR -la forza partitica del Sindaco di Kyiv Vitaliy Klichko vicina al Presidente Poroshenko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Infatti, questi due Partiti hanno affossato l’altro provvedimento che Yatsenyuk ha chiesto alla Rada di votare: la riforma del sistema nazionale energetico in chiave europea.

Ancora impasse sulla riforma del sistema infrastrutturale energetico in chiave UE

La riforma, che ha ottenuto i voti favorevoli solo di Batkivshchyna, prevede lo scorporo delle funzioni del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz -a cui resta la gestione della compravendita del gas con compagnie di Paesi terzi- del controllo del sistema infrastrutturale energetico, dei siti di stoccaggio e della distribuzione del carburante, affidate rispettivamente alle compagnie Ukrtranshaz, Ukrayinski Hazovi Skhovishcha e Ukrayinska Hazotransportna Systema.

Inoltre la riforma del sistema infrastrutturale energetico ucraino, a cui si sono opposti UDAR, Svoboda e il Partito delle Regioni, prevede la cessione del 49% dei gasdotti ucraini a compagnie registrate in Unione Europea e negli Stati Uniti d’America: una prerogativa, supportata apertamente da Batkivshchyna, che armonizza la legislazione di Kyiv a quella UE.

Come dichiarato da Yatsenyuk, il provvedimento è necessario per assicurare all’Unione Europea il transito del gas russo attraverso il territorio ucraino e, nello stesso tempo, a bloccare la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, è concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo e, nel contempo, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del carburante di Mosca in territorio UE.

Malgrado la necessità di bloccare il Southstream -infrastruttura apertamente contrastata dalla Commissione Europea- la riforma del sistema energetico nazionale ucraino così com’è concepita contiene alcuni punti critici.

Come dichiarato in esclusiva a Welfare Network dal Direttore del centro-studi Nomos, Mykhaylo Honchar, la cessione da parte dello Stato del 49% dei gasdotti ucraini potrebbe favorirne l’acquisizione da parte di una società-fantoccio creata dal monopolista statale russo del gas Gazprom.

“La liberalizzazione del sistema dei gasdotti ucraini, che Kyiv ha sempre voluto considerare come una sorta di territorio neutrale da non svendere a nessuno, sopratutto in un periodo di guerra come quello attuale, è un’idea prematura -ha dichiarato il Professor Honchar- Prima di stabilire la cessione dei gasdotti, il Governo deve ottenere precise proposte da parte di società europee, e non di succursali di Gazprom: in tal caso, non credo che ci saranno forze politiche pronte ad affossare il provvedimento in Parlamento”.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Presidente Poroshenko invita Yatsenyuk a restare alla guida del Governo

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 26, 2014

Il Presidente ucraino concorda con il Premier dimissionario e con lo Speaker della Rada, Oleksandr Turchynov, una seduta a porte chiuse per approvare bilancio e riforma in senso europeo del sistema energetico nazionale.

Una seduta del Parlamento a porte chiuse per evitare che l’impasse politica interessi l’economia e metta a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’Ucraina. Nella giornata di venerdì, 24 Luglio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, e lo Speaker della Rada -il Parlamento ucraino- Oleksandr Turchynov, hanno concordato l’indizione di una seduta del Parlamento a porte chiuse per discutere del rifinanziamento del bilancio nazionale.

Inoltre, la seduta del Parlamento è stata convocata per discutere anche della questione dell’attentato terroristico all’aereo della Malaysian Airlines da parte delle milizie pro-russe nelle regioni occupate dell’est del Paese, e della riforma del sistema energetico nazionale in senso europeo.

La mancata approvazione del nuovo bilancio e della riforma del sistema energetico nazionale in senso europeo hanno provocato la caduta della coalizione di maggioranza ‘Scelta Europea’ costruita intorno al Partito di ispirazione social-popolare Batkivshchyna del Premier Yatsenyuk e dello Speaker Turchynov, da cui sono usciti il Partito moderato UDAR -capeggiato dal Sindaco di Kyiv, Vitaliy Klichko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

“La caduta della maggioranza non può provocare lo scioglimento del Governo -ha dichiarato il Presidente Poroshenko con una lettera indirizzata allo Speaker Turchynov- Il Premier Yatsenyuk resti alla guida dell’esecutivo per garantire l’erogazione del bilancio, necessario sopratutto per finanziare le azioni antiterroristiche dell’esercito ucraino”.

La posizione di Poroshenko, che non ha escluso la possibilità di indire Elezioni Parlamentari Anticipate, è legata anche alla possibilità per il Presidente di capitalizzare elettoralmente il consenso da lui ottenuto recentemente nelle Elezioni Presidenziali.

La coalizione del Presidente favorita in caso di Elezioni Parlamentari

Secondo un sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, se si andasse a votare con una riforma elettorale che permette la corsa di coalizioni, il Blocco Poroshenko -composto da UDAR, dal Partito centrista del Presidente Solidarnist, e dal movimento Terza Repubblica Ucraina dell’ex-detenuto politico Yuri Lutsenko, otterrebbe il 31% dei consensi.

A seguire, si posizionerebbe il Partito Radicale dell’Ucraina di Oleh Lyashko -classificatosi terzo nelle ultime Elezioni Parlamentari- a pari merito con Batkivshchyna con il 20%, seguito dal Partito moderato Hromadyanska Pozytsiya” dell’ex-Ministro della Difesa, Anatoliy Hrytsenko con il 10%, e da Svoboda con il 4%.

Fuori dal Parlamento resterebbero il Partito delle Regioni e il Partito Comunista di Ucraina: le due forze partitiche che hanno sostenuto il regime dittatoriale dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Governo Yatsenyuk in bilico sulla riforma europea del sistema energetico nazionale

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 13, 2014

Il Premier ucraino presenta dimissioni anticipate in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge che recepisce le norme del Terzo Pacchetto Energetico dell’Unione Europea. Il provvedimento è già stato approvato in prima lettura dopo che la Maggioranza filo europea è però andata sotto per una volta.

Una misura preventiva, anche se rischiosa, qualora il Parlamento non dovesse approvare un provvedimento che avvicina l’Ucraina all’Europa. Nella giornata di sabato, 12 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha inviato allo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, una lettera contenente le sue preventive dimissioni in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico nazionale.

La Rada ucraina ha già approvato il Progetto di Legge in prima lettura lo scorso 4 Luglio, ma solo dopo un’accesa discussione -favorevole si è schierata la maggioranza filoeuropea, composta dal Partito moderato UDAR e dal social-popolare Batkivshchyna, mentre contro hanno votato le opposizioni: Partito delle Regioni, comunisti e dal gruppo Per la Pace e la Stabilità- e solo dopo che, il giorno precedente, il documento è stato respinto.

Il Progetto di Legge, sulla cui approvazione definitiva regna forte incertezza per via dei risicati numeri della maggioranza filoeuropea, è uno dei documenti più importanti che la Rada Ucraina è chiamata ad approvare per armonizzare il proprio sistema energetico nazionale a quello della Comunità Energetica Europea: una sorta di Unione Europea del gas, alla quale appartengono i Paesi membri dell’UE, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Serbia e Moldova.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, la proposta prevede lo scorporo del colosso nazionale ucraino Naftohaz in due compagnie, la Ukrayinska Hazotransportna Systema e la Ukrayinski Hazovi Skhovyshcha, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas e alla gestione dei siti di stoccaggio, mentre il controllo della rete dei gasdotti spetta per intero alla compagnia Ukrtranshaz.

In particolare, lo scorporo della Naftohaz, a cui resta la compravendita del gas con i Paesi fornitori, è una clausola prevista dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce presso i Paesi della Comunità Energetica Europea criteri di libera concorrenza e vieta la creazione di monopoli.

Oltre che per la sua importanza tecnica, il Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico ucraino rappresenta la fine di un lungo percorso politico, che ha visto l’Ucraina, in maniera lenta ma progressiva, recepire ed armonizzare le prerogative UE in materia di energia.

Nel Settembre 2010, l’Ucraina ha firmato il protocollo d’intesa per l’ingresso nella Comunità Energetica Europea, documento che è stato poi votato dalla Rada nel Dicembre 2010 e ratificato in definitiva nel Febbraio 2011.

Nell’Ottobre 2011, il Governo ucraino si è poi impegnato a realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico UE entro il 2015 mediante la sua approvazione in Parlamento.

Su questo obiettivo, preso dall’Amministrazione del precedente Presidente Viktor Yanukovych -ma mai realizzato a causa della riluttanza dell’allora Capo di Stato verso ogni forma di avvicinamento dell’Ucraina all’UE- sia il Premier Yatsenyuk che l’attuale Presidente, Petro Poroshenko, puntano molto per dimostrare di potere cambiare davvero verso al Paese.

Gazprom e Southstream minacciano della sicurezza di Kyiv

Oltre all’armonizzazione del settore energetico ucraino a quello dell’Unione Europea, la motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a presentare dimissioni anticipate è dovuta anche alla necessità di approvare il Progetto di Legge in tempi brevi per garantire la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Dallo scorso 16 giugno, la Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 92% del suo fabbisogno di gas, ha tagliato le forniture di oro blu verso il territorio ucraino in seguito al mancato rinnovo dei Contratti tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la Naftohaz.

Gazprom, che ha voluto imporre a Kyiv un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre Naftohaz si è detta disponibile ad accettare un prezzo di non più di 326 Dollari per mille metri cubi, è stata denunciata dal Governo ucraino presso l’Arbitrato di Stoccolma: una decisione che ha portato la Russia ad interrompere le forniture di oro blu riservate al cliente ucraino.

Un’altra motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a ventilare le proprie dimissioni anticipate è l’accelerazione della realizzazione del gasdotto Southstream: infrastruttura progettata da Gazprom, in collaborazione con alcuni colossi energetici europei -come l’italiana ENI, la francese EDF e la tedesca E.On- per bypassare l’Ucraina e rifornire di gas direttamente l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria e la Slovenia.

Il Southstream, che veicolerà in Europa circa 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, è progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, anche per incrementare la dipendenza dalla Russia dell’Unione Europea, che è già fortemente legata alle forniture di oro blu di Gazprom.

Proprio per questa ragione, Domenica, 13 Luglio, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha dichiarato che l’Europa non ritiene la realizzazione del Southstream necessaria per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

Al contrario, il Commissario ha ribadito l’impegno dell’Europa nella realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori per importare gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto, Israele, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, decrementare l’alta dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
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ELEZIONI PRESIDENZIALI UCRAINE: KLICHKO STA CON POROSHENKO, YATSENYUK CON TYMOSHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2014

Il ‘Paperone Arancione’, ottenuto l’appoggio del Partito moderato UDAR, promette l’integrazione dell’Ucraina in Europa nel 2025 e invita ad avvalersi della pressione internazionale per riprendere possesso della Crimea. L’ex-Premier, candidata dalla sua forza partitica social-popolar-democratica Batkivshchyna e supportata dall’attuale Capo del Governo, ritiene necessaria la modernizzazione dell’esercito e l’integrazione ucraina nelle strutture difensive dell’Occidente

Il duello tra i due principali partiti del campo democratico ucraino era stato ampiamente preannunciato e, dinnanzi ai primi movimenti per le Elezioni Presidenziali ucraine, ha dato già vita a coalizioni ampie che potranno cambiare gli assetti politici del Paese. Nella giornata di sabato, 29 Marzo, la Commissione Elettorale Centrale ucraina ha registrato le candidature di 26 personalità, tra cui, secondo tutte le rilevazioni sociologiche, a concorrere per il posto di Presidente ucraino sono però soltanto l’oligarca arancione Petro Poroshenko e l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

Ex-Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, già Ministro degli Esteri e dello Sviluppo Economico in diversi Governi, Poroshenko, altrimenti noto come ‘paperone arancione’ per avere sostenuto nel 2004 il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione Arancione, può godere del favore dei sondaggi e, sopratutto, del sostegno del Partito di ispirazione moderata UDAR, guidato dal pugile convertitosi alla politica Vitaly Klichko.

Durante il Congresso di UDAR, Klichko, che in cambio ha ottenuto da Poroshenko il via libera a correre per diventare Sindaco di Kyiv, ha ritenuto necessario appoggiare il candidato con il più alto rating per unire le forze che hanno dato vita alla protesta pacifica sul Maydan contro la Dittatura dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

Poroshenko, candidato in grado di intercettare sia il voto moderato che quello progressista, in un’intervista sul suo 5 Kanal ha dichiarato l’intenzione di portare l’Ucraina all’interno dell’Unione Europea entro il 2025, ed ha proposto di utilizzare l’appoggio internazionale per portare la Russia, anche per mezzo di sanzioni, a restituire all’Ucraina la Crimea.

La principale avversaria di Poroshenko è Yulia Tymoshenko: ex-Premier, già eroina della Rivoluzione Arancione e vittima esemplare delle repressioni politiche di Yanukovych, che, durante il congresso del suo Partito di ispirazione social-popolar-democratica, ha dichiarato la necessità di potenziare l’esercito ucraino per non concedere ai russi nemmeno un centimetro del territorio nazionale ucraino.

La Tymoshenko, che ha deciso di candidarsi malgrado gli inviti provenuti da diversi ambiti della politica ucraina che la vede come incapace di intercettare la domanda di novità proveniente dall’elettorato ucraino -ed anche da parte della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che sostiene Klichko- ha inoltre ritenuto necessario integrare l’Ucraina nelle strutture difensive Occidentali, ed ha invitato la Comunità Internazionale ad intensificare le sanzioni nei confronti della Russia di Putin.

A sostenere l’eroina della Rivoluzione Arancione è stato in maniera moderata il Premier, Arseniy Yatsenyuk, che a lungo è stato Leader in pectore di Batkivshchyna durante la detenzione della Tymoshenko, e che, pur sottolineando la sua neutralità istituzionale in quanto Capo del Governo, ha illustrato di avere l’intenzione di procedere nel cammino comune con Lady Yu.

Il duello ‘arancione’ tra Poroshenko e Tymoshenko, che si fa sulla carta sempre più probabile, ha tutte le carte in regola per mutare l’assetto politico ucraino dalla storica divisione tra ovest ed est -divisione solamente elettorale e NON tra filo europei e filorussi, come certa stampa vorrebbe invece presentare- ad un sistema del tutto simile a quelli dell’Europa Centrale, oppure simile a quelli dell’Europa Occidentale con una destra cristianodemocratica ed una sinistra socialdemocratica.

Con l’accordo tra Poroshenko e Klichko, si potrebbe rafforzare una piattaforma creata sulla base di un Partito, UDAR, che riprende i principi della cristiano-democrazia tedesca -non a caso la forza partitica di Klichko è appoggiata dalla Merkel, ed ha firmato con la polacca Piattaforma Civica del Premier Tusk un Accordo di Collaborazione- con un candidato in grado di rappresentare una sinistra ‘alla polacca’ vicina al grande business.

La Tymoshenko, venuto meno il sostegno della Merkel, si trova ora a scegliere se recuperare il suo passato socialdemocratico dei tempi in cui era esponente di spicco del Partito Hromada -una scelta che potrebbe implicare l’avvicinamento al Partito dei Socialisti Europei- o se portare Batkivshchyna -che come UDAR è osservatore del Partito Popolare Europeo- ad assumere posizioni più conservatrici simili a quelle dei polacchi di Diritto e Giustizia.

Quest’ultima scelta potrebbe consentire alla Tymoshenko di disinnescare la minaccia anti-europea caratterizzata dai Candidati di estrema destra Oleh Tyahnibok, Capo del Partito Svoboda, e Dmytro Yarosh di Pravy Sektor. La decisione, invece, di spostare Batkivschyna più a sinistra consentirebbe di attingere ad un potenziale bacino elettorale che potrebbe guardare al candidato dei comunisti Petro Symonenko.

Altri candidati senza speranza

Tra i candidati dati senza particolari possibilità di vittoria ci sono gli esponenti del Partito delle Regioni di Yanukovych Mykhaylo Dobkin e Serhiy Tihipko: il primo, indagato per brogli elettorali e incitamento alla sommossa contro lo Stato, ha ottenuto la nomination ufficiale della forza partitica, forte anche dell’appoggio delle oligarchie della metallurgia di Donetsk capitanate da Rinat Akhmetov.

Il secondo, Tihipko, rappresenta invece gli interessi degli oligarchi del settore chimico ed energetico, tra cui Dmytro Firtash: già principale finanziatore di Yanukovych nell’ultimo periodo di attività politica dell’ex-Presidente.

Altri candidati già registrati sono l’ex-Ministro della Difesa Anatoliy Hrytsenko per conto del Partito Posizione Civica, e l’ex-Sindaco di Leopoli Vasyl Kuybida per conto dello storico Narodny Rukh di ispirazione liberale

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro-Orientale
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POROSHENKO AVANTI SU TYMOSHENKO E KLICHKO: ECCO COME CAMBIA LA GEOGRAFIA ELETTORALE IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 29, 2014

Tutti i sondaggi danno per favorito nella corsa alla presidenza ucraina il ‘paperone arancione’ che potrebbe creare un ticket con il Leader di UDAR: ex-pugile in difficoltà dopo la destituzione della dittatura nel Paese. In crisi anche l’ex-Premier, che non riesce a compattare il sostegno del suo partito Batkivshchyna, mentre il Partito della Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych è alle prese con il regolamento di conti interno.

Il 1153esimo uomo più ricco del mondo, proprietario di una nota dolciaria, già Presidente del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa e Capo della Banca Nazionale Ucraina sotto la Presidenza Yushchenko, Ministro degli Esteri nel secondo Governo Tymoshenko, e Ministro dello Sviluppo Economico sotto il regime di Yanukovych. Questo potrebbe essere l’identikit del prossimo Presidente ucraino che, secondo tutte le rilevazioni sociologiche, sembra proprio essere Petro Poroshenko.

Oltre ai numeri dei sondaggi, che lo danno in netto vantaggio rispetto a qualsiasi altro competitor, a testimoniare la forza politica del ‘paperone arancione’ d’Ucraina -Poroshenko è stato uno dei più importanti sostenitori della Rivoluzione Arancione del 2004, e si è distinto nel 2013-2014 durante la recente rivoluzione nonviolenta contro il regime del dittatore Yanukovych- sono anche gli umori della gente, che vedono in Poroshenko una personalità competente in grado di porre un taglio netto con la politica di un passato caratterizzato da instabilità e corruzione.

Poroshenko non solo sa catturare la voglia di cambiamento degli ucraini, ma è anche l’unico esponente politico che, ad oggi, gode di un consenso ampio e trasversale, che parte dalla città natale di Vynnitsya -in cui ha sempre investito molto per migliorare servizi e decoro urbano- per arrivare sia al resto dell’Ucraina Occidentale, finanche alle regioni russofone -ma non russofile- dell’Oriente del Paese.

Inoltre, Poroshenko ha dalla sua il mezzo televisivo del 5 Kanal: emittente che, negli ultimi anni, fin dalla Rivoluzione Arancione, ha saputo guadagnarsi larga stima tra gli spettatori ucraini grazie alla sua continua opera di informazione.

La principale vittima della candidatura di Poroshenko, sondaggi alla mano, sembra essere l’ex-Premier Yulia Tymoshenko: eroina della Rivoluzione Arancione e vittima esemplare delle repressioni politiche attuate da Yanukovych tra il 2010 e il 2014 che, liberata dalla detenzione dopo la destituzione di Yanukovych, ha dichiarato l’intenzione di candidarsi alle prossime Elezioni Presidenziali.

La scelta della Tymoshenko, formalmente sostenuta dal Partito di ispirazione social-popolar-democratico Batkivshchyna da lei fondato nel 2001, è stata tuttavia osteggiata da alcuni esponenti della sua medesima forza politica, che hanno consigliato all’ex-Premier di tenere conto di come diverse rilevazioni sociologiche abbiano indicato un basissimo tasso di gradimento nei suoi confronti.

La Tymoshenko è vista dalla maggior parte degli ucraini come un politico appartenente ad un’epoca che la rivoluzione pacifica contro Yanukovych ha voluto cancellare: corruzione, gestione personalistica del potere e populismo sono le principali accuse che vengono mosse all’ex-Premier da ucraini spesso dimentichi di come la Tymoshenko abbia comunque rappresentato per l’Ucraina il ‘meno peggio’ e sia stata l’unico rappresentante politico su cui l’Europa abbia potuto sempre e comunque trovare uno stabile e serio interlocutore.

A testimoniare il basso gradimento goduto oggi dalla Tymoshenko -di cui tuttavia non bisogna sottovalutare la stragrande capacità mediatica- sono non solo il passaggio del ‘mago dei numeri e della sociologia’ di Batkivshchyna, Ihor Hryniv, alla corte di Poroshenko, ma anche i recenti colloqui tra il Premier, Arseniy Yatsenyuk -che è il Leader in pectore di Batkivshchyna- e il ‘paperone arancione’, avviati nonostante la Tymoshenko abbia promesso di mantenere l’attuale Primo Ministro alla guida del Governo in caso di vittoria alle presidenziali.

Altro grande sconfitto dalla discesa in campo di Poroshenko sembra essere il Leader del Partito di ispirazione moderata UDAR, Vitaliy Klichko: pugile convertitosi alla politica che durante la rivoluzione pacifica del Maydan contro Yanukovych era dato come certo vincitore delle elezioni presidenziali.

A pagare per Klichko è stata l’uscita di scena di Yanukovych, a cui l’ex-pugile si è sempre contrapposto, facendo leva sul suo passato da cittadino tedesco e sull’appoggio esplicito datogli dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal Partito Popolare Europeo.

Così come la Tymoshenko, anche Klichko, con la destituzione di Yanukovych, ha esaurito buona parte del suo appeal presso gli elettori ucraini, che oggi sembrano preferire il più rassicurante Poroshenko come prossimo Presidente. Per questo, l’ex-pugile ha avviato consultazioni con il ‘paperone arancione’ per realizzare un ticket potenzialmente vincente.

Secondo l’intesa politica, Poroshenko supporterebbe la corsa di Klichko a Sindaco di Kyiv contro l’ex-Ministro degli Interni Yuri Lutsenko -altra vittima esemplare della repressione di Yanukovych e membro di Batkivshchyna- in cambio del sostegno di UDAR in Parlamento, dove il ‘paperone arancione’, che non ha una sua forza politica, è alla ricerca di parlamentari a lui fedeli per potere formare un Governo alleato in caso di vittoria alle Elezioni Presidenziali.

Oltre che nel campo democratico arancione, acque agitate sono anche nello schieramento del Partito delle Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych, ora alle prese con un regolamento dei conti interno tra correnti che rappresentano gli interessi di differenti clan di oligarchi dell’est del Paese.

Nel congresso di venerdì, 28 Marzo, il Partito delle Regioni ha deciso di candidare alla presidenza del Paese Mykhaylo Dobkin: ex-Governatore della Regione di Kharkiv, accusato di avere falsificato le Elezioni Amministrative del 2010, con cui ha vinto sull’attuale Ministro degli Interni Arsen Avakov di Batkivshchyna, che rappresenta gli interessi di Rinat Akhmetov, oligarca della metallurgia e proprietario della nota squadra di calcio Shakhtar Donetsk.

Sconfitta è stata la posizione dell’ex-Ministro degli Interni, Serhiy Tihipko, rappresentante degli interessi del settore chimico ed energetico di Dmytro Firtash che, dopo essere stato per gli ultimi anni del suo potere il principale finanziatore di Yanukovych, sembra ora perdere il controllo del Partito delle Regioni.

L’Ucraina va forse verso un sistema politico che guarda all’Europa

Se il Presidente russo, Vladimir Putin, dovesse decidere di non invadere l’Ucraina, come invece le ultime notizie sembrano confermare con un ampio margine di sicurezza, lo scenario politico ucraino potrebbe forse vedere un’importante maturazione verso un sistema più europeo, che comporta il superamento della storica divisione elettorale tra l’Ovest e l’est del Paese.

Sia Poroshenko che la Tymoshenko, ed anche Klichko, sono infatti capaci di raccogliere consensi in più aree geografiche del Paese: per questo, la competizione potrebbe essere giocata su un piano più esclusivamente programmatico, in cui un candidato più progressista -Poroshenko- che ha le potenzialità di rappresentare una sinistra ‘alla polacca’,ossia vicina agli imprenditori, si fronteggia con un centro social-popolare -Tymoshenko- ed un candidato decisamente più moderato -Klichko- che ricopre le posizioni della cristiano-democrazia tedesca.

Matteo Cazzulani
Analista politico dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale
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UCRAINA: TURCHYNOV È IL NUOVO PRESIDENTE. YANUKOVYCH RICERCATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 24, 2014

Il Parlamento ucraino nomina il Vicecapo di Batkivshchyna come Capo di Stato ad interim, dimissiona i Ministri imposti dall’ex-Presidente ucraino, ed annulla leggi che mettono a repentaglio l’unità nazionale. Il nuovo Capo dello Stato promette impegno nel sociale, nella posizione di Kyiv in campo economico, la ripresa dei negoziati con l’Europa, e rapporti paritetici con la Russia.

Corporatura robusta, sguardo attento e pensiero profondo da filosofo vero di credo luterano -una rarità nello scenario politico ucraino. Così si presenta il nuovo Presidente ucraino, Oleksandr Turchynov, eletto Domenica, 23 Febbraio, Capo di Stato ad interim dal Parlamento ucraino, di cui pochi giorni prima è stato eletto Speaker.

A favore della nomina del Vice-Capo del Partito social-popolare-democratico Batkivshchyna, che ha già ricoperto il Vicepremierato, il Premierato ad interim e la guida del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, ha votato la maggioranza totale del Parlamento, che, nella medesima giornata, ha provveduto anche a dimissionare i Ministri imposti dall’ex-Presidente Yanukovych.

Nel suo discorso di insediamento, Turchynov ha promesso di mettersi subito al lavoro per garantire il pagamento delle provvidenze sociali, tra cui stipendi e pensioni, e ha posto il recupero di fiducia da parte dei mercati internazionali come priorità della sua Amministrazione.

Per quanto riguarda la politica estera, Turchynov ha dichiarato la ripresa dei negoziati con l’Unione Europea per la firma dell’Accordo di Associazione: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico UE.

Il nuovo Capo dello Stato ha poi dichiarato la volontà di stabilire buoni e stretti rapporti con la Russia sulla base del principio di parità e comune rispetto.

Oltre alla nomina di Turchynov, il Parlamento ha anche votato per la nazionalizzazione della lussuosa residenza presidenziale Mezhyhirya -che sarà probabilmente destinata ad orfanotrofio- e l’abolizione di alcune delle controverse Leggi fatte approvare da Yanukovych, come quella sulla concessione alle lingue delle minoranze nazionali dello status di idiomi ufficiali dell’Ucraina.

Nella giornata di lunedì, 24 Febbraio, il Parlamento ucraino ha poi varato un mandato di arresto per lo stesso ex-Presidente Yanukovych che, dopo essere stato incolpato di crimini contro l’umanità dagli stessi parlamentari del suo Partito delle Regioni, ha cercato di fuggire in Russia: fonti lo danno ora nascosto nel Donbas, nell’est del Paese, altre addirittura in Crimea.

Reazioni positive all’insediamento e ai primi passi compiuti dall’Amministrazione Turchynov sono state pronunciate dal Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, mentre il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha accusato l’opposizione di avere sovvertito l’ordine con l’uso della forza.

In tre per il Premierato

Nel frattempo, sono cominciate le procedure per la formazione di un nuovo Governo di Unità Nazionale per traghettare l’Ucraina alle prossime elezioni presidenziali anticipate. Secondo le prime indiscrezioni, la carica di Premier potrebbe essere affidata al Leader di Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, oppure al Deputato indipendente Petro Poroshenko: imprenditore della cioccolata che molto si è speso per sostenere il corso europeo del suo Paese.

Tra i possibili candidati al Premierato è emerso anche il nome di Yulia Tymoshenko, l’ex-Premier liberata da due giorni dalla detenzione politica a cui è stata costretta dall’Agosto del 2011, che, tuttavia, ha fatto sapere di non essere interessata alla guida del Governo.

Secondo indiscrezioni, la Tymoshenko, che nella giornata di Domenica, 23 Febbraio, ha incontrato gli Ambasciatori di UE ed USA in Ucraina, ed ha ricevuto sia la chiamata del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che le felicitazioni del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, si starebbe preparando per correre alle elezioni presidenziali.

A contenderle la candidatura come leader dello schieramento democratico ci sarebbe il Capo del Partito moderato UDAR, Vitaly Klichko.

Matteo Cazzulani