LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IN UCRAINA YANUKOVYCH INIZIA LA GUERRA CIVILE: GIÀ 25 MORTI TRA I MANIFESTANTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 19, 2014

Anche centinaia di dimostranti feriti e dispersi è il bilancio del primo giorno di guerriglia provocato dagli attacchi delle forze speciali di polizia Berkut su ordine del Ministero degli Interni ucraino. Il Presidente ucraino valuta lo stato di guerra ed evita il contatto telefonico con i leader europei

Granate, fucili, altre armi da fuoco e bombe molotov sono gli armamenti utilizzati dalla polizia speciale di regime ucraina Berkut per reprimere la manifestazione pacifica degli oppositori ucraini: una vera e propria guerra civile all’interno della capitale, Kyiv, che in una manciata d’ore ha provocato la morte di 25 persone e diverse centinaia di feriti, tutti solo tra i manifestanti.

Il bollettino di guerra della giornata di martedì, 18 Febbraio, testimonia una repressione violenta del dissenso che non lascia dubbi sul fatto di come essa sia stata da tempo preparata dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che nei giorni passati ha solamente fatto finta di aprire la porta alle opposizioni per avviare un negoziato.

Tutto è iniziato quando i manifestanti hanno presidiato il Parlamento ucraino, dove lo Speaker, Volodymyr Rybak, esponente del Partito delle regioni del Presidente Yanukovych, si è rifiutato di porre ai voti il ripristino delle libertà democratiche che il Capo di Stato ha sotratto proprio al Parlamento.

Ai primi spari della polizia, che hanno provocato le prime tre vittime, i manifestanti, che hanno installato un ospedale volante addirittura presso il Monestero Mykhaylvsky, hanno risposto con la ri-occupazione degli edifici pubblici precedentemente sgombrati, mente le forze speciali di polizia hanno continuato ad aprire il fuoco sulla folla fino ad inizio mattinata, portando il numero delle vittime a 25.

Ancora più dura degli spari della polizia è la pozione del Presidenre Yanukovych, che, durante colloqui notturni con i Leader dell’Opposizione, ha ventilato l’ipotesi di varare lo Stato di Guerra se i manifestanti non avessero nell’immediato abbandonato la piazza.

Yanukovych, che ha addossato la responsabilità degli sconti sull’opposizione, è stato contestato dall’Amministrazione Presidenziale del Capo di Stato degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che si è detta pronta a rafforzare le sanzioni che già sono state imposte nei confronti di quelle autorità ucraine che non rispettano i diritti umani e la democrazia.

Da parte loro, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il Presidenre polacco, Bromislaw Komorowski, hanno cercato un contatto con Yanukovych, che, tuttavia, non ha risposto al telefono.

La decisione di Yanukovych di usare la forza contro i manifestanti chiude le porte ad ogni possibile forma di dialogo, ed apre alla possibilità che in Ucraina si arrivi ad una guerra civile che renda ancor più alto il numero delle vittime.

In Europa serve un cambio di passo dopo il fallimento della Commissione Barroso

In tutto questo, una forte responsabilità spetta alla Commissione Europea, che si è sempre rifiutata di imporre sanzioni, nonostante l’adozione di misure punitive nei confronti delle Autorità ucraine, come il blocco dei conti bancari e il diniego della concessione di visti Schengen, fosse stata richiesta a gran voce dal Parlamento Europeo con una risoluzione unitaria approvata all’unanimità da tutte le forze politiche.

L’escalation dei fatti a Kyiv dimostra l’inconsistenza della Commissione Europea presieduta dal popolare José Manuel Barroso, che ha perso un’occasione irripetibile per prendere una posizione forte ed unita in difesa della democrazia e della libertà in un paese, l’Ucraina, che per ragioni storiche, culturali e sociali appartiene alla grande famiglia europea.

A nulla sono valsi gli appelli per una posizione più risoluta dell’UE da parte del Presidente e del Vicepresidente del Parlamento Europeo, i socialisti e democratici Martin Schulz e Gianni Pittella, condivisa dall’altro Vicepresidente popolare Jacek Protaszewicz e da Europarlamentari di tutti gli schieramenti, tra cui il Capogruppo dei Socialisti e Democratici Hannes Swoboda, il Presidente della Commissione Esteri del Parlamento Europeo, il popolare Elmar Brok, il popolare Jacek Saryusz-Wolski, la Socialista e Democratica Patrizia Toia, la verde Rebecca Harms e il conservatore Pawel Kowal.

Ll’UE deve approfittare della questione ucraina per diventare finalmente non sarà politicamente forte e unita, e sopratutto consapevole della propria missione nel Mondo come modello per lo sviluppo della pace, del progresso, della Giustizia Sociale e dei Diritti Umani e civili, così come propone il Partito Socialista Europeo, che alle prossime elezioni europee candida proprio Martin Schulz alla Presidenza della Commissione.

Fino a quando l’UE non diventerà un soggetto politico forte e consapevole di sé, popoli che guardano all’Europa con ammirazione, come gli ucraini, saranno destinati a soccombere alla violenza di una dittatura come quella cruenta di Yanukovych, che la Commissione Barroso ha saputo solo condannare a parole.

Matteo Cazzulani

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ELEZIONI EUROPEE: NEL PPE È DUELLO JUNCKER-DOMBROVSKIS

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 18, 2014

L’ex-Premier lettone si candida per ottenere la nomination del Partito Popolare Europeo alla Presidenza della Commissione Europea contro l’ex-Presidente dell’Eurogruppo. Secondo i sondaggi è sempre più probabile il varo di una Grande Coalizione guidata dal Candidato del Partito Socialista Europeo Martin Schulz

A contendere al favorito lussemburghese la candidatura del Partito Popolare Europeo per la presidenza della Commissione Europea saranno dunque un lettone e un francese. Nella giornata di lunedì, 17 Febbraio, l’ex-Premier della Lettonia, Valdis Dombovskis, ha dichiarato l’intenzione di correre per la nomination del PPE per portare la sua esperienza da ex-Capo di Governo del primo Paese UE che ha fatto ricorso a prestiti internazionali per affrontare la crisi economica.

Dombovskis, che ha già ottenuto l’endorsement dei Partiti del PPE dei Paesi Baltici, è anche famoso per avere adottato misure di austerità per portare la Lettonia al di fuori dalla crisi con una politica di lacrime e sangue: uno sforzo che ha però permesso al suo Paese di entrare nell’Eurozona nel Gennaio 2014, e che oggi rischia di vedere un proprio esponente alla guida della più importante istituzione Europea.

A contendere la candidatura a Dombrovskis, Leader del Partito Vienotiba che ha rinunciato al Premierato lo scorso Novembre dopo il crollo del tetto di un supermercato che, a Riga, ha causato la morte di diverse persone, sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese di lungo corso, nonché ex-Presidente dell’Eurogruppo.

Secondo indiscrezioni, Juncker porterebbe godere del sostegno del Cancelliere Angela Merkel, che, dopo non essersi mai sbilanciata sul suo parere tra i candidati in corsa per la candidatura PPE, ha dichiarato di nutrire per l’ex-Premier lussemburghese una profonda simpatia.

Oltre a Dombrovskis e Juncker, che ha perso la carica di Premier dopo una storica sconfitta del suo Partito Popolare Cristiano Sociale nelle Elezioni Parlamentari lussemburghesi, lo scorso 20 Ottobre, tra i possibili candidati PPE c’è anche il Commissario per il Mercato Interno, il francese Michel Barnier.

La corsa di Barnier è tuttavia ostacolata dagli scarsi appoggi politici che potrebbero sostenere la corsa del Commissario transalpino all’ottenimento della candidatura PPE alla Presidenza della Commissione Europea.

La designazione del Presidente della più alta carica europea avviene, secondo quanto prevede il Trattato di Lisbona, in base al risultato delle prossime elezioni europee, su segnalazione del Partito europeo che ha ottenuto il maggior numero di voti.

Secondo i più recenti sondaggi, il PPE potrebbe essere superato di poco dal Partito Socialista Europeo, che candida alla Presidenza della Commissione Europea l’attuale Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.

Sempre secondo i sondaggi, la scarsa maggioranza che il PSE otterrebbe sul PPE potrebbe costringere le due forze partitiche a formare una Grande Coalizione per porre in minoranza le forze euroscettiche che, sopratutto in alcuni Paesi come Grecia, Francia, Italia, Polonia e Gran Bretagna, hanno sempre più consensi.

Tusk verso il Consiglio Europeo

La Grande Coalizione, che potrebbe ottenere l’appoggio esterno dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- e dei Verdi Europei, potrebbe portare la Merkel ad accettare la nomina di Schulz a Presidente della Commissione Europea, ma, in cambio, permetterebbe al PPE di mantenere la guida della seconda carica UE.

Secondo indiscrezioni, la Merkel avrebbe infatti proposto al Premier polacco, Donald Tusk, la Presidenza del Consiglio Europeo: posizione finora ricoperta dal belga Herman Van Rompuy e che, secondo il Cancelliere tedesco, dovrebbe ora spettare ad un rappresentante di uno dei più solidi Paesi dell’UE che è riuscito a tenersi fuori dalla crisi economica.

Tusk, che oltre ad essere Premier è anche Segretario del principale Partito polacco, la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- potrebbe essere rimpiazzato da due nomine in rosa, come quella del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento Ewa Kopacz a leader della PO e quella del Ministro dello Sviluppo Regionale Elzbieta Bienkowska alla guida del Governo.

Secondo il magazine Newsweek, a contendere il Premierato alla Bienkowska sono però anche il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che è molto apprezzato dalla Merkel, e il Ministro degli Interni, Tomasz Siemoniak.

Matteo Cazzulani

IN ROMANIA LA SINISTRA SI PRESENTA UNITA ALLE EUROPEE SOTTO LA GUIDA DEL PREMIER PONTA

Posted in Balcani by matteocazzulani on February 14, 2014

Il Partito Social Democratico romeno -PSD- l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania -UNPR- e il Partito Conservatore -PC- formano l’Unione Social Democratica -USD per supportare con una lista comune la candidatura alla Commissione Europea di Martin Schulz. Il progetto concepito per dare voce alle istanze sociali e del lavoro.

Una colazione di centrosinistra per supportare la giustizia sociale in Europa e per portare voti alla candidatura alla Presidenza della Commissione Europea del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz: esponente designato dal Partito Socialista Europeo per battere le destre e gli euroscettici.

Nella giornata di lunedì, 10 Febbraio, il Partito Social Democratico romeno -PSD- l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania -URPR- e il Partito Conservatore -PC- hanno firmato l’accordo per il varo dell’Unione Social Democratica -USD: un’alleanza elettorale che raccoglie tre delle quattro forze partitiche che, assieme al Partito Nazional Liberale -PNL- compongono la Coalizione di Governo Unione Social Liberale -USL- a sostegno del Premier Victoria Ponta.

Proprio Ponta, che è anche il Segretario del PSD, ha sottolineato come l’alleanza elettorale sia un fatto naturale che aggrega forze che già collaborano nella coalizione di Governo e che ambiscono ad andare oltre alla scadenza delle prossime Elezioni Europee, nelle quali l’USD si presenta con liste unitarie in sostegno alla candidatura di Schulz.

Tra gli obiettivi della coalizione, il Premier Ponta ha sottolineato la necessità di riproporre l’USD anche presso le Amministrazioni regionali, provinciali e comunali, per dare a un progetto di respiro europeo un più forte radicamento anche nei territori.

Come rilevato dal Capo del UNPR, Gabriel Oprea, il collante delle liste uniche dell’USD è costituito da principi come la socialdemocrazia, la giustizia sociale ed il dialogo tra i diversi attori del mondo del lavoro della Romania.

Per l’UNPR, la lista unica con il PSD non è una novità, dal momento in cui gli esponenti dell’Unione Nazionale per il Progresso della Romania che siedono in Parlamento sono registrati direttamente nel Gruppo del Partito Social Democratico romeno.

Il Leader del PC, Daniele Constatin, ha dichiarato che l’Unione delle tre forze di Governo permette all’USD di riunire un consistente capitale politico per portare una buona rappresentanza della società romena presso il Parlamento Europeo.

Il Partito Conservatore, nato nel 2005 dall’evoluzione del Partito Umanista di Romania -PUR- è il quarto partner per importanza, il più spostato a destra, nella coalizione di Governo, che vede i suoi pilastri nel PSD e nei liberali del PNL.

Liberali e destra contro l’USD

Proprio il PNL ha commentato la decisione dei partner di coalizione di unirsi in una lista unica per le elezioni europee come naturale, dal momento in cui l’USD aderirà al Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei e sostiene la candidatura di Schulz.

IL PNL, invece, appartiene all’ala più di destra dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei e supporta da un lato la candidatura di Guy Verhofstad alla Presidenza della Commissione Europea e, dall’altro, quella dell’attuale Commissario all’Economia Olli Rehn ad un nuovo incarico nella Commissione.

Così come avviene in altri Paesi, anche in Romania le elezioni europee hanno un contraccolpo sulla scena nazionale, in quanto la possibile vittoria dell’USD potrebbe portare non solo ad un rimescolamento degli equilibri interni alla coalizione di Governo, ma anche ad una crisi del Partito Democratico Liberale -PDL- del Presidente uscente Traian Basescu.

Il PDL romeno ha già chiarito la propria appartenenza al Partito Popolare Europeo ed attende la nomina del PPE di un proprio candidato alla Presidenza della Commissione Europea da contrapporre a Schulz.

Secondo indiscrezioni, la scelta dei popolari potrebbe cadere sull’ex-Presidente dell’Eurogruppo, l’ex-Premier lussemburghese Jean Claude Juncker.

Matteo Cazzulani
Responsabile per i Rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo

IL PPE CERCA UN CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE EUROPEA. JUNCKER FACORITO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 22, 2013

L’ex-Capo dell’Eurogruppo dato per favorito nella corsa alla Candidatura per la più alta carica UE. In corsa anche due Commissari Europei e quattro Premier voluti dalla Merkel

Sostegno del proprio Partito più di quello di altri due appartenenti al Partito Popolare Europeo. Questi sono i requisiti, stabiliti durante il vertice di Meise di giovedì, 20 Dicembre, che i Candidati alla Presidenza del Consiglio Europeo del PPE -la forza politica di maggioranza relativa al Parlamento Europeo- devono possedere per potere concorrere alla più alta carica dell’Unione Europea.

Il Candidato, che sarà selezionato nel prossimo vertice PPE, sarà anche il volto con cui la forza politica di centrodestra si presenterà agli elettori in una campagna elettorale che si preannuncia molto difficile, sopratutto in virtù del crescente euroscetticismo in molti dei Paesi in cui il Partito è molto forte.

Tra i nomi in lizza per la candidatura a Presidente della Commissione Europea risalta quello dell’ex-Presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, che già ha comunicato la sua disponibilità a correre come leader dei popolari europei e che, sulla base di primi calcoli, potrebbe essere supportato dai Paesi del Benelux, Germania, Danimarca, Svezia ed anche Francia.

Altro nome di peso è quello del Commissario UE alla Giustizia, Vivianne Reding, così come quello del Commissario al Mercato Interno, Michel Barnier. La Reding piace molto in Germania, e potrebbe ottenere appoggi anche in alcuni Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Possibili candidati sono anche molti Primi Ministri, a cui il Cancelliere tedesco, Angela Merkel -la vera regista del PPE- ha concesso tempo per valutare se lasciare i propri Paesi per la corsa alla Presidenza della Commissione.

Tra essi, ci sono il Premier irlandese, Enda Kenny, quello finlandese, Jurki Katainen, e l’ex-Capo del Governo lettone, Valdis Dombrovskis, che piace molto alla Cancelliere tedesca ed è rappresentativo dell’Europa Centro-Orientale, dove i popolari sono molto forti.

Notevole, come riportato da Gazeta Wyborcza, il pressing della Merkel sul Premier polacco, Donald Tusk, che, però, venerdì, 20 Dicembre ha dichiarato di essere interessato solamente al suo mandato in Polonia, che scade nel 2015.

PSE e Sinistra hanno già scelto, Liberali e Verdi al Congresso

Il PPE è l’ultimo Partito europeo che, come stabilito dal Trattato di Lisbona, deve indicare un candidato da contrapporre a quello del Partito Socialista Europeo, che ha scelto il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e a quello della Sinistra Europea, che ha già investito Alexis Tsipras.

L’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei ha indetto un Congresso per scegliere tra il Commissario UE all’Economia, Oli Rehn -appoggiato dai Partiti del Nord e Centro Europa- e il Capogruppo ALDE al Parlamento Europeo, Guy Verhofstad -supportato dai liberali del Sud e dell’Ovest dell’Unione.

Primarie sono state indette dai Verdi europei, che vedono la Capogruppo al Parlamento Europeo, Rebecca Harms, contrapposta all’italiana Angela Frassinetti.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI EUROPEE: REHN E VERHOFSTAD SI CONTENDONO LA CANDIDATURA ALDE ALLA COMMISSIONE EUROPEA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 19, 2013

I Partiti liberali di Estonia, Germania, Finlandia, Danimarca, Svezia, Cipro, Croazia e Bulgaria sostengono il Commissario UE all’Economia, mentre belgi, olandesi, austriaci, romeni, lussemburghesi e catalani supportano il Capogruppo in Parlamento Europeo. Divisa la Gran Bretagna sulla nomina della persona che dovrà concorrere con il socialista Martin Schulz.

L’Europa del Nord e quella Centro-Orientale contro quella Occidentale e meridionale, con la Gran Bretagna divisa tra i due candidati. Così appare la corsa alla nomination per la candidatura alla Presidenza della Commissiome Europea dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- il terzo gruppo del Parlamento Europeo, chiamato a designare un proprio candidato nel Congresso del Primo di Febbraio 2014.

Come riportato in una lettera dal Financial Times, firmata dal Capo del Partito delle Riforme estone, il Primo Ministro dell’Estonia Andrus Ansip, i Leader dei Parititi che appartengono all’ALDE di Finlandia, Danimarca, Svezia, Cipro, Corazia, Germania e Bulgaria hanno espresso il loro sostegno al Commissario UE all’Economia, Olli Rehn.

Come riporta il testo, per via del suo impegno dimostrato durante il suo lavoro da Commissario, Rehn è stato ritenuto dai Partiti liberali dell’Europa Settentrionale e Centro-Orientale il candidato più autorevole per sostituire, dopo le prossime Elezioni Europee, l’attuale Presidente della Commissione Europea, il popolare José Manuel Barroso.

Differente l’opinione dei Partiti liberali di Belgio, Olanda, Lussemburgo, Romania, Austria e Catalogna, che hanno già sottoscritto la candidatura del Capogruppo dell’ALDE al Parlamento Europeo, Guy Verhofstad.

Noto per le sue teorie federaliste animate alla creazione degli Stati Uniti d’Europa quanto prima, Verhofstad è supportato dai Partiti liberali di quei Paesi che, più di tutti, hanno sempre lavorato per la creazione di una federazione europea che riesca ad evolvere l’UE da Unione di Paesi a un unica grande realtà politica in grado di interfacciarsi con il Mondo con una voce sola.

Importante è anche il ruolo dei LibDem di Gran Bretagna, il più grande, ed influente raggruppamento dell’ALDE, che sulla questione della Candidatura alla Presidenza della Commissiome appaiono divisi.

Da un lato, Il Segretario dei LibDem, il Vicepremier britannico Nick Clegg, ha firmato la lettera in sostegno a Rehn, ma, dall’altro, il Parlamentare Europeo Chris Davies ha preferito supportare la corsa di Verhofstad.

Il PSE e la Sinistra hanno già scelto, il PPE ancora senza un candidato

La nomina di un candidato comune alla Presidenza della Commissione Europea da parte dei Partiti europei è prevista dal Trattato di Lisbona, volta a rafforzare la dimensione europea, e non più solo nazionale, delle consultazioni nazionali per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Il Partito Socialista Europeo ha già individuato il suo candidato nel Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, mentre la Sinistra Europea ha già scelto il greco Alexis Tsiparas.

Non è ancora stata determinata la candidatura del Partito Popolare Europeo: la più grande forza partitica del Continente che, secondo i sondaggi, dovrebbe nuovamente vincere le Elezioni Europee e, così, avere il diritto di nominare anche il prossimo Presidente della Commissione Europea.

Dopo la rinuncia alla candidatura da parte del Leader della Piattaforma Civica, il Premier polacco Donald Tusk, e del Capo del Partito Moderato svedese, il Capo del Governo di Svezia Fridrik Reinfeldt, il Cancelliere tedesco Angela Merkel è alla ricerca di un candidato autorevole.

Secondo ripetute indiscrezioni, la Merkel avrebbe promesso un tacito appoggio al candidato socialista Schulz in cambio dell’accettazione da parte dei socialdemocratici tedeschi della SPD di formare con i cristianodemocratici della CDU -il Partito della Merkel- e i cristiano sociali bavaresi della CSU una Grande Coalizione in Germania, varata al Bundestag proprio di recente.

I Verdi europei sono orientati sulla nomina dell’attuale Capogruppo al Parlamento Europeo, Rebecca Harms, mentre i Conservatori non hanno ancora effettuato la loro scelta.

Matteo Cazzulani

IN POLONIA È INIZIATA LA CAMPAGNA PER LE ELEZIONI EUROPEE

Posted in Polonia by matteocazzulani on December 16, 2013

Il Partito cristianodemocratico Piattaforma Civica -PO- propone una Polonia più forte in Europa, mentre i socialdemocratici della SLD candidano il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, alla Presidenza della Commissione Europea. I conservatori di Diritto e Giustizia -PiS- vanno invece in piazza per proporre un’Europa delle Nazioni.

Non solo Partito Democratico, Nuovo Centro Destra e Lega Nord in Italia, anche in Polonia il week end che si è appena concluso è stato tempo di Congressi. Nella giornata di sabato, 14 Dicembre, il Partito cristianodemocratico Piattaforma Civica -PO- ha celebrato la Sua Assemblea Nazionale per il rinnovo dei quadri dirigenti dopo un ciclo che ha visto Primarie per l’elezione del Segretario, vinte dal Premier, Donald Tusk, e Congressi Locali per l’elezione dei Segretari provinciali e regionali.

Durante il suo discorso, il Premier Tusk ha ricordato i successi ottenuti dalla PO durante gli ultimi sei anni passati al Governo, ed ha sottolineato come, per evitare una crisi più profonda nei prossimi anni, sarà necessaria una politica di sviluppo collegata alla disciplina di bilancio.

Dopo avere sottolineato la grande prova di democrazia data con le primarie e i Congressi locali dalla PO, il Premier Tusk ha dichiarato la necessità di prestare più attenzione all’istruzione per favorire innovazione nel mercato del lavoro e, di conseguenza, favorire occupazione di alto livello.

Oltre alla valorizzazione delle donne, con la nomina a Vicesegretario del Partito del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz, l’Assemblea Nazionale PO è stata l’occasione per il lancio della campagna elettorale per le Elezioni Europee.

“Dobbiamo trovare almeno cinque persone competenti come Martin Schulz che rafforzino la posizione della Polonia in Europa” ha dichiarato Tusk, aprendo de facto ad una candidatura alla Presidenza della Commissione Europea dell’attuale Presidente del Parlamento Europeo, che è già stato candidato dal Partito Socialista Europeo.

A rendere importanti le dichiarazioni di Tusk di sostegno -seppur indiretto- alla candidatura di Martin Schulz è l’appartenenza della PO al Partito Popolare Europeo: forza politica alla quale appartengono alcuni Partiti cristianodemocratici europei come, tra gli altri, la CDU del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che è ancora in cerca di un suo pretendente alla più alta carica UE.

Proprio Schulz ha preso parte nella medesima giornata alla Convenzione Nazionale del Partito socialdemocratico SLD, che, oltre ad avere nominato il Presidente del Parlamento Europeo suo candidato alla Presidenza della Commissione Europea come tutti le forze partitiche che appartengono al PSE, ha esposto le linee guida per la Polonia e l’Europa.

Come dichiarato dal Segretario del SLD, Leszek Miller, i socialdemocratici supportano anche l’incremento delle pensioni, l’abbattimento dell’età previdenziale -ad oggi fissata a 61 anni- incentivi per i medicinali per i meno abbienti, e una riforma dell’assetto amministrativo con la moltiplicazione dei Voivodati -Regioni- a 49, per meglio recepire le esigenze del territorio.

In contemporanea agli eventi di PO ed SLD, anche il Partito conservatore Polonia Solidale -SP- e il neonato Partito liberal-conservatore Polonia Insieme -PR, creata dal candidato sconfitto dal Premier Tusk nelle Primarie PO, Jaroslaw Gowin- hanno celebrato le loro Assemblee Nazionali, mentre il Partito liberal-radicale Tuo Movimento -TR- ha celebrato il suo congresso la settimana precedente.

Differente la scelta del principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che per lanciare la campagna europea ai congressi e alle primarie ha preferito la piazza, con una dimostrazione in ricordo della proclamazione dello Stato di Guerra nel 1981.

Come dichiarato dal Capo di PiS, Jaroslaw Kaczynski, la Polonia soffre diritti calpestati per i lavoratori, un sistema sanitario che non cura realmente chi si trova nel momento del bisogno, paghe troppo basse, e, nel complesso, una società ingiusta che va ristrutturata ripartendo dalla solidarietà nazionale.

Sulle questioni internazionali, Kaczynski, Capo di uno dei Partiti più critici nei confronti dell’Europa che appartiene al Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -insieme, tra gli altri, ai Tory inglesi- ha proposto una nuova Europa in cui la Polonia abbia una dimensione più autonoma e sovrana rispetto alle tendenze integrazioniste sostenute da PO ed SLD.

Malgrado le differenze in politica interna, i Partiti polacchi hanno l’occasione di trovare una posizione comune in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Unione Europea durante una Tavola Rotonda che il Premier Tusk ha dichiarato di volere convocare in collaborazione con il Presidente Bronislaw Komorowski.

Una competizione aperta

A motivare il lancio della campagna elettorale europea è stato anche l’ultimo sondaggio, che da PO e PiS appollaiati al 22%, seguiti da un forte SLD con il 10%.

Quarto, con il 6%, si classificherebbe il Partito Contadino PSL, che governa in coalizione con la PO e che, così come i partner di maggioranza, appartiene al PPE nonostante alcuni orientamenti tipici di una forza di sinistra.

Quinto, con il 3%, il TR: movimento formato da fuoriusciti dal SLD e dalla PO che ha avviato trattative per appartenere al Partito Liberale Europeo e al PSE.

Matteo Cazzulani