LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Attentato in Ucraina: Poroshenko chiede alla Comunità Internazionale che le milizie prorusse siano riconosciute come organizzazioni terroristiche

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 20, 2014

Il Presidente ucraino accusa le milizie prorusse di avere colpito l’aereo della Malaysian Airlines, e di non permettere agli osservatori internazionali di recarsi sul luogo dell’abbattimento. Gran Bretagna, Olanda, Australia e USA accanto alla Polonia per sollevare in sede NATO la questione ucraina

Le cose e le persone vanno chiamate con il loro nome: chi abbatte un aereo passeggeri durante l’occupazione militare di una parte di uno Stato straniero è un terrorista. Questo è il messaggio lanciato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, sabato 19 Luglio, si è appellato alla Comunità Internazionale affinché le sia applicato lo status di associazione terroristica alla Repubblica Popolare di Donetsk e alla Repubblica Popolare di Luhansk: entità statali autoproclamate sotto l’occupazione militare delle milizie prorusse in Ucraina orientale.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la richiesta di Poroshenko è motivata da due motivi: in primis, le milizie pro-russe hanno abbattuto il Boeing 777 della Malaysian Airlines su cui viaggiavano 298 civili di nazionalità malese, olandese, americana, britannica e neozelandese.

In secondo luogo, i miliziani non hanno permesso né alle Autorità ucraine, né agli ispettori dell’OSCE di recarsi sul luogo dell’abbattimento per avviare le indagini e restituire i cadaveri alle famiglie.

“Gli informatori europei sono impossibilitati a recarsi presso il luogo dell’abbattimento, e ci riferiscono di cadaveri trasportati da un posto all’altro brutalmente: questa situazione è inaccettabile -ha dichiarato Poroshenko- Questi comportamenti non possono restare impuniti: un processo a carico delle milizie prorusse deve essere effettuato al più presto”.

Concorde con Poroshenko si è detto il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha assicurato l’impegno della Polonia a supportare la posizione di Kyiv preso la riunione dei Paesi del Gruppo di Vysehrad, la NATO e l’Unione Europea.

Oltre alla Polonia, tradizionale alleato dell’Ucraina, Poroshenko ha incassato anche il sostegno di Gran Bretagna e Olanda, dopo che il Primo Ministro britannico, David Cameron, e il Premier olandese, Mark Rutte, hanno ritenuto necessario assicurare i responsabili alla giustizia, come riportato dall’agenzia AFP.

Concorde con Cameron e Rutte si è detto il Premier australiano, Toni Abbott, mentre il Presidente degli Stati Uniti D’America, Barack Obama, ha illustrato le evidenti responsabilità delle milizie prorusse e della Russia nell’abbattimento del Boeing 777 della Malaysian Airlines in Ucraina orientale.

Duro con le milizie prorusse si è anche dichiarato anche il Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che, in un’intervista all’autorevole Bild, ha criticato la Russia per permettere ai miliziani che occupano l’est dell’Ucraina e la Crimea di continuare ad approntare azioni militari tese a destabilizzare il Governo ucraino.

Differente è l’ipotesi espressa dal Premier turco, Tajip Erdogan, che, come riportato dall’Hurriyet, si è detto convinto che l’aereo malaysiano sia stato abbattuto dai russi.

La Russia si riarma ai confini con l’Ucraina

A dare ragione a Erdogan è un’inchiesta dell’autorevole Wall Street Journal, che, sulla base di documenti dell’intelligence degli Stati Uniti d’America e dell’Ucraina, ha provato il coinvolgimento della Russia nel supportare attivamente le milizie pro-russe con armamenti di ogni tipo.

Oltre al sistema BUK, con cui i miliziani pro-russi hanno abbattuto il volo della Malaysia, i russi hanno fornito anche carri armati, batterie missilistiche terra-aria e uomini da infiltrare nelle regioni ucraine orientali.

A sostegno dei timori del Wall Street Journal sono anche le segnalazioni della NATO e del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, che, Domenica, 20 Luglio, hanno fissato il movimento di 30 carri armati dell’esercito russo nelle regioni occidentali della Russia, a ridosso del confine ucraino.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140720-132045-48045440.jpg

Ucraina: Poroshenko reagisce al fallimento della Troyka di Kaliningrad

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 12, 2014

Il gruppo di contatto informale di Polonia, Germania e Russia non è riuscito a trovare una posizione comune sulla questione ucraina. Il nuovo Presidente ucraino avvia le trattative per la pace nell’est dell’Ucraina

Unita o divisa, l’Europa non riesce a portare la crisi ucraina ad una soluzione definitiva a causa dell’immobilismo della Russia. Nella giornata di martedì, 10 Giugno, a San Pietroburgo, un summit urgente dei Ministri degli Esteri della Troyka di Kaliningrad -gruppo informale di contatto composto da Germania, Polonia e Russia- ha illustrato quanto ancora troppo lontane tra loro, e per certi verdi inconcilianti, siano le posizioni di Europa e Russia sull’Ucraina.

Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha fortemente voluto questo incontro, ha sottolineato come la Polonia, Paese confinante con l’Ucraina, veda con forte preoccupazione la presenza di militari russi nelle regioni orientali ucraine.

“Gli ucraini hanno tutte le ragioni per reagire alle attività militari illegali compiute da soldati di Paesi stranieri presenti nelle regioni orientali del Paese -ha dichiarato Sikorski- l’obiettivo di costoro è quello di destabilizzare l’Ucraina, che di recente ha compiuto una scelta politica importante con l’elezione di un nuovo Presidente”.

Accento sull’elezione del nuovo Presidente ucraino, Petro Poroshenko, è stata posta anche dal Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che ha illustrato come, con l’elezione plebiscitaria del nuovo Capo di Stato, gli ucraini abbiano voluto dare un mandato forte alla loro guida politica.

“Anche la Germania è profondamente turbata per una situazione, quella ucraina, che rischia di ripristinare vecchie divisioni in Europa -ha dichiarato Steinmeier- È indispensabile che la Russia faccia la sua parte nel processo di desescalation della tensione militare”.

In risposta a Steinmeier, il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, si è detto favorevole al piano di pace proposto dal Presidente dell’OSCE, Didier Bulkhalter, sulla base di un Accordo trovato precedentemente a Ginevra.

“Le ragioni della crisi sono tutte interne all’Ucraina -ha dichiarato Lavrov- Però, è Poroshenko che deve avere un ruolo di primaria importanza per porre fine alle violenze militari”.

La posizione di Lavrov è stata smentita fin dalla giornata di mercoledì, 11 Giugno, quando lo stesso Poroshenko, dopo avere promesso di porre fine alla guerra nell’Est dell’Ucraina entro un mese dal suo insediamento, ha invitato i guerriglieri russi a deporre le armi.

Poroshenko, che ha anche chiesto la creazione di un corridoio umanitario per permettere ai civili di fuggire dai teatri di guerra, si è detto pronto a sedersi al tavolo con chiunque, a patto che sia raggiunto un’immediate cessate il fuoco.

Ancora nessun accordo sul gas

Il ruolo di Poroshenko sarà anche necessario per trattare con il Presidente russo, Vladimir Putin, il rinnovo del prezzo del gas che l’Ucraina importa dalla Russia, dopo che, sempre mercoledì, 11 Giugno, le trattative tra Kyiv e Mosca, coordinate dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, sono fallite.

La Russia ha preteso dall’Ucraina il pagamento di un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas: una quota inferiore rispetto a quella di 485 Dollari per mille metri cubi oggi in essere, ma pur sempre al di fuori delle logiche di mercato.

“Non possiamo accettare una proposta unilaterale formulata da Mosca per mettere Kyiv in difficoltà -ha dichiarato il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan- La Russia vuole far saltare il tavolo per mostrare agli occhi dell’Europa che l’Ucraina è un partner inaffidabile, e che quindi è necessaria la realizzazione del gasdotto Southstream”.

L’allarme lanciato da Prodan è confermato dalla recente decisione di Bulgaria e Serbia di congelare la realizzazione del Southstream perché non in linea con i regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Il Southstream è un gasdotto concepito da Putin per incrementare di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno la già alta dipendenza dell’Europa dal gas russo, di cui Mosca si avvale come arma di coercizione geopolitica nei confronti dei Paesi UE e dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140612-094251-34971578.jpg

Ucraina: Putin lancia l’offensiva del gas in Europa Centrale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 1, 2014

Dopo un incontro con il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, il Presidente russo ritira solo parzialmente l’esercito dai confini ucraini, ma riapre il discorso sullo status della Transnistria. Concessi crediti e sconti a Ungheria e Slovacchia per bloccare la strategia di diversificazione delle forniture di gas di Kyiv.

L’isolamento internazionale e le sanzioni volute dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, sono servite, ma il gas, e le lobby filorusse, hanno forse più successo in Europa della pressione diplomatica del Capo di Stato USA. Nella mattinata di lunedì, 31 Marzo, dopo circa quattro ore di colloquio a Parigi, il Segretario di Stato USA, John Kerry, inviato a discutere con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, in merito alla questione ucraina, ha dichiarato che Washington consulterà sempre l’Ucraina in ogni passo delle trattative.

Kerry ha inoltre contestato la richiesta di federalizzazione dell’Ucraina che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha avanzato a Kyiv in cambio della normalizzazione delle relazioni. Secondo Kerry, la proposta è destinata a destabilizzare ulteriormente lo Stato ucraino in favore della Russia, ed ha rappresentato un interferimento di Mosca negli affari interni di un Paese sovrano ed indipendente.

Infine, il Segretario di Stato USA ha espresso preoccupazione per il rafforzamento della presenza militare russa ai confini dell’Ucraina, ed ha invitato Mosca a decrementare la tensione per evitare un’escalation del conflitto.

Pronta è stata la reazione di Putin, che, dopo poche ore, ha dato ordine di ritirare 10 Mila soldati dalla regione di Rostov: un segnale di timida apertura che, tuttavia, è stato ritenuto insufficiente dal Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier.

Oltre alla finta ritirata militare, Putin ha avuto una conversazione telefonica con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, con cui ha sollevato la questione della Trasnistria: territorio della Moldova occupato da truppe russe, per cui la Federazione Russa da tempo richiede il riconoscimento dell’autonomia da Chisinau.

Nella medesima giornata, Putin ha dato il via libera definitivo all’erogazione di un credito all’Ungheria per la realizzazione della centrale nucleare di Paks. La manovra è una mossa strategica per compattare il rapporto politico con il Premier ungherese, Victor Orban, che ha a più riprese dichiarato di non condividere le sanzioni poste dall’Unione Europea alla Russia per non rovinare il rapporto di collaborazione economica tra Budapest e Mosca.

Per Putin, l’Ungheria rappresenta anche una potenziale minaccia al controllo di Mosca sull’Ucraina, dal momento in cui è proprio tramite i gasdotti ungheresi che Kyiv ha previsto l’importazione di gas russo dalla Germania, venduto dalla compagnia tedesca RWE a minor prezzo rispetto a quello russo, per decrementare la dipendenza dalle forniture di oro blu di Mosca, che coprono il 90% circa del gravi sogno complessivo ucraino.

A testimoniare l’offensiva energetica di Putin in Europa Centrale è anche la concessione di uno sconto sul prezzo del gas che il monopolista statale russo Gazprom -la longa manus del Cremlino in ambito energetico- ha concesso alla compagnia slovacca SPP. La decisione prolunga nel tempo anche il contratto che obbliga la SPP a veicolare in Austria ed Italia il gas dalla Russia e, così, rende impossibile l’utilizzo inverso dei gasdotti slovacchi per rifornire l’Ucraina di oro blu non russo.

La Polonia sfrutta il suo shale, l’Italia guarda a quello dagli USA

Chi, invece, persegue strategie di diversificazione energetica è la Polonia che, sempre lunedì, 31 Marzo, ha dato il via allo sfruttamento preventivo di gas shale grazie alla firma di un Accordo tra la compagnia energetica nazionale polacca PGNiG e il colosso USA Chevron.

La firma dell’accordo, che riguarda lo sfruttamento dei giacimenti Tomaszow Lubelski, Wiszniow-Tarnoszyn, Zwierzyniec e Grabowiec, è in linea con la richiesta USA di sfruttare i giacimenti europei di shale per decrementare la dipendenza dall’importazione di energia dalla Russia, assieme all’importazione di gas non convenzionale che, su proposta di Obama, Washington è pronta a vendere all’UE.

Oltre alla Polonia, che secondo le stime EIA è il primo Paese per riserve di gas shale in UE, anche l’Italia ha cominciato a valutare la possibilità di decrementare la quantità di gas russo utilizzato a causa della crisi di Crimea.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, ha espresso dubbi sulla realizzazione del Southstream -gasdotto concepito da un accordo politico tra Putin e il Governo Berlusconi per incrementare la quantità di gas russo esportato in UE- ed ha ventilato l’ipotesi di avvalersi di forniture alternative di gas per il prossimo inverno.

Proprio Scaroni, assieme all’ex-Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha già ritenuto necessaria la realizzazione di rigassificatori per importare, anche in Italia, shale liquefatto che gli USA sono disposti a vendere.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: I RUSSI OCCUPANO ANCHE LA CRIMEA OCCIDENTALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 10, 2014

Militari russi occupano le basi aree ucraine di Chornomorske e Saki per rafforzare l’invio di mezzi armati in Ucraina. La NATO rafforza la difesa dei confini della Polonia in caso di invasione del territorio ucraino dell’esercito di Mosca

Con l’occupazione della base di Chornomorske, avvenuta nella giornata di Domenica, 9 Marzo, salgono a 11 le basi militari controllate dall’esercito russo in Crimea, e nulla sembra potere fermare Putin nel suo progetti di disgregazione territoriale dell’Ucraina. Come riportato da diversi media locali, uomini armati privi di uniforme, ma con espresso accento russo, hanno occupato anche l’aeroporto militare di Saki ed hanno bloccato la strada che porta alla base di Novofedorovce: un’azione che consente alla Russia di assicurarsi l’invio e il posizionamento di ulteriori truppe militari in Crimea per rafforzare una presenza militare che già vede in territorio ucraino un contingente armato di 30 Mila uomini della Federazione Russa.

Pronta è stata la riposta del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha dichiarato che l’integrità territoriale dell’Ucraina è inviolabile, ed ha discusso della situazione militare con l’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America, che, nel frattempo, ha rafforzato la difesa dei Paesi NATO con il posizionamento di uno stormo di 12 aerei militari di categoria F16, con tanto di personali nei confini orientali della Polonia.

La misura difensiva degli USA, resa necessaria dopo che fonti attendibili hanno confermato l’installazione nella zona occupata della Crimea del sistema militare balistico Grad da parte dell’esercito russo, ha anche riguardato la diplomazia.

Sabato, 8 Marzo, il Segretario di Stato USA, John Kerry, in una conversazione telefonica con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha dichiarato che l’occupazione militare della Crimea esclude ogni risoluzione diplomatica della crisi ucraina tra Russia ed Occidente.

La Germania non vede progressi nel dialogo con la Russia

Attiva sul ruolo della diplomazia, seppur invano, è anche la Germania, con il Ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, che ha dichiarato come il tentativo di dialogo finora approntato dall’Unione Europea con la Russia non abbia portato ad alcun risultato.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Steinmeier ha riportato come un accordo tra UE ed USA sia stato preventivamente raggiunto nella giornata di mercoledì, 5 Marzo.

Successivamente, come dichiarato sempre dal Ministro degli Esteri tedesco, l’indizione di un referendum per l’annessione della Crimea alla Russia da parte delle autorità separatiste crimee con l’appoggio di Mosca, giovedì, 6 Marzo, ha tuttavia riportato ad un congelamento delle relazioni tra i russi e l’Occidente.

Critico è stato anche il parere del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha invitato la Russia a non avvalersi della presunta difesa delle minoranze russofone come pretesto per giustificare la presenza militare in Crimea.

Sikorski, che con Steinmeier è stato molto attivo nel risolvere la precedente crisi politica tra i manifestanti per la democrazia e il regime dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha sottolineato che la questione delle minoranze nazionali -che in Ucraina non sono mai state discriminate- deve essere contestualizzata nell’OSCE.

Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH DESTITUITO E TYMOSHENKO LIBERATA: IN UCRAINA VINCE LA DEMOCRAZIA, MA OCCORRE ANCORA PRUDENZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 23, 2014

Il Parlamento ucraino elegge un nuovo Speaker, destituisce il Presidente e libera dalla detenzione politica la leader dell’Opposizione, incarcerata dal 2011 dopo un caso di Giustizia Selettiva. Elezioni anticipate fissate il 25 Maggio, mentre Yanukovych cerca invano di riparare in Russia

I sanitari d’oro, un parco auto da museo, per poi passare ai documento in cui si testimoniano le violazioni dei diritti umani e gli ordini di reprimere le manifestazioni pacifiche in sostegno dell’Europa prima e della democrazia poi, fino ai mutandoni rossi di alta moda: nulla di diverso rispetto a quanto già visto presso Gheddafi, Saddam Husseyn ed altri sanguinari dittatori.

Queste sono le immagini provenienti da Mezhihyrya: la residenza privata del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, a cui la stampa ha potuto accedere nella serata di sabato, 22 Febbraio, dopo che il Parlamento ha votato all’unanimità per la decadenza del Capo dello Stato, ed ha fissato la data di nuove elezioni presidenziali per il 25 Maggio.

Oltre alla cacciata di Yanukovych -fino alle nuove elezioni le funzioni del Presidente saranno ricoperte dal nuovo Presidente del Parlamento, Oleksandr Turchynov- il Parlamento ha approvato l’immediato rilascio di Yulia Tymoshenko: Leader dell’opposizione ucraina detenuta dal 2011 in seguito ad un processo irregolare riconosciuto da tutti gli osservatori internazionali e da un pronunciamento della Corte Europea per i Diritti Umani come politicamente motivato.

Appena liberata dalla colonia di Kharkiv, la Tymoshenko -ridotta sulla sedia a rotelle in seguito alle violenze subite in prigione e all’ernia al disco di cui è affetta, che non è stata curata dalle Autorità carcerarie- è stata trasportata a Kyiv, dove, sul Maidan, ha invitato i manifestanti a restare sulla piazza fino a quando Yanukovych non sarà del tutto destituito.

Lo stesso Yanukovych, dopo avere cercato invano di fuggire in Russia con un jet privato fermato dalle forze di polizia, che assieme ai Servizi Segreti, sono passate dalla parte della nuova maggioranza, si è rifugiato nel Donbass, la sua regione d’origine, da dove ha ritenuto illegittime le decisioni prese dal Parlamento.

Quanto accaduto sabato, 22 Febbraio, è un ottimo risultato per un popolo, quello ucraino, che dopo avere subito la repressione violenta delle forze di polizia del regime di Yanukovych, che ha provocato più di cento morti e diverse centinaia di feriti, non ha rinunciato alla protesta e, con le armi della determinazione, ha ottenuto la sua libertà.

Il fatto è stato anche una dimostrazione di come l’Unione Europea possa contare davvero tanto quando decide di prendere una posizione chiara ed attiva di politica estera: l’armistizio tra il regime di Yanukovych e l’opposizione, a cui è seguita la destituzione del Presidente ucraino e la liberazione della Tymoshenko, è stato possibile anche e sopratutto grazie all’intervento di mediazione dei Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Frank-Walter Steinmeier, inviati a Kyiv dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton, per risolvere la situazione.

L’Europa deve fare ancora molto per garantire pace e progresso

Tuttavia, la partita non è ancora chiusa. Nella giornata di Domenica, 23 Febbraio, mentre le comunità ucraine di tutto il Mondo si riuniranno per dimostrare -a Milano alla manifestazione, fissata per le ore 15 in piazza Castello, partecipa anche il PD metropolitano milanese- si chiudono le olimpiadi di Sochi: un fatto che potrebbe consentire al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di fornire appoggio anche militare a Yanukovych per riprendere il potere.

Per reagire a questo possibile scenario, l’Europa deve attivarsi fin da subito per aprire le sue frontiere agli ucraini abbattendo il regime dei visti per un popolo che per ragioni culturali, storiche e sociali appartiene alla Grande Famiglia Europea.

Inoltre, deve essere protagonista dell’organizzazione di un gruppo di lavoro contestualizzato nell’Osce che sia in grado di gestire lo svolgimento di elezioni presidenziali anticipate davvero libere e democratiche, affinché sia lasciata ai soli ucraini la scelta di dove collocarsi nel Mondo senza condizionamenti geopolitici né ricatti energetici di alcun tipo provenienti dall’esterno.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: RIABILITATI TYMOSHENKO E PARLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 22, 2014

L’Europa trova l’accordo tra l’opposizione e il Presidente, Viktor Yanukovych, per ripristinare le libertà democratiche, indire nuove elezioni presidenziali, riabilitare i prigionieri politici e formare un governo tecnico provvisorio. Fondamentale il ruolo del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, inviato per conto dell’Unione Europea

O la firma o la morte. Questo è stato l’invito con cui il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, presente a Kyiv con il suo collega tedesco Frank Walter Steinmeier per contro dell’Unione Europea, ha incoraggiato i leader dell’opposizione Ucraina ad accettare un accordo con il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, che proprio i due diplomatici europei hanno negoziato fino alle prime ore di venerdì, 21 Febbraio.

L’accordo prevede il ripristino delle libertà democratiche che Yanukovych ha progressivamente cancellato dalla sua salita al potere nel 2010, la riabilitazione dei prigionieri politici vittime di casi di giustizia selettiva, l’indizione di elezioni presidenziali anticipate nel Dicembre 2014 e la formazione di un Governo tecnico provvisorio per guidare il Paese in un periodo di forte crisi.

Sulla base dell’accordo, già nella serata di venerdì, 21 Febbraio, il Parlamento ucraino ha votato per il ripristino della Costituzione del 2004, che ha reso l’Ucraina nuovamente una Repubblica Parlamentare-Presidenziale, restituendo alla Rada -il Parlamento ucraino- i poteri che il Presidente aveva ad essa prelevato ed accentrato nelle sue mani.

Importarte è stata anche la votazione di un provvedimento per la liberazione di Yulia Tymoshenko: la leader dell’opposizione ucraina incarcerata dal 2011 in seguito ad un caso di giustizia selettiva organizzato da Yanukovych per eliminare la sua più temuta avversaria politica.

L’accordo tra il Presidente e l’opposizione ottenuto grazie alla mediazione di Sikorski e Steinmeier ha anche permesso il cessate il fuoco a Kyiv, che, dopo l’aggressione violenta con armi da fuoco della polizia speciale di regime Berkut, ha provocato 100 vittime e più di un migliaio di feriti sopratutto tra i manifestanti.

Secondo notizie ben informate, come testimoniato dall’invito che Sikorski ha utilizzato per convincere l’opposizione a firmare l’accordo, il Presidente Yanukovych sarebbe stato pronto ad utilizzare l’esercito ed imporre la Legge Marziale per sedare la rivolta.

Yanukovych scappa a Kharkiv

Nonostante la votazione del Parlamento, i provvedimenti per essere esecutivi necessitano della firma del Presidente, che, tuttavia, ha dichiarato di non volere adempiere a tale obbligo istituzionale e, nella serata di venerdì, 21 Febbraio, è fuggito a Kharkiv per partecipare ad un incontro con un manipolo di Deputati a lui fedeli.

La decisione del Presidente pone un interrogativo sulla reale possibilità di cambiamento, e non esclude il riprendersi delle ostilità e della repressione non appena l’attenzione dell’Opinione Pubblica sarà calata.

Matteo Cazzulani

IN UCRAINA ARRIVANO LE EUROSANZIONI MA È TARDI: YANUKOVYCH PROVOCA CENTO MORTI E MIGLIAIA DI FERITI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 21, 2014

Il Consiglio Europeo congela i conti bancari e revoca i visti Schengen per le Autorità ucraine che non rispettano i Diritti Umani. Fuga in Europa degli oligarchi che supportano il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Una posizione necessaria ma tardiva che non frena un’escalation violenta che già si è verificata. Nella giornata di giovedì, 20 Febbraio, il Consiglio Europeo ha finalmente approvato l’imposizione di sanzioni personali mirate per le Autorità ucraine che hanno violato la democrazia ed i diritti umani, e che si sono rese responsabili del massacro di più di cento persone negli ultimi due giorni e di più di mille feriti, provocate dall’aggressione armata delle forze speciali di polizia Berkut su preciso ordine del Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych.

Nello specifico, le sanzioni prevedono il congelamento dei conti bancari per le Autorità ucraine e per i loro famigliari, che hanno interessi e che studiano in Paesi dell’Unione Europea, il diniego della concessione dei visti Schengen per queste personalità, il bando di importazione di strumenti che possono essere utilizzati per reprimere il dissenso con la forza e la violenza.

Oltre alle sanzioni, il Consiglio Europeo ha anche invitato i Paesi UE a facilitare l’erogazione dei visti per i cittadini ucraini, sopratutto per arginare una crisi umanitaria alle porte dell’Unione, e per rafforzare i legami umani con un Popolo che appartiene alla grande famiglia europea per ragioni di carattere storico, culturale e sociale.

La decisione del Consiglio Europeo è stata presa mentre la rivolta si è consumata nel sangue, con scene che testimoniano una vera e propria guerra civile provocata dall’uso della forza sui manifestanti ordinato dal Presidente Yanukovych, che durante il massacro del suo popolo ha intrattenuto colloqui con la delegazione UE, composta dai Ministri degli Esteri di Polonia, Francia e Germania: Radoslaw Sikorski, Laurent Fabius, Frank-Walter Steinmeier.

Le trattative hanno portato alla convocazione urgente di una seduta del Parlamento, durante la quale, da parte dell’opposizione compatta e di alcuni esponenti del Partito delle Regioni del Presidente Yanukovych, è stato approvato il divieto per i reparti Berkut di permanere in città.

Il cessate il fuoco, che per essere effettivo necessità comunque della firma del Presidente, che non ha ancora firmato, non è stato votato dalla maggioranza dei Parlamentari del Partito delle Regioni, che sono riparati in alcuni Stati UE per mettere al sicuro i loro capitali prima dell’entrata in vigore delle tardive eurosanzioni.

Ad esempio, Rinat Akhmetov, uno dei principali sponsor di Yanukovych, noto per essere il Presidente della squadra di calcio Shakhtar Donetsk, è volato subito a Londra, dove ad attenderlo ha trovato un nutrito comitato di accoglienza di emigrati ucraini inferociti per la repressione violenta del dissenso.

Putin con Yanukovych si comporta come con Assad

Otre all’Europa, chi si muove meglio e con più coraggio è il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che, durante una visita ufficiale in Messico, ha accusato il Presidente russo, Vladimir Putin, di inferire in Ucraina per destabilizzare la democrazia, così come fatto nei confronti della Siria.

In particolare, Obama, ripreso dal Guardian, ha sottolineato come Putin abbia dimostrato di non avere alcun rispetto per la volontà di autodeterminazione del popolo ucraino, che è sceso in piazza per la propria democrazia e per la propria libertà.

Nella mente di Obama è sicuramente la pressione economica, commerciale ed energetica -fatta di interruzione arbitraria delle forniture di gas ed embargo sui prodotti alimentari ucraini- che Putin sta da anni esercitando sull’Ucraina per destabilizzare la situazione interna al Paese ed inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale concepito per ricostruire un impero russo a forte matrice xenofoba e sciovinista orientato in primis alla distruzione dell’Europa e al contrasto della cultura occidentale.

Anche il Canada ha preso posizione, ed ha dichiarato, come già hanno fatto gli USA, di volere inasprire le sanzioni già imposte sugli ucraini responsabili della violazione dei Diritti Umani, come il restringimento dei visti.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: UE VERSO LE SANZIONI. GLI USA LE RAFFORZANO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 20, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, firma il diniego dei visti USA per 20 Autorità ucraine ritenute responsabili della violazione delle democrazia e dei diritti umani. Anche i vertici dell’Unione Europea verso misure punitive dopo la repressione violenta che ha provocato circa 40 vittime tra i manifestanti

Venti persone senza un visto per gli Stati Uniti d’America. Questa è la misura punitiva che, nella giornata di mercoledì, 19 Febbraio, il Presidente USA, Barack Obama, ha apportato nei confronti di 20 Autorità ucraine -i cui cognomi sono rimasti segreti, come prevede la Legge statunitense- ritenuti responsabili della violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina.

La presa di posizione di Obama, supportata dal Capogruppo democratico Harry Reid e dal senatore repubblicano John McCain, è stata presa in seguito alla repressione violenta delle manifestazioni per il ripristino delle libertà democratiche da parte delle forze speciali di polizia che, su ordine del Ministero degli Interni, martedì 18 Febbraio e mercoledì 19 Febbraio hanno sparato sulla folla, provocando 29 morti e più di cento feriti.

La misura di Obama segue le sanzioni che, lo scorso Gennaio, il Senato USA ha già approvato dopo precedenti repressioni violente ordinate dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che hanno portato alla morte di almeno sette persone: tutte sempre solo tra i manifestanti.

Sulla medesima strada degli USA sembra volere procedere anche l’Europa, che finora, per via di una decisione unilaterale della Commissione Europea, ha posto un freno all’adozione di misure restrittive nei confronti delle Autorità ucraine responsabili della repressione violenta del dissenso, nonostante il Parlamento Europeo abbia precedentemente approvato una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche che richiedeva l’imposizione di sanzioni.

A dettare il dietrofront è stato proprio il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, che non ha escluso l’adozione di misure punitive, come le sanzioni, dopo che l’Ucraina è sprofondata in una quasi guerra civile.

La posizione di Barroso riprende quella del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che, su invito del suo Vicepresidente Vicario, Gianni Pittella -che si è recato a Kyiv lo scorso Gennaio per verificare di persona la situazione nel Paese- ha da tempo chiesto sanzioni per la violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina e che, sempre mercoledì, 19 Febbraio, ha confermato la sua posizione dopo avere sottolineato che le Autorità ucraine si sono squalificate agli occhi dell’opinione pubblica europea.

A spingere verso le sanzioni sono anche i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, a partire dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che, d’accordo con il Presidente francese, Francois Hollande, ha sostenuto la necessità di adottare misure punitive nei confronti delle Autorità ucraine responsabili della morte violenta di circa 40 dimostranti dall’inizio della protesta.

L’ipotesi di sanzioni è stata supportata anche dal Premier polacco, Donald Tusk, e dal Capo del Governo lituano, Algirdas Butkevicius, che hanno evidenziato l’opportunità di congelare i conti bancari e di imporre il diniego della concessione dei visti Schengen per le Autorità ucraine come segnale che il segno della tolleranza UE è stato passato.

Sikorski, Steinmeier e Fabius a Kyiv per parlare con Yanukovych

Nel frattempo, dopo un’altra giornata di aggressione armata da parte della polizia le vittime a Kyiv sono salite a 29, dopodiché, nel corso della notte, è stata stabilità una tregua in occasione dell’arrivo in Ucraina del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, inviato speciale dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton.

Sikorski sarà raggiunto dai Ministri degli Esteri di Germania e Francia, Frank-Walter Steinmeier e Laurent Fabius, per cercare di convincere il Presidente Yanukovych a fermare la repressione armata del dissenso.

Matteo Cazzulani

UCRAINA E SIRIA: LA RUSSIA CONTRO GERMANIA E POLONIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 15, 2014

Il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov accusa di ingerenza nelle questioni ucraine il suo collega tedesco, Frank Walter Steinmeier, che invece lo ha invitato collaborare per risolvere la crisi politica a Kyiv. Il Capo della Diplomazia polacca, Radoslaw Sikorski, ricorda alla Russia le pressioni diplomatiche esercitate sull’Ucraina per impedire l’abbattimento delle tariffe doganali tra Kyiv e l’Europa

La Russia da una parte, Germania e Polonia dall’altra. Nella giornata di sabato, 14 Febbraio, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, durante colloqui ufficiali con il Ministro degli Esteri tedesco, Frank Walter Steinmeier, ha accusato la Germania di intromettersi negli affari interni dell’Ucraina, ed ha dipinto i manifestanti ucraini, che pacificamente stanno manifestando dal 21 Novembre scorso per la democrazia e la libertà contro il Regime del Presidente, Viktor Yanukovych, come violenti.

In particolare, la posizione di Lavrov è stata motivata dall’imminente incontro sulla situazione in Ucraina organizzato dal Presidente della Commissione Esteri del Parlamento Europeo, il popolare Elmar Brok, tra il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ed i rappresentanti dei due principali Partiti dell’Opposizione ucraina: il social-popolar-democratico Batkivshchyna e il moderato UDAR.

Pronta è stata la risposta del Ministro socialdemocratico Steinmeier, che ha invitato la Russia a collaborare per cercare, anche per mezzo dei colloqui con i principali attori politici, di una soluzione pacifica ad una crisi politica che in Ucraina dura da troppo tempo, e che, per via dell’uso delle armi da fuoco da parte della polizia di regime, ha provocato almeno sette morti e diverse centinaia di feriti tra i soli manifestanti.

A sua volta, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski dalla Polonia ha sottolineato come sia proprio la Russia ad intervenire sistematicamente nelle questioni interne dell’Ucraina con ritorsioni di carattere commerciale ed economico basate su precise finalità politiche.

Intervistato da Polskie Radio, Sikorski ha ricordato la concessione di un seppur misero sconto sulla bolletta del gas e l’erogazione di un prestito di 15 Miliardi di Dollari all’Ucraina da parte del Presidente russo, Vladimir Putin, per costringere il Presidente ucraino Yanukovych a non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo senza alcun danno all’economia della Russia.

Putin, che desidera a tutti costi inglobare l’Ucraina nella sua sfera di influenza per rendere la Federazione Russa una superpotenza mondiale a danno proprio dell’UE -che con la ricostituzione di un nuovo Impero russo vedremmo minacciata la sua già fragile integrità- tende a discreditare le manifestazioni in Ucraina dipingendole come violente e popolate da nazisti sovversivi, mentre, in realtà, ad utilizzare la violenza in piazza, su preciso mandato dell’Amministrazione Presidenziale, sono solo le forze di polizia.

Lavrov accusa Obama di volere sabotare gli accordi di pace

La stessa tecnica di disinformazione da parte della Russia è stata utilizzata da Lavrov anche a riguardo della Siria, su cui ha accusato l’Occidente, in particolare il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, di volere chiudere con le trattative con Mosca per lo smantellamento dell’arsenale chimico e batteriologico detenuto dal Dittatore siriano Bashar Al Assad.

Pronta è stata la risposta di Steinmeier, che ha evidenziato come la Germania, così come altri Paesi dell’UE, tra cui l’Italia, si stanno adoperando per distruggere le armi di distruzione di massa della Siria così come previsto dagli accordi sottoscritti tra l’Occidente e la Russia.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA DIVISA SENZA UNA POSIZIONE COMUNE SULL’UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 11, 2014

Il Consiglio Europeo per gli Affari Esteri ha approvato un Documento che offre aiuto logistico e lobbistico a Kyiv, interpretato diversamente dagli esponenti dei singoli Paesi. Differenti le vedute su prospettiva europea e sanzioni per le Autorità ucraine.

Non è una questione di colore politico, ma di assenza di uno spirito di comune appartenenza ad un’Europa ancora divisa dagli interessi particolari dei singoli Stati membri, che fatica a trovare persino una comune interpretazione ad una propria risoluzione. Nella giornata di lunedì, 10 Febbraio, il Consiglio Europeo per gli Affari Esteri ha emanato una nota in cui condanna l’uso della violenza in Ucraina da parte della Autorità Presidenziali sui manifestanti e, nel contempo, promette a Kyiv consulenza logistica e lobbistica presso il Fondo Monetario Internazionale ed altre Istituzioni mondiali per garantire l’erogazione di prestiti che possano aiutare il Paese ad uscire dalla crisi politica.

A commento del documento, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, la laburista Catherine Ashton, ha dichiarato che l’offerta che l’UE ha proposto all’Ucraina non può essere superiore a quella inoltrata ai Paesi del Balcani, a cui l’Unione ha promesso l’integrazione economica e politica in Europa.

Differente il parere del Ministro degli Esteri polacco, il cristiano-democratico Radoslaw Sikorski, che ha commentato le aperture contenute nella nota come positive, in quanto offrono all’Ucraina una chiara prospettiva di integrazione politica che va oltre la sola integrazione economica già promessa a Kyiv con l’Accordo di Associazione: documento che il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha rifiutato di firmare, provocando la protesta nonviolenta dei dimostranti.

Del medesimo parere di Sikorski è il Ministro degli Esteri lituano, il socialdemocratico Linas Linkevicius, che ha sottolineato come il documento approvato dal Consiglio Europeo lasci la porta aperta per l’integrazione politica di Kyiv in Europa.

Altro punto che ha portato differenti vedute, seppure più sfumante, è quello delle sanzioni personali sulle Autorità ucraine che si sono rese responsabili della violazione dei diritti umani e della democrazia.

Dell’argomento non c’è menzione alcuna nella nota del Consiglio d’Europa perché, come spiegato dal Ministro francese per l’Europa, il socialista Thierry Repentin, le sanzioni sono l’ultimo mezzo che l’UE intente adottare per cercare di risolvere la crisi politica in Ucraina.

Differente è la posizione del nuovo Capo della Diplomazia Ceca, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek, che ha ritenuto opportuno imporre le sanzioni nell’immediato, in quanto le violazioni della democrazia e dei diritti umani alle porte dell’Unione sono un fatto inaccettabile su cui l’Europa deve prendere una chiara posizione dura.

A mediare le due anime è il ministro degli Esteri della Germania, il socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier che, dopo avere pubblicamente sostenuto la necessità di imporre sanzioni, ha sottolineato come l’UE intenda concedere un’altra possibilità alle Autorità ucraine per trovare una soluzione pacifica prima di adottare misure fortemente punitive.

Senza poteri legislativi al Parlamento l’Europa resta debole e ininfluente nel Mondo

La posizione del Consiglio Europeo è in linea con quella della Commissione Europea che, come dichiarato dal Commissario UE per l’Integrazione e l’Allargamento, il socialdemocratico Stefan Fule, non intende per ora avvalersi delle sanzioni per punire le violazioni della democrazia in Ucraina, come invece già hanno fatto Stati Uniti d’America e Canada.

Consiglio Europeo e Commissione Europea hanno però ignorato la richiesta proveniente dal Parlamento Europeo che, con una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche, ha richiesto l’imposizione di sanzioni per arrestare una situazione di violenza che, dal 21 Novembre scorso, ha provocato almeno sette vittime e diverse centinaia di feriti ed arresti, tutti solo tra i manifestanti.

Sostegno alle sanzioni è stato dato anche dal Presidente del Parlamento Europeo, il socialdemocratico Martin Schulz, che ha accolto una richiesta inviata dal suo vice, il democratico Gianni Pittella, dopo un incontro a Kyiv con gli oppositori ucraini, la giornalista barbaramente picchiata Tetyana Chornovol, e la figlia di Yulia Tymoshenko -una delle più di cento vittime di giustizia selettiva in Ucraina.

Le divisioni delle Istituzioni Europee non permettono all’UE di prendere una posizione comune ed immediata per risolvere una crisi politica in un Paese, l’Ucraina, che appartiene alla grande famiglia europea per ragioni di carattere storico, culturale e sociale.

Preoccupa ancor di più che la decisione del Parlamento, in cui è rappresentato il popolo europeo, sia stata ignorata dai due organismi esecutivi dell’Unione -il Consiglio e la Commissione- che sono frutto di nomine effettuate dai singoli Stati e, di conseguenza, rispecchiano le sensibilità di ciascun Paese, impedendo l’approvazione di posizioni comuni europee.

Fino a quando al Parlamento Europeo non saranno concessi pieni poteri legislativi, tra cui il diritto di nomina del Presidente e dei membri della Commissione Europea, l’Unione rimarrà divisa e priva di una voce sola, e permetterà che un Paese che bussa alle sue porte, l’Ucraina, sia lacerato dalla violenza di una quasi-guerra civile, lasciato in balia delle mire imperialistiche e scioviniste della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani