LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin vs. NATO: anche la Lituania nel mirino della Russia

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on September 10, 2014

La magistratura russa richiede assistenza alla Procuratura Generale di Vilna per processare i ‘disertori’ che dopo l’Indipendenza lituana non hanno prestato il servizio di leva obbligatorio nell’esercito dell’URSS. Il Dipartimento alla Difesa della Lituania invita i cittadini a non viaggiare in Paesi extra-NATO

Prima in Lettonia con le proteste della popolazione russofona -trucco già utilizzato per giustificare l’invasione militare in Georgia e Ucraina- poi in Estonia con il rapimento del funzionario dei Servizi Segreti estoni Eston Rohven, infine, anche in Lituania con la vicenda dei ‘disertori’ dell’Armata Rossa. Nella giornata di martedì, 9 Settembre, la Procuratura Generale lituana ha ricevuto la richiesta di aiuto da parte della magistratura russa per denunciare una persona accusata di avere disertato il servizio di leva nell’esercito sovietico nel 1990.

Come riportato dal portale Delfi, pronta è stata la riposta della Procuratura Generale lituana, che ha negato ogni forma di collaborazione coi russi, in quanto il fatto, avvenuto dopo la dichiarazione e il riconoscimento dell’Indipendenza della Lituania, non costituisce reato secondo il codice penale di Vilna.

Tuttavia, oltre che ad essere priva di ogni fondamento giuridico, la richiesta della magistratura russa rappresenta un potenziale precedente che potrebbe presto coinvolgere gli altri 1562 cittadini lituani che nel 1990 hanno rifiutato di servire nell’Armata Rossa.

Tra essi, secondo i dati del Ministero della Difesa lituano, 20 persone considerate ‘disertori’ dell’Armata Rossa sono state catturate e rinchiuse in carcere in Russia, mentre altre 1465 sono state costrette all’anonimato per qualche tempo.

Per questa ragione, il Dipartimento della Difesa Nazionale della Lituania ha invitato i cittadini lituani che hanno rinunciato al servizio di leva nell’URSS dopo l’ottenimento dell’Indipendenza a non recarsi in nessun modo e per nessuna ragione in Paesi che non appartengono alla NATO.

Il possibile arresto di questi cittadini lituani in Russia, o in Paesi alleati di Mosca, finirebbe per innescare un meccanismo di cui il Presidente russo, Vladimir Putin, si potrebbe facilmente avvalere non solo per richiedere l’estradizione degli altri ‘disertori’, ma anche per creare un vero e proprio casus belli con la Lituania.

Del resto, voci autorevoli in merito all’interferenza di Putin nelle questioni interne alla Lituania si sono sollevate già durante la recente crisi di Governo provocata dall’uscita dell’Azione Elettorale dei Polacchi in Lituania -AWPL- dalla coalizione che appoggia il Premier Algirdas Butkevicius -una maggioranza delle ‘larghe intese’ composta dal Partito Social Democratico Lituano, dal Partito del Lavoro e dai conservatori di Ordine e Giustizia.

La AWPL, che raccoglie i voti della minoranza polacca conservatrice, secondo il rating stilato da importanti centri studi internazionali, come l’OSW, appartiene infatti alla fascia dei Partiti sostenuti e finanziati logisticamente dal Cremlino per sostenere la politica imperialista di Putin e destabilizzare l’equilibrio interno a Paesi che si oppongono alla politica imperiale di Mosca.

La provocazione in Lituania va poi di pari passo con altri atteggiamenti simili assunti da Putin per provocare il casus belli con altri Paesi della regione del Baltico, come, lo scorso sabato 6 Settembre, il rapimento in Estonia di un agente dei Servizi Segreti estone, Eston Rahvan, subito deportato in Russia, processato e condannato alla detenzione per azioni di spionaggio.

In Lettonia, sui cui cieli da tempo l’aviazione militare russa sconfina, Putin è sospettato di avere indotto la protesta della minoranza russofona per presentare il Paese come repressivo nei confronti dei russi: una tattica che ha già portato la Russia ad invadere l’Ucraina in nome del diritto, presunto, di Mosca di tutelare la popolazione ucraina di lingua russa.

L’importanza di rafforzare la NATO prima che sia troppo tardi

A mettere in allarme sulle possibili provocazioni di Putin nel Baltico è stato il noto commentatore dell’Economist Edward Lucas che, durante un’audizione presso la Camera dei Comuni britannica, ha evidenziato come il vero scopo di Putin sia attuare la guerra all’Unione Europea e alla NATO, iniziando proprio dal provocare il ‘ventre molle’ dell’Occidente, ossia i Paesi Baltici.

Simile posizione è stata presa dal Presidente della Lituania, Dalija Grybauskaite, che, durante il vertice sulle nomine del nuovo Presidente del Consiglio Europeo e dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’UE, ha sottolineato come, con l’invasione all’Ucraina, Putin abbia lanciato la dichiarazione di guerra all’Europa.

“Con l’invasione dell’Ucraina, Putin ha violato il memorandum di Budapest -ha dichiarato alla CNN la nota commentatrice Anne Applebaum, facendo riferimento all’accordo con cui l’Ucraina ha rinunciato al nucleare in cambio del riconoscimento dell’inviolabilità del suo territorio da parte di Russia, Stati Uniti d’America e Gran Bretagna- ma nessuno ha pagato per questo, né l’Occidente ha voluto difendere Kyiv”.

“Mi chiedo se ora siamo pronti a difendere almeno Estonia, Lettonia e Lituania, e, se sì, quanto presto” ha continuato la Applebaum, sottolineando che senza un rafforzamento della NATO i Paesi dell’Europa Centro-Orientale si sentono sempre più insicuri dinnanzi alla politica di espansione militare della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Dopo l’Accordo di Associazione, Moldova, Ucraina e Georgia si avvicinano all’Europa

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 5, 2014

L’Alleanza Pro-Europa, la coalizione di maggioranza del Parlamento moldavo, ha approvato l’Accordo di Associazione con l’UE. Il Parlamento ucraino modernizza la gestione del sistema infrastrutturale energetico agli standard dell’Unione Europea, mentre il Governo georgiano ha incrementato la quantità di gas importata dall’Azerbaijan anche per l’Europa

Una ratifica lampo per un Paese che, così, dimostra la sua alta voglia di Europa. Nella giornata di mercoledì, 2 Luglio, il Parlamento moldavo ha ratificato la firma dell’Accordo di Associazione che il Premier moldavo, Iurie Leanca, ha sottoscritto a Bruxelles con l’Unione Europea lo scorso 27 Giugno.

La ratifica, avvenuta dopo meno di una settimana dalla firma dell’Accordo, è stata possibile grazie al voto dell’Alleanza Pro Europa: la coalizione di Governo composta da Partiti pro-europei di differente orientamento ideologico.

Oltre al Partito Liberal Democratico di Moldova -PLDM- del Premier Leanca, che ha lo status di osservatore presso il Partito Popolare Europeo, l’Alleanza Pro-Europa è composta anche dal Partito Democratico di Moldova del Presidente del Parlamento, Marian Lupu -che fa parte nella qualità di osservatore del Partito dei Socialisti Europei- e dal Partito dei Liberali Riformisti -PLR- che partecipa come osservatore all’Alleanza dei liberali e Democratici Europei.

Assente dalla votazione è stato però il Partito Comunista di Moldavia -PCM- la prima forza politica per numero di parlamentari che, per via del suo orientamento anti-occidentale, ha espresso piena contrarietà all’avvicinamento di Chisinau all’Europa.

Oltre alla Moldova, passi in avanti verso l’Europa sono stati compiuti dall’Ucraina, che, nella giornata di venerdì, 4 Luglio, ha visto approvare dal Parlamento una Legge che armonizza la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino al regolamento UE in materia.

Nello specifico, la Legge ha separato la gestione della compravendita del gas dalla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, affidate rispettivamente alla compagnia nazionale Naftohaz e alla compagnia Ukrtranshaz.

Inoltre, la legge permette ad enti terzi appartenenti all’Unione Europea e ad altro Paesi della Comunità Energetica Europea -alla quale, oltre ai Paesi membri UE, appartengono Serbia, Moldova, Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Montenegro- di rilevare quote non superiori al 51% nella gestione parziale o totale del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina.

Alla legge, un emendamento ha poi dato la possibilità anche a compagnie statunitensi di partecipare alla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino: una decisione che aiuta Kyiv a decrementare la dipendenza dalle importazioni di gas della Russia, di cui Mosca si avvale come forma di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi sovrani e indipendenti.

Sempre a proposito di energia, anche la Georgia ha compiuto un passo verso l’Europa con l’incremento della quantità di gas importata dall’Azerbaijan del 20% nell’ultimo anno.

Il flusso di gas dall’Azerbaijan alla Georgia, oltre che per la sicurezza nazionale di Tbilisi, è necessario anche per la realizzazione del progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Europa anche attraverso l’importazione del gas azero in Italia dal territorio georgiano tramite Turchia, Grecia ed Albania.

In UE solo la Lituania in prima fila per la ratifica del documento

Sia l’Ucraina che la Georgia hanno firmato a Bruxelles l’Accordo di Associazione con l’UE, ma, diversamente dalla Moldova, la loro ratifica non è ancora stata fissata in Parlamento.

La mancanza di un voto calendarizzato sulla questione è anche presente presso i Parlamenti dei Paesi membri UE che, così come i Paesi non-UE che hanno firmato l’Accordo, devono ratificare la firma del Documento.

L’unico Paese che finora si è attivato in tale direzione è la Lituania che, come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, intende avviare al più presto le procedure per incentivare l’avvicinamento, e per certi versi anche il ritorno, all’Europa di Moldova, Ucraina e Georgia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Europee: il voto dell’Europa Centrale spinge il PPE a destra

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 26, 2014

Pareggi che penalizzano le forze governative avvengono in Polonia, Repubblica Ceca e Lituania, mentre in Croazia ed Austria avvengono ribaltoni. Conferme alle forze di Governo in Ungheria, Slovacchia e Romania.

Tanti pareggi dal sapore di sconfitta per le forze governative, alcuni cambiamenti di fronte netti e chiari e qualche conferma destinata a pesare nello scenario politico europeo. Questo è il quadro del voto europeo nei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, da dove, nonostante la bassa affluenza, è provenuto un apporto decisivo al Partito Popolare Europeo PPE, che ha vinto le elezioni europee staccando il Partito dei Socialisti Europei PSE di soli quattro punti percentuali: 28% a 24%.

In Polonia, i conservatori di Diritto e Giustizia -affiliati al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ECR- hanno superato la cristiano democratica Piattaforma Civica -membro PPE- con il 32% dei consensi contro il 31%: un risultato che sancisce un sorpasso, seppur minimale, del più importante Partito di opposizione alla principale forza di Governo, rappresentata dal Premier, Donald Tusk.

Terza, sempre in Polonia, si è classificata, con il 9% dei consensi, la coalizione socialdemocratica SLD-UP, appartenente al Partito dei Socialisti Europei.

Ad entrare al Parlamento Europeo, con il 7% dei voti, sono poi i contadini del PSL -membri del PPE e partner di governo della Piattaforma Civica- e la Nuova Destra: formazione euroscettica che ha ottenuto il 7% dei consensi.

Un pareggio che sa di sconfitta è anche quello subito in Repubblica Ceca dal Partito SocialDemocratico ceco CSSD, che, con il 14% dei consensi, si è visto superare dai Partner di coalizione del moderato ANO, primo con il 16%, e dalla forza Liberal-Conservatrice di opposizone TOP09, seconda con il 15% dei consensi.

Oltre ad ANO, TOP09 e CSSD -che appartengono rispettivamente all’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei ALDE e al PSE- entrano in Parlamento Europeo anche i comunisti -membri della Sinistra Unita Europea, quarti con il 10% dei voti, i cristianodemocratici -membri PPE, quinti con il 9% dei consensi- e i conservatori del Partito Democratico Civico -membri ECR, sesti con il 7% dei voti.

Altro Pareggio che penalizza le forze di governo è avvenuto in Lituania, dove l’Unione per la Patria, forza politica conservatrice che appartiene al PPE, ha superato di poco, con il 19% dei consensi, il Partito SocialDemocratico Lituano del Premier Algirdas Butkevicius, appartenente al PSE.

Terzo, sempre in Lituania, il Movimento Liberale Lituano -membro ALDE, con il 16% dei voti- seguito dai conservatori del Partito Ordine e Giustizia -membro ECR, quarto con il 14% dei voti- dal Partito del Lavoro -membro PSE, quinto con il 12% dei consensi- e dall’Azione dei Polacchi in Lituania -membro ECR, sesto con l’8% dei voti.

Un ribaltone politico è invece avvenuto in Croazia, dove i popolari della Comunità Democratica Croata -membro PPE- hanno superato il Partito SocialDemocratico Croato del Premier Zoran Milanovic, membro PSE, 41% a 29. Terzi, sempre in Croazia, i verdi, con il 9%, seguiti dall’estrema destra euroscettica con il 7%.

Uno sconvolgimento politico che favorisce il PPE è avvenuto anche in Austria, dove il Partito Popolare Austriaco ha superato, con il 28% dei consensi, i partner di Governo del Partito Socialdemocratico Austriaco: membro PSE, secondo con il 23% dei voti.

Al terzo posto, sempre in Austria, si sono poi classificati gli euroscettici del Partito della Libertà Austriaco che, con il 19% dei consensi, confluiranno nel Gruppo delle forze anti europee guidato dal Front National francese di Marie Le Pen.

Chi schiaccerà l’occhio alla Le Pen sarà sicuramente la delegazione degli Europarlamentari dell’Ungheria, dove il Partito di maggioranza Fidesz del Premier, Viktor Orban, appartenente al PPE ma fortemente conservatore, ha ottenuto una riconferma con il 51% dei consensi.

A seguire, in Ungheria, si è classificato il partito ultra nazionalista Jobbik, con il 15% dei voti, mentre il Partito SocialDemocratico Ungherese, membro PSE, è slittato al terzo posto con solo l’11% dei consensi.

Conferma alle forze di Governo, ma di colore differente, è arrivata anche in Slovacchia, dove il Partito socialdemocratico SMER del Premier, Robert Fico, ha vinto di dieci punti percentuali sui cristiano democratici, portando, così, il PSE ad accorciare le distanze sul PPE.

Altra conferma che sorride al PSE proviene dalla Romania, dove l’Unione Social Democratica del Premier, Victor Ponta, ha vinto, con il 41% dei consensi, sul Partito Nazional Liberale: membro ALDE, fermo al 14%.

Terzo, con il 12%, si è classificato il Partito Democratico Liberale, che è membro del PPE, mentre alle sue spalle si è posizionata la seconda forza del centrodestra romeno, il Movimento Popolare, con il 6%.

Ponta contende a Renzi la leadership del Gruppo PSE

Se paragonato con il risultato europeo, dove, nonostante la vittoria netta del PPE, si prospetta la creazione di una Grande Coalizione con il PSE e l’ALDE per superare l’opposizione degli euroscettici, il dato dell’Europa Centro-Orientale è destinato ad influire non poco sulla politica europea per due ragioni,

In primis, nel PPE viene meno il peso dei polacchi della Piattaforma Civica, che tradizionalmente è più vicina a istanze sociali e liberali, mentre cresce quello degli ungheresi di Fidesz, molto più conservatori.

Nel PSE, invece, il buon risultato dell’Unione Social Democratica romena porta la compagine di Budapest a contendere al PD di Renzi, la leadership interna al secondo gruppo politico per importanza del nuovo Parlamento Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Putin e Ucraina: la Lituania conferma la Grybauskaite

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on May 13, 2014

La Lady di Ferro lituana prima con il 45,9% dei voti nelle Elezioni Presidenziali lituane, davanti al candidato socialdemocratico Zigmantas Balcytis ed al laburista Paulauskas. Imperialismo russo e politica energetica i principali fattori dell’ottimo risultato del Presidente

Quando la minaccia russa è forte, a discapito di quanto cercano di spacciare la maggior parte dei media italiani, i lituani, popolo accorto che ben conosce le sofferenze delle principali dittature del pianeta -nazismo e comunismo- si affidano alla propria Lady di Ferro per la guida del Paese. Nelle Elezioni presidenziali lituane di Domenica, 11 Maggio, il Presidente uscente, l’indipendente Dalija Grybauskaite, ha ottenuto il 45,9% dei consensi: poco sotto la soglia che le avrebbe consentito di essere riconfermata alla guida del Paese già al Primo Turno.

Alle spalle della Grybauskaite si è posizionato, con il 13,8% dei voti, il candidato del Partito Social Democratico lituano -LDSP-, l’Eurodeputato Zigmantas Balcytis, mentre al terzo posto si è posizionato il rivale del Partito del Lavoro -DP- Arturas Paulauskas, con il 12,28% dei consensi.

Staccati si sono poi classificati l’indipendente Naglis Puteikis con il 9,36% dei voti, il Capo dell’Azione Elettorale dei polacchi in Lituania -AWPL- Waldemar Tomaszewski, con l’8,05% dei consensi, il Sindaco di Vilna Arturas Zuokas, con il 5,03%, e l’esponente dell’Unione dei Contadini e dei Verdi -LVZS- il Sindaco di Ignalinas Broni Rope, con il 4,24%.

Il risultato elettorale, che secondo i principali sondaggi non lascia dubbi sulla vittoria finale della Grybauskaite, è dovuta innanzitutto alla capacità del Presidente uscente di sollevare durante la campagna elettorale il problema rappresentato dall’aggressività imperiale della Russia di Putin, che, come ha dichiarato il Capo di Stato uscente, dopo l’Ucraina e la Moldova, è destinato a minacciare anche la Lituania.

Un altro importante fattore che ha garantito alla Grybauskaite un consenso alto è la politica energetica adottata dal Presidente, che in maniera forte si è prodigata non solo per la realizzazione e per il riconoscimento dello status di infrastruttura di primaria importanza per l’Unione Europea del rigassificatore di Klaipeda -su cui concorde è anche il Premier socialdemocratico Algirdas Butkevicius- ma anche per l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti di shale nel territorio lituano, su cui il Governo di centro-sinistra ha espresso invece maggiore cautela.

La Lituania resta sempre fortemente atlantista

Infine, importante per la vittoria della Grybauskaite è stata l’assenza di un competitor in grado di insidiare la sua leadership, dal momento in cui la stessa maggioranza di centro-sinistra, che governa compatta, si è presentata con due candidati differenti.

Il secondo turno tra la Grybauskaite e Balcytis ha luogo in contemporanea con le Elezioni Europee e con le Elezioni Presidenziali ucraine.

Queste scadenze segnano le principali priorità che, come pochi altri Paesi europei realmente attaccati alla democrazia, a prescindere da chi sarà elettola Lituania continuerà a perseguire: integrazione con l’Occidente e pieno sostegno alla libertà in Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

UCRAINA: UE VERSO LE SANZIONI. GLI USA LE RAFFORZANO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 20, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, firma il diniego dei visti USA per 20 Autorità ucraine ritenute responsabili della violazione delle democrazia e dei diritti umani. Anche i vertici dell’Unione Europea verso misure punitive dopo la repressione violenta che ha provocato circa 40 vittime tra i manifestanti

Venti persone senza un visto per gli Stati Uniti d’America. Questa è la misura punitiva che, nella giornata di mercoledì, 19 Febbraio, il Presidente USA, Barack Obama, ha apportato nei confronti di 20 Autorità ucraine -i cui cognomi sono rimasti segreti, come prevede la Legge statunitense- ritenuti responsabili della violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina.

La presa di posizione di Obama, supportata dal Capogruppo democratico Harry Reid e dal senatore repubblicano John McCain, è stata presa in seguito alla repressione violenta delle manifestazioni per il ripristino delle libertà democratiche da parte delle forze speciali di polizia che, su ordine del Ministero degli Interni, martedì 18 Febbraio e mercoledì 19 Febbraio hanno sparato sulla folla, provocando 29 morti e più di cento feriti.

La misura di Obama segue le sanzioni che, lo scorso Gennaio, il Senato USA ha già approvato dopo precedenti repressioni violente ordinate dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che hanno portato alla morte di almeno sette persone: tutte sempre solo tra i manifestanti.

Sulla medesima strada degli USA sembra volere procedere anche l’Europa, che finora, per via di una decisione unilaterale della Commissione Europea, ha posto un freno all’adozione di misure restrittive nei confronti delle Autorità ucraine responsabili della repressione violenta del dissenso, nonostante il Parlamento Europeo abbia precedentemente approvato una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche che richiedeva l’imposizione di sanzioni.

A dettare il dietrofront è stato proprio il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, che non ha escluso l’adozione di misure punitive, come le sanzioni, dopo che l’Ucraina è sprofondata in una quasi guerra civile.

La posizione di Barroso riprende quella del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che, su invito del suo Vicepresidente Vicario, Gianni Pittella -che si è recato a Kyiv lo scorso Gennaio per verificare di persona la situazione nel Paese- ha da tempo chiesto sanzioni per la violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina e che, sempre mercoledì, 19 Febbraio, ha confermato la sua posizione dopo avere sottolineato che le Autorità ucraine si sono squalificate agli occhi dell’opinione pubblica europea.

A spingere verso le sanzioni sono anche i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, a partire dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che, d’accordo con il Presidente francese, Francois Hollande, ha sostenuto la necessità di adottare misure punitive nei confronti delle Autorità ucraine responsabili della morte violenta di circa 40 dimostranti dall’inizio della protesta.

L’ipotesi di sanzioni è stata supportata anche dal Premier polacco, Donald Tusk, e dal Capo del Governo lituano, Algirdas Butkevicius, che hanno evidenziato l’opportunità di congelare i conti bancari e di imporre il diniego della concessione dei visti Schengen per le Autorità ucraine come segnale che il segno della tolleranza UE è stato passato.

Sikorski, Steinmeier e Fabius a Kyiv per parlare con Yanukovych

Nel frattempo, dopo un’altra giornata di aggressione armata da parte della polizia le vittime a Kyiv sono salite a 29, dopodiché, nel corso della notte, è stata stabilità una tregua in occasione dell’arrivo in Ucraina del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, inviato speciale dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton.

Sikorski sarà raggiunto dai Ministri degli Esteri di Germania e Francia, Frank-Walter Steinmeier e Laurent Fabius, per cercare di convincere il Presidente Yanukovych a fermare la repressione armata del dissenso.

Matteo Cazzulani

PUTIN MINACCIA COL GAS LITUANIA, POLONIA ED EUROPA PER IL SOSTEGNO DATO ALL’UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 31, 2014

La compagnia lituana Lietuvos Dujos espone ricorso per atteggiamento anti-concorrenziale contro il monopolista statale russo del gas, Gazprom, che, sta punendo anche la compagnia polacca PGNiG per il sostegno dato alla causa dei manifestanti ucraini. Anche la Commissione Europea contro Mosca per la politica energetica di Putin

La Lituania e la Polonia, oltre che chiaramente all’Ucraina, sono sempre più nel mirino gasato della Russia di Putin. Nella giornata di giovedì, 30 Gennaio, la compagnia energetica lituana Lietuvos Dujos ha avviato un secondo ricorso presso l’Arbitrato di Stoccolma contro il monopolista statale russo Gazprom per l’imposizione di un tariffario per la compravendita del gas ben al di sopra della media di mercato.

La decisione della Lietuvos Dujos, di cui Gazprom possiede circa il 37% delle quote, è stata sostenuta dalla compagnia tedesca E.On, che possiede il 38,9% delle azioni della compagnia nazionale lituana, e dal Governo lituano, che controlla l’11% del pacchetto dell’ente energetico.

Fondamentale è stato il ruolo del Premier lituano, il socialdemocratico Algirdas Butkevicius, che, dopo avere inviato cercato un compromesso con Gazprom, ha dato il via al secondo ricorso nei confronti del monopolista statale russo, accusato già dal precedente Governo di centro-destra dell’ex-Premier Andrijus Kubilijus, di essere uno strumento di pressione geopolitica nelle mani del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

A confermare i sospetti della Lituania è il prezzo che Mosca ha imposto per l’acquisto del gas russo di 500 Dollari per Mille metri cubi: la cifra più in alta in assoluto, a cui Vilna, che dipende al 99% dalle importazioni di oro blu dalla Russia, non ha potuto rinunciare.

I ricorsi della Lituania non sono gli unici ad essere motivati contro i prezzi sleali imposti da Gazprom: per la stessa motivazione, ricorso è stato presentato, e vinto, anche da parte della stessa E.On, della compagnia tedesca RWE, di quella slovacca SPP e della polacca PGNiG.

A Proposito della Polonia, anche contro Varsavia Gazprom ha accentuato la pressione politica paralizzando il funzionamento della compagnia EuRoPolGaz, deputata al controllo del funzionamento dei gasdotti polacchi.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Gazprom, che controlla metà della compagnia polacca, assieme alla PGNiG, non ha ancora nominato i membri presso il Consiglio di Amministrazione di EuRoPolGaz.

Oltre che da parte delle singole compagnie, Gazprom deve affrontare un ricorso esposto dalla Commissione Europea, che ha contestato il monopolista russo per avere imposto in Europa Centro-Orientale tariffari ben più alti rispetto a quelli applicati alle compagnie dei Paesi dell’Europa Occidentale.

Come riportato dalla Commissione Europea, la condotta di Gazprom mira a ottenere il sostegno dei Paesi dell’Unione Europea Occidentale e, sopratutto, intende dividere l’UE tra Paesi alleati di Mosca a Ovest e Stati avversari al Centro.

In Ucraina ritrovato Bulatov: è stato torturato e versa in condizioni disperate

La condotta di Gazprom è inoltre un chiaro segnale della politica imperialistica della Russia di Putin, che intende punire i Paesi dell’Unione Europea che più di tutti si stanno impegnando in sostegno della causa dell’Ucraina, in cui il Presidente, Viktor Yanukovych, ha rigettato le aperture promesse all’opposizione, ed ha mantenuto il presidio armato della polizia sui manifestanti.

Sempre giovedì, 30 Gennaio, è stato ritrovato in stato disperato, ma ancora vivo, Dmytro Bulatov: organizzatore della protesta Automaidan -in cui autisti cercano di convincere altri automobilisti a mobilitarsi contro il regime dittatoriale del Presidente Yanukovych- scomparso dal 22 Gennaio scorso.

Bulatov è stato prelevato da agenti con forte accento russo -indiscrezioni ben informate confermano che si trattano di Spetsnaz russi che soccorrono la polizia ucraina di regime Berkut nella guerriglia contro i dimostranti- è stato torturato, gli è stato tagliato un orecchio, ed è stato persino crocefisso.

Quanto accaduto a Bulatov ricorda il trattamento riservato a Yuri Verbytsky: una delle sette vittime tra i manifestanti finora accertate che, una volta ferito, è stato prelevato dall’ospedale dai Berkut, torturato, ucciso e lasciato in un campo ghiacciato nei pressi della capitale Kyiv.

Matteo Cazzulani

LA MERKEL HA TROVATO IL CANDIDATO POPOLARE ALLA COMMISSIONE EUROPEA: IL SOCIALDEMOCRATICO MARTIN SCHULZ

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 30, 2013

Il cancelliere tedesco dichiara che una maggioranza popolare al Parlamento Europeo non impossibilita la nomina di un Presidente della Commisione Europea socialdemocratico. La Grande Coalizione europea permette alla Merkel di risolvere i problemi in Germania, e di estendere il suo premierato sull’UE

Una Grande Coalizione come in Germania per salvare l’Europa dall’euroscetticismo, nonostante ciò possa implicare una germanizzazione della politica europea. Nella giornata di lunedì, 28 Ottobre, il Cancelliere tedesco, la cristiano-democratica Angela Merkel, ha dichiarato che non vi è alcun automatismo tra il risultato delle Elezioni Europee e la nomina del Presidente della Commissione Europea.

Nello specifico, la Merkel, a margine del vertice del Partito Popolare Europeo -la forza partitica UE che raccoglie partiti cristiano-democratici, moderati e di centrodestra, come, in Italia, l’UDC- ha sottolineato come una maggioranza cristiano-democratica nel prossimo Parlamento Europeo possa supportare la nomina di un Presidente della Commissione non popolare.

La dichiarazione ha portato l’autorevole Euractiv a sostenere che la Merkel, con la sua presa di posizione, abbia dato un velato supporto alla candidatura di Martin Schulz, socialdemocratico tedesco sostenuto dal Partito Socialista Europeo e da altre forze politiche non-socialiste che appartengono al Gruppo parlamentare Socialisti e Democratici, come, in Italia, il PD.

Del resto, Schulz gode di buona fama in UE, tanto da essere stato nominato Presidente del Parlamento Europeo dopo il popolare Jerzy Buzek: una staffetta concordata tra PPE ed S&D fin dall’avvio della legislatura 2009-2014.

A confermare il possibile appoggio della Merkel a Schulz sono molteplici fattori, tra cui alcuni strettamente legati alla situazione interna tedesca.

La Merkel, che ha stravinto le ultime Elezioni Parlamentari tedesche alla guida della colazione tra i cristiano-democratici della CDU e i cristiano-sociali bavaresi della CSU, per governare in Germania necessita comunque dell’appoggio di partner esterno, che la rieletta Cancelliere ha vuole dalla socialdemocratica SPD.

In virtù della disparità di consensi ricevuti, sarebbe impossibile per la Merkel attuare pesanti concessioni ai socialdemocratici -come i Ministeri di Esteri ed Economia- ma il sostegno, seppur non palese, all’elezione di Schulz alla Commissione Europea potrebbe essere una merce di scambio che permetterebbe fin da subito il varo della Grande Coalizione in Germania.

Del resto, la Merkel ha fatto capire di volere dedicare il suo terzo mandato da Capo del Governo tedesco all’intero continente, passando da Cancelliere della Germania a Premier dell’UE.

Come riportato da Der Spiegel, la Merkel ha evidenziato la necessita di implementare le politiche del lavoro e l’economia sociale di mercato: due manovre che sia al Bundestag che al Parlamento Europeo sono ampiamente condivise sia dai popolari che dai socialisti e democratici.

Un altro fattore a sostegno del possibile supporto della Merkel alla candidatura di Schulz è data dallo stallo in cui si trova il PPE: privo, ad oggi, di un candidato alla guida della Commissione Europea.

Il Premier polacco, Donald Tusk, ha preferito occuparsi della situazione interna alla Polonia, in cui i cristiano-democratici della sua Piattaforma Civica -PO- soffrono la rimonta dei conservatori euroscettici di Diritto e Giustizia -PiS.

Il Premier svedese, Fredrik Reifeldt, un altro papabile per l’investitura PPE, ha rinunciato alla candidatura, ed ha sostenuto il bisogno di nominare una Commissione Europea di tecnici e non di politici.

Un’ulteriore conferma al possibile disegno della Merkel in sostegno di Schulz viene dal Trattato di Lisbona, che, come ha sottolineato il Cancelliere, non collega l’esito delle Elezioni Europee con la formazione della Commissione Europea.

Il Presidente della Commissione, che a sua volta nomina i vari Commissari, viene dapprima proposto dal Consiglio Europeo -composto dai Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi UE- e poi votato dal Parlamento Europeo.

Verso un’Europa sociale di mercato ma fortemente germanizzata

Ad oggi, una possibile candidatura di Schulz, che verrebbe presentata dalla Merkel come una necessaria Grande Coalizione per rafforzare le politiche sociali e contrastare il crescente euroscetticismo, troverebbe il sostegno sicuro di socialisti come il Presidente francese Francois Hollande, il Premier belga Elio di Rupo, quello lituano Algirdas Butkevicius, quello slovacco Robert Fico, quello romeno, Victor Ponta, quello bulgaro Plamen Oresharski.

Sulla candidatura di Schulz, grazie all’invito della Merkel, convergerebbero poi anche altri Leader UE popolari e non socialisti, come il Premier italiano Enrico Letta, quello spagnolo Mariano Rajoy, quello greco Antoni Samaras, quello olandese Mark Rutte, quello lettone Valdis Dombrovskis, quello lussemburghese Jean Claude Juncker, ed i già citati polacco Tusk e svedese Reifeldt.

Se realizaata, la Coalizione delle Larghe Intese a livello europeo porterebbe senza dubbio al rafforzamento delle politiche sociali, con una maggiore attenzione alla tematica del lavoro.

L’abbattimento della disoccupazione, sopratutto di quella giovanile nel sud del Vecchio Continente, è un obiettivo su cui l’UE deve lavorare molto per superare una crisi dilagante in tutta Europa.

D’altro canto, la Grande Coalizione rischia di rendere l’Europa sempre più dipendente da un solo stato, la Germania, con inevitabili ripercussioni sulla politica monetaria, economica ed energetica, ed anche con possibili ripercussioni di carattere politico.

Sono infatti pochi gli stati che, in un’Europa germanizzata, sarebbero pronti a cedere sovranità all’UE, favorendo così il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche di estrema sinistra e di estrema destra.

Matteo Cazzulani

LA CHEVRON ABBANDONA LO SHALE IN LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 9, 2013

Il colosso USA non sostiene l’elevata pressione fiscale sullo sfruttamento del gas non-convenzionale lituano. Il Premier della Lituania, Algirdas Butkevicius, conferma che il Parlamento sta ancora dibattendo a riguardo

Troppe tasse su un progetto di importanza strategica per la sicurezza energetica di un Paese fortemente dipenente da un solo fornitore. Nella giornata di martedì, 8 Ottobre, il colosso statunitense Chevron ha abbandonato la ricerca del gas shale in Lituania.

Come riportato da una nota, la Chevron non ha sostenuto la tassa del 40% imposta dal Governo lituano sullo sfruttamento del gas non convenzionale: un provvedimento preso dopo che il colosso energetico statunitense ha ottenuto il diritto di ricerca dello shale.

Il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, si è detto dispiaciuto, ed ha sottolineato come il Parlamento lituano stia ancora discutendo sulla quota di tasse definitiva da imporre allo sfruttamento di gas non-convenzionale.

La Chevron è compagnia leader nello sfruttamento dello shale in Europa Centro-Orientale, con concessioni già avviate in Romania, Ucraina e Polonia, su cui la Lituania ha puntato molto per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

La Lituania dipende al 99% dal gas della Russia, che paga ad un tariffario altissimo che Mosca ha imposto a Vilna come punizione per la decisione dei lituani di aderire all’UE ed alla NATO.

Oltre che sui giacimenti domestici di Shale, la Lituania, per diversificare le forniture di gas, ha progettato la realizzazione di un rigassificatore a Klaipeda per importare LNG da Norvegia e Qatar, ed anche gas non convenzionale liquefatto dagli USA.

L’abbandono della Chevron dalla ricerca dello shale ricorda quello dell’altro colosso USA ExxonMobil che, dopo avere stretto accordi con il monopolista statale russo del greggio Rosneft per una partnership su scala mondiale, ha abbandonato i progetti di sfruttamento del gas non-convenzionale in Europa Centro-Orientale.

La Russia si oppone alla ricerca di shale in Europa Centro-Orientale perché vede intaccata la sua predominanza nel settore, di cui spesso si avvale per influenzare le decisioni politiche interne all’UE.

Secondo indiscrezioni, la Russia ha invitato le compagnie coinvolte nello sfruttamento del gas non-convenzionale in UE ad abbandonare i progetti, forse anche sotto lauti pagamenti, ed ha finanziato movimenti ambientalisti per protestare contro lo shale per ragioni di carattere ecologico.

Compagnia polacca avvia importazione shale dagli USA

Nonostante la situazione in Lituania, lo sfruttamento dello shale procede in Polonia, dove la compagnia Grupa Azoty ha dichiarato la firma di pre-contratti per l’importazione di gas non convenzionale USA attraverso il terminale di Swinoujscie.

Inoltre, in Polonia, un’altro Paese fortemente dipendente dalla Russia, costretto anch’esso da Mosca a pagare il gas secondo un tariffario molto alto, la compagnia irlandese San Leon ha avviato lo sfruttamento dei giacimenti di shale polacchi, ed ha effettuato la prima estrazione record di gas non convenzionale vicino a Danzica.

In Polonia, lo sfruttamento dello shale è favorito da una bassa imposizione fiscale sulle concessioni dei diritti di ricerca del gas non-convenzionale.

Secondo i dati EIA, la Polonia possiede la più grande riserva di shale in Europa con 148 Trilioni di Piedi Cubi, mentre la Lituania conta un giacimento di 4 Trilioni di Piedi Cubi.

Matteo Cazzulani

ANCHE LA LITUANIA NEL MIRINO DELLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas, Paesi Baltici by matteocazzulani on September 17, 2013

La Federazione Russa impone sanzioni doganali su corriere ad autoveicoli lituani. La protesta del Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, per un’iniziativa politica di Mosca contro l’integrazione in Unione Europea dei Paesi dell’Europa Orientale

Dopo la cioccolata ucraina, i vini moldavi e le provocazioni territoriali in Georgia, anche le macchine lituane. Nella giornata di martedì, 11 Settembre, la Russia ha posto un nuovo regime doganale sulle corriere lituane che prevedono serrati controlli per permettere l’ingresso di mezzi di trasporto su gomma in Federazione Russa dalla Lituania.

La misura, che ha bloccato alla frontiera diversi mezzi in attesa dell’imprimatur da parte delle Autorità russe, segue una simile iniziativa presa lo scorso 30 Agosto, quando automobili con targa lituana sono state bloccate al confine con l’enclave russa di Kaliningrad, nonostante, secondo accordi internazionali, la frontiera sia liberamente valicabile senza alcun controllo.

Pronta è stata la protesta delle Autorità lituane, con il Ministro degli Esteri, Linas Linkevicius, che, dopo avere denunciato la mancanza di spiegazioni da parte della Federazione Russa, ha richiesto l’intervento dell’Unione Europea per risolvere una questione che penalizza la Lituania.

“L’UE deve intervenire per fermare una misura punitiva nei confronti del Paese che detiene la presidenza di turno dell’Unione -ha dichiarato il Ministro Linkevicius- queste iniziative discriminatorie non sono nuove da parte della Russia verso Paesi che sono ritenuti avversari di Mosca”.

A sostegno delle dichiarazioni del Ministro degli Esteri lituano sono le recenti pressioni doganali che la Russia ha esercitato nei confronti dell’Ucraina e della Moldova, di cui, rispettivamente, la Federazione Russa ha bloccato l’importazione di cioccolata e vini.

A tutto ciò, bisogna aggiungere le provocazioni territoriali a riguardo della Georgia, con la visita del Presidente russo, Vladimir Putin, nella regione georgiana dell’Abkhazia lo scorso 8 Agosto, nel giorno in cui l’esercito della Russia ha aggredito Tbilisi nel 2008.

Proprio Ucraina, Moldova e Georgia sono vicine alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: documento che integra il Paese firmatario nell’Unione sul piano economico.

Per questa ragione, la Russia, che intende estendere la sua egemonia geopolitica nello spazio ex-sovietico su Paesi liberi ed indipendenti, ha deciso di lanciare un chiaro segnale al Paese che ospiterà il summit in cui i tre Paesi ex-URSS potrebbero fare il primo passo verso la piena integrazione nell’UE.

Lo shale lituano da fastidio a Mosca

Oltre alla ragione politica, a motivare le ripercussioni di Mosca è anche la decisione del Governo lituano di affidare al colosso statunitense Chevron i diritti per lo sfruttamento di gas shale in Lituania.

Come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, lo shale è necessario, assieme all’aumento dell’importazione di gas liquefatto da Norvegia, USA e Qatar, per diminuire la dipendenza dall’oro blu russo, da cui la Lituania dipende per il 99% del suo fabbisogno.

La Russia, per mantenere il controllo del mercato energetico in Europa centro-orientale, secondo ben fondate indiscrezioni ha organizzato una campagna mediatica contro lo sfruttamento dello shale, sia incentivando le compagnie energetiche ad abbandonare i progetti, sia fomentando associazioni ambientaliste.

Tuttavia, lo shale è già sfruttato regolarmente in USA, Canada e Gran Bretagna senza alcun danno per l’ambiente, come invece sostengono le associazioni ecologiste che, su iniziativa della Federazione Russa, protestano per lo sfruttamento del gas non convenzionale.

Matteo Cazzulani

GAS: LITUANIA E RUSSIA ANCORA AI AL BRACCIO DI FERRO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 26, 2013

Il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, non intende rinunciare al ricorso presentato all’Arbitrato di Stoccolma contro il monopolista statale russo Gazprom per condotta anticoncorrenziale. Mosca intenzionata a mantenere il monopolio energetico sull’Europa.

Sconti in cambio di nessuna concessione di carattere politico.

Nella giornata di giovedì, 25 Aprile, il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, ha dichiarato che la Lituania non intende rinunciare al ricorso presentato all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il monopolista statale russo del gas Gazprom.

Come riportato dal Baltic Course, il Premier Butkevicius si è detto pronto ad avviare trattative per la revisione al ribasso delle tariffe per il gas importato con Gazprom, che controlla il 99% delle importazioni della Lituania.

Allo stesso tempo, il Premier Butkevicius ha evidenziato come il Governo lituano non intenda rinunciare al ricorso avviato presso la Corte Internazionale di Stoccolma, come richiesto da Gazprom in cambio della concessione dello sconto sulle forniture.

Nello specifico, Gazprom ha chiesto a Vilna di abbandonare il ricorso presentato per denunciare la condotta anticoncorrenziale del monopolista russo, dopo che l’ente energetico controllato dal Cremlino ha imposto tariffe altissime ai Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale.

Oltre ad incrementare le tariffe per gli Stati UE che dipendono maggiormente dalle forniture di gas della Russia, Gazprom ha concesso lauti sconti alle compagnie energetiche dell’Europa Occidentale, in cambio del loro sostegno, anche come lobby, alla politica energetica di Mosca in Europa.

Tra leggi, rigassificatori, gasdotti e shale

Per diminuire la dipendenza dalla Russia, la Lituania ha applicato alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta la presenza di monopoli che controllano sia la compravendita che la distribuzione del gas.

Vilna ha provveduto al passaggio della compagnia Lietuvos Dujos, controllata da Gazprom, alla Amber Grid: ente incaricato di re-privatizzare la Lietuvos Dujos senza concedere quote a Gazprom.

Sempre in linea con le direttive della Commissione Europea, la Lituania ha avviato la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e USA e, così, diminuire la dipendenza dalla Russia.

Vilna ha concordato la realizzazione del Gasdotto Trans Baltico: infrastruttura supportata dalla Commissione Europea, concepita per veicolare LNG importato sempre da Qatar, Norvegia ed USA , dal rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia in Lituania.

Infine, la Lituania ha avviato la ricerca sul proprio territorio dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità sfruttato ad oggi con sofisticate tecniche di fracking solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani