LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Europa: sul Presidente della Commissione regna ancora l’incertezza

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 31, 2014

Il Consiglio Europeo da mandato al suo Presidente Herman Van Rompuy di nominare il capo della coalizione di maggioranza del Parlamento Europeo. Al nome di Juncker sono accostati quello del Premier popolare finlandese Katainen e di quello socialista danese Thorning Schmidt.

Un gioco di nomine in una maggioranza troppo risicata rischia di non considerare il parere degli elettori per la nomina del Presidente della Commissione Europea. Nella giornata di giovedì, 27 Maggio, il Consiglio Europeo ha dato mandato esplorativo al suo Presidente, il popolare belga Herman Van Rompuy, di individuare un candidato alla Presidenza della Commissione Europea in grado di trovare una maggioranza solida in Parlamento.

Il primo interlocutore di Van Rompuy sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese, candidato Presidente della Commissione Europea del Partito Popolare Europeo PPE: la forza politica di centro-destra uscita vincitrice dalle Elezioni Europee.

Sulla carta, Juncker ha i numeri per potere governare grazie ad una grande coalizione tra il PPE, che conta su 213 seggi in Parlamento, e il Partito dei Socialisti Europei PSE: la seconda forza politica, con 191 seggi in Parlamento, che, come dichiarato dal suo capogruppo, Hannes Swoboda, sostiene convintamente la nomina a Presidente della Commissione del candidato del Partito uscito vincitore dalle Elezioni.

La grande coalizione tra PPE e PSE -nella quale il candidato Presidente della Commissione del PSE, Martin Schulz, dovrebbe ottenere la carica di Vicepresidente con delega agli Affari Economici e Monetari- sarebbe già fatta se non fosse per l’opposizione alla nomina di Juncker di alcuni capi di Governo, come il Premier britannico conservatore, David Cameron, il Premier ungherese popolare, Viktor Orban, e quello svedese popolare, Frederik Reinfeldt.

L’opposizione di Cameron, Orban e Reinfeldt alla nomina di Juncker ha riaperto il totonomine sul prossimo Presidente della Commissione, che, su ammissione del cancelliere tedesco, Angela Merkel, potrebbe anche non essere scelto tra i candidati indicati dai Partiti europei durante le ultime Elezioni.

Tra i sostituti di Juncker, circolano i nomi del Premier popolare finlandese, Jyrki Katainen, e di quello socialdemocratico danese, Helle Thorning Schmidt: due nomi che riceverebbero un endorsement più ampio di quello riscosso da Juncker.

Legato al totonomine per la presidenza della Commissione Europea è anche la conformazione della maggioranza al Parlamento Europeo: la Grande coalizione di popolari e socialisti supera di poco il 50%, e per questo è ipotizzabile un suo allargamento all’Alleanza dei Liberali e Democratici ALDE con l’appoggio esterno dei verdi, proprio come ipotizzato da Juncker.

In alternativa alla Grande Coalizione di popolari e socialisti, possibile, seppur solo sulla carta, è anche una maggioranza di destra, composta da PPE, ALDE, dal gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei ECR, e dal gruppo dell’Europa per la Libertà e la Democrazia EFD: formazione euroscettica capitanata dagli ultraconservatori britannici dello UKIP e dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Meno probabile, ma fattibile stando i numeri, resta poi una maggioranza di sinistra composta da PSE, ALDE, Verdi e dal gruppo della Sinistra Europea Unita GUE.

Sicuro, invece, è il posizionamento all’opposizione dell’Alleanza Europea per la Libertà -EAF: gruppo euroscettico, alternativo all’EFD, formato dal Fronte Nazionale di Marie Le Pen e dalla Lega Nord di Matteo Salvini.

Sikorski, D’Alema e Pittella per la comune politica estera UE

Oltre che sul nome del prossimo Presidente della Commisisiome, aperta resta anche la nomination del nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea: una posizione per la quale, nella giornata di venerdì, 30 Maggio, il Premier polacco, il popolare Donald Tusk, ha ufficialmente candidato il suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski.

Sikorski, come ha piegato Tusk, ha dimostrato sul campo di meritare la guida della politica estera UE: è stato proprio Sikorski, infatti, a dare un forte contributo alla caduta del regime di Viktor Yanukovych in Ucraina e a favorire l’avvicinamento all’Europa di Georgia e Moldova.

A rendere complicata la nomina di Sikorski è però il possibile insediamento di un candidato popolare alla Presidenza sia della Commissione che del Consiglio Europeo: un fatto che implicherebbe la nomina di un esponente del PSE alla guida della politica estera UE.

Tra i possibili candidati PSE alternativi a Sikorski, circolano i nomi di due italiani, grazie sopratutto all’ottimo risultato elettorale ottenuto in Italia dal Partito Democratico di Matteo Renzi che, assieme al PSD romeno di Victor Ponta, rappresenta la componente più forte all’interno del PSE.

Tra gli italiani in corsa per la guida della Politica Estera comune dell’UE c’è l’ex-Premier, Massimo D’Alema, anche se non è esclusa la nomina del PD Gianni Pittella: Vicepresidente uscente del Parlamento Europeo che, sul piano estero, ben si è mosso sopratutto sulla questione ucraina, sulla comune politica UE per l’immigrazione, sull’avvicinamento all’UE di Albania e Serbia, e sul caso dei Marò italiani detenuti in India.

Sia in caso di nomina di Sikorski che di Pittella, ma per certi versi anche di D’Alema, l’Europa potrebbe contare su due dei principali sostenitori dello sviluppo pacifico della Democrazia e dell’integrità territoriale dell’Ucraina: un risultato che, se ottenuto, potrebbe contribuire alla fine dell’aggressione militare russa in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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LA ROMANIA VERSO UN GOVERNO DI CENTRO-SINISTRA DOPO IL SUPERAMENTO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Balcani by matteocazzulani on February 26, 2014

Il Partito Nazionale Liberale rompe l’Unione Sociale Liberale con il Partito Social Democratico dopo il mancato accordo sulle nomine dei nuovi Ministri in un rimpasto. Anche lo scontro per la candidatura comune alle elezioni presidenziali romene alla base dello scontro tra il Premier, il socialdemocratico Victor Ponta, e il Presidente del Parlamento, il liberale Crin Antonescu

Un cambio al governo che semplifica le carte in tavola per la corsa alle elezioni presidenziali ma mette a serio repentaglio la tenuta del Governo, che ora ha numeri decisamente più risicati. Nella giornata di martedì, 25 Febbraio, il Partito Nazionale Liberale -PNL ha deciso dopo consultazioni interne di ritirare i suoi ministri dal governo di Larghe Intese con il Partito Social Democratico -PSD- del Premier, Victor Ponta.

La decisione è stata presa ufficialmente dopo il diniego da parte del Premier Ponta di rassegnare le proprie dimissioni, chieste a gran voce dal Presidente del Parlamento, il Leader dei Liberali Crin Antonescu, che, tuttavia, ha dichiarato la volontà di mantenere la carica da lui ricoperta.

Il bracco di ferro tra Ponta e Antonescu è tuttavia iniziato da quando il Premier, chiamato ad un rimpasto di Governo, ha rifiutato di nominare a Capo del Ministero degli Interni il Sindaco di Sibiu Klaus Joannis: una delle figure più note ed apprezzate del PNL.

Un’altra delle motivazioni che ha portato alla rottura dell’Unione Sociale Liberale -così è nominata la colazione delle larghe intese che ha visto socialdemocratici e liberali governare insieme dal 2012- è la volontà sia del PSD che del PNL di presentare proprie candidature alle prossime elezioni presidenziali.

Secondo gli accordi di coalizione, l’Unione Sociale Liberale avrebbe dovuto presentare la candidatura unitaria di Antonescu, appoggiata dal Premier Ponta, per sconfiggere l’attuale Presidente, Traian Basescu: il Leader del moderato Partito Democratico Liberale -PDL- che, ora, ha la possibilità di mettere in seria difficoltà i socialdemocratici.

Dall’USL alla USD

Con la fuoriuscita dei liberali, Ponta può ora contare solo sull’appoggio del suo PSD, che creerebbe l’Unione Sociale Democratica -USD: un Gruppo parlamentare unico con l’Unione Nazionale per il Progresso in Romania -UNPR- e con i radicali del Partito Conservatore -PC- che già si presenterà con liste uniche alle prossime elezioni europee.

Per governare, la USD potrebbe contare senza difficoltà sull’appoggio dell’Unione degli Ungheresi in Romania -UDMR- e su quello delle altre minoranze nazionali garantite in Parlamento arrivando a possedere un totale di 317 parlamentari di maggioranza su 576.

Con il passaggio del PNL all’opposizione, che finora è stata formata dal PDL, dal Partito Popolare -PPDD- e da alcuni indipendenti, la minoranza arriva a quota 259.

Matteo Cazzulani

IN ROMANIA LA SINISTRA SI PRESENTA UNITA ALLE EUROPEE SOTTO LA GUIDA DEL PREMIER PONTA

Posted in Balcani by matteocazzulani on February 14, 2014

Il Partito Social Democratico romeno -PSD- l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania -UNPR- e il Partito Conservatore -PC- formano l’Unione Social Democratica -USD per supportare con una lista comune la candidatura alla Commissione Europea di Martin Schulz. Il progetto concepito per dare voce alle istanze sociali e del lavoro.

Una colazione di centrosinistra per supportare la giustizia sociale in Europa e per portare voti alla candidatura alla Presidenza della Commissione Europea del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz: esponente designato dal Partito Socialista Europeo per battere le destre e gli euroscettici.

Nella giornata di lunedì, 10 Febbraio, il Partito Social Democratico romeno -PSD- l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania -URPR- e il Partito Conservatore -PC- hanno firmato l’accordo per il varo dell’Unione Social Democratica -USD: un’alleanza elettorale che raccoglie tre delle quattro forze partitiche che, assieme al Partito Nazional Liberale -PNL- compongono la Coalizione di Governo Unione Social Liberale -USL- a sostegno del Premier Victoria Ponta.

Proprio Ponta, che è anche il Segretario del PSD, ha sottolineato come l’alleanza elettorale sia un fatto naturale che aggrega forze che già collaborano nella coalizione di Governo e che ambiscono ad andare oltre alla scadenza delle prossime Elezioni Europee, nelle quali l’USD si presenta con liste unitarie in sostegno alla candidatura di Schulz.

Tra gli obiettivi della coalizione, il Premier Ponta ha sottolineato la necessità di riproporre l’USD anche presso le Amministrazioni regionali, provinciali e comunali, per dare a un progetto di respiro europeo un più forte radicamento anche nei territori.

Come rilevato dal Capo del UNPR, Gabriel Oprea, il collante delle liste uniche dell’USD è costituito da principi come la socialdemocrazia, la giustizia sociale ed il dialogo tra i diversi attori del mondo del lavoro della Romania.

Per l’UNPR, la lista unica con il PSD non è una novità, dal momento in cui gli esponenti dell’Unione Nazionale per il Progresso della Romania che siedono in Parlamento sono registrati direttamente nel Gruppo del Partito Social Democratico romeno.

Il Leader del PC, Daniele Constatin, ha dichiarato che l’Unione delle tre forze di Governo permette all’USD di riunire un consistente capitale politico per portare una buona rappresentanza della società romena presso il Parlamento Europeo.

Il Partito Conservatore, nato nel 2005 dall’evoluzione del Partito Umanista di Romania -PUR- è il quarto partner per importanza, il più spostato a destra, nella coalizione di Governo, che vede i suoi pilastri nel PSD e nei liberali del PNL.

Liberali e destra contro l’USD

Proprio il PNL ha commentato la decisione dei partner di coalizione di unirsi in una lista unica per le elezioni europee come naturale, dal momento in cui l’USD aderirà al Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei e sostiene la candidatura di Schulz.

IL PNL, invece, appartiene all’ala più di destra dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei e supporta da un lato la candidatura di Guy Verhofstad alla Presidenza della Commissione Europea e, dall’altro, quella dell’attuale Commissario all’Economia Olli Rehn ad un nuovo incarico nella Commissione.

Così come avviene in altri Paesi, anche in Romania le elezioni europee hanno un contraccolpo sulla scena nazionale, in quanto la possibile vittoria dell’USD potrebbe portare non solo ad un rimescolamento degli equilibri interni alla coalizione di Governo, ma anche ad una crisi del Partito Democratico Liberale -PDL- del Presidente uscente Traian Basescu.

Il PDL romeno ha già chiarito la propria appartenenza al Partito Popolare Europeo ed attende la nomina del PPE di un proprio candidato alla Presidenza della Commissione Europea da contrapporre a Schulz.

Secondo indiscrezioni, la scelta dei popolari potrebbe cadere sull’ex-Presidente dell’Eurogruppo, l’ex-Premier lussemburghese Jean Claude Juncker.

Matteo Cazzulani
Responsabile per i Rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo

IN ROMANIA IL CENTRO-SINISTRA È IN DIFFICOLTÀ

Posted in Balcani by matteocazzulani on September 20, 2013

Una manifestazione contro la cava d’oro a Rosia Montana crea dissidi all’interno della coalizione di Governo tra il Partito SocialDemocratico del Premier Ponta e il Partito NazionalLiberale del Presidente del Senato, Crin Antonescu. Differenze programmatiche ed Elezioni Presidenziali i principali punti di disaccordo

Una protesta ambientale può diventare la causa della caduta del Governo. Nella giornata di mercoledì, 18 Settembre, in Romania, presso il Comune di Rosia Montana, una manifestazione compartecipata da qualche migliaio di persone ha raggiunto le due settimane di durata.

I manifestanti protestano contro la decisione del Governo di concedere alla cava di oro locale lo status di infrastruttura di interesse nazionale strategico: un provvedimento che garantisce la concessione delle licenze necessarie per l’avvio dello sfruttamento entro breve.

Sulla spinta delle proteste, il Premier romeno, Victor Ponta, ha dichiarato che il Partito SocialDemocratico -PSD- di cui è Leader, non voterà per la concessione dello status di infrastruttura di interesse strategico per la cava, ma ha ribadito che l’operazione ha un’estrema importanza sul piano sociale ed economico.

La posizione del Premier Ponta non è piaciuta ai partner di coalizione dei socialdemocratici, il Partito NazionalLiberale -PNL, il cui Leader, Crin Antonescu, si è schierato contro l’installazione della cava.

La diversità di vedute tra i due partner dell’Unione Sociale Liberale -USL, coalizione di Governo formata dopo le elezioni del 2012, ha riaperto i dissidi tra due Partiti con vedute differenti, uniti solo dalla comune opposizione al Presidente romeno, il moderato Traian Basescu.

I socialdemocratici, che hanno una visione della politica nazionale improntata su provvedimenti di carattere sociale, stanno infatti accelerando per una riforma della Costituzione e delle Amministrazioni Locali, mentre i Nazional-Liberali, che perseguono una retorica politica simile a quella del Partito Democratico Liberale di Basescu, temono che il PSD possa rifiutare di appoggiare la candidatura di Antonescu alle prossime elezioni presidenziali romene.

La situazione energetica

Oltre che sul piano politico, la protesta contro la cava potrebbe avere conseguenze anche sul piano energetico: un ambito in cui la Romania è impegnata per l’ottenimento della propria sicurezza energetica e per quella dell’Unione Europea.

Particolarmente importante è lo sfruttamento di idrocarburi nel Mar Nero e, di recente, anche il via libera bipartisan dato allo sfruttamento del gas shale: oro blu estratto da rocce argillose presenti a basse profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

La Romania, grazie sopratutto all’impegno del Presidente Basescu, ha appoggiato fortemente il Nabucco: gasdotto progettato per veicolare in Austria, attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan.

Il Nabucco è stato però sostituito dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, che si estende dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania, prescelta per l’invio del gas azero in Unione Europea.

Matteo Cazzulani