LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Kopacz Premier e Bienkowska Commissario UE: la Polonia dà lezioni di quote rosa

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on September 4, 2014

Il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco ottiene la candidatura ufficiale alla guida del Governo da parte della Segreteria della Piattaforma Civica. Il dopo-Tusk potrebbe verso una svolta a sinistra della forza politica di maggioranza relativa di orientamento cristiano democratico

Hanna Suchocka, la prima Premier donna della Polonia, è rimasta alla guida del Governo per 15 mesi: questo è il record che il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, Ewa Kopacz, è chiamata a superare dopo avere ottenuto, mercoledì, 3 Settembre, la nomina a candidata ufficiale alla guida del Governo da parte del suo Partito, la Piattaforma Civica -PO.

Come riportato da radio TOK FM, la Kopacz, nonostante alcuni tentennamenti, ha accettato il sostegno che la PO -forza di orientamento cristiano democratico che detiene la maggioranza relativa in Parlamento- ha voluto conferirle all’unanimità per subentrare alla guida del Governo a Donald Tusk.

L’attuale Premier, nominato Presidente del Consiglio Europeo venerdì, 29 Agosto, è l’unico nella storia della Polonia ad avere ottenuto la riconferma dal voto popolare: un fardello considerevole, che la Kopacz è chiamata ora a raccogliere e sfruttare per migliorare l’azione di Governo.

Possibilista sulla nomina della Kopacz si è detto anche il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che, dopo avere sottolineato la necessità di garantire la stabilità del Governo per favorire il passaggio di Tusk in Europa nella maniera meno complicata possibile, ha tuttavia rimarcato che la scelta finale spetta a lui, e non alla PO.

La nomina della Kopacz a Premier, oramai data quasi per certa, non è una sostituzione volante del Capo del Governo durante la legislatura, ma ha tutte le carte in regola per diventare un’operazione di rilancio dell’iniziativa politica della PO con una decisa apertura a sinistra.

La Kopacz, già Ministro della Sanità e medico di professione, è infatti nota per le sue posizioni aperte su alcune tematiche sensibili, in primis sulla fecondazione assistita.

Questo sguardo sul mondo decisamente liberale, è già valso alla Kopacz il plauso di alcuni esponenti della sinistra polacca, ad oggi priva di una solida rappresentanza partitica.

La concessione della guida del Governo alla Kopacz è un aspetto importante anche per quanto riguarda le pari opportunità di genere: un tema di progresso sociale e culturale su cui la Polonia oramai da anni sta dando lezioni ai partner europei.

A dimostrazione del grado di progresso raggiunto dalla Polonia a proposito di quote rosa è anche la scelta presa dal Premier Tusk di nominare il Ministro delle Infrastrutture e dello Sviluppo, Elzbieta Bienkowska, come membro polacco della Commissione Europea

Il Governo polacco punta al ruolo di Commissario UE al Mercato Interno

Nel nominare il giovane Ministro, Tusk ha sottolineato che la Bienkowska -che ha già intrattenuto un colloquio con il Presidente-eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker- ambisce al ruolo di Commissario UE al Mercato Interno: uno dei settori su cui il Premier polacco ha sempre dichiarato di puntare per il suo Paese.

La nomina della Bienkowska, che aiuta non poco Juncker nel suo intento di formare una Commissione rispettosa della parità di genere, potrebbe tuttavia essere utilizzata per ricoprire altre due caselle non ancora assegnate su cui la Polonia ha manifestato vivo interesse.

Come infatti dichiarato a più riprese da Tusk, la Polonia aspira sia al ruolo di Commissario UE al Bilancio che a quello di Commissario UE all’Energia: carica che la Bienkowska si troverebbe a contendere all’uscente tedesco, Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Tusk: dopo la nomina in Europa, la Polonia è alla ricerca di un nuovo Premier

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 31, 2014

Con l’assunzione della Presidenza del Consiglio Europeo da parte del Premier polacco si apre la corsa alla successione sia alla guida del Governo, che alla Segreteria della cristiano democratica Piattaforma Civica. Il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, Ewa Kopacz, e il Ministro della Difesa Nazionale, Mateusz Siemoniak, i principali favoriti.

Una nomina storica per la Polonia, che dopo 15 anni di libertà ha visto finalmente riconosciuto il ruolo da protagonista che le dovrebbe già da tempo spettare in Unione Europea, ed anche per l’Europa, che grazie alla guida del Consiglio Europeo da parte di un polacco appare oggi meno ‘carolingia’ e sicuramente più moderna e attenta ai suoi membri della parte centro-orientale del Continente, finora troppo colpevolmente trascurati.

La nomina del Premier polacco, Donald Tusk, alla guida del Consiglio Europeo ha rappresentato uno dei rari casi in cui l’UE ha saputo prendere una decisione in maniera unanime e decisa: a favore della guida del Consiglio da parte del Premier polacco si sono infatti espressi sia il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, sia il Primo Ministro britannico, David Cameron, che il Presidente-Eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.

La guida del Consiglio Europeo a Tusk è anche un meritato riconoscimento ad un ex-giovane esponente del movimento democratico polacco dell’era di Solidarnosc nonché all’unico Premier della Polonia che ha saputo essere riconfermato alla guida del Governo dal voto popolare, grazie a sette anni di buona amministrazione del Paese.

Oltre ad avere mantenuto in Polonia un buon tasso di crescita e sviluppo nonostante la concomitante forte crisi che ha colpito il resto dell’Europa, Tusk ha anche il merito di aver saputo ‘europeizzare’ la Polonia stringendo buone relazioni con la Germania senza sacrificare nel contempo lo storico impegno dei Governi polacchi a sostegno della democrazia e della libertà in Ucraina e nel resto nell’Europa Orientale.

Oltre al prestigio per la Polonia, la dipartita del Premier in Europa lascia un clima di incertezza nello scenario politico polacco, nel quale due importanti posizioni dovranno essere riempite a breve: la guida dell’Esecutivo e il ruolo di Segretario della cristiano democratica Piattaforma Civica -PO, la forza politica fondata da Tusk che oggi governa in coalizione con il Partito contadini PSL.

L’ipotesi più probabile per la successione a Tusk al premierato è quella di Ewa Kopacz: Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, nota non solo per essere una personalità estremamente fedele al Premier, ma anche personale amica del neo-nominato Presidente del Consiglio Europeo.

Il passaggio del premierato alla Kopacz darebbe anche la possibilità al Governo di continuare sia con il programma di riforma del settore previdenziale, che con gli altri punti dell’agenda di Governo che Tusk, pochi giorni prima della sua nomina europea, ha esposto in Parlamento per rilanciare l’attività dell’esecutivo dell’esecutivo per il nuovo anno legislativo.

Tuttavia, alla Kopacz potrebbe essere preferito il Ministro della Difesa Nazionale, Mateusz Siemoniak. Questa decisione porterebbe alla guida del Governo una personalità più tecnica rispetto alla Kopacz che, così, assieme agli altri vertici di Partito sarebbe libera di preparare con più calma la candidatura a Premier per le prossime Elezioni Parlamentari.

La nomina del giovane Siemoniak a Premier potrebbe tuttavia essere dettata anche da contingenze esterne, quali la crescente minaccia militare della Russia del Presidente, Vladimir Putin, che, secondo fonti di intelligence, dopo l’Ucraina potrebbe presto aprire un fronte anche nei Paesi Baltici e in Polonia.

Sulla base di quest’ultima motivazione prende quota anche la nomina a Premier di Radoslaw Sikorski: Ministro degli Esteri, dotato di una lunga e rispettabile esperienza, che ha saputo dapprima co-realizzare la sistemazione delle relazioni tra Polonia e Germania dopo gli anni ‘bui’ dei Governi del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS.

Lo scorso Febbraio, Sikorski ha poi saputo dare un forte contributo sia all’abbattimento del regime dittatoriale di Viktor Yanukovych in Ucraina, che alla firma da parte di Georgia e Moldova -oltre che dell’Ucraina- dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla carica di Premier, resta aperta la corsa alla successione a Tusk per quanto riguarda anche la guida della PO, che è legata a stretto filo con la corsa al premierato.

Qualora la Kopacz non dovesse ottenere la guida del Governo, per il Presidente della Camera Bassa del Parlamento si aprirebbe la possibilità di guidare il Partito: una carica alla quale aspirano anche l’attuale Vice-Premier, Elzbieta Bienkowska, e il leader della corrente alternativa a Tusk interna alla PO, Grzegorz Schetyna.

La guida della PO rappresenta un nodo fondamentale per garantire alla forza di Governo cristiano democratica il mantenimento della maggioranza in Parlamento, messa in seria discussione dal crollo di consensi registrato nei recenti sondaggi.

Secondo il Professor Norbert Maliszewski dell’Università di Varsavia, la decisione di Tusk di accettare la guida del Consiglio Europeo è motivata dalla necessità di dare una spinta propulsiva all’attività di Governo della PO. Una scelta, quella di Tusk, che sarebbe simile per logica alla decisione di Matteo Renzi di diventare Premier a pochissimi mesi dalla sua elezione alla guida del Partito Democratico.

Secondo l’opinionista Renata Grochal di Gazeta Wyborcza, la decisione di Tusk di andare in Europa è invece destinata ad indebolire la PO che, priva del suo carismatico leader, sarebbe così destinata a consegnare le redini del Paese al PiS del conservatore Jarosław Kaczynski: ex-Premier famoso per la sua retorica euroscettica ed anti-tedesca.

In UE scoppia il ‘caso Vysehrad’

A parte i dilemmi di Governo e di Partito, Tusk, che ha dichiarato la necessità di adottare misure risolute per incrementare la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, si troverà fin da subito a dovere risolvere un problema ben più grande legato alla posizione contraria all’inasprimento delle sanzioni UE nei confronti della Russia espressa dai suoi più strenui sostenitori alla nomina a Presidente del Consiglio Europeo: Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria.

Come riportato dal Financial Times, questi tre Paesi dell’Europa Centrale -che assieme alla Polonia fanno parte del Quartetto di Vysehrad- hanno invitato l’Europa a non adottare misure restrittive nei confronti di Putin nonostante la Russia, come oramai ampiamente confermato e documentato, ed in piena violazione del Diritto Internazionale, abbia invaso militarmente l’Ucraina.

Nello specifico, il Premier ungherese, Viktor Orban -che è legato alla Russia da interessi di carattere privato e bilaterale- si è detto pronto a capeggiare una coalizione pro-Putin all’interno dell’UE alla quale devono aderire tutti quei Paesi dell’Europa che non condividono l’inasprimento delle relazioni con la Russia.

L’invito di Orban è stato raccolto dal Premier slovacco, Robert Fico, che, come riportato dalla Reuters, ha minacciato l’uso del diritto di veto qualora le sanzioni dovessero rivelarsi dannose per la Slovacchia.

Peggiore è stata la posizione del Presidente ceco, Milos Zeman, che ha pubblicamente affermato che il processo democratico in Ucraina è stato realizzato non solo dai democratici ucraini, ma anche da nazionalisti di estrema destra.

Quella dei ‘fascisti in Ucraina’ è una menzogna, fabbricata dalla propaganda del Cremlino per discreditare il movimento democratico in Ucraina, a cui, tuttavia, il Capo di Stato della Repubblica Ceca ha creduto.

“Con l’invasione militare dell’Ucraina, che sta per ratificare l’Accordi di Associazione con l’UE, Putin ha inteso dichiarare guerra all’Europa, e non a Kyiv” è stato il commento del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, in risposta alla posizione dei tre Capi di Stato e di Governo filorussi dell’Europa Centrale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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ELEZIONI EUROPEE: NEL PPE È DUELLO JUNCKER-DOMBROVSKIS

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 18, 2014

L’ex-Premier lettone si candida per ottenere la nomination del Partito Popolare Europeo alla Presidenza della Commissione Europea contro l’ex-Presidente dell’Eurogruppo. Secondo i sondaggi è sempre più probabile il varo di una Grande Coalizione guidata dal Candidato del Partito Socialista Europeo Martin Schulz

A contendere al favorito lussemburghese la candidatura del Partito Popolare Europeo per la presidenza della Commissione Europea saranno dunque un lettone e un francese. Nella giornata di lunedì, 17 Febbraio, l’ex-Premier della Lettonia, Valdis Dombovskis, ha dichiarato l’intenzione di correre per la nomination del PPE per portare la sua esperienza da ex-Capo di Governo del primo Paese UE che ha fatto ricorso a prestiti internazionali per affrontare la crisi economica.

Dombovskis, che ha già ottenuto l’endorsement dei Partiti del PPE dei Paesi Baltici, è anche famoso per avere adottato misure di austerità per portare la Lettonia al di fuori dalla crisi con una politica di lacrime e sangue: uno sforzo che ha però permesso al suo Paese di entrare nell’Eurozona nel Gennaio 2014, e che oggi rischia di vedere un proprio esponente alla guida della più importante istituzione Europea.

A contendere la candidatura a Dombrovskis, Leader del Partito Vienotiba che ha rinunciato al Premierato lo scorso Novembre dopo il crollo del tetto di un supermercato che, a Riga, ha causato la morte di diverse persone, sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese di lungo corso, nonché ex-Presidente dell’Eurogruppo.

Secondo indiscrezioni, Juncker porterebbe godere del sostegno del Cancelliere Angela Merkel, che, dopo non essersi mai sbilanciata sul suo parere tra i candidati in corsa per la candidatura PPE, ha dichiarato di nutrire per l’ex-Premier lussemburghese una profonda simpatia.

Oltre a Dombrovskis e Juncker, che ha perso la carica di Premier dopo una storica sconfitta del suo Partito Popolare Cristiano Sociale nelle Elezioni Parlamentari lussemburghesi, lo scorso 20 Ottobre, tra i possibili candidati PPE c’è anche il Commissario per il Mercato Interno, il francese Michel Barnier.

La corsa di Barnier è tuttavia ostacolata dagli scarsi appoggi politici che potrebbero sostenere la corsa del Commissario transalpino all’ottenimento della candidatura PPE alla Presidenza della Commissione Europea.

La designazione del Presidente della più alta carica europea avviene, secondo quanto prevede il Trattato di Lisbona, in base al risultato delle prossime elezioni europee, su segnalazione del Partito europeo che ha ottenuto il maggior numero di voti.

Secondo i più recenti sondaggi, il PPE potrebbe essere superato di poco dal Partito Socialista Europeo, che candida alla Presidenza della Commissione Europea l’attuale Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.

Sempre secondo i sondaggi, la scarsa maggioranza che il PSE otterrebbe sul PPE potrebbe costringere le due forze partitiche a formare una Grande Coalizione per porre in minoranza le forze euroscettiche che, sopratutto in alcuni Paesi come Grecia, Francia, Italia, Polonia e Gran Bretagna, hanno sempre più consensi.

Tusk verso il Consiglio Europeo

La Grande Coalizione, che potrebbe ottenere l’appoggio esterno dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- e dei Verdi Europei, potrebbe portare la Merkel ad accettare la nomina di Schulz a Presidente della Commissione Europea, ma, in cambio, permetterebbe al PPE di mantenere la guida della seconda carica UE.

Secondo indiscrezioni, la Merkel avrebbe infatti proposto al Premier polacco, Donald Tusk, la Presidenza del Consiglio Europeo: posizione finora ricoperta dal belga Herman Van Rompuy e che, secondo il Cancelliere tedesco, dovrebbe ora spettare ad un rappresentante di uno dei più solidi Paesi dell’UE che è riuscito a tenersi fuori dalla crisi economica.

Tusk, che oltre ad essere Premier è anche Segretario del principale Partito polacco, la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- potrebbe essere rimpiazzato da due nomine in rosa, come quella del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento Ewa Kopacz a leader della PO e quella del Ministro dello Sviluppo Regionale Elzbieta Bienkowska alla guida del Governo.

Secondo il magazine Newsweek, a contendere il Premierato alla Bienkowska sono però anche il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che è molto apprezzato dalla Merkel, e il Ministro degli Interni, Tomasz Siemoniak.

Matteo Cazzulani

RIMPASTO DI GOVERNO IN POLONIA: DA TUSK UNA LEZIONE DI EUROPA E CORAGGIO

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 21, 2013

Il Premier polacco si affida all’esperienza giovanile ed europea di Ministri nuovi e capaci determinati ad integrare l’economia polacca nell’Unione Europea. Confermati alcuni Ministri della cristianodemocratica Piattaforma Civica e quelli del partito contadino PSL.

Un esercito di quarantenni chiamati a governare un Paese dinamico in un periodo di inizio crisi secondo esperienze di respiro europeo. Nella giornata di mercoledì, 20 Novembre, il Premier polacco, Donald Tusk, ha presentato il rimpasto di Governo, con l’inserimento di sette nuovi ministri, tutti appartenenti alla Piattaforma Civica -PO: la forza partitica cristianodemocratica del Capo del Governo.

Il nuovo Vicepremier è Elzbieta Bienkowska: giovane ministro uscente dello sviluppo regionale a cui è stata affidata la guida del superministero dei Trasporti, Infrastrutture, Sviluppo Regionale ed Economia Marittima.

La nomina della Bienkowska alla guida del dicastero più potente è stata motivata dalla capacità che, da Ministro per lo Sviluppo Regionale, il nuovo Vicepremier ha dimostrato nell’attrarre ed utilizzare in maniera adeguata i fondi europei per la realizzazione di infrastrutture nelle regioni meno sviluppate del Paese.

Europa e giovani è il motto con cui è stato nominato il nuovo Ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek: un giovane talento 38enne, già Principale Economista della Banca ING con una serie di master tra l’Università del Sussex e quella di Francoforte.

Nonostante il talento, Szczurek, la cui nomina rappresenta una vera e propria sorpresa, non è un politico: una situazione che, de facto, indebolisce il giovane Ministro, ed aumenta l’influenza della Cancelleria del Premier sulle questioni di carattere finanziario, finora affidate all’ex-Vicepremier, Jacek Rostowski.

Fondamentale è la nomina di uno dei massimi esperti di economia di mercato in Polonia, l’ex-Sortosegretario di Stato presso il Ministero delle Finanze, Maciej Grabowski, a Ministro dell’Ambiente: una carica che il nuovo Titolare di dicastero ha ricevuto per accelerare i lavori per l’avvio dello sfruttamento del gas shale.

Lo sfruttamento di questo gas -di cui il territorio polacco, secondo le stime EIA è ricco per 148 trilioni di piedi cubi- permette alla Polonia di ridurre la dipendenza dalle importazioni dalla Russia, e, per questo, è osteggiata da pressioni provenienti da Mosca, che spinge in maniera più o meno lecita le compagnie internazionali impegnate nella ricerca di shale in territorio polacco ad abbandonare la loro presenza nel Paese.

Altre nomine europee sono quelle dei Parlamentari Europei Lena Kolarska-Bobinska a Ministro dell’Istruzione Superiore, e del 41enne Rafal Trzaskowski alla guida del Ministero della Digitalizzazione.

Più legate alle dinamiche di politiche interne sono invece le nomine a Ministro dell’Educazione di Joanna Kluzik-Rostowska -approdata alla PO dopo un avere servito da Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel governo guidato dal Capo del partito conservatore Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski- e alla guida del Ministero dello Sport di Andrzej Biernat: finora Vicecapogruppo PO alla Camera Bassa.

Confermati sono invece alcuni dicasteri di peso, tra cui il Ministero degli Esteri -saldo nelle mani di Radoslaw Sikorski, di recente promosso a Vice-Capo del consiglio dei Mimistri degli Esteri e della Difesa del Partito Popolare Europeo- e quello della Difesa -mantenuto dal giovane Tomasz Siemomiak.

Restano anche il Ministro degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz, della Cultura, Bogdan Zrojewski, della Sanità, Bartosz Arlukowicz, del Lavoro e Politiche Sociali, Wladyslaw Kosiniak-Kamisz, del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, e della Giustizia, Marek Biernacki.

Restano anche i due Ministri in quota al partito contadino PSL -che governa in coalizione con la PO- il titolare dell’Economia, Janusz Piechocinski, e il Capo del Dicastero dell’Agricoltura, Stanislaw Kalemba.

Il rimpasto di governo a forte vocazione europea è avvenuto dopo un importante successo politico di Tusk nell’ambito dell’approvazione del bilancio UE, da cui la Polonia risulta essere la prima beneficiaria con l’erogazione di 105,8 Milioni di Euro, prevalentemente dal Fondo Europeo di Coesione e dal primo e secondo filare della PAC.

L’Europeismo polacco e il berlusconismo-d’alemiano italiano

Tuttavia, per il premier Tusk La situazione non è tutta rosea, dal momento in cui il rimpasto di Governo è stato necessario per rimpiazzare alcune importanti caselle rimaste vuote a causa di scandali, come quello di Slawomir Nowak: ex-Ministro dei Trasporti dimessosi per avere omesso dalla dichiarazione dei redditi un costosissimo orologio mostrato in pubblico.

Il Premier Tusk paga anche un crollo di consenso per la PO dovuto agli inizi della crisi che sta avvantaggiando i conservatori di Diritto e Giustizia: pronti ad una campagna elettorale per le prossime Elezioni Europee basate su toni euroscettici.

Con la decisione di affidarsi a nuovi Ministri giovani con esperienze europee, Tusk ha dimostrato non solo coraggio, ma anche la capacità politica di dare spazio ad energie nuove che, accompagnate all’esperienza dei più anziani, deve spingere la Polonia verso un’ancora più profonda integrazione nelle strutture UE per uscire dalla crisi il quanto prima possibile.

Il comportamento di Tusk deve fare riflettere sullo stato di avanzamento politico e culturale della Polonia: un Paese che, nell’Italia Governata dagli eterni Berlusconi e D’Alema -e dai troppi tuttologi che parlano senza essersi informati- è troppo spesso vituperato in maniera gratuita, bieca, grezza e, me lo si permetta, stolta.

Matteo Cazzulani