LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI SLOVACCHE: KISKA BATTE FICO A SORPRESA

Posted in Slovacchia by matteocazzulani on March 30, 2014

Il Candidato indipendente rovescia il vantaggio di 4 punti ottenuto nel primo turno dal Premier. Decisiva la scelta del Segretario dei socialdemocratici SMER di correre per il posto di Presidente da Capo del Governo

51enne filantropo e imprenditore lontano dalla politica e, sopratutto, mai appartenuto al mondo partitico precedente alla caduta del Muro di Berlino, quando si poteva partecipare alla Cosa Pubblica solo in quanto membri del Partito Comunista. Questa la personalità di Andrej Kiska, il nuovo Presidente della Slovacchia, capace di vincere al secondo turno delle Elezioni Presidenziali slovacche di sabato, 29 Marzo, dopo avere rovesciato il gap di 4 punti percentuali rimediato al Primo Turno dal Premier Robert Fico, candidato del Partito socialdemocratico SMER.

La vittoria di Kiska, che ha staccato Fico di circa il 20% dei voti -59,3% contro il 40,7%- è dovuta essenzialmente al carattere indipendente del candidato, che ha accumulato la sua ricchezza negli anni 90 con due società di credito al consumo, e che ha acquisito notorietà grazie al fondo di beneficenza “Buon Angelo”, da lui creato per aiutare bambini malati.

A contribuire in maniera consistente alla vittoria di Kiska sono stati anche fattori di carattere politico, come la decisione delle forze di destra, che al primo turno hanno sostenuto tre differenti candidati, di fare confluire il loro consenso sul candidato indipendente.

Responsabilità sono da addossare anche a Fico, che ha deciso di correre da Premier come candidato per la Presidenza del Paese, ventilando una possibile gestione del potere monocolore socialdemocratica -SMER controlla anche la maggioranza dei seggi in Parlamento- che ha preoccupato gli elettori.

Il PSE perde, ma la destra non vince

Oltre a Fico, sconfitti dalla competizione escono anche il Presidente del Parlamento Europeo e candidato Presidente della Commissione Europea del Partito dei Socialisti Europei, Martin Schulz, e il Presidente francese, Francois Hollande, che in prima persona hanno sostenuto la corsa di Fico.

Tuttavia, per le forze di destra, il successo di Kiska rappresenta una vittoria di Pirro, dal momento in cui il candidato che ha vinto il ballottaggio ha sempre mantenuto il suo carattere indipendente.

Resta inoltre da sottolineare poi come il Presidente in Slovacchia abbia poteri meramente rappresentativi ed inferiori rispetto a quelli del Premier e del Governo, che sono mantenuti saldamente sotto il controllo dei socialdemocratici.

Kiska, primo Presidente slovacco a non essere appartenuto al Partito Comunista, succede al Capo di Stato uscente Ivan Gasparovic, che è stato eletto per due mandati nel 2004 e nel 2009 come esponente di centro-sinistra.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale
lademocraziaarancione@gmail.com
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LARGHE INTESE IN REPUBBLICA CECA: TROVATO L’ACCORDO PER LA FORMAZIONE DEL GOVERNO

Posted in Repubblica Ceca, Slovacchia by matteocazzulani on December 24, 2013

I SocialDemocratici mantengono il premierato per il Segretario, Bohuslav Sobotka, e otto Ministeri, il movimento moderato ANO dell’imprenditore Andrej Babis riceve sette Dicasteri tra cui quello delle Finanze, e l’Unione dei Cristiano Democratici-Partito Popolare Ceco ha l’Agricoltura, la Cultura ed un’altra delega senza portafoglio. Da superare l’opposizione del Presidente, Milos Zeman

Sotto l’Albero di Natale gli abitanti della Repubblica Ceca trovano un nuovo Governo con Ministeri distribuiti, ma il tutto deve essere ancora confermato. Nella giornata di sabato, 22 Dicembre, il Partito SocialDemocratico Ceco, il movimento moderato ANO, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco hanno raggiunto l’accordo sui Dicasteri da ricoprire in un Governo delle Larghe Intese reso necessario dalla mancata vittoria alle ultime Elezioni Parlamentari da parte di alcuna delle forze politiche in campo.

I SocialDemocratici, che secondo i sondaggi avrebbero dovuto stravincere, ma che invece hanno ottenuto solo il 20% dei consensi, hanno mantenuto il posto di Premier per il loro Segretario, Bohuslav Sobotka, più altri otto Ministeri, tra cui molti con portafoglio.

Il movimento ANO, fondato e guidato dall’imprenditore Andrej Babis, che alle ultime Elezioni ha avuto il 18% dei voti, ha ottenuto il controllo di sette Dicasteri, tra cui quello pesante delle Finanze.

I Cristianodemocratici, ultima forza ad entrare in Parlamento con il 6% dei consensi, si sono aggiudicati i Ministeri dell’Agricoltura, della Cultura e un altro incarico senza portafoglio.

L’accordo sulla spartizione dei posti di Governo segue quello sul programma, che ha visto punti in comune solo sulla lotta alla corruzione, su una riforma delle pensioni edulcorata, e sulla necessità di mantenere il deficit di bilancio al di sotto del 3% del PIL.

Ciò nonostante, la Coalizione delle Larghe Intese, forte di 111 seggi in Parlamento su 200, ora attende il vaglio del Presidente, Milos Zeman, che ha già paventato la possibile non accettazione di alcuni dei Ministri.

Leader del Partito dei Diritti Civili, forza politica di centrosinistra che non ha superato lo sbarramento nelle ultime Elezioni Parlamentari, Zeman ha sempre sostenuto la necessita di formare un Governo di sinistra-centro di SocialDemocratici e Partito Comunista di Boemia e Moravia: la terza forza del Paese con il 15% dei consensi.

Il Premier slovacco si candida a fare il Presidente

Un Presidente forte rischia di esserci anche nella vicina Slovacchia dopo che, lunedì, 23 Dicembre, il Premier slovacco, Robert Fico, ha dichiarato la sua discesa in campo nelle prossime Elezioni Presidenziali, indette per designare il successore dell’attuale Capo di Stato, il conservatore Ivan Gasparovic.

Leader carismatico del Partito socialdemocratico SMER, Fico ha sorpreso tutti con la scelta di scendere in campo per una carica che, in Slovacchia, ha un valore quasi solo rappresentativo.

Secondo indiscrezioni, Fico sarebbe stanco dopo anni di premierato, e vorrebbe optare per una carica più tranquilla.

Altre ipotesi sostengono che, grazie all’ampia maggioranza in Parlamento, Fico potrebbe spingere SMER a cambiare la Costituzione per dare più poteri al Presidente.

Nonostante sia dato per favorito, Fico, con tutta probabilità, dovrà affrontare la concorrenza del primo Ministro degli Esteri Milan Knazko: uno dei protagonisti della Rivoluzione di Velluto che potrebbe essere in grado di raccogliere attorno a se il voto compatto delle opposizioni cristianodemocratica e conservatrice.

Altri candidati alle Elezioni Presidenziali slovacche, che, come in Repubblica Ceca, sono dirette, potrebbero essere l’ex-Premier Jan Carnogursky e l’ex-Presidente del Parlamento, Pavol Hrusovsky, entrambi di orientamento cristianodemocratico.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: BRONISLAW KOMOROWSKI LANCIA UN APPELLO ALL’UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 10, 2012

Il Presidente polacco invita le forze politiche ucraine a modificare la legislazione risalente all’epoca sovietica con la quale la Leader dell’Opposizione democratica, Julija Tymoshenko, è stata condannata al carcere per ragioni politiche. Il Capo di Stato lituano, Dalija Grybauskaite, intenzionata a visitare l’anima della Rivoluzione Arancione nella colonia penale in cui è detenuta, e a convocare un vertice urgente tra i Paesi dell’Europa Centrale

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Dalla carota della Polonia al fioretto della Lituania, i Paesi del centro dell’Europa si sono attivati per la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e per l’integrazione europea dell’Ucraina.

Nella giornata di mercoledì, 9 Maggio, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha rivolto un appello pubblico al suo collega ucraino, Viktor Janukovych, affinché i principi della libertà e della democrazia siano rispettati sulle Rive del Dnipro, e sia così permesso il cammino di Kyiv sulla strada dell’integrazione europea.

Nello specifico, Komorowski ha ribadito come l’arresto politico della Tymoshenko sia la causa della contrarietà della maggioranza dei Paesi dell’Europa Occidentale al sostegno della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – un documento già negoziato, ma non ancora firmato, con cui Bruxelles è pronta a concedere a Kyiv lo status di partner privilegiato.

“Il completamento delle trattative per la firma dell’accordo di Associazione è un merito che riconosciamo a Janukovych: la Polonia è da sempre favorevole alla sua ratifica – ha dichiarato Komorowski – ma faccio appello a tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, affinché la voce per cui è stata arrestata la signora Julija Tymoshenko, che appartiene a un’epoca oramai chiusa, sia cancellata”.

Il riferimento del Capo di Stato polacco è all’articolo 165 del Codice Penale ucraino, che risale all’epoca sovietica. E’ in nome di esso che la Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento per decisioni prese sul piano politico durante il suo ultimo premierato, nel Gennaio 2009.

Komorowski avrebbe dovuto esporre il suo appello expressis verbis a Jalta, in occasione del Vertice dei Paesi dell’Europa Centrale, che Janukovych tuttavia ha cancellato per via dell’assenza della quasi totalità dei suoi colleghi: indignati per la condotta antidemocratica delle Autorità di Kyiv.

Oltre a Komorowski, tra i pochi Presidenti che hanno deciso di non boicottare il vertice di Crimea, per evitare che un aperto isolamento possa spingere l’Ucraina nella zona di influenza della Russia, sono stati anche il Presidente della Slovacchia, Ivan Gasparovic, quello della Moldova, Nicolae Timofti, e quello della Lituania, Dalija Grybauskaite.

Quest’ultima ha accettato di presenziare a Jalta solo dopo avere ottenuto la promessa da parte del collega ucraino di potere visitare la Tymoshenko presso la sua cella nella Colonia Penale Femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv. Nonostante il rinvio del summit, la Grybauskaite ha dichiarato l’intenzione di volere comunque recarsi in Ucraina per incontrare la Leader dell’Opposizione Democratica, e ha invitato i colleghi dei Paesi che hanno deciso per il no al boicottaggio del vertice di Crimea a un incontro a Kyiv dedicato alla questione dei rapporti ucraino-europei.

Continua la repressione del dissenso

Su una posizione decisamente più radicale si sono schierati gli altri Stati dell’Europa Centrale che non confinano con l’Ucraina – Ungheria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Bulgaria e Albania – e quelli dell’Europa Occidentale con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, in prima fila. Essi hanno optato per una linea dura nei confronti di Janukovych – che è riconosciuto come il vero responsabile della repressione politica a carico della Tymoshenko – mirante rispettivamente all’assenza dal vertice di Jalta, e al boicottaggio del campionato europeo di calcio, che l’Ucraina ospiterà con la Polonia.

In risposta alla presa di posizione del Vecchio Continente, a Julija Tymoshenko – che ha terminato uno sciopero della fame di due settimane – sono state concesse le cure del suo medico di fiducia, il tedesco Lutz Harms: necessarie per guarire l’ernia al disco di cui è affetta – e che finora è stata trascurata dalle Autorità carcerarie per tutti i circa nove mesi di detenzione.

Tuttavia, la condotta autoritaria dell’Amministrazione Presidenziale ucraina non si è interrotta, e nella serata di mercoledì, 9 Maggio, il braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Turchynov, è stato convocato senza preavviso in Procuratura per un interrogatorio.

Oltre a Turchynov, sono circa una ventina i dissidenti ucraini ad essere stati indagati dalla magistratura per ragioni politiche, quando non addirittura processati, arrestati o costretti all’esilio.

Tra i detenuti di spessore, oltre alla Tymoshenko, figurano l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, l’ex-Vice Ministro della Difesa, Valerij Ivashchenko, e l’ex-Vice Ministro all’Ambiente, Heorhij Filipchuk, mentre l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko, hanno ottenuto asilo politico in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH RINVIA IL VERTICE DI JALTA. LA TYMOSHENKO TRASFERITA IN OSPEDALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 9, 2012

Isolato dalla comunità internazionale, il Presidente ucraino congela il summit dei Paesi dell’Europa Centrale, mentre la Leader dell’Opposizione Democratica interrompe lo sciopero della fame, e accetta il trasferimento presso una struttura ospedaliera per ricevere le cure dei medici tedeschi

Le percosse subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

“Considerando l’indisponibilità a presenziare da parte di moti Paesi, riteniamo utile spostare il vertice dei Paesi dell’Europa Centrale ad un termine successivo”. Laconica, tagliente, al limite del rassegnato, è stata la comunicazione con cui l’Addetto Stampa del Ministero degli Esteri ucraino, Oleksandr Dykusarov, ha reso nota la decisione del Presidente, Viktor Janukovych, di rinviare il vertice di Jalta.

Al summit, che rappresenta un avvenimento di importanza notevole nella politica internazionale, quasi tutti i Capi di Stato invitati hanno dichiarato la loro assenza per protestare contro le condizioni disumane a cui è soggetta la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: detenuta in isolamento in seguito a una condanna politica, e di recente persino percossa dalle Autorità carcerarie nella sua cella.

Intenzionati a boicottare il vertice di Crimea sono stati i Presidenti di Germania Joachim Gauck, Repubblica Ceca Vaclav Klaus, Austria Heinz Fischer, Estonia Henryk Ilves, Bosnia Erzegovina Bakir Izetbegovic, Lettonia Andris Berzins, Croazia Ivo Josipovic, Montenegro Filip Vujanovic, Bulgaria Rosen Plevneliev, ma non quelli di Polonia, Slovacchia e Moldova, Bronislaw Komorowski, Ivan Gasparovic, e Nicolae Timofti, che hanno evidenziato come l’assenza a Jalta dei colleghi europei possa profondamente isolare l’Ucraina dall’Occidente, e rischi di consegnare Kyiv alla sfera di influenza della Russia.

Diversa è stata la posizione della Presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite, che ha confermato la sua presenza al vertice solo dopo avere ottenuto da Janukovych il permesso di visitare la Tymoshenko presso la sua cella: una possibilità che finora le Autorità ucraine hanno negato a molti, tra cui esponenti politici dell’Unione Europea e l’ambasciatore francese per i Diritti Umani, Francois Zimeray.

Alla notizia del congelamento del vertice di Jalta, il Presidente della Commissione del Parlamento Europeo per i rapporti con l’Ucraina, Pawel Kowal, ha evidenziato come le Autorità ucraine da oggi debbano dimostrare al più presto di saper risolvere la questione del rispetto dei diritti umani per non peggiorare le relazioni con Bruxelles.

Dal canto suo, la Grybauskaite ha comunicato di non voler rinunciare alla visita alla Tymoshenko, e per questa ragione non ha cancellato il viaggio in Ucraina. Komorowski, invece, ha sottolineato come la decisione di congelare il vertice sia utile per consentire una più approfondita riflessione in merito ai rapporti tra Kyiv e l’Unione Europea.

La Leader dell’Opposizione Democratica accetta le cure

Nel contempo, la Leader dell’Opposizione Democratica ha comunicato la sospensione dello sciopero della fame, ed ha accettato il trasferimento presso l’ospedale dei ferrovieri di Kharkiv una volta ottenuto il permesso di essere curata dal medico tedesco Lutz Harms: su cui la Tymoshenko ripone piena fiducia.

Come comunicato dalla figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija, la Tymoshenko per una ventina di giorni si è nutrita di sola acqua, ed è dimagrita di 10 chili. Sulla decisione di interrompere la protesta ha pesato il parere del Dottor Harms, che ha illustrato l’impossibilità di avviare il programma di cure mediche con una paziente malnutrita.

Durante il primo tentativo di curare Julija Tymoshenko, che ha avuto luogo il 20 Aprile, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata picchiata e costretta con la forza al trasferimento dal carcere da parte di agenti del servizio di polizia carceraria. In risposta, la Tymoshenko ha rifiutato ogni forma di assistenza, ed ha avviato l’astensione dal cibo in segno di protesta.

La Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato nel 2009 – quando ha ricoperto la carica di Primo Ministro – accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato. L’8 Dicembre, alla Tymoshenko – già detenuta in carcere – è stato poi sentenziato un secondo arresto perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini di un secondo procedimento aperto a suo carico per evasione fiscale.

Secondo la diagnosi formulata da un’équipe di medici tedeschi e canadesi – che su pressione della Comunità Internazionale hanno potuto visitare la Leader dell’Opposizione Democratica – la Tymoshenko è affetta da un’ernia del disco, che se non curata adeguatamente può portare l’ex-Primo Ministro alla paralisi.

Dinnanzi all’insufficiente assistenza medica fornita dalle Autorità carcerarie, a offrire ospitalità presso le strutture mediche di Paesi occidentali sono stati il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ed il Capo del Dipartimento Federale per gli Affari Esteri della Svizzera, Didier Burchalter.

Condanne al Presidente Janukovych per il mancato rispetto dei Diritti Umani in Ucraina sono pervenute a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, NATO, ONU, Canada, Australia, e persino dalla Federazione Russa.

Matteo Cazzulani

VERTICE DI JALTA: JANUKOVYCH E’ SEMPRE PIU ISOLATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 5, 2012

Dodici Presidenti non parteciperanno al summit dei Paesi dell’Europa Centrale per protestare contro la repressione dell’Opposizione Democratica ucraina, mentre diversi Leader di governo nazionali e continentali hanno dichiarato l’intenzione di boicottare le partite del campionato europeo di calcio che si giocheranno in Ucraina. L’appello di Adam Michnik per la liberazione dell’anima del dissenso arancione, Julija Tymoshenko, e per il sostegno delle ambizioni europee di Kyiv

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dai vertici internazionali allo sport, Janukovych avrà molto da riflettere sul perché della sua solitudine politica. Nella giornata di venerdì, 4 Maggio, è salito a dodici il numero dei Presidenti che hanno deciso di non partecipare al summit dei Capi di Stato dell’Europa Centrale, organizzato a Jalta, in Crimea, sotto la dirigenza della Presidenza ucraina.

Alle defezioni dei Presidenti di Germania, Joachim Gauck, Austria, Heinz Fischer, Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, Croazia, Ivo Josipovic, Bulgaria, Rosen Plevnelev, Lettonia, Andis Berzins, Estonia, Henryk Ilves, Ungheria, Janos Ader, e Albania, Bamir Topi, si è aggiunta la rinuncia del Capo di Stato della Bosnia Erzegovina, Bagir Izetbegovic

Molte tra le giustificazioni fornite a Kyiv a corredo delle rinunce si sono limitate all’ambito diplomatico, ma in realtà le defezioni sono un segnale di aperta contestazione nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Egli è criticato per le repressioni politiche attuate nei confronti degli esponenti dell’Opposizione Democratica: molti dei quali sono stati arrestati, processati senza diritto di difesa, rinchiusi in carcere senza che un verdetto in merito fosse stato ancora pronunciato, privati dell’assistenza medica, e addirittura picchiati, come avvenuto alla Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko.

Il regresso della democrazia a Kyiv ha provocato una protesta non solo nei confronti del vertice di Jalta, ma anche del campionato europeo di calcio del 2012, che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

A favore dell’idea lanciata dal Cancelliere della Germania, Angela Merkel, e del segretario dell’opposizione tedesca, Sigmar Gabriel, di non recarsi negli stadi ucraini per protestare contro le detenzioni politiche si sono dichiarati il Ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, Uri Rosenthal, il suo collega Austriaco, Michael Spindelegger, e quello belga, Didier Reynders.

Differente è la situazione interna agli organismi politici UE: il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha sostenuto l’iniziativa della Merkel, e ha invitato tutti gli altri esponenti dell’esecutivo continentale a boicottare la parte ucraina della rassegna sportiva.

Diversamente, il Presidente del Parlamento, Martin Schulz, ha evidenziato come il boicottaggio non sia una soluzione che aiuti al miglioramento della situazione della Tymoshenko e degli altri detenuti politici, ma nel contempo ha comunicato la sua decisione di unirsi alla linea dei Commissari qualora il Regresso della democrazia in Ucraina continuasse a manifestarsi nella maniera così forte finora registrata.

Infine, una frattura più profonda è apparsa in Danimarca, dove la linea della Merkel è stata appoggiata dall’opposizione di centro-destra, mentre la maggioranza di centro-sinistra si è dichiarata contraria, in quanto essa ha ritenuto che il boicottaggio della manifestazione sportiva è una penalizzazione maggiore per il popolo ucraino più che per il suo Presidente.

L’appello di Michnik per la liberazione di Julija Tymoshenko e l’integrazione europea dell’Ucraina

La posizione di Schulz e della maggioranza danese – che ricopre la Presidenza di Turno dell’Unione Europea – è condivisa da una serie di Paesi del Vecchio Continente, che per ragioni storiche, economiche e geopolitiche affrontano la questione ucraina con maggiore cautela rispetto al punto di vista tedesco.

Il Presidente e il Premier polacco, Bronislaw Komorowski e Donald Tusk, hanno invitato i Capi di Stato dell’Europa Centrale a non disertare il vertice di Jalta, e hanno consigliato ai Leader di governo UE di non boicottare la parte ucraina dell’europeo di calcio per non isolare completamente l’Ucraina dalla comunità Occidentale.

A cogliere l’invito di Varsavia sono stati i Presidenti di Moldova e Slovacchia, Nicoli Timofti e Ivan Gasparovic, che assieme a Komorowski hanno dichiarato l’intenzione di recarsi a Jalta per mantenere le relazioni con l’Ucraina, e per affrontare vis-à-vis con Janukovych la questione del regresso democratico in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

A dare linfa a questa posizione è stato anche lo storico dissidente polacco del sindacato autonomo Solidarnosc, e attuale Redattore dell’autorevole Gazeta Wyborcza, Adam Michnik, che ha lanciato un appello – aperto alla sottoscrizione pubblica – per richiedere la liberazione di Julija Tymoshenko e degli altri detenuti politici repressi dal regime autoritario di Janukovych senza boicottare l’euro 2012, né sostenere iniziative atte a isolare l’Ucraina dalla comunità europea.

Come illustrato da Michnik e da diversi politologi, l’allontanamento di Kyiv dall’Occidente, e l’inevitabile conseguente inglobamento dell’Ucraina nella zona di influenza della Russia, mette a serio repentaglio l’indipendenza economica e la sicurezza nazionale di tutta l’Europa.

Il controllo politico dei russi sulle risorse naturali e sulle infrastrutture energetiche ucraine porta a compimento le ancora forti velleità imperiali del Cremlino, e nel lungo-medio temine permette a Mosca di acquisire lo status di superpotenza mondiale, e di relegare ai margini dell’economia mondiale un’Unione Europea sempre più debole e divisa.

Matteo Cazzulani

MEZZA EUROPA AVANTI CON IL NUCLEARE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 10, 2011

Trenta Paesi, sotto l’egida di Parigi, rilanciano atomo e ruolo dell’AIEA su sicurezza delle centrali. Francia e Slovacchia guidano i Paesi fedeli a favore. Appello della Lituania alla realpolitik.

Il Presidente francese, Nicolas Sarkozy

Il nucleare come tecnologia da migliorare, ma non da abbandonare. E’ chiaro il messaggio lanciato dai Ministri dell’Energia di una trentina di Paesi, riunitisi a Parigi per un vertice sull’atomo, all’indomani della catastrofe di Fukushima.

Organizzato dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy – che ha ribadito il no francese ad ogni forma di disimpegno dall’atomo – il vertice si è concluso con un appello congiunto a migliorare controlli test sulle centrali, a stabilirne una cadenza fissa, e a rafforzare il ruolo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica.

Successive clausole ed iniziative più concrete in materia di sicurezza dei reattori saranno messe a punto da apposite commissioni, e presentate a Vienna nella prossima seduta dell’AIEA.

Oltre a Parigi, a ribadire il si al nucleare sono stati diversi Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che vedono l’atomo come possibilità di approvvigionamento energetico diverso dal gas russo, da cui sono fortemente dipendenti, sopratutto in seguito all’abbandono del carbone: pesante eredita sovietica di cui ancora metà del Vecchio Continente paga le conseguenze.

Bratislava e Vilna per il nucleare

Portavoce di tale realtà, il Presidente della Slovacchia, Ivan Gasparovic, che ha spiegato come Bratislava intenda costruire nuovi reattori per diversificare ulteriormente le proprie forniture, senza badare a spese né sul loro varo, né sulla loro messa in sicurezza che, con le tecnologie attuali, è possibile realizzare e mantenere. In aggiunta, il Capo di Stato si è detto sorpreso per il cambio di idea di Germania ed Italia: causa, sopratutto per Berlino, di un aumento della dipendenza da carbone e gas russo, con conseguenze per ambiente ed equilibri geopolitici.

Un appello alla realpolitik energetica è arrivato dalla Lituania, la cui Presidente, Dalia Grybauskajte, ha invitato l’Unione Europea a non inserire l’atomo nella politica energetica comune, lasciando la decisione ai singoli Paesi.

“Sarebbe una soluzione – ha dichiarato – sopratutto in un periodo di forte scetticismo verso il nucleare. Ogni Paese – ha continuato – ha propri bisogni ed esigenze. Per questo – ha concluso – occorre concedergli piena autonomia”.

Matteo Cazzulani