LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: VARATO IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on December 17, 2013

Il Partito SocialDemocratico Ceco si accorda con i populisti-moderati di ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco per la formazione di un Governo guidato dal Segretario SocialDemocratico, Bohuslav Sobotka. Riforma delle pensioni e lotta alla corruzione i due punti fondamentali dell’Accordo.

Non solo in Germania, anche in Repubblica Ceca al Governo ci sarà una Grande Coalizione che, più che a quella tedesca tra i crisitanodemocratici della CDU e i socialdemocratici della SPD, ricorda di più le Larghe Intese in Italia. Nella giornata di Domenica, 15 Dicembre, il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha comunicato di avere raggiunto l’accordo per il varo di una Coalizione di Governo con il Partito populista-moderato ANO e con la Unione dei Cristianodemocratici-Partito Popolare Ceco.

Secondo l’accordo, presentato da Sobotka dopo circa due mesi di trattative, i SocialDemocratici hanno rinunciato al rafforzamento del welfare e all’incremento delle tasse per via dell’opposizione dei moderati-populisti di ANO, il cui Capo, Andrej Babis, rappresenta gli imprenditori del Paese.

In cambio, Sobotka ha ottenuto l’imprimatur per eliminare la riforma delle pensioni approntata dal precedente Governo del conservatore Petr Necas, che ha cercato di introdurre un sistema previdenziale basato quasi esclusivamente sul settore privato.

Un accordo tra il Partito SocialDemocratico Ceco, ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco è stato raggiunto anche sulla lotta alla corruzione, da cui, secondo le previsioni del Governo, dovrebbero arrivare risorse da reinvestire in tre promesse elettorali chiave delle Forze della Maggioranza: rafforzamento dello stato sociale, realizzazione di nuove infrastrutture, e aiuti alle famiglie con figli.

Nonostante l’accordo trovato, restano ancora dei punti irrisolti, in primis l’ingresso della Repubblica Ceca nell’Euro: i socialdemocratici e i cristianodemocratici sono a favore, ma ANO si oppone.

In forse resta anche la realizzazione della centrale nucleare a Temelin, che, secondo l’accordo di Coalizione, sarà costruita solo se ritenuta realmente redditizia.

Resta anche aperta la questione della restituzione dei beni alla Chiesa Cattolica avviata dall’ex-Premier Necas, che Sobotka vorrebbe fermare senza però aver potuto avere la meglio dell’opposizione del Segretario dell’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare, Pavel
Belobradek.

Il Presidente contro la nuova Coalizione

A rendere precaria la Coalizione delle Larghe Intese è anche il ruolo del Presidente ceco, Milos Zeman, ex-Premier socialdemocratico che, dopo avere sostenuto la necessita di formare un Governo di minoranza del Partito SocialDemocratico Ceco con l’appoggio esterno del solo Partito Comunista di Boemia e Moravia, ha cercato di prolungare il mandato del Premier, Jiry Rusok: un tecnico che non ha mai ottenuto la fiducia dal Parlamento.

Zeman ha dichiarato di accettare l’accordo di Coalizione, ma ha illustrato come sarà lui stesso in persona a porre un veto alla nomina di alcuni Ministri del Governo che Sobotka è chiamato a presentare in Parlamento.

Le Larghe Intese si sono rivelate necessarie dopo che, nelle ultime Elezioni Parlamentari, il Partito SocialDemocratico Ceco ha ottenuto solo il 20% dei voti, seguito da ANO con il 18% e, a sorpresa, dai comunisti con il 15%.

Al quarto posto si sono posti i liberal-conservatori di TOP09, con l’11%, mentre i conservatori del Partito Democratico Civico dell’ex-Premier Necas sono crollati al 7%, così come i post-fascisti del movimento Usvit.

Ad entrare in Parlamento sono stati anche i cristianodemocratici con il 6%, mentre il Partito dei Diritti Civili del Presidente Zeman, di centro-sinistra, non ha superato lo sbarramento necessario per ottenere seggi alla Camera Bassa.

Matteo Cazzulani

Advertisements

ELEZIONI PARLAMENTARI IN LITUANIA: VILNA SI AVVICINA ALLA RUSSIA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on October 15, 2012

La vittoria del partito Laburista dell’imprenditore russo Viktor Uspaskich provocherà la fine della politica europeista del Governo di centrodestra: punito per le misure di austerità adottate per battere la crisi. Probabile una coalizione pluricolore con i socialdemocratici e i conservatori di ordine e Giustizia.

Il Capo del Partito Laburista lituano, Viktor Uspaskich

I risultati non sono ancora quelli definitivi, ma un dato sembra essere certo: la Lituania volta pagina e si allontana dall’Europa. A seguito del primo turno delle Elezioni Parlamentari lituane, al primo posto, con il 24,48% dei voti, si è classificato il Partito Laburista dell’imprenditore russo Viktor Uspaskich, seguito dai Social-Democratici, con il 19,49% dei consensi.

Sconfitta l’opposizione di centrodestra che, negli ultimi quattro anni, ha cercato di arginare la crisi economica con misure di austerità e una politica fiscale di lacrime e sangue. I cristiano-democratici dell’Unione della Patria, guidati dal Premier uscente, Andrijus Kubilijus, hanno ottenuto l’11,63% dei consensi, mentre i conservatori di Ordine e Giustizia con il 7,48%.

Hanno superato lo sbarramento del 5% anche il movimento Strada del Coraggio, con il 7,62%, il Movimento dei Liberali, con il 7,48%, e l’Azione Elettorale della minoranza polacca, con il 5,58%.

La composizione definitiva del Sejmas di Vilna sarà nota dopo il secondo turno, in programma tra due settimane. Certo è tuttavia il cambio radicale che la nuova coalizione di sinistra – probabilmente allargata ai conservatori di Ordine e Giustizia – imporrà alla guida del Paese.

Agli elettori, il Partito del Lavoro ha parlato con slogan populistici orientati interamente contro la politica fiscale del precedente Governo. Invece, i socialdemocratici si sono presentati con un programma articolato che prevede solo provvedimenti correttivi alla linea di Kubilijus, come l’innalzamento delle pensioni minime a 563 Dollari al mese, e l’allontanamento dell’ingresso di Vilna nell’Euro al 2015.

A cambiare sarà sicuramente la politica estera. I Partiti della sinistra si sono dichiarati fin da subito in favore di un reset nei rapporti con la Russia, ed hanno dichiarato la volontà di aprire il settore industriale nazionale ad investimenti russi.

Quella della nuova coalizione di Governo è una posizione totalmente opposta rispetto a quella finora mantenuta dal centrodestra, che ha guardato all’Europa, ed ha ritenuto la presenza massiccia di capitali di Mosca come una minaccia per la sicurezza energetica nazionale.

Cambio netto anche nella politica energetica. la Coalizione di sinistra ha dichiarato la volontà di ritirare il ricorso presso l’Arbitrato di Stoccolma esposto dal Governo Kubilijus contro il monopolista russo, Gazprom: accusato da Vilna di condotta anticoncorrenziale nel mercato lituano.

Gazprom – società posseduta per metà dal Cremlino – ha controllato la compagnia energetica nazionale Lietuvos Dujos, responsabile della gestione dei gasdotti lituani. Nel contempo, il monopolista russo ha mantenuto l’egemonia sulle forniture di gas a Vilna, a cui ha imposto prezzi di gran lunga più alti rispetto a quelli degli altri Paesi UE – Polonia esclusa.

Per rompere il monopolio del monopolista russo, il Governo di centrodestra ha applicato il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta a monopoli extraeuropei di controllare sia la distribuzione del gas, che la compravendita di oro blu.

Dopo avere programmato la nazionalizzazione della Lietuvos Dujos, Kubilijus ha preventivato la sua immediata reprivattizzazione ad enti registrati in Europa, ottenendo l’appoggio della Commissione Europea.

Un imprenditore filorusso già condannato alla guida del Paese

Dalle urne, esce sconfitto anche il piano di diversificazione delle fonti di energia approntato dal governo di Centrodestra. In un referendum, contemporaneo alla consultazione legislativa, il 46% dei votanti si è opposto alla costruzione di una centrale nucleare a Visaginas: progetto presentato alla cittadinanza dal Governo Kubilijus come prerogativa essenziale per garantire la sicurezza nazionale.

Resta infine un enorme punto interrogativo sulla figura del probabile prossimo Primo Ministro. Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il Capo dei Laburisti Uspaskich è infatti un imprenditore nato ed affermatosi in Russia, già accusato nel 2005 per malversazione finanziaria durante il suo operato alla guida del Ministero dell’Economia.

Per sfuggire alla condanna, Uspaskich si è recato a Mosca, dove ha ottenuto asilo politico fino al 2008, quando, dopo essere stato rieletto al Sejmas, è riuscito a diventare Parlamentare Europeo.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA CENTRALE RISPONDE A MERKEL, HOLLANDE E MONTI: “PIU’ COESIONE IN EUROPA PER BATTERE LA CRISI”

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 23, 2012

I Primi Ministri del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – adottano a Praga una posizione comune per contrastare l’emarginazione dei Paesi non-Euro dai processi decisionali UE, supportata da Germania e Francia nel concomitante vertice di Roma. Alleanza anche per il rafforzamento delle strutture difensive e per il sostegno alla politica energetica della Commissione Europea

Il Premier polacco, Donald Tusk

Coesione, difesa ed energia sono stati i principali punti su cui si è sviluppato il vertice del quartetto di Vysehrad di venerdì, 22 Giugno. Riuniti a Praga per il passaggio di consegne dalla presidenza ceca a quella polacca, i Primi Ministri di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, e Slovacchia hanno messo a punto le linee guida che, per il prossimo anno, saranno adottate dal Gruppo che riunisce i quattro Paesi più importanti dell’Europa Centrale.

Al centro dei lavori è stata posta l’importanza del mantenimento di una politica di coesione da parte dell’Unione Europea. Nello specifico, i quattro Capi di Governo hanno invitato i colleghi UE a mettere da parte gli interessi personali per adottare misure di ampio respiro atte ad avviare una politica monetaria ed economica capace di dare risposte unitarie alla crisi in Europa.

Inoltre, con una lettera indirizzata ai colleghi UE, i Primi Ministri del quartetto di Vysehrad hanno richiesto di allargare la partecipazione ai vertici dedicati al futuro dell’economia dell’Unione Europea anche a quei Paesi, come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, che non hanno ancora adottato la moneta unica europea.

I Paesi dell’Europa Centrale hanno quindi deciso di assumere una posizione comune durante i lavori per la stesura del bilancio UE 2014-2020, in occasione del quale il Gruppo di Vysehrad richiederà maggiore collegialità per considerare durante la stesura del budget comunitario delle ragioni e delle problematiche legate a tutti gli Stati dell’Unione: non solo a quelli di eurolandia.

La posizione risoluta dei quattro Paesi dell’Europa Centrale – oggi economicamente più sani rispetto a molti altri Stati del resto del Continente a rischio default – è una risposta ben chiara a Germania e Francia, che, invece, sostengono la necessità di escludere dai processi decisionali dell’UE quei Paesi che non hanno aderito all’Euro.

L’atteggiamento dell’asse Berlino-Parigi è stato evidente nel vertice di Roma, durante il quale – in contemporanea con il summit di Praga – il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, il Presidente francese, Francois Hollande, il Primo Ministro italiano, Mario Monti, e il Premier spagnolo, Mariano Rajoy, si sono riuniti per varare una posizione comune dei principali Paesi di eurolandia da adottare durante il prossimo vertice UE.

Sostegno alla politica energetica della Commissione Europea

Oltre alla politica monetaria, il quartetto di Vysehrad ha affrontato il tema della difesa. Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha illustrato come la presidenza di Varsavia sarà caratterizzata dall’implementazione della smart defence: la messa in comune delle forze militari e delle strutture difensive di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, e Slovacchia.

“Vogliamo prestare più attenzione alla politica di difesa – ha dichiarato Tusk durante la conferenza stampa di chiusura – riteniamo il progetto ambizioso, ed utile per rafforzare le strutture comuni all’interno del continente europeo”.

Largo spazio è stato dedicato anche alla questione energetica, in merito alla quale il gruppo di Vysehrad ha assunto una posizione in sostengo dei progetti varati dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas e greggio dalla Russia monopolista.

Come dichiarato dal Primo Ministro ceco, Petr Necas, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, e Slovacchia sostengono i progetti di sviluppo del nucleare, la costruzione di nuove infrastrutture per l’importazione di gas e greggio da fornitori alternativi a Mosca, e la realizzazione del Corridoio Nord-Sud.

Quest’infrastruttura ha lo scopo di unire i gasdotti degli Stati ubicati tra il Mar Baltico e il Mare Adriatico per mettere in circolazione in Europa gas importato da Qatar, Norvegia ed Iraq presso i rigassificatori di Swinoujscie – Polonia Occidentale – e quello di Krk in Croazia.

Matteo Cazzulani

PATTO FISCALE UE: FRANCIA E POLONIA AL BRACCIO DI FERRO DIPLOMATICO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 1, 2012

Parigi e Varsavia si scontrano sulla modalità di convocazione dei vertici, e ripresentano la divisione dell’Unione Europea tra i Paesi Occidentali – favorevoli al restringimento dell’ambito decisionale all’asse franco-tedesco – e quelli Centrali – a sostegno del maggiore coinvolgimento di tutti gli Stati del Vecchio Continente. La mediazione del Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, propone nuove regole, ma lascia irrisolti vecchi problemi.

Il Premier polacco, Donald Tusk

Nuove regole, vecchie divisioni. Nella giornata di lunedì, 30 Gennaio, i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea hanno varato le regole del nuovo Patto Fiscale UE: provvedimento necessario per regolamentare l’economia del Vecchio Continente, oggi in piena crisi.

Il documento, accettato da tutti i Paesi eccetto Gran Bretagna e Repubblica Ceca – Praga ha legato l’adesione al voto del Parlamento – prevede l’imposizione ai singoli Stati dell’obbligo del pareggio di bilancio, ne consiglia l’inserimento nelle Costituzioni Nazionali, istituisce sanzioni per quelle economie statali il cui deficit supera il 3% del PIL, e pone la ratifica del Patto Fiscale come condicio sine qua non per l’ottenimento di un prestito massimo di 500 Milioni di Euro dal fondo ESM: varato apposta per salvare i Paesi di Eurolandia.

Vero e proprio pomo della discordia nelle trattative non sono state tanto le clausole, quanto il capitolo riservato alla convocazione dei vertici europei, in cui è riemerso il tradizionale scontro tra i Paesi Occidentali e quelli Centrali: rappresentati rispettivamente da Francia e Polonia.

Parigi – fedele alla tradizionale visione di un’Europa delle Nazioni, con istituzioni europee deboli ed una Commissione con poteri limitati – ha proposto la convocazione di due summit distinti. Quello dei Paesi che hanno adottato l’Euro, in cui discutere le tematiche più importanti per la sopravvivenza dell’economia dell’UE, e quello di tutti i 27 Stati dell’Unione Europea: riservato a tematiche di secondaria importanza.

Fin da subito, contraria si è dichiarata la Polonia, la quale, a nome di tutti i Paesi che non hanno ancora adottato la moneta unica, ha evidenziato l’importanza di coinvolgere nei vertici decisionali – anche solo come semplici osservatori – tutti gli Stati dell’Unione Europea: per lo meno, quelli che, come Varsavia, hanno dichiarato l’intenzione di adottare l’Euro quanto prima.

Per scongiurare il varo di un'”Europa a due velocità”, Varsavia ha attuato un pressing diplomatico presso i principali alleati di Parigi. Il Premier polacco, Donald Tusk, ha incontrato il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, il Primo Ministro italiano, Mario Monti, ed il Cancelliere tedesco, Angela Merkel: alleata di ferro del Presidente francese, Nicolas Sarkozy, che, a sua volta, è rimasto inamovibile nelle sue posizioni.

Come riportato dalla ben informata Gazeta Wyborcza, a risolvere l’impasse è stato il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy: il belga, su suggerimento della Merkel, ha proposto la convocazione di tre differenti tipologie di vertice europeo secondo un criterio tematico.

I summit dedicati alla cooperazione nella Zona Euro e al funzionamento del fondo ESM, da convocare due volte l’anno, saranno riservati ai 17 Paesi che hanno adottato la moneta unica – Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Grecia, Estonia, Slovacchia, Slovenia, Austria, Finlandia, Cipro e Malta – mentre a quelli riguardanti le modifiche al Patto Fiscale, da convocare almeno una volta all’anno, saranno invitati anche gli Stati che hanno accettato, e ratificato, il Patto Fiscale – Polonia, Ungheria, Svezia, Lituania, Lettonia, Danimarca, Romania, e Bulgaria.

Entrambe le tipologie di vertice dovranno essere convocate solo dopo una riunione dei Capi di Stato e di Governo di tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea – quindi, con la partecipazione di Gran Bretagna e Repubblica Ceca.

Da cambiare è la mentalità

Seppur intricata, la proposta di Van Rompuy è stata, alla fine, accettata, non senza lasciare più amaro in bocca che altro ai due principali contendenti. Sarkozy ha evidenziato come il compromesso non costituisca un'”Europa dalle tre velocità”, bensì “un’UE dalle tre diverse integrazioni”: monetaria, fiscale, e politica.

Da parte sua, Tusk ha illustrato come l’accordo non soddisfi appieno le richieste della Polonia, ma, nel contempo, ha ritenuto la sua accettazione un gesto di forte europeismo da parte di Varsavia.

La querelle sui trattati ha dimostrato quanto l’Europa sia ancora divisa al su interno tra Paesi che sostengono il restringimento dell’ambito decisionale all’asse franco-tedesco, e Stati – maggiormente consapevoli della problematica secondo un’ottica globale – favorevoli al coinvolgimento di tutta l’Unione Europea.

Secondo questi ultimi, le realtà del Vecchio Continente sono legate l’un l’altra a doppio filo da un’economia comune, che andrebbe estesa anche ai Paesi dell’Europa Orientale: Moldova, Ucraina, Bielorussia e Georgia.

Diversi commentatori hanno salutato con favore l’accordo sul Patto Fiscale UE, ed evidenziato l’importanza della sua urgente applicazione per sollevare l’economia del Vecchio Continente da una crisi monetaria che, in un Mondo dominato da Cina, India, Brasile e Russia, ha relegato Bruxelles alla periferia del Pianeta.

Tuttavia, per rilanciare in maniera efficace l’Unione Europea, non devono essere riviste solo le regole, ma, sopratutto, la mentalità: nell’economia globale di oggi, per l’Europa non vi è altra scelta che basare la propria ristrutturazione su collegialità, inclusione, coesione ed allargamento.

Matteo Cazzulani

Forum Internazionale di Davos: economia ed energia i temi principali

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on January 28, 2012

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

La tradizionale kermesse elvetica dominata dalla crisi dell’euro, su cui esponenti europei ed americani e Leader UE hanno espresso ottimismo e proposte considerevoli. Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, solleva la questione energetica, e nicchia sul caso di Julija Tymoshenko: Anima dell’Opposizione Democratica incarcerata per avere siglato accordi per il gas onerosi per l’Ucraina, ma necessari per evitare all’Unione Europea un inverno al freddo.

Ottimismo e doppie interpretazioni hanno caratterizzato la sessione di venerdì, 27 Gennaio, del Forum Economico internazionale di Davos: una kermesse importante, non solo per la cadenza annuale con cui leader politici e big della finanza mondiale si riuniscono nella cittadina elvetica, ma, sopratutto, per le problematiche di stretta attualità emerse come topic principale dei dibattiti.

A dominare e stata la crisi dell’Euro. Secondo quanto dichiarato dal Capo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, l’unico mezzo per salvare la moneta unica del Vecchio Continente e la concessione di maggiori poteri al FMI che, ad oggi, non possiede gli strumenti necessari per salvare, in caso di ulteriore peggioramento della situazione, Spagna e Italia.

Accorato e stato l’appello lanciato dal Commissario Europeo all’Economia, Olli Rehn, che ha illustrato come l’uscita dalla crisi in Europa sia possibile solo con il coinvolgimento degli Stati Uniti d’America. Una solidarietà nordatlantica condivisa dal Segretario al Tesoro USA, Timothy Geithner: presente al Forum Economico in rappresentanza di Washington. 

Largo spazio sulla crisi dell’Euro e stato riservato anche ai singoli Presidenti e Premier dell’Unione Europea. Di rilievo l’intervento del Capo di Governo danese, Helle Thorning-Schmidt, che ha evidenziato come, oggi, l’economia abbia relegato al di fuori dei suoi confini la generazione dei 25enni: incapaci di trovare un lavoro fisso dopo avere finito gli studi. Secondo la premier della Danimarca – presidente di turno dell’UE – compito primario per l’Unione dovrebbe essere dunque la creazione di nuovi posti di lavoro.

Ottimismo, invece, da parte del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha illustrato come la Polonia – che ha ceduto a Copenaghen la guida dell’Unione Europea – sia stata in grado di sollevarsi da condizioni economiche ben peggiori di quelle odierne. Secondo Komorowski, la costruzione di un’economia di mercato mediante terapie shock e provvedimenti coraggiosi sono esperienze della storia polacca che, oggi, potrebbero essere prese ad esempio dall’Unione Europea tutta per battere la crisi dell’Euro. 

Continua il regresso della democrazia in Ucraina

Altro tema emerso nei colloqui e l’energia. A sollevarlo e stato il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che, nel corso del pranzo-conferenza organizzato dal businessman Viktor Pinchuk, si e lamentato per l’alto prezzo che il suo Paese e costretto a pagare alla Russia per il gas. 

Un aspetto scottante, che ha sollevato automaticamente il caso di Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, oggi Leader dell’Opposizione Democratica, incarcerata, dopo un processo politico, per avere accettato nel 2009 le tariffe contestate a pranzo da Janukovych. Tuttavia, il si della Tymoshenko al diktat dell’allora suo collega russo, Vladimir Putin, ha consentito all’Ucraina di evitare l’interruzione delle forniture di oro blu da Mosca, e, all’Unione Europea, di passare un inverno al freddo.

Durante il dibattito pubblico, con la presenza del Capo di Stato Emerito polacco, Aleksander Kwasniewski – l’unico Leader occidentale ad aver incontrato Janukovych – il Presidente ucraino ha dichiarato che adotterà ogni mezzo in suo potere per liberare la Leader dell’Opposizione Democratica. Poco più tardi, tuttavia, interpellato dai giornalisti, Janukovych ha sottolineato come ad occuparsi del caso Tymoshenko debba essere il Parlamento, e non il Presidente.

Una frase che lascia ancora molte nubi sulla detenzione della carismatica Leader dell’opposizione ucraina: nota in Occidente per lo più per per avere guidato il processo democratico del 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione, ma meno per avere tutelato la sicurezza energetica dell’Unione Europea nel 2009. 

Giovedì, 26 Gennaio, Janukovych ha firmato un decreto che esautora il Parlamento della competenza su questioni di carattere internazionale, tra cui, dopo la straordinaria mobilitazione mondiale in condanna della detenzione politica della Tymoshenko, e facile inserire il caso della Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

ESTONIA: AL VIA IL NUOVO GOVERNO DI CENTRO-DESTRA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 30, 2011

Accordo sugli incarichi tra il Partito delle Riforme e l’Unione Pro Patria e Res Publica. Tanti volti nuovi per una politica di austerity economica

Il premier estone, Andrus Ansip

Un team collaudato alla guida dell’Estonia. E’ questo il quandro delineato dalla distribuzione degli incarichi di governo da parte del Premier estone, Andrus Ansip.

Sei i ministeri per il suo liberal-moderato Partito delle Riforme, tra cui il premierato, Giustizia, e Finanze. Uno in più per gli alleati dell’Unione Pro Patria e Res Pubblica, forza moderata, soddisfatta per i dicasteri di peso ottenuti, quali Presidenza del Parlamento, Interni, Economia, e Difesa.

Un varo della squadra di governo atteso da settimane, e reso possibile dalla comunicazione della lista dei ministri dei due partiti. Un passaggio lontano dall’essere combattuto, dal momento che i due soggetti già hanno governato assieme dal 2009 al 2010.

Peraltro, in un esecutivo di minoranza. Che, malgrado i numeri risicati, è riuscito a superare la crisi economica, rilanciare l’occupazione, e portare l’Estonia in Eurolandia.

I nomi della squadra

Ora, da realizzare è un programma basato su austerity, taglio delle tasse, libero mercato, europeismo, e stretti rapporti con USA e Scandinavia. Obiettivi non di semplice realizzazione, che hanno spinto Ansip a confermare uomini di fiducia.

Tra i volti noti del Partito delle Riforme, oltre al Premier, il suo braccio destro, Urmas Paet, agli Esteri, Hanno Pevkur agli Affari Sociali, Jurgen Ligi alle Finanze, e Rein Lang, spostato dalla Giustizia alla Cultura.

Quelli dell’Unione Pro Patria e Res Pubblica, invece, lo Speaker del Parlamento, Ene Ergma, il Ministro dell’Economia, Juhan Parts, il Titolare degli Affari Regionali, Siim Valmar Kiisler, quello dell’Agricoltura, Helir-Valdor Seeder, e l’ex-responsabile della Difesa, spostato all’Educazione, Jaak Aaviksoo.

Nuovi ministri, seppur di lunga esperienza politica, in ambiti importanti. La Giustizia è stata affidata a Kristen Michal, del Partito delle Riforme, e l’Ambiente al suo collega di forza politica, Keit Pentus.

Alla Difesa il Leader dell’Unione Pro Patria e Res Publica, l’ex Premier, e stimato storico, Mart Laar. Agli Interni, per il medesimo Partito, Ken-Marti Vaher.

Lecito ricordare che, a seguito delle Elezioni Parlamentari dello scorso 6 Marzo, il Partito delle Riforme ha ottenuto 33 seggi, l’Unione Pro Patria e Res Publica 26.

All’opposizione, i 26 parlamentari del liberal-progressista Partito del Centro, guidato dal sindaco filorusso di Tallin, Edgar Savisaar — finanziato dalla Russia — ed i 19 socialdemocratici, il Partito del Capo di Stato, Tomas Ilves.

Matteo Cazzulani

L’AZERBAJDZHAN RINUNCIA ALL’EURO

Posted in Azerbajdzhan, Guerra del gas by matteocazzulani on January 10, 2011

Adottato il doppio indice Dollaro/Manat per il corso della valuta di Baku. La moneta UE perde un importante attore energetico

il capo della banca centrale azera, Elman Rustamov

Valute e buoi dei Paesi tuoi. Questa la ricetta anticrisi adottata dalla Banca Centrale Azera, che, da lunedì, 10 Gennaio, ha rinunciato all’euro, per la definizione del corso della propria valuta nazionale.

Una scelta, come comunicato da Baku, che consente il raggiungimento della stabilità, un maggiore controllo sulle oscillazioni del mercato interno, e l’approvazione di piani a lungo termine.

A contribuire alla scelta, la contemporanea crisi della moneta UE e di quella locale, il Manat. Ripristinata, assieme al Dollaro, in un nuovo sistema bivalutare.

Bruxelles perde un importante fornitore

L’indice Euro/Dollaro è stato introdotto nel 2008 per controllare il corso del Manat, estendendo le dinamiche globali al mercato interno di Baku. Una strategia che, nel biennio scorso, ha dato comunque buoni risultati.

Secondo gli esperti, per Bruxelles si tratta di un duro colpo, dal momento in cui l’Azerbajdzhan rappresenta una valida alternativa a Russia e Paesi Arabi per l’importazione di gas e petrolio.

Matteo Cazzulani