LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Ucraina interessata al Corridoio Energetico Europeo

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 30, 2015

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Volodymyr Demchyshyn, Kyiv intende importare gas dalla Turchia per decrementare la dipendenza dalla Russia. Già avviati i contatti con Slovacchia e Polonia per una partnership energetica



Varsavia – Un’Ucraina pienamente europea sul piano energetico. Questo è quanto emerso dalle dichiarazioni del Ministro dell’Energia ucraino, Volodymyr Demchyshyn, che, all’agenzia Trend, ha dichiarato che Kyiv è interessata a compartecipare al Corridoio Meridionale Energetico Europeo, fascio di gasdotti concepito dalla Commissione Europea per importare gas dall’Azerbaijan per diversificare le forniture di energia.

Nello specifico, il Ministro Demchyshyn ha evidenziato come l’Ucraina sia interessata ad importare gas dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- una delle infrastrutture del Corridoio Meridionale Energetico Europeo deputato a veicolare il gas proveniente dall’Azerbaijan dalla Georgia al confine tra Turchia e Grecia, attraverso tutta la penisola anatolica. 

L’altra infrastruttura del Corridoio Meridionale Energetico Europeo è il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato per veicolare il gas azero dalla Grecia all’Italia attraverso l’Albania.

La partecipazione dell’Ucraina al Corridoio Meridionale Energetico Europeo è resa ancora più forte dal recente interessamento di Israele al progetto come fornitore di gas attraverso un gasdotto che collega i giacimenti israeliani del Mar Mediterraneo alla Turchia.

Inoltre, l’Ucraina, a seguito dell’aggressione militare russa nel Donbas e all’annessione illegale della Crimea alla Russia, è in cerca di ogni forma possibile per rendersi totalmente indipendente da Mosca. 

Per questa ragione, l’Ucraina ha già raggiunto accordi per l’importazione di gas dalla Slovacchia, mentre la Polonia ha offerto a Kyiv l’invio del gas che Varsavia importa sotto forma di LNG dal rigassificatore di Świnoujście.

Nonostante l’opera di diversificazione da Mosca, il Ministro Demchyshyn ha ribadito l’impegno dell’Ucraina come Paese di transito del gas russo verso gli acquirenti dell’Unione Europea particolarmente dipendenti dalle forniture della Russia, come Austria, Slovenia e Italia.

Europa Centrale, Commissione Europea, Consiglio Europeo e Italia contro il Nordstream

Il Ministro Demchyshyn ha poi criticato il prolungamento del Nordstream, gasdotto progettato dalla Russia, in partnership con la Germania, per veicolare 110 miliardi di metri cubi all’anno dal territorio russo a quello tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico.

Il Nordstream, il cui primo tratto, dalla portata di 55 miliardi, di metri cubi è già stato realizzato nel 2012, incrementa la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas della Russia e isola i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

Per questa ragione, i Paesi della regione dal Mar Baltico al Mar Adriatico, rappresentati dal Presidente della Polonia, Andrzej Duda, e dal Premier della Repubblica Ceca, Bohuslav Sobotka, hanno fortemente contestato il Nordstream.

Concordi con la posizione dei Paesi dell’Europa Centro Orientale si sono detti, per diverse ragioni, il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il Premier italiano, Matteo Renzi, e il Commissario UE all’Energia, Maroš Ševčovič.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

La Polonia in prima fila per la realizzazione dell’Unione Energetica Europea. Coi fondi UE che l’Italia non sa spendere

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 22, 2014

La compagnia polacca Gaz-System si aggiudica fondi europei per la realizzazione di gasdotti necessari per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea. La realizzazione del Corridoio Nord-Sud, di gasdotti verso Repubblica Ceca, Slovacchia e Lituania, e il sostegno allo sfruttamento dello shale del Governo polacco non piace a Mosca.

Un processo spedito, realizzato sopratutto grazie all’adeguato utilizzo dei fondi europei. Nella giornata di mercoledì, 18 giugno, la compagnia polacca Gaz-System, incaricata della gestione della rete infrastrutturale energetica della Polonia, ha firmato un accordo con la Banca degli Investimenti Europea per l’ottenimento di un prestito di circa 100 Milioni di Euro per la realizzazione del gasdotto Lwowek-Odolanow.

Quest’infrastruttura, ubicata nella regione della Wielkopolska, nell’ovest del Paese, è già stata co-finanziata dal Programma Operativo Infrastruttura e Ambiente, ed è stata sostenuta economicamente dall’Europa perché parte integrante del Corridoio Nord-Sud.

Il Corridoio Nord-Sud, è concepito per unificare i sistemi energetici nazionali dei Paesi dell’Europa Centrale, e per veicolare nel cuore dell’UE il gas liquefatto importato da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America tramite i rigassificatori di Swinoujscie, nella Polonia Nord-occidentale, e di Krk, in Croazia.

Proprio il terminale di Swinoujscie è un’altra delle infrastrutture che la Polonia sta realizzando grazie al sostegno dei Fondi Europei, così come la costruzione di un gasdotto destinato a mettere in comunicazione proprio il terminale di Swinoujscie con la Lituania.

Infine, la Polonia sta sfruttando appieno i programmi di aiuto economico dell’Europa per realizzare altri 2 Mila chilometri di nuovi gasdotti necessari per collegare il sistema infrastrutturale energetico polacco con quello di Repubblica Ceca e Slovacchia.

La manovra della Polonia, che grazie al corretto sfruttamento dei Fondi Europei è riuscita a dare un consistente sviluppo anche ad altri ambiti oltre all’energia -come i servizi, lo sviluppo infrastrutturale e il sostentamento all’agricoltura- rientra nel programma varato dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia ed Algeria.

Questi due Paesi, in particolare la Russia, si avvalgono dell’energia come forma di ricatto geopolitico nei confronti di Paesi terzi indipendenti, anche membri UE, come dimostrato dalla condotta di Mosca nei confronti di Ucraina, Lituania, Bulgaria ed anche della stessa Polonia.

La diversificazione delle forniture di gas, secondo i piani dell’Europa, può essere favorita mediante la realizzazione di nuovi rigassificatori e nuovi gasdotti per veicolare gas da altri Paesi esportatori, in primis dall’Azerbaijan, ed anche attraverso la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE, così da creare un mercato europeo unico del gas.

Forse proprio per via della sua straordinaria attività nel realizzare i postulati della Commissione Europea in ambito energetico, la Polonia sta rischiando di pagare un prezzo politico molto alto.

Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il settimanale Wprost ha infatti pubblicato intercettazioni che rischiano di minare la stabilità del Governo polacco, che coinvolgono il Capo della Banca Centrale polacca, i Ministri dell’Interno e dei Trasporti, il Viceministro delle Finanze, e l’Addetto Stampa del Premier Donald Tusk.

Queste intercettazioni, registrate presso uno dei ristoranti più famosi di Varsavia con una professionalità e un’accuratezza inaudita, ha fin da subito originato il sospetto in merito alla loro preparazione per mano di agenti segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse a destabilizzare il Governo Tusk, che in Europa sta spingendo, assieme al Presidente francese, Francois Hollande, per la realizzazione dell’Unione Energetica Europea: un progetto che istituzionalizza la creazione del mercato comune UE dell’energia.

Tusk, assieme al Premier romeno, Victor Ponta, e al Primo Ministro britannico, David Cameron, sta inoltre sostenendo l’avvio in Europa dello sfruttamento del gas shale: oro blu sfruttato da rocce argillose poste a bassa profondità di cui, secondo i dati EIA, Polonia, Gran Bretagna, Romania e Lituania sarebbero talmente ricche al punto da diminuire in misura sensibile la loro dipendenza energetica dalla Russia.

L’Ucraina nel Corridoio Adriatico del gas con Croazia ed Ungheria

Oltre che dalla Polonia, il piano di diversificazione delle forniture di gas è sostenuto anche da Repubblica Ceca e Slovacchia, che, come dichiarato mercoledì, 18 Giugno, dai rispettivi Premier, Bohuslav Sobotka e Robert Fico, hanno sostenuto la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE per reagire a possibili ulteriori blocchi dell’esportazione di gas dalla Russia.

Al progetto di messa in comunicazione dei gasdotti UE si è aggiunta anche l’Ucraina, che oltre all’aggressione militare nelle regioni di Donetsk e Luhansk, e prima ancora in Crimea, sta subendo dalla Russia il taglio delle forniture di gas russo, anche mediante l’esplosione dolosa del principale gasdotto deputato a veicolare l’oro blu di Mosca in Europa: il gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, e dal Capo del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz, Andriy Kobolev, durante una visita a Budapest con i Ministri degli Esteri e dell’Energia ungheresi, Tibor Navracsics e Miklos Sesztak, l’Ucraina ha firmato l’accordo per la costruzione del Corridoio Adriatico del gas.

Questo progetto, a cui partecipano Ucraina, Ungheria e Croazia, è concepito per veicolare in territorio ungherese ed ucraino il gas liquefatto proveniente dal rigassificatore di Krk, e il gas naturale di origine azera proveniente dal Gasdotto Ionico Adriatico -IAP.

Questa conduttura, la IAP, è una diramazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- l’infrastruttura che l’Europa ha scelto per veicolare in Italia, attraverso Grecia ed Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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La Repubblica Ceca mette a rischio la TAP

Posted in Guerra del gas, Repubblica Ceca by matteocazzulani on June 14, 2014

Il Governo di Praga, dopo avere ventilato il veto alla concessione dello status di candidato alla membership UE all’Albania, mette a serio repentaglio la sicurezza del Gasdotto Trans Adriatico. I legami economici con la Russia la vera ragione della cautela dimostrata anche nei confronti dell’Ucraina

Un no secco all’Albania, con l’occhio schiacciato verso la Russia, e tanta timidezza nei confronti dell’Ucraina. Nella giornata di giovedì, 12 Giugno, la Repubblica Ceca ha ventilato l’ipotesi di bloccare il riconoscimento dello status di Paese candidato alla membership dell’Unione Europea all’Albania.

Come riportato dall’autorevole Euractiv, la posizione della Repubblica Ceca è motivata dal divieto ad operare in Albania, e dal successivo commissariamento, imposto dal Governo di Tirana alla compagnia energetica Ceca CEZ Shperndarje.

L’atteggiamento del Governo albanese nei confronti della compagnia energetica ceca rischia di compromettere l’ingresso dell’Albania in Europa: un passo di estrema importanza geopolitica per tutta l’Unione Europea, destinato ad incrementare la sicurezza nazionale ed energetica dei Paesi membri dell’UE, sopratutto dell’Italia.

L’Albania è infatti uno dei Paesi di transito del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura progettata per veicolare in Italia dalla Grecia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan, supportata dall’Europa per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle di Algeria e Russia.

La TAP non è utile solo a decrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, ma per l’Italia, questo gasdotto è necessario per abbattere la bolletta energetica per industrie ed utenti privati, creare nuovi posti di lavoro, e diventare l’hub in Europa della distribuzione del gas dell’Azerbaijan.

A dare una spiegazione supplementare all’opposizione di Praga all’ingresso in UE dell’Albania è la nuova politica estera adottata dal Governo ceco, composto da una Grande Coalizione tra i socialdemocratici del CSSD del Premier, Bohuslav Sobotka, dai liberal-democratici del movimento ANO, e dai cristiano-democratici del UKD-CLS.

Secondo l’autorevole centro studi OSW, il Governo Sobotka ha appiattito la politica estera della Repubblica Ceca a logiche puramente economiche, e, così, ha mantenuto una posizione morbida, talvolta accomodante, nei confronti della Russia: il Paese verso il quale la Praga ha moltiplicato il suo export di più del 130% dal 2009.

Prova dell’atteggiamento morbido della Repubblica Ceca, come rilevato dall’OSW, è l’opposizione di Sobotka in ambito europeo alle dure sanzioni proposte nei confronti della Russia da Stati Uniti ed Unione Europea.

Sobotka, sulla medesima onda di Mosca, si è anche detto contrario all’incremento della presenza di reparti militari NATO per tutelare la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, come invece richiesto a gran voce da altri Stati della regione, come Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania: comprensibilmente terrorizzati per la rinata aggressività di stampo imperialista della Russia di Putin ai loro confini.

A favorire la politica di appeasement di Praga nei confronti di Putin è anche la posizione del Presidente della Repubblica, Milos Zeman, che oltre a vantare tra i suoi stretti collaboratori un consigliere della compagnia energetica russa Lukoyl, si è speso per incrementare gli investimenti russi in Repubblica Ceca, ed ha dichiarato irreversibile l’annessione militare della Crimea alla Federazione Russa.

Come rileva l’OSW, l'”economizzazione” della politica estera di Praga chiude definitivamente con la tradizionale vocazione della Repubblica Ceca, che è stata sempre in prima fila nel supportare lo sviluppo della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo, sopratutto quando a Capo del Ministero degli Esteri è stato il Leader del movimento liberal-conservatore TOP09, Karel Schwarzenberg.

A dire il vero, la politica di Schwarzenberg -legata a filo diretto con quella del Primo Presidente ceco, lo storico dissidente Vaclav Havel, nonostante la stretta collaborazione tra Praga e Mosca stabilita sulla base dell’amicizia personale tra l’ex-Presidente ceco, il conservatore Vaclav Klaus, e Putin – è stata ripresa dall’attuale Capo della Diplomazia Ceca, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek.

Tuttavia, dopo avere duramente contestato l’aggressione militare della Russia all’Ucraina, Zaoralek è stato criticato dai suoi colleghi socialdemocratici, e, da allora, la politica estera ceca sul fronte orientale è stata condotta da Sobotka e Zeman.

A parole con Putin, ma di fatto con la NATO

Nonostante la contrarietà pubblica all’incremento delle strutture difensive della NATO in Europa Centro-Orientale, la Repubblica Ceca ha tuttavia dimostrato, nei fatti, di temere anch’essa possibili aggressioni da parte della Russia.

Il Ministro della Difesa ceco, il liberal-democratico Martin Stropnicky, ha messo a disposizione quattro velivoli militari JAS-39 Gripen, e 300 soldati, per rafforzare la difesa NATO in Europa Centro-Orientale.

Inoltre, Stropnicky ha anche incrementato le risorse di bilancio destinate all’esercito, che, per la prima volta dopo anni di tagli e riduzione di dotazioni, riceverà un incremento di 1,58 Miliardi di Euro.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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REPUBBLICA CECA: LE LARGHE INTESE PUNTANO SU EUROPA E DIRITTI UMANI

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on February 3, 2014

Il nuovo Ministro degli Esteri ceco, Lubomir Zaoralek, supporta l’adozione dell’Euro e del Fiscal Compact in tempi brevi, mentre la Ministra del Lavoro e il Ministro dei Diritti Umani, Michaela Maksimova Tominova e Jiri Dienstriber, invitano il Governo a dare pieno sostegno alla Carta Fondamentale dei Diritti. Il Presidente, Milos Zeman, promette di non opporsi ai piani europei del Premier, Bohuslav Sobotka.

Nel cuore dell’Europa l’Unione Europea piace, e piace addirittura l’euro. Nella giornata di mercoledì, 29 Gennaio, in Repubblica Ceca è stato varato il Governo delle Larghe Intese tra il Partito SocialDemocratico Ceco, il movimento moderato ANO, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco.

Oltre al Premier, Bohuslav Sobotka, che è anche il Segretario del Partito, i socialdemocratici hanno ottenuto la guida di sette Ministeri, tra cui Interni, Esteri, Lavoro e Politiche Sociali, Sanità, ed Industria e Commercio. ANO, guidato dal Vicepremier e Ministro delle Finanze, l’imprenditore Andrej Babis, ha ottenuto anche i Dicasteri di Difesa, Giustizia, Trasporto, Ambiente e Sviluppo Regionale, mentre i cristiano democratici, oltre al Vicepremier e Ministro della Scienza Pavel Belobradek -segretario del Partito- guiderà i Dicasteri di Agricoltura e Cultura.

A dare una svolta al nuovo Governo sono state le dichiarazioni del Ministro degli Esteri, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek: un federalista euro entusiasta che ha evidenziato come la Repubblica Ceca debba al più presto accedere alla Zona Euro, ed aderire con convinzione al Fiscal Compact per evitare di rimanere ai margini dell’UE.

Inoltre Zaoralek, un socialdemocratico con buoni contatti con il centrosinistra europeo, ha dichiarato che la Repubblica Ceca continuerà con la politica estera basata sula promozione della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo, secondo il modello dato dal primo Presidente ceco post-sovietico, Vaclav Havel.

Il nuovo corso della politica estera della Repubblica Ceca è stato confermato dal Ministro del Lavoro, Michaela Maksimova Tominova, e dal Ministro per i Diritti Umani, Jiri Dienstriber, che hanno invitato il Governo ad assumere come primo provvedimento una risoluzione che ratifica il pieno sostegno di Praga alla Carta Fondamentale dei Diritti.

A rendere bene l’idea del nuovo corso della politica europea della Repubblica Ceca è anche la designazione a Primo Consigliere del Premier dell’ex-Capo del Governo ed ex-Commissario della Commissione Europea, Vladimir Spidla: un fatto che segnala un chiaro cambio di passo in un Paese che, durante i Governi conservatori di Mirek Topolanek e Petr Necas, ha cercato in tutti modi di frenare il processo di integrazione monetaria e politica dell’Europa.

Meno radicale è il cambiamento che si registra in politica estera, dal momento in cui il Ministro degli Esteri uscente, Karel Schwarzenberg, è stato uno dei più attivi promotori della difesa dei Diritti Umani nel Mondo, sopratutto in Ucraina: impegno dimostrato con la concessione dell’Asilo Politico all’ex-Ministro dell’Economia ucraino, Bohdan Danylyshyn, e ad Oleksandr Tymoshenko, il marito dell’ex-Premier Ucraina Yulia Tymoshenko condannata al carcere dopo un processo politicamente motivato.

Un più timido cambio in chiave pro-europea è stato registrato anche presso l’Amministrazione Presidenziale, in quanto il nuovo Capo di Stato, Milos Zeman, ha dichiarato pieno sostegno all’accelerazione in chiave europea preventivata dal Governo: tutta un’altra musica rispetto alle dichiarazioni del suo predecessore, l’euroscettico Vaclav Klaus, che ha sempre sostenuto una politica estera basata su accordi bilaterali di Praga con diversi Paesi, tra cui la Russia di Putin, con cui l’ex-Capo di Stato intrattiene una forte amicizia personale.

L’Europa divide la Grande Coalizione

Proprio il sostegno all’Europa potrebbe però essere la causa di frizioni all’interno di una Coalizione Grande e frastagliata: se da un lato socialdemocratici e popolari sono favorevoli all’adozione dell’Euro in tempi brevi -si parla addirittura di anticipare la Polonia entro il 2018- i moderati di ANO, che rappresentano gran parte del tessuto imprenditoriale, si sono detti contrari a tale misura.

Del resto, il tema europeo è stato accantonato durante le trattative per la formazione del Governo delle Larghe Intese, che, invece, ha posto in cima alla sua agenda la riforma delle pensioni e la lotta alla corruzione.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: GIÀ È CRISI TRA IL PRESIDENTE E IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 13, 2014

Milos Zeman dichiara l’intenzione di non accettare alcuni dei Ministri del patto tra Partito SocialDemocratico Ceco, movimento moderato ANO e Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare ceco proposti dal Premier Bohuslav Sobotka. Il Capo dello Stato intende incrementare il potere politico del Presidente e varare una colazione di sinistra-centro tra socialdemocratici e comunisti

La Coalizione non è ancora nata, ma già il Governo è alle prese con la prima crisi con il Presidente. Nella giornata di venerdì, 11 Gennaio, il Capo di Stato della Repubblica Ceca, Milos Zeman, ha dichiarato l’intenzione di bloccare la nomina di alcuni dei Ministri proposti dal nuovo Premier ceco, Bohuslav Sobotka.

In particolare, Zeman ha sottolineato come la carica di Ministro possa essere ricoperta solo da persone che dimostrano di non avere collaborato in passato con i Servizi Segreti sovietici, ed ha richiesto a Sobotka l’approvazione, come primo atto dell’agenda di Governo, di una Legge sul Servizio Civile che prevede il possesso da parte dei Titolari di Dicastero di un passato eticamente limpido.

Pronta è stata la riposta del Premier Sobotka, che ha invitato il Presidente a rispettare la Costituzione, che prevede l’obbligo da parte del Capo dello Stato di accettare la Nomina dei Ministri approvata dalla Camera dei Deputati.

Sobotka, che in caso di mancata nomina di alcuni Ministri ha evidenziato la volontà di appellarsi alla Corte Costituzionale contro il Presidente, è il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco che, dopo il mancato trionfo annunciato lo scorso Ottobre nelle Elezioni Parlamentari ceche, è stato costretto a varare una colazione delle Larghe Intese con il movimento moderato ANO e con l’Unione dei Cristiano Democratici-Partito Popolare ceco.

Zeman, ex-Premier socialdemocratico e primo Presidente ceco eletto direttamente dal popolo, sta invece cercando di incrementare i poteri del Capo dello Stato, e, per questo, ritiene una sua prerogativa l’intromettersi nell’attività di Governo.

Secondo indiscrezioni, Zeman mira a far saltare in primis la nomina del Leader di ANO, il miliardario Andrej Babis, a Ministro delle Finanze -Babis è sospettato di avere collaborato coi Servizi Segreti sovietici in Slovacchia, Stato da cui proviene- e quella dei socialdemocratici Lubomir Zaoralek e Svatopluk Nemecek rispettivamente a Ministro degli Esteri e Ministro della Sanità.

Le tre cariche prese di mira da Zeman hanno il preciso scopo di indebolire non solo la coalizione delle Larghe Intese -che senza il Ministero delle Finanze ricoperto da Babis non avrebbe ragione di esistere- ma anche gli equilibri interni al Partito SocialDemocratico, di cui Zeman è stato uno dei principali esponenti.

Il tentativo di rompere l’armonia interna al principale Partito ceco da parte del Presidente è già stata evidente quando, durante le consultazioni per il varo di una Coalizione di Governo, Zeman ha sostenuto il Vicesegretario Michal Hasek nel suo tentativo di formare un Governo di minoranza di socialdemocratici e Partito Comunista di Boemia e Moravia.

Le Larghe Intese possono funzionare

Nella giornata di lunedì, 6 Gennaio, Sobotka, Babis e il Capo dei cristiano democratici, Pavel Belobradek, hanno firmato la versione definitiva dell’Accordo di Coalizione, che prevede una lotta alla corruzione e all’evasione, la stabilizzazione del sistema sanitario e di welfare e l’incremento della spesa pubblica.

Secondo l’accordo, i socialdemocratici, oltre al Premierato per il Segretario Sobotka, ottengono importanti ministeri come Esteri, Interni, Lavoro e Politiche Sociali, e Industria e Commercio.

Oltre al Dicastero delle Finanze per Babis, i moderati del movimento ANO ottengono anche Difesa, Trasporti e Sanità.

Infine, l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare, oltre al Vicepremierato e al Ministero della Scienza e Innovazione per il suo Leader Belobradek, ottiene anche i Dicasteri di Agricoltura e Sanità.

Matteo Cazzulani

LARGHE INTESE IN REPUBBLICA CECA: TROVATO L’ACCORDO PER LA FORMAZIONE DEL GOVERNO

Posted in Repubblica Ceca, Slovacchia by matteocazzulani on December 24, 2013

I SocialDemocratici mantengono il premierato per il Segretario, Bohuslav Sobotka, e otto Ministeri, il movimento moderato ANO dell’imprenditore Andrej Babis riceve sette Dicasteri tra cui quello delle Finanze, e l’Unione dei Cristiano Democratici-Partito Popolare Ceco ha l’Agricoltura, la Cultura ed un’altra delega senza portafoglio. Da superare l’opposizione del Presidente, Milos Zeman

Sotto l’Albero di Natale gli abitanti della Repubblica Ceca trovano un nuovo Governo con Ministeri distribuiti, ma il tutto deve essere ancora confermato. Nella giornata di sabato, 22 Dicembre, il Partito SocialDemocratico Ceco, il movimento moderato ANO, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco hanno raggiunto l’accordo sui Dicasteri da ricoprire in un Governo delle Larghe Intese reso necessario dalla mancata vittoria alle ultime Elezioni Parlamentari da parte di alcuna delle forze politiche in campo.

I SocialDemocratici, che secondo i sondaggi avrebbero dovuto stravincere, ma che invece hanno ottenuto solo il 20% dei consensi, hanno mantenuto il posto di Premier per il loro Segretario, Bohuslav Sobotka, più altri otto Ministeri, tra cui molti con portafoglio.

Il movimento ANO, fondato e guidato dall’imprenditore Andrej Babis, che alle ultime Elezioni ha avuto il 18% dei voti, ha ottenuto il controllo di sette Dicasteri, tra cui quello pesante delle Finanze.

I Cristianodemocratici, ultima forza ad entrare in Parlamento con il 6% dei consensi, si sono aggiudicati i Ministeri dell’Agricoltura, della Cultura e un altro incarico senza portafoglio.

L’accordo sulla spartizione dei posti di Governo segue quello sul programma, che ha visto punti in comune solo sulla lotta alla corruzione, su una riforma delle pensioni edulcorata, e sulla necessità di mantenere il deficit di bilancio al di sotto del 3% del PIL.

Ciò nonostante, la Coalizione delle Larghe Intese, forte di 111 seggi in Parlamento su 200, ora attende il vaglio del Presidente, Milos Zeman, che ha già paventato la possibile non accettazione di alcuni dei Ministri.

Leader del Partito dei Diritti Civili, forza politica di centrosinistra che non ha superato lo sbarramento nelle ultime Elezioni Parlamentari, Zeman ha sempre sostenuto la necessita di formare un Governo di sinistra-centro di SocialDemocratici e Partito Comunista di Boemia e Moravia: la terza forza del Paese con il 15% dei consensi.

Il Premier slovacco si candida a fare il Presidente

Un Presidente forte rischia di esserci anche nella vicina Slovacchia dopo che, lunedì, 23 Dicembre, il Premier slovacco, Robert Fico, ha dichiarato la sua discesa in campo nelle prossime Elezioni Presidenziali, indette per designare il successore dell’attuale Capo di Stato, il conservatore Ivan Gasparovic.

Leader carismatico del Partito socialdemocratico SMER, Fico ha sorpreso tutti con la scelta di scendere in campo per una carica che, in Slovacchia, ha un valore quasi solo rappresentativo.

Secondo indiscrezioni, Fico sarebbe stanco dopo anni di premierato, e vorrebbe optare per una carica più tranquilla.

Altre ipotesi sostengono che, grazie all’ampia maggioranza in Parlamento, Fico potrebbe spingere SMER a cambiare la Costituzione per dare più poteri al Presidente.

Nonostante sia dato per favorito, Fico, con tutta probabilità, dovrà affrontare la concorrenza del primo Ministro degli Esteri Milan Knazko: uno dei protagonisti della Rivoluzione di Velluto che potrebbe essere in grado di raccogliere attorno a se il voto compatto delle opposizioni cristianodemocratica e conservatrice.

Altri candidati alle Elezioni Presidenziali slovacche, che, come in Repubblica Ceca, sono dirette, potrebbero essere l’ex-Premier Jan Carnogursky e l’ex-Presidente del Parlamento, Pavol Hrusovsky, entrambi di orientamento cristianodemocratico.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: VARATO IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on December 17, 2013

Il Partito SocialDemocratico Ceco si accorda con i populisti-moderati di ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco per la formazione di un Governo guidato dal Segretario SocialDemocratico, Bohuslav Sobotka. Riforma delle pensioni e lotta alla corruzione i due punti fondamentali dell’Accordo.

Non solo in Germania, anche in Repubblica Ceca al Governo ci sarà una Grande Coalizione che, più che a quella tedesca tra i crisitanodemocratici della CDU e i socialdemocratici della SPD, ricorda di più le Larghe Intese in Italia. Nella giornata di Domenica, 15 Dicembre, il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha comunicato di avere raggiunto l’accordo per il varo di una Coalizione di Governo con il Partito populista-moderato ANO e con la Unione dei Cristianodemocratici-Partito Popolare Ceco.

Secondo l’accordo, presentato da Sobotka dopo circa due mesi di trattative, i SocialDemocratici hanno rinunciato al rafforzamento del welfare e all’incremento delle tasse per via dell’opposizione dei moderati-populisti di ANO, il cui Capo, Andrej Babis, rappresenta gli imprenditori del Paese.

In cambio, Sobotka ha ottenuto l’imprimatur per eliminare la riforma delle pensioni approntata dal precedente Governo del conservatore Petr Necas, che ha cercato di introdurre un sistema previdenziale basato quasi esclusivamente sul settore privato.

Un accordo tra il Partito SocialDemocratico Ceco, ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco è stato raggiunto anche sulla lotta alla corruzione, da cui, secondo le previsioni del Governo, dovrebbero arrivare risorse da reinvestire in tre promesse elettorali chiave delle Forze della Maggioranza: rafforzamento dello stato sociale, realizzazione di nuove infrastrutture, e aiuti alle famiglie con figli.

Nonostante l’accordo trovato, restano ancora dei punti irrisolti, in primis l’ingresso della Repubblica Ceca nell’Euro: i socialdemocratici e i cristianodemocratici sono a favore, ma ANO si oppone.

In forse resta anche la realizzazione della centrale nucleare a Temelin, che, secondo l’accordo di Coalizione, sarà costruita solo se ritenuta realmente redditizia.

Resta anche aperta la questione della restituzione dei beni alla Chiesa Cattolica avviata dall’ex-Premier Necas, che Sobotka vorrebbe fermare senza però aver potuto avere la meglio dell’opposizione del Segretario dell’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare, Pavel
Belobradek.

Il Presidente contro la nuova Coalizione

A rendere precaria la Coalizione delle Larghe Intese è anche il ruolo del Presidente ceco, Milos Zeman, ex-Premier socialdemocratico che, dopo avere sostenuto la necessita di formare un Governo di minoranza del Partito SocialDemocratico Ceco con l’appoggio esterno del solo Partito Comunista di Boemia e Moravia, ha cercato di prolungare il mandato del Premier, Jiry Rusok: un tecnico che non ha mai ottenuto la fiducia dal Parlamento.

Zeman ha dichiarato di accettare l’accordo di Coalizione, ma ha illustrato come sarà lui stesso in persona a porre un veto alla nomina di alcuni Ministri del Governo che Sobotka è chiamato a presentare in Parlamento.

Le Larghe Intese si sono rivelate necessarie dopo che, nelle ultime Elezioni Parlamentari, il Partito SocialDemocratico Ceco ha ottenuto solo il 20% dei voti, seguito da ANO con il 18% e, a sorpresa, dai comunisti con il 15%.

Al quarto posto si sono posti i liberal-conservatori di TOP09, con l’11%, mentre i conservatori del Partito Democratico Civico dell’ex-Premier Necas sono crollati al 7%, così come i post-fascisti del movimento Usvit.

Ad entrare in Parlamento sono stati anche i cristianodemocratici con il 6%, mentre il Partito dei Diritti Civili del Presidente Zeman, di centro-sinistra, non ha superato lo sbarramento necessario per ottenere seggi alla Camera Bassa.

Matteo Cazzulani

IN REPUBBLICA CECA TROVATO L’ACCORDO PER UN GOVERNO DI CENTRO-SINISTRA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on December 12, 2013

Il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha concesso una redifinizione della politica fiscale per ottenere il sostegno del movimento populista ANO dell’imprenditore Andrej Babis e dell’Unione Cristiano-Democratica. La Coalizione impedisce il varo di un Governo di sola sinistra tra SocialDemocratici e comunisti fortemente caldeggiato dal Presidente, Milos Zeman, per rafforzare la sua posizione nella politica del Paese

Un Governo di centro-sinistra basato quasi interamente sull’economia. Nella giornata di giovedì, 10 Dicembre, il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha annunciato di avere trovato l’accordo per la formazione di un Governo delle larghe intese con il movimento populista ANO e l’Unione Cristiano-Democratica.

La decisione è arrivata dopo lunghe trattative che hanno impegnato i tre soggetti politici sopratutto sul tema dell’economia: come dichiarato da Sobotka, le tre forze politiche hanno concordato di mantenere il deficit di bilancio al di sotto della soglia europea del 3%.

Discorso più complicato ha riguardato la politica fiscale, nella quale, secondo indiscrezioni che verranno sciolte solo nel fine settimana, i SocialDemocratici hanno modificato la decisione di imporre tasse di categoria su banche, Agenzie di telecomunicazione e rendite dai Titoli di Stato, opposte da ANO.

L’accordo trovato da Sobotka mette così fine al tentativo di creare una Coalizione alternativa di sola sinistra formata prevalentemente da SocialDemocratici e comunisti, alla quale stavano lavorando il Presidente, Milos Zeman, e il Vicesegretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Michal Hasek.

Seppur di minoranza, il Governo di sola sinistra avrebbe rafforzato il potere del Presidente che, secondo indiscrezioni ben accreditate, sarebbe stato pronto ad indire Elezioni Anticipate per presentarsi come leader di una Coalizione tra SocialDemocratici e comunisti.

Un risultato al di sotto delle aspettative

La necessita di formare un Governo di Coalizione è dettata dal risultato delle ultime Elezioni Parlamentari ceche, che, contrariamente rispetto a quanto previsto, hanno visto una vittoria modesta dei SocialDemocratici con il 20% dei voti.

Secondo posto è stato ottenuto da ANO, forza populista creata dall’imprenditore Andrej Babis con il 18%, mentre, a sorpresa, terzo si è classificato il Partito Comunista Ceco, con il 15%.

Crollo invece è stato ottenuto dalle forze del Governo di centro-destra crollato per una serie di scandali: i liberal-conservatori TOP09 hanno ottenuto l’11% dei voti, mentre il Partito Democratico Civico è stato votato solo dal 7% degli aventi diritto.

Chiudono il movimento post-fascista Usvit, con il 7%, e i Cristiano-Democratici, che, grazie al 6% dei consensi, sono entrati nella coalizione di Governo.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: I SOCIALDEMOCRATICI ALLA CONTA INTERNA DOPO LA NON-VITTORIA ALLE ELEZIONI PARLAMENTARI

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 31, 2013

Il Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka, dimissionato dalla conduzione delle trattative per il varo di una Coalizione di Governo dal suo Vice, Michal Hasek. Nella contesa per la guida dell’Esecutivo c’è anche la vendetta del Presidente della Repubblica, Milos Zeman.

Dopo il magro risultato elettorale, presso i Socialdemocratici cechi la resa dei conti interna è iniziata molto duramente. Nella giornata di martedì, 29 Ottobre, il Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka, è stato estromesso dalle consultazioni per la formazione di un Governo di coalizione dal suo Vice, Michal Hasek.

La decisione, presa da un organismo interno del Partito, e che paventa anche il dimissionamento di Sobotka dalla guida dei Socialdemocratici, è stata accolta con fermezza dal Segretario, che ha sottolineato come egli possa essere cacciato solo con un voto a scrutinio segreto da parte del Comitato Centrale Esecutivo.

Oltre alla corrente interna di Hasek, vero regista dell’operazione anti-Sobotka è il Presidente della Repubblica, Milos Zeman: ex-Premier Socialdemocratico fuoriuscito dal Partito, che intende vendicarsi con l’attuale Segretario per il mancato sostegno alle votazioni parlamentari del 2003 e del 2013.

Nel 2003, i deputati Socialdemocratici -tra cui Sobotka- non appoggiarono Zeman, che pure aveva vinto le primarie interne al Partito. Nel 2013, nelle prime Elezioni Presidenziali dirette in Repubblica Ceca, vinte da Zeman, Sobotka ha supportato un proprio candidato, Jiri Dienstbier.

La guerra intestina ai socialdemocratici cechi ha provocato una doppia trattativa per la creazione di una colazione di Governo, che ha visto sia Sobotka che Hasek corteggiare il movimento moderato ANO dell’imprenditore Andrej Babis.

Vera sorpresa della consultazione elettorale, ANO, che raccoglie sostegni populisti, è riuscita ad ottenere il secondo posto, con il 18,65% dei voti, nelle Elezioni Parlamentari di sabato 26 Ottobre, arrivando a poca distanza dal Partito Social Democratico, primo con il 20,5% dei consensi.

Sobotka, oltre che con ANO, ha intrapreso negoziazioni anche con l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco -settima forza partitica con il 6,78% dei voti- per il varo di una Coalizione di Governo delle Larghe Intese di minoranza.

Da parte sua, anche Hasek ha dichiarato di avere intrapreso negoziazioni con Babis, che, secondo il Vicesegretario, avrebbe accettato di buon grado la mediazione.

In forse i comunisti, fuori, per ora, le destre

Oltre alla guerra interna ai Socialdemocratici, resta ancora aperta la possibile partecipazione ad un Governo di minoranza del Partito Comunista di Boemia e Moravia, che ha ottenuto un inaspettato terzo posto con il 14,90% dei voti.

Sembrano, invece, esclusi dalla formazione di un esecutivo sia i liberal-conservatori di TOP09 -quarti con il 12% dei voti- che i conservatori del Partito Democratico Civico -crollati al 7% dei consensi dopo avere Governato per più di cinque anni.

Per ora, fuori sembra anche essere il movimento Alba per una Nuova Democrazia Rappresentativa, sesto con il 6,87% dei consensi.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: I SOCIALDEMOCRATICI SENZA UNA MAGGIORANZA NEMMENO PER LA GRANDE COALIZIONE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 27, 2013

Il basso risultato del Partito Social Democratico Ceco porta probabilmente alla formazione di un Governo di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti, i veri vincitori della contesa. Il movimento moderato ANO, l’altro trionfatore della consultazione, si tiene fuori dalla creazione di esecutivi, mentre tramonta l’idea di un Esecutivo delle Larghe Intese con liberal-conservatori e cristiano-democratici.

Un sostanziale pareggio che scontenta tutti e lascia il Paese nella totale ingovernabilità. Nella giornata di sabato, 26 Ottobre, il Partito Social Democratico Ceco ha ottenuto la maggioranza relativa nelle Elezioni Parlamentari ceche, con il 20,45% dei consensi, e, con esso, il diritto a formare una non facile coalizione di Governo.

Dopo quello dei Socialdemocratici, il miglior risultato è stato quello del movimento moderato ANO -sì- fondato dall’imprenditore post-comunista Andrej Babis, che ha ottenuto il 18,65% dei voti, davanti al Partito Comunista di Boemia e Moravia: la vera sorpresa della consultazione che ha ottenuto il 14,91% dei consensi.

A seguire ci sono il partito liberal-conservatore TOP09 -Tradizione, Responsabilità, Prosperità- con il 12% dei voti, il conservatore Partito Democratico Civico con il 7,72%, il movimento Alba di una Nuova Democrazia Rappresentativa con il 6,88%, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco, con il 6,78% dei consensi.

Secondo le prime indiscrezioni, i Socialdemocratici sono orientati alla formazione di un Governo di minoranza con i comunisti che, tuttavia, dovrebbero fornire solo un appoggio esterno: un fatto che, se realizzato, rappresenterebbe una novità in un Paese dove, per ragioni storiche, i movimenti comunisti sono sempre stati tenuti fuori dalla formazione degli esecutivi.

A favorire il Governo di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti è anche l’impossibilita di varare una Grande Coalizione tra Socialdemocratici, moderati, liberal-conservatori e cristiano-democratici.

Il Leader di ANO Babis -imprenditore sceso in politica che ha saputo raccogliere molti consensi anche dai conservatori- ha già comunicato la non volontà di partecipare alle Larghe Intese, e, inoltre, TOP09, popolari e lo stesso Partito Social Democratico Ceco hanno ottenuto un risultato troppo basso per la creazione di un Esecutivo.

Irriproponibile è anche la riedizione di un Governo di destra, come quello che, dal 2010 al 2013, è stato creato da Partito Democratico Civico, TOP09 e dal Partito Affari Pubblici sotto la guida dell’ex-Premier Petr Necas: costretto alle dimissioni anticipate a causa di scandali di corruzioni legati al suo Esecutivo.

Il potere del Presidente cresce

La situazione consente al Presidente, Milos Zeman, di accrescere la sua influenza in politica con la formazione di un nuovo Governo che, sulla base dei dati, resta debole nei confronti della Presidenza della Repubblica.

Primo Presidente ad essere stato eletto direttamente dal popolo ceco, Zeman, ex-Primo Ministro socialdemocratico che ha creato un suo soggetto partitico personale di centro-sinistra -il Partito dei Diritti Civili- non ha mai nascosto l’ambizione di prendere il comando della sinistra ceca.

Il basso risultato dei Socialdemocratici può facilmente portare il Presidente ad affidare solo un incarico investigativo al Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka- con cui i rapporti sono molto tesi- e alla sua Vice, Miroslava Nemcova, per poi varare un Governo capeggiato da un suo uomo di fiducia.

Il medesimo scenario si è registrato subito dopo l’elezione di Zeman quando, dopo la caduta del Governo di destra, il Presidente ha nominato un Esecutivo tecnico guidato dal suo fedele Jiri Rusnok, che, senza la fiducia del Parlamento, è rimasto in carica fino alle Elezioni.

Tale sviluppo poeterebbe ad un mutamento dell’ordinamento politico ceco, che, per iniziativa del Presidente Zeman -che per via del suo orientamento filo-russo e Neoeuropeista finirebbe inevitabilmente per mutare anche la politica estera a Praga- passerebbe dall’essere una Repubblica Parlamentare ad una Repubblica Presidenziale.

Matteo Cazzulani