LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: I SOCIALDEMOCRATICI SENZA UNA MAGGIORANZA NEMMENO PER LA GRANDE COALIZIONE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 27, 2013

Il basso risultato del Partito Social Democratico Ceco porta probabilmente alla formazione di un Governo di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti, i veri vincitori della contesa. Il movimento moderato ANO, l’altro trionfatore della consultazione, si tiene fuori dalla creazione di esecutivi, mentre tramonta l’idea di un Esecutivo delle Larghe Intese con liberal-conservatori e cristiano-democratici.

Un sostanziale pareggio che scontenta tutti e lascia il Paese nella totale ingovernabilità. Nella giornata di sabato, 26 Ottobre, il Partito Social Democratico Ceco ha ottenuto la maggioranza relativa nelle Elezioni Parlamentari ceche, con il 20,45% dei consensi, e, con esso, il diritto a formare una non facile coalizione di Governo.

Dopo quello dei Socialdemocratici, il miglior risultato è stato quello del movimento moderato ANO -sì- fondato dall’imprenditore post-comunista Andrej Babis, che ha ottenuto il 18,65% dei voti, davanti al Partito Comunista di Boemia e Moravia: la vera sorpresa della consultazione che ha ottenuto il 14,91% dei consensi.

A seguire ci sono il partito liberal-conservatore TOP09 -Tradizione, Responsabilità, Prosperità- con il 12% dei voti, il conservatore Partito Democratico Civico con il 7,72%, il movimento Alba di una Nuova Democrazia Rappresentativa con il 6,88%, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco, con il 6,78% dei consensi.

Secondo le prime indiscrezioni, i Socialdemocratici sono orientati alla formazione di un Governo di minoranza con i comunisti che, tuttavia, dovrebbero fornire solo un appoggio esterno: un fatto che, se realizzato, rappresenterebbe una novità in un Paese dove, per ragioni storiche, i movimenti comunisti sono sempre stati tenuti fuori dalla formazione degli esecutivi.

A favorire il Governo di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti è anche l’impossibilita di varare una Grande Coalizione tra Socialdemocratici, moderati, liberal-conservatori e cristiano-democratici.

Il Leader di ANO Babis -imprenditore sceso in politica che ha saputo raccogliere molti consensi anche dai conservatori- ha già comunicato la non volontà di partecipare alle Larghe Intese, e, inoltre, TOP09, popolari e lo stesso Partito Social Democratico Ceco hanno ottenuto un risultato troppo basso per la creazione di un Esecutivo.

Irriproponibile è anche la riedizione di un Governo di destra, come quello che, dal 2010 al 2013, è stato creato da Partito Democratico Civico, TOP09 e dal Partito Affari Pubblici sotto la guida dell’ex-Premier Petr Necas: costretto alle dimissioni anticipate a causa di scandali di corruzioni legati al suo Esecutivo.

Il potere del Presidente cresce

La situazione consente al Presidente, Milos Zeman, di accrescere la sua influenza in politica con la formazione di un nuovo Governo che, sulla base dei dati, resta debole nei confronti della Presidenza della Repubblica.

Primo Presidente ad essere stato eletto direttamente dal popolo ceco, Zeman, ex-Primo Ministro socialdemocratico che ha creato un suo soggetto partitico personale di centro-sinistra -il Partito dei Diritti Civili- non ha mai nascosto l’ambizione di prendere il comando della sinistra ceca.

Il basso risultato dei Socialdemocratici può facilmente portare il Presidente ad affidare solo un incarico investigativo al Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka- con cui i rapporti sono molto tesi- e alla sua Vice, Miroslava Nemcova, per poi varare un Governo capeggiato da un suo uomo di fiducia.

Il medesimo scenario si è registrato subito dopo l’elezione di Zeman quando, dopo la caduta del Governo di destra, il Presidente ha nominato un Esecutivo tecnico guidato dal suo fedele Jiri Rusnok, che, senza la fiducia del Parlamento, è rimasto in carica fino alle Elezioni.

Tale sviluppo poeterebbe ad un mutamento dell’ordinamento politico ceco, che, per iniziativa del Presidente Zeman -che per via del suo orientamento filo-russo e Neoeuropeista finirebbe inevitabilmente per mutare anche la politica estera a Praga- passerebbe dall’essere una Repubblica Parlamentare ad una Repubblica Presidenziale.

Matteo Cazzulani

IN REPUBBLICA CECA CROLLA LA MAGGIORANZA DI CENTRO-DESTRA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on April 24, 2012

Il Primo Ministro ceco, Petr Necas, ha preso atto dell’assenza dei numeri necessari per l’approvazione delle misure di austerità previste dalla coalizione, dopo la fuoriuscita del partito centrista Affari Pubblici e una partecipata manifestazione organizzata dai sindacati. Possibili elezioni anticipate con esiti tutt’altro che certi

Il premier ceco, Petr Necas

Non ha resistito ai dissidi interni alla già instabile maggioranza, che si sono accompagnati alle partecipate proteste di piazza cavalcate dall’opposizione. Nella giornata di lunedì, 23 Aprile, il Primo Ministro ceco, Petr Necas, ha preso atto della crisi del suo governo, dopo che la formazione centrista Affari Pubblici ha abbandonato la Coalizione di centrodestra che da due anni governa il Paese.

A generare il dissidio è stata la richiesta da parte di Affari Pubblici di un rimpasto nella squadra di Governo – composta dal conservatore Partito Democratico Civico del Premier Necas e dal moderato TOP 09, guidato dal Ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg – che ha portato la piccola forza politica centrista a uscire dalla maggioranza con le dimissioni simboliche della Vicepresidente del Parlamento, Katerzyna Klasnova.

A nulla è servito il tentativo da parte di uno dei Leader della piccola formazione centrista, la Vicepremier, Karolina Peak, di abbandonare Affari Pubblici per creare un proprio raggruppamento parlamentare in grado di salvare la maggioranza. Ad esso, nella giornata di lunedì, 23 Aprile, hanno aderito solo 9 Deputati: troppo pochi per garantire la superiorità numerica a una coalizione a cui spetta l’approvazione di un bilancio delicato.

Proprio l’economia, parimenti alla vicina Slovacchia e ad altre democrazie europee i cui Capi di Governo stanno pagando caro per le proprie scelte in merito a consensi elettorali, è stata il tallone d’Achille della maggioranza di Necas. Nella giornata di Domenica, 22 Aprile, i sindacati hanno organizzato una partecipata manifestazione nella centrale Piazza San Venceslao contro le misure fiscali di austerità del governo, a cui hanno partecipato circa cento mila persone.

Preso atto della situazione, Necas ha escluso il varo di un governo di minoranza e, pur riconoscendo ancora validi i principi che hanno portato finora alla collaborazione tra i partner di maggioranza, ha ventilato l’ipotesi di elezioni anticipate se la situazione, come probabile, non migliorerà.

Tra coalizioni allargate e un duopolio rosso

Secondo le previsioni dei principali analisti del Paese, la consultazione elettorale potrebbe portare al governo i socialdemocratici, ma senza una decisa maggioranza che consentirebbe loro di governare in solitaria. Per questa ragione, in molti non escludono la possibilità di alleanze bipartisan tra i socialdemocratici e TOP 09, oppure addirittura di una Grosse Koalition con il Partito Democratico Civico.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Dnes, il Segretario dei socialisti, Bohuslav Sobotka, ha escluso ogni possibile alleanza con forze appartenenti al campo di centro-destra, il che, se le elezioni anticipate termineranno secondo i pronostici, ha reso attuabile una coalizione decisamente spostata a sinistra con l’ingresso dei comunisti.

Inoltre, a complicare il quadro politico della Repubblica Ceca è la fissazione della data delle Prime elezioni presidenziali: necessarie da quando, lo scorso Dicembre, sono state approvate delle modifiche alla Costituzione che hanno consegnato all’elettorato popolare la designazione del Capo dello Stato, finora prerogativa esclusiva del Parlamento.

In un’ottica di austerità, alcuni tra gli esponenti del campo conservatore hanno ventilato l’ipotesi di accorpare la consultazione presidenziale con quella parlamentare anticipata, ma i socialisti si sono dichiarati contrari a tale eventualità.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: VINCONO I SOCIALISTI. A RISCHIO BILANCIO E POLITICA ESTERA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 24, 2010

I SocialDemocratici Cechi vincono le elezioni di medio termine per il Senato, e complicano l’approvazione della politica di austerity, adottata dalla maggioranza per risistemare il budget

Il segretario dei socialdemocratici cechi, Bohuslav Sobotka

La vittoria dei socialisti pone a rischio il risanamento dei conti cechi. Nelle elezioni di medio termine per il rinnovo parziale del Senato, tenutesi sabato, 23 ottobre, il Partito Social Democratico Ceco ha conquistato 12 dei 27 seggi in palio. Ora, ne controlla 41 su 81.

Una maggioranza risicata, ma pur sempre un risultato, dal momento in cui la principale forza di governo, il moderato Partito Democratico Civico, di senatori ne ha persi 11. Così, anche per gli altri soggetti della maggioranza. Il conservatore TOP09 ha mantenuto 3 seggi, ed il centrista Affari Pubblici non ne ha conquistato alcuno.

Austerity da rivedere

Con la Camera Alta in mano ai socialisti, è a rischio il piano di austerity varato dal governo di centrodestra per risanare lo stato dei conti di Praga, pesantemente colpiti dalla crisi economica mondiale dello scorso anno. In particolare, il progetto prevede la riduzione del debito pubblico dal 5,3% stimato al 4,6%, con tagli, pari a 45 miliardi di Corone, spalmati non solo su provvigioni sociali, ma, soprattutto, su spese governative.

Un politica di austerity per tutti, dunque. Che, nonostante coinvolga anche i politici, non è piaciuta a sindacati e socialisti. E, a quanto pare, alla seppur lieve maggioranza dei cechi.

“Intendiamo rendere socialmente più accettabili le misure del governo – ha dichiarato il Segretario dei SocialDemocratici cechi, Bohuslav Sobotka – credo che con il voto sia stato inviato un chiaro segnale di contrarietà alle politiche finora intraprese”.

Pronto al dialogo, il leader del Partito Democratico Civico, il primo ministro, Petr Necas. Il quale, tuttavia, ha rilevato che, allo stato dei fatti, la strada per l’approvazione dei progetti di legge preventivati è più difficile.

“Dobbiamo ammettere che i passaggi legislativi si fanno ora più lunghi. Con essi, anche i costi per lo Stato. Confido nella collaborazione dell’opposizione”.

Successivamente alla vittoria nelle elezioni legislative dello scorso maggio, Necas ha formato una maggioranza di centrodestra su un programma di austerità, finalizzato al riassestamento del bilancio statale. Come primo passo, in coerenza con lo spirito della coalizione, il Primo Ministro ha tagliato numero dei ministeri ed auto di ordinanza, invitando la squadra di governo ad impiegare i mezzi pubblici per recarsi in Parlamento.

A rischio la reputazione internazionale

Il premier ceco, Petr Necas

Approvato in prima lettura dalla Camera Bassa, il progetto di legge sull’austerità attende il voto del Senato. Se la maggioranza socialista rigetterà il DDL, esso tornerà, per l’approvazione definitiva, al Parlamento. Dove, in ogni caso, la coalizione mantiene la maggioranza.

Altresì, a rischio sono altri provvedimenti, su cui la Camera Bassa non ha potere di scavalcare il Senato. Tra essi, l’aumento del contingente militare ceco nella missione NATO in Afghanistan. Un preciso impegno, preso in ambito internazionale, osteggiato dai socialisti, che Praga rischia di non potere onorare.

Matteo Cazzulani