LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: GIÀ È CRISI TRA IL PRESIDENTE E IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 13, 2014

Milos Zeman dichiara l’intenzione di non accettare alcuni dei Ministri del patto tra Partito SocialDemocratico Ceco, movimento moderato ANO e Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare ceco proposti dal Premier Bohuslav Sobotka. Il Capo dello Stato intende incrementare il potere politico del Presidente e varare una colazione di sinistra-centro tra socialdemocratici e comunisti

La Coalizione non è ancora nata, ma già il Governo è alle prese con la prima crisi con il Presidente. Nella giornata di venerdì, 11 Gennaio, il Capo di Stato della Repubblica Ceca, Milos Zeman, ha dichiarato l’intenzione di bloccare la nomina di alcuni dei Ministri proposti dal nuovo Premier ceco, Bohuslav Sobotka.

In particolare, Zeman ha sottolineato come la carica di Ministro possa essere ricoperta solo da persone che dimostrano di non avere collaborato in passato con i Servizi Segreti sovietici, ed ha richiesto a Sobotka l’approvazione, come primo atto dell’agenda di Governo, di una Legge sul Servizio Civile che prevede il possesso da parte dei Titolari di Dicastero di un passato eticamente limpido.

Pronta è stata la riposta del Premier Sobotka, che ha invitato il Presidente a rispettare la Costituzione, che prevede l’obbligo da parte del Capo dello Stato di accettare la Nomina dei Ministri approvata dalla Camera dei Deputati.

Sobotka, che in caso di mancata nomina di alcuni Ministri ha evidenziato la volontà di appellarsi alla Corte Costituzionale contro il Presidente, è il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco che, dopo il mancato trionfo annunciato lo scorso Ottobre nelle Elezioni Parlamentari ceche, è stato costretto a varare una colazione delle Larghe Intese con il movimento moderato ANO e con l’Unione dei Cristiano Democratici-Partito Popolare ceco.

Zeman, ex-Premier socialdemocratico e primo Presidente ceco eletto direttamente dal popolo, sta invece cercando di incrementare i poteri del Capo dello Stato, e, per questo, ritiene una sua prerogativa l’intromettersi nell’attività di Governo.

Secondo indiscrezioni, Zeman mira a far saltare in primis la nomina del Leader di ANO, il miliardario Andrej Babis, a Ministro delle Finanze -Babis è sospettato di avere collaborato coi Servizi Segreti sovietici in Slovacchia, Stato da cui proviene- e quella dei socialdemocratici Lubomir Zaoralek e Svatopluk Nemecek rispettivamente a Ministro degli Esteri e Ministro della Sanità.

Le tre cariche prese di mira da Zeman hanno il preciso scopo di indebolire non solo la coalizione delle Larghe Intese -che senza il Ministero delle Finanze ricoperto da Babis non avrebbe ragione di esistere- ma anche gli equilibri interni al Partito SocialDemocratico, di cui Zeman è stato uno dei principali esponenti.

Il tentativo di rompere l’armonia interna al principale Partito ceco da parte del Presidente è già stata evidente quando, durante le consultazioni per il varo di una Coalizione di Governo, Zeman ha sostenuto il Vicesegretario Michal Hasek nel suo tentativo di formare un Governo di minoranza di socialdemocratici e Partito Comunista di Boemia e Moravia.

Le Larghe Intese possono funzionare

Nella giornata di lunedì, 6 Gennaio, Sobotka, Babis e il Capo dei cristiano democratici, Pavel Belobradek, hanno firmato la versione definitiva dell’Accordo di Coalizione, che prevede una lotta alla corruzione e all’evasione, la stabilizzazione del sistema sanitario e di welfare e l’incremento della spesa pubblica.

Secondo l’accordo, i socialdemocratici, oltre al Premierato per il Segretario Sobotka, ottengono importanti ministeri come Esteri, Interni, Lavoro e Politiche Sociali, e Industria e Commercio.

Oltre al Dicastero delle Finanze per Babis, i moderati del movimento ANO ottengono anche Difesa, Trasporti e Sanità.

Infine, l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare, oltre al Vicepremierato e al Ministero della Scienza e Innovazione per il suo Leader Belobradek, ottiene anche i Dicasteri di Agricoltura e Sanità.

Matteo Cazzulani

GAS: GRAN BRETAGNA E FINLANDIA VICINE AL NORDSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 15, 2012

Il Capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, Alexei Miller, annuncia l’interesse di Londra al prolungamento del gasdotto fino alle coste inglesi. Il Primo Ministro finlandese, Jyrki Katainem, non si oppone all’ampliamento della conduttura nelle acque territoriali di Helsinki

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Per via di accordi industriali ed elezioni politiche i gasdotti russi interessano anche a britannici e finlandesi. Nella giornata di mercoledì, 14 Novembre, il Capo del monopolista russo, Gazprom, Alexei Miller, ha dichiarato l’interesse del colosso britannico British Petroleum alla compartecipazione nel gasdotto Northstream.

Come riportato dalla Reuters, l’operazione sarebbe possibile dopo che la British Petroleum ha venduto le sue quote di compartecipazione nel terzo ente energetico russo, la joint venture TNK-BP, alla compagnia statale russa Rosneft: de facto, aprendo la possibilità a nuove collaborazioni con la Russia.

Da parte britannica nessuna conferma dell’operazione, anche se fonti vicine al Governo di Londra hanno confermato l’interesse della Gran Bretagna per il Nordstream.

Come dichiarato a Lombardi Nel Mondo dal Capo dei Conservatori britannici al Parlamento Europeo, Martin Callanan, l’aumento delle importazioni di gas russo in Gran Bretagna, possibile grazie al prolungamento del Nordstream alle coste inglesi, è visto con favore da Londra, poiché diversifica le forniture di oro blu nazionali, ad oggi legate unicamente a fonti locali, olandesi e norvegesi.

Allo stesso tempo, il Capo al Parlamento Europeo dei Tory, la forza di Governo in Gran Bretagna, ha riconosciuto come il Nordstream non risolva il problema della diversificazione delle forniture per l’Unione Europea, che, ad oggi, dipende dal gas russo per circa il 40% del fabbisogno continentale.

Una discordanza tra gli interessi nazionali ed europei in merito al Nordstream è anche quella registrata in Finlandia, riportata dal portale di informazione wnp.pl.

Sempre mercoledì, 14 Novembre, il Premier finlandese Jyrki Katainen, ha dichiarato la non contrarietà di Helsinki all’ampliamento del gasdotto russo nelle acque territoriali della Finlandia.

La presa di posizione del Capo del Governo finlandese, ufficializzata durante un incontro con il Premier russo, Dmitriy Medvedev, è da leggere sullo sfondo delle elezioni presidenziali finlandesi di Domenica, 18 Novembre.

Secondo le ultime rilevazioni, il Partito della Coalizione Nazionale di Katainen e il Partito SocialDemocratico, partner di Governo in una grosse koalition di moderati e riformisti, sono in crisi di consensi, e la probabilità di un ottimo risultato del candidato del movimento di estrema destra Veri Finlandesi è molto alta.

Con la dichiarazione in sostegno al Nordstream, Katainen ha cercato di presentarsi come un leader aperto alle relazioni internazionali, anche se il progetto russo aumenta la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia.

Il Gasdotto Settentrionale

Il Nordstream è un gasdotto di 1220 chilometri di lunghezza costruito sul fondale del Mar Baltico per trasportare gas russo dalla Russia direttamente in Germania, bypassando Paesi dell’UE politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia.

Dopo la costruzione delle prime due tranche del gasdotto, Gazprom, società posseduta per metà dal Cremlino, ha proposto l’ampliamento del Nordstream di ulteriori due sezioni, e ha preventivato il suo prolungamento alla Gran Bretagna.

L’ampliamento e il prolungamento del gasdotto sono tuttavia operazioni politiche, dal momento in cui, allo stato attuale, il Nordstream è sfruttato solo al 30% della sua capacita complessiva di portata, pari a 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Il Nordstream è compartecipato per il 51% da Gazprom, per il 31% dalle compagnie tedesche E.On e Winterhsall, e al 9% rispettivamente dalla francese Suez Gaz de France e dalla olandese Gasunie.

Nonostante le perplessità della Commissione Europea dinnanzi ad un progetto che divide l’Unione Europea ed aumenta la quantità di gas russo importato nel Vecchio Continente, il Nordstream è sostenuto sul piano politico da Russia, Germania, Francia, Olanda e Belgio.

Matteo Cazzulani

KYRGYSTAN: LA RIVINCITA DEI TULIPANI

Posted in Kyrgystan by matteocazzulani on October 13, 2010

Le elezioni parlamentari hanno portato ad una situazione di frammentarietà politica. Vincono i conservatori di Ata Zhurt, vicini all’ex Capo di Stato, Kurmanbek Bakijev. Ma necessitato di alleati governare. Resta in piedi l’ipotesi di una maggioranza filorussa

L'ex Presidente kyrgyso, Kurmanbek Bakijev

Qualche certezza, molti dubbi. Le elezioni parlamentari in Kyrgystan hanno lasciato il Paese in una condizione di instabilità politica, dal momento in cui nessuno dei 29 partiti in corsa ha ottenuto il numero di seggi sufficienti per formare un governo in autonomia.

A spoglio concluso, solo cinque soggetti hanno superato lo sbarramento del 5%. Il primo, è il partito conservatore Ata Zhurt – Patria – con un 8,88% dei consensi, ottenuti soprattutto nel sud del Paese. Segue il Partito Social Democratico, con l’8,04%, incalzato dalla forza politica filorussa Ar-Namys, con il 7,74% dei voti. Chiudono l’altra forza filorussa Respublika, con il 7,24%, e la socialista Ata Meken – il Partito della Presidente, Roza Otumbajeva – con il 5,6%.

Buono l’esito della consultazione. Sia in termini numerici – con l’affluenza al 55,9% – che procedurali, dal momento in cui le operazioni di voto si sono svolte senza alcun incidente. Gli osservatori internazionali, mobilitati in massa per l’occasione, hanno sentenziato che le parlamentari kyrgyse si sono svolte secondo gli standard democratici.

Bene filo occidentali e filo russi. Arretra la sinistra.

La Presidente kyrgysa, Roza Otumbajeva

Altro aspetto inconfutabile, i vincitori. A trionfare nella consultazione, infatti, è stato Ata Zhurt, partito conservatore, nelle cui fila militano consiglieri e personalità vicine all’ex presidente, Kurmanbek Bakijev, deposto, la scorsa primavera, dal Colpo di Stato che ha portato al potere una compagine gradita a Mosca, capeggiata dalla Otumbajeva.

Bakijev è stato il protagonista della rivoluzione dei tulipani: protesta non violenta, che, sul modello di quella delle Rose in Georgia, ed Arancione in Ucraina, ha deposto un regime post-sovietico, in nome di principi liberali ed occidentali. Ciò nonostante, l’ex presidente non ha saputo mantenere gli impegni, ed ha sacrificato le riforme in senso democratico alla smania di accrescere i propri poteri.

Ad aver vinto, anche i partiti filo russi Ar-Namys e Respublika, che si sono serviti dell’appoggio di Mosca per raccogliere ampi consensi tra gli elettori delusi dal governo provvisorio della Otumbajeva. I leader delle due forze politiche non hanno esitato ad avvalersi di fotografie e cartelloni con la loro figura accanto a quella del Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e del Primo Ministro, Vladimir Putin.

Chiara è anche la schiera dei delusi, i partiti della sinistra. In particolare, a registrare un risultato poco soddisfacente è la stessa Otumbajeva, la cui forza, Ata Meken, è entrata per poco nella Keshena. Inoltre, il fatto che a ricevere minore consenso siano stati i partiti che appoggiavano il governo provvisorio, e che, più di tutti, hanno contribuito alla cacciata di Bakijev, registra una cospicua insoddisfazione per l’operato del governo provvisorio.

La vittoria di Ata Zhurt pone un quesito sul futuro governo. Secondo la Costituzione Kyrgysa – e la matematica – a poter formare un governo monocolore sono solo quelle liste che superano il 50% dei voti. Tuttavia, dinnanzi ad una siffatta situazione, il ricorso ad una coalizione di maggioranza è un obbligo.

Verso una grosse koalition, o un esecutivo gradito a Mosca.

Secondo alcuni esperti, l’ipotesi più papabile sarebbe la creazione di una grosse koalition tra Ata Zhurt ed i SocialDemocratici, incaricata di ricostruire le basi democratiche del Paese. Ciò nonostante, questi ultimi potrebbero valutare di stringere un accordo con Ata Meken, Ar Namys e Respublika, per una maggioranza progressista e filorussa.

Tutti gli scenari sono aperti. Ora, più che per quanto riguarda l’esito del voto, la vera prova che il Kyrgystan deve affrontare è una soluzione dell’impasse quanto più pacifica e Democratica. Un segnale che farebbe di Bishek la prima Democrazia nella regione degna di tale etichetta.

Matteo Cazzulani