LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI SLOVACCHE: KISKA BATTE FICO A SORPRESA

Posted in Slovacchia by matteocazzulani on March 30, 2014

Il Candidato indipendente rovescia il vantaggio di 4 punti ottenuto nel primo turno dal Premier. Decisiva la scelta del Segretario dei socialdemocratici SMER di correre per il posto di Presidente da Capo del Governo

51enne filantropo e imprenditore lontano dalla politica e, sopratutto, mai appartenuto al mondo partitico precedente alla caduta del Muro di Berlino, quando si poteva partecipare alla Cosa Pubblica solo in quanto membri del Partito Comunista. Questa la personalità di Andrej Kiska, il nuovo Presidente della Slovacchia, capace di vincere al secondo turno delle Elezioni Presidenziali slovacche di sabato, 29 Marzo, dopo avere rovesciato il gap di 4 punti percentuali rimediato al Primo Turno dal Premier Robert Fico, candidato del Partito socialdemocratico SMER.

La vittoria di Kiska, che ha staccato Fico di circa il 20% dei voti -59,3% contro il 40,7%- è dovuta essenzialmente al carattere indipendente del candidato, che ha accumulato la sua ricchezza negli anni 90 con due società di credito al consumo, e che ha acquisito notorietà grazie al fondo di beneficenza “Buon Angelo”, da lui creato per aiutare bambini malati.

A contribuire in maniera consistente alla vittoria di Kiska sono stati anche fattori di carattere politico, come la decisione delle forze di destra, che al primo turno hanno sostenuto tre differenti candidati, di fare confluire il loro consenso sul candidato indipendente.

Responsabilità sono da addossare anche a Fico, che ha deciso di correre da Premier come candidato per la Presidenza del Paese, ventilando una possibile gestione del potere monocolore socialdemocratica -SMER controlla anche la maggioranza dei seggi in Parlamento- che ha preoccupato gli elettori.

Il PSE perde, ma la destra non vince

Oltre a Fico, sconfitti dalla competizione escono anche il Presidente del Parlamento Europeo e candidato Presidente della Commissione Europea del Partito dei Socialisti Europei, Martin Schulz, e il Presidente francese, Francois Hollande, che in prima persona hanno sostenuto la corsa di Fico.

Tuttavia, per le forze di destra, il successo di Kiska rappresenta una vittoria di Pirro, dal momento in cui il candidato che ha vinto il ballottaggio ha sempre mantenuto il suo carattere indipendente.

Resta inoltre da sottolineare poi come il Presidente in Slovacchia abbia poteri meramente rappresentativi ed inferiori rispetto a quelli del Premier e del Governo, che sono mantenuti saldamente sotto il controllo dei socialdemocratici.

Kiska, primo Presidente slovacco a non essere appartenuto al Partito Comunista, succede al Capo di Stato uscente Ivan Gasparovic, che è stato eletto per due mandati nel 2004 e nel 2009 come esponente di centro-sinistra.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale
lademocraziaarancione@gmail.com
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LARGHE INTESE IN REPUBBLICA CECA: TROVATO L’ACCORDO PER LA FORMAZIONE DEL GOVERNO

Posted in Repubblica Ceca, Slovacchia by matteocazzulani on December 24, 2013

I SocialDemocratici mantengono il premierato per il Segretario, Bohuslav Sobotka, e otto Ministeri, il movimento moderato ANO dell’imprenditore Andrej Babis riceve sette Dicasteri tra cui quello delle Finanze, e l’Unione dei Cristiano Democratici-Partito Popolare Ceco ha l’Agricoltura, la Cultura ed un’altra delega senza portafoglio. Da superare l’opposizione del Presidente, Milos Zeman

Sotto l’Albero di Natale gli abitanti della Repubblica Ceca trovano un nuovo Governo con Ministeri distribuiti, ma il tutto deve essere ancora confermato. Nella giornata di sabato, 22 Dicembre, il Partito SocialDemocratico Ceco, il movimento moderato ANO, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco hanno raggiunto l’accordo sui Dicasteri da ricoprire in un Governo delle Larghe Intese reso necessario dalla mancata vittoria alle ultime Elezioni Parlamentari da parte di alcuna delle forze politiche in campo.

I SocialDemocratici, che secondo i sondaggi avrebbero dovuto stravincere, ma che invece hanno ottenuto solo il 20% dei consensi, hanno mantenuto il posto di Premier per il loro Segretario, Bohuslav Sobotka, più altri otto Ministeri, tra cui molti con portafoglio.

Il movimento ANO, fondato e guidato dall’imprenditore Andrej Babis, che alle ultime Elezioni ha avuto il 18% dei voti, ha ottenuto il controllo di sette Dicasteri, tra cui quello pesante delle Finanze.

I Cristianodemocratici, ultima forza ad entrare in Parlamento con il 6% dei consensi, si sono aggiudicati i Ministeri dell’Agricoltura, della Cultura e un altro incarico senza portafoglio.

L’accordo sulla spartizione dei posti di Governo segue quello sul programma, che ha visto punti in comune solo sulla lotta alla corruzione, su una riforma delle pensioni edulcorata, e sulla necessità di mantenere il deficit di bilancio al di sotto del 3% del PIL.

Ciò nonostante, la Coalizione delle Larghe Intese, forte di 111 seggi in Parlamento su 200, ora attende il vaglio del Presidente, Milos Zeman, che ha già paventato la possibile non accettazione di alcuni dei Ministri.

Leader del Partito dei Diritti Civili, forza politica di centrosinistra che non ha superato lo sbarramento nelle ultime Elezioni Parlamentari, Zeman ha sempre sostenuto la necessita di formare un Governo di sinistra-centro di SocialDemocratici e Partito Comunista di Boemia e Moravia: la terza forza del Paese con il 15% dei consensi.

Il Premier slovacco si candida a fare il Presidente

Un Presidente forte rischia di esserci anche nella vicina Slovacchia dopo che, lunedì, 23 Dicembre, il Premier slovacco, Robert Fico, ha dichiarato la sua discesa in campo nelle prossime Elezioni Presidenziali, indette per designare il successore dell’attuale Capo di Stato, il conservatore Ivan Gasparovic.

Leader carismatico del Partito socialdemocratico SMER, Fico ha sorpreso tutti con la scelta di scendere in campo per una carica che, in Slovacchia, ha un valore quasi solo rappresentativo.

Secondo indiscrezioni, Fico sarebbe stanco dopo anni di premierato, e vorrebbe optare per una carica più tranquilla.

Altre ipotesi sostengono che, grazie all’ampia maggioranza in Parlamento, Fico potrebbe spingere SMER a cambiare la Costituzione per dare più poteri al Presidente.

Nonostante sia dato per favorito, Fico, con tutta probabilità, dovrà affrontare la concorrenza del primo Ministro degli Esteri Milan Knazko: uno dei protagonisti della Rivoluzione di Velluto che potrebbe essere in grado di raccogliere attorno a se il voto compatto delle opposizioni cristianodemocratica e conservatrice.

Altri candidati alle Elezioni Presidenziali slovacche, che, come in Repubblica Ceca, sono dirette, potrebbero essere l’ex-Premier Jan Carnogursky e l’ex-Presidente del Parlamento, Pavol Hrusovsky, entrambi di orientamento cristianodemocratico.

Matteo Cazzulani

ANCHE LA SLOVACCHIA HA IL SUO “ORBAN”

Posted in Slovacchia by matteocazzulani on March 11, 2012

Nelle elezioni parlamentari slovacche anticipate, il Partito socialdemocratico SMER raccoglie la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, e consente al suo Segretario, Robert Fico, la formazione di un governo monocolore, per la prima volta nella storia del suo Paese. Già alla guida dell’esecutivo tra il 2006 e il 2010, quando si è distinto per i proclami xenofobi contro la minoranza ungherese e le leggi-bavaglio nei confronti dei mezzi di informazione, il nuovo Premier ha promesso l’aumento delle tasse per ridurre il deficit e garantire il welfare state

Il Primo Ministro slovacco, Robert Fico

Bratislava come Budapest: un paragone dettato non solo dal fascino delle due capitali centro-europee, ma, da oggi, anche dagli equilibri politici presso le due città. Nelle Elezioni Parlamentari slovacche di sabato, 10 Marzo, il Partito socialdemocratico SMER ha ottenuto il 44,7% dei voti: una percentuale che consente al suo Segretario, Robert Fico, di contare su una maggioranza assoluta in Parlamento, pari a 86 seggi su 150.

Proprio il numero dei deputati su cui il neo-eletto Premier può contare per formare un Governo monocolore è stato l’elemento che ha portato i principali media ad accomunare Fico al Primo Ministro ungherese, Viktor Orban, il quale, a Budapest, una volta sconfitta la maggioranza parlamentare uscente socialdemocratica – travolta da scandali di corruzione e pubblicamente discreditata – si è trovato a governare senza bisogno di ricorrere ad alleanze con altre forze politiche.

Uno scenario, quello del governo in solitaria, che Fico non ha escluso, sebbene, sull’onda dell’euforia dei risultati del conteggio dei voti, nel cuore della notte, abbia dichiarato di essere pronto a istituire una coalizione con tutte quelle forze politiche che condividono il suo programma. Una prospettiva che, tuttavia, i principali commentatori politici sembrano escludere a causa delle proposte troppo radicali avanzate da Fico in campagna elettorale.

Nello specifico, Fico ha promesso nuove tasse per garantire il welfare state e tagliare il deficit di bilancio. Tra i provvedimenti in cantiere ci sarà sicuramente una super-imposta del 22% sui redditi delle persone che guadagnano più di 33 Mila Euro all’anno e, di pari passo, un piano di azioni volte ad accrescere il PIL e aumentare i salari: ad oggi tra i più bassi d’Europa.

“Siamo contro le privatizzazioni, a favore di garanzie protezione legale ai lavoratori, e per investimenti pubblici di ampio raggio – ha dichiarato Fico dinnanzi ai suoi elettori – abbiamo colto la scommessa e dimostreremo quanto è importante poter contare su solide finanze pubbliche”.

Tra nazionalismo e limitazione della libertà di stampa

Già membro del Partito Comunista di Cecoslovacchia, poi convertitosi alla socialdemocrazia e alla tutela del libero mercato, Fico ha già guidato il governo slovacco dal 2006 al 2010. Allora, si è distinto per la severa campagna di correzione delle politiche fiscali del precedente esecutivo di centro-destra con l’applicazione di tasse su banche, ceti più abbienti e principali industrie.

Di pari passo, è stato protagonista di proclami al limite dello xenofobo contro la minoranza ungherese, e ha incoraggiato l’approvazione di una legge bavaglio sui media, per la quale è stato accusato di mancato rispetto della libertà di stampa.

A riportare al governo il Segretario socialdemocratico è stato uno scandalo di corruzione che ha colpito i suoi rivali, e la seguente caduta prematura del governo su una tematica europea. In un’operazione denominata “Gorilla”, il controspionaggio slovacco ha smascherato un giro di malaffare, avvenuto nel 2005 e nel 2006, tra gruppi di potere finanziario e l’allora maggioranza di governo di centro-destra.

Una sorta di tangentopoli slovacca che, al momento della sua pubblicazione, nel Dicembre 2011, ha travolto anche l’esecutivo allora in carica, anch’esso di orientamento moderato, e guidato dalla Leader dell’Unione Slovacca Cristiana e Democratica SDKU, Iveta Radicova.

Sulla scia del “Gorilla”, la Radicova non solo ha perso progressivamente il consenso degli elettori, ma anche quello dei suoi partner di coalizione, tra cui il partito Libertà e Giustizia – SaS – il quale, contrario all’aumento del fondo di garanzia versato dalla Slovacchia nel Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria – EFSF – il 12 Ottobre le ha votato la sfiducia, e così, ha provocato la prima caduta di un governo a causa della crisi dell’Euro.

“L’Unione Europea può contare sul governo Smer, perché dimostreremo di essere un piccolo Paese che vuole rimanere in Europa, e mantenere la divisa unica” ha dichiarato Fico dinnanzi ai suoi elettori, sempre a notte fonda. Ciò nonostante, come sottolineato su Gazeta Wyborcza dall’esperto di politica slovacca Lubosz Palata, durante la campagna elettorale il Segretario socialdemocratico ha trattato raramente il tema dell’Europa, e, sempre secondo l’esempio del suo collega ungherese, Viktor Orban, non è escluso che possa tassare le imprese energetiche e quelle dedicate alla telecomunicazione.

Matteo Cazzulani