LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Europee: Polonia e Repubblica Ceca vanno al PPE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 25, 2014

Nelle Elezioni Europee polacche vittoria su misura della Piattaforma Civica sui conservatori di Diritto e Giustizia, mentre nelle consultazioni ceche i moderati di ANO superano i partner di Governo socialdemocratici della CSSD.

Il Partito Popolare Europeo in vantaggio nel cuore dell’Europa: era prevedibile, ma non così scontato.

Nelle Elezioni Europee in Polonia, secondo gli Exit-Pool, la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, appartenente al PPE- ha vinto con il 32% dei consensi: un punto in più rispetto ai conservatori di Diritto e Giustizia -PiS, appartenenti al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ERC- dati finora per favoriti.

Al terzo posto stupisce sia il basso risultato, con il 9% dei consensi, della coalizione socialdemocratica SLD-UP -che appartiene al Partito dei Socialisti Europei- che l’ottimo risultato della Nuova Destra, con il 7% dei voti.

Ultimo partito ad avere superato la soglia di sbarramento sono i contadini del PSL -affiliati anch’essi al PPE.

Sotto la soglia di sbarramento si trovano, invece, i progressisti di Europa Plus -alleati del PSE- e i conservatori di Polonia Insieme -PR, appartenenti al gruppo dell’Europa della Libertà e della Democrazia, EFD.

Risultato positivo per i popolari europei è anche quello proveniente dagli Exit-Pool della Repubblica Ceca, dove i moderati di ANO -probabili alleati del PPE- hanno ottenuto il 22% dei consensi, seguiti dai socialdemocratici del CSSD -appartenenti al PSE- con il 16% dei consensi.

Al terzo posto si sono classificati, con l’11% dei consensi, i Liberal-Conservatori del TOP09, mentre ultimo Partito ad entrare in Parlamento è il comunista KSCM, con il 10% dei voti.

Fuori dall’Europa restano i conservatori del Partito Democratico Civico -ODS, appartenenti all’ECR- e i cristiano democratici del KDU-CSL -membri del PPE.

Se dovesse essere confermata la stima degli Exit-Pool, per la Polonia la vittoria della PO sarebbe una conferma della principale forza di Governo, che ha saputo ben recepire i numerosi fondi che l’Unione Europea ha messo a disposizione dell’economia polacca.

In Repubblica Ceca, il risultato degli Exit-Pool incerte i rapporti di forza tra le due compagini di Governo: con i socialdemocratici del CSSD scavalcati dai partner di coalizione moderati di ANO.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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IN REPUBBLICA CECA TROVATO L’ACCORDO PER UN GOVERNO DI CENTRO-SINISTRA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on December 12, 2013

Il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha concesso una redifinizione della politica fiscale per ottenere il sostegno del movimento populista ANO dell’imprenditore Andrej Babis e dell’Unione Cristiano-Democratica. La Coalizione impedisce il varo di un Governo di sola sinistra tra SocialDemocratici e comunisti fortemente caldeggiato dal Presidente, Milos Zeman, per rafforzare la sua posizione nella politica del Paese

Un Governo di centro-sinistra basato quasi interamente sull’economia. Nella giornata di giovedì, 10 Dicembre, il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha annunciato di avere trovato l’accordo per la formazione di un Governo delle larghe intese con il movimento populista ANO e l’Unione Cristiano-Democratica.

La decisione è arrivata dopo lunghe trattative che hanno impegnato i tre soggetti politici sopratutto sul tema dell’economia: come dichiarato da Sobotka, le tre forze politiche hanno concordato di mantenere il deficit di bilancio al di sotto della soglia europea del 3%.

Discorso più complicato ha riguardato la politica fiscale, nella quale, secondo indiscrezioni che verranno sciolte solo nel fine settimana, i SocialDemocratici hanno modificato la decisione di imporre tasse di categoria su banche, Agenzie di telecomunicazione e rendite dai Titoli di Stato, opposte da ANO.

L’accordo trovato da Sobotka mette così fine al tentativo di creare una Coalizione alternativa di sola sinistra formata prevalentemente da SocialDemocratici e comunisti, alla quale stavano lavorando il Presidente, Milos Zeman, e il Vicesegretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Michal Hasek.

Seppur di minoranza, il Governo di sola sinistra avrebbe rafforzato il potere del Presidente che, secondo indiscrezioni ben accreditate, sarebbe stato pronto ad indire Elezioni Anticipate per presentarsi come leader di una Coalizione tra SocialDemocratici e comunisti.

Un risultato al di sotto delle aspettative

La necessita di formare un Governo di Coalizione è dettata dal risultato delle ultime Elezioni Parlamentari ceche, che, contrariamente rispetto a quanto previsto, hanno visto una vittoria modesta dei SocialDemocratici con il 20% dei voti.

Secondo posto è stato ottenuto da ANO, forza populista creata dall’imprenditore Andrej Babis con il 18%, mentre, a sorpresa, terzo si è classificato il Partito Comunista Ceco, con il 15%.

Crollo invece è stato ottenuto dalle forze del Governo di centro-destra crollato per una serie di scandali: i liberal-conservatori TOP09 hanno ottenuto l’11% dei voti, mentre il Partito Democratico Civico è stato votato solo dal 7% degli aventi diritto.

Chiudono il movimento post-fascista Usvit, con il 7%, e i Cristiano-Democratici, che, grazie al 6% dei consensi, sono entrati nella coalizione di Governo.

Matteo Cazzulani

IN REPUBBLICA CECA CROLLA LA MAGGIORANZA DI CENTRO-DESTRA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on April 24, 2012

Il Primo Ministro ceco, Petr Necas, ha preso atto dell’assenza dei numeri necessari per l’approvazione delle misure di austerità previste dalla coalizione, dopo la fuoriuscita del partito centrista Affari Pubblici e una partecipata manifestazione organizzata dai sindacati. Possibili elezioni anticipate con esiti tutt’altro che certi

Il premier ceco, Petr Necas

Non ha resistito ai dissidi interni alla già instabile maggioranza, che si sono accompagnati alle partecipate proteste di piazza cavalcate dall’opposizione. Nella giornata di lunedì, 23 Aprile, il Primo Ministro ceco, Petr Necas, ha preso atto della crisi del suo governo, dopo che la formazione centrista Affari Pubblici ha abbandonato la Coalizione di centrodestra che da due anni governa il Paese.

A generare il dissidio è stata la richiesta da parte di Affari Pubblici di un rimpasto nella squadra di Governo – composta dal conservatore Partito Democratico Civico del Premier Necas e dal moderato TOP 09, guidato dal Ministro degli Esteri, Karel Schwarzenberg – che ha portato la piccola forza politica centrista a uscire dalla maggioranza con le dimissioni simboliche della Vicepresidente del Parlamento, Katerzyna Klasnova.

A nulla è servito il tentativo da parte di uno dei Leader della piccola formazione centrista, la Vicepremier, Karolina Peak, di abbandonare Affari Pubblici per creare un proprio raggruppamento parlamentare in grado di salvare la maggioranza. Ad esso, nella giornata di lunedì, 23 Aprile, hanno aderito solo 9 Deputati: troppo pochi per garantire la superiorità numerica a una coalizione a cui spetta l’approvazione di un bilancio delicato.

Proprio l’economia, parimenti alla vicina Slovacchia e ad altre democrazie europee i cui Capi di Governo stanno pagando caro per le proprie scelte in merito a consensi elettorali, è stata il tallone d’Achille della maggioranza di Necas. Nella giornata di Domenica, 22 Aprile, i sindacati hanno organizzato una partecipata manifestazione nella centrale Piazza San Venceslao contro le misure fiscali di austerità del governo, a cui hanno partecipato circa cento mila persone.

Preso atto della situazione, Necas ha escluso il varo di un governo di minoranza e, pur riconoscendo ancora validi i principi che hanno portato finora alla collaborazione tra i partner di maggioranza, ha ventilato l’ipotesi di elezioni anticipate se la situazione, come probabile, non migliorerà.

Tra coalizioni allargate e un duopolio rosso

Secondo le previsioni dei principali analisti del Paese, la consultazione elettorale potrebbe portare al governo i socialdemocratici, ma senza una decisa maggioranza che consentirebbe loro di governare in solitaria. Per questa ragione, in molti non escludono la possibilità di alleanze bipartisan tra i socialdemocratici e TOP 09, oppure addirittura di una Grosse Koalition con il Partito Democratico Civico.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Dnes, il Segretario dei socialisti, Bohuslav Sobotka, ha escluso ogni possibile alleanza con forze appartenenti al campo di centro-destra, il che, se le elezioni anticipate termineranno secondo i pronostici, ha reso attuabile una coalizione decisamente spostata a sinistra con l’ingresso dei comunisti.

Inoltre, a complicare il quadro politico della Repubblica Ceca è la fissazione della data delle Prime elezioni presidenziali: necessarie da quando, lo scorso Dicembre, sono state approvate delle modifiche alla Costituzione che hanno consegnato all’elettorato popolare la designazione del Capo dello Stato, finora prerogativa esclusiva del Parlamento.

In un’ottica di austerità, alcuni tra gli esponenti del campo conservatore hanno ventilato l’ipotesi di accorpare la consultazione presidenziale con quella parlamentare anticipata, ma i socialisti si sono dichiarati contrari a tale eventualità.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: VINCONO I SOCIALISTI. A RISCHIO BILANCIO E POLITICA ESTERA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 24, 2010

I SocialDemocratici Cechi vincono le elezioni di medio termine per il Senato, e complicano l’approvazione della politica di austerity, adottata dalla maggioranza per risistemare il budget

Il segretario dei socialdemocratici cechi, Bohuslav Sobotka

La vittoria dei socialisti pone a rischio il risanamento dei conti cechi. Nelle elezioni di medio termine per il rinnovo parziale del Senato, tenutesi sabato, 23 ottobre, il Partito Social Democratico Ceco ha conquistato 12 dei 27 seggi in palio. Ora, ne controlla 41 su 81.

Una maggioranza risicata, ma pur sempre un risultato, dal momento in cui la principale forza di governo, il moderato Partito Democratico Civico, di senatori ne ha persi 11. Così, anche per gli altri soggetti della maggioranza. Il conservatore TOP09 ha mantenuto 3 seggi, ed il centrista Affari Pubblici non ne ha conquistato alcuno.

Austerity da rivedere

Con la Camera Alta in mano ai socialisti, è a rischio il piano di austerity varato dal governo di centrodestra per risanare lo stato dei conti di Praga, pesantemente colpiti dalla crisi economica mondiale dello scorso anno. In particolare, il progetto prevede la riduzione del debito pubblico dal 5,3% stimato al 4,6%, con tagli, pari a 45 miliardi di Corone, spalmati non solo su provvigioni sociali, ma, soprattutto, su spese governative.

Un politica di austerity per tutti, dunque. Che, nonostante coinvolga anche i politici, non è piaciuta a sindacati e socialisti. E, a quanto pare, alla seppur lieve maggioranza dei cechi.

“Intendiamo rendere socialmente più accettabili le misure del governo – ha dichiarato il Segretario dei SocialDemocratici cechi, Bohuslav Sobotka – credo che con il voto sia stato inviato un chiaro segnale di contrarietà alle politiche finora intraprese”.

Pronto al dialogo, il leader del Partito Democratico Civico, il primo ministro, Petr Necas. Il quale, tuttavia, ha rilevato che, allo stato dei fatti, la strada per l’approvazione dei progetti di legge preventivati è più difficile.

“Dobbiamo ammettere che i passaggi legislativi si fanno ora più lunghi. Con essi, anche i costi per lo Stato. Confido nella collaborazione dell’opposizione”.

Successivamente alla vittoria nelle elezioni legislative dello scorso maggio, Necas ha formato una maggioranza di centrodestra su un programma di austerità, finalizzato al riassestamento del bilancio statale. Come primo passo, in coerenza con lo spirito della coalizione, il Primo Ministro ha tagliato numero dei ministeri ed auto di ordinanza, invitando la squadra di governo ad impiegare i mezzi pubblici per recarsi in Parlamento.

A rischio la reputazione internazionale

Il premier ceco, Petr Necas

Approvato in prima lettura dalla Camera Bassa, il progetto di legge sull’austerità attende il voto del Senato. Se la maggioranza socialista rigetterà il DDL, esso tornerà, per l’approvazione definitiva, al Parlamento. Dove, in ogni caso, la coalizione mantiene la maggioranza.

Altresì, a rischio sono altri provvedimenti, su cui la Camera Bassa non ha potere di scavalcare il Senato. Tra essi, l’aumento del contingente militare ceco nella missione NATO in Afghanistan. Un preciso impegno, preso in ambito internazionale, osteggiato dai socialisti, che Praga rischia di non potere onorare.

Matteo Cazzulani