LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: L’EUROPA CENTRALE TRA LIBERALIZZAZIONI ‘FILOEUROPEE’ E NAZIONALIZZAZIONI ‘FILORUSSE’

Posted in Guerra del gas, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria by matteocazzulani on April 2, 2013

L’Ungheria concede il controllo dei gasdotti nazionali al colosso statale MVM, mentre la Repubblica Ceca favorisce un consorzio tedesco-canadese ad un’ente ceco. La Lituania e la Polonia applicano alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico per diversificare le forniture di oro blu, e con la Romania vanno avanti sullo Shale.

In Europa Centrale c’è chi guarda all’Europa, chi ad Oltreoceano, e chi alla Russia. Nella giornata di lunedì, Primo di Aprile, il colosso energetico statale ungherese MVM ha rilevato il controllo della gestione della compravendita e della distribuzione del gas in Ungheria dalla compagnia tedesca E.On.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, l’operazione è stata varata dal Premier, Viktor Orban, per conferire al Governo di Budapest un più forte potere contrattuale con il monopolista russo del gas, Gazprom, e, di conseguenza, rafforzare i legami con la Russia.

Il Premier Orban di recente ha definito la Russia un partner economico e politico indispensabile per Budapest, e, nel 2012, ha portato l’Ungheria tra i Paesi sostenitori della costrizione del Southstream: gasdotto progettato da Gazprom per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas di Mosca -da cui l’UE già dipende per il 40% del proprio fabbisogno nazionale.

La nazionalizzazione della compravendita di gas in Ungheria è anche un’operazione economica che ha fruttato un lauto guadagno nelle casse dello Stato: nel 2005, la E.On ha pagato al Governo 2,5 Miliardi di Euro, mentre ora ha ottenuto dalla MVM solo 1,2 Miliardi di Euro.

Sul piano politico, la manovra di Orban è però contraria al Terzo Pacchetto Energetico UE: legge emanata dalla Commissione Europea per separare l’ambito della compravendita del gas con quello del trasporto dell’oro blu,

Il Terzo Pacchetto Energetico ha la finalità di evitare la creazione di monopoli, e di porre fine all’egemonia di colossi extraeuropei nel mercato dell’energia del Vecchio Continente.

In linea con la Legge UE ha agito la Repubblica Ceca, in cui la compagnia Net4Gas, incaricata della gestione della distribuzione del gas, è stata venduta dall’ente tedesco RWE alle compagnie assicurative Allianz e a quella canadese Borealis.

La vendita del controllo dei gasdotti nazionali della Repubblica Ceca al consorzio tedesco-canadese, che ha fruttato alla RWE 1,2 Miliardi di Euro, ha impedito il rafforzamento della posizione della compagnia energetica ceca EPH nella gestione dei gasdotti dell’Europa Centrale.

Nel 2012, la EPH ha infatti acquistato per 2,9 Miliardi di Euro dalla E.On e dalla compagnia francese Suez-Gaz de France il 49% della compagnia SPP, incaricata della gestione dei gasdotti della Slovacchia.

La vendita della SPP alla EPH è stata sostenuta dal Premier slovacco, Robert Fico, in cambio dell’impegno da parte della compagnia ceca sul mantenimento di un prezzo basso del costo del gas applicato alla popolazione.

Vilna e Varsavia a sostegno dell’Europa

Così come la Repubblica Ceca, in Europa Centrale anche la Lituania ha applicato alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico per diminuire la dipendenza dal gas della Russia, che ad oggi copre il 99% del fabbisogno nazionale di Vilna.

Nel Marzo 2013, il Governo lituano ha creato la Amber Grid: una compagnia incaricata di rilevare il 76% delle azioni dell’ente nazionale Lietuvos Dujos, finora possedute dalla E.On e da Gazprom.

La Lituania ha inoltre implementato la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda che, come preventivato dalla Legge UE, consente di immettere nel mercato unico europeo gas liquefatto proveniente da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Così come la Lituania, per realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico anche la Polonia ha varato la costruzione di gasdotti per unire il sistema infrastrutturale energetico di Varsavia con quello degli altri Paesi dell’Europa Centrale.

La Polonia è a che attiva nella realizzazione del Corridoio Nord-Sud: conduttura concepita, con il sostegno della Commissione Europea, per unificare il rigassificatore polacco di Swinoujscie con quello croato di Krk, entrambi in fase di realizzazione.

Polonia, Romania e Lituania in prima fila sullo Shale

La Polonia ha inoltre implementato la ricerca dello Shale: gas ubicato in rocce porose poste a bassa profondità, ad oggi estratto con sofisticate tecniche di fracking solo in Nordamerica.

Secondo gli studi, il territorio polacco contiene una riserva consistente di Shale tale da permettere a Varsavia di porre fine alla dipendenza dalla Russia, le cui forniture di gas naturale coprono oggi l’82% del fabbisogno energetico polacco.

In Europa Centrale, interessata allo Shale, oltre che la Polonia, ed anche la Lituania, è la Romania, il cui Premier, Victor Ponta, ha tolto la moratoria precedentemente imposta sullo sfruttamento di gas non convenzionale.

Ponta ha argomentato la decisione con la necessita di diversificare le fonti di approvvigionamento di Bucarest, e di garantire all’Europa una possibile soluzione alla forte dipendenza dalle importazioni di energia dall’estero.

La Romania ha anche sostenuto apertamente la realizzazione del Nabucco: gasdotto concepito per veicolare in Europa 30 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dall’Azerbaijan, che la Russia è intenzionata a bloccare con il Southstream per evitare di perdere il monopolio sul mercato dell’energia europeo.

Matteo Cazzulani

GAS: LA SLOVACCHIA ADOTTA UNA NUOVA STRATEGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 14, 2012

Il Premier slovacco, Robert Fico, da il via libera alla vendita del pacchetto minoritario della compagnia nazionale SPP alla ceca Energetycny Prymuslovy Holding previo mancato aumento della bolletta per la popolazione. Bratislava diventa il principale Paese di transito del gas russo esportato dalla Germania in Ucraina 

Il Primo Ministro slovacco, Robert Fico

Il Primo Ministro slovacco, Robert Fico

Prezzi a buon mercato e sicurezza delle forniture energetiche sono i due obiettivi perseguiti dalla Slovacchia. Nella giornata di mercoledì, 12 Dicembre, il Governo slovacco ha autorizzato la vendita della compagnia nazionale energetica SPP alla ceca Energetycny a Prymuslovy Holding.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, l’operazione è stata possibile solo dopo che il Premier slovacco, Robert Fico, ha ottenuto la promessa da parte dei nuovi acquirenti cechi di non innalzare il prezzo per il gas imposto alla popolazione.

Nell’Ottobre 2012, la Energetycny a Prymuslovy Holding ha dichiarato la volontà di acquistare il pacchetto di minoranza della SPP posseduto dalla compagnia tedesca E.On e dalla francese Suez Gaz De France.

Nel 2002, il Governo slovacco ha venduto il 49% della SPP alle compagnie franco-tedesche, ma ha mantenuto il diritto di veto sulle decisioni aziendali, ed ha posto il mantenimento di prezzi bassi come condicio sine qua non per la vendita del pacchetto di minoranza a nuovi soci.

Risolta la questione della compagnia energetica nazionale, la Slovacchia si trova ora ad affrontare anche il problema legato allo status di Paese di transito del gas russo in Europa.

Il Ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajcak, ha dichiarato che la Slovacchia giocherà un ruolo fondamentale per il trasporto del gas russo che da Germania, Repubblica Ceca, Ungheria ed Austria è importato in Ucraina.

Come riportato dal portale UA Energy, il Ministro Lajcak ha ammesso che per la Slovacchia la situazione più conveniente è quella attuale, nella quale il territorio nazionale è attraversato dal flusso di gas che la Russia esporta in Europa Occidentale.

Tuttavia, la costruzione da parte della Russia di gasdotti che bypassano l’Ucraina e l’Europa Centrale, e la decisione di Kyiv di aumentare l’importazione di gas russo proveniente dalla Germania, ha fatto si che la Slovacchia si trovasse in una situazione diversa, ma pur sempre conveniente, per il transito dell’oro blu dal venditore all’acquirente.

L’imperialismo energetico russo cambia la geografia del gas in Europa

Per aumentare la dipendenza dell’Europa dal proprio gas, la Russia ha costruito il Nordstream: gasdotto realizzato sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno la Germania, bypassando Paesi UE politicamente osteggiati al Cremlino come Polonia e Lituania.

Inoltre, la Russia ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto che rifornisce l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno bypassando Romania, Moldova ed Ucraina, e bloccando la realizzazione di infrastrutture concepite dalla Commissione Europea per importare gas direttamente dall’Azerbaijan.

Isolata sul piano energetico, l’Ucraina ha deciso di diminuire la quantità di gas importata dalla Russia, e di avviare l’importazione di una parte dell’oro blu russo inviato in Germania tramite il Nordstream.

La Slovacchia ha colto la proposta di Kyiv, e si è offerta come Paese di transito del gas russo importato in Ucraina dalla Germania invertendo il flusso dei propri gasdotti nazionali.

Ad oggi, la Slovacchia è stata il secondo Paese per importanza del transito del gas russo in Europa dopo l’Ucraina. Dal confine ucraino, le condutture slovacche veicolano il gas russo fino all’ovest del Paese, dove una diramazione procede verso Repubblica Ceca e Germania, e una seconda continua in Austria e Italia.

Secondo le stime del 2011, dallaSlovacchia transitano 50 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, di cui solo 5,9 Miliardi sono riservati all’importazione slovacca.

La messa a disposizione dei gasdotti della Slovacchia per il trasporto del gas russo dalla Germania all’Ucraina potrebbe consentire a Kyiv – che ad oggi importa il gas russo dal territorio tedesco attraverso i gasdotti di Polonia ed Ungheria – di innalzare la quantità dell’oro blu importato da Occidente dagli attuali 57 Milioni di metri cubi per tre mesi a 20 miliardi di metri cubi all’anno.

Matteo Cazzulani