LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Europa contro Putin per la condotta anti concorrenziale di Gazprom

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 25, 2015

La Commissione Europea accusa il monopolista statale russo del gas di condotta sleale nel mercato dell’Unione Europea. L’imposizione di condizioni politicamente motivate in Polonia e Bulgaria i capi d’accusa più rilevanti

Non solo sull’Euro, sul Fiscal Compact e sulla grandezza del pesce da pescare: l’Unione Europea, per una volta, ha dimostrato di esistere anche in un settore chiave come quello dell’energia. Nella giornata di mercoledì, 22 Aprile, la Commissione Europea, per mezzo dell’Antritrust dell’UE, ha definitivamente accusato il monopolista statale russo del gas, Gazprom, di condotta sleale nel mercato dell’Unione Europea. 

L’accusa, figlia di un procedimento partito nel lontano 2012, questiona la condotta non leale di Gazprom -società controllata direttamente dalle autorità della Federazione Russa- nei mercati dei Paesi dell’Unione Europea: un comportamento che ha visto il monopolista russo del gas imporre agli Stati membri prezzi differenti per l’acquisto del gas senza alcuna motivazione economica di fondo.

Nello specifico, Gazprom è stata criticata per avere imposto tariffari troppo alti ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, in particolare a Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Bulgaria, Stati su cui la Russia non ha mai nascosto di volere avvalersi della vendita del gas come mezzo di influenza politica.

In particolare, l’attenzione dell’atto di accusa della Commissione Europea si è incentrato sulla condotta di Gazprom in Polonia, dove il monopolista statale russo ha vincolato la concessione di sconti sul prezzo del gas al diretto controllo da parte del monopolista statale russo della rete dei gasdotti polacchi – che, in virtù del Terzo Pacchetto Energetico UE, non possono essere gestiti dalla medesima compagnia che fornisce il carburante da essa trasportato.

A finire sotto la lente di ingrandimento della Commissione Europea è stato anche il comportamento di Gazprom in Bulgaria, dove il monopolista statale russo del gas ha esercitato pressioni simili a quelle attuate in Polonia per costringere Sofia a realizzare il Southstream: gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dei Paesi dell’Unione Europea dalle importazioni di gas dalla Russia.

All’atto di accusa, che, come riportato dall’autorevole New York Times, potrebbe portare Gazprom al pagamento di una multa di circa 10,7 Miliardi di Dollari, il monopolista russo ha risposto rigettando le accuse mosse dalla Commissione Europea come politicamente motivate dalla crisi ucraina. 

Tuttavia, è bene ricordarlo, l’atto della Commissione Europea è solamente l’ultima tappa di un procedimento avviato da ben prima dell’aggressione militare russa in Ucraina.

Tsipras da una mano a Mosca ad affossare la TAP

Oltre a dimostrare l’esistenza di un’Unione Europea davvero unita e coesa sulle questioni energetiche, l’accusa della Commissione Europea è anche un monito indirizzato ai Paesi membri che preferiscono stingere affari privatamente con la Russia anziché considerare l’interesse generale dell’UE.

Il caso più evidente è quello della Grecia, il cui Premier, Alexis Tsipras, come riportato da EurActiv, ha dichiarato l’intenzione di aiutare la Russia nella realizzazione dell’allacciamento alla rete europea del gas del Turkish Stream, un gasdotto concepito da Putin per inviare, al posto del Southstream -affossato dalla Commissione Europea in quanto non conforme al Terzo Pacchetto Energetico UE- 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso il fondale del Mar Nero.

Con la sua condotta filo putiniana, la Grecia mette a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Unione Europea, dal momento in cui è proprio attraverso il territorio greco che è stata progettata la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per veicolare in Italia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan.

La TAP, elemento chiave della politica energetica della Commissione Europea volta a diversificare le forniture di gas dal quasi monopolio della Russia, è un progetto apertamente contestato da Gazprom, che vede nel gas azero, e più in generale nella libera concorrenza nel mercato UE dell’energia, una minaccia al proprio monopolio.

Per questa ragione, Gazprom, coadiuvato da una cospicua squadra di lobbisti e alleati -tra cui importanti centri di geopolitica ed importanti mezzi di informazione di massa in Francia, Italia e Germania- sta facendo pressione affinché la Commissione Europea riconosca al Turkish Stream il titolo di infrastruttura strategica per l’Unione Europea.

Tale riconoscimento, tuttavia, contrasta con la filosofia di fondo della politica energetica dell’UE, che, per diversificare le forniture di gas, punta alla realizzazione di nuovi gasdotti, rigassificatori e terminali mobili per l’importazione di gas naturale ed LNG da nuove fonti, come Azerbaijan, Stati Uniti, Norvegia, Egitto, Qatar e Turkmenistan.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche Trans Atlantiche, dell’Europa Centro Orientale ed energetiche

@MatteoCazzulani

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Crisi ucraina: la NATO divisa sullo “scudo spaziale”

Posted in NATO by matteocazzulani on August 27, 2014

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il Premier ungherese, Victor Orban, guidano una colazione interna all’Alleanza Atlantica di Paesi contrari al sistema di difesa missilistico in Europa Centro-Orientale per non compromettere gli interessi economici con il Presidente russo, Vladimir Putin. I Paesi favorevoli al progetto preoccupati per la loro sicurezza nazionale in seguito all’aggressione della Russia all’Ucraina

Lei con la paura di non irritare il Presidente russo, Vladimir Putin, lui pronto a sacrificare la sicurezza collettiva dell’Europa per quattro petrorubli. Nella giornata di lunedì, 25 Agosto, la Germania ha dichiarato la propria contrarietà alla realizzazione del sistema di difesa missilistico concepito dalla NATO in Europa Centro-Orientale.

La decisione del Governo tedesco, che come riportato dall’autorevole Spiegel è stata emanata dall’Ufficio Stampa del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, mira a non provocare l’irritazione della Russia, che considera il progetto di difesa dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale un’operazione militare volta a minacciare l’interesse militare e geopolitico di Mosca.

Come riportato sempre dallo Spiegel, la posizione della Merkel ha gettato benzina sul fuoco all’interno della NATO, che, dopo avere calendarizzato la discussione sulla realizzazione del sistema di difesa missilistico al prossimo vertice dell’Alleanza Atlantica, ha visto ingrandirsi la già netta divisione tra Paesi contrari e Stati membri favorevoli al progetto di difesa in Europa Centro-Orientale.

Tra i Paesi contrari allo “scudo spaziale” -com’è denominato il sistema di difesa missilistico della NATO- oltre alla Germania è facile annoverare anche Francia, Belgio, Ungheria, Slovenia, Austria e Slovacchia: Stati che hanno assunto una posizione marcatamente filorussa, e che spesso hanno dimostrato di anteporre il proprio interesse personale nell’intrattenere rapporti diretti con Mosca, sopratutto sul piano energetico, anziché rafforzare una comune posizione a garanzia della sicurezza di tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Tra questi Stati spicca la presenza dell’Ungheria, il cui Premier, Victor Orban, ha dichiarato la volontà di porsi a capo di una colazione pro-Russia in Europa, che faccia pressione presso la Comunità euro-atlantica per alleggerire la pressione economica e commerciale che UE ed USA stanno applicando a Putin in reazione all’aggressione militare russa all’Ucraina per mezzo delle sanzioni economiche e commerciali.

Nello specifico, come riportato da Euractiv, Orban ha invitato a preferire l’opportunità economica e commerciale delle relazioni con Putin al timore per la sicurezza energetica e militare dei singoli Paesi UE.

Dall’altra parte della barricata, tra i membri NATO favorevoli allo “scudo spaziale” lo Spiegel annovera Stati Uniti d’America, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania: Paesi -USA a parte- che in seguito all’aggressione militare della Russia all’Ucraina, vedono minacciata la loro sicurezza nazionale.

Come riportato in un’intervista al settimanale Wprost dal Generale Waldemar Skrzypczak, esperto di questioni militari ed ex-Viceministro della Difesa polacco dal 2012 al 2013, l’esercito della Polonia è ad oggi impreparato a fronteggiare una possibile invasione da parte dei russi, che potrebbero così occupare tutto il Paese in soli tre giorni.

Simile allarme è stato comunicato alla Merkel dal Premier lettone, Laimdota Straujuma, che, nella giornata di mercoledì, 20 Agosto, ha dichiarato la necessità di rafforzare le infrastrutture difensive della NATO in Lettonia per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi del Baltico da una possibile aggressione militare da parte della Russia.

La posizione della Germania di assoluta contrarietà allo “scudo spaziale” rientra nella strategia geopolitica adottata dalla Merkel per presentare il Governo tedesco come unico mediatore europeo per la pace tra Ucraina e Russia e, sopratutto, come garante del mantenimento degli interessi economici ed energetici tra Mosca e l’Europa.

In questo solco si colloca la recente visita della Merkel in Ucraina, dove, secondo indiscrezioni ben informate, il Cancelliere tedesco potrebbe avere convinto il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a rinunciare all’integrazione economica di Kyiv nell’UE -apertamente osteggiata da Mosca- in cambio dell’evacuazione dal Donbas e dalla Crimea delle truppe di occupazione russe.

D’altro canto, come riportato dall’autorevole PAP, i Paesi favorevoli al sistema di difesa missilistico avrebbero tutto l’interesse a calcare la mano per ottenere il rafforzamento della presenza militare permanente dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale.

Ad oggi, sulla base di accordi stretti con la Russia, la NATO può infatti solo stazionare in Europa Centro-Orientale con contingenti armati in maniera temporanea che, a rotazione, garantiscono la difesa militare, sopratutto quella aerea e navale, dei membri “orientali” dell’Alleanza Atlantica.

Putin vince con il divide et impera in Europa

Dalla contesa interna alla NATO, l’unico ad uscire davvero vincitore è finora il Presidente Putin, che, per rompere il fronte dell’Alleanza Atlantica, si è avvalso della sua propaganda per forzare l’ingiustificato timore in base al quale lo “scudo spaziale” sarebbe un’iniziativa che minaccia la Russia.

Il progetto di difesa missilistico è infatti composto da una postazione radar in Turchia e da batterie di missili SM-3 -intercettori balistici privi di capacità offensiva, ergo utilizzabili solo per fermare la corsa di possibili vettori provenienti dal Medio Oriente- dislocate a rotazione in Polonia, Romania e nella stessa Turchia: Paesi ai quali di recente si sono aggiunte anche Danimarca e Norvegia.

L’attuale versione dello “scudo spaziale” è stata concepita dall’Amministrazione democratica del Presidente USA, Barack Obama, come un’evoluzione del precedente sistema di difesa missilistico concepito dal suo predecessore, il repubblicano George W Bush.

Il piano originario, archiviato nel 2009 a pochi mesi dall’inserimento di Obama, prevedeva una postazione radar in Repubblica Ceca e, in Polonia, batterie permanenti di missili Patriot: intercettori dotati di capacità offensiva.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Guerra del Gas: Polonia e Lituania avanti con la diversificazione

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 25, 2014

I Governi polacco e lituano chiedono alla Commissione Europea il finanziamento del 75% di un gasdotto concepito per unificare i sistemi infrastrutturali energetici dei due Paesi. Anche la realizzazione di due importanti rigassificatori fanno di Varsavia e Vilna i battistrada dell’integrazione energetica europea e della diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dell’Europa Centrale dalla Russia

La Polonia con il Qatar, la Lituania con la Norvegia: questa è la strategia di diversificazione delle forniture di gas adottata dal Governo polacco e da quello lituano per diversificare le importazioni di energia, come previsto dalla Commissione Europea per decrementare la dipendenza dei Paesi membri dell’Unione Europea dall’import dalla Russia.

Nella giornata di giovedì, 21 Agosto, Polonia e Lituania hanno inviato richiesta ufficiale alla Commissione Europea per il finanziamento del 75% di un Gasdotto progettato per unificare il sistema dei gasdotti nazionali dei due Paesi, come riportato da Euractiv.

Il progetto, il cui costo complessivo ammonta a 558 milioni di Euro, ha una portata di 2,3 Miliardi di metri cubi di gas, ed è concepito per integrare sul piano energetico due dei Paesi UE più fortemente dipendenti dalle importazioni della Russia.

Il gasdotto polacco-lituano non è l’unico del suo genere pronto ad essere finanziato dalla Commissione Europea: la Polonia, ad esempio, ha progettato la realizzazione di infrastrutture per unificare il suo sistema energetico nazionale con quello di Repubblica Ceca, Slovacchia e Germania, mentre la Lituania ha varato un simile piano per unificare le sue infrastrutture con quelle di Lettonia ed Estonia.

Tuttavia, a conferire particolare importanza al gasdotto polacco-lituano è la realizzazione di due importanti rigassificatori, quello di Swinoujscie in Polonia e quello di Klaipeda in Lituania, da cui dipende il funzionamento dell’infrastruttura per cui Varsavia e Vilna hanno chiesto il finanziamento alla Commissione Europea.

Per quanto riguarda il rigassificatore di Swinoujscie, che è ancora in fase di realizzazione, la Polonia, nel 2009, ha firmato un accordo con il Qatar per l’importazione di 1,5 Miliardi di metri cubi di gas liquefatto annui per un totale di 550 Milioni di Dollari all’anno a partire dalla fine dei lavori, come riportato da una nota della Cancelleria del Premier polacco.

Il gas del Qatar servirà non solo per decrementare la dipendenza della Polonia dalla Russia -da cui Varsavia dipende per l’82% del suo fabbisogno di oro blu- ma, attraverso i gasdotti in via di realizzazione, sarà utilizzato anche per rifornire Repubblica Ceca, Slovacchia e Lituania e, indirettamente, anche gli altri Stati membri dell’UE.

Il rigassificatore di Klaipeda è invece concepito per importare gas liquefatto in primis dalla Norvegia, come confermato da un contratto firmato, venerdì, 22 Agosto, dalla compagnia lituana LitGas con il colosso energetico norvegese Statoil.

Estonia e Lettonia puntano sulla Norvegia

Il contratto lituano-norvegese, come riportato dall’agenzia PAP, prevede l’acquisto da parte della Lituania di 540 Milioni di metri cubi di gas liquefatto all’anno secondo un tariffario che fissa il prezzo del LNG alle quotazioni di mercato, e non più al prezzo del greggio, come invece sancito nel contratto tra Polonia e Qatar.

Oltre al lato tariffario del contratto tra LitGas e Statoil, a rendere importante l’accordo lituano-norvegese è l’avvio di un impegno concreto che, come dichiarato a più riprese dalla Norvegia, vede Oslo impegnata nel garantire rifornimenti di gas costanti a tutti i Paesi del Baltico.

In questo progetto, la Lituania ricopre un ruolo fondamentale, dal momento in cui il rigassificatore di Klaipeda è ubicato in un porto accessibile tutto l’anno da navi di grosse dimensioni con pescaggio profondo.

I porti degli altri Paesi del Baltico, invece, sono inutilizzabili perché ghiacciati durante i mesi più freddi dell’anno, in cui la richiesta di gas aumenta.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Nomine UE: il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt a rischio siluramento

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 29, 2014

Veti incrociati e scandali intercettazioni in Polonia e Danimarca rendono difficile la nomina del Ministro degli Esteri polacco e del Premier danese rispettivamente ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea e a Presidente del Consiglio Europeo. Il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt permetterebbe di decrementare l’opposizione della Gran Bretagna alla nomina di Juncker a Presidente della Commissione

Da Ministro degli Esteri della Polonia, e ancor prima Ministro della Difesa e Viceministro degli Esteri in diversi Governi del suo Paese, ha saputo dare all’Europa una voce sola durante la crisi ucraina, portando alla caduta del Regime di Viktor Yanukovych. Come giornalista fre-lance, e laureato in filosofia, economia e scienze politiche ad Oxford, ha mostrato cosa volesse dire per un polacco, sotto l’epoca sovietica, viaggiare all’estero per acquisire conoscenze utili non solo ad arricchire il proprio bagaglio culturale, ma anche a migliorare la situazione della democrazia in Europa Centro-Orientale.

Questo Curriculum, tuttavia, sembrerebbe non bastare al Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Skikorski, per ottenere la nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea: un traguardo al quale, in maniera diretta, il Premier polacco, Donald Tusk, ha dichiarato di puntare convintamente per il Capo della Diplomazia del suo Governo.

A frenare la nomina di Sikorski sarebbe il supporto sempre crescente riscosso dall’attuale Commissario UE per gli Aiuti Umanitari, Kristalina Georgieva: una bulgara, che secondo rivelazioni dell’autorevole Euractiv sarebbe appoggiata da un alto numero di Paesi UE per la corsa alla nomina a Ministro degli Esteri dell’UE.

A giocare a favore della nomina della Georgieva, che è anche in corsa per diventare Segretario Generale dell’ONU, sarebbe la posizione morbida assunta nei confronti della Russia, verso la quale la Commissaria bulgara non avrebbe supportato l’inasprimento delle sanzioni per l’aggressione militare di Mosca all’Ucraina.

La posizione della Georgieva sull’Ucraina avrebbe così tranquillizzato Grecia, Cipro, Italia, Lussemburgo, Austria, Spagna, Portogallo e Malta: Paesi che, come Belgio, Paesi Bassi, Germania, Francia, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno espresso timore per l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia di Putin.

Opposti al fronte pro-Georgieva sarebbero rimasti altri Paesi su cui, invece, la Polonia avrebbe potuto trovare solidi alleati per supportare la nomina a Ministro degli Esteri UE di Sikorski: Gran Bretagna, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania hanno infatti concordato con la linea risoluta, ma non pregiudiziale, mantenuta dal Ministro degli Esteri polacco nel ritenere la violazione della sovranità territoriale ucraina da parte della Russia un’infrazione dello Stato di Diritto internazionale che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione.

Ridurre la corsa alla nomina del nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE alla sola contrapposizione tra il campo pro-Georgieva e pro-Sikorski sarebbe tuttavia inesatto, anche perché la corsa dei due principali candidati alla nomina di Ministro degli Esteri UE è ostacolata da altri fattori.

In primis, la Georgieva, che in Bulgaria è appoggiata dal principale Partito di Opposizione, il moderato GERB, non ha il pieno sostegno del Premier, Plamen Oreshkarski, che potrebbe optare, per la nomina a Commissario bulgaro, sul Presidente del Partito dei Socialisti Europei, Sergei Stanishev.

Sikorski, invece, pur avendo assicurata la nomina da parte del Governo polacco, potrebbe vedere compromessa la sua candidatura a causa di uno scandalo intercettazioni realizzato da ignoti in cui, oltre a criticare l’efficacia dell’alleanza della Polonia con gli USA in quanto negativa per i buoni rapporti tra i polacchi e la Germania, ha anche criticato le posizioni euroscettiche del Primo Ministro britannico, David Cameron.

Oltre alle intercettazioni, e allo schieramento filorusso, a remare contro Sikorski sono anche sesso ed appartenenza politica, in quanto una delle principali cariche UE deve essere riservata ad una donna.

Così, dopo la nomina di Jean Claude Juncker a Presidente della Commissione Europea, il Ministro degli Esteri polacco per diventare Alto Rappresentante della Politica Estera UE può solo sperare nella nomina di una donna a Presidente del Consiglio Europeo.

L’incastro potrebbe essere possibile in caso di nomina a Presidente del Consiglio Europeo del Premier danese, Helle Trondt-Schmidt: esponente del PSE che, in quanto donna, aprirebbe la possibile nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera UE di un esponente del Partito Popolare Europeo di sesso maschile, come Sikorski.

Il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt rappresenterebbe inoltre un’adeguata soluzione di mediazione che l’Europa potrebbe prendere per azzerare le critiche mosse dalla Gran Bretagna e dagli altri Paesi eurocritici in merito all’eccessiva accelerazione del processo di integrazione europea e alla scarsa collegialità nelle scelte politiche dell’Unione.

Sia Sikorski che la Thorning Schmidt provengono infatti da due Paesi, Danimarca e Polonia, che non appartengono alla Zona Euro, e nei quali, nelle ultime Elezioni Eueopee, le forze eurocritiche ed euroscettiche hanno riscosso un risultato notevolmente alto.

Inoltre, Sikorski e la Thorning-Schmidt sono due esponenti di una classe politica più innovativa, su cui le Autorità Europee ben farebbero a puntare per dare all’Europa un orizzonte a lungo termine, in grado di varare progetti che risolvano con maggiore incisività le problematiche di carattere sociale e diplomatico che l’UE sta attraversando oggi.

Nonostante la convenienza politica, ad indebolire la nomina della Trondt-Schmidt -guarda caso anch’essa tradizionalmente risoluta nei confronti della Russia di Putin- è uno scandalo intercettazioni che, similmente a Sikorski, ha colpito anche alcuni esponenti del Governo e della casa Reale danese.

Sugli scandali intercettazioni polacco e danese si sta ancora indagando, ma in Polonia è chiaro che esso sia potuto essere opera dei Servizi Segreti russi, intenzionati ad indebolire il Governo Tusk che, più di tutti, si sta prodigando per la creazione di una comune politica energetica europea che punta alla diversificazione delle fomriture di gas per decrementare l’alta dipendenza energetica dei Paesi UE dalla Russia.

La nomina di Sikorski, che avrebbe nella Thorning-Schmidt una spalla non solo tecnica, ma anche politica, porterebbe l’Europa ad assumere finalmente una linea chiara e ben determinata nella politica internazionale, restituendo la giusta dignità ad un ruolo, quello dell’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, che non è stato interpretato all’altezza dall’uscente Catherine Ashton.

Salgono le possibilità per la Mogherini ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE

L’affossamento del tandem Sikorski-Thorning-Schmidt, su cui troppi fattori sembrano convergere, apre così alla nomina di un esponente PPE per la Presidenza del Consiglio Europeo, che potrebbe finire ad uno dei Capi di Governo popolari che hanno lasciato a Juncker la nomina di candidato PPE alla Commissione Europea.

Nello specifico, il Cancelliere tedesco Angela Merkel -il vero capofila del PPE- deve ricompensare, per il passo indietro in favore di Juncker, il Premier svedese, Fredrik Reindfeldt, l’ex-Capo del Governo finlandese Jirky Katainen o addirittura il Commissario francese uscente Michel Barnier.

In caso, come appare sempre più probabile di nomina a Presidente del Consiglio Eueopeo di un esponente PPE, la carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE andrebbe ad un esponente del PSE, per cui si fanno già i nomi di alcuni dei Ministri degli Esteri attualmente in carica, con l’italiana Federica Mogherini davanti a tutti per via della sua appartenenza alle quote rosa, seguita, nel rating dei possibili candidati, dal francese Laurent Fabius, dallo slovacco Miroslav Lajcak, e dall’olandese Frans Timmermans.

La candidatura più quotata, oltre a quella della Georgieva, è quella della Mogherini, che oltre che per il sostegno prestatole dal Premier italiano, Matteo Renzi, è anche favorita dalla decisione di diventare Capogruppo del PSE al Parlamento Europeo di Gianni Pittella.

Pittella, ex-Vicepresidente del Parlamento Europeo, per via dell’impegno profuso in prima persona per il ristabilimento della democrazia in Ucraina, e per la concessione dello status di Paese candidato alla membership UE all’Albania, avrebbe meritato ampiamente la nomina a Ministro degli Esteri Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: Ia lobby di Putin per il Southstream dietro all’esplosione del gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 17, 2014

Un’esplosione ha colpito il gasdotto attraverso il quale il gas russo viene veicolato in UE attraverso il territorio ucraino. Tanti i segnali a sostegno della tesi dell’attentato russo per presentare Kyiv agli occhi dell’Europa come partner inaffidabile

Il Presidente russo, Vladimir Putin, ci ha provato con le pressione politiche, poi con gli sconti sul prezzo del gas ai Paesi amici, fino ad arrivare all’aggressione militare in Crimea ed Ucraina dell’Est. Ora, sembra essere arrivato persino agli atti di terrorismo.

Nella giornata di martedì, 17 Giugno, nella Regione di Poltava, nell’Ucraina centro-orientale, una forte esplosione ha interessato il gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod: la principale infrastruttura attraverso la quale il gas russo è veicolato in Europa lungo il territorio ucraino, per una quantità annuale di 32 Miliardi di metri cubi.

Pronta è stata la risposta della compagna nazionale ucraina Naftohaz, che in seguito all’incidente ha subito ripristinato il transito del gas russo verso il territorio europeo attraverso gasdotti alternativi.

Oltre al danno infrastrutturale, a destare preoccupazione è sopratutto la motivazione che ha portato allo scoppio del gasdotto, che secondo il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, e il Ministro degli Interni, Arsen Avakov, sarebbe di origine dolosa.

Nello specifico, Yatsenyuk ed Avakov hanno dichiarato che la Russia ha pianificato l’esplosione dell’Urengoy-Pomary-Uzhhorod per presentare l’Ucraina, agli occhi dell’Europa, come Paese di transito inaffidabile.

Lo scoppio dell’Urengoy-Pomary-Uzhhorod arriva infatti a pochi giorni dal congelamento della realizzazione in Bulgaria del Southstream: un gasdotto progettato dalla Russia per inviare 63 Miliardi di Metri Cubi di gas russo supplementare in Europa, bypassando l’Ucraina.

Il Southstream, concepito attraverso il Fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Austria, ha anche lo scopo di incrementare la quantità di gas russo esportato in Europa e, così, aumentare la dipendenza dei Paesi UE dalle forniture di gas della Russia.

Per questa ragione, la Commissione Europea ha congelato la realizzazione del Southstream in Bulgaria, questionando la mancata congruenza del gasdotto russo con i regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Il Consiglio contro la Commissione sul gasdotto russo in UE

Nonostante la posizione ferma e risoluta della Commissione, il Consiglio Europeo potrebbe prendere una posizione differente sull’argomento.

Come riportato da Euractiv, il Consiglio Europeo ha predisposto una bozza di Documento da sottoporre all’approvazione dei Paesi membri, nella quale l’UE sosterrebbe la realizzazione di gasdotti costruiti da Paesi terzi, proprio come il Southstream.

Oltre al sostegno al Southstream -un’infrastruttura che de facto annichilisce il tentativo messo a punto dall’Unione Europea di diversificare le forniture di gas per incrementare la sicurezza nazionale dei Paesi membri- l’esplosione dell’Urengoy-Pomary-Uzhhorod potrebbe essere legata anche alla nuova politica energetica dell’Ucraina.

Il Premier Yatsenyuk, assieme al Capo di Naftohaz, Andriy Kobolev, ha infatti dichiarato l’intenzione di rafforzare i legami con le compagnie energetiche dei Paesi UE per l’acquisto di gas russo dalla Germania a basso costo.

Il carburante russo, che Kyiv già riceve in piccole quantità da ovest dalla compagnia tedesca RWE, verrebbe veicolato in Ucraina dalla Germania attraverso l’uso invertito dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Repubblica Ceca mette a rischio la TAP

Posted in Guerra del gas, Repubblica Ceca by matteocazzulani on June 14, 2014

Il Governo di Praga, dopo avere ventilato il veto alla concessione dello status di candidato alla membership UE all’Albania, mette a serio repentaglio la sicurezza del Gasdotto Trans Adriatico. I legami economici con la Russia la vera ragione della cautela dimostrata anche nei confronti dell’Ucraina

Un no secco all’Albania, con l’occhio schiacciato verso la Russia, e tanta timidezza nei confronti dell’Ucraina. Nella giornata di giovedì, 12 Giugno, la Repubblica Ceca ha ventilato l’ipotesi di bloccare il riconoscimento dello status di Paese candidato alla membership dell’Unione Europea all’Albania.

Come riportato dall’autorevole Euractiv, la posizione della Repubblica Ceca è motivata dal divieto ad operare in Albania, e dal successivo commissariamento, imposto dal Governo di Tirana alla compagnia energetica Ceca CEZ Shperndarje.

L’atteggiamento del Governo albanese nei confronti della compagnia energetica ceca rischia di compromettere l’ingresso dell’Albania in Europa: un passo di estrema importanza geopolitica per tutta l’Unione Europea, destinato ad incrementare la sicurezza nazionale ed energetica dei Paesi membri dell’UE, sopratutto dell’Italia.

L’Albania è infatti uno dei Paesi di transito del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura progettata per veicolare in Italia dalla Grecia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan, supportata dall’Europa per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle di Algeria e Russia.

La TAP non è utile solo a decrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, ma per l’Italia, questo gasdotto è necessario per abbattere la bolletta energetica per industrie ed utenti privati, creare nuovi posti di lavoro, e diventare l’hub in Europa della distribuzione del gas dell’Azerbaijan.

A dare una spiegazione supplementare all’opposizione di Praga all’ingresso in UE dell’Albania è la nuova politica estera adottata dal Governo ceco, composto da una Grande Coalizione tra i socialdemocratici del CSSD del Premier, Bohuslav Sobotka, dai liberal-democratici del movimento ANO, e dai cristiano-democratici del UKD-CLS.

Secondo l’autorevole centro studi OSW, il Governo Sobotka ha appiattito la politica estera della Repubblica Ceca a logiche puramente economiche, e, così, ha mantenuto una posizione morbida, talvolta accomodante, nei confronti della Russia: il Paese verso il quale la Praga ha moltiplicato il suo export di più del 130% dal 2009.

Prova dell’atteggiamento morbido della Repubblica Ceca, come rilevato dall’OSW, è l’opposizione di Sobotka in ambito europeo alle dure sanzioni proposte nei confronti della Russia da Stati Uniti ed Unione Europea.

Sobotka, sulla medesima onda di Mosca, si è anche detto contrario all’incremento della presenza di reparti militari NATO per tutelare la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, come invece richiesto a gran voce da altri Stati della regione, come Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania: comprensibilmente terrorizzati per la rinata aggressività di stampo imperialista della Russia di Putin ai loro confini.

A favorire la politica di appeasement di Praga nei confronti di Putin è anche la posizione del Presidente della Repubblica, Milos Zeman, che oltre a vantare tra i suoi stretti collaboratori un consigliere della compagnia energetica russa Lukoyl, si è speso per incrementare gli investimenti russi in Repubblica Ceca, ed ha dichiarato irreversibile l’annessione militare della Crimea alla Federazione Russa.

Come rileva l’OSW, l'”economizzazione” della politica estera di Praga chiude definitivamente con la tradizionale vocazione della Repubblica Ceca, che è stata sempre in prima fila nel supportare lo sviluppo della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo, sopratutto quando a Capo del Ministero degli Esteri è stato il Leader del movimento liberal-conservatore TOP09, Karel Schwarzenberg.

A dire il vero, la politica di Schwarzenberg -legata a filo diretto con quella del Primo Presidente ceco, lo storico dissidente Vaclav Havel, nonostante la stretta collaborazione tra Praga e Mosca stabilita sulla base dell’amicizia personale tra l’ex-Presidente ceco, il conservatore Vaclav Klaus, e Putin – è stata ripresa dall’attuale Capo della Diplomazia Ceca, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek.

Tuttavia, dopo avere duramente contestato l’aggressione militare della Russia all’Ucraina, Zaoralek è stato criticato dai suoi colleghi socialdemocratici, e, da allora, la politica estera ceca sul fronte orientale è stata condotta da Sobotka e Zeman.

A parole con Putin, ma di fatto con la NATO

Nonostante la contrarietà pubblica all’incremento delle strutture difensive della NATO in Europa Centro-Orientale, la Repubblica Ceca ha tuttavia dimostrato, nei fatti, di temere anch’essa possibili aggressioni da parte della Russia.

Il Ministro della Difesa ceco, il liberal-democratico Martin Stropnicky, ha messo a disposizione quattro velivoli militari JAS-39 Gripen, e 300 soldati, per rafforzare la difesa NATO in Europa Centro-Orientale.

Inoltre, Stropnicky ha anche incrementato le risorse di bilancio destinate all’esercito, che, per la prima volta dopo anni di tagli e riduzione di dotazioni, riceverà un incremento di 1,58 Miliardi di Euro.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Slovacchia, Ungheria e Francia ostacolano le sanzioni UE a Putin

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 24, 2014

Il Ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajcak, visita il Ministro della Difesa russo, Dmitry Rogozin, per rafforzare le relazioni economiche tra i due Paesi, nonostante il divieto dell’Unione Europea.

Un contratto milionario per importare qualche metro cubo in più di gas, o vendere armamenti di alto rango al peggior offerente, spesso valgono meglio della sicurezza energetica in Europa o della Democrazia nel Mondo. Così, venerdì, 23 Maggio, il Ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajcak, ha intrattenuto colloqui personali con il Ministro della Difesa russo, Dmitry Rogozin.

La visita, su cui i principali media poco hanno parlato, è stata organizzata per mantenere su un buon livello le relazioni commerciali sul piano bilaterale tra Slovacchia e Russia: Bratislava dipende infatti da Mosca non solo per ingenti importazioni di gas naturale da Mosca, ma anche per importanti forniture militari.

Pronta è stata la protesta dell’Unione Europea, che ha criticato la visita di Lajcak perché contraria alle sanzioni economiche ed energetiche che l’UE ha imposto alla Russia in risposta all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina.

Come riportato dall’autorevole portale Euractiv, la Commissione Europea, oltre alla Slovacchia, ha criticato per il mancato rispetto delle sanzioni alla Russia anche Ungheria, Cipro e Francia.

Così come la Slovacchia, Ungheria e Cipro hanno infatti forti legami con Mosca in ambito energetico, favoriti rispettivamente dalla politica estera di stampo personalistico attuata dal Premier magiaro, Viktor Orban, e dagli ingenti capitali russi, dichiarati e sommersi, che consentono all’economia cipriota di funzionare.

La Francia, invece, non ha rinunciato a un contratto miliardario con la Russia per la vendita di carrelli per elicotteri militari, la cui revoca, secondo la parte francese, avrebbe danneggiato più Parigi che Mosca.

Praga sostiene l’Unione Energetica Europea di Tusk

Esempio opposto a quello di Slovacchia, Francia, Ungheria e Cipro è quello della Repubblica Ceca, che, nonostante alcuni distinguo, ha espresso pieno appoggio all’Unione Energetica Europea concepita dal Premier polacco, Donald Tusk, e sostenuta dal Presidente francese, Francois Hollande.

Questo progetto prevede la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE, la diversificazione delle forniture di gas, un maggiore sfruttamento delle fonti di energia europee, e la creazione di un’Agenzia Europea Comune per l’acquisto di energia da Paesi terzi.

“Il Governo ceco sostiene appieno il progetto dell’Unione Energetica Europea perché rafforza la sicurezza dei Paesi dell’Unione Europea” riporta, in una una nota, il Segretario di Stato ceco per gli Affari Europei, Tomas Prouza, che tuttavia ha sottolineato la contrarietà di Praga al solo punto inerente all’agenzia comune UE per l’acquisto di energia.

Come spiegato da Prouza, la Repubblica Ceca ha affidato la compravendita di energia dall’estero unicamente a società private, il cui ruolo non può dunque essere scavalcato dall’Agenzia unica europea.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

OBAMA DURO CON YANUKOVYCH MENTRE VAN ROMPUY SI ARRENDE A PUTIN

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 29, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America mette in guardia il Capo di Stato ucraino dal mancato rispetto della libertà, mentre anche il Canada impone sanzioni sulle Autorità ucraine che non rispettano Democrazia e Diritti Umani a Kyiv. Il Presidente del Consiglio Europeo accorda consultazioni con il Capo di Stato russo per permettere accordi bilaterali tra Bruxelles e i Paesi dell’Europa Orientale, ed autorizza al monopolista statale russo del gas, Gazprom, di non rispettare le Leggi dell’Unione in materia di concorrenza.

Un Leader democratico che prende posizioni coraggiose oltreoceano e un Capo politico conservatore che si arrende alle pretese dello zar del gas. Nella giornata di martedì, 28 Gennaio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, il democratico Barack Obama, ha dichiarato che gli USA sostengono il Diritto del popolo ucraino alla libera espressione e alla libera decisione delle sorti del proprio Paese.

Le parole di Obama, pronunciate durante il discorso sullo Stato della Nazione, sono state anticipate dal Vicepresidente, Joe Biden, che durante una conversazione telefonica ha messo in guardia il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dalla tentazione di imporre lo Stato di Guerra in Ucraina, ed ha invitato a varare un’amnistia per tutti i detenuti politici che sono stati arrestati durante i due mesi di manifestazione pacifica da parte dell’opposizione.

Gli USA sono stati il primo Paese ad avere imposto sanzioni su quelle Autorità ucraine che non rispettano i Diritti Umani e la Democrazia: una decisione che, nella serata di martedì, 28 Gennaio, ha preso anche il Canada che, come dichiarato dal Ministro dell’Immigrazione, Chris Alexander, ha così inteso reagire alla violenza con cui la polizia di regime Berkut ha represso i manifestanti, portando negli ultimi giorni ad almeno sette vittime tra i manifestanti.

Differente è stato il comportamento dell’Unione Europea che, sempre martedì, 28 Gennaio, nel corso del Vertice UE-Russia, ha dato solo l’impressione di volere contestare il Presidente russo, Vladimir Putin, per avere imposto pressioni politiche ed economiche affinché Yanukovych rinunciasse alla firma dell’Accordo di Associazione con Bruxelles.

Come riportato da Euractiv, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha concordato periodiche consultazioni con la Russia per armonizzare gli accordi di Partenariato Orientale che l’UE ha firmato ed intende firmare con i Paesi dell’Europa Orientale, tra cui l’Ucraina, che, lecito ricordare, sono Stati indipendenti e sovrani -e non un protettorato personale di Putin.

Inoltre, come riportato da Gazeta Wyborcza, i vertici UE avrebbero dato l’ok alla gestione totale da parte del monopolista statale russo del gas Gazprom del gasdotto OPAL, che veicola in Repubblica Ceca dalla Germania 36 Miliardi di metri cubi di gas provenienti dal Nordstream: conduttura costruita dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas il territorio tedesco bypassando Paesi UE come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

La gestione totale del OPAL è contraria alle Leggi UE che impediscono la gestione totale di un gasdotto ad enti monopolisti che controllano anche la compravendita del gas. Tuttavia, l’operazione ha ottenuto l’avvallo del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che, così, ha dato via libera a Putin nel suo disegno di espansione energetica in Europa.

La debolezza UE autorizza Putin ad aumentare pressioni sul nuovo Premier ucraino

Le decisioni dei vertici UE mettono a serio repentaglio la sicurezza nazionale ed energetica europea, in quanto, da un lato, autorizzano a Gazprom -longa manus del Cremlino- a non rispettare le Leggi dell’Unione e, dall’altro, impediscono a Bruxelles di attuare una politica estera indipendente e sovrana senza dovere negoziare ogni passo con Putin.

Le consultazioni con Mosca sui patti tra UE e Paesi della Eastern Partnership -Ucraina, Moldova, Georgia, Bielorussia ed Azerbaijan- rafforzano il potere contrattuale della Russia, che proprio nell’area ex-sovietica intende realizzare l’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale alternativo ed avversario all’Europa che lo stesso Putin ha a più riprese dichiarato di volere costituire per indebolire la già poco forte Unione Europea.

La resa dell’UE nei confronti della Russia ha già comportato la prima presa di posizione di stampo imperialistico sull’Ucraina da parte di Mosca che, secondo indiscrezioni ben informate, ha messo in dubbio l’erogazione di un prestito di 15 Miliardi di Dollari dopo le dimissioni del Premier ucraino, Mykola Azarov.

Il prestito era una misura -scarsa- che Putin ha concesso a Yanukovych come ricompensa per la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Forse è anche per questo che il Presidente ucraino, anziché restituire la parola agli elettori in elezioni finalmente libere e democratiche, ha concesso l’interim della guida del Governo al Vice di Azarov, Serhiy Arbuzov: personalità nota per realizzare alla lettera le direttive autoritarie di Yanukovych.

Matteo Cazzulani

LA MERKEL HA TROVATO IL CANDIDATO POPOLARE ALLA COMMISSIONE EUROPEA: IL SOCIALDEMOCRATICO MARTIN SCHULZ

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 30, 2013

Il cancelliere tedesco dichiara che una maggioranza popolare al Parlamento Europeo non impossibilita la nomina di un Presidente della Commisione Europea socialdemocratico. La Grande Coalizione europea permette alla Merkel di risolvere i problemi in Germania, e di estendere il suo premierato sull’UE

Una Grande Coalizione come in Germania per salvare l’Europa dall’euroscetticismo, nonostante ciò possa implicare una germanizzazione della politica europea. Nella giornata di lunedì, 28 Ottobre, il Cancelliere tedesco, la cristiano-democratica Angela Merkel, ha dichiarato che non vi è alcun automatismo tra il risultato delle Elezioni Europee e la nomina del Presidente della Commissione Europea.

Nello specifico, la Merkel, a margine del vertice del Partito Popolare Europeo -la forza partitica UE che raccoglie partiti cristiano-democratici, moderati e di centrodestra, come, in Italia, l’UDC- ha sottolineato come una maggioranza cristiano-democratica nel prossimo Parlamento Europeo possa supportare la nomina di un Presidente della Commissione non popolare.

La dichiarazione ha portato l’autorevole Euractiv a sostenere che la Merkel, con la sua presa di posizione, abbia dato un velato supporto alla candidatura di Martin Schulz, socialdemocratico tedesco sostenuto dal Partito Socialista Europeo e da altre forze politiche non-socialiste che appartengono al Gruppo parlamentare Socialisti e Democratici, come, in Italia, il PD.

Del resto, Schulz gode di buona fama in UE, tanto da essere stato nominato Presidente del Parlamento Europeo dopo il popolare Jerzy Buzek: una staffetta concordata tra PPE ed S&D fin dall’avvio della legislatura 2009-2014.

A confermare il possibile appoggio della Merkel a Schulz sono molteplici fattori, tra cui alcuni strettamente legati alla situazione interna tedesca.

La Merkel, che ha stravinto le ultime Elezioni Parlamentari tedesche alla guida della colazione tra i cristiano-democratici della CDU e i cristiano-sociali bavaresi della CSU, per governare in Germania necessita comunque dell’appoggio di partner esterno, che la rieletta Cancelliere ha vuole dalla socialdemocratica SPD.

In virtù della disparità di consensi ricevuti, sarebbe impossibile per la Merkel attuare pesanti concessioni ai socialdemocratici -come i Ministeri di Esteri ed Economia- ma il sostegno, seppur non palese, all’elezione di Schulz alla Commissione Europea potrebbe essere una merce di scambio che permetterebbe fin da subito il varo della Grande Coalizione in Germania.

Del resto, la Merkel ha fatto capire di volere dedicare il suo terzo mandato da Capo del Governo tedesco all’intero continente, passando da Cancelliere della Germania a Premier dell’UE.

Come riportato da Der Spiegel, la Merkel ha evidenziato la necessita di implementare le politiche del lavoro e l’economia sociale di mercato: due manovre che sia al Bundestag che al Parlamento Europeo sono ampiamente condivise sia dai popolari che dai socialisti e democratici.

Un altro fattore a sostegno del possibile supporto della Merkel alla candidatura di Schulz è data dallo stallo in cui si trova il PPE: privo, ad oggi, di un candidato alla guida della Commissione Europea.

Il Premier polacco, Donald Tusk, ha preferito occuparsi della situazione interna alla Polonia, in cui i cristiano-democratici della sua Piattaforma Civica -PO- soffrono la rimonta dei conservatori euroscettici di Diritto e Giustizia -PiS.

Il Premier svedese, Fredrik Reifeldt, un altro papabile per l’investitura PPE, ha rinunciato alla candidatura, ed ha sostenuto il bisogno di nominare una Commissione Europea di tecnici e non di politici.

Un’ulteriore conferma al possibile disegno della Merkel in sostegno di Schulz viene dal Trattato di Lisbona, che, come ha sottolineato il Cancelliere, non collega l’esito delle Elezioni Europee con la formazione della Commissione Europea.

Il Presidente della Commissione, che a sua volta nomina i vari Commissari, viene dapprima proposto dal Consiglio Europeo -composto dai Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi UE- e poi votato dal Parlamento Europeo.

Verso un’Europa sociale di mercato ma fortemente germanizzata

Ad oggi, una possibile candidatura di Schulz, che verrebbe presentata dalla Merkel come una necessaria Grande Coalizione per rafforzare le politiche sociali e contrastare il crescente euroscetticismo, troverebbe il sostegno sicuro di socialisti come il Presidente francese Francois Hollande, il Premier belga Elio di Rupo, quello lituano Algirdas Butkevicius, quello slovacco Robert Fico, quello romeno, Victor Ponta, quello bulgaro Plamen Oresharski.

Sulla candidatura di Schulz, grazie all’invito della Merkel, convergerebbero poi anche altri Leader UE popolari e non socialisti, come il Premier italiano Enrico Letta, quello spagnolo Mariano Rajoy, quello greco Antoni Samaras, quello olandese Mark Rutte, quello lettone Valdis Dombrovskis, quello lussemburghese Jean Claude Juncker, ed i già citati polacco Tusk e svedese Reifeldt.

Se realizaata, la Coalizione delle Larghe Intese a livello europeo porterebbe senza dubbio al rafforzamento delle politiche sociali, con una maggiore attenzione alla tematica del lavoro.

L’abbattimento della disoccupazione, sopratutto di quella giovanile nel sud del Vecchio Continente, è un obiettivo su cui l’UE deve lavorare molto per superare una crisi dilagante in tutta Europa.

D’altro canto, la Grande Coalizione rischia di rendere l’Europa sempre più dipendente da un solo stato, la Germania, con inevitabili ripercussioni sulla politica monetaria, economica ed energetica, ed anche con possibili ripercussioni di carattere politico.

Sono infatti pochi gli stati che, in un’Europa germanizzata, sarebbero pronti a cedere sovranità all’UE, favorendo così il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche di estrema sinistra e di estrema destra.

Matteo Cazzulani

MERCATO UNICO DEL GAS UE: ECCO I DETTAGLI DEL PIANO DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 19, 2012

Bruxelles invita il Portogallo a contribuire con Spagna e Francia all’importazione di oro blu dal Magreb, mentre i Paesi del Baltico sono stati chiamati ad unificare i gasdotti nazionali con quelli della Polonia e degli altri Paesi dell’Europa Centrale. Particolare attenzione al Corridoio Meridionale per l’importazione di carburante azero e turkmeno e alla manutenzione dei sistemi infrastrutturali energetici in alcuni Stati, tra cui l’Italia.

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Un incentivo politico con un preciso piano tecnico per i Paesi dell’Europa Centrale, una tirata d’orecchie alla Germania, e tanti compiti da fare per tutti gli Stati dell’Unione Europea, Italia compresa. Nella giornata di martedì, 18 Settembre, l’agenzia Euractiv ha diffuso i dettagli del Progetto Di Legge che, secondo l’autorevole Reuters, la Commissione Europea ha approntato per realizzare il mercato unico del gas dell’UE.

Il problema non è di poco conto, dal momento in cui in Europa esistono Stati completamente isolati dal resto del Vecchio Continente per quanto riguarda l’aspetto energetico, come il Portogallo, l’Estonia, la Bulgaria, La Lituania, la Lettonia, Malta, la Spagna e Cipro.

E’ ad essi che, in primo luogo, il Progetto di Legge della Commissione Europea si rivolge, per evitare che singoli Paesi si trovino in situazioni di seria emergenza energetica in caso di taglio delle forniture da parte dei venditori extra-europei, da cui il Vecchio Continente è quasi in toto dipendente.

Per quanto riguarda il Portogallo, la Commissione Europea ha invitato Lisbona a sviluppare collegamenti con la Spagna. A sua volta, Madrid è chiamata a moltiplicare gli scarsi collegamenti con le condutture francesi, e a dare un definitivo slancio alla realizzazione del Corridoio Africa-Spagna-Francia per l’importazione di gas dal Magreb nel Vecchio Continente.

Compito impegnativo anche per i Paesi Baltici. L’Estonia è chiamata ad unificare i propri gasdotti con quelli della Finlandia e della Lettonia, che a sua volta è invitata a sviluppare le condutture nazionali, e a predisporle per la messa in comunicazione con il sistema infrastrutturale energetico della Lituania.

Vilna avrà poi il compito di collegare le proprie condutture ai gasdotti nazionali della Svezia entro il 2014, e a quelli della Polonia entro il 2016 per mezzo del già progettato Connettore Baltico.

La Bulgaria è invitata ad ultimare i piani infrastrutturali energetici già progettati per unificare i propri gasdotti nazionali con quelli di Romania, Turchia, Grecia e Serbia.

Inoltre, Sofia è chiamata a giocare un ruolo attivo nella realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati dalla Commissione Europea per trasportare gas azero, turkmeno e iracheno direttamente in Europa, senza dipendente dal passaggio per condutture controllate dalla Russia, né per lo stesso territorio russo.

Oltre che alle cosiddette “isole energetiche”, il Progetto di Legge prevede precise direttive anche per gli altri Paesi dell’Unione Europea fortemente dipendenti da un solo fornitore di gas, ossia la Russia.

L’Ungheria è chiamata ad aumentare la portata del suo sistema infrastrutturale energetico, ad oggi insufficiente per garantire la sua messa in comunicazione con quello tedesco, serbo, croato, sloveno, slovacco e di altri Paesi europei. Budapest ricopre un’importanza fondamentale per i progetti di indipendenza energetica della Commissione Europea, e già ha avviato alcuni passi per la realizzazione della strategia comune di Bruxelles.

Oltre alla progettazione di un gasdotto per unificare le condutture magiare a quelle delle Slovacchia, l’Ungheria è stato il primo Paese a dare l’imprimatur politico al Nabucco: la principale conduttura del Corridoio Meridionale, sostenuta anche dagli altri Paesi del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia – e dalla Romania.

La Polonia è invitata a migliorare lo stato dei gasdotti nazionali, che copriranno un’importanza fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: gasdotto unico europeo che metterà in comunicazione il rigassificatore di Swinoujscie, in Pomerania, nella Polonia Occidentale, con il terminale LNG dell’Isola di Krk, in Croazia.

Particolari raccomandazioni per la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali con i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi confinanti sono state mosse anche agli altri Paesi coinvolti nel Corridoio Nord-Sud, come la Repubblica Ceca e la Germania.

Per Berlino, il Progetto Di Legge rappresenta più una tirata d’orecchie che una lista di compiti a casa. La Germania – invitata ad adoperarsi per il Corridoio Nord-Sud e per l’inclusione nel progetto della Danimarca – è infatti il Paese che ha dato un contributo decisivo alla costruzione del Nordstream.

Questo gasdotto è stato progettato dalla Russia per rifornire direttamente di proprio gas l’Europa Occidentale, bypassare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, e, sul piano politico, dividere l’Unione Europea tra Stati dell’Ovest “privilegiati” agli occhi di Mosca, e Stati del Centro-Est costretti ad importare gas russo a prezzi maggiorati.

Importante è anche l’impegno che dovrà essere profuso dall’Italia. Oltre al miglioramento della qualità delle condutture nazionali, il Belpaese è chiamato a dare un contributo decisivo alla costruzione del Gasdotto Transadriatico – TAP – la seconda infrastruttura del Corridoio Meridionale, progettata per trasportare il gas azero dalla Turchia all’Europa attraverso il territorio greco e quello albanese.

La TAP, che è destinata a giocare un ruolo fondamentale per la sicurezza energetica europea, è sostenuta politicamente da Grecia ed Albania, ma non ancora fortemente dall’Italia, che a riguardo ha espresso solo una vaga nota di sostegno firmata dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Fuori dal Progetto Di Legge resta l’aspetto dei rigassificatori, su cui la Commissione Europea sta parimenti spendendo energie e risorse. Per diminuire la dipendenza dal gas della Russia e del Nord Africa, Bruxelles ha dato avvio a un piano di costruzione di terminali LNG per assicurare l’importazione di oro blu da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America nelle regioni del Vecchio Continente fortemente dipendenti da Mosca e Magreb.

Nel piano rientrano le installazioni di Swinoujscie in Polonia, dell’isola di Krk in Croazia, ma anche di un terminale nel Baltico – da costruirsi in uno dei tre Paesi – e nel Mar Nero, dove ad essere sfruttato sarà anche il gas naturale rilevato al largo delle coste della Romania.

La Russia resta un’insidia

Seppur ben strutturato, il piano della Commissione Europea ha due nemici: il Southstream e la lobby filo-russa in seno all’Unione Europea. Il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – è una conduttura progettata dalla Russia per impedire la realizzazione del Corridoio Meridionale, e rifornire di gas russo l’Europa Sud-Occidentale.

Oltre che dal monopolista russo del gas, Gazprom, il Southstream è compartecipato da una cordata di importanti compagnie del Vecchio Continente come il colosso italiano ENI, le compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e quelle nazionali di Serbia, Slovenia, Macedonia, e Montenegro, che nonostante la natura anti-europea del progetto appoggiano i piani di Mosca per il proprio personale interesse.

In aggiunta, a sostenere la politica energetica della Russia è l’asse franco-tedesco-belga-olandese, pronto a supportare presso le istituzioni UEle iniziative di Mosca anche sul piano politico.

In cambio della fedeltà degli Stati occidentali, e della gestione diretta o indiretta dei gasdotti nazionali, Gazprom – società posseduta per più del 50% dal Cremlino, finita di recente nel mirino di un’inchiesta della Commissione Europea per condotta anticoncorrenziale – ha concesso sensibili ribassi delle tariffe per l’acquisto di gas alle principali compagnie degli Stati interessati.

Matteo Cazzulani