Janukovych fa l’antirusso con i liberali europei
Nell’incontro con gli esponenti liberaldemocratici del Parlamento Europeo, Il Presidente e il Premier ucraino dichiarano l’intenzione di integrare l’Ucraina con l’UE. Ma gli esponenti dell’Opposizione Democratica restano in carcere, e la sua Leader, Julija Tymoshenko, soffre di precarie condizioni di salute
L’Ucraina e un Paese filoeuropeo e la situazione interna e nettamente migliore di quanto finora presentato. Questo e quanto dichiarato dal capo liberali polacchi, Janusz Palikot, al termine della visita in Ucraina dei rappresentanti del gruppo dell’Europarlamento dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei.
Come riportato dall’autorevole PAP, Palikot ha Evidenziato come le Autorità di Kyiv siano seriamente intenzionate a riportare l’Ucraina sui binari della democrazia e del rispetto delle libertà secondo i parametri occidentali, e ha avviato un programma di riforma del Codice Penale volta a rimuovere gli articoli 364 e 365 – che derivano dall’epoca sovietica – in nome dei quali sono stati arrestati una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.
“La maggior parte dell’incontro con il Presidente, Viktor Janukovych, e il Premier, Mykola Azarov, e stato dedicato al convincimento del carattere antirusso e proeuropeo delle Autorità ucraine – ha dichiarato Palikot – la situazione e nettamente migliore di quanto mi aspettavo”.
Il liberale polacco ha poi ritenuto la posizione della Polonia nei confronti del dialogo tra l’Unione Europea e l’Ucraina come ottimale, e ha informato la stampa in merito all’incontro con Julija Tymoshenko, avuto presso la cella del carcere in cui la Leader dell’Opposizione Democratica e detenuta dal 5 Agosto.
“Julija Tymoshenko ha invitato a boicottare i campionati europei di calcio in Ucraina – ha evidenziato – ma si e rivolta solo ai politici, non ai tifosi”.
Guy Verhofstadt: il caso Tymoshenko alla Corte Europea dei Diritti Umani
Presente all’incontro con la Tymoshenko e stato anche il Capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, Guy Verhofstadt, che ha contestato il sistema giudiziario ucraino per la sua mancata indipendenza dal potere politico, che spesso si avvale della magistratura per estromettere esponenti dell’Opposizione Democratica dalla competizione elettorale.
“Bisogna che a pronunciassi sul caso Tymoshenko sia la Corte Europea dei Diritti Umani – ha evidenziato Verhofstadt a Radio Liberty – un organismo indipendente che si pronuncia sui ricorsi in maniera del tutto estranea da pressioni politiche. Solo dopo il verdetto europeo potremmo riprendere il percorso di integrazione europea dell’Ucraina”.
Inoltre, Verhofstadt ha espresso preoccupazione per le condizioni di salute della Tymoshenko, con cui e legato da un rapporto di simpatia reciproca e collaborazione originato dalle visite reciproche compiute quando entrambi sono stati Primi Ministri dei rispettivi Paesi.
Matteo Cazzulani
INDIPENDENZA ENERGETICA UE: LA SEEP AVANTI SUL NABUCCO
In merito al gasdotto dalla verdiana denominazione, critiche sono espresse dalla British Petroleum: uno degli enti che gestisce il giacimento azero Shakh Deniz. Dalle possibilità per il Gasdotto Europeo del Sud-Est di ottenere il permesso di trasportare in Europa in gas dall’Azerbajdzhan potrebbe trarre vantaggio anche l’Italia.
L’importante è il fine, non i mezzi con cui esso viene raggiunto. Questo è il parere espresso dalla Rappresentante della Commissione Europea, Marlene Holzner, dinnanzi alla crisi del Nabucco: un gasdotto progettato dall’Esecutivo di Bruxelles per trasportare in Europa gas naturale proveniente dai giacimenti del Mar Caspio, in Azerbajdzhan, con il fine di diminuire la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia
Come riportato dall’autorevole Reuters, nella giornata di venerdì, 25 Maggio, la conduttura dalla verdiana denominazione è stata oggetto di una forte critica da parte del colosso energetico British Petroleum, che, assieme alla compagnia azera DNKAR e a quella norvegese Statoil, controlla il giacimento Shakh Deniz, il cui oro blu avrebbe dovuto riempire i tubi del Nabucco.
L’esponente della BP Ian Conn ha dichiarato alla stampa di non ritenere il Nabucco un progetto economicamente sostenibile in grado di trasportare dall’Azerbajdzhan all’Austria, con una conduttura di circa 4 mila chilometri, 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno.
Inoltre, Conn ha espresso forti dubbi anche dinnanzi ad un possibile ridimensionamento del gasdotto dalla verdiana denominazione che, con il nome Nabucco Ovest, al posto dell’oro blu azero potrebbe trasportare in Europa gas proveniente da Irak, Iran e Turkmenistan.
Nonostante il parere dell’ente britannico, il Nabucco resta in gara per l’assegnazione della licenza che consente il trasporto dell’oro blu del Mar Caspio. A sostegno del progetto restano infatti la compagnia austriaca OMV, la romena Transgaz, la bulgara Ven, la tedesca RWE e l’ungherese MOL.
Tuttavia, gli ultimi due enti energetici hanno espresso forti perplessità in merito alla loro permanenza nel Nabucco, e, nel caso dei magiari, hanno sospeso addirittura per qualche tempo la loro partecipazione nel progetto.
Il gasdotto dato per favorito dai principali esperti nella corsa all’eldorado energetico dell’Azerbajdzhan è il Gasdotto Europeo Sud-Est – SEEP: un progetto elaborato dalla British Petroleum, e compartecipato dai partner dello Shakh Deniz – la compagnia azera DNKAR e quella norvegese Statoil.
Oltre che per il maggiore peso politico degli enti che finanziano questo secondo gasdotto, la SEEP ha il vantaggio di costare molto meno rispetto al Nabucco, in quanto la sua costruzione è prevista tramite lo sfruttamento di condutture già esistenti: un elemento che ha attratto l’interesse della Commissione Europea che, in un periodo di crisi economica, vede con favore la razionalizzazione dei costi per realizzare progetti di strategica importanza.
Inoltre, la possibile assegnazione della licenza dello sfruttamento dei giacimenti azeri potrebbe giovare anche all’Italia. La coalizione energetica britannico-norvegese sostiene la necessità di collegare la SEEP con il Gasdotto Transadriatico: una conduttura progettata per collegare la Grecia all’Italia tramite l’Albania, compartecipata dalla Statoil, dalla compagnia tedesca E.On, e dall’elvetica EGL, sulla quale di recente ha espresso interesse l’italiana Enel.
La Russia mette a repentaglio i piani dell’Unione
La concorrenza tra i progetti candidati al trasporto del gas dall’Azerbajdzhan può tuttavia nuocere all’interesse dell’Europa, in quanto la Russia ha già avviato la propria risposta con la costruzione del Southstream. Questo gasdotto è progettato per bypassare Paesi ritenuti ostili da Mosca come Romania, Moldova, e Ucraina, e per costruire una seconda via – oltre a quella terrestre già esistente – per rifornire il Vecchio Continente di gas russo.
Se realizzato, il Gasdotto Ortodosso – come è anche noto il Southstream – aumenterebbe in maniera esponenziale la dipendenza dell’Europa dalle forniture energetiche della Russia, e neutralizzerebbe ogni tentativo approntato dalla Commissione Europea di diversificare le proprie forniture di gas ricorrendo ai giacimenti azeri e turkmeni.
La realizzazione del progetto di Mosca non solo porterebbe l’Europa a perdere la propria indipendenza energetica, ma metterebbe a serio repentaglio la sicurezza nazionale di un alto numero di Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia.
Ciò nonostante, a sostegno del Southstream, oltre al monopolista energetico Gazprom, si sono schierati in maniera attiva il colosso italiano ENI, le compagnie tedesca e francese Wintershall e EDF, e quelle nazionali di Serbia, Slovenia, Macedonia e Montenegro.
Matteo Cazzulani
GUERRA DEL GAS: PRENDE FORMA IL CORRIDOIO NORD-SUD DELL’UNIONE EUROPEA
Ungheria e Slovacchia avviano l’unificazione dei gasdotti nazionali nell’ambito del progetto della Commissione Europea mirante alla diminuzione della dipendenza energetica dalla Russia. Benefici previsti anche per Croazia e Ucraina. Si alza la tensione tra Israele e Turchia per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo
Il gas unisce l’Europa ma divide il Mediterraneo. Nella giornata di mercoledì, 23 Maggio, Ungheria e Slovacchia hanno avviato il progetto di unificazione dei gasdotti dei due Paesi con la costruzione di una conduttura di 115 chilometri tra le località di Vel’ky Krtis e Vecses.
Come riportato dall’autorevole agenzia Ukrinform, l’accordo, siglato tra la compagnia ungherese Magiar Gaz Tranzit Zrt e la slovacca Eustream, segue un documento firmato il 28 Gennaio 2011 dai Primi Ministri dei due Paesi, Viktor Orban e Iveta Radicova – oggi sostituita da Robert Fico dopo le ultime elezioni legislative – per il rafforzamento dell’indipendenza energetica dell’Unione Europea.
La messa in comune dei sistemi infrastrutturali di Budapest e Bratislava è infatti un passo fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: un sistema di gasdotti che unisce il Mar Baltico al Mar Mediterraneo, progettato dalla Commissione Europea, e sostenuto dal Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia – per consentire ai Paesi del’Europa Centrale approvvigionamenti di gas di provenienza non russa in maniera costante.
L’importanza europea del piano è confermata dai 30 Milioni di Euro stanziati da Bruxelles nell’ambito del Fondo European Energy Program for Recovery, che contribuiranno in maniera considerevole ad aiutare i governi ungherese e slovacco nella copertura delle spese complessive: pari a 160 Milioni di Euro.
“Il progetto soddisfa una strategia di medio raggio, e garantisce l’indipendenza energetica dell’Unione Europea – riporta una nota dell’ente energetico MVM, a cui appartiene la Magiar Gaz Tranzit Zrt – La messa in comunicazione dei gasdotti di Ungheria e Slovacchia è fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud dell’Unione Europea”.
Oltre al quartetto di Vysehrad, a beneficiare dell’infrastruttura saranno altri Paesi europei come la Croazia, in cui è prevista la costruzione del terminale sud del Corridoio della Commissione Europea, presso il quale il gas liquido importato via mare sarà rigassificato e inviato verso il centro del Vecchio Continente.
Un altro Stato potenzialmente interessato dal Corridoio Nord-Sud è la Lituania, che potrebbe deviare verso la tratta polacca parte del gas liquido rigassificato presso il terminale di Klajpeda – in via di realizzazione.
Discorso a parte merita l’Ucraina, che dall’unificazione dei gasdotti ungheresi e slovacchi potrebbe ottenere la possibilità di sfruttare il sistema infrastrutturale centro-europeo per diminuire la totale dipendenza dalla Russia.
Infatti, la realizzazione del Corridoio Nord-Sud permetterebbe l’invio di oro blu in circolazione nel Vecchio Continente verso est attraverso lo sfruttamento dei gasdotti della Slovacchia rimasti inutilizzati dall’avvio del progetto della Commissione.
Come riportato dall’esperto in materia energetica, Mykhajlo Honchar, Bratislava ha tutto l’interesse a mantenere attivo ogni suo gasdotto, e a riguardo trattative sono già state intavolate tra la Eustream e il colosso ucraino Naftohaz.
Israele e Turchia si misurano per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo
Mentre in Europa si unificano i gasdotti, sempre a causa della corsa all’oro blu, nel Mediterraneo si alza la tensione mediatica, e forse anche militare. Nella giornata di giovedì, 15 Maggio, il Ministero degli Esteri israeliano ha smentito l’invio di un contingente militare di 20 Mila soldati a Cipro per presidiare i giacimenti di gas di Nicosia.
La notizia è stata battuta, nella medesima giornata, dall’agenzia turca Anatolia, e secondo il parere di diversi esperti testimonierebbe l’innalzarsi della tensione nell’est del Mediterraneo in seguito all’individuazione di un ricco giacimento di oro blu nelle acque territoriali israeliane, libanesi, e cipriote.
Noto come Leviathan, il serbatoio di gas è già entrato nei progetti di un’alleanza tra Israele, Cipro e Grecia per il trasporto dell’oro blu in Europa. Se realizzato, questo piano diminuirebbe non solo lo status di monopolista nelle forniture di gas in Europa della Russia, ma anche il ruolo di Paese di transito dell’oro blu finora esercitato dalla Turchia.
Matteo Cazzulani
LA RUSSIA RISPONDE ALLO SCUDO SPAZIALE DELLA NATO CON I MISSILI NUCLEARI
Secondo l’agenzia IAR, Mosca ha iniziato la dislocazione sul suo territorio di intercettori dotati di testate atomiche in risposta alla decisione dell’Alleanza Atlantica di avviare l’installazione sistema di difesa antimissilistico in Europa Centrale. La polemica polacco-lituana mette a serio repentaglio la sicurezza dell’Occidente
In Europa si starebbe per riaprire una nuova corsa agli armamenti. Come riportato dall’agenzia IAR, nella giornata di lunedì, 21 Maggio, la Russia ha avviato la dislocazione sul proprio territorio di missili di categoria RS-24: dotati di testate nucleari in grado di neutralizzare ogni forma di attacco balistico, anche atomico, alla Federazione Russa.
Secondo il generale dell’esercito di Mosca, Sergej Karakev, il Cremlino ha iniziato il posizionamento della propria difesa nucleare già a partire al 2010. Inoltre, l’agenzia IAR ha sottolineato come molti esperti di materia militare siano convinti che la notizia costituisce una risposta della Russia all’avvio della realizzazione dello scudo antimissilistico della NATO in Europa Centrale.
Al termine della prima sessione del summit annuale di Chicago, Domenica, 20 Maggio, l’Alleanza Atlantica ha varato l’installazione di una postazione radar in Turchia e la dislocazione di missili di categoria SM3 1-A – privi di capacità offensiva – su navi statunitensi che incrociano nel Mar Mediterraneo.
Dal 2015, le batterie di intercettori saranno ubicate in Romania e, dal 2018, in Polonia. Nel comunicato ufficiale, la NATO ha auspicato la collaborazione di Mosca nel progetto. Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha evidenziato come l’ubicazione nel Mare Nostrum dei radar e dei missili certifichino come lo Scudo Spaziale sia orientato alla difesa da possibili attacchi provenienti dall’Iran.
Sempre restando in Polonia, critiche alla tempistica della realizzazione del progetto sono state sollevate dall’esponente dell’opposizione conservatrice, Witold Waszczykowski, che ha accusato il Presidente USA, Barack Obama, di non volersi assumere la piena responsabilità della realizzazione dello Scudo in Europa Centrale.
Secondo il politico polacco, la fase conclusiva della realizzazione del sistema di difesa antimissilistico è fissata per il 2018: giusto un anno dopo la scadenza di un possibile secondo mandato alla Casa Bianca dell’attuale Capo di Stato democratico.
Crisi tra Polonia e Lituania
Malgrado le polemiche, e il riarmo nucleare della Russia, a mettere a serio repentaglio la sicurezza del Vecchio Continente è stato il riaprirsi dello scontro diplomatico in Europa Centrale tra la Polonia e la Lituania.
Alla vigilia del vertice dell’Alleanza Atlantica, la Presidente lituana, Dalija Grybauskaite, ha accusato Varsavia di avere trascurato il dialogo con Vilna per cercare di instaurare buoni rapporti con Mosca. Durante il summit , la Grybauskaite ha poi aggiunto che l’asse polacco-russo limita le capacità difensive del suo Paese.
A risponderle è stato il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha espresso rammarico per l’affiorare della micro-polemica durante il summit NATO, e ha sottolineato come la Polonia, assieme ad Estonia, Lettonia e agli altri partner dell’Alleanza Atlantica, partecipa alla difesa aerea dello spazio del Baltico, che il vertice di Chicago ha ritenuto cruciale per la sicurezza nazionale dell’Occidente.
Matteo Cazzulani
A CHICAGO LA NATO METTE A PUNTO LA SUA POLITICA IN EUROPA CENTRO-ORIENTALE
L’Alleanza Atlantica sostiene l’integrazione della Georgia nelle sue strutture e l’integrità territoriale di Tbilisi, contesta la deriva autocratica dell’Ucraina, supporta il ruolo attivo dei Paesi del Mar Nero, e invita la Russia alla cooperazione. Ridefinito il progetto dello Scudo Spaziale
Un plauso a Saakashvili, una bacchettata a Janukovych, e una posizione ferma nei confronti di Putin. Questo è l’atteggiamento che la NATO ha assunto nella sua dichiarazione ufficiale, emanata nella mattinata di lunedì, 21 Maggio, alla fine della prima giornata dei lavori del summit di Chicago.
Attenzione principale è stata dedicata all’Afghanistan – in cui, Francia a parte, l’Alleanza Atlantica si è impegnata a concludere l’impegno militare nel 2014 – ma significative sono le conclusioni tratte in merito all’Europa Centro-Orientale, che, come riportato dal comunicato ufficiale, è ritenuta dalla NATO uno spazio importante per la sicurezza dell’Occidente.
Dopo avere confermato la volontà di allargare la partnership all’Alleanza a tutti quei Paesi che condividono i principi del Trattato Nordatlantico, il vertice di Chicago ha espresso una nota di lode nei confronti della Georgia, a cui ha ribadito l’intenzione di tenere fede alle promesse espresse nel corso del vertice di Bucarest del 2008 in merito all’ingresso di Tbilisi. Per raggiungere tale scopo, la NATO ha raccomandato alle autorità georgiane la continuazione delle riforme in senso democratico ed economico grazie alle quali, negli ultimi anni, il Paese si è avvicinato agli standard dell’Occidente.
Collegata con Tbilisi è la questione della presenza dell’esercito russo in Abkhazija ed Ossezia del Sud. L’Alleanza Atlantica ha dichiarato pieno sostegno all’integrità territoriale della Georgia, ha espresso soddisfazione per la decisione del Presidente, Mikheil Saakashvili, di risolvere il contenzioso con Mosca sul piano della diplomazia e del dialogo, e, nel contempo, ha invitato la Russia a rivedere il riconoscimento delle due regioni georgiane – occupate in seguito all’aggressione militare dell’Agosto 2008 – come Stati indipendenti.
Differente è stato il discorso sull’Ucraina, che l’Alleanza Atlantica ha riconosciuto come il più importante tra i Paesi-chiave per la sicurezza europea. Se da un lato la NATO ha espresso soddisfazione per la decisione di Kyiv di privarsi delle ultime riserve di uranio arricchito del Marzo 2012, dall’altro il Vertice di Chicago ha illustrato forte turbamento per la repressione attuata nei confronti di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica. Per non compromettere la collaborazione dell’Ucraina con l’Occidente, l’Alleanza Atlantica ha espressamente invitato il Presidente, Viktor Janukovych, a riformare il sistema giudiziario del Paese, e a garantire elezioni parlamentari libere e regolari.
La NATO ha espresso parere positivo per quanto riguarda i progetti di collaborazione nella regione del Mar Nero, ha sostenuto l’indipendenza, l’autonomia e l’integrità territoriale di Azerbajdzhan, Armenia, e Moldova, e ha rivolto un auspicio affinché siano risolte le controversie politiche in Transnistria e nel sud del Caucaso. Infine, particolare attenzione è stata rivolta anche ai membri della regione del Baltico, presso le cui basi l’Alleanza Atlantica ha varato un programma di rafforzamento delle difese aeree.
Definite le tappe dello Scudo
Grande rilievo è stato riservato alla Russia e alla questione della costruzione dello scudo spaziale. Nella nota ufficiale, la NATO ha espresso la volontà di collaborare con Mosca per la costituzione di una difesa globale integrata che unisca il sistema di difesa antimissilistico dell’Alleanza Atlantica con quello progettato dalla Federazione Russa. Per questo, ha ribadito di non avere l’intenzione di implementare progetti che costituiscano una minaccia per il Cremlino.
Nello specifico, lo scudo spaziale del Patto Atlantico – che, come ribadito a Chicago, ha lo scopo di proteggere l’Occidente da minacce balistiche provenienti dall’Iran – consiste, assieme all’installazione di una postazione radar in Turchia, nel posizionamento di missili di categoria SM3 1-A su navi statunitensi che incroceranno nel Mediterraneo e nel Mar Nero fino al 2013. La tappa seguente prevede l’ubicazione della versione terrestre degli SM3 1-A – gli SM3 1B -in Romania fino al 2018, quando in Polonia saranno dislocati intercettori di categoria superiore: gli SM3 2-A.
Come dichiarato dal Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, il piano dello scudo spaziale non è definitivo, in quanto può subire ridimensionamenti se la minaccia di Teheran dovesse diminuire.
Il progetto di difesa antimissilistico ha origine dal piano varato negli anni Ottanta dal Presidente USA repubblicano Ronald Reagan per contrastare possibili attacchi, anche nucleari, provenienti dall’Unione Sovietica. Esso è stato ripreso all’inizio del secolo dall’Amministrazione, sempre repubblicana, di George W Bush, che per prevenire minacce dall’Iran e dalla Corea del Nord ha ipotizzato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e la dislocazione di missili Patriot in Polonia.
Malgrado Praga e Varsavia avessero firmato i contratti per la realizzazione del progetto militare, il Presidente democratico Barack Obama nel 2009 ha riconsiderato la realizzazione dello scudo spaziale, contestualizzandola nell’ambito della NATO, e sostenendo l’adozione di intercettori privi di capacità offensiva dislocati a rotazione tra Turchia, Polonia e Romania.
Parallelamente ai progetti per la sicurezza balistica dell’Occidente, la Russia ha preventivato, e con tutta probabilità anche varato, un proprio scudo spaziale con una postazione radar e la presenza di missili Iskander – dotati di capacità offensiva – nell’enclave di Kaliningrad.
Matteo Cazzulani
JULIJA TYMOSHENKO ALL’EUROPA: “NON BOICOTTATE EURO 2012″
A colloquio con il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz, nella camera dell’ospedale in cui è ricoverata, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina invita i politici UE a mantenere un atteggiamento scrupoloso nei confronti delle Autorità di Kyiv per non favorire la propaganda del regime durante i campionati di calcio. L’esponente di Bruxelles espone preoccupazione per le condizioni di psichiche dell’eroina arancione

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI
Si all’invio di osservatori europei al processo e al trasferimento temporaneo all’estero per le cure mediche, no al boicottaggio del campionato europeo di calcio e al sostegno alla propaganda del regime di Kyiv. Questo è quanto emerso dall’incontro tra la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz, avvenuto sabato, 19 Maggio, presso la camera dell’ospedale di Kharkiv in cui l’eroina arancione è ricoverata.
Come comunicato da Protasiewicz alla radio pubblica polacca, Julija Tymoshenko ha espresso preoccupazione per la situazione del suo Paese e per il rallentamento del processo di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea. Ciò nonostante, la Leader dell’Opposizione Democratica ha invitato i politici UE a non boicottare il campionato di calcio che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.
Nello specifico, Julija Tymoshenko ha evidenziato come la mancata partecipazione alla rassegna calcistica per Kyiv sia un fattore negativo, ma, nel contempo, ha ritenuto saggia la decisione presa da diversi esponenti politici del Vecchio Continente di dosare la loro presenza sugli spalti degli stadi ucraini.
“Julija Tymoshenko si è appellata affinché i Leader europei non si facciano utilizzare dalla propaganda delle Autorità ucraine – ha dichiarato Protasiewicz a Polskie Radio – Inoltre, ha sostenuto che l’integrazione europea non è una priorità del Presidente, Viktor Janukovych. Per questo, ha ritenuto utile che l’Unione Europea appronti una politica dura nei confronti di Kyiv, come già dimostrato con il congelamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina”
In seguito, la Tymoshenko ha accettato la proposta del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, in merito all’invio di esperti europei per monitorare l’andamento del processo in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è imputata per evasione fiscale, e del ricorso in Cassazione contro la condanna a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato nell’ultimo anno passato alla guida del Governo, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.
Infine, la Leader dell’Opposizione Democratica ha apprezzato le cure mediche, che ha deciso di iniziare solo dinnanzi alla pressione internazionale, ma ha lamentato la presenza nella sua camera di telecamere installate dalle Autorità carcerarie per sorvegliarla giorno e notte. Per questa ragione, si è detta favorevole all’ipotesi di trasferimento fuori dall’Ucraina per terminare i trattamenti sanitari in un ambiente meno ostile, a patto che la soluzione abbia carattere temporaneo.
“Julija Tymoshenko si trova in uno stato psichico difficile – ha dichiarato Protasiewicz – il disagio può influire negativamente sulla riuscita delle cure mediche che sta affrontando. Si è detta favorevole al trasferimento all’estero, ma solo per qualche mese: non ha intenzione alcuna di emigrare. Ciò nonostante, è consapevole che la legislazione ucraina impedisce il ricovero di un detenuto fuori dal Paese”.
La clinica tedesca disposta ad accogliere la Tymoshenko a Berlino
In serata, è giunto l’invito della clinica tedesca Charité, da cui proviene il medico di fiducia della Tymoshenko incaricato di dirigere i trattamenti sanitari in Ucraina. Con una nota, ripresa dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, il Primario della struttura ospedaliera berlinese ha ritenuto che in Ucraina non vi sono le condizioni per terminare le cure mediche, e ha auspicato che le Autorità di Kyiv possano permettere il trasferimento della Leader dell’Opposizione Democratica in Germania.
“La Tymoshenko soffre da tempo di un’ernia al disco- riporta la nota della Charité – lamenta dolori che sono stati trascurati dalle Autorità carcerarie per tutto l’arco della sua detenzione in isolamento [iniziata il 5 Agosto 2011, n.d.a.]. L’hanno accusata di mentire, ma la sua sofferenza ha un fondamento medico. Spero che Kyiv prenda una decisione saggia, umana, e politicamente ragionevole”.
Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, l’11 ottobre 2011 dopo un processo costruito su prove irregolari – alcune delle quali datate addirittura il 31 Aprile! – in cui la difesa è stata privata di ogni diritto, compreso quello di convocare testimoni per sostenere l’innocenza dell’assistita.
Dopo questo verdetto, che è stato confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre 2011, e che attende il pronunciamento della Corte di Cassazione, sul conto della Leader dell’Opposizione Democratica è stato aperto un secondo processo per fatti risalenti alla metà degli anni Novanta.
La comunità internazionale – Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, ONU, NATO, Canada, Australia, Freedom House, Amnesty International – a più riprese ha criticato il trattamento riservato alla Tymoshenko, e ha richiesto invano al Presidente Janukovych garanzie sullo svolgimento di processi regolari e sul riconoscimento dei diritti dell’imputata.
L’Opposizione Democratica ha illustrato la connotazione politica dei processi organizzati a carico della Tymoshenko e di un’altra decina di dissidenti politici, e ha accusato il Capo di Stato ucraino di essere il mandante di un’operazione mirata all’eliminazione dalla competizione partitica interna al Paese di ogni personalità di spicco del campo arancione.
Matteo Cazzulani
TESTIMONIA LE PERCOSSE SUBITE DA JULIJA TYMOSHENKO: L’AUTRICE DELLE FOTO FUGGE DALL’UCRAINA
Come riportato dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, l’ex-Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani, Nina Karpachova, è fuggita dal Paese dopo l’apertura di un’inchiesta sul suo conto per la diffusione delle prove dei lividi sul corpo della Leader dell’Opposizione Democratica. La Procuratura Generale contrattacca la fuggitiva
Lontano dal proprio Paese dopo gli scatti che hanno turbato la Comunità Internazionale. Questo è quanto accaduto all’ex-Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani ucraina, Nina Karpachova: fuggita a Mosca dopo che la Procuratura Generale ha aperto sul suo conto un’inchiesta.
A dare la notizia, venerdì 18 Maggio, è stata l’autorevole Ukrajins’ka Pravda, che ha illustrato come la Karpachova sia finita nel mirino della magistratura ucraina per le fotografie realizzate durante l’ultimo suo giorno da Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani, mercoledì 25 Aprile, che testimoniano le percosse al ventre e alle braccia subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.
A supporto delle rivelazioni della Ukrajins’ka Pravda, il Parlamentare di Bat’kivshchyna – il Partito di Julija Tymoshenko – Andrij Kozhem’jakin ha dichiarato all’autorevole agenzia Liga che la Karpachova è stata costretta a lasciare l’Ucraina in seguito all’apertura sul suo conto di un procedimento giudiziario, mentre il suo collega di Partito, Serhij Sobol’jev, ha illustrato di essersi appellato al Consiglio d’Europa per risolvere la situazione.
Ulteriori dettagli alla notizia sono stati forniti dall’altrettanto autorevole agenzia PAP, che ha evidenziato come la Capitale della Federazione Russa sia stata per la Karpachova l’ultima scelta. Infatti, ella si è rivolta dapprima a diverse ambasciate dei Paesi dell’Unione Europea in stanza a Kyiv per ottenere lo status di rifugiato politico.
Pronta la risposta della Procura Generale, che ha negato l’apertura di un procedimento giudiziario e l’organizzazione di una campagna repressiva nei confronti della Karpachova. Al contrario, la magistratura ucraina ha accusato l’ex-Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani di avere gonfiato la notizia della sua partenza dal Paese e della persecuzione in atto nei suoi confronti.
Lecito ricordare che le fotografie scattate dalla Karpachova hanno fatto il giro del Mondo in poche ore, ed hanno comportato una forte protesta della Comunità Internazionale verso il Presidente ucraino, Viktor Janukovych: ritenuto il responsabile politico dell’arresto della Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.
Janukovych sempre più isolato
Dinnanzi alle prove delle percosse subite dalla Tymoshenko la notte dello scorso venerdì, 20 Aprile, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha invitato i suoi colleghi UE a boicottare le partite dei campionati europei di calcio in programma in Ucraina, mentre i Presidenti di Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Bosnia Erzegovina, Croazia, Montenegro, e Albania hanno disertato il vertice dell’Europa Centrale di Jalta, e costretto Janukovych alla sua cancellazione.
Dalla salita al potere dell’attuale Presidente, in Ucraina sono più di una decina gli esponenti di spicco del Campo Arancione arrestati, processati, perseguitati e costretti all’esilio per sfuggire ad una condanna data per certa.
Tra essi, oltre alla Tymoshenko, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, l’ex-Vice-Ministro della Difesa, Valerij Ivashchenko, l’ex-Vice-Ministro all’Ambiente, Heorhij Filipchuk, e il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko – che con Danylyshyn ha ottenuto Asilo Politico in Repubblica Ceca.
Matteo Cazzulani







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