LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Janukovych fa l’antirusso con i liberali europei

Posted in Ukraina by matteocazzulani on maggio 27, 2012

Nell’incontro con gli esponenti liberaldemocratici del Parlamento Europeo, Il Presidente e il Premier ucraino dichiarano l’intenzione di integrare l’Ucraina con l’UE. Ma gli esponenti dell’Opposizione Democratica restano in carcere, e la sua Leader, Julija Tymoshenko, soffre di precarie condizioni di salute

L’Ucraina e un Paese filoeuropeo e la situazione interna e nettamente migliore di quanto finora presentato. Questo e quanto dichiarato dal capo liberali polacchi, Janusz Palikot, al termine della visita in Ucraina dei rappresentanti del gruppo dell’Europarlamento dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei.

Come riportato dall’autorevole PAP, Palikot ha Evidenziato come le Autorità di Kyiv siano seriamente intenzionate a riportare l’Ucraina sui binari della democrazia e del rispetto delle libertà secondo i parametri occidentali, e ha avviato un programma di riforma del Codice Penale volta a rimuovere gli articoli 364 e 365 – che derivano dall’epoca sovietica – in nome dei quali sono stati arrestati una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

“La maggior parte dell’incontro con il Presidente, Viktor Janukovych, e il Premier, Mykola Azarov, e stato dedicato al convincimento del carattere antirusso e proeuropeo delle Autorità ucraine – ha dichiarato Palikot – la situazione e nettamente migliore di quanto mi aspettavo”.

Il liberale polacco ha poi ritenuto la posizione della Polonia nei confronti del dialogo tra l’Unione Europea e l’Ucraina come ottimale, e ha informato la stampa in merito all’incontro con Julija Tymoshenko, avuto presso la cella del carcere in cui la Leader dell’Opposizione Democratica e detenuta dal 5 Agosto.

“Julija Tymoshenko ha invitato a boicottare i campionati europei di calcio in Ucraina – ha evidenziato – ma si e rivolta solo ai politici, non ai tifosi”.

Guy Verhofstadt: il caso Tymoshenko alla Corte Europea dei Diritti Umani

Presente all’incontro con la Tymoshenko e stato anche il Capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, Guy Verhofstadt, che ha contestato il sistema giudiziario ucraino per la sua mancata indipendenza dal potere politico, che spesso si avvale della magistratura per estromettere esponenti dell’Opposizione Democratica dalla competizione elettorale.

“Bisogna che a pronunciassi sul caso Tymoshenko sia la Corte Europea dei Diritti Umani – ha evidenziato Verhofstadt a Radio Liberty – un organismo indipendente che si pronuncia sui ricorsi in maniera del tutto estranea da pressioni politiche. Solo dopo il verdetto europeo potremmo riprendere il percorso di integrazione europea dell’Ucraina”.

Inoltre, Verhofstadt ha espresso preoccupazione per le condizioni di salute della Tymoshenko, con cui e legato da un rapporto di simpatia reciproca e collaborazione originato dalle visite reciproche compiute quando entrambi sono stati Primi Ministri dei rispettivi Paesi.

Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA UE: LA SEEP AVANTI SUL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on maggio 26, 2012

In merito al gasdotto dalla verdiana denominazione, critiche sono espresse dalla British Petroleum: uno degli enti che gestisce il giacimento azero Shakh Deniz. Dalle possibilità per il Gasdotto Europeo del Sud-Est di ottenere il permesso di trasportare in Europa in gas dall’Azerbajdzhan potrebbe trarre vantaggio anche l’Italia.

I percorsi della TAP e del Nabucco

L’importante è il fine, non i mezzi con cui esso viene raggiunto. Questo è il parere espresso dalla Rappresentante della Commissione Europea, Marlene Holzner, dinnanzi alla crisi del Nabucco: un gasdotto progettato dall’Esecutivo di Bruxelles per trasportare in Europa gas naturale proveniente dai giacimenti del Mar Caspio, in Azerbajdzhan, con il fine di diminuire la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia

Come riportato dall’autorevole Reuters, nella giornata di venerdì, 25 Maggio, la conduttura dalla verdiana denominazione è stata oggetto di una forte critica da parte del colosso energetico British Petroleum, che, assieme alla compagnia azera DNKAR e a quella norvegese Statoil, controlla il giacimento Shakh Deniz, il cui oro blu avrebbe dovuto riempire i tubi del Nabucco.

L’esponente della BP Ian Conn ha dichiarato alla stampa di non ritenere il Nabucco un progetto economicamente sostenibile in grado di trasportare dall’Azerbajdzhan all’Austria, con una conduttura di circa 4 mila chilometri, 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Inoltre, Conn ha espresso forti dubbi anche dinnanzi ad un possibile ridimensionamento del gasdotto dalla verdiana denominazione che, con il nome Nabucco Ovest, al posto dell’oro blu azero potrebbe trasportare in Europa gas proveniente da Irak, Iran e Turkmenistan.

Nonostante il parere dell’ente britannico, il Nabucco resta in gara per l’assegnazione della licenza che consente il trasporto dell’oro blu del Mar Caspio. A sostegno del progetto restano infatti la compagnia austriaca OMV, la romena Transgaz, la bulgara Ven, la tedesca RWE e l’ungherese MOL.

Tuttavia, gli ultimi due enti energetici hanno espresso forti perplessità in merito alla loro permanenza nel Nabucco, e, nel caso dei magiari, hanno sospeso addirittura per qualche tempo la loro partecipazione nel progetto.

Il gasdotto dato per favorito dai principali esperti nella corsa all’eldorado energetico dell’Azerbajdzhan è il Gasdotto Europeo Sud-Est – SEEP: un progetto elaborato dalla British Petroleum, e compartecipato dai partner dello Shakh Deniz – la compagnia azera DNKAR e quella norvegese Statoil.

Oltre che per il maggiore peso politico degli enti che finanziano questo secondo gasdotto, la SEEP ha il vantaggio di costare molto meno rispetto al Nabucco, in quanto la sua costruzione è prevista tramite lo sfruttamento di condutture già esistenti: un elemento che ha attratto l’interesse della Commissione Europea che, in un periodo di crisi economica, vede con favore la razionalizzazione dei costi per realizzare progetti di strategica importanza.

Inoltre, la possibile assegnazione della licenza dello sfruttamento dei giacimenti azeri potrebbe giovare anche all’Italia. La coalizione energetica britannico-norvegese sostiene la necessità di collegare la SEEP con il Gasdotto Transadriatico: una conduttura progettata per collegare la Grecia all’Italia tramite l’Albania, compartecipata dalla Statoil, dalla compagnia tedesca E.On, e dall’elvetica EGL, sulla quale di recente ha espresso interesse l’italiana Enel.

La Russia mette a repentaglio i piani dell’Unione

La concorrenza tra i progetti candidati al trasporto del gas dall’Azerbajdzhan può tuttavia nuocere all’interesse dell’Europa, in quanto la Russia ha già avviato la propria risposta con la costruzione del Southstream. Questo gasdotto è progettato per bypassare Paesi ritenuti ostili da Mosca come Romania, Moldova, e Ucraina, e per costruire una seconda via – oltre a quella terrestre già esistente – per rifornire il Vecchio Continente di gas russo.

Se realizzato, il Gasdotto Ortodosso – come è anche noto il Southstream – aumenterebbe in maniera esponenziale la dipendenza dell’Europa dalle forniture energetiche della Russia, e neutralizzerebbe ogni tentativo approntato dalla Commissione Europea di diversificare le proprie forniture di gas ricorrendo ai giacimenti azeri e turkmeni.

La realizzazione del progetto di Mosca non solo porterebbe l’Europa a perdere la propria indipendenza energetica, ma metterebbe a serio repentaglio la sicurezza nazionale di un alto numero di Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia.

Ciò nonostante, a sostegno del Southstream, oltre al monopolista energetico Gazprom, si sono schierati in maniera attiva il colosso italiano ENI, le compagnie tedesca e francese Wintershall e EDF, e quelle nazionali di Serbia, Slovenia, Macedonia e Montenegro.

Matteo Cazzulani

VIKTOR JANUKOVYCH CRITICATO UFFICIALMENTE DALL’UNIONE EUROPEA. PER LA QUINTA VOLTA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on maggio 25, 2012

Approvata una risoluzione bipartisan del Parlamento Europeo che critica il regresso della democrazia in Ucraina, ed invita al rispetto della democrazia e dei diritti umani per mantenere attivo il processo di integrazione di Kyiv con Bruxelles. Il caso di Julija Tymoshenko come banco di prova per le Autorità ucraine

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

17 tirate d’orecchie a Janukovych e un rapporto con l’UE messo a serio repentaglio. Nella giornata di giovedì, 24 Maggio, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna all’Ucraina condivisa da tutte le forze partitiche dell’Emiciclo di Strasburgo.

Il documento, composto di 17 punti, inizia con la conferma della volontà da parte dell’Unione Europea di mantenere buone relazioni con l’Ucraina, ma riconosce che la mancata tutela dei diritti umani, l’uso politico della magistratura per reprimere gli esponenti dell’Opposizione Democratica, e il non rispetto della democrazia impossibilitano la firma dell’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Kyiv.

L’Unione Europea ha riconosciuto come causa di questa impasse la poca volontà delle autorità ucraine di compiere riforme in senso democratico, e ha invitato la Commissione di Venezia, il Consiglio d’Europa, e le altre Istituzioni UE ad aiutare Kyiv a compiere un’evoluzione in senso democratico e occidentale.

Particolare attenzione è stata dedicata al caso della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e degli altri esponenti del dissenso ucraino arrestati per motivi politici, di cui l’UE ha chiesto l’immediata scarcerazione. Inoltre, l’Emiciclo di Strasburgo ha evidenziato come, in Ucraina, il Parlamento debba tornare ad essere l’organo legislativo che controlla l’attività del Governo mediante la dialettica democratica, e non un mero organo consultivo che prende atto delle decisioni del Presidente, Viktor Janukovych.

Sulla Tymoshenko, l’Unione Europea ha dichiarato di riservare particolare attenzione allo svolgimento della seduta della Cassazione, presso la quale gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno esposto ricorso contro la condanna a sette anni di detenzione in isolamento che, l’11 Ottobre 2011, è stata sentenziata dopo un processo dalla palese irregolarità.

Oltre alla Tymoshenko, l’UE ha richiesto la garanzia dei diritti giudiziari per gli altri detenuti politici: l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Vice-Ministro della difesa, Valerij Ivashchenko. Inoltre, ha invitato le Autorità ucraine a garantire assistenza medica ai detenuti, e ad analizzare con particolare cura i ricorsi contro le torture subite in carcere esposti dalla Tymoshenko.

La risoluzione ha invitato Kyiv a creare una Commissione Internazionale per individuare ogni possibile infrazione nel rispetto delle libertà fondamentali commesse nei confronti dei detenuti politici, e a tal riguardo ha giudicato in maniera positiva l’esito del recente incontro tra il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, dal quale è maturata la decisione di inviare osservatori UE in materia di diritto presso le sedute dei processi aperti a carico della Tymoshenko.

Il Parlamento Europeo ha poi posto il corretto svolgimento delle Elezioni Parlamentari come l’ultima possibilità per l’Ucraina di dimostrare interesse nei confronti dell’integrazione con Bruxelles, e come un segnale di credibilità per confermare a Kyiv la Presidenza di turno dell’OSCE.

Infine, la risoluzione invita i Leader politici del Vecchio Continente a non boicottare le partite del campionato europeo di calcio, ma a cercare, durante il soggiorno in Ucraina, momenti per visitare i detenuti politici e cogliere l’occasione per esprimere pubblicamente la contrarietà dinnanzi al trattamento illiberale riservato ai dissidenti politici.

Janukovych fa orecchie da mercante

Al documento non è pervenuta alcuna reazione del Presidente ucraino, Viktor Janukovych: il vero oggetto delle critiche che, per la quinta volta nel giro di pochi mesi tra dichiarazioni delle Alte Autorità UE e risoluzioni simili a quella approvata, ha unito le forze politiche del Parlamento Europeo in una forte condanna nei confronti di un regime che, a causa dell’incarceramento degli esponenti dell’Opposizione e della privazione dell’indipendenza del Parlamento nei confronti dell’Amministrazione del Capo dello Stato, è oggi molto simile alla Bielorussia autoritaria di Aljaksandar Lukashenka.

A rispondere alle critiche UE è stato il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, che ha rilevato nella risoluzione aspetti positivi come il mantenimento delle porte aperte nel dialogo con l’Ucraina, e ha fornito alle Autorità un incentivo a riformare il proprio sistema giudiziario. Nel contempo, ha criticato l’eccesso di emotività dimostrato da alcuni Partiti del Parlamento Europeo nei confronti di Julija Tymoshenko e della situazione degli esponenti del’Opposizione ucraina.

Durante il dibattito sulla risoluzione di martedì, 22 Maggio, tutte le forze partitiche – con l’eccezione della Sinistra Europea – hanno riconosciuto il carattere repressivo dell’atteggiamento di Janukovych. Il Partito Popolare Europeo e i Verdi Europei hanno invitato l’Unione Europea ad applicare sanzioni nei confronti del Presidente Janukovych, mentre l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei ha ribadito l’intenzione di interrompere il rapporto di collaborazione strato con il Partija Rehioniv – il partito del potere in Ucraina, a cui appartengono il Capo dello Stato, il Premier, e quasi tutti i Ministri.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: PRENDE FORMA IL CORRIDOIO NORD-SUD DELL’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on maggio 24, 2012

Ungheria e Slovacchia avviano l’unificazione dei gasdotti nazionali nell’ambito del progetto della Commissione Europea mirante alla diminuzione della dipendenza energetica dalla Russia. Benefici previsti anche per Croazia e Ucraina. Si alza la tensione tra Israele e Turchia per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo

Il Premier ungherese, Viktor Orban

Il gas unisce l’Europa ma divide il Mediterraneo. Nella giornata di mercoledì, 23 Maggio, Ungheria e Slovacchia hanno avviato il progetto di unificazione dei gasdotti dei due Paesi con la costruzione di una conduttura di 115 chilometri tra le località di Vel’ky Krtis e Vecses.

Come riportato dall’autorevole agenzia Ukrinform, l’accordo, siglato tra la compagnia ungherese Magiar Gaz Tranzit Zrt e la slovacca Eustream, segue un documento firmato il 28 Gennaio 2011 dai Primi Ministri dei due Paesi, Viktor Orban e Iveta Radicova – oggi sostituita da Robert Fico dopo le ultime elezioni legislative – per il rafforzamento dell’indipendenza energetica dell’Unione Europea.

La messa in comune dei sistemi infrastrutturali di Budapest e Bratislava è infatti un passo fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: un sistema di gasdotti che unisce il Mar Baltico al Mar Mediterraneo, progettato dalla Commissione Europea, e sostenuto dal Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia – per consentire ai Paesi del’Europa Centrale approvvigionamenti di gas di provenienza non russa in maniera costante.

L’importanza europea del piano è confermata dai 30 Milioni di Euro stanziati da Bruxelles nell’ambito del Fondo European Energy Program for Recovery, che contribuiranno in maniera considerevole ad aiutare i governi ungherese e slovacco nella copertura delle spese complessive: pari a 160 Milioni di Euro.

“Il progetto soddisfa una strategia di medio raggio, e garantisce l’indipendenza energetica dell’Unione Europea – riporta una nota dell’ente energetico MVM, a cui appartiene la Magiar Gaz Tranzit Zrt – La messa in comunicazione dei gasdotti di Ungheria e Slovacchia è fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud dell’Unione Europea”.

Oltre al quartetto di Vysehrad, a beneficiare dell’infrastruttura saranno altri Paesi europei come la Croazia, in cui è prevista la costruzione del terminale sud del Corridoio della Commissione Europea, presso il quale il gas liquido importato via mare sarà rigassificato e inviato verso il centro del Vecchio Continente.

Un altro Stato potenzialmente interessato dal Corridoio Nord-Sud è la Lituania, che potrebbe deviare verso la tratta polacca parte del gas liquido rigassificato presso il terminale di Klajpeda – in via di realizzazione.

Discorso a parte merita l’Ucraina, che dall’unificazione dei gasdotti ungheresi e slovacchi potrebbe ottenere la possibilità di sfruttare il sistema infrastrutturale centro-europeo per diminuire la totale dipendenza dalla Russia.

Infatti, la realizzazione del Corridoio Nord-Sud permetterebbe l’invio di oro blu in circolazione nel Vecchio Continente verso est attraverso lo sfruttamento dei gasdotti della Slovacchia rimasti inutilizzati dall’avvio del progetto della Commissione.

Come riportato dall’esperto in materia energetica, Mykhajlo Honchar, Bratislava ha tutto l’interesse a mantenere attivo ogni suo gasdotto, e a riguardo trattative sono già state intavolate tra la Eustream e il colosso ucraino Naftohaz.

Israele e Turchia si misurano per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo

Mentre in Europa si unificano i gasdotti, sempre a causa della corsa all’oro blu, nel Mediterraneo si alza la tensione mediatica, e forse anche militare. Nella giornata di giovedì, 15 Maggio, il Ministero degli Esteri israeliano ha smentito l’invio di un contingente militare di 20 Mila soldati a Cipro per presidiare i giacimenti di gas di Nicosia.

La notizia è stata battuta, nella medesima giornata, dall’agenzia turca Anatolia, e secondo il parere di diversi esperti testimonierebbe l’innalzarsi della tensione nell’est del Mediterraneo in seguito all’individuazione di un ricco giacimento di oro blu nelle acque territoriali israeliane, libanesi, e cipriote.

Noto come Leviathan, il serbatoio di gas è già entrato nei progetti di un’alleanza tra Israele, Cipro e Grecia per il trasporto dell’oro blu in Europa. Se realizzato, questo piano diminuirebbe non solo lo status di monopolista nelle forniture di gas in Europa della Russia, ma anche il ruolo di Paese di transito dell’oro blu finora esercitato dalla Turchia.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: L’UNIONE EUROPEA E DIVISA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on maggio 23, 2012

Nel corso del dibattito al Parlamento Europeo, le forze politiche hanno espresso pareri differenti, seppur accomunati dalla forte contestazione nei confronti della condotta del regime del Presidente ucraino, Viktor Janukovych. L’allarme della figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija: “La pressione sale, ma a Kyiv nulla cambia” 

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Toni abbassati e punti di vista differenti hanno caratterizzato il dibattito del Parlamento Europeo sul caso di Julija Tymoshenko. Nella giornata di martedì, 22 Maggio, presso l’Emiciclo di Strasburgo si è svolto un dibattito sulla detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e sul regresso democratico in Ucraina.

Nella relazione di apertura, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha invitato a non dipingere la situazione in Ucraina a tinte fosche, e ha ritenuto il boicottaggio dei campionati europei di calcio una forma di protesta sterile.

Nel contempo, ha affermato che l’UE si fonda su principi quali il rispetto della democrazia e dei diritti umani, e per questo ha individuato nella repressione giudiziaria nei confronti di esponenti dell’Opposizione Democratica e nella falsificazione delle elezioni – avvenute dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych – le cause del congelamento del processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

In linea con il pensiero del Commissario si è detto il tedesco Elmar Brok, del Partito Popolare Europeo, che ha invitato l’Ucraina a rispettare le promesse fatte all’Unione Europea in merito al rispetto dei principi della democrazia per riprendere il cammino di Kyiv verso l’Europa: sospeso dopo l’arresto della Tymoshenko e di un’altra decina di politici di spicco del campo arancione.

“Signor Presidente, ci sono alcuni momenti della storia in cui occorre prendere delle decisioni – si è appellato a Janukovych il popolare polacco Krzysztof Lisiek – Lei deve scegliere se seguire l’esempio di Lech Walesa in Polonia e portare l’Ucraina nelle strutture Occidentali, oppure lasciare un Paese dell’Europa Orientale isolato dall’UE, come attuato in Bielorussia da Aljaksandr Lukashenka”.

Meno dura è stata la posizione del ceco Libor Roucek, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, che ha invitato ad attendere il risultato delle prossime Elezioni Parlamentari prima di arrestare in maniera definitiva il processo di integrazione dell’Ucraina in Europa.

Il socialdemocratico bulgaro, Kristian Vigenin, ha affermato che in caso di mancato miglioramento della situazione in Ucraina, la firma dell’Accordo di Associazione potrà essere congelato per sempre.

Un appello a non boicottare il campionato europeo di calcio è stato lanciato dal polacco Zbigniew Ziobro, del gruppo Europa per la Libertà e la Democrazia, che ha sottolineato come tale decisione danneggerebbe anche la Polonia, che, assieme all’Ucraina, organizza la manifestazione sportiva.

In merito alla manifestazione calcistica, il tedesco Werner Schulz, del gruppo dei Verdi, ha denunciato la diffusa corruzione presso l’establishment presidenziale, e ha invitato l’Unione Europea a visionare i contratti stretti dalle Autorità di Kyiv per la realizzazione delle infrastrutture costruite in occasione di Euro 2012.

Opposta alle posizioni del resto delle forze partitiche del Parlamento Europeo è stata la posizione della Sinistra Europea, che ha contestato il ruolo attivo profuso dall’UE nel sostenere l’Opposizione Democratica ucraina. Il ceco Jaromir Kolicek ha criticato il Governo di Praga per avere concesso l’Asilo Politico all’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e al marito della Tymoshenko, Oleksandr.

Nelle prossime sedute una risoluzione

“La pressione è sempre più forte, ma in Ucraina non avviene alcun cambiamento – ha dichiarato la figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija Tymoshenko, presente alla discussione – sul conto di mia madre sono stati aperti nuovi procedimenti giudiziari, mentre l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è stato condannato anche in Appello, malgrado la sua palese innocenza”.

La discussione ha avuto luogo durante la sessione della mattinata. Nelle prossime sedute è prevista la votazione di una risoluzione con cui l’Emiciclo di Strasburgo si esprimerà per l’ennesima volta sulla situazione in Ucraina.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA RISPONDE ALLO SCUDO SPAZIALE DELLA NATO CON I MISSILI NUCLEARI

Posted in NATO by matteocazzulani on maggio 22, 2012

Secondo l’agenzia IAR, Mosca ha iniziato la dislocazione sul suo territorio di intercettori dotati di testate atomiche in risposta alla decisione dell’Alleanza Atlantica di avviare l’installazione sistema di difesa antimissilistico in Europa Centrale. La polemica polacco-lituana mette a serio repentaglio la sicurezza dell’Occidente

Il Presidente russo, Vladimir Putin

In Europa si starebbe per riaprire una nuova corsa agli armamenti. Come riportato dall’agenzia IAR, nella giornata di lunedì, 21 Maggio, la Russia ha avviato la dislocazione sul proprio territorio di missili di categoria RS-24: dotati di testate nucleari in grado di neutralizzare ogni forma di attacco balistico, anche atomico, alla Federazione Russa.

Secondo il generale dell’esercito di Mosca, Sergej Karakev, il Cremlino ha iniziato il posizionamento della propria difesa nucleare già a partire al 2010. Inoltre, l’agenzia IAR ha sottolineato come molti esperti di materia militare siano convinti che la notizia costituisce una risposta della Russia all’avvio della realizzazione dello scudo antimissilistico della NATO in Europa Centrale.

Al termine della prima sessione del summit annuale di Chicago, Domenica, 20 Maggio, l’Alleanza Atlantica ha varato l’installazione di una postazione radar in Turchia e la dislocazione di missili di categoria SM3 1-A – privi di capacità offensiva – su navi statunitensi che incrociano nel Mar Mediterraneo.

Dal 2015, le batterie di intercettori saranno ubicate in Romania e, dal 2018, in Polonia. Nel comunicato ufficiale, la NATO ha auspicato la collaborazione di Mosca nel progetto. Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha evidenziato come l’ubicazione nel Mare Nostrum dei radar e dei missili certifichino come lo Scudo Spaziale sia orientato alla difesa da possibili attacchi provenienti dall’Iran.

Sempre restando in Polonia, critiche alla tempistica della realizzazione del progetto sono state sollevate dall’esponente dell’opposizione conservatrice, Witold Waszczykowski, che ha accusato il Presidente USA, Barack Obama, di non volersi assumere la piena responsabilità della realizzazione dello Scudo in Europa Centrale.

Secondo il politico polacco, la fase conclusiva della realizzazione del sistema di difesa antimissilistico è fissata per il 2018: giusto un anno dopo la scadenza di un possibile secondo mandato alla Casa Bianca dell’attuale Capo di Stato democratico.

Crisi tra Polonia e Lituania

Malgrado le polemiche, e il riarmo nucleare della Russia, a mettere a serio repentaglio la sicurezza del Vecchio Continente è stato il riaprirsi dello scontro diplomatico in Europa Centrale tra la Polonia e la Lituania.

Alla vigilia del vertice dell’Alleanza Atlantica, la Presidente lituana, Dalija Grybauskaite, ha accusato Varsavia di avere trascurato il dialogo con Vilna per cercare di instaurare buoni rapporti con Mosca. Durante il summit , la Grybauskaite ha poi aggiunto che l’asse polacco-russo limita le capacità difensive del suo Paese.

A risponderle è stato il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha espresso rammarico per l’affiorare della micro-polemica durante il summit NATO, e ha sottolineato come la Polonia, assieme ad Estonia, Lettonia e agli altri partner dell’Alleanza Atlantica, partecipa alla difesa aerea dello spazio del Baltico, che il vertice di Chicago ha ritenuto cruciale per la sicurezza nazionale dell’Occidente.

Matteo Cazzulani

A CHICAGO LA NATO METTE A PUNTO LA SUA POLITICA IN EUROPA CENTRO-ORIENTALE

Posted in NATO by matteocazzulani on maggio 21, 2012

L’Alleanza Atlantica sostiene l’integrazione della Georgia nelle sue strutture e l’integrità territoriale di Tbilisi, contesta la deriva autocratica dell’Ucraina, supporta il ruolo attivo dei Paesi del Mar Nero, e invita la Russia alla cooperazione. Ridefinito il progetto dello Scudo Spaziale

La bandiera della NATO

Un plauso a Saakashvili, una bacchettata a Janukovych, e una posizione ferma nei confronti di Putin. Questo è l’atteggiamento che la NATO ha assunto nella sua dichiarazione ufficiale, emanata nella mattinata di lunedì, 21 Maggio, alla fine della prima giornata dei lavori del summit di Chicago.

Attenzione principale è stata dedicata all’Afghanistan – in cui, Francia a parte, l’Alleanza Atlantica si è impegnata a concludere l’impegno militare nel 2014 – ma significative sono le conclusioni tratte in merito all’Europa Centro-Orientale, che, come riportato dal comunicato ufficiale, è ritenuta dalla NATO uno spazio importante per la sicurezza dell’Occidente.

Dopo avere confermato la volontà di allargare la partnership all’Alleanza a tutti quei Paesi che condividono i principi del Trattato Nordatlantico, il vertice di Chicago ha espresso una nota di lode nei confronti della Georgia, a cui ha ribadito l’intenzione di tenere fede alle promesse espresse nel corso del vertice di Bucarest del 2008 in merito all’ingresso di Tbilisi. Per raggiungere tale scopo, la NATO ha raccomandato alle autorità georgiane la continuazione delle riforme in senso democratico ed economico grazie alle quali, negli ultimi anni, il Paese si è avvicinato agli standard dell’Occidente.

Collegata con Tbilisi è la questione della presenza dell’esercito russo in Abkhazija ed Ossezia del Sud. L’Alleanza Atlantica ha dichiarato pieno sostegno all’integrità territoriale della Georgia, ha espresso soddisfazione per la decisione del Presidente, Mikheil Saakashvili, di risolvere il contenzioso con Mosca sul piano della diplomazia e del dialogo, e, nel contempo, ha invitato la Russia a rivedere il riconoscimento delle due regioni georgiane – occupate in seguito all’aggressione militare dell’Agosto 2008 – come Stati indipendenti.

Differente è stato il discorso sull’Ucraina, che l’Alleanza Atlantica ha riconosciuto come il più importante tra i Paesi-chiave per la sicurezza europea. Se da un lato la NATO ha espresso soddisfazione per la decisione di Kyiv di privarsi delle ultime riserve di uranio arricchito del Marzo 2012, dall’altro il Vertice di Chicago ha illustrato forte turbamento per la repressione attuata nei confronti di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica. Per non compromettere la collaborazione dell’Ucraina con l’Occidente, l’Alleanza Atlantica ha espressamente invitato il Presidente, Viktor Janukovych, a riformare il sistema giudiziario del Paese, e a garantire elezioni parlamentari libere e regolari.

La NATO ha espresso parere positivo per quanto riguarda i progetti di collaborazione nella regione del Mar Nero, ha sostenuto l’indipendenza, l’autonomia e l’integrità territoriale di Azerbajdzhan, Armenia, e Moldova, e ha rivolto un auspicio affinché siano risolte le controversie politiche in Transnistria e nel sud del Caucaso. Infine, particolare attenzione è stata rivolta anche ai membri della regione del Baltico, presso le cui basi l’Alleanza Atlantica ha varato un programma di rafforzamento delle difese aeree.

Definite le tappe dello Scudo

Grande rilievo è stato riservato alla Russia e alla questione della costruzione dello scudo spaziale. Nella nota ufficiale, la NATO ha espresso la volontà di collaborare con Mosca per la costituzione di una difesa globale integrata che unisca il sistema di difesa antimissilistico dell’Alleanza Atlantica con quello progettato dalla Federazione Russa. Per questo, ha ribadito di non avere l’intenzione di implementare progetti che costituiscano una minaccia per il Cremlino.

Nello specifico, lo scudo spaziale del Patto Atlantico – che, come ribadito a Chicago, ha lo scopo di proteggere l’Occidente da minacce balistiche provenienti dall’Iran – consiste, assieme all’installazione di una postazione radar in Turchia, nel posizionamento di missili di categoria SM3 1-A su navi statunitensi che incroceranno nel Mediterraneo e nel Mar Nero fino al 2013. La tappa seguente prevede l’ubicazione della versione terrestre degli SM3 1-A – gli SM3 1B -in Romania fino al 2018, quando in Polonia saranno dislocati intercettori di categoria superiore: gli SM3 2-A.

Come dichiarato dal Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, il piano dello scudo spaziale non è definitivo, in quanto può subire ridimensionamenti se la minaccia di Teheran dovesse diminuire.

Il progetto di difesa antimissilistico ha origine dal piano varato negli anni Ottanta dal Presidente USA repubblicano Ronald Reagan per contrastare possibili attacchi, anche nucleari, provenienti dall’Unione Sovietica. Esso è stato ripreso all’inizio del secolo dall’Amministrazione, sempre repubblicana, di George W Bush, che per prevenire minacce dall’Iran e dalla Corea del Nord ha ipotizzato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e la dislocazione di missili Patriot in Polonia.

Malgrado Praga e Varsavia avessero firmato i contratti per la realizzazione del progetto militare, il Presidente democratico Barack Obama nel 2009 ha riconsiderato la realizzazione dello scudo spaziale, contestualizzandola nell’ambito della NATO, e sostenendo l’adozione di intercettori privi di capacità offensiva dislocati a rotazione tra Turchia, Polonia e Romania.

Parallelamente ai progetti per la sicurezza balistica dell’Occidente, la Russia ha preventivato, e con tutta probabilità anche varato, un proprio scudo spaziale con una postazione radar e la presenza di missili Iskander – dotati di capacità offensiva – nell’enclave di Kaliningrad.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO ALL’EUROPA: “NON BOICOTTATE EURO 2012″

Posted in Ukraina by matteocazzulani on maggio 20, 2012

A colloquio con il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz, nella camera dell’ospedale in cui è ricoverata, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina invita i politici UE a mantenere un atteggiamento scrupoloso nei confronti delle Autorità di Kyiv per non favorire la propaganda del regime durante i campionati di calcio. L’esponente di Bruxelles espone preoccupazione per le condizioni di psichiche dell’eroina arancione

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Si all’invio di osservatori europei al processo e al trasferimento temporaneo all’estero per le cure mediche, no al boicottaggio del campionato europeo di calcio e al sostegno alla propaganda del regime di Kyiv. Questo è quanto emerso dall’incontro tra la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz, avvenuto sabato, 19 Maggio, presso la camera dell’ospedale di Kharkiv in cui l’eroina arancione è ricoverata.

Come comunicato da Protasiewicz alla radio pubblica polacca, Julija Tymoshenko ha espresso preoccupazione per la situazione del suo Paese e per il rallentamento del processo di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea. Ciò nonostante, la Leader dell’Opposizione Democratica ha invitato i politici UE a non boicottare il campionato di calcio che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

Nello specifico, Julija Tymoshenko ha evidenziato come la mancata partecipazione alla rassegna calcistica per Kyiv sia un fattore negativo, ma, nel contempo, ha ritenuto saggia la decisione presa da diversi esponenti politici del Vecchio Continente di dosare la loro presenza sugli spalti degli stadi ucraini.

“Julija Tymoshenko si è appellata affinché i Leader europei non si facciano utilizzare dalla propaganda delle Autorità ucraine – ha dichiarato Protasiewicz a Polskie Radio – Inoltre, ha sostenuto che l’integrazione europea non è una priorità del Presidente, Viktor Janukovych. Per questo, ha ritenuto utile che l’Unione Europea appronti una politica dura nei confronti di Kyiv, come già dimostrato con il congelamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina”

In seguito, la Tymoshenko ha accettato la proposta del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, in merito all’invio di esperti europei per monitorare l’andamento del processo in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è imputata per evasione fiscale, e del ricorso in Cassazione contro la condanna a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato nell’ultimo anno passato alla guida del Governo, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Infine, la Leader dell’Opposizione Democratica ha apprezzato le cure mediche, che ha deciso di iniziare solo dinnanzi alla pressione internazionale, ma ha lamentato la presenza nella sua camera di telecamere installate dalle Autorità carcerarie per sorvegliarla giorno e notte. Per questa ragione, si è detta favorevole all’ipotesi di trasferimento fuori dall’Ucraina per terminare i trattamenti sanitari in un ambiente meno ostile, a patto che la soluzione abbia carattere temporaneo.

“Julija Tymoshenko si trova in uno stato psichico difficile – ha dichiarato Protasiewicz – il disagio può influire negativamente sulla riuscita delle cure mediche che sta affrontando. Si è detta favorevole al trasferimento all’estero, ma solo per qualche mese: non ha intenzione alcuna di emigrare. Ciò nonostante, è consapevole che la legislazione ucraina impedisce il ricovero di un detenuto fuori dal Paese”.

La clinica tedesca disposta ad accogliere la Tymoshenko a Berlino

In serata, è giunto l’invito della clinica tedesca Charité, da cui proviene il medico di fiducia della Tymoshenko incaricato di dirigere i trattamenti sanitari in Ucraina. Con una nota, ripresa dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, il Primario della struttura ospedaliera berlinese ha ritenuto che in Ucraina non vi sono le condizioni per terminare le cure mediche, e ha auspicato che le Autorità di Kyiv possano permettere il trasferimento della Leader dell’Opposizione Democratica in Germania.

“La Tymoshenko soffre da tempo di un’ernia al disco- riporta la nota della Charité – lamenta dolori che sono stati trascurati dalle Autorità carcerarie per tutto l’arco della sua detenzione in isolamento [iniziata il 5 Agosto 2011, n.d.a.]. L’hanno accusata di mentire, ma la sua sofferenza ha un fondamento medico. Spero che Kyiv prenda una decisione saggia, umana, e politicamente ragionevole”.

Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, l’11 ottobre 2011 dopo un processo costruito su prove irregolari – alcune delle quali datate addirittura il 31 Aprile! – in cui la difesa è stata privata di ogni diritto, compreso quello di convocare testimoni per sostenere l’innocenza dell’assistita.

Dopo questo verdetto, che è stato confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre 2011, e che attende il pronunciamento della Corte di Cassazione, sul conto della Leader dell’Opposizione Democratica è stato aperto un secondo processo per fatti risalenti alla metà degli anni Novanta.

La comunità internazionale – Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, ONU, NATO, Canada, Australia, Freedom House, Amnesty International – a più riprese ha criticato il trattamento riservato alla Tymoshenko, e ha richiesto invano al Presidente Janukovych garanzie sullo svolgimento di processi regolari e sul riconoscimento dei diritti dell’imputata.

L’Opposizione Democratica ha illustrato la connotazione politica dei processi organizzati a carico della Tymoshenko e di un’altra decina di dissidenti politici, e ha accusato il Capo di Stato ucraino di essere il mandante di un’operazione mirata all’eliminazione dalla competizione partitica interna al Paese di ogni personalità di spicco del campo arancione.

Matteo Cazzulani

TESTIMONIA LE PERCOSSE SUBITE DA JULIJA TYMOSHENKO: L’AUTRICE DELLE FOTO FUGGE DALL’UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on maggio 19, 2012

Come riportato dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, l’ex-Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani, Nina Karpachova, è fuggita dal Paese dopo l’apertura di un’inchiesta sul suo conto per la diffusione delle prove dei lividi sul corpo della Leader dell’Opposizione Democratica. La Procuratura Generale contrattacca la fuggitiva

Le percosse subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Lontano dal proprio Paese dopo gli scatti che hanno turbato la Comunità Internazionale. Questo è quanto accaduto all’ex-Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani ucraina, Nina Karpachova: fuggita a Mosca dopo che la Procuratura Generale ha aperto sul suo conto un’inchiesta.

A dare la notizia, venerdì 18 Maggio, è stata l’autorevole Ukrajins’ka Pravda, che ha illustrato come la Karpachova sia finita nel mirino della magistratura ucraina per le fotografie realizzate durante l’ultimo suo giorno da Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani, mercoledì 25 Aprile, che testimoniano le percosse al ventre e alle braccia subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

A supporto delle rivelazioni della Ukrajins’ka Pravda, il Parlamentare di Bat’kivshchyna – il Partito di Julija Tymoshenko – Andrij Kozhem’jakin ha dichiarato all’autorevole agenzia Liga che la Karpachova è stata costretta a lasciare l’Ucraina in seguito all’apertura sul suo conto di un procedimento giudiziario, mentre il suo collega di Partito, Serhij Sobol’jev, ha illustrato di essersi appellato al Consiglio d’Europa per risolvere la situazione.

Ulteriori dettagli alla notizia sono stati forniti dall’altrettanto autorevole agenzia PAP, che ha evidenziato come la Capitale della Federazione Russa sia stata per la Karpachova l’ultima scelta. Infatti, ella si è rivolta dapprima a diverse ambasciate dei Paesi dell’Unione Europea in stanza a Kyiv per ottenere lo status di rifugiato politico.

Pronta la risposta della Procura Generale, che ha negato l’apertura di un procedimento giudiziario e l’organizzazione di una campagna repressiva nei confronti della Karpachova. Al contrario, la magistratura ucraina ha accusato l’ex-Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani di avere gonfiato la notizia della sua partenza dal Paese e della persecuzione in atto nei suoi confronti.

Lecito ricordare che le fotografie scattate dalla Karpachova hanno fatto il giro del Mondo in poche ore, ed hanno comportato una forte protesta della Comunità Internazionale verso il Presidente ucraino, Viktor Janukovych: ritenuto il responsabile politico dell’arresto della Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Janukovych sempre più isolato

Dinnanzi alle prove delle percosse subite dalla Tymoshenko la notte dello scorso venerdì, 20 Aprile, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha invitato i suoi colleghi UE a boicottare le partite dei campionati europei di calcio in programma in Ucraina, mentre i Presidenti di Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Bosnia Erzegovina, Croazia, Montenegro, e Albania hanno disertato il vertice dell’Europa Centrale di Jalta, e costretto Janukovych alla sua cancellazione.

Dalla salita al potere dell’attuale Presidente, in Ucraina sono più di una decina gli esponenti di spicco del Campo Arancione arrestati, processati, perseguitati e costretti all’esilio per sfuggire ad una condanna data per certa.

Tra essi, oltre alla Tymoshenko, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, l’ex-Vice-Ministro della Difesa, Valerij Ivashchenko, l’ex-Vice-Ministro all’Ambiente, Heorhij Filipchuk, e il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko – che con Danylyshyn ha ottenuto Asilo Politico in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

VIKTOR JANUKOVYCH CONTINUA LA SUA VENDETTA: JURIJ LUCENKO RESTA IN CARCERE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on maggio 18, 2012

La Corte d’Appello di Kyiv conferma la condanna a 4 anni di detenzione per l’ex-Ministro degli Interni dei governi arancioni: protagonista della lotta contro la corruzione e i brogli elettorali perpetrati dall’establishment dell’attuale Presidente ucraino. Rigettata la decriminalizzazione degli articoli per cui è stata condannata la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, nonostante gli appelli dell’Occidente

L’ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Bruxelles espone le sue preoccupazioni, ma Kyiv continua a cedere alla tentazione autoritaria. Nella giornata di mercoledì, 16 Maggio, la Corte d’Appello della Capitale ucraina ha rigettato il ricorso esposto dagli avvocati dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, contro la condanna a 4 anni di detenzione, più tre di estromissione dalla vita politica, emessa lo scorso 27 Febbraio dal Tribunale Pechers’kyj.

Il giudice, Ivan Rybak, si è limitato a comunicare la conferma della sentenza di primo grado, senza aggiungere dettagli a supporto di tale decisione. Per questa ragione, l’Avvocato difensore dell’ex-Ministro degli Interni, Ihor Fomin, ha dichiarato l’intenzione di ricorrere in Cassazione e presso la Corte Europea per i Diritti Umani.

Accusato di abuso d’ufficio, gestione illecita di denaro statale, e innalzamento ingiustificato della pensione al suo autista, Lucenko è stato arrestato presso la propria abitazione il 26 Dicembre 2010: da allora – detenuto in isolamento pur in assenza di un verdetto che ne certificasse la colpevolezza – è stato vittima di un processo in cui tutti i testimoni hanno illustrato la sua innocenza dinnanzi alle imputazioni sollevate dalla Pubblica Accusa.

La conferma della sentenza è una dimostrazione di come le Autorità di Kyiv intendano proseguire sulla strada della vendetta politica nei confronti di esponenti dell’Opposizione Democratica attivi durante la Rivoluzione Arancione: processo democratico con cui, nel 2004, gli ucraini si sono ribellati ai brogli elettorali durante le elezioni presidenziali che avrebbero dovuto garantire il potere all’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Lucenko in particolare, nell’ambito dei governi arancioni ha ricoperto la guida del Ministero degli Interni. Questo ruolo gli ha permesso di condurre una lotta contro la corruzione e gli interessi monopolistici dei grandi industriali del Paese che, ieri come oggi, sponsorizzano il Partija Rehioniv: il Partito, oggi al potere in Ucraina, a cui, oltre al Presidente Janukovych, appartengono il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i titolari di Dicastero.

Oltre al quella dell’ex-Ministro degli Interni, continua anche la prigionia della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: guida della Rivoluzione Arancione, condannata, lo scorso 11 Ottobre, a sette anni di detenzione in isolamento per la firma, nel Gennaio 2009, durante l’ultimo suo premierato, di accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Dinnanzi al ruolo ricoperto dalla Tymoshenko, e alle gravi condizioni di salute di cui è affetta, la Comunità Internazionale ha condannato a più riprese quella che appare come una palese operazione politica volta ad eliminare dalla vita interna del Paese il principale concorrente del Presidente Janukovych.

Ciò nonostante, sempre martedì, 16 Maggio, il Parlamento ucraino ha rigettato una proposta di legge della minoranza atta a decriminalizzare gli articoli 364 e 365 del Codice Penale ucraino: due punti del regolamento giudiziario, provenienti direttamente dalla legislazione dell’epoca sovietica, in base ai quali la Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata.

Azarov ignorato a Bruxelles

Dinnanzi al regresso della democrazia in Ucraina, risoluta è stata la posizione dei vertici UE, che, insieme a Stati Uniti, Consiglio d’Europa, NATO, ONU, Australia e Canada, a più riprese ha richiesto la liberazione della Tymoshenko, e per questa ragione ha bloccato i lavori per il varo dell’Accordo di Associazione e della Zona di Libero Scambio tra Bruxelles e Kyiv.

Inoltre, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, hanno boicottato l’ultima visita a Bruxelles del Premier Azarov, mentre il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha preparato l’invio di esperti UE per monitorare l’iter giudiziario a cui la Leader dell’Opposizione Democratica è ancora soggetta.

Oltre al ricorso in Cassazione per la prima condanna, la Tymoshenko sta affrontando un secondo procedimento in cui è accusata di evasione fiscale durante la presidenza del colosso energetico JEESU: presieduto alla metà degli anni Novanta prima del suo ingresso in politica.

Affetta da un’ernia al disco trascurata dalle Autorità carcerarie, la Leader dell’Opposizione Democratica ha ottenuto il permesso di essere curata da un medico di sua fiducia, il tedesco Lutz Harms, solo dopo uno sciopero della fame di due settimane: iniziato dopo avere subito percosse da agenti di polizia presso la sua cella.

Matteo Cazzulani

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