LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Balcerowicz e Mikloš i nuovi “acquisti stranieri” del Governo ucraino

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 24, 2016

Il Presidente Petro Poroshenko, nomina l’autore della “Terapia shock” polacca e il riformatore dell’economia slovacca esperti nel nuovo Esecutivo. L’alta caratura dei due riformatori potrebbe incontrare l’opposizione degli oligarchi che già hanno portato alle dimissioni della precedente coppia di riformatori “stranieri” nel Governo, Natalie Yaresko e Aivardas Abromavičius 



Varsavia – Una campagna acquisti di spessore per un Paese che cerca di mantenere alta la fiducia dell’Occidente dopo gli ennesimi casi di instabilità politica. Questa è la motivazione che ha portato il Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, a nominare nell’apparato del Governo l’ex-Vicepremier polacco, Leszek Balcerowicz, e l’ex-Vicepremier slovacco, Ivan Mikloš.

A seguito della decisione, ufficializzata nella giornata di venerdì, 22 Aprile, Balcerowicz è stato nominato rappresentante del Presidente Poroshenko presso il Governo e co-Presidente, assieme a Mikloš, di un pool di esperti incaricati di consigliare il nuovo Premier, Volodymyr Hroysman, su questioni di carattere economico.

Nello specifico, Balcerowicz avrà il compito di attrarre gli investitori stranieri in Ucraina e rappresentare il Governo ucraino nelle trattative con gli Attori della finanza internazionale. Mikloš, da parte sua, dovrà monitorare le riforme approvate dal Governo in ambito economico e superare gli eventuali problemi ad esse legate.

Sulla carta, la scelta di Poroshenko di nominare due personalità di spicco della politica dell’Europa Centro-Orientale è molto opportuna. Balcerowicz, Vicepremier nel Governo di Tadeusz Mazowiecki, è l’autore della riforma economica, altrimenti nota come “Terapia shock”, che ha trasformato la Polonia da Paese del blocco sovietico a moderna economia di mercato. Mikloš, Vicepremier nel Governo di Iveta Radičova, ha portato la Slovacchia tra i primi 32 Paesi al Mondo in materia di libertà di impresa.

Sul piano politico, la scelta di Poroshenko di nominare Balcerowicz e Mikloš rappresenta un tentativo di mantenere la fiducia dei creditori internazionali, decisamente decrementata dopo le dimissioni del precedente Governo retto da Arseniy Yatsenyuk. In esso sedevano infatti riformatori di fama internazionale costretti alle dimissioni per via dell’impossibilità di realizzare riforme atte a contrastare la corruzione e l’influenza degli oligarchi nella politica.

Natalie Yaresko, cittadina statunitense che ha rinunciato alla cittadinanza USA per accettare la nomina a Ministro delle Finanze nel Governo Yatsenyuk propostale da Poroshenko, ha saputo stringere un rapporto di stretta collaborazione, e sopratutto di fiducia, con il Fondo Monetario Internazionale.

Aivaras Abromavičius, economista lituano di formazione occidentale che a sua volta ha rinunciato alla cittadinanza lituana per accettare l’invito di Poroshenko a diventare Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Yatsenyuk, ha rassegnato le dimissioni per via dell’opposizione in seno all’Amministrazione Presidenziale al suo progetto liberalizzazione dell’economia ucraina.

Nello specifico, Abromavičius, che ha anche denunciato casi di raccomandazioni non degni di una moderna democrazia occidentale, ha proposto la “Ghigliottina”: misura che prevedeva la liberalizzazione di tutte le industrie statali nelle quali la presenza degli oligarchi è molto forte e, nel contempo, la creazione di una Autorità Anti-Corruzione per garantire un business libero e trasparente.

Considerato i precedenti di Yaresko e Abromavičius -che Poroshenko ben avrebbe fatto a reinserire nella compagine di Governo- il ruolo riformatore di Balcerowicz e Mikloš appare quantomai difficile. 

D’altro canto, Poroshenko ha comunque dimostrato di essere fedele ad una tradizione, quella della partecipazione di riformatori “stranieri” nel Governo ucraino, da lui stesso inaugurata per apportare quella ventata di modernità di cui l’Ucraina ha bisogno per abbandonare una volta per tutte il suo passato sovietico e intraprendere un cammino certo verso l’integrazione nella Comunità Euro atlantica.


Yulia Tymoshenko sempre prima nei sondaggi

Del resto, Poroshenko necessita come l’aria di migliorare il proprio consenso, dopo che un recente sondaggio, elaborato dall’autorevole agenzia Raiting, ha certificato un crollo dei consensi della sua forza politica, il Blocco Poroshenko.

Secondo il sondaggio, a beneficiare della maggior parte del sostegno degli ucraini sono le forze dell’Opposizione Democratica al Governo Hroysman, ossia il Partito Batkivshchyna dell’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, Samopomich del Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, e il Movimento per la Pulizia del Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente della Georgia Mikheil Saakashvili.

Queste forze politiche fanno della lotta alla corruzione e alle oligarchie la loro bandiera politica, ed hanno beneficiato del fatto che il Governo Hroysman è stato varato sulla base di un’alleanza tra il Blocco Poroshenko e deputati vicini agli oligarchi Serhiy Liovochkyn e Ihor Kolomoisky.

Secondo il sondaggio, anche il Blocco dell’Opposizione, forza politica composta da oligarchi sponsor del regime dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych, aumenterebbe il suo consenso, classificandosi al secondo posto dietro a Batkivshchyna e davanti a Movimento Saakashvili e Samopomich.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Forum Internazionale di Davos: economia ed energia i temi principali

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on January 28, 2012

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

La tradizionale kermesse elvetica dominata dalla crisi dell’euro, su cui esponenti europei ed americani e Leader UE hanno espresso ottimismo e proposte considerevoli. Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, solleva la questione energetica, e nicchia sul caso di Julija Tymoshenko: Anima dell’Opposizione Democratica incarcerata per avere siglato accordi per il gas onerosi per l’Ucraina, ma necessari per evitare all’Unione Europea un inverno al freddo.

Ottimismo e doppie interpretazioni hanno caratterizzato la sessione di venerdì, 27 Gennaio, del Forum Economico internazionale di Davos: una kermesse importante, non solo per la cadenza annuale con cui leader politici e big della finanza mondiale si riuniscono nella cittadina elvetica, ma, sopratutto, per le problematiche di stretta attualità emerse come topic principale dei dibattiti.

A dominare e stata la crisi dell’Euro. Secondo quanto dichiarato dal Capo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, l’unico mezzo per salvare la moneta unica del Vecchio Continente e la concessione di maggiori poteri al FMI che, ad oggi, non possiede gli strumenti necessari per salvare, in caso di ulteriore peggioramento della situazione, Spagna e Italia.

Accorato e stato l’appello lanciato dal Commissario Europeo all’Economia, Olli Rehn, che ha illustrato come l’uscita dalla crisi in Europa sia possibile solo con il coinvolgimento degli Stati Uniti d’America. Una solidarietà nordatlantica condivisa dal Segretario al Tesoro USA, Timothy Geithner: presente al Forum Economico in rappresentanza di Washington. 

Largo spazio sulla crisi dell’Euro e stato riservato anche ai singoli Presidenti e Premier dell’Unione Europea. Di rilievo l’intervento del Capo di Governo danese, Helle Thorning-Schmidt, che ha evidenziato come, oggi, l’economia abbia relegato al di fuori dei suoi confini la generazione dei 25enni: incapaci di trovare un lavoro fisso dopo avere finito gli studi. Secondo la premier della Danimarca – presidente di turno dell’UE – compito primario per l’Unione dovrebbe essere dunque la creazione di nuovi posti di lavoro.

Ottimismo, invece, da parte del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha illustrato come la Polonia – che ha ceduto a Copenaghen la guida dell’Unione Europea – sia stata in grado di sollevarsi da condizioni economiche ben peggiori di quelle odierne. Secondo Komorowski, la costruzione di un’economia di mercato mediante terapie shock e provvedimenti coraggiosi sono esperienze della storia polacca che, oggi, potrebbero essere prese ad esempio dall’Unione Europea tutta per battere la crisi dell’Euro. 

Continua il regresso della democrazia in Ucraina

Altro tema emerso nei colloqui e l’energia. A sollevarlo e stato il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che, nel corso del pranzo-conferenza organizzato dal businessman Viktor Pinchuk, si e lamentato per l’alto prezzo che il suo Paese e costretto a pagare alla Russia per il gas. 

Un aspetto scottante, che ha sollevato automaticamente il caso di Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, oggi Leader dell’Opposizione Democratica, incarcerata, dopo un processo politico, per avere accettato nel 2009 le tariffe contestate a pranzo da Janukovych. Tuttavia, il si della Tymoshenko al diktat dell’allora suo collega russo, Vladimir Putin, ha consentito all’Ucraina di evitare l’interruzione delle forniture di oro blu da Mosca, e, all’Unione Europea, di passare un inverno al freddo.

Durante il dibattito pubblico, con la presenza del Capo di Stato Emerito polacco, Aleksander Kwasniewski – l’unico Leader occidentale ad aver incontrato Janukovych – il Presidente ucraino ha dichiarato che adotterà ogni mezzo in suo potere per liberare la Leader dell’Opposizione Democratica. Poco più tardi, tuttavia, interpellato dai giornalisti, Janukovych ha sottolineato come ad occuparsi del caso Tymoshenko debba essere il Parlamento, e non il Presidente.

Una frase che lascia ancora molte nubi sulla detenzione della carismatica Leader dell’opposizione ucraina: nota in Occidente per lo più per per avere guidato il processo democratico del 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione, ma meno per avere tutelato la sicurezza energetica dell’Unione Europea nel 2009. 

Giovedì, 26 Gennaio, Janukovych ha firmato un decreto che esautora il Parlamento della competenza su questioni di carattere internazionale, tra cui, dopo la straordinaria mobilitazione mondiale in condanna della detenzione politica della Tymoshenko, e facile inserire il caso della Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

L’UE DOPO LA CRISI: PIU’ LUNGIMIRANZA E MENO EGOISMO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 8, 2011

Oltre al salvataggio di Grecia ed Italia, la necessità per l’Unione Europea di misure propedeutiche alla ripresa economica. Nell’esperienza del passato, e nei buoni esempi di GranBretagna ed Europa Centrale, una possibile soluzione

L'Unione Europea

Sia bancarotta o salvataggio disperato, l’Europa non deve limitarsi a pensare al domani, ma pianificare una precisa strategia per tornare a crescere, e reggere la competizione mondiale senza perdere pezzi e prestigio a livello economico e politico. Di sicuro, il compito non è facile, ma è necessario: lo richiedono non solo i principale azionisti ed alleati dell’UE – in primis gli Stati Uniti, preoccupati di perdere un alleato in un periodo di estrema difficoltà anche per Washington – ma sopratutto le giovani generazioni che, cresciute con il sogno di una Laura e di un impiego dignitoso, vedono dinnanzi a se l’emigrazione come unica soluzione per evitare un futuro in Patria di certa povertà e precariato.

Una riposta ha provato a darla Thomas Schmid, Direttore del giornale Die Welt, che, nonostante l’orientamento conservatore della testata, ha auspicato una ripartenza da zero, con un’Europa governata da nuove facce e nuovi governi impegnati nella ristrutturazione di un Continente dissestato: a tale compito, scrive Schmid, saranno certamente chiamati i socialisti di Francois Hollande in Francia, un nuovo governo di centro-sinistra in Italia, un esecutivo rinnovato anche in Spagna, oltre alla Germania ancora in mano ad una maggioranza cristiano-democratica in calo di consensi.

Se dal punto di vista politico la previsione non fa una piega – tutti i sondaggi danno per certi mutamenti politici nei Paesi sopra indicati, seppur con minore convinzione per Roma e Berlino – il timore è che in UE possano cambiare solo gli attori, ma non la trama di una tragedia destinata sempre al medesimo, mesto finale. Da mutare è una mentalità con cui l’Unione Europea è stata finora governata: un processo ben più profondo di un semplice avvicendamento politico, dal momento in cui ad essere messa in discussione è l’intera concezione economica e politica della nostra civiltà, da ammodernare ed armonizzare alle tendenze della contemporaneità.

In primis, occorre maggiore lungimiranza in ogni decisione, poiché quello che si fa oggi ha conseguenze per il domani. La Grecia ne è un esempio: l’ingresso dell’euro, e l’effetto Al Qaeda, dal 2001 ha portato Atene ad un boom economico legato sopratutto al turismo, che, una volta sopraggiunta la crisi del 2009, si è trasformato in un boomerang che ha travolto un’economia mai ammodernata da Autorità drogate dal benessere temporaneo. Così, il socialdemocratico Georgios Papandreu – tanto osannato dalla stampa benpensante progressista, anche italiana – anziché rispettare la promessa di fare della Grecia la Danimarca del Sud, ha reso Atene il Mali dell’Europa: se nel momento del benessere avesse pensato di più al futuro, avrebbe rinunciato ad un poco di ricchezza da investire per modernizzare un’economia che, come allora ritenuto dai principali analisti – sopratutto anglosassoni – oggi non avrebbe collassato.

Il secondo errore da non compiere è la chiusura del gabinetto decisionale UE ad un gruppo ristretto che, oltre a ricordare geograficamente il Sacro Romano Impero, rischia di riportare il Vecchio Continente allo stato di benessere dell’era di Carlo Magno. L’idea di formare un’Europa delle molte velocità, con un asse franco-tedesco unico attore decisionale, è la risposta più errata che Bruxelles possa dare ad un mondo sempre più globalizzato, dove i principali attori oggi sono Cina, India, Brasile, ed anche una Russia dalle rinate ambizioni imperiali, che vede proprio l’UE come primo concorrente da eliminare per tornare a ricoprire il ruolo di superpotenza perso dopo il crollo dell’URSS.

Per questo, l’Unione Europea non deve escludere, ma, sopratutto ora, includere al più presto i Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Bielorussia, e Moldova – per disinnescare la minaccia di Mosca. Di pari passo, va respinta ogni tentazione di dividere l’UE tra eletti – gli Stati della zona euro – ed i plebei – quelli che non hanno adottato la moneta unica – anche perché sono questi ultimi gli unici, in un periodo di crisi, ad avere mantenuto una certa stabilità economica, persino incrementando il proprio PIL, come il caso della Polonia – più 2,9% nel 2009.

Gli esempi positivi per la vera ripresa

La Polonia, appunto. Un terzo passo per l’Europa di domani deve essere proprio questo: l’imitazione e la valorizzazione dei modelli positivi che, finora, hanno consentito all’UE di galleggiare. Si pensi alla straordinaria evoluzione di un’Europa Centrale che, uscita dal comunismo, ha riconvertito in tempi record la propria economia ai principi del libero mercato: a motivare le varie terapie shock non è stata solo una palese esigenza, ma una volontà popolare di chiudere con un passato nefasto di morte, distruzione, e barbarie sovietico-naziste, ed inseguire una modernità, riprendendosi dal Mondo quanto sottrattole dai peggiori totalitarismi della storia.

Questa capacità di resistere ai mutamenti geopolitici, e pianificare una stabilità per il futuro, anche a costo di sacrifici, è premiata tutt’oggi: si pensi alle conferme elettorali in Lettonia ed Estonia di esecutivi che si sono presentati alle urne con la promessa di continuare una politica di austerità, fatta di lacrime e sangue, anziché pacche sulle spalle e concessioni ad imprenditori e sindacati. Uno scenario inimmaginabile nel tanto superiore occidente europeo, convinto com’è della propria superiorità, che ha sempre guardato con sospetto quegli idraulici polacchi e zingari romeni altresì esempio di lungimiranza e maturità.

Infine, un giusto accenno alla Gran Bretagna, Paese da sempre tacciato di anti-europeismo, ma, alla fine dei conti, molto più attaccato alle sorti del Vecchio Continente dell’Eliseo. Londra sarà sì contraria al rafforzamento delle strutture politiche comuni – sopratutto difensive – ma in quanto a liberalizzazioni, indipendenza energetica, gestione razionale del budget UE, ed allargamento ad Est – per prevenire un crollo dell’Europa per mano della Russia tanto verosimile domani quanto la crisi dell’Euro oggi – non si è mai tirata indietro, ed è sempre stata in prima fila per l’interesse comunitario: spesso, scontrandosi con la chiusura dell’asse franco-tedesco che, oltre ai meschini sorrisetti nei confronti dell’Italia, ha avuto persino il coraggio in occasioni pubbliche di invitare il Premier britannico, David Cameron, al silenzio.

In conclusione, bene ha fatto Schmid a porre la questione, ma difficilmente la tabula rasa politica muterà la mentalità della classe dirigente europea. A subentrare a Sarkozy, Merkel, e Berlusconi saranno persone che difficilmente ascolteranno ragioni scomode e alloro distanti, sia geograficamente che culturalmente. Il vero vento nuovo – o rottamazione come dice qualcuno a Firenze – deve interessare le menti più che il colore di un ceto governante ancora attaccato ai dogmi ideologici del passato – peraltro perdenti, come dimostrato dalla storia. Non occorrono cambi di poltrone, ma misure immediate, con uno sguardo più ampio sulla realtà, e lungimirante in vista un futuro sempre più nero per gli europei del domani.

Matteo Cazzulani