LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Balcerowicz e Mikloš i nuovi “acquisti stranieri” del Governo ucraino

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 24, 2016

Il Presidente Petro Poroshenko, nomina l’autore della “Terapia shock” polacca e il riformatore dell’economia slovacca esperti nel nuovo Esecutivo. L’alta caratura dei due riformatori potrebbe incontrare l’opposizione degli oligarchi che già hanno portato alle dimissioni della precedente coppia di riformatori “stranieri” nel Governo, Natalie Yaresko e Aivardas Abromavičius 



Varsavia – Una campagna acquisti di spessore per un Paese che cerca di mantenere alta la fiducia dell’Occidente dopo gli ennesimi casi di instabilità politica. Questa è la motivazione che ha portato il Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, a nominare nell’apparato del Governo l’ex-Vicepremier polacco, Leszek Balcerowicz, e l’ex-Vicepremier slovacco, Ivan Mikloš.

A seguito della decisione, ufficializzata nella giornata di venerdì, 22 Aprile, Balcerowicz è stato nominato rappresentante del Presidente Poroshenko presso il Governo e co-Presidente, assieme a Mikloš, di un pool di esperti incaricati di consigliare il nuovo Premier, Volodymyr Hroysman, su questioni di carattere economico.

Nello specifico, Balcerowicz avrà il compito di attrarre gli investitori stranieri in Ucraina e rappresentare il Governo ucraino nelle trattative con gli Attori della finanza internazionale. Mikloš, da parte sua, dovrà monitorare le riforme approvate dal Governo in ambito economico e superare gli eventuali problemi ad esse legate.

Sulla carta, la scelta di Poroshenko di nominare due personalità di spicco della politica dell’Europa Centro-Orientale è molto opportuna. Balcerowicz, Vicepremier nel Governo di Tadeusz Mazowiecki, è l’autore della riforma economica, altrimenti nota come “Terapia shock”, che ha trasformato la Polonia da Paese del blocco sovietico a moderna economia di mercato. Mikloš, Vicepremier nel Governo di Iveta Radičova, ha portato la Slovacchia tra i primi 32 Paesi al Mondo in materia di libertà di impresa.

Sul piano politico, la scelta di Poroshenko di nominare Balcerowicz e Mikloš rappresenta un tentativo di mantenere la fiducia dei creditori internazionali, decisamente decrementata dopo le dimissioni del precedente Governo retto da Arseniy Yatsenyuk. In esso sedevano infatti riformatori di fama internazionale costretti alle dimissioni per via dell’impossibilità di realizzare riforme atte a contrastare la corruzione e l’influenza degli oligarchi nella politica.

Natalie Yaresko, cittadina statunitense che ha rinunciato alla cittadinanza USA per accettare la nomina a Ministro delle Finanze nel Governo Yatsenyuk propostale da Poroshenko, ha saputo stringere un rapporto di stretta collaborazione, e sopratutto di fiducia, con il Fondo Monetario Internazionale.

Aivaras Abromavičius, economista lituano di formazione occidentale che a sua volta ha rinunciato alla cittadinanza lituana per accettare l’invito di Poroshenko a diventare Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Yatsenyuk, ha rassegnato le dimissioni per via dell’opposizione in seno all’Amministrazione Presidenziale al suo progetto liberalizzazione dell’economia ucraina.

Nello specifico, Abromavičius, che ha anche denunciato casi di raccomandazioni non degni di una moderna democrazia occidentale, ha proposto la “Ghigliottina”: misura che prevedeva la liberalizzazione di tutte le industrie statali nelle quali la presenza degli oligarchi è molto forte e, nel contempo, la creazione di una Autorità Anti-Corruzione per garantire un business libero e trasparente.

Considerato i precedenti di Yaresko e Abromavičius -che Poroshenko ben avrebbe fatto a reinserire nella compagine di Governo- il ruolo riformatore di Balcerowicz e Mikloš appare quantomai difficile. 

D’altro canto, Poroshenko ha comunque dimostrato di essere fedele ad una tradizione, quella della partecipazione di riformatori “stranieri” nel Governo ucraino, da lui stesso inaugurata per apportare quella ventata di modernità di cui l’Ucraina ha bisogno per abbandonare una volta per tutte il suo passato sovietico e intraprendere un cammino certo verso l’integrazione nella Comunità Euro atlantica.


Yulia Tymoshenko sempre prima nei sondaggi

Del resto, Poroshenko necessita come l’aria di migliorare il proprio consenso, dopo che un recente sondaggio, elaborato dall’autorevole agenzia Raiting, ha certificato un crollo dei consensi della sua forza politica, il Blocco Poroshenko.

Secondo il sondaggio, a beneficiare della maggior parte del sostegno degli ucraini sono le forze dell’Opposizione Democratica al Governo Hroysman, ossia il Partito Batkivshchyna dell’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, Samopomich del Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, e il Movimento per la Pulizia del Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente della Georgia Mikheil Saakashvili.

Queste forze politiche fanno della lotta alla corruzione e alle oligarchie la loro bandiera politica, ed hanno beneficiato del fatto che il Governo Hroysman è stato varato sulla base di un’alleanza tra il Blocco Poroshenko e deputati vicini agli oligarchi Serhiy Liovochkyn e Ihor Kolomoisky.

Secondo il sondaggio, anche il Blocco dell’Opposizione, forza politica composta da oligarchi sponsor del regime dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych, aumenterebbe il suo consenso, classificandosi al secondo posto dietro a Batkivshchyna e davanti a Movimento Saakashvili e Samopomich.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

UCRAINA: DALL’EUROPA UN PIANO DI SALVATAGGIO FINANZIARIO ED ENERGETICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 6, 2014

La Commissione Europa concede a Kyiv 11 Miliardi di Euro di aiuti ed è pronta a mediare per l’erogazione di aiuti presso Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Avviati i lavori anche per diminuire la dipendenza dell’Ucraina dalle importazioni di gas dalla Russia attraverso la diversificazione delle forniture energetiche.

Aiuti economici, politici ed energetici per supportare la democrazia e l’indipendenza di un Paese europeo che si trova oggi sotto una minaccia militare. Nella giornata di mercoledì, 5 Marzo, l’Europa ha accordato un pacchetto di aiuti per l’Ucraina per un totale di 11 miliardi di euro, e si è posta come mediatore presso il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale per l’erogazione a Kyiv di un credito che consenta il salvataggio dell’economia ucraina.

Le misure, presentate in conferenza stampa dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, comprendono in particolare dotazioni dal bilancio dell’Unione Europea per 3 miliardi di euro, 3,5 miliardi di euro proverranno dal Fondo per la Facilitazione del Vicinato, 1,6 miliardi saranno costituiti da aiuti di carattere macro finanziario, 1,4 miliardi saranno gli aiuti aggiuntivi, e 8 miliardi di euro proverranno dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.

Oltre che in aiuti economici, l’Europa è molto attiva per ciò che riguarda anche la diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina, che ad oggi dipende al 92% dal carburante importato dalla Russia: Paese che, con Kyiv, ma anche con altri Stati, spesso si avvale dell’oro blu come arma di costrizione geopolitica.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, l’Europa sostiene l’avvio dell’esportazione di gas russo dalla Germania all’Ucraina attraverso l’uso inverso dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia che, sempre mercoledì, 5 Marzo, ha confermato il suo impegno a diventare a breve paese di transito dell’oro blu dal territorio tedesco a quello ucraino.

Oltre all’invio di gas dalla Germania, su cui ha già espresso la sua disponibilità a ricoprire un ruolo attivo anche la compagnia tedesca RWE, l’UE aiuterà l’Ucraina ad integrarsi appieno nel mercato unico UE dell’energia per importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Algeria e Stati Uniti d’America per mezzo del rigassificatore di Krk, in Croazia. L’Ucraina potrà poi ricevere oro gas naturale proveniente dall’Azerbaijan, trasportato in Europa dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP, attraverso l’Interconnettore Grecia-Bulgaria.

Le misure della Commissione Europea prevedono, tra l’altro, anche un ruolo attivo a livello politico per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina -documento che integra l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo- assistenza tecnico-giuridica per l’attuazione di riforme nel settore giudiziario e per il varo delle legge elettorale, e la liberalizzazione del regime dei visti.

La liberalizzazione dei visti in particolare è una delle due misure, assieme all’imposizione di sanzioni al regime di Yanukovych per la violazione dei diritti umani e della democrazia in Ucraina, richieste alle Istituzioni Europee dal Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, che è attivo sul fronte ucraino sia per conto sia dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici che del Segretario del PD Matteo Renzi.

Aiuti anche dagli USA

Oltre all’UE, anche gli USA hanno erogato aiuti urgenti per un totale di 1 Miliardo di Dollari che, come dichiarato dal Segretario di Stato, John Kerry, servono a tamponare la falla nei conti ucraini.

Come riportato dal Segretario Kerry, la misura, fortemente voluta dal Presidente USA, Barack Obama, sarà votata al Senato in maniera urgente per consentire un primo, piccolo aiuto all’Ucraina in un momento di grande difficoltà per questo Paese.

Le misure prese dalla Commissione Europea sono necessarie dopo che il Presidente russo Putin, per tutelare le minoranza russofone che a suo dire sarebbero discriminate da Kyiv -un’accusa priva di fondamento, tanto che in Crimea il russo è la lingua ufficiale e in Ucraina regna un bilinguismo di fatto che mai ha provocato alcuna vittima per ragioni etniche- ha invaso militarmente la regione ucraina della Crimea, ed ha minacciato l’estensione dell’occupazione anche ad altre zone del’Ucraina.

Contro l’invasione russa in Ucraina si sono mobilitati ucraini di tutte le città del Paese, non ultimi quelli della russofona Donetsk: la città Natale dell’ex- Presidente Yanukovych presentata dalla propaganda russa come una delle città più filo-moscovite del Paese.

Matteo Cazzulani

PRESIDENZA UE ALLA GRECIA: UN’OPPORTUNITÀ PER UNA NUOVA EUROPA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 1, 2014

Crescita e Lavoro, ma anche Energia e Democrazia sono le priorità della Presidenza greca del Consiglio Europeo. L’esempio della Lituania deve muovere i greci a rendere l’Europa più equa e tollerante

Da una giovane democrazia che capisce ed ama l’Europa alla culla del migliore dei sistemi politici esistenti che, oggi, vede l’Unione Europea come un fastidio più che come un’impareggiabile opportunità. Il passaggio dalla Presidenza di turno dell’UE dalla Lituania alla Grecia, che ha avuto luogo giovedì, Primo di Gennaio, è un evento carico di aspettative e possibilità per il rilancio politico ed economico dell’Europa.

Tra le priorità della Presidenza greca, che per dare un segnale in tempo di crisi ha messo al bando gadget e cravatte dedicate all’evento, c’è in primis la crescita economica e la lotta alla disoccupazione, sopratutto giovanile, che in Grecia, così come in altri Paesi dell’Europa Meridionale, tocca percentuali da capogiro.

Altra priorità per Grecia è il negoziato sulla ristrutturazione e liquidazione delle banche secondo un regolamento unico per tutta l’UE: una battaglia da vincere a tutti i costi per un Paese costretto a manovre economiche di lacrime e sangue pur di ottenere dal Fondo Monetario Internazionale un prestito necessario per migliorare la situazione economica di Atene.

Proprio per questa ragione, la gran parte del popolo greco ha espresso forte criticità nei confronti dell’Europa che, oggi, è vista come un superstato ostile ad Atene nelle mani delle grandi banche e del Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

La Presidenza di turno della Grecia sarà anche attiva nella gestione della frontiera dell’UE del Mediterraneo: tema delicato per un’UE che, come auspicato anche da Papa Francesco a Lampedusa durante la prima visita all’Estero del suo Pontificato, deve tornare a presentarsi al Mondo come la Patria dell’accoglienza, dell’uguaglianza e delle opportunità, e non più come un fortino chiuso, isolato ed intollerante.

Altro punto importante per la Presidenza di turno greca, su cui l’Italia deve collaborare con un forte impegno, è l’Energia. La Grecia, insieme al Governo italiano e a quello albanese, è partner del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita dalla Commissione Europea per importare dal 2018 gas naturale dall’Azerbaijan.

Inoltre, la Grecia è tra i Paesi attivi nella realizzazione di un progetto per importare in Europa il gas che Israele ha di recente scoperto nelle proprie acque territoriali, nei giacimenti Tamar, Karish e Leviathan.

La TAP e il gas di Israele consentono all’Europa la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio di Russia ed Algeria: Paesi che -come dimostrato in Ucraina da Mosca- sogliono avvalersi dell’energia come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

La Presidenza di turno della Grecia, che coincide anche con la Campagna Elettorale per le Elezioni Europee, in cui le forze euroscettiche sono date in forte crescita, assume così un’importanza inestimabile per il rilancio dell’Europa.

Durante la Presidenza di turno della Grecia, L’UE può presentarsi non più solamente come l’Unione monetaria delle banche, ma deve tornare a coltivare l’idea di grande opportunità che, finora, ha garantito Pace, Progresso, Democrazia e Libertà in un continente travagliato da secoli di guerre ed odi.

Per la Grecia sarà tuttavia difficile pareggiare quanto fatto dalla Lituania, da cui è stata ereditata la Presidenza di turno dell’UE, che è riuscita a realizzare ben 144 progetti, tra cui il negoziato sul budget comunitario dopo la storica opposizione del Parlamento Europeo alla proposta del Consiglio Europeo.

Tra gli altri successi della Presidenza di turno lituana è bene citare anche le misure contro la disoccupazione ed in favore della stabilità finanziaria, e, sopratutto, i passi per la realizzazione di un mercato unico UE dell’Energia che, proprio la Lituania -che dipende per il 99% del suo fabbisogno dalla Russia- ha fortemente voluto per diminuire la dipendenza dell’Europa dall’oro blu di Mosca.

Lecito, infine, ricordare il successo ottenuto dalla Lituania nell’ambito dell’Allargamento dell’UE a Moldova e Georgia, con la firma, da parte di Chisinau e Tbilisi, dell’Accordo di Associazione: documento che integra le economie moldava e georgiana nel mercato unico europeo.

Vietato dimenticarsi di Ucraina ed Albania

Proprio in materia di energia ed allargamento, anche la Grecia dovrebbe occuparsi con la stessa intensità prestata dalla Lituania sopratutto per quanto riguarda Ucraina ed Albania.

A Kyiv, l’UE deve favorire il ripristino della democrazia dopo le repressioni di dissenso, Parlamento e stampa libera da parte del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Per quanto riguarda l’Albania, la Grecia ben farebbe, assieme all’Italia, a sostenere la concessione dello status di Paese candidato all’ingresso nell’UE per Tirana: Paese che, con il Governo italiano ed Atene, condivide la realizzazione della TAP ed altri progetti di natura regionale.

Matteo Cazzulani

LA MARCIA DEI MILIONI IN UCRAINA CHIEDE EUROPA ED ELEZIONI ANTICIPATE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 9, 2013

Un milione i manifestanti in piazza a Kyiv per richiedere la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE e le dimissioni di Governo e Presidente. Presidiate le sedi dell’Amministrazione Presidenziale, Parlamentare e Locale, abbattuto il monumento a Lenin

300 Mila secondo le Autorità, un milione, e c’è da crederci, secondo gli organizzatori. Questi i numeri della Marcia dei Milioni: dimostrazione avvenuta Domenica, 8 Dicembre, a Kyiv, nell’ambito della manifestazione in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

I manifestanti hanno presidiato non solo la piazza principale della capitale, il Maydan Nezalezhnosti e la via Khreshchatyk, ma anche le sedi dell’Amministrazione Presidenziale, Parlamentare e Locale, con lo scopo di paralizzare l’attività politica a partire dal giorno successivo.

Oltre al blocco dell’attività politica, i manifestanti hanno richiesto la liberazione immediata dei 16 arrestati in seguito alle repressioni sui dimostranti attuate dalle forze speciali di polizia Berkut, alle dirette dipendenze del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Rivendicazioni dei manifestanti sono anche di carattere politico. I Leader dell’Opposizione, Arseniy Yatsenyuk e Vitaly Klichko, hanno richiesto la formazione di un Governo Tecnico che, dopo avere firmato l’Accordo di Associazione con l’UE -documento che permette l’integrazione di Kyv nel mercato unico europeo che il Presidente Yanukovych non ha voluto firmare- e un accordo con il Fondo Monetario Internazionale, porti ad Elezioni Parlamentari Anticipate. Come primo atto, il nuovo Parlamento deve poi indire Elezioni Presidenziali Anticipate.

Simbolo della rabbia dei manifestanti contro le repressioni delle Autorità e la scelta del Presidente Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE, è stato l’abbattimento della statua di Lenin: un monumento, finora presidiato da attivisti del Partito Comunista, che mai dalla caduta dell’Unione Sovietica è stato nemmeno danneggiato.

Il monumento a Lenin è stato considerato dai manifestanti l’emblema dell’oppressione russa, che si è fatta notevolmente presente dopo una visita urgente, sabato, 7 Dicembre, tra Yanukovych e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Secondo indiscrezioni, i due avrebbero concordato, in cambio di uno sconto sul prezzo del gas per Kyiv, l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-URSS e cancellare l’UE dalla competizione mondiale.

Schulz invita Yanukovych a considerare i manifestanti

Sostegno alla manifestazione per l’ingresso dell’Ucraina in Europa è pervenuto dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che ha invitato Yanukovych ad ascoltare la volontà del suo popolo.

In azione anche la Commissione Europea, che ha pianificato una missione dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catrine Ashton, finalizzata alla risoluzione pacifica della crisi politica.

Importante è stato anche il commento del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha sottolineato come l’Ucraina di oggi sia un Paese molto simile alla Polonia del 1989: un Paese che ha voglia d’Europa per superare una profonda crisi economica.

Matteo Cazzulani

EUROPA E RUSSIA SI CONTENDONO CIPRO. E IL SUO GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 18, 2013

Bruxelles e Mosca lanciano l’attacco finanziario a Nicosia, che rischia ora persino l’uscita dall’UE. Il controllo dei giacimenti ciprioti la vera ratio del braccio di ferro tra l’Eurogruppo e il Cremlino.

Il 10% di tassazione situi depositi bancari per 10 Miliardi di euro di aiuti dall’Europa per evitare la bancarotta, e la Russia rischia di prendere tutto.

Nella giornata di Domenica, 17 Marzo, Cipro ha accettato l’erogazione di un prestito di 10 Miliardi di Euro da parte dell’Eurogruppo e del Fondo Monetario Internazionale, in cambio di una tassazione immediata del 6,75% sui depositi bancari sotto i 100 Euro, e del del 9,9% su quelli superiori ai 100 Euro.

La manovra è stata ritenuta dalle Autorità di Nicosia necessaria per evitare la bancarotta delle casse dello Stato, ma la spiegazione non è bastata per tranquillizzare la popolazione che, appena trapelata la notizia, ha preso di assalto i bancomat dell’isola, finendo per prosciugare in poche ore le riserve di danaro liquido.

La cospicuità della manovra è stata motivata non solo dalla critica situazione delle casse di Cipro, ma anche della presenza di un ingente numero di capitali provenienti sopratutto da oligarchi russi ed ucraini, che hanno utilizzato Nicosia come un paradiso fiscale in cui nascondere le proprie risorse.

Come dichiarato da una nota ufficiale, la tassazione dei depositi bancari è stata presa all’unanimità dall’Eurogruppo, anche da Cipro, nonostante il Presidente, Nikos Anastadides, avesse garantito alla popolazione che non avrebbe mai accettato alcuna misura onerosa da parte dell’Europa.

Pronta è stata la reazione del Presidente russo, Vladimir Putin, che ha ritenuto la misura dell’Eurogruppo come ingiusta e non-professionale, mentre il Premier della Russia, Dmitriy Medvedev, ha accusato l’Europa di mettere le mani delle tasche altrui.

La posizione della Russia e motivata dal fatto che proprio Mosca di recente ha erogato in credito in sostegno di Cipro, nonostante Nicosia appartenga all’Unione Europea e, sopratutto, alla Zona Euro.

Inoltre, nella mattinata di lunedì, 18 Marzo, la televisione cipriota Sigma TV ha divulgato la notizia secondo cui il monopolista russo statale del gas, Gazprom, ha offerto a Cipro un sostegno economico in cambio della cessione dei giacimenti di gas situati nelle acque territoriali di Nicosia.

Ad avvalorare la notizia -smentita da una nota di Gazprom- è il continuo interesse espresso dal monopolista statale russo nei confronti di un serbatoio di gas che, se sfruttato, potrebbe aiutare l’Unione Europea a diminuire la dipendenza dalle forniture di oro di Mosca, che ad oggi coprono il 40% del fabbisogno complessivo UE.

Il serbatoio di gas che fa gola

Lo sfruttamento delle riserve di gas di Cipro, dalla capacita di 230 miliardi di metri cubi, scoperte dal colosso statunitense Noble Energy nel 2011, sono state concesse nel 2012 dal Governo di Nicosia al colosso italiano ENI e alla compagnia coreana Kogas.

Perdente è stata invece la proposta congiunta della compagnia francese Total e della russa Novatek, che è stata rigettata dalle Autorità politiche di Cipro.

Matteo Cazzulani

Forum Internazionale di Davos: economia ed energia i temi principali

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on January 28, 2012

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

La tradizionale kermesse elvetica dominata dalla crisi dell’euro, su cui esponenti europei ed americani e Leader UE hanno espresso ottimismo e proposte considerevoli. Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, solleva la questione energetica, e nicchia sul caso di Julija Tymoshenko: Anima dell’Opposizione Democratica incarcerata per avere siglato accordi per il gas onerosi per l’Ucraina, ma necessari per evitare all’Unione Europea un inverno al freddo.

Ottimismo e doppie interpretazioni hanno caratterizzato la sessione di venerdì, 27 Gennaio, del Forum Economico internazionale di Davos: una kermesse importante, non solo per la cadenza annuale con cui leader politici e big della finanza mondiale si riuniscono nella cittadina elvetica, ma, sopratutto, per le problematiche di stretta attualità emerse come topic principale dei dibattiti.

A dominare e stata la crisi dell’Euro. Secondo quanto dichiarato dal Capo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, l’unico mezzo per salvare la moneta unica del Vecchio Continente e la concessione di maggiori poteri al FMI che, ad oggi, non possiede gli strumenti necessari per salvare, in caso di ulteriore peggioramento della situazione, Spagna e Italia.

Accorato e stato l’appello lanciato dal Commissario Europeo all’Economia, Olli Rehn, che ha illustrato come l’uscita dalla crisi in Europa sia possibile solo con il coinvolgimento degli Stati Uniti d’America. Una solidarietà nordatlantica condivisa dal Segretario al Tesoro USA, Timothy Geithner: presente al Forum Economico in rappresentanza di Washington. 

Largo spazio sulla crisi dell’Euro e stato riservato anche ai singoli Presidenti e Premier dell’Unione Europea. Di rilievo l’intervento del Capo di Governo danese, Helle Thorning-Schmidt, che ha evidenziato come, oggi, l’economia abbia relegato al di fuori dei suoi confini la generazione dei 25enni: incapaci di trovare un lavoro fisso dopo avere finito gli studi. Secondo la premier della Danimarca – presidente di turno dell’UE – compito primario per l’Unione dovrebbe essere dunque la creazione di nuovi posti di lavoro.

Ottimismo, invece, da parte del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha illustrato come la Polonia – che ha ceduto a Copenaghen la guida dell’Unione Europea – sia stata in grado di sollevarsi da condizioni economiche ben peggiori di quelle odierne. Secondo Komorowski, la costruzione di un’economia di mercato mediante terapie shock e provvedimenti coraggiosi sono esperienze della storia polacca che, oggi, potrebbero essere prese ad esempio dall’Unione Europea tutta per battere la crisi dell’Euro. 

Continua il regresso della democrazia in Ucraina

Altro tema emerso nei colloqui e l’energia. A sollevarlo e stato il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che, nel corso del pranzo-conferenza organizzato dal businessman Viktor Pinchuk, si e lamentato per l’alto prezzo che il suo Paese e costretto a pagare alla Russia per il gas. 

Un aspetto scottante, che ha sollevato automaticamente il caso di Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, oggi Leader dell’Opposizione Democratica, incarcerata, dopo un processo politico, per avere accettato nel 2009 le tariffe contestate a pranzo da Janukovych. Tuttavia, il si della Tymoshenko al diktat dell’allora suo collega russo, Vladimir Putin, ha consentito all’Ucraina di evitare l’interruzione delle forniture di oro blu da Mosca, e, all’Unione Europea, di passare un inverno al freddo.

Durante il dibattito pubblico, con la presenza del Capo di Stato Emerito polacco, Aleksander Kwasniewski – l’unico Leader occidentale ad aver incontrato Janukovych – il Presidente ucraino ha dichiarato che adotterà ogni mezzo in suo potere per liberare la Leader dell’Opposizione Democratica. Poco più tardi, tuttavia, interpellato dai giornalisti, Janukovych ha sottolineato come ad occuparsi del caso Tymoshenko debba essere il Parlamento, e non il Presidente.

Una frase che lascia ancora molte nubi sulla detenzione della carismatica Leader dell’opposizione ucraina: nota in Occidente per lo più per per avere guidato il processo democratico del 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione, ma meno per avere tutelato la sicurezza energetica dell’Unione Europea nel 2009. 

Giovedì, 26 Gennaio, Janukovych ha firmato un decreto che esautora il Parlamento della competenza su questioni di carattere internazionale, tra cui, dopo la straordinaria mobilitazione mondiale in condanna della detenzione politica della Tymoshenko, e facile inserire il caso della Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: SINDACATI E KYIV CONTRO LA STANGATA DI JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 9, 2011

Previsti incrementi di gas, elettricità, ed energia termica. Colpiti i redditi fissi di Kyiv. Il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna convoca il popolo sul Majdan

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’ennesima promessa non mantenuta. Duro il commento del Forum Nazionale dei Sindacati Ucraini dinnanzi alla politica fiscale del governo, che ha preannunciato, per la popolazione, incrementi consistenti in diversi settori della vita quotidiana.

Come stabilito dalla Commissione Nazionale per la Regolamentazione dell’Energia, il riscaldamento subirà un rincaro del 35%, mentre l’elettricità, del 39%.

Inoltre, dal Primo di Aprile, è preventivato un rialzo del 50% per le bollette del gas. Decisione dettata, secondo le Autorità, dal rispetto dei parametri imposti dal Fondo Monetario Internazionale, per l’ottenimento della terza rata di un prestito di 15,15 miliardi di Dollari.

In realtà, l’incremento dell’oro blu appare come un Pesce d’Aprile di cattivo gusto. Sopratutto, in virtù del simile, precedente, rincaro del primo di Agosto. E della promessa di ribassi, in seguito al prolungamento dello stazionamento dell’esercito russo in Crimea, giustificato come contropartita per ottenere, da Mosca, uno sconto sul gas importato.

Come rilevato dal Capo del Forum delle associazioni di categoria, Myroslav Jakibuk, su ogni famiglia si abbatterà un incremento delle imposte per i servizi non inferiore alle 1700 Hryvnje. Senza il beneficio delle più alte paghe sociali. Promesse, in campagna elettorale, dal Presidente, Viktor Janukovych.

Il Giorno della Fratellanza in piazza contro i rincari

Lacrime e sangue anche per chi abita nella Capitale. Il Consiglio Comunale di Kyiv, dopo il commissariamento di Janukovych, ha programmato un aumento del 50% dell’imposta sui redditi.

Maggiormente penalizzati, insegnanti, impiegati nella cultura e nel sociale, impiegati, e medici. Su costoro, nell’anno passato, la medesima tassa è stata incrementata già del 20%.

In difesa dei Kyiviani, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna. La Capogruppo in Consiglio Comunale, Tetjana Melikhova, ha richiamato i concittadini ad unirsi alla protesta nazionale, organizzata dall’Opposizione Democratica per il prossimo 22 Gennaio, in occasione del Giorno della Fratellanza — Festa Nazionale in cui si ricorda l’unificazione della Repubblica Popolare Ucraina con la Repubblica Popolare dell’Ucraina Occidentale, avvenuta nel 1919.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: MEMORANDUM FMI E BILANCIO PASSANO ALLA RADA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 14, 2010

Incrementate età di pensionamento, tariffe sul gas, e pressione fiscale. Diminuiti i fondi per la cultura. Per il governo, misure necessarie. L’Opposizione Democratica: “Tagli ingenti, che preoccupano”  

Il premier ucraino, Mykola Azarov

Le donne in pensione a 65 anni. La bolletta del gas più cara del 50%. Nella giornata di martedì, 14 dicembre, la Rada ha approvato un memorandum, che innalza età pensionabile e tariffe dell’oro blu per la popolazione.

Un pacchetto di misure, necessario, secondo il Premier, Mykola Azarov, per ottenere la seconda rata del prestito del Fondo Monetario Internazionale. 15 miliardi di Dollari, che le Autorità hanno assicurato di necessitare con urgenza.

Peccato che a smentire il Primo Ministro ucraino sia proprio il FMI, che mai ha confermato tale indiscrezione. Inoltre, gli sforzi imposti alla popolazione contrastano con il promesso incremento delle paghe sociali, tanto propagandato dal Presidente, Viktor Janukovych, e dal Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Capo di Stato, Premier, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Primo imprimatur al bilancio

Il vice speaker di Bat'kivshchyna, Mykola Tomenko

Oltre al memorandum, approvato, in prima lettura, anche il bilancio 2011. Scopo della manovra, la riduzione del deficit al 3,1%. Il mezzo, una minore ridistribuzione del PIL, tagli al funzionamento dello Stato, ed incremento della pressione fiscale su piccola e media impresa. Il tutto, per compensare sgravi ai grandi industriali, sponsor del Partija Rehioniv.

A favore, 275 Parlamentari su 425. Tra essi, tutti quelli del Partija Rehioniv e dei suoi alleati di coalizione, Narodna Partija e comunisti. Inoltre, si sono aggiunti 19 consensi da Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, ed uno dal Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna.

Pronta la risposta dell’Opposizione Democratica. Con una nota, il principale partito, Bat’kivshchyna, ha espulso dal proprio gruppo il Deputato Nazionale che ha appoggiato la manovra, definita foriera di una dilagante corruzione. Difatti, ad essere contestate sono, sopratutto, uscite per ministeri cancellati solo pochi giorni fa da un rimpasto di governo, attuato da Janukovych in persona.

Inoltre, come evidenziato dal Vice Speaker, Mykola Tomenko, anch’egli della forza politica dell’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, il budget è gravoso per lavoratori, e piccola e media impresa, fondamentali per la ripresa dell’economia.

Inoltre, preoccupa il taglio alle uscite per le iniziative culturali. Necessarie, in un anno in cui l’Ucraina festeggia il ventennale della propria Indipendenza.

Approvato in prima lettura, il bilancio passa al vaglio di esperti e commissioni per la revisione finale. Precedente al voto in seconda lettura, previsto per le prossime sedute.

Matteo Cazzulani

L’UNGHERIA VARA UN BILANCIO CORAGGIOSO

Posted in Ungheria by matteocazzulani on December 11, 2010

Discussioni sulla riforma del sistema pensionistico. Il governo alla ricerca di fondi per estingure i debiti con il FMI

Il primo ministro ungherese, Viktor Orban

Una politica lacrime e sangue in salsa ungherese. Nella giornata di mercoledì, 8 dicembre, il governo del conservatore Viktor Orban ha varato il bilancio 2011. Una manovra importante, che abbraccia diversi ambiti dell’economia, anche quelli più delicati, con lo scopo di evitare una deriva greco-irlandese.

Il settore più contestato, su cui si basa l’intero budget, quello del sistema pensionistico. Il governo ha previsto la migrazione di tutte le pensioni private — obbligatorie nel Paese — nel fondo statale di previdenza sociale. Un inedito per un esecutivo di centrodestra, giustificato dalla necesità di reperire 1 miliardo di euro, per estinguere i debiti finora accumulati.

Infatti, i precedenti governi hanno fatto largo ricorso a prestiti del Fondo Monetario Internazionale, e di altre banche mondiali. Una scelta pesante. Che, ad oggi, costa ad ogni ungherese circa 10 miliardi di Dollari.

Budapest alla prova internazionale

Ad attaccare il budget, oltre, ovviamente, all’opposizione socialdemocratica — responsabile della difficile situazione in cui versano le casse di Budapest — anche il Wall Street Journal, preoccupato per la gestione troppo imprenditoriale del Paese.

In risposta, il Ministro dell’Economia, Djerd Matolcsy, ha assicurato che Budapest ha agito conconrdemente con la legislazione europea. E, che, la riforma del sistema previdenziale consentirà nel 2012 il varo di un budget meno arduo.

Matteo Cazzulani

CINA E RUSSIA: I DISSIDENTI PAGANO PER GLI ACCORDI ENERGETICI

Posted in Cina, Russia by matteocazzulani on September 29, 2010

Mosca e Pechino siglano accordi energetici, finanziari e territoriali. Riconosciuta, e supportata da ambo le parti, la repressione in Tibet, Taiwan, Xi Jiang e Caucaso.
 

Il presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev

Un oleodotto, e 150 miliardi di dollari nei prossimi vent’anni uniranno il maggiore produttore ed il principale consumatore di nafta mondiale. Il vertice sino-russo, conclusosi lo scorso lunedì, 27 settembre, ha sancito il ritorno alla politica di buon vicinato tra la Federazione Russa e la Cina. Il tutto, in nome dell’energia, della finanza e della repressione delle minoranze nazionali.

Oltre all’oleodotto, con cui Mosca rifornirà Pechino di proprio carburante, le parti hanno raggiunto un’intesa su una proposta comune di riforma in seno al Fondo Monetario Internazionale per agevolare le economie emergenti. Un accordo che pone fine a mezzo secolo di relazioni difficili, quando tra l’URSS e la Cina contese ideologico-territoriali erano pressoché all’ordine del giorno.

Comune impegno contro i dissidenti

Il vice presidente cinese, Xi Jinping

Purtroppo, la ritrovata alleanza è stata raggiunta a spese delle minoranze nazionali che, all’interno delle due autocrazie, si battono legittimamente per la propria indipendenza. Il presidente russo, Dmitrij Medvedev, ed il vice presidente cinese, Xi Jinping hanno siglato un accordo per il reciproco sostegno dei propri interessi territoriali: in Taiwan, Tibet e Xinjiang per la Cina, in Caucaso per la Russia.

Medvedev ha definito il summit di Pechino il punto più alto delle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Xi Jimping la più bella pagina della storia dell’amicizia sino-russa.

Nel frattempo, continuano le repressioni ai danni di minoranze e dissidenti. Il tutto, dinnanzi ad un occidente silente, con Bruxelles impegnata a discutere di nutella, e Obama in partite di golf.

Matteo Cazzulani