LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

3 Maggio 1791: il contributo ineguagliabile di Polonia e Lituania all’Europa

Posted in Paesi Baltici, Polonia by matteocazzulani on May 2, 2016

L’approvazione della prima Costituzione in Europa sul modello illuministico rappresentò l’evoluzione del Commonwealth polacco-lituano in una moderna monarchia costituzionale. La ricorrenza rappresenta una lezione per capire non solo il passato, ma anche e sopratutto il presente



Varsavia – In tanti, troppi in Italia parlano della Polonia come un Paese in preda ad una deriva autoritaria, simile a quella attuata in Ungheria da Viktor Orbán. Molti altri, sempre in Italia, ritengono la Lituania un Paese russofobo al quale dovrebbe essere tolto il diritto di parola in Europa. Tuttavia, in molti si dimenticano che Polonia e Lituania sono la patria europea del costituzionalismo moderno di ispirazione illuministica. 

Il 3 Maggio 1791, il parlamento del Commonwealth polacco-lituano approvò una nuova Costituzione basata sui principi illuministici della divisione dei poteri e del rispetto dei diritti del cittadino: gli stessi che, pochi anni prima, nel 1787, avevano influenzato la stesura della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

La Costituzione del 3 Maggio estese alla borghesia i diritti di cittadinanza e di voto, che fino ad allora erano detenuti solamente dalla nobiltà. Inoltre, la Costituzione del 3 Maggio pose i contadini sotto il diretto controllo dello Stato, che si fece garante dell’imposizione di corvée giuste e proporzionate alle possibilità del singolo.

La Costituzione polacco-lituana del 3 Maggio recepì appieno la teoria della divisione dei poteri di Montesquieu, tanto da mutare l’ordinamento dello stato. La repubblica nobiliare, nella quale il sovrano era eletto all’unanimità da un’assemblea di nobili, divenne una moderna monarchia costituzionale, con un Parlamento bicamerale al quale spettò il potere legislativo, una Commissione del Sovrano alla quale spettò il potere esecutivo, e un corpo della magistratura a garanzia del potere giudiziario.

Nello specifico, il parlamento della Polonia-Lituania -Sejm- fu composto da una Camera Bassa e da un Senato formati da membri eletti, esponenti della nobiltà, del clero e plenipotenziari delle città. La Commissione del Sovrano, presieduta dal Re, fu composta da un Ministro della polizia, un Ministro degli interni, un Ministro degli Esteri, un Ministro del tesoro e un ministrum belli -Ministro dell’esercito. 

Oltre alla ristrutturazione dell’ordinamento dello stato, la Costituzione del 3 Maggio comportò anche l’evoluzione del Commonwealth polacco-lituano in uno Stato unitario. Infine, la Costituzione del 3 Maggio garantì la libertà di culto a tutte le confessioni presenti nel territorio della Polonia-Lituania, pur riconoscendo il cattolicesimo come confessione prevalente.

Nonostante i numerosi aspetti positivi, la Costituzione del 3 Maggio non riuscì a regolamentare la situazione della cittadinanza di religione ebraica, che all’epoca, in Polonia-Lituania, era numericamente molto consistente. Gli ebrei, prevalentemente insediati nelle aree urbane, non godettero dell’estensione dei diritti politici alla borghesia se non in casi particolari stabiliti dalle singole città.

Inoltre, la Costituzione del 3 Maggio non fu a tal punto coraggiosa da eliminare una volta per tutte il servaggio nelle campagne e, nel contempo, estendere i diritti di cittadinanza ai contadini, arrivando, così, vicino all’attuazione del suffragio universale.


Da un lato, la Costituzione del 3 Maggio rappresentò una risposta alla crisi politica interna della quale la Polonia-Lituania era affetta da tempo, e che, nel 1772, aveva portato alla prima spartizione del Commonwealth per mano dell’Impero russo, dell’Impero prussiano e di quello asburgico.

Dall’altro, la Costituzione del 3 Maggio, ispirandosi ai valori che portarono alla vittoria della Rivoluzione Americana, fu una misura varata per garantire l’integrità territoriale e l’indipendenza di uno stato ubicato tra Russia e Prussia, due monarchie assolute che condividevano il comune interesse a soddisfare precise tendenze espansionistiche sulla Polonia-Lituania.

Proprio il carattere liberale della Costituzione del 3 Maggio provocò l’opposizione dell’Impero Russo, che, sotto la guida di Caterina II, avocò a sé il diritto di controllare gli affari interni alla politica polacco-lituana. Così, l’imperatrice intervenne militarmente per annullare la riforma del Commonwealth ed instaurare in Polonia-Lituania un governo-fantoccio fedele a Pietroburgo.

Inoltre, l’intervento militare russo portò alla seconda spartizione della Polonia-Lituania, che ridusse il Commonwealth ad un lembo di terra di poche centinaia di chilometri quadrati politicamente e militarmente dipende dall’Impero Russo.

Nonostante la sopraffazione militare, lo spirito della Costituzione del 3 Maggio restò vivo tra i promotori della Rivoluzione del 1794, movimento di liberazione nazionale guidato da Tadeusz Kościuszko -eroe militare impegnato nella Rivoluzione Americana a fianco delle Colonie. Tuttavia, Kościuszko dovette capitolare, portando alla terza spartizione della Polonia-Lituania nel 1795 e alla conseguente scomparsa del Commonwealth dalle cartine geografiche dell’epoca.


Ieri le spartizioni, oggi il Nordstream

Oltre che la necessità di approvare riforme per la modernizzazione della cosa pubblica con coraggio e lungimiranza, la Costituzione del 3 Maggio apporta insegnamenti importanti di cui sia gli analisti di affari internazionali, che gli storici dovrebbero tenere conto, sopratutto in Italia.

In primis, Polonia e Lituania sono da considerare la culla della moderna civiltà democratica europea non in misura minore rispetto che la Francia, poiché gli autori della Rivoluzione Giacobina si ispiravano agli stessi valori di evoluzione sociale che portarono i costituenti polacco-lituani ad approvare la Costituzione del 3 Maggio.

In secondo luogo, la zarina Caterina II non può essere definita una “sovrana illuminata”, in quanto il suo ruolo nel reprimere la Costituzione del 3 Maggio ben dimostra la strenua opposizione che questa sovrana ha nutrito nei confronti delle idee “illuminate”.

Infine, le spartizioni che hanno seguito la proclamazione della Costituzione del 3 Maggio dimostrano come Polonia e Lituania siano sempre state vittime delle tendenze espansionistiche di Russia e Germania, sia al tempo dell’Impero Russo e della Prussia, sia con il varo del Patto Molotov-Ribbentrop tra l’Unione Sovietica e la Germania Nazista nel periodo interbellico.


Ad oggi, nonostante Varsavia e Vilna appartengano ad Unione Europea e NATO, il destino della Polonia-Lituania non sembra essere cambiato, così come dimostrano i numerosi legami economici ed energetici che la Germania e l’Europa Occidentale -Francia e Italia in primis- intrattengono con la Russia a discapito dell’Europa Centro Orientale.

Esemplare, a riguardo, è il progetto di raddoppio del Nordstream: gasdotto concepito da Russia e Germania per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalle importazioni energetiche di Mosca veicolando 115 miliardi di metri cubi di gas russo sul fondale del Mar Baltico.

Oltre a mettere a serio repentaglio la sicurezza energetica dei Paesi dell’Unione Europea -e con essa la sicurezza nazionale degli Stati membri UE- il prolungamento del Nordstream bypassa Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia dallo schema delle forniture di gas russo all’Europa. 

Questo dimostra come la tanto sbandierata solidarietà europea sia, per lo meno sul piano energetico, una pura illusione.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Turkish Stream e Nord Stream. Putin con Tsipras e Germania lancia l’offensiva energetica all’Unione Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2015

Il Presidente russo e il Premier greco rilanciano il gasdotto progettato per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno dalla Federazione Russa in Grecia attraverso il fondale del Mar Nero. A rischio la realizzazione della TAP e la politica energetica comune dell’UE



Varsavia – L’attivismo militare russo in Ucraina e Siria non ha posto nel dimenticatoio il disegno del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di sottomettere l’Unione Europea sul piano energetico. Nella giornata di venerdì, 25 Settembre, Putin ha concordato con il Premier greco, Alexis Tsipras, il rilancio del gasdotto Turkish Stream, infrastruttura concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal territorio russo alla Grecia attraverso il fondale del Mar Nero.

Il contatto tra Putin e Tsipras è stato confermato sia dall’ufficio stampa del Cremlino, che dalla Cancelleria del neo-rieletto Premier greco, che ha sottolineato il carattere strategico dell’alleanza tra Grecia e Russia in merito al Turkish Stream, così come stabilito da un memorandum sottoscritto da Mosca e Atene durante il recente vertice economico di San Pietroburgo.

Dal punto di vista geopolitico, il Turkish Stream è concepito dalla Russia per evitare la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura supportata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia veicolando gas dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Grecia, Albania e Italia.

Oltre a contrastare la TAP, per incrementare la dipendenza energetica da Mosca dell’Europa Centrale il Turkish Stream potrebbe potenzialmente avvalersi della realizzazione di un gasdotto, l’Eastring, concepito da altri Paesi membri dell’Unione Europea alleati della Russia -Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca- per veicolare il gas russo nel territorio slovacco, ungherese e ceco.

A conferma, sono arrivate le dichiarazioni del Presidente della compagnia energetica slovacca Eustream, Thomas Marecka, che ha ribadito come l’Eastring, progettato dalla Grecia alla Slovacchia attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, sia un progetto compatibile con la TAP ma sopratutto con il Turkish Stream.

Nonostante il vento in poppa dato dal supporto di Tsipras -che ha sempre sostenuto gli interessi energetici e commerciali russi in Europa- il Turkish Stream potrebbe subire rallentamenti per via della posizione della Turchia, che nonostante un iniziale sostegno ha poi congelato il progetto sostenendo la necessità di soppesare la possibilità di realizzare il gasdotto sul fondale delle acque territoriali turche. 

Oltre al Turkish Stream, che malgrado l’opposizione turca ha buone chance di essere realizzato grazie al supporto politico che Paesi dell’Unione Europea tradizionalmente filorussi daranno sicuramente al progetto -Grecia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Austria in primis- un altro mezzo della politica energetica aggressiva di Putin in Europa è il raddoppio del gasdotto Nord Stream.

L’accordo per il raddoppio dell’infrastruttura, realizzata nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente dalla Russia alla Germania, è stato sottoscritto lo scorso 4 Settembre, in occasione del Forum Economico di Vladivostok, da esponenti delle compagnie energetiche coinvolte nel progetto: il monopolista russo del gas Gazprom, il colosso olandese Shell, la compagnia austriaca OMV e la tedesca E.On.

La politica bilaterale tra Russia e Germania annichilisce l’Europa

Più che di natura commerciale, il raddoppio del Nordstream è un accordo bilaterale tra Putin e il Governo tedesco volto a rafforzare i legami energetici e politici tra Russia e Germania a discapito delle sanzioni che l’Unione Europea, e più in generale l’Occidente, hanno imposto a Mosca in seguito all’annessione militare della Crimea e all’occupazione dell’est dell’Ucraina.

Inoltre, il Nordstream è stato realizzato per bypassare energeticamente Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, Paesi membri dell’Unione Europea fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo, in merito ai quali la Germania non ha dimostrato quella solidarietà europea che la stessa Berlino ha imposto agli Stati dell’Europa Centro Orientale in occasione delle quote obbligatorie per la distribuzione dei migranti.

Così come in diverse altre occasioni della storia -si pensi alle Spartizioni della Prima Repubblica Polacca e al Patto Molotov-Ribbentrop- la politica bilaterale tra Russia e Germania porta ad una disgregazione inesorabile dell’Europa Centro Orientale, ed oggi anche dell’Unione Europea.

Questo fatto è ben noto a Putin, che si avvale dei rapporti bilaterali della Russia con Germania, Grecia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ma anche con Francia e Italia, come un mezzo per annichilire l’Europa ben più efficace dell’uso dell’esercito, peraltro oggi impegnato attivamente in Siria ed Ucraina.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Duda a Tallinn rilancia la Polonia alla guida dell’Europa Centro-Orientale

Posted in NATO, Polonia by matteocazzulani on August 25, 2015

Nel corso della sua prima visita all’estero, il Presidente polacco richiede la presenza stabile della NATO in Europa Centro-Orientale e l’inclusione di Varsavia e Stati Uniti nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia. Plauso da parte del suo omologo estone, Toomas Henrik Illves, e del Premier dell’Estonia Toomas Roivas



Varsavia – Senza memoria non c’è presente né futuro. Questo è lo spirito che ha mosso il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, durante la sua prima visita ufficiale dal suo insediamento, effettuata a Tallinn, la capitale dell’Estonia, nella giornata di Domenica, 23 Agosto.

Come dichiarato dallo stesso Duda, la scelta della data ha un alto valore simbolico, dal momento che il 23 Agosto è sia la Giornata del Ricordo delle vittime di stalinismo e nazismo, che l’anniversario della firma del Patto Molotov-Ribbentrop tra Unione Sovietica e Germania nazista: un accordo che ha portato alla spartizione della Polonia e degli altri Paesi dell’Europa Centro-Orientale durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oltre che la data, ad avere valore simbolico è anche il luogo, dal momento in cui l’Estonia è, ad oggi, il Paese della NATO maggiormente esposto alle provocazioni della Russia di Putin, come dimostrato sia dalle continue violazioni dello spazio aereo e marittimo estone da parte dell’esercito di Mosca, che dall’arresto dell’Ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohver -illegalmente prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti russi.

Duda, che de facto ha reso la Polonia il Paese-guida di una coalizione di Stati NATO dell’Europa Centro-Orientale fortemente allarmati dalle provocazioni della Russia, ha ricordato che il Patto Molotov-Ribbentrop ieri e la condotta di Mosca in Crimea ed Ucraina orientale oggi sono violazioni del Diritto Internazionale.

Per questa ragione, e per evitare gli errori del passato, Duda ha fatto appello ai Paesi NATO affinché la richiesta degli Stati membri dell’Europa Centro-Orientale in merito al dislocamento permanente di reparti militari dell’Alleanza Atlantica nella regione -una richiesta “ragionevole e supportata da motivazioni valide”, come ha ritenuto il Presidente polacco- sia ascoltata e realizzata al più presto.

Infine, Duda ha anche ritenuto necessaria una modifica del formato delle trattative di pace tra Ucraina e Russia, alle quali, assieme a Germania e Francia, sarebbe opportuno prendessero parte anche Polonia, Stati Uniti e un rappresentante dell’Unione Europea.

Calorosa è stata la riposta del Presidente estone, Toomas Henrik Illves, che ha sottolineato come il Patto Molotov-Ribbentrop abbia portato i Paesi dell’Europa Centro-Orientale a perdere la propria indipendenza e libertà per mano di sovietici e nazisti: sopratutto la Polonia, il Paese che, più di tutti, ha sofferto deportazioni ed eccidi di massa.

Oltre al Presidente Illves, che ha concordato con la proposta di Duda di richiedere la presenza stabile di reparti NATO in Europa Centro-Orientale, positiva è stata anche la reazione del Premier estone, Taavi Roivas, che ha ringraziato il Presidente polacco per l’aperto sostegno dato alla campagna per la liberazione di Kohver.

La propaganda e il gas di Putin già in azione

Con la sua prima visita estera, Duda ha chiaramente dimostrato che la Polonia intende ritornare ad esercitare quel ruolo-guida nell’Europa Centro-Orientale avviato da Jozef Pilsudski nel periodo interbellico e ripreso da Lech Kaczynski: Presidente scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk che, per reagire all’aggressione russa alla Georgia nel 2008, ha costruito una coalizione di Polonia, Ucraina, Lituania, Lettonia ed Estonia in sostegno di democrazia e libertà nello spazio ex-sovietico.

Diversamente da Kaczynski, la coalizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale che Duda intende creare comprende anche Romania -Paese minacciato dalla presenza russa in Transnistria- Croazia -Paese strategico per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa- ed Ungheria -che, tuttavia, sotto la gestione Orban ha adottato una politica spiccatamente filorussa.

La politica estera di Duda, che pone fine all’inconcludente epoca del suo predecessore Bronislaw Komorowski -caratterizzata dal disimpegno della Polonia nella promozione di democrazia e libertà in Georgia ed Ucraina in favore di uno sterile riavvicinamento alla Germania- ha tuttavia molti nemici ed avversari.

Oltre a Putin e alla propaganda russa molto attiva in Paesi tradizionalmente filorussi come Italia e Francia -in cui, senza uno straccio di prove e al limite della diffamazione, il Presidente polacco è presentato come un “pericoloso nazionalista clericale antieuropeo” dai principali media- ad ostacolare la politica estera di Duda è la Germania.

Infatti, Berlino, quasi a farsi beffa della storia legata al Patto Molotov-Ribbentrop, si oppone ad ogni rafforzamento della NATO per non irritare la Russia, con cui la Germania intrattiene stretti rapporti economici, energetici e politici.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: tanta incertezza dietro al “Piano Merkel”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2014

Il Cancelliere tedesco da al Presidente ucraino, Petro Poroshenko, un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione del Donbas. Il supporto politico all’integrità territoriale di Kyiv si scontra con la proposta di federalizzazione dell’Ucraina dichiarata, in contemporanea, dal Vicecancelliere, Sigmar Gabriel

Pieno appoggio politico e un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione delle zone colpite dalla guerra, senza contare il significato politico del gesto, che sancisce definitivamente che la Germania è l’unica locomotiva politica dell’Europa. Nella giornata di sabato, 23 Agosto, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha compiuto una visita ufficiale a Kyiv presso il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a cui ha portato il pieno appoggio politico della Germania all’Ucraina.

Durante la visita, un evento storico e di alto valore simbolico -la visita è avvenuta alla vigilia della Festa dell’Indipendenza ucraina- la Merkel ha anche dichiarato di appoggiare l’integrità territoriale ucraina, e, nel contempo, ha sottolineato la mancata volontà di riconoscere il possesso della Russia sulla Crimea: penisola ucraina annessa militarmente, lo scorso Marzo, dall’esercito di Mosca alla Federazione Russa.

La Merkel, come riportato da una nota dell’Amministrazione Presidenziale ucraina, ha poi promesso a Poroshenko un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione del Donbas: regione dell’Ucraina ad oggi occupata da miliziani pro-russi finanziati ed armati dalla Russia.

“La guerra non l’abbiamo voluta noi, e per questo siamo grati per il sostegno alla Germania: un amico che si palesa nel momento del bisogno è un vero amico” ha dichiarato Poroshenko, che ha rinominato ‘Piano Merkel’ -in analogia con il ‘Piano Marshall’- l’aiuto economico che il Cancelliere tedesco ha promesso per la ricostruzione del Donbas.

Proprio il ‘Piano Merkel’ rappresenta la vera questione su cui il Cancelliere tedesco fa leva per attuare una strategia di risoluzione della crisi ucraina, che potrebbe seguire tre differenti ipotesi.

La prima delle ipotesi, riportata dall’autorevole Ukrayinska Pravda, pone l’accento sul possibile interesse che la Merkel avrebbe nell’arginare le ripercussioni che la sconfitta militare della Russia in Ucraina potrebbe avere, sul piano economico, per la Germania e anche per l’Unione Europea.

Nello specifico, la Merkel avrebbe invitato Poroshenko a fermare il processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa per non irritare il Presidente russo, Vladimir Putin, che, in cambio, il Cancelliere tedesco avrebbe convinto a far ritirare i miliziani pro-russi nel Donbas, e a restituire a Kyiv la Crimea.

La seconda ipotesi, diametralmente opposta dalla prima, parte dal presupposto -proveniente da fonti dirette della CDU, che hanno chiesto l’anonimato- che la Merkel ha deciso di supportare attivamente l’integrazione economica dell’Ucraina in Europa.

A conferma di questo secondo disegno sono sia la decisione di appoggiare politicamente Kyiv con una visita ufficiale alla vigilia della Festa dell’Indipendenza, che le dichiarazioni del Vicecancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, che, come riportato dalla Welt, in contemporanea alle trattative tra la Merkel e Poroshenko si è detto favorevole alla federalizzazione dell’Ucraina.

Le dichiarazioni di Gabriel, che si è anche detto contrario alla restituzione della Crimea all’Ucraina, rappresentano la contropartita che Putin è pronto ad accettare in cambio dell’integrazione economica di Kyiv, ossia la frammentazione dell’Ucraina che, con l’indipendenza del Donbas e delle Oblast costiere sul Mar Nero -assieme alla totale rinuncia alla Crimea- finirebbe per diventare uno Stato piccolo e debole.

“Gabriel ha sbagliato a parlare di ‘federalizzazione’ perché non ha tenuto conto che, per gli ucraini, questo termine è sinonimo di ‘perdita di sovranità’. Al contrario, il Governo tedesco fa menzione solo ad una suddivisione amministrativa dello Stato ucraino differente da quella attuale, che non prevede autonomia per le regioni” ha dichiarato la Merkel, come riportato dalla Reuters, cercando di mettere una pezza alle dichiarazioni del suo Vice.

Nonostante la tardiva e raffazzonata giustificazione delle parole di Gabriel -che è anche il Segretario del Partito socialdemocratico SPD: la forza politica che governa assieme alla cristiano democratica CDU della Merkel- l’ipotesi che il Cancelliere tedesco stia spingendo Poroshenko a dure rinunce territoriali è altrettanto plausibile.

La Germania contro USA, Francia e Polonia

Oltre alle due ipotesi sul ‘Piano Merkel’, una terza, avanzata all’autorevole agenzia PAP dal Direttore della Fondazione PAUCI per il dialogo polacco-ucraino, Jan Pieklo, sembra essere altrettanto probabile, in quanto essa sottolinea come, con la visita in Ucraina, la Merkel abbia in realtà voluto surclassare tre avversari geopolitici: Francia, Polonia e Stati Uniti d’America.

Approfittando del solo parziale impegno degli USA nella questione ucraina -va tenuto conto che il Presidente statunitense, Barack Obama, ha spostato dall’Europa all’Asia-Pacifico l’interesse principale della politica estera statunitense- e dei legami militari tra Francia e Russia -testimoniati dalla vendita dei Mistral francesi a Mosca continuata dal Presidente francese, Francois Hollande, nonostante le sanzioni UE- la Merkel ha infatti avuto gioco facile a presentare la Germania come l’unico Paese dell’Occidente amico e alleato all’Ucraina.

Kyiv, per via del fatto che è la Merkel l’unico interlocutore dell’Europa con cui Putin ha finora mantenuto contatti, è portata così a considerare la Germania come il partner europeo prioritario a spese della Polonia, che, per ragioni culturali, storiche e geopolitiche, finora è sempre stata il punto di riferimento dell’Ucraina presso le Istituzioni europee ed internazionali.

Con il superamento di USA e Polonia -due Paesi che hanno ben chiara l’opportunità e l’importanza economica, geopolitica e morale della diffusione della Democrazia e della Libertà in Europa Orientale- l’Occidente ha così appaltato la risoluzione della crisi ucraina alla Germania: un dato di fatto, che nemmeno il nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE sarà in grado di contrastare una volta eletto.

L’aver lasciato in mano alla Merkel e a Gabriel la risoluzione della crisi ucraina lascia aperti tutti gli scenari: da un lato, la Germania potrebbe diventare davvero la locomotiva politica dell’Europa e realizzare le legittime aspirazioni euro-atlantiche di Kyiv.

Dall’altro, però, la Germania potrebbe fare prevalere i suoi rapporti privilegiati con la Russia in ambito finanziario ed energetico, e, come temuto da Pieklo, realizzare, sulla testa di Poroshenko, e a spese dell’Unità politica dell’Europa, un nuovo ‘Patto Molotov-Ribbentrop’ con Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’EUROPA CONTRO GAZPROM: AL VIA UN’INDAGINE SULLA POLITICA ENERGETICA ANTICONCORRENZIALE DI MOSCA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 5, 2012

La Commissione Europea riconosce il comportamento del monopolista russo contrario alla libera concorrenza e all’interesse geopolitico dell’UE dopo avere visionato i contratti stabiliti con le principali compagnie dei Paesi Centro-Orientali del Vecchio Continente. E’ il primo caso di un’azione simile operata da Bruxelles contro un ente di importanza mondiale

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il monopolista russo del gas rende impossibile la concorrenza, e la condotta di Gazprom in Europa è un pericolo per l’interesse comune dell’UE tutta. Nella serata di martedì, 4 Settembre, La Commissione Europea ha aperto ufficialmente un’inchiesta sul comportamento di Gazprom nei mercati dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

L’iniziativa della Commissione Europea, maturata dopo indagini preliminari operate in Paesi dell’Europa Centro-Orientale – Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Polonia, Romania e Bulgaria – non ha precedenti: è la prima volta infatti che Bruxelles avvia un simile procedimento nei confronti di un importante ente accusato di monopolizzare il mercato ed impossibilitare la concorrenza interna all’UE.

Secondo la Commissione Europea, che ha esaminato i contratti stabiliti tra Gazprom e le singole compagnie energetiche dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, il monopolista russo ha reso impossibile la libera circolazione di gas all’interno dell’Unione.

Inoltre, l’ente energetico controllato direttamente dal Cremlino ha contrastato con tutti i mezzi a sua disposizione la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di gas, che Bruxelles ha varato per diminuire la dipendenza dall’oro blu di Mosca e sfruttare direttamente i giacimenti del Bacino del Caspio.

L’iniziativa di Bruxelles – importante dal punto di vista politico, in quanto l’UE ha chiaramente riconosciuto che il comportamento dei russi sul piano energetico è contrario all’interesse generale dell’Unione – resta tuttavia limitata al piano investigativo, poiché durante il corso dell’inchiesta non è prevista alcuna sanzione nei confronti di Gazprom.

Se il monopolista russo sarà riconosciuto colpevole del mancato rispetto dell’articolo 102 dell’Accordo di Funzionamento dell’Unione Europea, esso rischierà una multa pari al 10% del suo fatturato annuale che, secondo gli ultimi dati resi pubblici, ammonta a 150 Milioni di Dollari.

Il divide et impera di Mosca in Europa

 

La decisione della Commissione Europea è la naturale conseguenza di una situazione anomala verificatasi sul piano energetico. Per garantire la propria egemonia sul Vecchio Continente, e dividere l’Europa per impossibilitarne la realizzazione di misure atte a garantire la sicurezza dei 27 Paesi UE, la Russia ha concesso sconti agli Stati dell’Europa Occidentale – Germania, Francia e Italia – in cambio della loro lealtà economica e politica.

Al contrario, nei confronti dei Paesi dell’Europa Centrale, politicamente avversati dai russi – come Polonia, Paesi Baltici, e Romania – Mosca ha mantenuto le tariffe su un livello notevolmente alto, ed ha provveduto al loro isolamento infrastrutturale mediante la costruzione del Nordstream.

Questo gasdotto è ubicato sul fondale del Mar Baltico per rifornire di oro blu la Germania direttamente dalla Russia. Nonostante le proteste dei Paesi dell’Europa Centrale – che hanno visto nell’accordo russo-tedesco un nuovo Patto Molotov-Ribbentrop contrario all’interesse generale europeo – il Nordstream è stato costruito nell’inizio del 2012 grazie all’appoggio politico ed economico alla Russia di Germania, Francia ed Olanda.

Matteo Cazzulani

Conoscere la storia d’Europa: visita al Museo delle Vittime del Genocidio di Vilna

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on August 24, 2012

Ungheria, Polonia e Lituania il giorno dell’Anniversario del Patto Molotov-Ribbentrop hanno ricordato le vittime dei totalitarismi comunista e nazista. Una visita virtuale all’esposizione museale lituana.

Vilna (Lituania) – Ungheria, Polonia e Lituania: tre Paesi dell’Europa Centrale uniti nel comune ricordo delle stragi compiute dai totalitarismi del Ventesimo Secolo. Nella giornata di giovedì, 23 Agosto, e stata celebrata la Giornata Europea del Ricordo delle Vittime dei Regimi Totalitari, istituita per commemorare i milioni di morti provocati dal comunismo e dal nazismo in Europa Centrale ed Orientale durante tutto il Novecento.

La commemorazione più importante ha avuto luogo a Budapest, dove le Autorità ungheresi e polacche si sono riunite per celebrare solennemente la ricorrenza.

Come sottolineato dal Sottosegretario di Stato del Ministero della Giustizia polacco, Wojciech Wegrzyn, il 23 Agosto 1939, con la firma del Patto Molotov-Ribbentrop, ha avuto inizio la collaborazione tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, che ha portato alla spartizione dell’Europa Centrale tra Mosca e Berlino, e alla realizzazione nel cuore del Vecchio Continente di eccidi e violenze che non bisogna dimenticare.

“Stalin ed Hitler credevano nell’eternità del tempo e nel permanere per sempre dei loro regimi – ha dichiarato il Primo Ministro ungherese, Viktor Orban – Essi credevano che fosse possibile cancellare il ricordo del passato. Si sono sbagliati, e noi oggi non dobbiamo dimenticare quanto da essi compiuto”.

La celebrazione e avvenuta su iniziativa di Ungheria e Polonia nel Museo del Terrore di Budapest, la cui costruzione e stata fortemente voluta dal Governo Orban per dare la possibilità alle future generazioni di conoscere con i propri occhi quanto provocato in Europa Centrale dai due totalitarismi.

Il Museo si trova infatti presso la vecchia centrale operativa dei fascisti ungheresi che collaboravano coi nazisti. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’edificio – che oltre alla parte museale conserva le sale dove i dissidenti venivano torturati, detenuti, interrogati e fucilati, e divenuto la sede del Servizio di Sicurezza comunista.

Simile atmosfera di quella di Budapest la si e potuta registrare anche in Lituania. A Vilna, il Giorno del Ricordo delle Vittime dei Regimi Totalitari e stata l’occasione per issare tutte le bandiere presso gli edifici pubblici a mezz’asta, e permettere alla popolazione la visita gratuita al Museo delle Vittime dei Genocidi.

Proprio come il Museo del Terrore di Budapest, il centro museale di Vilna e situato presso la vecchia sede del KGB e dell’NKVD: le due principali emanazioni del regime sovietico responsabili, anche in Lituania, di massacri ai danni di migliaia di avversari politici.

Ad inaugurarla, il 14 Ottobre 1992, e stata un’iniziativa congiunta del Ministero lituano della Cultura e dell’Educazione e della Presidenza dell’Unione dei Prigionieri e dei Deportati Politici. Il 24 Marzo 1997, il Museo e stato riorganizzato per colerebbe del Governo della Lituania, e la sua gestione e stata affidata al Centro Ricerche sul Genocidio e sulla Resistenza lituano.

La struttura, situata presso la centrale via Gedimino, possiede tre piani, entro i quali sono dislocati più di 100 Mila reperti organizzati in un percorso espositivo ben strutturato. La prima sezione, situata sul piano terreno, raccoglie reperti legati a tre fasi della Storia della Lituania.

Si inizia con il periodo tra il il 1940 e il 1941 – quando le armate dell’Unione Sovietica con l’appoggio politico della Germania Nazista hanno occupato la Lituania ed hanno portato al progressivo annichilamento della sovranità politica e culturale dei lituani – per seguire con la Guerra Partigiana lituana tra il 1944 e il 1953 – combattuta dalla Lituania contro la dominazione sovietica, dopo tre anni di occupazione nazista, per ristabilire uno Stato indipendente – e concludere con la soppressione dell’attività bellica dei partigiani, avvenuta con l’eliminazione brutale di 20 Mila combattenti da parte delle forze armate comuniste com il sostegno militare dell’esercito russo.

La seconda sezione e dedicata alla descrizione della vita nei campi di detenzione in Lituania e nel resto dell’Unione Sovietica, dove gran parte dei partigiani lituani e stata spostata con la forza.

Proprio alle deportazioni di massa dei lituani – avvenuta tra il 1944 e il 1991 in maniera scientificamente organizzata per separare nuclei famigliari e rompere legami affettivi tra i sospettati di dissenso al regime comunista – e dedicata la seconda parte della seconda sezione, che comprende anche un’esibizione dedicata alla resistenza popolare nonviolenta all’Unione Sovietica tra il 1954 e il 1991, ed una serie di reperti inerenti all’attività del KGB a Vilna e in altre città della Lituania.

E nel piano seminterrato che si trova la parte più importante del Museo delle Vittime dei Genocidi: la Prigione del KGB. Essa e stata costruita dai sovietici nel 1940 per processare, detenere ed eliminare i dissidenti lituani. Una volta spezzata la guerra partigiana della Lituania, nel 1953, solo 23 delle 50 celle della Prigione sono state utilizzate per la detenzione e gli interrogatori dei prigionieri prima del loro invio nei Gulag in Russia, mentre il resto e stato adibito ad archivio fino all’Agosto del 1991, quando i russi sono stati costretti ad abbandonare la Lituania.

Tra le sale dell’esposizione, di particolare importanza sono i luoghi insonorizzati in cui venivano effettuate le torture, le stanze buie e umide in cui venivano rinchiusi i detenuti dopo gli interrogatori, la “sala dell’acqua” – in cui i prigionieri erano costretti a sostare su uno setto bordo per non cadere in una piscina di acqua ghiacciata – e, infine, la sala delle esecuzioni.

Quest’ultimo luogo si trova in una posizione più isolata, e mantiene l’aspetto tetro e funesto del passato. Dopo una sala in cui veniva compilato il certificato di morte del condannato, segue una stanza di poco più grande, in cui veniva eseguita l’esecuzione. A spiegare come il tutto avvenisse in maniera sistematica e ripetitiva e un filmato, proiettato su uno schermo all’interno della sezione.

Anche ebrei e sacerdoti cattolici tra le vittime dei totalitarismi comunista e nazista

Per concludere, non manca presso la prigione una stanza dedicata alle vittime ebraiche della Shoah provocate dall’occupazione nazista tra il 1941 e il 1944, ed una contenente i reperti appartenuti ai Sacerdoti cattolici impegnati con la preghiera nel sostegno della lotta partigiana: uccisi anch’essi dalla furia comunista per avere rifiutato di collaborare con il regime sovietico.

Matteo Cazzulani