LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del gas: la Turchia sempre meno dipendente dalla Russia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 31, 2016

Ankara aumenta la quantità di gas importata da Iran ed Azerbaijan a spese dell’oro blu proveniente da Mosca. La crisi diplomatica turco-russa e la politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea le ragioni del nuovo equilibrio energetico



Varsavia – Più Iran ed Azerbaijan e meno Russia, ma pur sempre dipendenti dal gas di Mosca. Questa è la situazione della politica energetica della Turchia che, secondo l’Agenzia per la regolamentazione del mercato energetico turco -EPDK- nel primo trimestre del 2016 ha importato un totale di 13,17 miliardi di metri cubi di gas, dei quali 10,24 attraverso gasdotti, mentre il 2,93 per mezzo di rigassificatori.

Secondo i dati della EPDK, ad acquisire importanza nella politica energetica turca è l’Iran, che ha incrementato le forniture di gas alla Turchia dai 2,14 miliardi di metri cubi di gas del primo trimestre del 2015 ai 2,18 miliardi di metri cubi inviati ad Ankara nel primo trimestre del 2016. 

Nello specifico, le forniture di gas dall’Iran, effettuate attraverso il Gasdotto Terbiz-Ankara, coprono il 16,4% delle importazioni di oro azzurro complessive della Turchia.

Ad incrementare la propria importanza come fornitore di gas della Turchia è anche l’Azerbaijan che, secondo le stime, ha incrementato la quantità di oro azzurro esportato nel mercato turco a 1,71 miliardi di metri cubi di gas nel primo trimestre 2016 rispetto all’1,69 del primo trimestre del 2015.

Le importazioni di gas dall’Azerbaijan, effettuate attraverso il Gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum, coprono il 13% del fabbisogno di gas della Turchia.

L’incremento delle importazioni da Iran ed Azerbaijan ha comportato un decremento della quantità di gas che la Turchia importa dalla Russia. Ad oggi, Ankara ha importato da Mosca 6,35 miliardi di metri cubi di gas nel primo trimestre del 2016, in netto calo rispetto ai 7,5 miliardi di metri cubi di oro azzurro russo importati nel primo trimestre 2015.

La Russia, che esporta gas nel sistema infrastrutturale energetico turco attraverso il Bluestream -gasdotto realizzato sul fondale del Mar Nero- resta tuttavia un importante fornitore di energia per la Turchia, dal quale Ankara importa il 48,2% di oro azzurro.


Le motivazioni dell’incremento dell’importanza energetica di Iran ed Azerbaijan a spese della Russia nel mercato energetico della Turchia sono legate a motivazioni di diversa natura. In primis, il congelamento delle relazioni diplomatiche tra Ankara e Mosca a seguito dell’abbattimento di un velivolo miliare russo nel Novembre 2014, ritenuto dalle forze armate turche responsabile di avere ripetutamente violato lo spazio aereo della Turchia, ha avuto ripercussioni sul lato energetico. 

Infatti, Ankara non solo ha decrementato la quantità di gas importata dalla Russia, ma ha anche affossato il Turkish Stream, un gasdotto che Mosca aveva progettato, sempre sul fondale del Mar Nero, per incrementare la quantità di gas inviata nei mercati energetici dell’Unione Europea -e, con esso, aumentare la dipendenza dei Paesi membri UE dalle forniture di energia del Cremlino.

In secondo luogo, occorre considerare lo stretto legame energetico tra Turchia ed Azerbaijan, rafforzatosi, di recente, con la realizzazione del Corridoio Meridionale Energetico Europeo, un fascio di gasdotti che la Commissione Europea ha concepito per diversificare le forniture di gas nei mercati dei Paesi membri dell’Unione Europea.

Il Corridoio Meridionale è concepito per veicolare gas dall’Azerbaijan all’Italia attraverso la Turchia, che figura non solo come un importante Paese di transito, ma anche come uno dei principali investitori dell’infrastruttura.

Infine, da tenere da conto è anche la revoca delle sanzioni occidentali all’Iran, un fatto che ha incentivato Tehran a presentarsi agli occhi dell’Unione Europea come un potenziale fornitore di gas che, assieme all’Azerbaijan, aiuterebbe l’UE a decrementare l’alta dipendenza energetica da Russia ed Algeria.


Le conseguenze del gelo energetico turco-russo

Oltre a Iran ed Azerbaijan, importante per la Turchia potrebbe rivelarsi la carta israeliana, dal momento in cui Israele mantiene vivo un progetto atto ad esportare il gas proveniente dai giacimenti del Mediterraneo Orientale nel mercato dell’Unione Europea proprio attraverso il sistema infrastrutturale energetico turco.

Nello specifico, il progetto israeliano prevede la realizzazione di un gasdotto sul fondale del Mediterraneo orientale per veicolare il gas estratto dai giacimenti Tamar e Leviathan fino alla Turchia dalla quale, attraverso il Corridoio Meridionale, l’oro azzurro di Tel Aviv arriverebbe in Unione Europea.

Con l’avvio delle importazioni di gas da Israele, ma già da ora con l’incremento della quantità di gas veicolata da Iran ed Azerbaijan, la Turchia potrebbe rafforzare la propria posizione nei confronti dell’Unione Europea, risultando, agli occhi di Bruxelles, un Paese di transito del quale l’UE non può fare a meno per diversificare le proprie forniture di gas.

D’altro canto, la diminuzione del peso della Russia nel mercato energetico turco potrebbe comportare un inasprimento delle relazioni tra Ankara e Mosca, sopratutto se si considera che, per il Cremlino, la Turchia rappresenta uno dei principali mercati nei quali esportare il proprio gas.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Asse Putin-Erdogan nella Guerra del Gas contro l’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 2, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom incrementa la quantità di gas esportato ad Ankara, che ha aperto le trattative per la rinegoziazione degli accordi energetici con l’Azerbaijan. Col potenziamento del gasdotto Bluestream, Mosca mette a serio repentaglio relazioni contrattuali fondamentali per la diversificazione delle forniture di oro blu dell’Europa

Giochi di Contratto in un’area del Mondo delicata tanto quanto l’Ucraina mettono a serio repentaglio la realizzazione del Corridoio Meridionale dell’Unione Europea e, più in generale, la necessaria diversificazione delle forniture di gas per i Paesi membri UE. Lo scorso 22 Aprile, Turchia e Russia hanno concordato l’incremento della quantità di gas russo inviata da Mosca in territorio turco per mezzo del gasdotto Bluestream: infrastruttura, realizzata sul fondale del Mar Nero nel 2005 per mezzo di un accordo politico tra il Presidente russo, Vladimir Putin, il Premier turco Tajip Erdogan, e quello italiano Silvio Berlusconi.

Nello specifico, durante un incontro ad Ankara tra il Ministro dell’Energia turco Taner Yildiz e il Vicepresidente del monopolista statale russo del gas Gazprom, Aleksandr Medvedev, la Russia ha proposto l’aumento della quantità di gas venduta ad Ankara tramite il Bluestream da 16 a 19 Miliardi di metri cubi all’anno.

La proposta di Mosca, che fonti ben autorevoli confermano essere stata accettata da Ankara, è servita alla Russia per compensare la richiesta avanzata dalla Turchia di uno sconto sul prezzo del gas con l’impegno a garantire forniture di oro blu russo stabili e durature.

Se sul piano effettivo l’incremento delle esportazioni di gas russo in Turchia va incontro alla crescente domanda turca di energia, su quello geopolitico il rafforzamento del transito di oro blu attraverso il Bluestream punta a mettere in crisi le relazioni energetiche che Ankara intrattiene con Azerbaijan ed Iran.

Infatti, l’incremento del gas esportato in Turchia dalla Russia ha subito spinto Ankara a richiedere una revisione dei contratti con Azerbaijan e Iran sopratutto per quanto riguarda la cancellazione della clausola Prendi o Paga, che, ad oggi, obbliga la parte turca ad acquistare un massimale di 6,6 miliardi di metri cubi di gas azero e di 10 miliardi di metri cubi iraniano.

Oltre che al declassamento delle relazioni turche con due importanti fornitori, la mossa della Russia nell’aumentare la portata del Bluestream è orientata a bloccare il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

Per decrementare la forte dipendenza dalle importazioni da Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha concepito la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati per importare oro blu dall’Azerbaijan -e possibilmente anche da Israele ed Iraq- attraverso il territorio turco.

Del Corridoio Meridionale fanno parte due progetti che coinvolgono diversi Paesi UE ed extra-UE, come il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Turchia occidentale dall’Azerbaijan attraverso Georgia e tutto il territorio turco.

Altro progetto del Corridoio Meridionale è il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato per trasportare 10 miliardi di metri cubi del gas azero veicolato dalla TANAP dalla Turchia Occidentale in Italia attraverso Grecia ed Albania, con diramazioni che servono anche Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Ungheria, Bulgaria e Romania.

Il Bluestream come il Southstream

La realizzazione del Corridoio Meridionale UE ha avuto una notevole implementazione in seguito alle sanzioni di carattere anche energetico che l’UE ha imposto alla Russia in risposta all’annessione militare della Crimea e alle provocazioni militari organizzate da Mosca in Ucraina orientale.

Nello specifico, le sanzioni UE hanno congelato il Southstream: gasdotto, progettato sul fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia e Austria, sempre sulla base di un accordo politico tra Putin e Berlusconi, che mira ad incrementare a 63 miliardi di metri cubi annui la quantità di gas inviato dalla Russia in Europa.

In alternativa al Southstream, che la Commissione Europea ha più volte dichiarato essere illegale e lesivo della sicurezza energetica dei Paesi UE, Putin, per mezzo del Bluestream, sta ora cercando di allontanare dalla partecipazione ai progetti energetici europei un Paese, la Turchia, fondamentale per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 19, 2011

Mosca dichiara la rinuncia al Gasdotto Meridionale, e si concentra sull’acquisizione del mercato energetico di Kyiv

 

Il tragitto di Nabucco e Southstream

Un bluff per alcuni. Una sconfitta dei russi, per altri. Per altri ancora, una pedina da sacrificare, per l’ennesimo scacco matto nello scacchiere energetico euroasiatico. Fa discutere, e non poco, la dichiarazione del Vice-Premier russo, Igor Sechin, in merito alla possibile rinuncia di Mosca al Southstream.

 

La decisione è stata presa al termine delle trattative con il Presidente turco, Tayipp Erdogan, conclusesi con il diniego, da parte di Ankara, al transito dell’infrastruttura per le acque territoriali anatoliche.

Esulta Christian Dolesan, Rappresentante del concorrente Nabucco, che ha ribadito la natura non antirussa del suo progetto. Il quale, ora, ha via libera nel Mediterraneo.

Noto anche come Gasdotto ortodosso, il Southstream è stato progettato dal monopolista russo, Gazprom, e dal colosso italiano ENI — e finanziato dalla tedesca RWE, dalla francese Suez-Gaz de France, e dalle compagnie statali serba, macedone, greca, bulgara, ed austriaca — per rifornire il Vecchio Continente di oro blu. Aggirando Paesi invisi a Mosca, come Romania, Moldova, ed Ucraina.

Il Nabucco è una risposta dell’Unione Europea, supportata dal consorzio AGRI — Azerbajdzhan, Georgia, Ungheria, e Romania — per veicolare oro blu centro asiatico, senza transitare per la Federazione Russa.

A contrastare la contentezza di Dolesan, l’autorevole East European Gas Analysis, secondo cui il tutto sarebbe nato da un bluff della Turchia, per ottenere maggiori vantaggi dall’accordo di Mosca.

Ad esso, il Cremlino avrebbe risposto con un ulteriore mossa tattica, paventando la rinuncia al Southstream, compensato dal rilevamento dei gasdotti ucraini.

Ed è proprio l’Ucraina a cantare vittoria. Secondo il Vice-Primo Ministro, Andrij Kljujev, è grazie alla pressione diplomatica di Kyiv che Mosca ha abbandonato l’infrastruttura sotomarina, rendendosi conto della maggiore convenienza, per esportare gas in Europa, della via terrestre,

Secondo il politico ucraino, Mosca sarebbe consapevole dell’inefficiacia dei gasdotti su fondali marini, come dimostrato dal farraginoso funzionamento del Bluestream — tra Russia e Turchia.

Inoltre, Kljujev ha ribadito la volontà dell’Ucraina di presentarsi come partner affidabile dei russi, anche per le questioni energetiche, invitando l’afflusso di investimenti da Mosca per la modernizzazione del sistema infrastrutturale energetico.

L’Ucraina nel mirino della Russia

Secondo altri esperti, proprio l’Ucraina sarebbe la pedina che la Russia potrebbe mangiare, dopo aver sacrificato il Gasdotto Meridionale.

Il restauro delle condutture di Kyiv passa attraverso la fusione tra Gazprom ed il colosso statale ucraino, Naftohaz, in un unico suprmonopolista. Il quale, posseduto solo al 6% da Kyiv, opererebbe nel mercato ucraino senza concorrenti.

A conferma di tale scelta, la decisione del colosso della Nafta Lukojl di trasferire la Sede madre per l’Europa Centro-Orientale dalla Bielorussia all’Ucraina.

Matteo Cazzulani