LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Ucraina teme l'”aiuto umanitario” di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 12, 2014

Il Presidente russo, durante una conversazione telefonica con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ventila l’ipotesi di una missione di soccorso di Mosca nel Donbas. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, invita Obama a riconoscere a Kyiv lo status di alleato degli Stati Uniti d’America

In epoca sovietica, l”aiuto fraterno’ consisteva nell’invio da parte dell’Unione Sovietica di carri armati e mezzi militari presso quegli Stati satelliti di Mosca che, come l’Ungheria nel 1956 e la Cecoslovacchia nel 1968, intendevano affrancarsi, seppur solo parzialmente, dall’orbita dell’URSS. Oggi, gli ucraini temono un simile ‘aiuto fraterno’ mascherato da aiuto umanitario da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin, teso a inserire in Ucraina truppe dell’esercito russo.

A motivare il timore degli ucraini è stata la dichiarazione del Presidente Putin che, lunedì, 11 Agosto, durante una telefonata con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha dichiarato l’intenzione di inviare in Ucraina un aiuto umanitario russo.

Come riportato dalla Ukrayinska Pravda, Putin avrebbe lamentato la situazione di emergenza umanitaria nell’est dell’Ucraina, colpito dalle operazioni militari tra l’esercito ucraino e i miliziani pro-russi.

La notizia ha subito gettato in allarme l’Ucraina, dal momento in cui, venerdì, 8 Agosto, l’esercito ucraino schierato alla frontiera orientale del Paese ha fermato un convoglio mascherato da missione umanitaria carico di militari russi diretti nel Donbas.

Pronta alle dichiarazioni di Putin è stata la reazione del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che ha subito informato dell’accaduto il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, nonostante la Croce Rossa, come riportato dall’agenzia Ukrinform, abbia dichiarato di non prestare il fianco al transito illegale di armi e di soldati dalla Russia all’Ucraina.

Durante la conversazione con Obama, il Presidente Poroshenko ha anche chiesto al Congresso statunitense di approvare al più presto l’Atto che riconosce ad Ucraina, Georgia e Moldova lo status di Paesi alleati USA.

Questo documento, che deve essere ancora approvato in lettura definitiva, paragona l’Ucraina agli altri Paesi della NATO, verso cui gli USA hanno obbligo di ausilio militare difensivo in caso di aggressione da parte di eserciti di Stati non appartenenti all’Alleanza Atlantica.

Anche UE e NATO stanno con Kyiv

A sostegno di Poroshenko si è subito schierato Barroso, che durante la conversazione con Putin ha messo in guardia il Presidente russo dall’attuare azioni di guerra in maniera unilaterale.

A preoccupare Ucraina ed Europa sono sopratutto le continue esercitazioni militari che l’esercito russo sta attuando a ridosso dei confini ucraini.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, ai confini con l’Ucraina sarebbero presenti circa 40 Mila soldati russi pronti all’invasione delle regioni orientali ucraine.

A parlare di alta probabilità di un attacco russo all’Ucraina è stato, di recente, anche il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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GAS: L’EUROPA GUARDA ALL’UCRAINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 21, 2013

La Commissione Europea interessata alla gestione del sistema dei gasdotti ucraini. Gli Stati Uniti d’America incoraggiano l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti di shale di Kyiv.

Un eldorado energetico che può garantire l’indipendenza dell’Europa grazie a gas naturale e shale.

Nella giornata di venerdì, 18 Aprile, la Commissione Europea ha dichiarato la volontà di organizzare insieme al Governo ucraino una tavola rotonda per valutare le possibilità di cooperazione tra Unione Europea ed Ucraina sul gas.

Come riportato dal Kyiv Post, l’evento sarà coordinato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, e dal Ministro ucraino all’Energia, Eduard Stavytsky.

Nello specifico, Bruxelles e Kyiv valuteranno l’ipotesi di ristrutturare il sistema infrastrutturale energetico ucraino, e di utilizzare le riserve di gas contenute in Ucraina.

Come riporta il Wall Street Journal, particolare interesse all’Ucraina è stato reso noto da Polonia e Germania, attratte da un sistema di gasdotti in grado di trasportare 31 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Oltre al gas naturale, particolare importanza è ricoperta dallo Shale: oro blu ubicato in rocce profonde estratto mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica.

Come riportato dall’agenzia Ukrinform, l’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Ucraina, John Tefft, ha sottolineato che Kyiv è in grado di avvalersi dei suoi giacimenti di shale per diventare un Paese indipendente sul piano energetico.

L’Ambasciatore Tefft ha aggiunto che, grazie allo shale, gli USA hanno incrementato esponenzialmente le loro esportazioni di gas, e sono riusciti ad attrarre un alto numero di investimenti.

Una reazione alla politica energetica di Mosca

La posizione dell’Ucraina è dettata dal bisogno di rispondere alla politica della Russia, che si avvale dell’energia per costringere Kyiv a entrare nella sfera di influenza geopolitica di Mosca.

La Russia ha dichiarato la volontà di concedere sconti sulla bolletta del gas all’Ucraina -che dipende al 90% dalle forniture di Mosca- in cambio dell’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale.

Questo progetto di integrazione sovranazionale, a cui hanno già aderito Bielorussia e Kazakhstan, è concepito dalla Russia per imporre l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

Inoltre, l’Ucraina ha ricevuto da Mosca la richiesta del pagamento di 7 Miliardi di Euro per gas non acquistato.

Per diminuire la dipendenza dalle importazioni della Russia, il Governo ucraino ha incrementato l’utilizzo di carbone e gasolio per il funzionamento delle industrie.

Kyiv inoltre ha avviato l’importazione dalla Germania di gas russo venduto a prezzi più favorevoli dalla compagnia tedesca RWE attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: PRENDE FORMA IL CORRIDOIO NORD-SUD DELL’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 24, 2012

Ungheria e Slovacchia avviano l’unificazione dei gasdotti nazionali nell’ambito del progetto della Commissione Europea mirante alla diminuzione della dipendenza energetica dalla Russia. Benefici previsti anche per Croazia e Ucraina. Si alza la tensione tra Israele e Turchia per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo

Il Premier ungherese, Viktor Orban

Il gas unisce l’Europa ma divide il Mediterraneo. Nella giornata di mercoledì, 23 Maggio, Ungheria e Slovacchia hanno avviato il progetto di unificazione dei gasdotti dei due Paesi con la costruzione di una conduttura di 115 chilometri tra le località di Vel’ky Krtis e Vecses.

Come riportato dall’autorevole agenzia Ukrinform, l’accordo, siglato tra la compagnia ungherese Magiar Gaz Tranzit Zrt e la slovacca Eustream, segue un documento firmato il 28 Gennaio 2011 dai Primi Ministri dei due Paesi, Viktor Orban e Iveta Radicova – oggi sostituita da Robert Fico dopo le ultime elezioni legislative – per il rafforzamento dell’indipendenza energetica dell’Unione Europea.

La messa in comune dei sistemi infrastrutturali di Budapest e Bratislava è infatti un passo fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: un sistema di gasdotti che unisce il Mar Baltico al Mar Mediterraneo, progettato dalla Commissione Europea, e sostenuto dal Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia – per consentire ai Paesi del’Europa Centrale approvvigionamenti di gas di provenienza non russa in maniera costante.

L’importanza europea del piano è confermata dai 30 Milioni di Euro stanziati da Bruxelles nell’ambito del Fondo European Energy Program for Recovery, che contribuiranno in maniera considerevole ad aiutare i governi ungherese e slovacco nella copertura delle spese complessive: pari a 160 Milioni di Euro.

“Il progetto soddisfa una strategia di medio raggio, e garantisce l’indipendenza energetica dell’Unione Europea – riporta una nota dell’ente energetico MVM, a cui appartiene la Magiar Gaz Tranzit Zrt – La messa in comunicazione dei gasdotti di Ungheria e Slovacchia è fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud dell’Unione Europea”.

Oltre al quartetto di Vysehrad, a beneficiare dell’infrastruttura saranno altri Paesi europei come la Croazia, in cui è prevista la costruzione del terminale sud del Corridoio della Commissione Europea, presso il quale il gas liquido importato via mare sarà rigassificato e inviato verso il centro del Vecchio Continente.

Un altro Stato potenzialmente interessato dal Corridoio Nord-Sud è la Lituania, che potrebbe deviare verso la tratta polacca parte del gas liquido rigassificato presso il terminale di Klajpeda – in via di realizzazione.

Discorso a parte merita l’Ucraina, che dall’unificazione dei gasdotti ungheresi e slovacchi potrebbe ottenere la possibilità di sfruttare il sistema infrastrutturale centro-europeo per diminuire la totale dipendenza dalla Russia.

Infatti, la realizzazione del Corridoio Nord-Sud permetterebbe l’invio di oro blu in circolazione nel Vecchio Continente verso est attraverso lo sfruttamento dei gasdotti della Slovacchia rimasti inutilizzati dall’avvio del progetto della Commissione.

Come riportato dall’esperto in materia energetica, Mykhajlo Honchar, Bratislava ha tutto l’interesse a mantenere attivo ogni suo gasdotto, e a riguardo trattative sono già state intavolate tra la Eustream e il colosso ucraino Naftohaz.

Israele e Turchia si misurano per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo

Mentre in Europa si unificano i gasdotti, sempre a causa della corsa all’oro blu, nel Mediterraneo si alza la tensione mediatica, e forse anche militare. Nella giornata di giovedì, 15 Maggio, il Ministero degli Esteri israeliano ha smentito l’invio di un contingente militare di 20 Mila soldati a Cipro per presidiare i giacimenti di gas di Nicosia.

La notizia è stata battuta, nella medesima giornata, dall’agenzia turca Anatolia, e secondo il parere di diversi esperti testimonierebbe l’innalzarsi della tensione nell’est del Mediterraneo in seguito all’individuazione di un ricco giacimento di oro blu nelle acque territoriali israeliane, libanesi, e cipriote.

Noto come Leviathan, il serbatoio di gas è già entrato nei progetti di un’alleanza tra Israele, Cipro e Grecia per il trasporto dell’oro blu in Europa. Se realizzato, questo piano diminuirebbe non solo lo status di monopolista nelle forniture di gas in Europa della Russia, ma anche il ruolo di Paese di transito dell’oro blu finora esercitato dalla Turchia.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA LUNA DI MIELE TRA GERMANIA E RUSSIA E’ FINITA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 28, 2011

Le compagnie teutoniche RWE ed E.On decise a ricorrere in tribunale per rivedere le condizioni contrattuali del monopolista russo Gazprom, ritenute svantaggiose e fuori mercato. Mosca rinsalda la presenza in Europa con il varo del rodaggio del NordStream

Se il prezzo non è adeguato, la partnership di ferro, i gasdotti sottomarini, e le pacche sulle spalle possono

Il tragitto del Nordstream

Il tragitto del Nordstream

finire a carte bollate. Nella giornata di martedì, 6 Settembre, le due maggiori compagnie energetiche tedesche, RWE ed E.On, hanno dichiarato totale insoddisfazione per le condizioni contrattuali applicate dal monopolista russo, Gazprom, definite fuori dalle logiche contrattuali ed oggetto di ricorso all’Arbitrato di Stoccolma.

Come riportato dall’autorevole UkrInform, RWE avrebbe richiesto ai russi una rinegoziazione del tariffario, intervenendo sulla modalità di conteggio dell’ammontare della bolletta di un contratto che lega le due compagnie dal 1998, e che, recentemente rinnovato, scade solo nel 2035. E.On, invece, ha evidenziato come le condizioni di Gazprom non rispettino quelle del mercato attuale, ed abbiano portato la seconda compagnia teutonica a pagare l’oro blu davvero salato: con un rincaro del 22% rispetto al prezzo medio mondiale.

Qualora il ricorso venisse seriamente presentato, per E.On si tratterebbe del secondo processo contro Gazprom, dopo quello reso necessario per regolare il contratto vigente, con cui il monopolista russo, similmente ad RWE ed alle altre compagnie dell’Europa Occidentale, ha concesso uno sconto in cambio di una durata più lunga dell’accordo: una strategia necessaria per i russi, al fine di assicurare la presenza di Mosca nel Vecchio Continente, e contrastare la politica energetica della Commissione Europea, orientata alla diminuzione della dipendenza dalla Russia ed alla diversificazione delle forniture.

Nord Stream al via

A tale strategia si ascrive anche il gasdotto NordStream, che proprio martedì 6 settembre ha iniziato a funzionare, seppur ancora in regime di rodaggio. L’infrastruttura sottomarina è un progetto di Gazprom, compartecipato da E.On, dalla compagnia francese Suez-Gaz de France, e dall’olandese Gasunie, concepito per aggirare Paesi politicamente invisi al Cremlino, come Polonia, Ucraina, e Stati Baltici.

Durante la cerimonia inaugurale, il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ha sottolineato la natura politico-economica del gasdotto sul fondale del Baltico: utile a Mosca per mantenere contatti diretti con un’Europa Occidentale disposta a contrastare politiche comuni di tutta l’UE per soddisfare la propria sete di gas a prezzi più convenienti di quelli del vicino.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: ACCORDO RUSSIA-SLOVACCHIA. L’UCRAINA TREMA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 20, 2011

Gazprom si accorda per tre siti di riserva di gas a Bratislava, ed appronta una nuova politica monetaria, basata su rubli e yuan. Protesta Kyiv

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Ricavi in rubli, prestiti in yuan, e costruzioni nel Centro dell’Europa. Non si è fatta aspettare la reazione del monpolista russo del Gas, Gazprom, all’offensiva dell’Unione Europea per la propria indipendenza energetica dalla Russia.

Come riportato dall’agenzia Ukrinform, il ministro dell’Energia russo, Sergej Shmatko ed il suo collega slovacco, Juraj Mishkovy, hanno progettato la costruzione nel Paese centroeuropeo di tre siti di stoccaggio e riserva di gas.

Infrastrutture che, come illustrato da Gazprom, garantiscono alla Slovacchia non solo sicurezza energetica, ma anche costanti forniture di oro blu dal Mosca, da cui Bratislava dipende al 99%.

Tra gli scontenti, l’Ucraina, che contende alla Slovacchia il ruolo di partner più affidabile nel trasporto dell’oro blu russo agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Come sottolineato dal Vice-Premier ucraino, Serhij Tihipko, uno dei vantaggi di Kyiv è il possesso dei maggiori siti di riserva sotterranei. Il fatto che la Russia abbia optato per la costruzione di nuovi, significa rinunciare al rafforzamento della partnership con l’Ucraina. Tanto sperato dal suo Capo di Stato, Viktor Janukovych.

Niente più euro

Inoltre, all’Ucraina potrebbe spettare un altro svantaggio. Come dichiarato dal Direttore Finanziario di Gazprom, Sergej Kruglov, il monopolista russo ha deciso di rafforzare la propria valuta nazionale,vendendo in rubli, anziché in euro, le proprie obbligazioni a bielorussi ed ucraini.

Nel contempo, la medesima politica di utilizzo di valuta fuori mercato porterà Mosca a prestare yuan a Cina ed altri partner asiatici, con cui i rapporti sono sempre più vivaci.

Matteo Cazzulani