LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO TORNA IN PUBBLICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 6, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica si mostra ai sostenitori dalle finestre della sua cella di isolamento, dove è detenuta da tre mesi. Perché è necessario sostenere l’ex-Primo Ministro

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

Tre sono i mesi trascorsi da un arresto illegale avvenuto ancor prima della sentenza, così come tre sono le settimane passate dal verdetto che, a chiusura di un processo farsa – in cui la difesa è stata privata di ogni diritto – ha condannato a sette anni di isolamento la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. Nella giornata di venerdì, 5 Novembre, l’ex-Primo Ministro è tornata ad interloquire con i suoi sostenitori, e, sopratutto, a mostrarsi in pubblico, dopo che le rigide condizioni del Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj le vietano di continuo la visita di parenti, esponenti politici di calibro internazionale – da ultimo l’esponente del Consiglio d’Europa, che ha promesso una discussione urgente a Strasburgo sulla situazione ucraina – e persino dei suoi medici di fiducia.

Dopo le dimostrazioni presso la Verkhovna Rada – dove, in contemporanea con Kharkiv, Donec’k, Dnipropetrovs’k e Leopoli, migliaia di ucraini si sono aggiunti ai liquidatori della catastrofe di Chernobyl’ ed ai reduci della guerra in Afghanistan per protestare contro i tagli sociali approntati dall’Amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych – un centinaio di manifestanti si è diretto sotto la cella della Tymoshenko per esprimere il proprio sostegno con slogan e manifesti. Inattesa la risposta della Leader dell’Opposizione Democratica, che si è affacciata alla finestra e, senza nascondere i segni della dura reclusione, ha ringraziato gli accorsi con un cenno di saluto, ed un breve discorso udito a fatica a causa della considerevole distanza in cui la cella dell’Anima della Rivoluzione Arancione è stata abilmente posizionata.

In realtà, la Tymoshenko è già riuscita ad aggirare il muro che la isola dal Mondo lo scorso martedì, Primo di Novembre, con una lettera fatta pervenire all’autorevole agenzia Associated Press, in cui ha invitato l’Unione Europea a concludere i negoziati per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, malgrado la firma di un documento – che conferisce a Kyiv il medesimo status nelle relazioni con il Vecchio Continente di Svizzera, Islanda, e Norvegia – potrà essere presentata da Janukovych come un proprio successo personale.

“Il cammino dell’Ucraina verso l’Europa non può essere interrotto – ha scritto la Tymoshenko – finire oggi significherebbe la rinuncia delle ambizioni occidentali che gli ucraini hanno dimostrato di avere, e lo slittamento dell’Ucraina verso la Russia. Janukovych ha tutto l’interesse a non firmare l’Accordo di Associazione per isolare il Paese – ha continuato – e sfruttarne le risorse per il tornaconto suo e degli oligarchi che lo sponsorizzano, ma la sua entrata in vigore lo obbligherebbe a rispettare quegli standard democratici che l’ondata di repressione politica sta contrastando – ha concluso – e che in UE sono legge fondante”.

Quella della Tymoshenko è una situazione davvero critica: dopo la condanna per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per le forniture di gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – costruita su prove falsate e sommarie, addirittura datate il 31 Aprile – sull’ex-Primo Ministro sono piovute un carico di altre accuse che anche qualora l’articolo 365 del Codice Penale dovesse essere decriminalizzato dal Parlamento – la discussione alla Rada sull’eliminazione di una voce di diretta eredità sovietica è in corso – trascinerebbero la Tymoshenko di nuovo in aula.

Sempre costruite su prove incerte, le nuove imputazioni riguardano l’accollo del debito della sua ex-azienda energetica JEESU sul bilancio statale, concussione con l’ex-Primo Ministro, Pavlo Lazarenko, gestione irregolare dei fondi per il Protocollo di Kyoto – ricevuti per eliminare le emissioni nocive ma spesi per comprare strutture sanitarie e finanziare le pensioni – acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze e, da ultimo, persino dell’omicidio del Deputato Jevhen Shcherban: imprenditore del gas che, secondo indiscrezioni Wikileaks, sarebbe stato eliminato assieme alla moglie per volere di Lazarenko su ordine dell’attuale Leader dell’opposizione Democratica – allora in stretta relazione d’affari con l’ex-Primo Ministro – a Donec’k, nel 1996, al rientro da un volo privato, da parte di un commando di uomini con le insegne della polizia.

A tutto ciò, va aggiunto il sempre più precario stato di salute, con forti dolori alla schiena che costringono la Tymoshenko a manipolazioni giornaliere, e che rischiano di ridurne seriamente le capacità motorie. Il tutto, puntualmente ignorato dall’equipe di medici del Carcere, nella quale – su ordine della Procura Generale – i dottori privati della Leader dell’Opposizione Democratica non hanno il diritto di far parte, lasciando, così, che l’ex-Primo Ministro sia visitata da personale estraneo, in una cella che i pochi testimoni dicono essere fredda, sporca, priva di riscaldamento e finestre sigillate.

I rischi di un nuovo appeasement

La comparsa di Julija Tymoshenko, e la foto che anche noi pubblichiamo, hanno fatto il giro del Mondo, con un tam tam sui social network e lanci di agenzia che hanno riacceso le speranze dei militanti di Bat’kivshchyna – il Partito della Leader dell’Opposizione Democratica – ancora accampati nella tendopoli presso il Tribunale Pechers’kyj, dove la farsa del processo è andata in scena – e, con essi, le preoccupazioni di un Occidente che richiede a gran voce il ristabilimento dello Stato di Diritto in Ucraina. Anche il Legno Storto è sceso in campo con un appello che invitiamo a firmare e fare circolare sopratutto ora che le precarie condizioni di salute della Leader dell’Opposizione Democratica sono chiare a tutti, e che il Ricorso in Appello alla sentenza del processo farsa – che abbiamo raccontato direttamente dalla sala della Corte – è pronto a partire.

Julija Tymoshenko non sarà una santa, come del resto tutti i politici in un Paese dove la corruzione è una piaga tanto diffusa quanto i Pizzoccheri in Valtellina, ma oggi è il simbolo del rispetto di democrazia diritti umani in un Paese europeo per storia, cultura, e tradizione, che l’UE deve integrare al più presto per la propria sicurezza e prosperità: ad est la Russia di Putin è tornata con forti accenti imperialisti, tutti diretti contro un Vecchio Continente considerato il rivale per eccellenza da eliminare per tornare a rivestire un ruolo di superpotenza Mondiale.

Firmare l’appello, e sostenere Julija Tymoshenko, non significa supportare un politico, nasconderne le pagine nere, e glorificare un’icona, bensì dare concreta prova di amore per la Libertà, per il futuro dei nostri figli, e di attaccamento ai valori di un Occidente che, con l’indifferenza alla causa ucraina, rischia di replicare l’atteggiamento di Francia e Gran Bretagna nel periodo interbellico, e permettere ad un nuovo totalitarismo il dominio sull’Europa.

Matteo Cazzulani

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Viktor Janukovych perde il consenso anche dei veterani URSS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 22, 2011

Manifestazione dei reduci dell’Afghanistan, contrari al taglio delle già esigue provvigioni sociali, repressa con la forza dalla polizia. In uno Stato sempre più simile alla Russia di Putin, Kyiv si allinea all’orario di Mosca.

Al Parlamento ucraino si lavora fino all’ora di cena: quando un buio autunnale accarezza il paesaggio, e le camionette della milicija smontano lo scenario dell’ennesima repressione violenta.

A tenere banco in Ucraina nella giornata di martedì, 20 Settembre, e stata la protesta dei veterani dell’Afghanistan per il taglio ai sussidi previdenziali proposto dalla maggioranza, malgrado in campagna elettorale il Presidente, Viktor Janukovych, abbia predicato il contrario.

Un centinaio di reduci della missione sovietica in Afghanistan degli anni’80 che, beffardamente, dopo avere rischiato la pelle per una madrepatria assassina, sono costantemente stati preda delle numerose crisi, costretti ad una vita in condizioni tutt’altro che rispettose del valore militare.

Cornuti e mazziati si direbbe, in questo caso anche picchiati ed asfissiati: per contenere una protesta vivace, che ha portato alcuni manifestanti a forzare la cancellata di sicurezza della Rada, la polizia – in assetto antisommossa – ha adoperato manganello e gas lacrimogeni.

Se non altro, qualche contuso e servito per svegliare il Parlamento che, in preda all’approvazione di provvedimenti dalla scarsa utilità pubblica – malgrado l’approvazione del bilancio sia fissata a breve – ha posticipato, ma non eliminato, la revisione della proposta contestata, ed inviato a mediare il Vice-Premier con delega agli Affari Sociali, Serhij Tihipko, contestato da una massa di manifestanti a dir poco arrabbiata.

A rendere il fatto rilevante non e “solo” l’ennesima repressione violenta di proteste pacifiche nell’Ucraina di Janukovych – con l’aggravante di essersi abbattuta su reduci di guerra di eta avanzata – ma il cospicuo sostegno riposto dai dimostranti nel Presidente durante la campagna elettorale ed i primi mesi della sua amministrazione: un vero e proprio segnale allarmante per un Capo di Stato che, oltre all’isolamento in politica estera – in crisi sia con l’alleato russo, sia con l’Unione Europea, turbata per l’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di un’altra decina di esponenti del campo arancione – deve fare i conti con un crescente dissenso interno.

Kyiv come Mosca

Un segnale di allarme che la stessa maggioranza sembra, pero, non avere udito. Durante la manifestazione, il Parlamento e stato impegnato ad approvare l’eliminazione dell’ora solare: un provvedimento che, conclusosi il quinquennio democratico seguente la Rivoluzione Arancione, allinea sempre più l’Ucraina alla Russia, dopo la ricostituzione di un Presidenzialismo forte – alla base di una verticale del potere in cui il Parlamento e sotto il pieno controllo del Capo dello Stato, libero di creare e sciogliere maggioranze a suo piacimento – e la revisione dei manuali di storia secondo la vulgata del Cremlino.

“Risparmieremo 300 Milioni di Hryvnje all’anno” ha illustrato, ad avvenuta approvazione, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. A favore, hanno votato i Parlamentari comunisti, quelli del gruppo Riforme per il Futuro, alcuni franchi tiratori del campo arancione, e tutti quelli del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Contrari ad un provvedimento di non primaria importanza, i Deputati Nazionali del maggiore gruppo dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, in permanente protesta per la detenzione in isolamento della loro carismatica Leader, Julija Tymoshenko, sempre più in precarie condizioni di salute, vittima di un processo politico condannato dall’intera Comunità Occidentale.

Matteo Cazzulani

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Viktor Janukovych perde il consenso anche dei veterani URSS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 22, 2011

Manifestazione dei reduci dell’Afghanistan, contrari al taglio delle già esigue provvigioni sociali, repressa con la forza dalla polizia. In uno Stato sempre più simile alla Russia di Putin, Kyiv si allinea all’orario di Mosca.

Al Parlamento ucraino si lavora fino all’ora di cena: quando un buio autunnale accarezza il paesaggio, e le camionette della milicija smontano lo scenario dell’ennesima repressione violenta.

A tenere banco in Ucraina nella giornata di martedì, 20 Settembre, e stata la protesta dei veterani dell’Afghanistan per il taglio ai sussidi previdenziali proposto dalla maggioranza, malgrado in campagna elettorale il Presidente, Viktor Janukovych, abbia predicato il contrario.

Un centinaio di reduci della missione sovietica in Afghanistan degli anni’80 che, beffardamente, dopo avere rischiato la pelle per una madrepatria assassina, sono costantemente stati preda delle numerose crisi, costretti ad una vita in condizioni tutt’altro che rispettose del valore militare.

Cornuti e mazziati si direbbe, in questo caso anche picchiati ed asfissiati: per contenere una protesta vivace, che ha portato alcuni manifestanti a forzare la cancellata di sicurezza della Rada, la polizia – in assetto antisommossa – ha adoperato manganello e gas lacrimogeni.

Se non altro, qualche contuso e servito per svegliare il Parlamento che, in preda all’approvazione di provvedimenti dalla scarsa utilità pubblica – malgrado l’approvazione del bilancio sia fissata a breve – ha posticipato, ma non eliminato, la revisione della proposta contestata, ed inviato a mediare il Vice-Premier con delega agli Affari Sociali, Serhij Tihipko, contestato da una massa di manifestanti a dir poco arrabbiata.

A rendere il fatto rilevante non e “solo” l’ennesima repressione violenta di proteste pacifiche nell’Ucraina di Janukovych – con l’aggravante di essersi abbattuta su reduci di guerra di eta avanzata – ma il cospicuo sostegno riposto dai dimostranti nel Presidente durante la campagna elettorale ed i primi mesi della sua amministrazione: un vero e proprio segnale allarmante per un Capo di Stato che, oltre all’isolamento in politica estera – in crisi sia con l’alleato russo, sia con l’Unione Europea, turbata per l’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di un’altra decina di esponenti del campo arancione – deve fare i conti con un crescente dissenso interno.

Kyiv come Mosca

Un segnale di allarme che la stessa maggioranza sembra, pero, non avere udito. Durante la manifestazione, il Parlamento e stato impegnato ad approvare l’eliminazione dell’ora solare: un provvedimento che, conclusosi il quinquennio democratico seguente la Rivoluzione Arancione, allinea sempre più l’Ucraina alla Russia, dopo la ricostituzione di un Presidenzialismo forte – alla base di una verticale del potere in cui il Parlamento e sotto il pieno controllo del Capo dello Stato, libero di creare e sciogliere maggioranze a suo piacimento – e la revisione dei manuali di storia secondo la vulgata del Cremlino.

“Risparmieremo 300 Milioni di Hryvnje all’anno” ha illustrato, ad avvenuta approvazione, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. A favore, hanno votato i Parlamentari comunisti, quelli del gruppo Riforme per il Futuro, alcuni franchi tiratori del campo arancione, e tutti quelli del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Contrari ad un provvedimento di non primaria importanza, i Deputati Nazionali del maggiore gruppo dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, in permanente protesta per la detenzione in isolamento della loro carismatica Leader, Julija Tymoshenko, sempre più in precarie condizioni di salute, vittima di un processo politico condannato dall’intera Comunità Occidentale.

Matteo Cazzulani

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USA: ANCORA NIENTE ACCORDO SULLA MANOVRA DI SALVATAGGIO

Posted in USA by matteocazzulani on July 25, 2011

La maggioranza democratica al Senato blocca la politica di austerity proposta dai repubblicani per salvare le finanze USA dal default. La soluzione da trovare entro il 2 Agosto

Il presidente USA, Barack Obama

Una decisione che tiene col fiato sospeso tutto il Mondo. Nella giornata di Venerdì, 22 Luglio, la maggioranza democratica al Senato americano ha respinto il piano di salvataggio già approvato dal Congresso, altresì controllato dai repubblicani. Un’impasse che non lascia di certo tranquilli, dal momento in cui una decisione va presa entro il 2 Agosto, e, durante l’ora di dibattito prima del voto – 51 a 46 a favore del respingimento del piano – le posizioni tra i due schieramenti sono apparse inconciliabili.

I repubblicani, che all’aumento di tasse hanno preferito un taglio al budget di 5,8 milioni di miliardi di Dollari per i prossimi dieci anni, hanno accusato il presidente democratico, Barack Obama, di condurre un’ostinata politica fiscale troppo timida dinnanzi al reale rischio che gli USA stanno correndo. I democratici, invece, hanno difeso le spese per il sociale, ed addossato l’intera colpa del buco alla precedente amministrazione presidenziale repubblicana di George Bush, a cui si deve una dilatazione delle uscite per il finanziamento delle operazioni belliche in Irak ed Afghanistan.

Corsa contro la scadenza

Dunque, a Washington la mediazione continua, con lo sguardo costantemente rivolto all’orologio: il 2 Agosto è la dead-line, in cui le casse USA non saranno più in grado di onorare gli impegni presi. Una soluzione che, se non la fine di un’epoca, aggraverebbe la forte crisi economico-finanziaria in cui il Mondo occidentale, come testimoniato dal caso Grecia, è finita.

Matteo Cazzulani

KYRGYSTAN: UN PAESE INCERTO RIVUOLE LE BASI AMERICANE

Posted in Kyrgystan by matteocazzulani on October 15, 2010

Una forza minoritaria ottiene la riconta dei risultati delle parlamentari, ma le consultazioni per la creazione di un governo continuano. Possibili una grosse koalition, o un esecutivo filorusso. Continua il dibattito sulla permanenza delle basi USA nel Paese

Il presidente kyrgyso, Roza Otumbajeva

In Kyrgystan si contano voti, seggi e soldi. Come riportato dall’agenzia russa RIA Novosti, i cinque maggiori partiti del Paese hanno accolto la richiesta di verifica dei risultati elettorali delle parlamentari di Domenica, 10 ottobre. Ad esigerla, il partito Butun Kyrgystan, estromesso dalla Keshena con un misero 0,16%. Un risultato contestato dai suoi militanti, che, martedì, 12 ottobre, in 200 hanno presidiato la sede della Commissione Elettorale Centrale.

Accanto ciò, continuano le trattative per la creazione di una maggioranza di governo. Secondo i dati ufficiali, salvo mutamenti, nessuna lista ha ottenuto il 50% necessario per formare un esecutivo in autonomia.

Koalicijada alla kyrgysa

Al primo posto, con l’8,88% dei consensi, si è classificato il conservatore Ata Zhurt, seguito, con l’8,04%, dal Partito SocialDemocratico, e dai soggetti filorussi Ar-Namys e Respublika, rispettivamente con il 7,74% ed il 7,24%. Ultimo ad entrare in Parlamento, Ata Meken, il partito del presidente, Roza Otumbajeva, grande sconfitta della competizione, con un modesto 5,6% dei voti.

Stando alle indiscrezioni, sarebbe in atto il tentativo di formare una grosse koalition tra Ata Zhurt ed i SocialDemocratici, con la finalità di creare un governo di unità nazionale, in grado di risollevare un’economia disastrata dopo gli ultimi mesi di forte instabilità.

Ma la distanza tra i due soggetti in questione è ancora troppa. Ata Zhurt è il partito dell’ex presidente, Kurmanbek Bakijev, salito al potere nel 2005 con la Rivoluzione dei Tulipani. Poi detronizzato, la scorsa primavera, da un Colpo di Stato, che ha instaurato un governo gradito a Mosca, capeggiato dalla Otumbajeva, e sostenuto dai SocialDemocratici.

Per questa ragione, non si esclude anche una possibile convergenza tra Ar-Namys, Respublika, SocialDemocratici ed Ata Meken, per la creazione di un esecutivo progressista e filorusso.

Il dibattito sulle basi americane

L'ex presidente kyrgyso, Kurmanbek Bakijev

Dunque, una situazione in continua evoluzione, su cui regna grande incertezza. Chiaro, invece, il tema principale delle consultazioni: la permanenza delle basi USA in territorio Kyrgyso. Un argomento caldo, su cui i partiti si sono aspramente confrontati per tutta la campagna elettorale.

Apertamente a favore, Ata Zhurt. Scettici i partiti progressisti. Diversa la posizione dei soggetti filorussi, che se in principio hanno condannato la presenza nel Paese di un esercito sgradito al Cremlino, negli ultimi giorni hanno riconsiderato la possibilità di prolungare gli accordi in essere con Washington.

Alla base del ripensamento, la visione di Mosca, che considera l’impegno americano contro i talebani come utile anche per la propria sicurezza nell’area. Inoltre, a temere una possibile invasione dal confine meridionale sono anche i clan locali, politicamente influenti, e decisi a tutelare i propri interessi nel sud del Paese.

Tuttavia, l’aspetto principale sembra essere quello economico. Come sottolineato da diversi esperti, le basi USA sono una vera e propria risorsa, da sfruttare per ottenere sempre più denaro. Non a caso, l’anno scorso il Parlamento kyrgyso ha votato a favore della dismissione degli insediamenti militari. Per poi fare marcia indietro, dinnanzi alla promessa di Washington di pagare un affitto quadruplicato.

Matteo Cazzulani