LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

PROCESSO A JULIJA TYMOSHENKO: NIHIL NOVI ALLA PRIMA DELL’APPELLO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 3, 2011

Rigettate tutte le richieste della difesa della Leader dell’Opposizione ucraina, con l’imputata assente per malattia, e la stampa estromessa dall’aula. Il Parlamento vara una nuova risoluzione sul rispetto della democrazia e sulla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Per la Leader dell’Opposizione ucraina si prospetta un giorno di Santa Lucia sempre dietro le sbarre. Nella giornata di giovedì, Primo di Dicembre, ha avuto luogo la prima seduta dell’Appello presentato dagli avvocati di Julija Tymoshenko, contro la condanna dell’ex-Primo Ministro a sette anni di detenzione per gestione fraudolenta del bilancio statale, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

La sentenza è maturata dopo un processo dalla dubbia imparzialità, costruito su prove irregolari – fotocopiate, redatte in un linguaggio ben lontano da quello forense, alcune delle quali addirittura datate il 31 Aprile – a cui la Difesa è stata sistematicamente impossibilitata a dare risposta, privata persino del diritto a convocare propri testimoni. Un andazzo che sembra caratterizzare anche la nuova tornata giudiziaria: le richieste dell’Arringa di liberazione di Julija Tymoshenko dalla detenzione in isolamento – a cui la Leader dell’Opposizione è costretta dallo scorso 5 Agosto, ancor prima che un verdetto ne accertasse la colpevolezza – di ammissione nella squadra dei legali “storici” Mykola Tytarenko e Serhij Vlasenko – clamorosamente esclusi dal processo durante il primo grado – e di rinnovo nella fase degli interrogatori sono state tutte rigettate.

A cambiare è solo la figura “giudicante”: non più il cacofonico Rodion Kirejev – giovane giudice inesperto, incaricato di un processo incapace di condurre anche solo con un’apparente veste di imparzialità – bensì la PM, Olena Sitajlo, la quale, dapprima, non ha ammesso i giornalisti alla seduta, poi è stata colta da un malore improvviso che la ha costretta ad un’ora di assistenza medica, e ad un frettoloso rientro a casa in ambulanza: subito dopo avere aggiornato la seduta al prossimo 13 Dicembre.

“Julija Tymoshenko necessita l’immediata liberazione non solo per partecipare ad un Appello che la riguarda, ma per essere urgentemente operata” ha dichiarato l’avvocato dell’ex-Premier, Oleksandr Plakhotnjuk, mentre il suo collega, Jurij Sukhov, ha esordito nel processo con la richiesta di dimissioni del PM, incaricata della conduzione del procedimento solo a due giorni dalla prima seduta. “E’ un periodo troppo breve per prendere conoscenza degli atti e delle imputazioni” ha argomentato, invano, il legale.

Il Parlamento Europeo vara una nuova risoluzione

Nel contempo, con elvetica puntualità, è arrivata una risposta dal Parlamento Europeo che, in seduta plenaria, ha approvato a piena maggioranza l’ennesima risoluzione in favore della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento storico, con cui Bruxelles intende riconoscere a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera.

A differenza delle precedenti, la nuova risoluzione riconosce all’Ucraina il diritto a richiedere la piena integrazione nell’UE solo previo rispetto dei diritti umani e degli standard democratici, per cui proprio il caso Tymoshenko – accanto a riforma elettorale, consultazioni legislative ed amministrative regolari, ed ammodernamento del sistema giudiziario secondo il modello del Vecchio Continente – è stato segnalato come banco di prova per il Presidente, Viktor Janukovych: accusato dall’Opposizione di essere il vero responsabile dei processi che, oltre all’ex-Primo Ministro, hanno colpito un’altra decina di esponenti del campo arancione.

Oltre ad invitare Bruxelles alla firma quanto prima dell’Accordo di Associazione, la mozione dell’Europarlamento – presentata dal conservatore Ryszard Legutko e dal popolare Pawel Zalewski, ma frutto di una mediazione tra i vari gruppi dell’emiciclo di Strasburgo – riconosce la Russia come “ostacolo attivo” all’avvicinamento all’Unione Europea dei Paesi dell’Europa Orientale, supporta la necessità di abbattere il regime dei visti con l’Ucraina, ed offre a Kyiv la consulenza UE nel corso delle complicate trattative per il rinnovo delle forniture di gas con il Cremlino.

“All’UE è necessaria non solo l’Associazione in ambito economico, ma una vera e propria integrazione politica dell’Ucraina – ha dichiarato il romeno Adrian Severin: socialdemocratico, ma appartenente al gruppo misto – sono necessarie immediate riforme strutturali per adeguare Kyiv alle norme di Bruxelles”.

“Il caso Tymoshenko può seriamente compromettere la firma dell’Accordo di Associazione – ha illustrato il polacco Jacek Sariusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo – ma la conclusione dei negoziati, con il raggiungimento dell’intesa sul documento, può essere un segnale concreto per mostrare alla parte ucraina cosa l’UE è in grado di offrire – ha continuato – e per indurre le Autorità di Kyiv al rispetto degli standard democratici, senza il quale non si può essere parte della famiglia europea.

Matteo Cazzulani

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COMPLEANNO DI JULIJA TYMOSHENKO: UN’OPPORTUNITA PER RIFLETTERE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 27, 2011

La Leader dell’Opposizione ucraina compie 51 anni. Tanti interrogativi su cui, in un’occasione come questa, l’Occidente dovrebbe meditare

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Niente torta e candeline per Julija Tymoshenko, ma tanto su cui pensare per l’Europa intera. Nella giornata di Domenica, 27 Novembre, la Leader dell’Opposizione ucraina dovrebbe festeggiare il suo 51esimo compleanno: il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui, rinchiusa in una cella del carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj, difficilmente riceverà visite in una fredda Domenica di autunno inoltrato, né, facile scommettere, i suoi carcerieri saranno così gentili da portarle pasticcini e spumante.

Una situazione davvero seria, in cui l’ex-Primo Ministro è finita ancor prima che una sentenza la condannasse a 7 anni di reclusione per gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Accuse montate ad hoc, senza adeguata documentazione a supporto, che le sono state addossate durante un processo farsa, con la difesa sistematicamente privata di ogni diritto, tra cui quello di convocare propri testimoni.

Ma c’è di più. Secondo le ultime rilevazioni – confermate da diverse, autorevoli fonti – Julija Tymoshenko sarebbe addirittura paralizzata a letto, colpita da un forte mal di schiena che le impedisce la libera deambulazione per i corridoi del carcere: sopratutto quando è costretta a prendere parte agli interrogatori giornalieri, a cui è sottoposta dagli agenti della Procura Generale.

Sì perché a carico della Leader dell’Opposizione sono state sollevate altre accuse, che, presto, la trascineranno di nuovo davanti ad un giudice – magari fresco di promozione da una corte di periferia, come il caso del PM Rodion Kirejev, firmatario del suo arresto – per altri processi: la Tymoshenko è accusata di gestione impropria dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze, accollo sul bilancio statale dei debiti del colosso energetico JEESU – da lei diretto prima della discesa in campo nel 1998 – e partecipazione all’omicidio di Jevhen Shcherban, imprenditore del gas ucciso da uomini in uniforme di polizia a Donec’k, nel 1996.

I capi di imputazione sono tanto numerosi quanto risalenti ad un periodo torbido della storia di Julija Tymoshenko, che sostenere la totale pulizia dell’ex-Primo Ministro sarebbe follia allo stato puro: sopratutto in un Paese in cui individuare un politico onesto è come pretendere l’acquisto di un etto di pesce spada dal macellaio.

Tuttavia, restano una serie di riflessioni che ogni cittadino del mondo libero occidentale avrebbe l’imperativo categorico di porsi: si ha il diritto di trattare in codesta maniera anche il peggiore dei colpevoli della terra? E’ giustizia incarcerare un sospettato ancor prima dell’emissione di un verdetto e dell’eventuale ricorso in appello – che gli avvocati dell’ex-primo Ministro hanno presentato – ? E’ democrazia “processare” il Leader dell’Opposizione con il preciso intento di condannarlo alla galera per escluderlo dai giochi di potere? E’ misericordia umana negare anche al più barbaro degli assassini l’assistenza medica, persino dinnanzi al peggiorare delle condizioni di salute?

E’ con questi interrogativi, di respiro universale, che sarebbe opportuno ricordare il compleanno di Julija Tymoshenko. Con la speranza che a riflettervi sia anche chi, sistematicamente, ignora la gravità della situazione, preferendo lo sconto sul gas russo, la comodità della dolce vita nostrana – magari su un barcone, con ai piedi scarpe da un milione delle vecchie lire – e gli slogan pacifisti senza se e senza ma, che – nei pochi casi di conoscenza dei fatti di Ucraina – bollano la Tymoshenko come colpevole a priori solo perché “troppo simile all’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi”.

Avanti con i negoziati

Il tutto, senza dimenticarci che l’affare Tymoshenko ci riguarda molto da vicino. A causa di questa persecuzione politica è sempre più in forse la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento storico, con cui Bruxelles riconoscerebbe lo status di partner privilegiato – oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera – a Kyiv, e ne eviterebbe lo slittamento nell’orbita di una Russia dalle rinate velleità imperiali, che, proprio nell’annessione dell’Ucraina alla neocostituita Unione Eurasiatica – copia post-sovietica dell’Unione Europea, concepita e finanziata da Mosca – vede il primo passo per annichilire il Vecchio Continente, e ritornare la superpotenza dei tempi della Guerra Fredda.

Per questa ragione è opportuno che i negoziati procedano comunque, anche con un Presidente dal vizietto autoritario come Viktor Janukovych: una scelta non facile, ma necessaria per l’Europa di domani, tanto quanto il salvataggio della zona Euro. Una volta iniziato a godere dei privilegi della partnership speciale con l’UE, le autorità di Kyiv saranno giocoforza costrette al rispetto dei principi di libertà e democrazia: fondamento di quella cultura occidentale a cui il popolo ucraino appartiene.

Sembra paradossale, ma, in fondo, estremamente coerente con gli interessi comuni europei: la trattativa per educare il barone di Donec’k è un passo necessario per evitare di diventare sempre più sudditi di uno zar del gas, da cui il Vecchio Continente, grazie alle politiche energetiche filo-russe del tandem Merkel-Sarkozy, già dipende fortemente.

Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE BARROSO PRESENTA LA POLITICA ENERGETICA UE DEL NUOVO ANNO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 19, 2011

Previsti il varo di un comune sistema infrastrutturale entro il 2014, direttive per la sicurezza nucleare ed il rispetto dei parametri di Kyoto, e fondi per la manutenzione dei gasdotti mediterranei ed ucraini. Kyiv al centro dell’interesse europeo per evitare il rinascere di una Russia imperiale, dannosa per la sicurezza e la prosperità dell’Unione

Il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso

“L’Energia è il settore chiave della politica europea, che migliorerà stabilità e benessere economico”. E con questa affermazione che giovedì, 17 Novembre, la Commissione Europea ha reso noto le linee-guida per la politica energetica del 2012: un piano ambizioso che, oltre ai complessi rapporti internazionali, ha contemplato con estrema attenzione anche la crisi della zona euro.

In primis, è stata preventivata entro il 2014 la costituzione di un unico sistema energetico continentale mediante l’applicazione accelerata del Terzo Pacchetto Energetico: una legge continentale che richiede la messa in comune delle infrastrutture del Vecchio Continente, la liberalizzazione della loro gestione, ed il divieto del loro controllo in regime di monopolio, sopratutto se da parte di enti extra-europei. Nuove direttive sono attese per il settore dell’atomo, su cui la Commissione ha dichiarato di volersi battere per l’innalzamento degli standard di sicurezza di una fonte di energia scelta da molti degli Stati membri – a differenza di Germania ed Italia – come alternativa al gas.

In seguito, Bruxelles ha evidenziato l’importanza di una legislazione ad hoc per il rispetto dei parametri del Protocollo di Kyoto, tema su cui l’Unione Europea è ancora divisa tra i Paesi Occidentali, pronti alla limitazione delle emissioni nocive del 20% – come richiesto all’UE dall’accordo internazionale – e quelli Centrali, che ancora stanno riconvertendo le moltissime industrie di carbone: eredità del periodo sovietico, in cui l’unica forma di energia alternativa al materiale nero concessa da Mosca era l’oro blu proveniente dalla Russia.

“Se tutte le direttive saranno rispettate l’Unione Europea potrà risparmiare determinate cifre da reinvestire nelle manovre di salvataggio dell’economia continentale, senza pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi in materia energetica – ha dichiarato il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso – Nel settore mancano cospicui investimenti, per questo siamo costretti a stabilire una linea precisa, non senza difficoltà”.

Infine, il programma ha guardato anche alla situazione internazionale, con l’erogazione di fondi per la ristrutturazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi del Mediterraneo, l’implementazione delle relazioni con gli Stati dell’Africa del Nord esportatori di carburante, e la manutenzione dei gasdotti dell’Ucraina, per cui è stata offerta la consulenza UE nelle trattative per le forniture di gas con la Russia.

Proprio Kyiv è stata al centro della giornata politica UE: a Bruxelles si sa bene che il destino di questo Paese – europeo per storia, cultura, e tradizioni, e prossimo alla firma di un Accordo di Associazione che gli concederà il medesimo status di partner privilegiato, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera – è cruciale per la definizione dei futuri rapporti di forza con una Russia dalle rinate velleità imperiali.

Oltre che sul piano energetico – per mezzo di gasdotti sottomarini e contratti a prezzo calmierato che legano per decenni le singole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale al monopolista russo, Gazprom – Mosca punta all’annichilamento dell’Unione Europea anche su quello politico mediante la costituzione dell’Unione Eurasiatica: continuum dell’impero zarista e dell’URSS, con cui il Cremlino intende riprendere il controllo sui Paesi CSI per tornare a ricoprire un ruolo di superpotenza mondiale, alternativa ad Occidente, Cina, ed India.

Sempre giovedì, 17 Novembre, la Commissione Esteri del Parlamento Europeo ha approvato una proposta di emendamento della Risoluzione varata lo scorso 26 Ottobre, con cui l’emiciclo di Strasburgo ha invitato i vertici UE a firmare quanto prima l’Accordo di Associazione con l’Ucraina che, prevedendo il varo di una Zona di Libero Scambio, e l’avvio delle procedure per l’abbattimento del regime dei visti, è necessario più per il popolo ucraino che per i suoi governanti. Costoro, sono stati protagonisti di un’ondata di repressioni politiche che, in poco più di un anno, ha portato all’arresto dopo processi-farsa di diversi esponenti dell’Opposizione, e pressioni su media giornalisti indipendenti.

Un regresso della democrazia che ha spinto gli Europarlamentari del Partito Popolare Europeo a proporre un inasprimento del documento, con l’inserimento di un chiaro richiamo al Presidente ucraino, Viktor Janukovych, al rispetto degli standard democratici ed alla liberazione della Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko, dalla detenzione in isolamento in cui è costretta dallo scorso 5 Agosto: senza di essa, Kyiv non potrà sperare in nessun accordo con Bruxelles.

In aggiunta, i deputati conservatori e socialdemocratici – che vedono nella fine dei negoziati con l’Ucraina non solo un’urgente necessità geopolitica, ma l’unico mezzo per “educare” Janukovych, costringendolo al rispetto delle regole dell’Occidente, una volta goduto dei privilegi derivanti della stretta partnership con l’UE – hanno consigliato alle autorità ucraine una riforma del sistema giudiziario ed elettorale secondo le osservazioni della Commissione di Venezia – organismo deputato all’adeguamento delle norme varate dai Paesi extra-europei a quelle dell’Unione.

Kyiv a senso inverso

Dunque, il pallino delle decisioni resta in mano al Presidente ucraino, chiamato ad una scelta di maturità democratica da cui non ha atteso di dimostrarsi ancora lontano. Nella medesima giornata, il ricorso in Appello degli avvocati di Julija Tymoshenko è stato affidato ad un pool di magistrati inesperti appena insediati nella Corte Costituzionale. Non un caso se si tiene conto che la prima fase del processo è stata condotta in maniera irregolare e parziale da un giovane magistrato, Rodion Kirejev, spostato da un Tribunale di periferia pochi mesi prima dell’inizio del processo alla Leader dell’Opposizione.

Inoltre, in tarda serata, la Rada ha approvato una nuova legge elettorale per le prossime elezioni parlamentari con cui è stata vietata la partecipazione a blocchi ed alleanze, ed è stato introdotto quel sistema misto di collegi uninominali e proporzionali che, prima della Rivoluzione Arancione, ha consentito al Presidente di formare maggioranze a lui fedeli, mettendo in minoranza forze politiche in realtà votate dalla maggior parte degli elettori.

Modifiche che non hanno tenuto conto per nulla dei suggerimenti della Commissione di Venezia e che, assieme all’affaire Tymoshenko, complica il cammino dell’Ucraina verso l’Unione Europea. Il tutto, con una Russia pronta a sfruttare la situazione a vantaggio proprio, e a scapito di un Vecchio Continente che, col riemergere di una superpotenza russa a livello mondiale, resterebbe destinato alla subalternità politica ed economica. Per questo, anche se appare strano, quanto accade a Kyiv è di cruciale importanza per il futuro del Vecchio Continente: almeno tanto quanto la frenetica corsa per il salvataggio dell’Euro.

Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: L’EUROPA E DIVISA, VINCE LA RUSSIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 13, 2011

Bruxelles non assume una posizione comune sull’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, e sembra voler fermare le trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, cedendo de facto alla tentazione putiniana di una Russia dalle rinate velleità imperiali. Le singole dichiarazioni delle Diplomazie mondiali, e quella italiana, sorprendentemente in linea con Polonia e Gran Bretagna

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Rabbia, delusione, chiusura, speranza, ed un’Europa sempre più divisa che lascia la partita vinta da un solo attore, che, peraltro, finge la protesta. Questa la situazione a bocce ferme dopo la sentenza alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: l’ex-Primo Ministro arrestata per sette anni, ed obbligata ad altri tre di esclusione dalla vita politica, con l’accusa di gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Un verdetto maturato dopo un processo farsa, degno della tradizione sovietica da cui la Tymoshenko ha lottato per fare uscire il Paese, in cui le accuse sono state costruite su documentazioni sommarie, imprecise, inesatte, persino datate il 31 Aprile, ed i testimoni, nonostante fossero stati convocati a maggioranza dall’accusa – 42 contro i solo due concessi alla difesa – hanno scagionato la Leader dell’Opposizione Democratica dalle imputazione che le sono state addotte sotto la cacofonica regia di un giovane giudice inesperto, Rodion Kirejev.

L’indomani del verdetto che la Tymoshenko ha definito l’ennesima prova della dittatura nel Paese del Presidente, Viktor Janukovych – che, a sua volta, ha ritenuto la decisione della Corte in linea con il Codice Penale ucraino – la Comunità Internazionale ha espresso turbamento all’unisono, ma preso posizioni differenti, che, sopratutto in ambito UE, testimoniano l’ennesima mancanza di una Comune Politica estera che Bruxelles dovrebbe attuare sopratutto in un Paese come l’Ucraina: europeo per cultura e tradizioni, ma escluso dall’appartenenza politica per ragioni energetiche.

La prima reazione è stata quella dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, secondo cui il processo, apertamente politico, non ha rispettato gli standard internazionali, e pone in serio dubbio la maturità di Kyiv, sopratutto alla vigilia della fra di un Accordo di Associazione UE-Ucraina che, seppur giunto alla fase finale dei negoziati, può non essere ratificato dalla votazione del Consiglio dei Ministri dell’Unione e, sopratutto, del Parlamento Europeo.

“Ci sono prove che il processo è politicamente motivato – ha dichiarato, con una nota, il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek – l’atteggiamento dimostrato dal giudice ricorda l’epoca sovietica – ha continuato l’ex-Premier polacco, che, già militante di Solidarnosc, il comunismo lo conosce molto bene – ed una maniera di condurre processi che di rado si vede in Europa”.

Per rimanere in ambito continentale, a reagire è stato anche il Presidente del Consiglio d’Europa, Thobjoern Jagland, che ha invitato Janukovych a risolvere le questioni politiche in Parlamento, e non in Tribunale. Forte la posizione della Commissione Europea, presentata dal Commissario per l’Allargamento, Stefan Fule: “Se l’Ucraina si dimostra così autoritaria, che si integri con l’Unione Euroasiatica di Putin, ma non con l’Europa”.

Critiche anche da oltreoceano, dove la Casa Bianca ha preteso l’immediata liberazione di Julija Tymoshenko, ed una nota congiunta del Senatore repubblicano, John McCain, e del suo collega democratico, Joe Lieberman, hanno definito Janukovych campione di antirecord nel rispetto della Democrazia e dei valori occidentali.

Invece, chi si gongola è l’attuale Primo Ministro russo: pronto ad un terzo mandato presidenziale che, come dichiarato, in campo estero sarà improntato su uno spiccato nazionalismo imperialista russo, orientato sopratutto verso l’Europa.

“La Tymoshenko è un’avversaria politica dalle tendenze filo-occidentali – ha dichiarato Vladimir Putin – ma la motivazione dei sette anni di galera mi è ignota. Lei non ha siglato i contratti per cui la si accusa – ha continuato, questa volta, a ragione – che, altresì, sono stati prima concordati, poi ratificati dalle due compagnie statali, Gazprom e Naftohaz, nel pieno rispetto della normativa internazionale”.

Se a Mosca il processo farsa lo si commenta all’unisono, non è così in Europa, dove, nonostante le posizioni delle maggiori istituzioni UE, ogni Diplomazia nazionale ha espresso una propria linea, dividendo il continente in due fazioni che, seppur unite nel condannare della reclusione politica della Leader dell’Opposizione Democratica, hanno dato una lettura differente sul da farsi con Kyiv nel futuro immediato.

Apertamente contrari ad ogni continuazione dei negoziati dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina si sono detti i Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Svezia, in quanto la creazione di una stretta cooperazione economica – anticamera dell’integrazione – con l’Ucraina di Janukovych sarebbe un messaggio sbagliato lanciato alla Bielorussia di Lukashenka: parimenti autoritario, il regime di Minsk avrebbe tutto il diritto di pretendere da Bruxelles un simile trattamento privilegiato, nonostante le decine di detenuti politici ancora costretti a congelare nelle carceri dopo le falsate elezioni presidenziali del Dicembre 2010.

“La decisione della Corte è in segnale preoccupante per lo stato di diritto nel Paese – ha evidenziato il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle – e getta una cattiva luce sull’Ucraina. Saremo vigili su come procederà non solo il caso di Julija Tymoshenko – ha continuato – ma anche degli altri esponenti dell’Opposizione Democratica, imprigionati o vittime di processi politici. Da Kyiv – ha ultimato – pretendiamo il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani”.

Dall’altro lato, Europa Centrale e Gran Bretagna, deluse da una sentenza politica che rende impossibile la sigla dell’Accordo di Associazione, ma convinte della necessita di lasciare la porta dell’Integrazione aperta ad un’Ucraina che, seppur autoritaria e sempre più simile alla Bielorussia, non può essere abbandonata alla deriva verso Mosca: un’Ucraina Indipendente e quanto più possibile europea è condicio sine qua non per la prosperità e la sicurezza dell’Unione Europea tutta, sopratutto in vista del rinato imperialismo russo targato Putin tre.

Tale posizione è stata espressa da una nota del Foreign Office, sulla falsa riga di quanto dichiarato a poco dal verdetto dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, Presidente di turno dell’Unione Europea.

“La condanna di Julija Tymoshenko è un grave segnale che rovina l’immagine dell’Ucraina nel Mondo come Paese orientato all’Europa – riporta un comunicato del Capo della Diplomazia polacca – la Polonia continua a sostenere le aspirazioni occidentali di Kyiv, ma quanto successo rende i nostri vicini difficilmente difendibili”.

La posizione italiana e la richiesta della Tymoshenko

Simile opinione è stata espressa anche dal Ministro degli Esteri lituano, Audronius Azubalis, che, in veste di Presidente di turno dell’OSCE, ha espresso la speranza che in sede di appello – a cui gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno dichiarato di voler ricorrere – Kyiv dimostri di essere matura, e pronta a rispettare gli standard richiesti per l’avvicinamento a Bruxelles.

Sullo sfondo, stupisce la posizione della Farnesina: sorprendentemente in linea con lo schieramento anglo-polacco. Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha condannato la decisione politica di arrestare la Tymoshenko, ma ha auspicato la continuazione delle trattative per il varo dell’Accordo di Associazione, sopratutto per quanto riguarda gli aspetti più tecnici.

Se, come augurabile, Frattini abbia preso sane lezioni di geopolitica Giedroyciana, o, più semplicemente, abbia letto le cronache de Il Legno Storto – unico media italiano a raccontare il processo farsa direttamente dall’aula – non ci è dato saperlo, ma certo è che l’Italia, forse, sembra avere compreso quale deve essere la direzione da prendere.

Del resto, è stata la stessa Julija Tymoshenko a chiedere all’Europa di firmare un documento utile sopratutto per il popolo ucraino – e non solo per i banditi al potere – ed evitare così, da un lato, di cedere alla tentazione putiniana di chiudere le porte all’Ucraina, e, dall’altro, di fare il gioco di Janukovych.

“Con la mia condanna, il Presidente vuole evitare l’avvicinamento di Kyiv a Bruxelles per poter mantenere il Paese al di fuori delle regole del mondo libero, e continuare a gestirlo per gli interessi propri e degli oligarchi suoi sponsor – ha evidenziato durante una delle ultime sedute del processo – L’Accordo di Associazione UE-Ucraina lo obbligherebbe al rispetto di Democrazia e Diritti Umani – ha continuato – e, quindi, al trattamento dignitoso dell’Opposizione Democratica”.

Matteo Cazzulani

Julija Tymoshenko condannata a sette anni di prigione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 12, 2011

La fine del processo farsa pone in serio dubbio la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina con un Paese autoritario che reclude la Leader dell’Opposizione Democratica e giudica altri esponenti di spicco arancioni. Le critiche dell’Occidente e la soddisfazione di una Russia vera vincitrice del procedimento. Represse nella violenza le manifestazioni pacifiche dei supporter dell’ex-Primo Ministro.

Tutto come previsto: per la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, sette anni di galera, tre seguenti di interdizione alla vita politica, ed una multa per gestione fraudolenta del bilancio statale. Questa la conclusione di processo farsa organizzato dall’Amministrazione presidenziale di Viktor Janukovych per eliminare la carismatica avversaria politica, nota in Occidente per la bionda treccia, ed il ruolo di guida della Rivoluzione Arancione.

Le imputazioni a carico dell’ex-Primo Ministro, supportate da documenti falsati, sommari, persino datati il 31 Aprile, e negate dalla maggior arte dei testimoni – 40 convocati dalla pubblica accusa, solo 2 concessi alla difesa – hanno riguardato il reato di abuso d’ufficio nel corso dei negoziati per le forniture di gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

“La mia condanna e la prova che in Ucraina c’e una dittatura – ha dichiarato la Tymoshenko durante la lettura del verdetto da parte di un cacofonico giovane giudice, Rodion Kirejev – invito tutte le persone di buona volontà ad unirsi all’Opposizione ed alle Associazioni Non Governative per porre fine a questo regime. Io non mi arrendo – ha concluso – non c’è sentenza che possa fermare la nostra lotta per un’Ucraina libera, democratica, giusta, ed europea”.

Pronta la reazione dello stesso Presidente Janukovych, che ha preso le distanze da un processo che ha contestualizzato nell’ambito di una lotta alla corruzione che, tuttavia, sta colpendo solo esponenti di spicco del campo arancione.

“E difficile non vedere nel verdetto e nel procedimento una ragione politica di fondo” gli ha risposto, con una nota il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, tra i tanti Leader UE a contestare il prolungamento della detenzione di Julija Tymoshenko – già reclusa in massima sicurezza preventivamente dallo scorso 5 Agosto.

Forti le condanne del Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, della Rappresentante della Politica Estera dell’Unione Europea, Cathrine Ashton, e del Presidente del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, che, preso atto dell’immaturita democratica di Kyiv,ha invitato a congelare la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Medesima chiusura e stata richiesta dai Ministri degli Esteri di Germania, Francia, e Svezia, secondo cui l’Ucraina autoritaria di Janukovych non ha le carte in regola per siglare un documento che l’avvicina sensibilmente all’Integrazione con l’Unione Europea.

Perplesso anche il Capo della Diplomazia polacca, Radoslaw Sikorski, che ha riconosciuto la condanna della Tymoshenko come un fatto che rovina irrimediabilmente l’immagine di Kyiv nel Mondo. Assieme ai Paesi Baltici, la Polonia ha fatto di tutto per mantenere la porta aperta ad un’Ucraina la cui Indipendenza ed europeicita sono condicio sine qua non per la prosperità e la sicurezza dell’UE tutta, sopratutto dinnanzi al rinato imperialismo russo – manifestatosi di recente dai proclami euroasiatici di Putin, prossimo al terzo mandato presidenziale. Tuttavia, la reclusione della Leader dell’Opposizione Democratica rende Janukovych davvero indifendibile dinnanzi alla risolutezza con cui l’asse franco-tedesco – timoroso di irritare l’orso russo con le aperture ad Ucraina, Moldova, e Georgia – richiede la chiusura delle porte UE per Kyiv.

Forse, a capire le ragioni della Polonia – e della stessa Tymoshenko, che di persona ha invitato l’UE a firmare un Accordo di Associazione utile sopratutto per il popolo ucraino, e non solo per le sue autorità – la Farnesina, che, con una nota del Ministro, Franco Frattini, ha auspicato la continuazione delle trattative con l’Ucraina.

Certa di trarre vantaggio dall’arresto Tymoshenko e sicuramente la Russia, che, soddisfatta della chiusura di Bruxelles, vede uno Stato ritenuto proprio dominio tornare sotto la sua stretta orbita. Difatti, una nota del Cremlino già ha comunicato come la reclusione dell’ex-Primo Ministro non sia una giustificazione per rivedere gli accordi del gas: arma con cui Mosca mantiene la propria influenza politica in Ucraina e nel resto dell’Europa.

“Julija Tymoshenko e un’avversaria – ha dichiarato Putin – ma non capisco il perché della condanna”.

Ad avvalorare l’avvicinamento di Kyiv a Mosca e anche l’atteggiamento della milicija ucraina: del tutto in linea con quello repressivo di quella russa. Durante, e dopo, la seduta del processo e la lettura del verdetto, la polizia ha arrestato tre dimostranti, e ripetutamente caricato i 10 mila manifestanti pacificamente accalcati presso il Tribunale Pechers’kyj e la tendopoli dei militanti di Bat’kivshchyna- il Partito di Julija Tymoshenko, che in ambito europeo appartiene al PPE – due dei cui gazebo sono stati divelti con la violenza.

Matteo Cazzulani

FINITI PROCESSO FARSA E DEMOCRAZIA IN UCRAINA: A JULIJA TYMOSHENKO SETTE ANNI DI GALERA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 11, 2011

Il giovane giudice, Rodion Kirejev, accoglie le richieste dell’accusa, e condanna Leader dell’Opposizione Democratica alla reclusione, ed alla successiva estromissione dalla vita politica. “E’ una dittatura, ma non mi arrendo” ha illustrato l’ex-Primo Ministro durante la lettura del verdetto. La protesta dell’UE, ed il vantaggio di Mosca, a cui Kyiv si avvicina. Soffocate con la forza le proteste dei manifestanti 

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, scortata dalle forze speciali

Il funerale della democrazia ucraina ha avuto atto: la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, è stata condannata a sette anni di detenzione, più tre di divieto alla copertura di cariche pubbliche e partecipazione alla vita politica, e, come se non bastasse, al pagamento di una multa per gestione fraudolenta del bilancio statale.

Un barbaro rito di stampo sovietico, trasmesso persino in diretta tv, a cui sono stati presenti, fisicamente o virtualmente, quasi tutti: gli spettatori dalle telecamere del 5 Kanal, TVI, ed altri media ammessi in sala, il pool della pubblica accusa al completo, tutti gli avvocati di Julija Tymoshenko, la figlia Jevhenija con il marito Oleksandr, e persino l’Ipad più famoso d’Ucraina: la Leader dell’Opposizione Democratica non ci ha mai staccato gli occhi se non per due dichiarazioni, pronunciate sovrastando la voce del giovane giudica Rodion Kirejev, impegnato cacofonicamente a leggere un verdetto politico che, secondo il campo arancione, è stato già scritto da tempo dall’Amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych.

“Questa è la prova che in Ucraina c’è una dittatura – ha dichiarato Julija Tymoshenko – tutta le gente di buona volontà deve unirsi intorno all’Opposizione ed alle Associazioni, per combattere il regime autoritario. Nessuna condanna mi fermerà – ha continuato – sono sempre con voi, per battermi per un’Ucraina libera, indipendente, giusta, europea, e democratica”.

Dunque, soddisfatta l’esatta pena richiesta per l’ex-Primo Ministro, accusata di abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Un’accusa inesistente, supportata da documentazioni sommarie, imprecise, datate persino il 31 Aprile, che, tralaltro, è stata negata da quasi tutti i testimoni comparsi nel processo farsa – 40 per l’accusa, solo 2 per la difesa.

Il tutto, dopo un procedimento in cui all’accusa non è stato concesso il tempo necessario per la presa visione delle imputazioni – contenute in 14 faldoni da cento pagine ciascuno – e nemmeno per concordare la linea difensiva con l’assistita, dal momento in cui Julija Tymoshenko è stata preventivamente rinchiusa in isolamento lo scorso 5 Agosto, dopo poche settimane dall’inizio di sedute a cui già si presentava come confinata in Patria.

Ora, è chiaro che altri anni in galera spetteranno alla carismatica Leader, che, dopo aver guidato la Rivoluzione Arancione, ha governato a singhiozzo un Paese che, malgrado enormi difficoltà, è riuscita ad avvicinare agli standard europei e, per un soffio, persino alla stessa integrazione con l’Unione Europea. Invece, cosa sarà dell’Ucraina è difficile immaginarlo, ma già oggi sono presenti alcune avvisaglie che val la pena leggere ed interpretare.

L’Ucraina scivola verso la Russia

Nella giornata di lunedì, 10 Ottobre, i Ministri degli Esteri UE si sono riuniti in Lussemburgo per discutere proprio del caso Tymoshenko, ed hanno chiaramente spiegato a Kyiv che la condanna della Leader dell’Opposizione Democratica avrebbe compromesso la sigla dell’Accordo di Associazione. Il tutto, vincendo la strenua – e saggia – posizione di Polonia e Paesi Baltici, favorevoli al mantenimento delle porte aperte ad Ucraina che, seppur autoritaria, per la sicurezza di tutto il continente dal ritorno dell’imperialismo russo non può essere esclusa dall’Occidente, e riconsegnata tra le braccia di Mosca.

La Russia, appunto. Durante le esequie della democrazia ucraina, una nota dell’Amministrazione Presidenziale ha comunicato il prossimo incontro tra Janukovych ed il suo collega russo, Dmitrij Medvedev. L’ennesimo nel giro di poco tempo: i due si sono incontrati presso la dacia di Zavidovo per discutere delle relazioni energetiche tra i due Stati in un meeting privato a base di pesca e passeggiate nella natura, da cui non è trapelata lacuna informazione concreta.

Quello che rimane è l’atteggiamento di autorità ucraine sempre più simili nei modi a quelle russe: i 10 Mila manifestanti accorsi presso il Tribunale Pechers’kyj per protestare contro la condanna di Julija Tymoshenko sono stati caricati dalla milicija, tre di loro persino arrestati. I contrasti già iniziati la notte precedente, quando alcune tende, installate da militanti pacifici, sono state smontate con la violenza da agenti delle forze speciali.

Difficile trovare responsabili in tutto quello che è accaduto. Se da un lato la colpa ricade sugli stessi ucraini, incapaci di aiutare se stessi una volta ottenuta la libertà e la democrazia – proprio oggi alla BBC l’ex-alleato della Tymoshenko, il Capo di Stato Emerito, Viktor Jushchenko, ha riposto piena fiducia nel giudice del processo farsa – dall’altro anche l’Europa e l’Occidente hanno qualcosa su cui riflettere: nel 2008, i summit UE e NATO hanno chiuso le porte in faccia ad Ucraina, Moldova e Georgia, supportate dai Paesi della parte centrale del continente, ma non da quella Vecchia Europa che, Francia e Germania in primis, ha sempre fatto attenzione a non offendere la Russia, ignorando quale sia la reale minaccia Mosca ancora rappresenta per il mondo libero, sopratutto col ritorno alla presidenza di Vladimir Putin.

Oggi, è recluso il simbolo della Rivoluzione Arancione, con cui la più grande repubblica ex-URSS ha osato ribellarsi ad un autoritarismo russo di lunga tradizione – zarista, comunista, e putiniano. Se non basta questo segnale per capire le dinamiche di un Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni, allora è chiaro che l’Europa, anziché rispettare sé stessa – ed i valori su cui è stata fondata: Democrazia e Diritti Umani – ha deciso di ritagliarsi un ruolo marginale nel Mondo, e coltivarsi il proprio piccolo giardino che, più che un Eden, è sempre più una radura moralmente incolta.

Matteo Cazzulani

La denuncia della difesa: “Contro Julija Tymoshenko prove false”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 1, 2011

L’Avvocato difensore, Oleksandr Plakhotnjuk, denuncia imputazioni a carico della Leader dell’Opposizione Democratica fotocopiate e datate il 31 Aprile. L’Unione Europea verso la linea dura per il Presidente, Viktor Janukovych. L’Ucraina in default tecnico.

All’indomani della seduta più aggressiva il sonno più profondo, che ha colpito proprio tutti. Nella giornata di Mercoledì, 28 Settembre, e continuata la fase dei dibattiti nel
processo alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Dopo il monologo dell’accusa – con cui, il giorno precedente, sono stati chiesti sette anni di carcere e tre di interdizione dalla vita politica per l’ex-Primo Ministro, accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso degli accordi del gas, nel Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – e stato il turno della difesa, con la preventivata testimonianza della stessa imputata.

Tuttavia, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha proibito alla Tymoshenko di prendere la parola, dando la precedenza agli avvocati, sebbene in contrasto con il regolamento. Tutto sommato, quello del PM e stato un autogol, dal momento in cui a più riprese e caduto nel sonno più profondo dinnanzi all’arringa di Ihor Sukhov, primo dei difensori ad essere intervenuto con spiegazioni convincenti – seppur soporifere – sull’innocenza della Leader dell’Opposizione Democratica.

Nello specifico, Julija Tymoshenko non ha commesso alcuna irregolarità nell’accettare un accordo per il gas con la Russia solo parzialmente oneroso e che, sopratutto, ha permesso all’Ucraina di tenere fede agli obblighi di transito dell’oro blu con l’Unione Europea, evitando una guerra del gas che avrebbe posto l’Ucraina in pessima luce a livello internazionale. Inoltre, Sukhov ha illustrato come la Leader dell’Opposizione Democratica abbia avuto poco tempo per la presa visione delle imputazioni, prima di essere incarcerata in isolamento, dove e rinchiusa dallo scorso 5 Agosto.

Ad illustrare l’inconsistenza delle accuse e stato il secondo avvocato, Oleksandr Plakhotnjuk, che, svegliando i presenti con un tocco di ilarità, ha rimarcato come alcuni dei documenti messi agli atti siano copie, quando non falsi, datati addirittura il 31 Aprile.

L’esempio di Vaclav Havel per Viktor Janukovych

Al di fuori dell’aula, ulteriori notizie dimostrano quanto l’Ucraina rischi in seguito alle repressioni all’Opposizione Democratica, e ad una politica interna ed estera priva di una logica seria.

Presso l’Accademia Mohyl’jans’ka, l’Ambasciatore dell’Unione Europea in Ucraina, Jose Manuel Pintu Teixeira, ha espresso turbamento per la condanna richiesta alla Tymoshenko, e paragonato il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democrarica ad una vendetta dallo stile postsovietico, come se nella Cecoslovacchia post ’89 Vaclav Havel avesse adoperato la legislazione URSS per escludere gli avversari dalla scena politica.

Nel corso del dibattito in preparazione al summit del Partenariato Orientale di Varsavia, Eurodeputati di diversa appartenenza hanno messo in forse la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina in caso di continuo processo alla Leader dell’Opposizione Democratica, e di sua mancata partecipazioni alle prossime elezioni parlamentari.

In serata, la notizia del default tecnico nel Paese, che costringerà le banche ucraine ad una stretta sui tassi dei crediti e sulle imposte dei conti. Secondo esperti, la conseguenza dell’assenza di riforma del fisco, a cui il Presidente, Viktor Janukovych, malgrado le promesse elettorali ha preferito la vendetta politica contro la carismatica Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

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Julija Tymoshenko e come Bertino Craxi”: l’accusa chiede 7 anni di galera per la Leader arancione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 30, 2011

Deputati e cittadini espulsi dall’aula in seguito alle proteste dinnanzi alle imputazioni a carico della Leader dell’Opposizione Democratica. L’ex-Primo Ministro accusa le Autorità al potere di svendita degli interessi nazionali dell’Ucraina alla Russia, ed invita l’Europa alla pronta firma dell’Accordo di Associazione per non lasciare Kyiv nelle braccia di Mosca.

La solita farsa, nel solito luogo, con le solite facce, con un giudice nelle vesti di un arbitro dal rosso facile. Nella giornata di martedì, 27 Settembre, e ripreso il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko – ancora detenuta in isolamento, dallo scorso 5 Agosto – dopo una pausa di due settimane.

Giusto il tempo di permettere alla difesa una seppur tardiva presa visione delle imputazioni – prima della fase conclusiva del procedimento – e, sopratutto, per calmare le acque a livello internazionale, in vista della firma di un Accordo di Associazione UE-Ucraina che appare sempre più in forse dinnanzi alla repressione politica ai danni degli esponenti del campo arancione.

A confermarla e stata la condotta del giovane magistrato, Rodion Kirejev, che, dopo avere rigettato la richiesta della difesa di ritornare alla fase degli interrogatori per bilanciare il numero dei testimoni ascoltati – finora 40 a 2 a favore dell’accusa – ha espulso dall’aula quattro Deputati Nazionali di Bat’kivshchyna – il Partito di Jukija Tymoshenko – uno di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona – la forza politica dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: come la Leader dell’Opposizione Democratica, detenuto in isolamento ancora prima della sentenza del processo politico a suo carico – ed il cittadino Mykola: anch’egli indignato per l’infondatezza delle imputazioni presentate dalla portavoce dell’accusa, il Procuratore, Lilija Frolova.

Nello specifico, per l’ex-Primo Ministro ucraino – paragonata a Bettino Craxi “in quanto Premier incastrata dalla giustizia” – sono stati chiesti sette anni di carcere, tre di divieto alla politica, ed una multa di 1,5 Miliardi di Hryvnje: tanto quanto avrebbe nociuto al bilancio statale in occasione degli accordi per il gas del Gennnaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Tra le altre accuse – oltre a quella di gestione fraudolenta di danaro pubblico – l’avere costretto Oleh Dubyna, ex Capo del colosso energetico ucraino, Naftohaz, a firmare un contratto sconveniente senza il via libera del Consiglio dei Ministri, essersi servita di tale forzatura per migliorare il proprio rating internazionale, ed avere abusato dei propri poteri per scavalcare l’allora Presidente, Viktor Jushchenko, in prospettiva elettorale.

Accuse che hanno fatto innervosire non solo i Deputati presenti, ma anche l’Ambasciatore dell’UE, Jose Manuel Pintu Teixeira, ed il Rappresentante USA: entrambi accorsi presso il Tribunale Pechers’kyj in solidarietà della Leader del campo arancione, che, nel corso di una pausa tecnica, ha espresso le proprie ragioni, ed affidato ai giornalisti messaggi politici di rilevante importanza, sopratutto per l’Europa.

Subito l’Associazione con l’UE prima che le autorità svendano Kyiv a Mosca

“Appena avrò la parola evidenzierò come queste autorità dittatoriali stiano reprimendo il dissenso arancione – ha spiegato – e, nel contempo, svendendo il patrimonio nazionale ai russi. Invito l’Opposizione Democratica ad unirsi, con o senza di me – ha continuato – il mio scopo e quello di portare nuovamente la giustizia in Ucraina, e di scalzare il Presidente, Viktor Janukovych – ha concluso – da una carica che gestisce come un dittatore”.

Interpellata sulle questioni attuali del Paese, Julija Tymoshenko ha evidenziato come le Autorità stiano cedendo la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino alla Russia, in cambio di uno sconto sul gas: a sua volta già promesso – e non concesso – da Mosca nel Maggio 2010, in seguito alla concessione del prolungamento dello stazionamento dell’esercito del Cremlino in Crimea fino al 2042.

Una sottomissione al vicino imperiale che, a sua volta, il governo Tymoshenko ha sempre contrastato, presentando un Progetto di Legge per l’intoccabilità dei gasdotti del Paese, definiti dall’ex-Primo Ministro la principale risorsa che l’Ucraina può spendere in sede internazionale.

“Mosca ora non ci considera nemmeno più un Paese di transito del gas, e, con i suoi gasdotti sottomarini, ci ha aggirati. Per questo, occorre firmare al più presto l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, anche con questi banditi al potere: e l’ultima chiamata per Bruxelles che abbiamo”.

Le continue espulsioni dei Deputati non hanno permesso alla difesa diritto di replica: udienza chiusa, senza parola alla Tymoshenko al di fuori delle pause.

“Le imputazioni sollevate dalla Pubblica Accusa sono le medesime dall’inizio del procedimento – ha evidenziato Oleksandr Plakhotnjuk, uno degli Avvocati della Leader dell’Opposizione Arancione, all’uscita dalla seduta – tutte confutate dai testimoni che, sebbene da noi non convocati, hanno riconosciuto la legalità delle azioni di Julija Tymoshenko”.

A sostegno dell’inesattezza delle accuse, anche il parere dei maggiori Capi di Stato e di Governo europei, concordi nel ritenere l’ex-Primo Ministro capace di garantire gas all’Unione Europea e, quindi, mantenere la parola data in campo internazionale.

Matteo Cazzulani

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JULIJA TYMOSHENKO PERDE LA PAZIENZA: “SI CHIUDA PRESTO QUESTA FARSA CON UNA CONDANNA GIA STABILITA”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 9, 2011

La difesa della Leader dell’Opposizione Democratica si vede respingere tutte le richieste da un giovane giudice, Rodion Kirejev, deciso nel chiudere la fase delle memorie, ed aprire quella di un dibattito a cui l’arringa, per protesta, non partecipa. Il Comitato di Difesa dalla Dittatura pronto ad azioni comuni in Parlamento, alle urne, e nelle piazze in difesa dell’ex-Primo Ministro

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

“Tutto è già deciso. A questo punto legga la condanna e ci lasci andare: i giornalisti e gli avvocati a casa loro, e me nella cella di isolamento”. Così una spazientita Julija Tymoshenko ha commentato la decisione del giovane giudice, Rodion Kirejev, di respingere tutte e le 60 richieste della difesa: deposizione agli atti di documenti certificanti l’innocenza dell’ex-Primo Ministro dall’accusa di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Dollari, ed abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, e convocazione di testimoni cruciali per un’arringa che, finora, se n’è visti ammettere solo due, contro i 40 dell’accusa – i quali, peraltro, hanno confermato la non-colpevolezza della Leader dell’Opposizione Democratica, rimasta sempre reclusa in isolamento ancor prima della sentenza.

Nulla da fare per il PM, che ha ritenuto le istanze inammissibili e, dopo una lettura arbitraria delle documentazioni, ha chiuso la fase della presentazione delle memorie scritte, ed aperto quella di un dibattito a cui, in segno di protesta, la difesa ha deciso di non prendere parte: “continuare così è un non-senso” ha dichiarato l’avvocato, Mykola Siryj. “Purtroppo è tutto vano: il giudice respinge tutto quello che presentiamo” ha evidenziato l’altro difensore, Oleksandr Plakhotnjuk.

L’Opposizione Democratica si unisce

Pronti, quasi rassegnati, ad una condanna dell’ex-Primo Ministro non è solo il pool di difensori, ma anche un’Opposizione Democratica che, in nome della sua Leader, si prepara a reagire unita, dopo che le troppe divisioni hanno favorito unicamente il presidente filorusso, Viktor Janukovych: considerato il vero responsabile del processo a Julija Tymoshenko e ad un’altra decina di esponenti del campo arancione.

“Attività comune in Parlamento e reazione decisa alla repressione politica saranno i primi passi del Comitato di Difesa dalla Dittatura – ha dichiarato all’autorevole Ukrajins’ka Pravda il Deputato Nazionale V’jacheslav Kyrylenko – in cui confluiscono non solo Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona [i due gruppi dell’Opposizione Democratica alla Rada, guidati rispettivamente da Julija Tymoshenko e Jurij Lucenko: ex-Ministro degli Interni detenuto in isolamento dallo scorso 26 Dicembre, n.d.a.] ma anche altre forze del campo arancione. Tale posizione – ha concluso – è il primo passo per la formazione di liste comuni alle prossime elezioni parlamentari, su cui ancora dobbiamo trovare un accordo”.

A conferma di tale tendenza, la decisione di Mykola Martynenko di abbandonare la guida di Nasha Ukrajina – il partito dell’ex-presidente, Viktor Jushchenko, anch’egli tra i principali accusatori di Julija Tymoshenko, ex-alleata nel periodo della Rivoluzione Arancione – e, assieme a quattro Deputati, confluire nel Front Zmin: il Partito dell’ex-Speaker, Arsenij Jacenjuk, che, di recente, si è detto pronto alla comune battaglia con l’ex-Primo Ministro per riportare l’Ucraina sulla via della giustizia e dell’Europa.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO CHIEDE LA CHIUSURA DEL PROCESSO: PROVE SFALSATE ED ACCUSE PRIVE DI FONDAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 8, 2011

Durante la sua deposizione, la Leader dell’Opposizione Democratica accusa di ostruzionismo l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, di falsificazione delle documentazioni messe agli atti la Corte, ed evidenzia il suo senso di responsabilità nell’accettare un accordo per il gas oneroso, ma rinegoziabile grazie ad una clausola da lei voluta. L’Unione Europea prepara le contromisure in caso di una condanna ingiusta sempre più vicina

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Dopo il valzer dei testimoni – solo quelli voluti dall’accusa – la parola finalmente all’imputata: ed è bufera per tutti. Nella giornata di mercoledì, 7 Settembre, la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, ha accettato di deporre nel processo per cui è reclusa in isolamento da più di un mese, imputata per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Accuse che, categoricamente, ha respinto, sottolineando come la decisione di accettare l’offerta di 250 Dollari per Mille metri cubi di oro blu – onerosa, ma la migliore delle offerte possibili – sia stata provocata dall’ostruzionismo dell’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, che, dinnanzi alla possibile eliminazione dalla compravendita di gas tra Kyiv e Mosca dell’intermediario RosUkrEnergo – compagnia, da lui inserita nel mercato ucraino, posseduta da uno dei principali sponsor dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla difesa il vero organizzatore del processo a suo carico – ha rotto le trattative ed abbandonato il tavolo, lasciando l’Ucraina in balia non solo del ricatto energetico della Russia, ma anche e sopratutto della pressione politica dell’Unione Europea, a cui l’ex-Primo Ministro ha dato risposta con un gesto di responsabilità.

Inoltre, Julija Tymoshenko ha rigettato l’accusa di avere redatto una direttiva scritta per imporre la firma del contratto ad Oleh Dubyna, allora capo della compagnia energetica statale, Naftohaz. Altresì, sarebbe stato Dubyna stesso a dettarle un’autorizzazione per iscritto e, cosa assai più rilevante, il documento non corrisponde con quello depositato agli atti del processo, giudicato dall’imputata un falso non di sua produzione, al pari di molti altri documenti su cui l’accusa si è basata per formulare le imputazioni di un processo sempre più iniquo, in cui le documentazioni proposte dalla difesa – studi di autorevoli compagnie ed articoli di importanti testate certificanti l’innocenza della Leader dell’Opposizione Democratica – sono state sempre scartate.

Infine, Julija Tymoshenko ha anche rigettato l’accusa di avere accettato contratti onerosi pur di migliorare la sua immagine, sopratutto in campo internazionale, in vista delle imminenti elezioni presidenziali, che, nel Febbraio 2010, l’hanno vista sconfitta da Viktor Janukovych. Dapprima, l’ex-Primo Ministro ha illustrato come la ricerca del consenso per ogni politico sia un compito, e non un delitto. In seguito, ha evidenziato come, nell’accordo da lei accettato con la Russia, una clausola ne consenta una modifica anche radicale. “Il punto 4.4 dell’accordo – ha dichiarato – prevede che, in caso di mutamento delle condizioni del mercato mondiale, ambo le parti possono richiedere un nuovo tariffario più adeguato”.

Un messaggio indiretto a Janukovych – che, per ottenere uno sconto sul gas, dopo avere concesso il prolungamento dello stazionamento dell’esercito russo in Crimea, proprio in questi giorni ha dichiarato l’intenzione di Kyiv di ricorrere in sede giudiziaria all’arbitrato di Stoccolma, irritando non poco Mosca, pronta ad una nuova Guerra del Gas, persino contro il suo alleato – e diretto al giovane giudice, Rodion Kirejev, per la chiusura immediata di un procedimento basato su accuse prive di fondamento.

L’Europa prepara le contromosse alla possibile condanna

In linea con la tradizione del processo, il PM – palesemente sbilanciato in favore dell’accusa – ha negato la chiusura del caso, la liberazione dall’isolamento della Leader dell’Opposizione Democratica, il permesso di ricevere visite mediche da parte dei dottori di fiducia dell’anima della Rivoluzione Arancione, e persino la possibilità di interloquire con il proprio Padre Spirituale. Dinnanzi a tale diniego, la difesa ha promesso di sommergere Kirejev di ricorsi e dichiarazioni da inserire agli atti che, secondo diversi esperti, non riusciranno ad evitare la chiusura nel breve termine di un processo già deciso in partenza.

Su di esso, tuttavia, vigile è un’Unione Europea sempre più preoccupata per una possibile condanna della Leader dell’Opposizione Democratica che complicherebbe la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, ed il varo della Zona di Libero Scambio ad essa collegata. Come dichiarato dall’ufficio stampa dell’Europarlamento, largo spazio della prossima plenaria sarà dedicata proprio alla questione ucraina, con la discussione di due rapporti presentati dai Deputati polacchi Ryszard Legutko – del gruppo dei Conservatori e Democratici – e Pawel Zalewski – del Partito Popolare Europeo, la forza politica del centro-destra europeo, a più riprese solidale con Julija Tymoshenko – sull’opportunità di concedere o meno l’integrazione ad un Paese dai risvolti di sovietica memoria sempre più autoritari.

Matteo Cazzulani