LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Polonia, Lituania e Ucraina varano una brigata comune

Posted in NATO by matteocazzulani on September 21, 2014

La formazione militare LitPolUkrBrig ha lo scopo di partecipare alle missioni di pace internazionali, favorire l’integrazione militare ucraina e gettare le basi per la realizzazione di un esercito unico europeo. Il progetto è anche in linea con le direttive approvate nel recente vertice NATO di Newport per la difesa dei Paesi membri più a est.

Un tempo, Lublino è stata la sede della celebre Unione che nel 1569, per mezzo della fusione tra la Corona polacca e il Granducato di Lituania, ha portato alla nascita del Commonwealth polacco-lituano: entità statale, nota anche come Repubblica delle Due Nazioni Polacco-Lituana, che si è caratterizzata per l’elezione diretta del sovrano da parte dell’assemblea di tutti i nobili e per la tolleranza nei confronti di ogni credo in un’Europa insanguinata dalle Guerre di Religione.

Oggi, Lublino non è solo la culla del Commonwealth polacco-lituano -che ha compreso fino al 1792 territori e popolazioni delle attuali Polonia, Lituania, Ucraina, Bielorussia, e di parti di Lettonia e Russia- ma è la sede della LitPolUkrBrig: una brigata, composta da reparti armati di Polonia, Lituania ed Ucraina, impegnata nelle missioni di pace internazionali e nel rafforzamento della partnership militare tra i tre Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Nello specifico, come riportato dalla Reuters, presso la base di Lublino, dove già stazionano 50 soldati polacchi, si aggiungeranno reparti lituani e ucraini fino a raggiungere un totale di 250 militari: un progetto simbolico che, secondo i progetti, può incrementare fino a diventare un modello di integrazione militare per tutta l’Unione Europea.

La genesi della LitPolUkrBrig ha inizio nel 2009, con una lettera di intenti tra i tre Paesi fondatori orientata alla realizzazione di un progetto militare per rafforzare l’integrazione Euroatlantica dell’Ucraina, rinsaldare la collaborazione tra gli eserciti nazionali nell’ambito della NATO, gettare le basi per la realizzazione di una brigata militare unica europea.

A commento della firma, avvenuta a Varsavia presso la residenza presidenziale, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha espresso rammarico per il ritardo con cui è avvenuta la realizzazione del battaglione che, nell’immediato, aiuta l’esercito ucraino a collaborare con l’Occidente.

“Voglio ricordare che Polonia e Lituania sono impegnate nel sostenere l’Ucraina non solo sul piano militare, ma anche su quello delle riforme dell’amministrazione locali e delle piccole e medie imprese” ha dichiarato Komorowski.

Positivo è stato il commento del Ministro della Difesa polacco, Tomasz Siemoniak, che ha sottolineato come la realizzazione della brigata sia in linea sia con la recente firma dell’Accordo di Associazione tra UE e Ucraina, che con gli intenti di rafforzare la partnership militare tra Kyiv e l’Occidente espressi durante il recente vertice NATO di Newport.

“La brigata aiuta a rafforzare l’amicizia tra Polonia, Lituania e Ucraina, e a garantire più sicurezza in Europa Centro-Orientale” ha commentato, a sua volta, il Ministro della Difesa lituano, Juozas Olekas.

Positivo è stato anche il commento del Ministro della Difesa ucraino, Valeriy Heletey, che, dopo avere illustrato come l’Ucraina già collabori con Polonia e Lituania in diverse missioni pace nel Mondo, dal Kosovo alla Bosnia-Erzegovina, ha evidenziato come, ad oggi, Kyiv sia vittima di un’aggressione militare da parte della Russia.

L’esercito della Russia provoca in Europa e Nordamerica

Oltre all’Ucraina, il Presidente russo, Vladimir Putin, come riportato da TVN24, ha però dimostrato con provocazioni recenti di avere anche altri obiettivi sul piano militare: l’Europa e tutta la Comunità Euroatlantica.

Nella giornata di venerdì, 19 Settembre, bombardieri di categoria SU-24 hanno ripetutamente violato lo spazio aereo della Lettonia e della Svezia: un fatto che ha gettato in allarme il Governo svedese appena eletto.

Del resto, già in passato, sempre a causa degli sconfinamenti dei velivoli militari russi, Stoccolma ha cambiato i vertici militari e ha ipotizzato un suo immediato ingresso nella NATO per tutelare la sua sicurezza nazionale.

Oltre a Lettonia e Svezia, sconfinamenti di aerei militari russi si sono verificati anche in Gran Bretagna, dove, sempre venerdì, 19 Settembre, velivoli di categoria Tu-95 hanno violato lo spazio aereo britannico, e sono stati subito intercettati da aerei della Royal Air Force.

In aggiunta all’Europa, le provocazioni militari di Putin si sono verificate anche negli Stati Uniti d’America dove, come riportato dalla CNN e registrato dal NORAD, una flotta di MIG-35 e aerei cisterna si è avvicinata allo spazio aereo USA, nei cieli dell’Alaska.

Pronta è stata la risposta dell’esercito USA, che ha scortato, fino all’allontanamento dallo spazio aereo degli Stati Uniti, gli aerei militari russi che, tuttavia, si sono poi avvicinati allo spazio aereo del Canada.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Polonia, Ucraina e Bielorussia un’unica koiné lessicale dell’Europa: una prova linguistica per demistificare la propaganda della Russia di Putin

Posted in Editoriale by matteocazzulani on June 11, 2014

Se una mattina -Rano in polacco, Ranok in ucraino, Ranitsa in bielorusso, ma Utro in russo- volete un cappuccino, o meglio una frittata di uova -per stare alle tradizioni alimentari del luogo- in Polonia vi fate uno Sniadanie -colazione- che in Ucraina si chiama Snidanok, in Bielorussia Snyadania, mentre in russo è Zavtrak.

Se poi, dopo l’abbondante colazione -e non può essere diversamente in Europa Centro-Orientale- vi recate al lavoro, magari in auto, allora ecco che potreste trovarvi immersi nel Ruch, in polacco, che è Rukh anche in ucraino e in bielorusso, ma che in russo è Dvyzheniye.

Il Lavoro, appunto: grande tema di attualità e spinosa questione, sopratutto per i giovani in Italia. In polacco si dice Praca, in ucraino Pratsya, in bielorusso Pratsa, mentre in russo è Trud.

Questa, in sintesi, è una tabella pubblicata dalla sezione bielorussa di Radio Liberty sul suo account Facebook nella giornata di martedì, 10 Giugno, da cui, ad esempio, si evince che ‘scoppio’ in polacco, ucraino e bielorusso si dice Vybuch, mente in russo è Zriv, ‘bene’ si dice Dobrze in polacco, Dobro e Dobra in ucraino e bielorusso, ma Khorosho in russo, e ‘tassa’ è Podatek in polacco, Podatok in ucraino, Padatak in bielorusso, e Nalog in russo.

Lo scopo dell’immagine è quello di mostrare come Polonia, Ucraina e Bielorussia hanno molto più in comune sul piano culturale e storico di quanto gli europei occidentali, bombardati da secoli di propaganda russa, oggi possano immaginare.

Infatti, la comunanza lessicale di queste tre lingue slave -una, il polacco, appartenente al ceppo occidentale, le altre due appartenente a quello orientale- testimonia un passato comune di cui poco si sa e si vuole parlare sopratutto in quei Paesi, come Italia e Francia, in cui è comodo accettare la vulgata secondo cui ucraini e bielorussi sarebbero cugini dei russi, talvolta un po’ deviati e nazistoidi.

Tra i secoli XIV e XVII, polacchi, ucraini e bielorussi hanno infatti convissuto nella Repubblica delle Due Nazioni Polacco-Lituana: un Commonwealth multiculturale, a cui appartenevano anche lituani, olandesi, ebrei, italiani e scozzesi, nel quale il re veniva eletto da un collegio di nobili, e dove ogni religione veniva appieno tollerata.

Non è un caso se in questa Repubblica Nobiliare, nominata anche ‘Stato senza roghi’ per via della sua apertura nei confronti di tutte le confessioni del Cristianesimo, che altrove in Europa si combattevano l’un l’altra nelle Guerre di Religione, attorno al 1600 si concentrava l’80% della popolazione ebraica.

Nel Commonwealth polacco-lituano, che ha raggiunto una superficie massima di circa 1.500.000 chilometri quadrati, gli ebrei, caso unico nel Mondo, si sono persino ruralizzati, abbandonando, per molti casi, la loro tradizionale vocazione cittadina.

Oltre che per la proto-democrazia della Repubblica Nobiliare, che sicuramente rappresentava una forma di Governo più avanzata rispetto all’Assolutismo in Europa Occidentale, e per la tolleranza religiosa, la Repubblica delle Due Nazioni polacco-lituana ha anche caratterizzato un esempio di progresso anche per quanto riguarda il tema dei Diritti.

Il 3 Maggio 1791, oramai alla vigilia delle spartizioni con cui gli Imperi assoluti di Russia, Prussia ed Austria avrebbero di lì a poco cancellato la Repubblica polacco-lituana dalle cartine geografiche, il Commonwealth ha approvato la prima Costituzione di stampo illuministico in Europa -la seconda al Mondo dopo quella USA del 1787.

La Konstytucja 3 Maja ha evoluto la Repubblica nobiliare a Repubblica Costituzionale con il re eletto a suffragio universale. La Carta Costituzionale ha poi affrancato i contadini dalla servitù, ed ha sancito il principio dell’uguaglianza tra i Popoli al suo interno.

I Popoli del Commonwealth, polacchi, ucraini e bielorussi, per via della simile lingua parlata, hanno sviluppato, all’interno della Repubblica delle Due Nazioni polacco-lituana, una koiné linguistica slava che, ancor oggi, sul piano lessicale accomuna polacco, ucraino e bielorusso.

Questo legame storico e culturale, e per certi versi anche politico e spirituale, è stato a più riprese negato dalla propaganda di Mosca, che in epoca zarista prima, sovietica poi, e putiniana oggi, ha voluto presentare all’opinione pubblica mondiale ucraini e bielorussi come popoli ‘fratelli’ della Russia.

La negazione da parte dei russi dei legami storici degli ucraini e dei bielorussi con i polacchi, è stata rafforzata da secoli di russificazione forzata, che oltre che in Bielorussia ha avuto i suoi effetti più incisivi in Ucraina orientale e in Crimea.

Inoltre i russi ha diffuso una vulgata secondo la quale la storia della Russia avrebbe avuto inizio nella Rus di Kyiv: un principato che raccoglieva le popolazioni slave dei bacini del Dnipro e del Don.

In realtà, la Rus -termine che andrebbe tradotto in maniera più appropriata come ‘Rutenia’ e non come ‘Russia’, dopo l’invasione tatara nel XIII secolo è stata inglobata nel Principato di Volodymyr-Halich. Successivamente, essa è stata integrata nel Granducato di Lituania, che nel 1385 è confluita, assieme alla Corona Polacca, nella Repubblica delle Due Nazioni.

Se studiata adeguatamente, la storia è sufficiente per spiegare quanto la propaganda russa sia forte nel plasmare la realtà a uso e consumo delle logiche neoimperiali di Putin.

Inoltre, la storia, quella vera, ci aiuta anche a capire quanto Ucraina e Bielorussia siano, come la Polonia, Paesi dell’Europa, che hanno pieno diritto a fare parte della Grande Famiglia Europea.

A proposito, ‘Paese’ in polacco si dice Kraj, così come in ucraino si dice Krayina, e in bielorusso Kraina. In russo, invece, si dice Strana.

Matteo Cazzulani
Analista Politico e studioso di Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Obama, l’Europa e l’insegnamento del 3 Maggio 1791

Posted in Editoriale by matteocazzulani on May 3, 2014

Imparare della storia si può, se solo la storia la si conoscesse e si avesse sia il coraggio che l’onestà intellettuale di leggere la realtà come essa de facto è, senza condizionamenti legati ad interessi commerciali ed energetici che rischiano nel lungo periodo di porre fine al sogno europeo e alla pace nel Mondo.

Nella giornata di venerdì, 2 Maggio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha convinto il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, a supportare la posizione USA in sostegno all’imposizione di nuove sanzioni alla Russia di Putin qualora la destabilizzazione militare attuata dall’esercito russo in Ucraina orientale dovesse continuare, al punto da rendere impossibile lo svolgimento delle Elezioni Presidenziali ucraine.

Questo fatto va letto come una vera e propria lezione di geopolitica e realismo che Obama ha dato alla Merkel, la cui opposizione ad ogni forma di sanzione alla Russia ha impossibilitato una presa di posizione comune e ferma dell’Unione Europea di condanna della violazione dello Stato di Diritto in Ucraina e del Memorandum di Budapest: documento che riconosceva l’inviolabilità dei confini ucraini in cambio della perenne denuclearizzazione dell’esercito di Kyiv.

Il gesto del Presidente USA ha messo in chiaro alla Merkel in primis che con l’annessione militare della Crimea il Mondo è cambiato: è il riarmo militare, e non più accordi politici e commerciali, a regolare i rapporti di forza geopolitici nel Mondo.

In secondo luogo, Obama, sulla base della tradizione del Liberalismo Internazionale -dottrina geopolitica elaborata da Woodrow Wilson, poi realizzata da Frederick Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Mennedy, Lindon Johnson, Jimmy Carter, Ronald Reagan e Bill Clinton- ha voluto ricordare alla Merkel che è solo con la diffusione nel Mondo di Democrazia, Diritti Umani e Libertà -e se si vuole anche del Progresso- che la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Occidente può essere garantita.

Come si può dedurre da un’attenta lettura dei fatti, le azioni militari dei russi nell’Est ucraino possono essere solo l’inizio di una manovra ben più ampia destinata ad interessare anche Paesi UE come Lituania, Lettonia ed Estonia, in cui Putin avrebbe gioco facile a giustificare un intervento militare di Mosca per tutelare le popolazioni russofone locali: la medesima scusa, utilizzata nella storia anche da Hilter per autorizzare l’Anschluss austriaca e l’annessione di Sudeti e Corridoio di Danzica, con cui la Russia sta smembrando anche l’Ucraina.

Con la presa di posizione di Obama gli USA sono finalmente tornati ad esercitare un ruolo attivo nella politica europea, ed hanno offerto all’Europa un prezioso aiuto che, nel nuovo mondo post-Crimea, l’Europa può e deve cogliere per contrastare il preoccupante riarmo di Putin, che ha già avviato azioni militari di stampo provocatorio nello spazio aereo di Svezia, Finlandia, Gran Bretagna e Danimarca.

Sarebbe anche opportuno che l’Europa si compattasse in un’unica grande potenza morale che sia in grado di difendere, tutelare e supportare i valori su cui l’UE è nata -Pace, Democrazia e Libertà- dinnanzi alla nuova aggressione russa.

Per farlo, l’Europa deve recuperare lo spirito del 3 Maggio 1791, quando in Polonia-Lituania fu emanata la prima Costituzione Illuminata europea -la seconda al Mondo dopo quella americana del 1787- che trasformava la Monarchia nobiliare finora in vigore in una Monarchia costituzionale con una chiara divisione dei poteri, il suffragio universale esteso anche alla borghesia, e pari dignità a tutte le componenti etniche e sociali dello Stato polacco-lituano.

Oltre all’anelito di libertà, la Costituzione del 3 Maggio portò anche all’evoluzione della Polonia-Lituania in un unico Stato di polacchi, lituani e ruteni -leggasi ucraini- che fino ad allora erano fortemente divisi e spesso in contrasto gli uni con gli altri.

Questo fatto non piacque alla Russia imperiale dell’Imperatrice -tutt’altro che illuminata- Caterina II, che, per reagire alla proclamazione della Carta Costituzionale Illuminata polacco-lituana, un anno dopo dette avvio alle spartizioni che cancellarono definitivamente la Polonia, e con essa anche la Lituania, dalla carta geografica del Mondo.

Ad oggi, la cinica violenza imperiale di Caterina II è paragonabile a quella di Putin, ma l’Europa, grazie alla presenza di un Obama che finalmente sembra essersi accorto della minaccia costituita da Mosca per la pace nel Mondo, non è più sola.

Così come la Polonia-Lituania il 3 Maggio 1791, l’Europa deve dapprima compattarsi in un superstato europeo che sia in grado di levare gli scudi per difendere Democrazia, Libertà, Pace e Progresso dall’aggressione putiniana.

In secondo luogo, l’Europa deve stringere un’Intesa strategica con gli USA per fare si che, anche e sopratutto grazie alla NATO, le ambizioni neoimperiali di Putin non portino ad una Finis Europae, così come l’imperialismo armato di Carerina II portò, dopo il 3 Maggio 1791, alla Finis Poloniae.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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LA RUSSIA DI PUTIN INIZIA L’OFFENSIVA DEI GASDOLLARI IN BIELORUSSIA ED UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 26, 2013

Il Presidente russo accorda un prestito di due Miliardi di Dollari al suo collega bielorusso Alyaksandar Lukashenka. Erogati anche i primi 3 Miliardi di Dollari dei 15 promessi dalla Federazione Russa al Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych.

17 Miliardi di Dollari e un mare di gas è quanto ammonta l’OPA che la Russia ha sferrato per ottenere il controllo di Ucraina e Bielorussia e, nel contempo, indebolire il rafforzamento interno dell’Unione Europea. Nella giornata di Natale, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso alla Bielorussia un prestito di 2 Miliardi di Dollari per garantire a Minsk risorse necessarie per aiutare il Paese ad inserirsi nel mercato economico mondiale.

Il prestito, concordato durante un incontro tra Putin e il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, rende la Bielorussia ancor più dipendente dalla Russia, dopo che, nel 2012, Minsk è stata costretta a cedere a Mosca il controllo di metà del tessuto industriale e produttivo del Paese, tra cui la gestione dell’importantissima compagnia energetica nazionale Beltransgaz al monopolista statale russo del gas, Gazprom.

La manovra della Russia l’unico aiuto che Lukashenka ha la possibilità di ottenere dopo che il Presidente bielorusso ha rotto le relazioni con l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale a causa della ripetuta violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Simile situazione è quella dell’Ucraina: altro Paese a cui la Russia ha offerto un ‘aiuto fraterno’ di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas russo esportato a Kyiv da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Sempre a Natale, la Russia ha versato nelle casse ucraine la prima tranche del prestito pari a 3 Miliardi di Dollari che, secondo gli accordi firmati tra Putin e il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, servono per acquistare obbligazioni statali di Kyiv.

Così come Lukashenka in Bielorussia, anche Yanukovych si è rivolto alla Russia dopo avere rotto di proposito i rapporti con l’Europa con la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato economico comune dell’UE.

Altra similitudine con Lukashenka è la sistematica violazione dei Diritti Umani e della Democrazia da parte di Yanukovych, fattasi particolarmente viva durante le repressioni violente a carico di donne, giornalisti e politici dell’opposizione impegnati in pacifiche manifestazioni, partecipate da più di un milione di persone, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

L’offerta di aiuto economico a Bielorussia ed Ucraina è una manovra lanciata di proposito da Putin per costringere Minsk e Kyiv ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

Se realizzato, il progetto di Putin, che per ragioni storiche, economiche, geopolitiche ed anche psicologiche non può essere realizzato senza inglobare in esso l’Ucraina, mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, che, in caso di ricomposizione di un forte Impero Russo ai suoi confini, vede minacciata la sua presenza nella competizione internazionale.

L’Autoritarismo di Putin contro il soft-power di Libertà dell’UE

Del resto, lo stesso Putin ha a più riprese sottolineato come l’Unione Doganale Eurasiatica sia un progetto concepito proprio per annichilire l’Europa, vista, secondo la propaganda russa, come una ‘terra sinistrorsa moralmente deviata dal riconoscimento di diritti quali la democrazia, l’integrazione multirazziale, il divorzio, l’aborto e le Civil Union’.

La contesa per l’Ucraina, su cui Putin è in vantaggio per via dell’immediata disponibilità di denaro rispetto ad un’Europa affannata dalla crisi economica, è dunque non solo una questione geopolitica, ma anche una battaglia che l’UE deve vincere per difendere i valori di Libertà su cui, dopo la sconfitta del nazifascismo, un continente da secoli diviso da guerre, odi e divisioni ha finalmente trovato pace ed unità.

Per reagire ai gasdollari di Putin, l’Europa deve innanzitutto abbattere il regime dei visti per bielorussi ed ucraini, per dimostrare a due popoli europei per storia, cultura e tradizioni -fino al 1654 Ucraina e Bielorussia sono appartenute al Commonwealth Polacco-Lituano, senza avere nulla a che vedere con la Moscovia- che l’UE è davvero un’Entità statale aperta ed accogliente.

Altro passo che l’Europa deve compiere è la diversificazione delle forniture di gas per non dipendere più fortemente dalla Russia, che, al contrario di quello che racconta certa stampa parziale, non è l’unico Paese che è in grado di soddisfare il crescente bisogno di energia dell’UE.

L’importazione di LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e di oro blu naturale dall’Azerbaijan -per cui Commissione Europea, Italia, Grecia ed Albania hanno di recente firmato la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico TAP- sono importanti soluzioni che permettono all’UE di diversificare le fonti di importazione di gas e, così, evitare di essere esposta al ricatto della Russia: Paese che suole avvalersi dell’energia come arma di costrizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

Inoltre, l’Europa non deve temere le offensive di Putin -che, nonostante la presentazione istrionica di Putin, nascondono una debolezza militare, economica e sociale di cui gli stessi russi hanno imbarazzo- e deve puntare sul rafforzamento dell’idea di UE come Comunità basata non solo su una comune valuta, ma sopratutto su quattro principi: Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani.

Questi tre principi rappresentano un soft-power molto più forte del denaro e del gas di Putin, come ha dimostrato il milione di ucraini che, nonostante il freddo e le cariche delle forze speciali di regime, sono in piazza da più di un mese per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa manifestando sotto le bandiere europee.

Matteo Cazzulani

AUSCHWITZ NON È POLACCA. COSI COME LA POLONIA NON È EUROPA ORIENTALE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 21, 2013

Protesta dell’Ambasciatore della Polonia in Italia, Wojciek Ponkiewski, per la denominazione di Auschwitz come ‘campo di concentramento polacco’ su alcuni media italiani. L’imprecisione, realizzata da capaci colleghi giornalisti in buona fede, testimonia però la scarsa conoscenza dell’Europa Centrale nel BelPaese.

Un aggettivo può compromettere le relazioni tra due Paesi dell’Unione Europea, e testimoniare un grado di conoscenza dell’Europa ancora legato a stereotipi del secolo scorso. Nella giornata di Domenica, 20 Ottobre, l’Ambasciata della Polonia in Italia ha esposto una protesta ufficiale per l’utilizzo da parte dell’agenzia ANSA della definizione di Auschwitz come ‘Lager polacco’.

Il lancio in questione, come riporta l’agenzia polacca PAP, riguarda la visita ad Auschwitz del Sindaco di Roma, Ignazio Marino, assieme ad un gruppo di giovani e a Sami Modiano, definito come ‘sopravvissuto dal lager polacco di Auschwitz’.

Pronta è stata la protesta ufficiale da parte dell’Ambasciatore polacco in Italia, Wojciek Ponikiewski, che ha ritenuto necessario l’intervento dopo che, in altre occasioni, la stampa italiana, tra cui, sempre secondo la PAP, il Corriere della Sera, la Repubblica e il bollettino della Comunità Ebraica di Roma, ha definito Auschwitz un campo di concentramento polacco.

Realizzato dai nazisti, e non dai polacchi, dopo l’occupazione Hitleriana della Polonia nel 1941 in una zona dove già esistevano caserme, Auschwitz è servito per la detenzione di prigionieri politici fino al 1942, quando, dopo la Conferenza di Wannsee, viene decisa l’eliminazione fisica degli ebrei e delle razze ritenute ‘inferiori’ dalla barbarie nazista.

Auschwitz, ampliato con la realizzazione di Birkenau, a sua volta suddiviso in altri sottocampi, diventa così uno dei centri di morte, tra cui Dachau, Treblinka, Mathausen, Sobibor, Belzec e KL Lublin -altrimenti noto come Majdanek- in cui i nazisti hanno sterminato fino al 1944 sei milioni di ebrei, ed anche rom, omosessuali, partigiani, testimoni di Geova ed altri prigionieri politici.

La protesta dell’Ambasciatore della Polonia nei confronti dei mezzi di informazione italiani è supportata dai fatti, che testimoniano come Auschwitz sia un campo di concentramento nazista realizzato in territorio polacco, che, per correttezza storica, andrebbe definito come ‘lager nazista realizzato nella Polonia occupata da Hitler’.

Ad essere imprecisa, però, potrebbe essere la destinazione della protesta, che rischia di colpire colleghi giornalisti e direttori di testate che si sono attenuti al loro dovere di cronaca avvalendosi, in totale buona fede, degli strumenti che la scuola italiana ha loro fornito.

Una cultura vecchia e ‘poco europea’

Il vero obiettivo della protesta dovrebbe essere invece la cultura italiana in se, che, per quanto riguarda l’Europa, ragiona ancora con stereotipi propri del secolo scorso, in cui tutto ciò che si trova ad est di Trieste è definito, erroneamente, ‘Europa Orientale’: come se ancora permanesse la Cortina di Ferro.

La realtà è ben altra. Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Paesi Baltici e Balcani rappresentano, anche solo da un punto di vista geografico, il centro di un’Europa che ha avuto proprio nella storia polacca, ceca, slovacca ed ungherese la realizzazione di capitoli importanti della storia degli Stati UE.

Tra queste pagine, opportuno citare l’impero carolingio, quello asburgico, la Repubblica delle Due Nazioni, i feroci scontri durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, e la lotta non violenta per la libertà dalla dittatura sovietica.

Per comprendere l’Europa come de facto è, ed iniziare a considerare anche Ucraina, Bielorussia, Moldova e Georgia come la parte orientale dell’Europa, occorre una rivoluzione culturale in un Paese stanco, ma potenzialmente ricco di cervelli come il nostro.

In questo, non aiuta la ‘vecchia’ mentalità, né le pur sempre necessarie poche pubblicazioni accademiche -che, in quanto tali, vengono lette solo da studenti interessati, senza raggiungere il grande pubblico.

Tuttavia, l’Italia può contare sul contatto diretto con le popolazioni dell’Europa centrale presenti nel nostro territorio, e sui molti italiani che, per motivi di studio e lavoro, ed anche coniugali, vivono e capiscono l’Europa Centrale.

Tutte queste persone testimoniano come, per certi versi, sopratutto in campo energetico e di politica estera, Polonia, Lituania, Romania, Lettonia ed Estonia siano Paesi da cui l’Italia ha solo da imparare.

Non è dunque con i giornalisti italiani, figli di una cultura antiquata loro malgrado, che bisogna prendersela per un aggettivo utilizzato in maniera inappropriata ma in buona fede, anche se l’Ambasciatore della Polonia bene ha fatto ad intervenire per tutelare la reputazione di una grande nazione europea.

È invece con un paziente processo di integrazione già in atto, e con una promozione dell’Europa Centrale storico-politico-culturale chiara ed immediata, che non eccede nella pedanteria, che si costruisce davvero l’Europa unita e coesa.

Matteo Cazzulani

IL DISSENSO BIELORUSSO PROTESTA A LEOPOLI CONTRO IL GIOGO DI MOSCA DI IERI E DI OGGI

Posted in Bielorussia, Ukraina by matteocazzulani on September 23, 2011

Nel capoluogo galiziano gli oppositori ad Aljaksandar Lukashenka ricordano i detenuti politici e la Battaglia della Orsha del 1514: comune capitolo della storia di Bielorussia, Ucraina, Polonia, e Lituania di resistenza alle ambizioni imperiali di Mosca

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, ed il primo ministro russo, Vladimir Putin

Nella città delle cinque culture per fuggire all’arresto per Protesta Politicamente Scorretta. Questa la motivazione che giovedì, 7 Settembre, ha spinto gli oppositori bielorussi a Leopoli, in Ucraina, per celebrare il Giorno della Gloria Militare della Bielorussia: una festa nazionale, in vigore, come la bandiera statale bianco-rossa, durante le brevi parentesi di indipendenza di Minsk – dal 1918 al 1919 e dal 1991 al 1995 – fino al definitivo divieto imposto dall’attuale presidente, Aljaksandar Lukashenka, deciso nel ristabilire la simbologia sovietica, e nel mandare al fresco chi si permette ogni forma di commemorazione patriottica.

Proprio per questa ragione, l’opposizione al Bat’ka – com’è definito Lukashenka in patria, ha caricato di estrema attualità tale ricorrenza: a dimostrarlo, i nomi dei ventisette oppositori incarcerati – tra cui l’ex-candidato alla presidenza nelle elezioni falsificate del Dicembre 2010, Njakljau Statkevych – letti nella centrale Ploshcha Rynok, trasformatasi per un giorno da cuore del capoluogo galiziano a Capitale del dissenso bielorusso.

A giustificare la scelta di Leopoli, ed evidenziare la vicinanza culturale della Città delle Cinque Culture – ucraina, polacca, armena, ebraica ed asburgica – all’opposizione a Lukashenka, il fatto storico alla base della Festa nazionale, la Battaglia della Orsha dell’8 Settembre 1514: allora, un’armata di 30 mila bielorussi, ucraini, polacchi e lituani – che dal 1569 vivranno in un’unico stato, la Repubblica delle Due Nazioni – sotto il comando del Principe Kostjantyn Ostroz’kyj sconfisse gli 80 mila soldati del Granducato di Mosca, salvando le terre dell’Europa Centrale da una dominazione straniera data per certa.

“I nostri predecessori erano persone sagge – ha dichiarato a Radio Liberty V’jacheslau Sivchyk, Leader del Movimento Razom – ci hanno mostrato cosa bisogna fare quando dall’esterno entrano nel tuo Paese, confiscano case e fabbriche, ed installano un governo voluto dal Cremlino. Siamo qui per l’unità di bielorussi ed ucraini, che – ha continuato – come polacchi e lituani sono popoli europei”.

La battaglia di cui non parlare

La Battaglia della Orsha è una pagina di storia europea davvero importante, ciò malgrado finita nel dimenticatoio in tutto il Vecchio Continente. Nella lontana Europa Occidentale, troppo interessata ad Africa e Sud America, e dimentica della parte centro-orientale dell’UE – complice anche la sete di gas -non ve n’è traccia, se non in lezioni universitarie di professori illuminati.

Ma anche in Bielorussia guai a parlarne: come dichiarato, sempre a Radio Liberty, dal dissidente bielorusso, Aljakseu Pushkin, il sito della battaglia oggi è ricoperto da sterpaglie e piantagioni di melone, e a ravvivare tale landa desolata nella Giorno della Gloria Militare ci ha pensato solo un gruppo di cantanti di poesia goliardica, appositamente inviati dalle Autorità filo-sovietiche per rendere impossibile qualsiasi celebrazione.

Matteo Cazzulani

Passeggiata con Jaroslav Hrycak alla scoperta di Leopoli in esclusiva per Legno Storto e La Voce Arancione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 11, 2011

Lo stimato storico dell’Universita Cattolica Ucraina svela alcuni dei segreti della Città delle cinque culture: capitale culturale mitteleuropea di una Ucraina in cerca di cerca se stessa.

Non solo processi politici, risse in Parlamento con lanci di uova e fumogeni, e nemmeno due squadre impegnate a rincorrere un pallone: l’Ucraina, quella vera, e un pozzo di storia tutto da scoprire, sopratutto se a illustrarla e uno studioso d’eccezione di fama internazionale, come Jaroslav Hrycak.

Una di quelle figure che, nonostante vi si abiti da tempo, riesce a presentare con nuove tinte una città complessa ed affascinante come Leopoli.

“Una piccola New York” come la ha definita lo storico dell’Universita Cattolica Ucraina – UKU – sottolineandone la multietnicita che ha caratterizzato passato e presente del capoluogo galiziano: così come la Grande Mela, Leopoli – L’viv in ucraino, Lwow in polacco, Lemberg in tedesco – e un crogiuolo di etnie, culturalmente attivo, noto ed apprezzato, ma non capitale di uno Stato.

Una sorte segnata sin dal passato, quando la città, fondata nel 1272 dal re Danyl’ Romanovs’kyj come capitale del Principato di Galizia e Volinia, e stata abitata da polacchi, tedeschi, ruteni, armeni, ebrei, “serbi” – intesi come balcanici in generale – con elementi italiani, scozzesi, e tatari.

Così come tante sono le culture in essa presenti, diversi sono anche i centri della città. Il primo e il Vysokyj Zamok – Castello Alto – oggi un promontorio su cui e sorta una delle sette fortezze, distrutte nel Seicento, che hanno assicurato approvigionamento di acqua alla città. “Conquistarle significava prendere l’intera città – evidenzia Hrycak – per questo i quartieri a ridosso di essa, più periferici, erano abitati dalle etnie meno influenti, come gli ebrei”.

Proprio la componente ebraica ha abitato il secondo centro di Leopoli: una piazza – lo Staryj Rynok – oggi spoglia, su cui era posto il centro della capitale del Principato di Galizia e Volinia.

Da rimarcare e come quella degli ebrei sia stata una presenza tutt’altro che monolitica, dal momento in cui a Leopoli essa era divisa tra Aschenaziti – più colti ed insediati nel ghetto entro le mura della città vecchia – ed ortodossi – più radicali e poveri, relegati al di fuori della cerchia urbana.

Medesima condizione quella degli armeni: etnia senza Patria, ricca ed istruita, dedita non solo ai commerci, ma anche alle traduzioni ed alle mediazioni tra le varie componenti di una città definita come multietnica nella pietra, ma non nella gente.

Proprio il “quartiere” armeno si trova a poca distanza dal terzo centro storico, quello della Leopoli polacca, nata dalla conquista di re Casimiro III nel quattordicesimo secolo. Da allora, l’elemento dominante in città e stato sempre quello polacco, l’unico autorizzato ad abitare il centro.

Assieme ad esso, conviveva quello ucraino, distinto dal primo non per nazionalità, ma per status sociale: così come nel resto del Commonwealth, “polacco” si poteva ritenere chi era nobile, mentre i contadini ed i “plebei” – a Leopoli linguisticamente ucraini – non potevano forgiarsi di tale titolo.

Una differenza evidente anche sul piano religioso, come spiega il noto storico dinnanzi alla chiesa Rutena, caratterizza dallo storto campanile che ha ospitato ai suoi piedi le prime confraternite religiose – Bratstva – e la prima Università per ortodossi in Europa: un sito tanto importante da essere proposto dall’ex-Presidente ucraino, Viktor Jushchenko, come residenza ufficiale del Patriarca di Kyiv.

La convivenza tra polacchi ed ucraini e continuata anche sotto gli Asburgo – a Leopoli dal 1772 – e persino durante la Guerra Polacco-Ucraina del 1919: “l’ultima guerra del romanticismo” in cui le fazioni si sono combattute soltanto di giorno, poiché al calare del buio scattava l’ora del riposo, e della vita modana in compagnia.

Un aspetto spesso tralasciato dai libri di una storia che Hrycak sta faticosamente cercando di ricostruire, e raccontare, con la
necessaria dignità ed onesta, lontano da interpretazioni sovietiche e rigurgiti nazionalisti.

Un passato poco noto agli stessi leopoliensi, che, dopo i fatti del 1919, hanno subito le peggiori dittature del secolo scorso, responsabili dell’annichilimento culturale della città.

“Hitler ha eliminato gli ebrei da Leopoli – ha dichiarato Hrycak – Stalin, a sua volta, i polacchi. Leopoli – ha continuato – e rimasta una città ucraina, riempita di elementi russi, e gli abitanti – ha concluso – hanno dimenticato il proprio passato”.

Tuttavia, come afferma lo stesso storico, non tutto e perduto: la città delle cinque culture – come simbolizzato dal logo con le cinque torri – ha conservato il suo spirito mitteleuropeo, che si avverte anche solo camminando per il Prospekt Svobody, o sorseggiando un caffè in uno dei bar tra Ploshcha Rynok e la Virmens’ka Vulycja. Inoltre, Leopoli possiede tre università attive – Ivano Franko, Politekhnika, e Cattolica – ed in stretto contatto con il Vecchio Continente.

Un patrimonio che, in vista degli Europei di Calcio del 2012 e, sopratutto, dello sviluppo del Partenariato Orientale UE sotto la presidenza della Polonia, può fare di Leopoli il motore dell’integrazione ucraina nell’Occidente.

Malgrado il regresso della democrazia, la repressione di Opposizione Democratica e stampa libera, e l’indifferenza di un’Europa Occidentale, ancora mentalmente chiusa in categorie da guerra fretta, e culturalmente impregnata di ideologia comunista.

Matteo Cazzulani

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