LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LITUANIA E RUSSIA ANCORA AI AL BRACCIO DI FERRO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 26, 2013

Il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, non intende rinunciare al ricorso presentato all’Arbitrato di Stoccolma contro il monopolista statale russo Gazprom per condotta anticoncorrenziale. Mosca intenzionata a mantenere il monopolio energetico sull’Europa.

Sconti in cambio di nessuna concessione di carattere politico.

Nella giornata di giovedì, 25 Aprile, il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, ha dichiarato che la Lituania non intende rinunciare al ricorso presentato all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il monopolista statale russo del gas Gazprom.

Come riportato dal Baltic Course, il Premier Butkevicius si è detto pronto ad avviare trattative per la revisione al ribasso delle tariffe per il gas importato con Gazprom, che controlla il 99% delle importazioni della Lituania.

Allo stesso tempo, il Premier Butkevicius ha evidenziato come il Governo lituano non intenda rinunciare al ricorso avviato presso la Corte Internazionale di Stoccolma, come richiesto da Gazprom in cambio della concessione dello sconto sulle forniture.

Nello specifico, Gazprom ha chiesto a Vilna di abbandonare il ricorso presentato per denunciare la condotta anticoncorrenziale del monopolista russo, dopo che l’ente energetico controllato dal Cremlino ha imposto tariffe altissime ai Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale.

Oltre ad incrementare le tariffe per gli Stati UE che dipendono maggiormente dalle forniture di gas della Russia, Gazprom ha concesso lauti sconti alle compagnie energetiche dell’Europa Occidentale, in cambio del loro sostegno, anche come lobby, alla politica energetica di Mosca in Europa.

Tra leggi, rigassificatori, gasdotti e shale

Per diminuire la dipendenza dalla Russia, la Lituania ha applicato alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta la presenza di monopoli che controllano sia la compravendita che la distribuzione del gas.

Vilna ha provveduto al passaggio della compagnia Lietuvos Dujos, controllata da Gazprom, alla Amber Grid: ente incaricato di re-privatizzare la Lietuvos Dujos senza concedere quote a Gazprom.

Sempre in linea con le direttive della Commissione Europea, la Lituania ha avviato la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e USA e, così, diminuire la dipendenza dalla Russia.

Vilna ha concordato la realizzazione del Gasdotto Trans Baltico: infrastruttura supportata dalla Commissione Europea, concepita per veicolare LNG importato sempre da Qatar, Norvegia ed USA , dal rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia in Lituania.

Infine, la Lituania ha avviato la ricerca sul proprio territorio dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità sfruttato ad oggi con sofisticate tecniche di fracking solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani

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GAS: LA POLONIA OTTIENE GLI SCONTI RICHIESTI DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 7, 2012

Il monopolista russo, Gazprom, abbassa il tariffario imposto al colosso polacco PGNiG ai livelli di mercato. Decisivo il ricorso iniziato da Varsavia nei confronti di Mosca presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, e l’indagine ufficiale aperta dalla Commissione Europea nei confronti del Cremlino per condotta anti-concorrenziale.

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

La linea dura, a volte, sembra sistemare le questioni più dirimenti, ma attenzione alle contropartite che certe concessioni possono implicare. Nella giornata di lunedì, 5 Novembre, il colosso energetico polacco, PGNiG, ha ottenuto uno sconto per le forniture di gas da parte del monopolista russo, Gazprom.

Secondo quanto riportato dal Capo di PGNiG, Grazyna Piotrkowska-Oliwa, l’accordo è stato trovato nell’ambito del rinegoziato di alcune clausole del Trattato di Yamal, che regola le relazioni energetiche tra Varsavia e Mosca.

In particolare, il colosso polacco ha ottenuto uno sconto per il gas importato dalla Russia – 10,2 miliardi di metri cubi l’anno, pari al 60% del fabbisogno nazionale – di circa il 10%, ed ha livellato il tariffario per l’acquisto di oro blu ai prezzi di mercato.

Inoltre, come riportato dal portale wnp, il colosso polacco ha ottenuto dal monopolista russo la restituzione della quota versata nelle casse di Gazprom dal 2011 in sovrapprezzo rispetto al tariffario di mercato.

Soddisfazione per l’operazione è stata dichiarata dal Vicepresidente di Gazprom, Alexandr Medvedev, che ha sottolineato come le parti abbiano raggiunto un accordo grazie alla volontà condivisa di collaborare nel settore energetico.

La concessione di sconti da parte di Gazprom chiude un contenzioso politico e giudiziario durato circa un anno.

Nel Febbraio del 2012, PGNiG ha esposto ricorso contro il monopolista russo per l’applicazione di un tariffario ingiusto, che ha costretto la Polonia a pagare per il gas russo un prezzo superiore rispetto agli altri Paesi UE, come Germania, Italia e Francia: Stati notoriamente stretti alleati del Cremlino sul piano energetico.

Inoltre, a dare manforte all’azione del colosso polacco è stata l’apertura da parte della Commissione Europea, nel Settembre 2012, di un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anti-concorrenziale e mancato rispetto delle leggi UE in materia di libera concorrenza e lotta ai monopoli.

Un’immediata conseguenza dalla risistemazione del tariffario sarà in primis avvertita dai cittadini polacchi, che non saranno costretti a far fronte all’incremento della bolletta per il gas previsto per il 2013.

Come dichiarato dal Ministro del Tesoro polacco, Mikolaj Budzianowski, il risparmio all’anno per le casse della Polonia, che si aggira attorno ai 3 Miliardi di Zloty, è dovuto anche alla riduzione del consumo del gas russo prevista per i prossimi mesi: dagli attuali 10 Miliardi di metri cubi all’anno a “soli” 8,5.

Le probabili ripercussioni per la sicurezza energetica europea

Oltre al risvolto economico, la tregua raggiunta tra PGNiG e Gazprom potrebbe provocare ripercussioni sul piano geopolitico. Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il monopolista russo, è interessato a compartecipare in progetti comuni con Varsavia, come la costruzione di centrali elettriche alimentate a gas in Polonia, o la creazione di strette partnership in determinati ambiti con PGNiG.

Come sottolineato dal Vicepresidente del colosso polacco, Radoslaw Dudzinski, non è escluso nemmeno un legame tra la concessione di sconti sulle tariffe per il gas e l’ampliamento del gasdotto Yamal-Europa.

Questa conduttura, realizzata dalla Russia negli anni Novanta per trasportare gas in Germania transitando per il territorio della Polonia e della Bielorussia, è tornata in auge dopo i problemi di funzionamento riscontrati dal Nordstream: gasdotto sottomarino costruito nel maggio 2012 dal Cremlino per inviare oro blu russo direttamente in Germania, bypassando stati UE come Polonia e Paesi Baltici.

Oltre che ad un calcolo legato alla politica dei gasdotti della Russia, la concessione di sconti al colosso polacco da parte di Gazprom può essere letta anche come una mossa orientata ad impedire a Varsavia la prosecuzione della costruzione di terminali LNG e, nel contempo, la continuazione dei lavori per l’individuazione e lo sfruttamento di gas non convenzionale nel proprio territorio.

Per diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia, la Polonia, coerentemente con le direttive della Commissione Europea, ha progettato la costruzione di un rigassificatore a Swinoujscie, in Pomerania, per l’importazione di oro blu liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Di pari passo, la Polonia ha rilasciato ad una serie di compagnie nazionali e statunitensi – PGNiG, Lotos, Orlen, Chevron e ConocoPhilips – concessioni per l’individuazione di giacimenti di gas shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un gas presente in rocce porose ubicate a bassa profondità, la cui estrazione richiede tecniche sofisticate, ad oggi utilizzate solo in Nordamerica.

Secondo le stime, in Polonia si trova il più capiente giacimento di gas non convenzionale in Europa, che, se sfruttato, consentirebbe all’UE di rinunciare alle importazioni di gas naturale dalla Russia.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PARLAMENTARI IN LITUANIA: VILNA SI AVVICINA ALLA RUSSIA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on October 15, 2012

La vittoria del partito Laburista dell’imprenditore russo Viktor Uspaskich provocherà la fine della politica europeista del Governo di centrodestra: punito per le misure di austerità adottate per battere la crisi. Probabile una coalizione pluricolore con i socialdemocratici e i conservatori di ordine e Giustizia.

Il Capo del Partito Laburista lituano, Viktor Uspaskich

I risultati non sono ancora quelli definitivi, ma un dato sembra essere certo: la Lituania volta pagina e si allontana dall’Europa. A seguito del primo turno delle Elezioni Parlamentari lituane, al primo posto, con il 24,48% dei voti, si è classificato il Partito Laburista dell’imprenditore russo Viktor Uspaskich, seguito dai Social-Democratici, con il 19,49% dei consensi.

Sconfitta l’opposizione di centrodestra che, negli ultimi quattro anni, ha cercato di arginare la crisi economica con misure di austerità e una politica fiscale di lacrime e sangue. I cristiano-democratici dell’Unione della Patria, guidati dal Premier uscente, Andrijus Kubilijus, hanno ottenuto l’11,63% dei consensi, mentre i conservatori di Ordine e Giustizia con il 7,48%.

Hanno superato lo sbarramento del 5% anche il movimento Strada del Coraggio, con il 7,62%, il Movimento dei Liberali, con il 7,48%, e l’Azione Elettorale della minoranza polacca, con il 5,58%.

La composizione definitiva del Sejmas di Vilna sarà nota dopo il secondo turno, in programma tra due settimane. Certo è tuttavia il cambio radicale che la nuova coalizione di sinistra – probabilmente allargata ai conservatori di Ordine e Giustizia – imporrà alla guida del Paese.

Agli elettori, il Partito del Lavoro ha parlato con slogan populistici orientati interamente contro la politica fiscale del precedente Governo. Invece, i socialdemocratici si sono presentati con un programma articolato che prevede solo provvedimenti correttivi alla linea di Kubilijus, come l’innalzamento delle pensioni minime a 563 Dollari al mese, e l’allontanamento dell’ingresso di Vilna nell’Euro al 2015.

A cambiare sarà sicuramente la politica estera. I Partiti della sinistra si sono dichiarati fin da subito in favore di un reset nei rapporti con la Russia, ed hanno dichiarato la volontà di aprire il settore industriale nazionale ad investimenti russi.

Quella della nuova coalizione di Governo è una posizione totalmente opposta rispetto a quella finora mantenuta dal centrodestra, che ha guardato all’Europa, ed ha ritenuto la presenza massiccia di capitali di Mosca come una minaccia per la sicurezza energetica nazionale.

Cambio netto anche nella politica energetica. la Coalizione di sinistra ha dichiarato la volontà di ritirare il ricorso presso l’Arbitrato di Stoccolma esposto dal Governo Kubilijus contro il monopolista russo, Gazprom: accusato da Vilna di condotta anticoncorrenziale nel mercato lituano.

Gazprom – società posseduta per metà dal Cremlino – ha controllato la compagnia energetica nazionale Lietuvos Dujos, responsabile della gestione dei gasdotti lituani. Nel contempo, il monopolista russo ha mantenuto l’egemonia sulle forniture di gas a Vilna, a cui ha imposto prezzi di gran lunga più alti rispetto a quelli degli altri Paesi UE – Polonia esclusa.

Per rompere il monopolio del monopolista russo, il Governo di centrodestra ha applicato il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta a monopoli extraeuropei di controllare sia la distribuzione del gas, che la compravendita di oro blu.

Dopo avere programmato la nazionalizzazione della Lietuvos Dujos, Kubilijus ha preventivato la sua immediata reprivattizzazione ad enti registrati in Europa, ottenendo l’appoggio della Commissione Europea.

Un imprenditore filorusso già condannato alla guida del Paese

Dalle urne, esce sconfitto anche il piano di diversificazione delle fonti di energia approntato dal governo di Centrodestra. In un referendum, contemporaneo alla consultazione legislativa, il 46% dei votanti si è opposto alla costruzione di una centrale nucleare a Visaginas: progetto presentato alla cittadinanza dal Governo Kubilijus come prerogativa essenziale per garantire la sicurezza nazionale.

Resta infine un enorme punto interrogativo sulla figura del probabile prossimo Primo Ministro. Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il Capo dei Laburisti Uspaskich è infatti un imprenditore nato ed affermatosi in Russia, già accusato nel 2005 per malversazione finanziaria durante il suo operato alla guida del Ministero dell’Economia.

Per sfuggire alla condanna, Uspaskich si è recato a Mosca, dove ha ottenuto asilo politico fino al 2008, quando, dopo essere stato rieletto al Sejmas, è riuscito a diventare Parlamentare Europeo.

Matteo Cazzulani

GAZPROM CAMBIA LE CONDIZIONI PER LA VENDITA DI GAS ALL’UNIONE EUROPEA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 11, 2012

Il monopolista russo del gas taglia i ricavi ma mantiene alti i guadagni sull’oro blu esportato ai Paesi dell’Europa, che così saranno costretti ad acquistare carburante a un prezzo alto rispetto a quello medio di mercato. Le conseguenze sul piano giudiziario nel ricorso con la Polonia per le tariffe energetiche

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Niente sconti, ma solo una minore di quantità di gas venduta. Questa è la nuova strategia che ha adottato il monopolista russo del gas, Gazprom, per quanto riguarda le esportazioni di oro blu in Europa preventivate per il prossimo anno.

Secondo quanto dichiarato dal giornale russo Vedomosti, Gazprom ha pianificato una diminuzione della quantità di gas da inviare nel Vecchio Continente in seguito al proliferare di richieste di sconti sulle tariffe inoltrate dal 2010 dalle maggiori compagnie energetiche europee.

Questa manovra è stata presentata come un passo attuato per consentire il prolungamento dei contratti con Paesi colpiti dalla forte crisi economica mediante la concessione di ribassi sulle bollette pari al 10%, ma in realtà rappresenta un calcolo preciso attuato dal monopolista russo per mantenere alti i guadagni.

Come ha illustrato il Vice-Presidente di Gazprom, Aleksandr Medvedev, il monopolista russo ha preferito diminuire la quota di gas esportato anziché agire sul taglio del suo prezzo: così, pur abbassando i ricavi, Mosca potrà mantenere un considerevole guadagno sul carburante fornito agli enti europei.

“Vista la situazione dei mercati del Vecchio Continente ci siamo trovati dinnanzi a due scelte – ha dichiarato Medvedev – esportare 154 miliardi di metri cubi di gas all’anno a un prezzo scontato, oppure esportarne solo 150 a un costo più alto. Abbiamo scelto questa seconda opzione”.

Per Gazprom si tratta del terzo abbassamento della previsione di esportazione di gas preventivata dal momento della stesura del bilancio preventivo della Federazione Russa, nel quale inizialmente è stata fissata la vendita all’Europa di 164 miliardi di metri cubi di gas ad un prezzo medio di 442 Dollari per mille metri cubi.

In seguito alle difficoltà registrate da parte di alcuni enti europei per onorare i contratti a causa della crisi dell’Euro, la quota è stata abbassata a 154 miliardi di metri cubi annui, per un prezzo medio di 415 Dollari per mille metri cubi. Come dichiarato da Medvedev, l’ulteriore abbassamento della quantità di gas esportato non sarà seguita da alcun ritocco delle tariffe.

Oltre che un calcolo economico, la manovra rappresenta anche una mossa strategica in chiave contrattualistica, dal momento in cui, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, essa potrebbe favorire Mosca nella risoluzione del ricorso esposto all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma da parte del colosso energetico polacco PGNiG contro Gazprom per il mancato abbassamento delle tariffe, che invece è stato concesso dai russi alle altre compagnie europee.

Evidenziando come questa condotta sia dettata da una natura politica volta a penalizzare un Paese osteggiato dal Cremlino, i polacchi hanno dichiarato di pagare le tariffe per il gas russo più alte di tutta Europa: circa 500 Dollari per Mille metri cubi. La diminuzione della quantità di gas esportato da Mosca potrebbe portare a una riconsiderazione della spesa imposta a PGNiG, e, così, risolvere automaticamente il ricorso.

L’alternativa azera alla dipendenza energetica dalla Russia

Le decisioni di Gazprom in merito a ritocchi contrattuali hanno ripercussioni considerevoli sulla situazione economica europea, in quanto il Vecchio Continente resta fortemente dipendente dal gas importato dalla Russia senza potere contare su fonti di approvvigionamento alternative. Una soluzione tuttavia è costituita dall’Azerbajdzhan, che ha varato un piano di aumento delle esportazioni del carburante estratto nel proprio territorio per cercare di acquisire quote considerevoli presso il mercato dell’Unione Europea, con cui sono già stati firmati dei pre-contratti.

Per diminuire la dipendenza dell’Europa dalla Russia, UE ed Azebajdzhan hanno progettato anche un piano per importare il gas centro-asiatico nel Vecchio Continente senza transitare per il territorio russo, che consiste nella costruzione di un’apposita rete di gasdotti: il Corridoio Meridionale.

Il primo tratto di questa iniziativa è il Gasdotto Transanatolico – TANAP – compartecipato dalle compagnie energetiche turca BOTAS, britannica British Petroleum, olandese Shell, e dall’azera SOCAR, che, come è stato evidenziato durante la presentazione ufficiale di martedì, 10 Aprile, a Baku, avrà la capacità di trasportare 60 Miliardi di metri cubi annui.

Matteo Cazzulani

PIU NUCLEARE, MENO GAS: LA FORMULA CECA PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA DAL CREMLINO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 4, 2011

La Repubblica Ceca rafforza l’atomo, ed indice un’appalto per la costruzione del reattore più costoso della sua storia su cui favorita è una compagnia USA. La Serbia richiede l’ingresso nel consorzio AGRI per diminuire la totale dipendenza dal gas russo. La Polonia, per evitare condizioni onerose, acquista oro blu di Russia dalla Germania dopo che esso è transitato per il suo territorio

Il presidente serbo, Boris Tadic

Praga con l’atomo, Belgrado con la politica delle mille opzioni, e Varsavia con le acrobazie contrattuali, in attesa che l’UE si svegli ed approvi la politica energetica comune. Queste sono le soluzioni adottate tra differenti Paesi dell’Unione Europea per ridurre in tempi brevi la dipendenza dal gas russo.

Nella giornata di mercoledì, 2 Novembre, il governo ceco ha comunicato l’intenzione di rafforzare il settore dell’energia nucleare con la costruzione di un imponente reattore a Temelin, visto come imprescindibile infrastruttura per limitare il consumo di oro blu, che la Repubblica Ceca acquista a stragrande maggioranza dalla Russia.

Una scelta contraria a quella della Germania – con cui una delle realtà più forti in Europa ha abbandonato l’atomo, ed ora si trova in toto dipendente dal ricatto politico ed energetico di una Russia dalle rinate velleità imperiali – su cui Praga procede a passo sicuro: la compagnia nazionale CEZ ha comunicato non solo la data di fine dei lavori ed il costo – il più caro nella storia della Repubblica Ceca – rispettivamente il 2013 ed 8 Miliardi di Euro, ma anche le società partecipanti all’asta di assegnazione dell’appalto.

Favorita è l’americano-nipponica Westinghouse, specializzata nella costruzione di reattori di grande dimensione in Asia, la cui scelta avrebbe non solo un valore tecnico, ma sopratutto politico, dal momento in cui ad essere scartata sarebbe il consorzio MIR, ceco di registrazione ma compartecipato dai russi. Terzo concorrente è la francese Areva, che può contare sull’esperienza nell’ambito del mercato UE – la società transalpina è attiva per lo più nel Vecchio Continente, ed ha maggiore dimestichezza con la legislazione di Bruxelles – ed una scelta che, qualora ricadesse su di esso, dimostrerebbe il riorientamento della posizione internazionale di Praga su posizioni più europeiste e meno atlantiste.

Chi sta pensando all’indipendenza politica dalla Russia è anche la Serbia: tradizionale alleato di ferro di Mosca nei Balcani che, prossima all’integrazione nell’Unione Europea, sembra essersi resa conto della scarsa convenienza nell’acquistare oro blu russo unicamente dal tragitto terrestre Ucraina-Ungheria. Sempre il 2 Novembre, il Primo Ministro Serbo, Borys Tadic, ha dichiarato l’intenzione di aderire al consorzio AGRI – formato da Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria per rifornire il Vecchio Continente di energia senza dipendere dai diktat del Cremlino – malgrado i contratti leghino Belgrado in toto a Mosca.

Una politica della multilateralità accolta con favore dal Presidente romeno, Traian Basescu, che ha illustrato come la partecipazione di un Paese nel cuore dei Balcani favorisca la realizzazione di un complesso progetto che vede il trasporto di gas via terra dal Mar Caspio in Georgia, poi, mediante la costruzione di rigassificatori, dritti in Romania, dove all’oro blu centro asiatico sarà aggiunto gas metano estratto in Ungheria.

Gas da Est comprato ad Ovest

Se quella serba è una dichiarazione di intenti, che ancora deve essere realizzata, c’è chi sta sfruttando tutte le clausole contrattuali per sfuggire al ricatto energetico dei russi, anche a costo di sfidare le leggi della fisica e della logica geografica. A prezzo più conveniente, la compagnia energetica polacca PGNiG ha comunicato d’ora in poi l’acquisto dalla Germania del gas di Mosca precedentemente transitato per la Polonia: una possibilità prevista dai contratti che gli enti polacchi e tedeschi hanno firmato con il monopolista russo, Gazprom, il quale per motivi politici obbliga l’ostile Varsavia a pagare il gas a prezzi notevolmente più alti rispetto a quelli imposti alla più lontana geograficamente ed accondiscendente Berlino.

Paradossi della politica energetica del Cremlino, a cui la Polonia ha risposto con un altro paradosso, in attesa della costruzione del rigassificatore di Swinoujscie – con cui Varsavia rifornirà anche il resto dell’Europa di oro blu da Norvegia, Qatar ed Irak – e del ricorso all’Arbitrato di Stoccolma per la revisione al ribasso del contratto con Gazprom. Senza tralasciare il generoso ed arduo ruolo con cui la Presidenza di turno polacca, assieme alla Commissione Barroso, si sta battendo per il varo di una comune politica energetica dell’Unione Europea, a cui palesemente si oppongono non solo le singole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale – comprate da Gazprom con costi di favore e contratti a lungo termine – ma anche l’asse franco-tedesco: tradizionalmente filo-russo, e, in preda a pubbliche dimostrazioni di meschinità nei confronti di chi lotta contro la bancarotta – si pensi ai sorrisi di Merkel e Sarkozy in merito all’Italia – incapace di comprendere le reali priorità di un Unione Europea che non finisce nella zona euro, ma comprende anche le ben più salde economie di Europa Centrale e Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

L’EURASIA DI PUTIN MUOVE I PRIMI PASSI

Posted in Russia by matteocazzulani on October 30, 2011

La Russia corona con un successo il test nucleare del missile Bulava, ed ottiene vantaggiose concessioni in settori strategici dell’economia moldava in cambio di uno sconto sul gas. L’arringa di Lukashenka e le contromosse di una Polonia Leader dell’Europa

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Testate nucleari, gas, ed un avvocato d’eccezione. E così chela Russia sta costituendo l’Unione Euroasiatica, un progetto fortemente voluto dal primo Ministro russo, Vladimir Putin – presto per la terza volta alla guida del paese dallo scranno più alto, quello presidenziale – per ristabilire il controllo di Mosca sull’area ex-URSS, e spezzare definitivamente la concorrenza di un’Unione Europea sempre più in preda alla crisi dell’Euro – ed ai sogghigni di chi è spesso incline a soddisfare gli appetiti geopolitici del Cremlino in cambio di gas a buon mercato.

Nella giornata di venerdì, 28 Ottobre, è andato a buon fine il terzo tentativo di collaudo del missile Bulava: una testata nucleare che, dopo due esperimenti falliti, ha confermato di essere funzionante e, quindi, pronta ad essere annoverata nell’arsenale dell’esercito di Mosca nel caso anche i prossimi due test – la cui data è, ovviamente, top secret – si rivelassero un successo. Come riferito dalle Autorità russe, e confermato dall’autorevole Gazeta.ru, il missile è stato lanciato dall’incrociatore militare Jurij Dolgorukij nel Mar Bianco, ed ha centrato, con la precisione calcolata, un obiettivo situato nel poligono militare di Kura, in Kamchatka.

Nella medesima giornata, il Vice-Premier moldavo con delega agli Affari Economici, Valeriu Lazar, ha riferito in Parlamento circa un nuovo contratto stipulato con Mosca per il rinnovo delle forniture di gas, per le quali Chisinau avrebbe ottenuto uno sconto in cambio di concessioni al Cremlino in settori strategici dell’economia del Paese. Maggiori dettagli su quali siano tali ambiti non sono stati forniti dal Vice-Capo di Governo che, dopo il discorso, non ha risposto alle domande chiarificatrici. Finora, di noto restano solo formula e scadenza dei contratti in vigore tra il monopolista russo, Gazprom, e la società energetica nazionale, Moldovagaz: prezzi di mercato fino al 2011, poi, in base agli accordi raggiunti, un taglio, probabilmente adoperato nel metodo di calcolo del fabbisogno moldavo.

Entusiasta di tali manovre è il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che, in un articolo comparso sulla stampa russa, ripreso dall’autorevole Radio Liberty, si è detto strenuo sostenitore dei piani eurasiatici di Putin, escludendo pericoli per la perdita dell’Indipendenza della Bielorussia, altresì, rassicurando i propri connazionali sui vantaggi che essi porteranno a Minsk. Dopotutto, la Bielorussia è uno dei Paesi fondatori dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: progetto con cui Mosca intende imitare l’UE nel creare un sistema di economie integrate sotto il controllo del Cremlino, nella cui orbita è prevista l’entrata del Kyrgystan, e di Paesi europei come Ucraina ed Armenia.

Nel caso di Minsk, Lukasheka ha giudicato la CEE post-sovietica un progetto conveniente per aprire sbocchi sull’estero all’economia di un Paese sempre più isolato a livello internazionale, ma presto si è reso conto delle misure svantaggiose prese da Mosca nei suoi confronti, decise da un Comitato Centrale che ha privato le Autorità bielorusse della sovranità decisionale su molte questioni commerciali ed energetiche.

La reazione dell’Europa

Uno scenario preoccupante, che, tuttavia, in Europa ha registrato la reazione della Polonia che, presidente di turno dell’UE, si è attivata sul piano diplomatico per evitare lo scivolamento verso la Russia dei Paesi dell’Europa Orientale – Georgia, e, per l’appunto, Ucraina, Moldova e Bielorussia – la cui Indipendenza da Mosca è condizione necessaria per la sicurezza e la competitività in un Mondo sempre più globalizzato di un Vecchio Continente che, se unito e coeso – e non diviso in base alla divisa monetaria del singolo Stato – può evitare il rischio del riemergere di una nuova URSS, e tornare a correre per una leadership mondiale ed un benessere economico.

Sempre venerdì, 28 Ottobre, Varsavia – sulla soglia di un ricorso all’Arbitrato di Stoccolma contro Gazprom per la revisione di contratti per l’oro blu troppo onerosi – ha rafforzato la cooperazione energetica con l’Ucraina, sopratutto in merito al prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: un progetto chiave per la realizzazione di un Corridoio Eurasiatico che – a differenza di quanto suggerisca il nome – è stato concepito per l’importazione via terra e mare di nafta e gas da Centro Asia, Georgia, e Turchia, evitando il transito per il territorio russo – e, con esso, il ricatto energetico del Cremlino.

Inoltre, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, a colloquio con il Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Rajisa Bohatyrova, ha rilanciato la costituzione di una brigata militare composta da reparti degli eserciti di Polonia, Ucraina, e Lituania, da impiegare in operazioni di peacekeeping sotto l’egida NATO. Un’idea simile a quella che, sempre su spinta polacca, ha visto il Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – varare un progetto militare comune, sempre per missioni di pace dell’Alleanza Atlantica, aperto alla partecipazione di Paesi Baltici e Georgia.

Infine, resta la risoluzione del Parlamento Europeo sulla continuazione dei negoziati con l’Ucraina per la firma di un Accordo di Associazione messo in crisi dalla condanna alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e dalle repressioni ai danni di giornalisti ed altri esponenti di spicco del campo arancione. Nella seduta plenaria di giovedì, 27 Ottobre, l’emiciclo di Strasburgo ha ribadito il rispetto di Democrazia e Diritti Umani come condizione imprescindibile per la sigla di un documento che mira alla maggiore integrazione di Kyiv con Bruxelles, ma, nel contempo, ha invitato il Presidente, Viktor Janukovych, alla ripresa dei negoziati, interrotti dopo la sentenza Tymoshenko, e la svolta filorussa del Capo di Stato ucraino.

Così come Lukashenka, anche Janukovych è stato attratto dalle sirene del gas a buon mercato di Mosca, e dalla Zona di Libero Scambio CSI: altro progetto, simile all’Unione Doganale, con cui il Cremlino sta dando linfa alle proprie ambizioni geopolitiche, privando Stati sovrani della propria autonomia.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: MOLDOVA, REPUBBLICA CECA E SLOVACCHIA CADONO ALLA RUSSIA. RESISTONO POLONIA E LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 24, 2011

Chisinau, dopo la firma del varo della Zona di Libero Scambio CSI, si accorda con Mosca per il rinnovo delle forniture di oro blu. Praga e Bratislava costrette all’approvvigionamento dal NordStream, mentre Varsavia e Vilna sono alla via giudiziaria contro il Cremlino

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

C’è chi si arrende al richiamo del gas a buon mercato, chi è costretto alle maniere forti per evitare trattamenti impari a livello politico, e chi, da vero europeista, si attiene ai regolamenti UE per liberarsi di un soffocante aiuto fraterno in corso da troppi anni. Nella giornata di sabato, 22 Ottobre, il governo moldavo ha comunicato la raggiunta intesa con la Russia per il rinnovo delle forniture di oro blu.

Nello specifico, ad essere fissata è stata solo la tempistica – 5 anni – ottenuta dal Primo Ministro di Chisinau, Vlad Filat, in cambio della disponibilità di Mosca a rivedere le formule di pagamento, con la speranza di uno sconto sulla bolletta che la compagnia statale, Moldovagaz, deve al monopolista russo, Gazprom, ogni mese. Secondo quanto riportato dall’autorevole UNIAN, la parte moldava intende trattare il prezzo di gas, nafta, e carbone non in base al mercato internazionale, ma a seconda dell’effettivo fabbisogno della popolazione, arrivando ad una stabilizzazione delle tariffe di cui il Paese, particolarmente esposto alla crisi mondiale, ha necessità per quadrare il bilancio.

Lecito ricordare che, sempre a Pietroburgo, lo scorso martedì, 18 Ottobre, la Moldova è stata tra i firmatari del documento per il varo della Zona di Libero Scambio CSI: un progetto, sotto la regia della Russia, mirato alla restaurazione del dominio economico – ergo politico – del Cremlino sull’area ex-URSS, con cui il Primo Ministro, Vladimir Putin – presto terzo Presidente – ha ridato slancio alle velleità imperiali di Mosca, da soddisfare con il fioretto dei rapporti economici privilegiati – oltre alla Zona di Libero Scambio CSI, anche con l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: una CEE euroasiatica in cui, dopo l’ingresso del Kyrgystan, la Russia sta cercando in tutti i modi di trascinare l’Ucraina – e con la tradizionale arma del gas, schierata dritto contro l’Europa.

Non è un caso se lo scorso giovedì, 20 Ottobre, anche Repubblica Ceca e Slovacchia hanno aderito indirettamente al NordStream: gasdotto sul fondale del Mar Baltico, realizzato dalla Russia – in collaborazione con le compagnie energetiche nazionali di Germania, Francia ed Olanda – con il preciso intento politico di bypassare Paesi ostili come Polonia, Lituania, Lettonia, ed Estonia, e mantenere l’Unione Europea divisa sul campo energetico attraverso una sottile politica del divide et impera. Come evidenziato da Radio Praha, i cechi e gli slovacchi sfrutteranno la conduttura terrestre NordStream-OPAL, con cui l’oro blu di Gazprom viene trasportato da Greifswald – località tedesca sul Mar Baltico – verso sud.

L’Europa unita contro l’imperialismo russo

Secondo gli esperti, quella di Praga è una scelta dovuta dalla realtà dei fatti, che vede l’Europa Centrale aggirata dai gasdotti putiniani, e l’Unione Europea solo da poco impegnata in una politica energetica unica che, guidata dalla Commissione Barroso, mira alla diminuzione della dipendenza dalla Russia: uno scopo per cui molto si è spesa anche la Presidenza di turno polacca.

Proprio la Polonia è stata oggetto dell’uso politico del gas da parte di Mosca: sulla base di quanto concesso alle altre compagnie energetiche nazionali del Vecchio Continente, il colosso polacco PGNiG ha richiesto a Gazprom la revisione al ribasso di un contratto che, ad oggi, costringe Varsavia a pagare l’oro più a prezzi maggiori di quelli applicati a Germania, Francia, ed Italia che, con le buone o le cattive – ma sempre non senza forti concessioni – hanno ottenuto dal monopolista russo sensibili sconti. Un trattamento privilegiato negato da Mosca, che ha costretto la Polonia all’ultimatum: o il pronto ritocco del contratto – il cui diritto è garantito da precise clausole – o il ricorso all’Arbitrato di Stoccolma.

Opportuno illustrare come, sempre secondo il parere di diversi esperti, quella russa sarebbe una dura risposta all’allargamento ai Balcani, Ucraina, e Moldova del Terzo Pacchetto Energetico: documento che liberalizza la gestione dei gasdotti dei Paesi firmatari, e ne vieta la gestione in regime di monopolio da parte di enti di Paesi extra-UE. Tale legislazione impedisce al Cremlino di mettere mano sui sistemi infrastrutturali del Vecchio Continente, e ha dato la possibilità ad alcuni Paesi di liberarsi definitivamente dell’opprimente dipendenza energetica dalla Russia: amara eredità di un’epoca sovietica, solo all’apparenza chiusasi con la caduta del Muro di Berlino.

La Lituania – altro Paese non interessato dalla campagna sconti del Cremlino, per ragioni squisitamente politiche – ha utilizzato il Terzo Pacchetto Energetico per riprendere possesso del colosso statale Lietuvos Dujos dal controllo di Gazprom – padrone con il 37,1% – e del suo alleato tedesco E.On Rurhgas – con il 38,9% – per poi reprivatizzarlo senza la partecipazione del monopolista russo. L’operazione è stata intralciata dal ricorso di Mosca all’Arbitrato di Stoccolma, ma Vilna si è detta determinata a procedere secondo la legislazione di un’Unione Europea che, quando parla ad una voce sola – e non teme ripercussioni da parte di un vicino parimenti colpito dalla crisi – è davvero ancora capace di rivestire un ruolo da protagonista sullo scenario mondiale.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA SI RIBELLA A GAZPROM: RICORSO A STOCCOLMA E TERMINALE IN BREVE TEMPO CON L’AUSILIO DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas, Polonia by matteocazzulani on October 8, 2011

Varsavia ricorre in tribunale contro il monopolista russo per il mancato ribasso delle tariffe, ed ottiene finanziamenti dalla Commissione Europea per la costruzione del terminale sul Mar Baltico. I progetti energetici polacchi indispensabili per l’indipendenza energetica UE

Varsavia alla guida dell'Unione Europea

Prima alle urne, poi in tribunale. Questo e il programma dell’agenda polacca alla vigilia di delicate Elezioni Parlamentari che, tuttavia, non hanno distolto l’attenzione del Paese da una delle emergenze primarie: la sicurezza energetica.

Come dichiarato da una nota del colosso nazionale, PGNiG, Varsavia ricorrera all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il monopolista russo, Gazprom, accusato di concorrenza sleale e comportamento industrialmente scorretto. Nello specifico, la parte polacca ancora attende l’apertura di trattative per il ritocco al ribassso della bolletta per l’oro blu che Mosca, diversamente da quanto attuato nei confronti di tedeschi, lettoni, estoni, cechi e slovacchi, non intende concedere.

“Abbiamo tutte le ragioni per chiedere lo sconto – ha dichiarato il Capo di PGNiG, Radoslaw Dudzinski, la domanda e calata, ma il prezzo e rimasto lo stesso. Abbiamo stimato la restituzione dalla Russia di qualche centinaio di Milioni dallo scorso 3 Maggio – ha concluso – data della sigla di un contratto che oggi non e piu attuale”.

Dunque, una grossa tegola per Gazprom, che simili scenari per il ritocco delle tariffe sta gia affrontando con altri soggetti energetici di rilievo, tra cui le tedesche E.On. ed RWE, la francese Suez-Gaz de France, l’olandese Shell, e l’italiana ENI. Lecito sottolineare che il monopolista e adoperato dal Cremlino come arma politica per dare supporto alle rinate ambizioni imperiali sull’Europa – sopratutto su quella ex-URSS – basandosi non piu su aiuti fraterni ed interventi armati – eccezion fatta per la Georgia, aggredita militarmente nell’Agosto 2008 – ma su contratti a lungo termine per mantere le singole compagnie energetiche del Vecchio Continente dipendenti dall’oro blu di Mosca.

Una strategia che, grazie al ruolo della Commissione Europea, guidata da Jose Manuel Barroso, e, sopratutto, al semestre di presidenza UE polacco puo subire un significativo argine: sempre alla vigilia del voto, Varsavia ha ottenuto la promessa di finanziamento da parte della Commissione per l’ultimazione della costruzione del terminale di Swinoujscie – localita della Pomerania, al confine con la Germania – concepito per importare gas liquido acquistato da Centro Asia, Irak, Venezuela, Qatar, ed altri Paesi del Mondo, ad eccezione della Russia.

La Polonia alla difesa dell’Europa

Un progetto, dalla portata di 7,5 Metri cubi di oro blu annui, a cui partecipa anche l’italiana Saipem, che la Polonia ha sempre definito come chiave per la diversicazione delle forniture e per l’indipendenza energetica da Mosca dell’intera Europa, sopratutto in seguito alla costruzione del NordStream e del SouthStream: gasdotti sottomarini con cui Gazprom rifornira di oro blu direttamente l’Europa Occidentale, scavalcando – per ragioni poliche – proprio Polonia, Bielorussia, Romania, Ucraina, Moldova, e Stati Baltici.

Un’accerchiamento inaccettabile se si vuole davvero costruire l’Europa unita, a cui Varsavia ha risposto con lo stanziamento di cospicui fondi per la realizzazione di strade altenrative per l’importazione di gas e nafta. Tra esse, il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica: oleodotto per la cui realizzazione in territorio europeo il bilancio polacco ha stanzato ingenti somme, coadiuvato da Bruxelles, e sostenuto con vigore persino dalla Presidenza della Repubblica – che in Polonia interviene nelle questioni riguardandi il budget solo in casi di emergenza nazionale.

Matteo Cazzulani

COLPO DI SCENA AL PROCESSO: A JULIJA TYMOSHENKO CONCESSA UNA LUNGA PAUSA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 13, 2011

Il giudice, Rodion Kirejev, consente alla difesa tempo per la preparazione del dibattito. Secondo politici ed esperti, una decisione politica dopo le condanne della Comunità Internazionale all’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo a suo carico

La seduta più breve per annunciare la pausa più lunga, con tanti se e troppi lati oscuri. Nella giornata di lunedì, 12 Settembre, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha concesso alla difesa una pausa di due settimane per un’adeguata preparazione della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, al dibattito con l’accusa: ultima fase di un processo che dura da tre mesi, prima della sentenza.

Tale decisione apre molti interrogativi, non solo per la velocità con cui è stata presa – appena 15 minuti, e nemmeno il tempo per i giornalisti di sedersi – ma anche per la vera causa, ed i risvolti che potrebbe avere nel futuro. Sopratutto, se si considera che, dall’inizio del procedimento, il PM ha sistematicamente negato alla difesa le pause richieste per lo studio degli atti, spesso, cinicamente, concedendo solo un quarto del tempo preventivato dai difensori dell’ex-Primo Ministro – accusata, malgrado la maggior parte dei testimoni comparsi al processo l’abbia assolta, di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas, nel Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

“Il lato positivo – ha dichiarato l’avvocato della difesa, Jurij Sukhov – è che abbiamo finalmentetempo per esaminare gli atti. Quello negativo, è che Julija Tymoshenko seta in carcere per altre due settimane”.

Differente la spiegazione degli esponenti politici del campo arancione. Secondo Serhij Soboljev, Primo Ministro del Consiglio dei Ministri dell’Opposizione Democratica – uno shadow cabinet alternativo alla maggioranza post-sovietica – il giudice non è ancora in grado di pronunciare il verdetto, e necessita una pausa. Altri leader di Bat’kivshchyna – il partito di Julija Tymoshenko – illustrano come la decisione di Kirejev sia giunta all’indomani di una notevole pressione internazionale che, per via della propria consistenza, avrebbe spinto l’Amministrazione Presidenziale – ritenuta dall’Opposizione Democratica la vera responsabile del processo e dell’arresto dell’ex-Primo Ministro – ad ordinare alla Corte un comportamento più morbido.

Bruxelles e Mosca pronte alla risposta

Il fattore internazionale è condiviso anche da diversi politologi, che hanno evidenziato il bisogno per il Presidente, Viktor Janukovych, di prepararsi al meglio ad una serie di colloqui con Unione Europea e Russia, da cui l’Ucraina potrebbe uscire isolata sia politicamente, che economicamente ed energicamente.

Bruxelles ha dichiarato a più riprese che per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, ed il varo della Zona di Libero Scambio ad esso collegato, si devono rispettare certi valori come democrazia, libertà e stato di diritto – che, evidentemente, l’arresto di Julija Tymoshenko, ed una sua possibile condanna, infrangono. Dal canto suo, Mosca ha reagito con opposizione all’arresto dell’ex-Primo Ministro, ed è sempre più spazientita dai tentativi di Kyiv di abbassare il prezzo del gas, per cui la parte ucraina ha addirittura minacciato il ricorso all’Arbitrato di Stoccolma.

La pausa nel processo, e, come spera l’Amministrazione Presidenziale, il venire meno delle condanne della Comunità Internazionale, potrebbe essere una parentesi per consentire ad un Viktor Janukovych sempre più isolato la messa a punto di una strategia di politica estera finora assente o, se adottata, del tutto nociva al bene del Paese.

Matteo Cazzulani

LIBERALIZZAZIONE DEL MERCATO INTERNO DEL GAS: ECCO LA RISPOSTA DELLA POLONIA ALLA DIPENDENZA ENERGETICA DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 4, 2011

Il Sejm approva un progetto di legge per la diminuzione del monopolio della compagnia statale PGNiG nel mercato interno, in pieno accordo con il Terzo Pacchetto Energetico UE. Per il medesimo motivo, la Lituania alle prese con una guerra giudiziaria con Gazprom, sempre più forte nell’ovest europeo ed in un’Ucraina in preda a repressioni politiche, e, per questo, sempre più isolata

La Leader dell'Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo per gli accordi del gas

Alla sete di gas, diverse risposte, con una Polonia sempre più leader proprio durante la presidenza UE. Nella giornata di giovedì, Primo di Settembre, il Parlamento polacco ha dato il primo via libera alla liberalizzazione del settore energetico interno con un progetto di legge che consente ad ogni compagnia dell’Unione Europea l’acquisizione di una parte delle quote di gas controllate dal colosso nazionale, PGNiG, operante in condizione di monopolio.

Il documento, approvato al Sejm, ed ora in attesa del voto del Senato, proietta Varsavia al primo posto tra i Paesi del Vecchio Continente che hanno recepito, ed attuato, i principi del Terzo Pacchetto Energetico UE, ovvero – nell’ambito della diversificazione delle forniture di gas europee, voluta dalla Commissione Barroso – la liberalizzazione del controllo dei gasdotti nei 27 Stati dell’Unione.

Per la Polonia in particolare, tale DDL rappresenta una necessità in seguito al fallito tentativo di rinegoziazione con il monopolista russo, Gazprom, di un oneroso contratto che la obbliga all’importazione annua di 9 miliardi di metri cubi ad un prezzo sconveniente. Scartato il ricorso all’arbitrato di Stoccolma dopo il niet russo – che ha escluso una revisione preventiva del contratto prima della sua naturale scadenza – Varsavia ha dapprima cercato un’intesa con alcune compagnie energetiche tedesche e, in seguito, ha accelerato l’applicazione delle normative UE.

Altro Paese fedele alla rigorosa applicazione del Terzo pacchetto Energetico è la Lituania, ora, tuttavia, alle prese con una lunga battaglia giudiziaria con Mosca per risolvere una situazione maggiormente complicata rispetto a quella polacca. La compagnia statale, Lietuvos Dujos – che controlla per intero la compravendita di gas e la gestione dei gasdotti – è posseduta al 37,1% da Gazprom, al 38,9% dalla E.On. Rurhgas – stretta alleata del monopolista russo – e solo per il 17,7% da Vilna, che, per evitare la cessione del proprio sistema infrastrutturale energetico al Cremlino, ha programmato il rilevamento del colosso, e la sua re-privatizzazione. Il progetto, iniziato in nome dell’Unione Europea, ed appoggiato da Bruxelles, non è piaciuto alla Russia, che ha portato la Lituania in tribunale già una prima volta, e, nonostante la sconfitta giudiziaria, lo scorso 30 Agosto, ha spinto Gazprom a bissare l’iniziativa.

Polonia e Lituania sono gli unici due Paesi ad avere optato per una strategia energetica in piena linea con quella della Commissione Europea, forse a causa della pesante dipendenza che le lega alla Russia. Gli altri Stati UE, invece, malgrado il sostegno verbale alla politica di Barroso, hanno lasciato carta bianca alle singole compagnie, con cui Gazprom è stata abile a rinegoziare i contratti in essere, concedendo sconti in cambio di una durata maggiore. Così, ad esempio, è stato in Germania, dove il monopolista russo ha stretto un patto blindato sia con la prima compagnia locale, RWE, che – malgrado lo strascico giudiziario – con la seconda, E.On.

L’Ucraina sempre più isolata sull’orlo di una nuova guerra del gas

Simile a quella polacca è anche la situazione dell’Ucraina, Paese non appartenente all’UE alla disperata ricerca di uno sconto sul gas da parte di Gazprom, da cui dipende all’89%. Mosca ha dichiarato di accettare la revisione delle tariffe solo in seguito alla fusione della compagnia locale, Naftohaz, con Gazprom in un nuovo soggetto – controllato a maggioranza dai russi – operante nel solo mercato ucraino. Tale scenario – a cui sono contrari sia l’amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych, che l’Opposizione Democratica -sarebbe troppo oneroso per l’Ucraina, dal momento in cui la fusione significa cessione della rete dei gasdotti locali alla Russia, anticamera della sottomissione economica e politica.

Tuttavia, lecito ricordare che chi ha favorito tale forte dipendenza è stato lo stesso Janukovych che, nel Maggio 2010, ha consentito il prolungamento della permanenza dell’esercito russo in Crimea fino al 2042, in cambio di un risibile sconto sul gas, peraltro mai ottenuto. In compenso, il precedente governo arancione di Julija Tymoshenko era riuscito a trovare un accordo che, seppur oneroso, ha consentito l’eliminazione di intermediari tra Kyiv e Mosca – responsabili della lievitazione dei prezzi – la non-interruzione delle forniture agli acquirenti dell’Unione Europea, ed un inverno finalmente al caldo agli ucraini, dopo anni di continue guerre del gas.

Per tali accordi, siglati nel 2009 con il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, l’attuale Leader dell’Opposizione Democratica è stata arrestata, ed oggi è sottoposta ad un processo dalla dubbia imparzialità, che potrebbe costarle fino a 10 anni di reclusione.

Matteo Cazzulani