LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LITUANIA E UCRAINA AVANTI CON LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 20, 2013

Vilna concede al colosso USA Chevron i diritti di studio e sfruttamento di oro blu non convenzionale in territorio lituano. L’Ucraina sceglie gli statunitensi per i giacimenti occidentali, ma preferisce il colosso olandese Shell per i serbatoi di shale ubicati nelle regioni orientali del Paese. 

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Un solo contendente in gara per un appalto necessario per l’indipendenza energetica della Lituania e dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 15 Gennaio, il colosso USA Chevron ha ottenuto il permesso per effettuare studi per certificare la presenza di giacimenti di gas shale nel territorio lituano.

Nello specifico, la Chevron ha ottenuto non solo l’esclusiva per la ricerca di shale in Lituania, ma anche il diritto di estrarre gas non convenzionale per un periodo di dieci anni.

Come riportato da Natural Gas Europe, il colosso statunitense è stato l’unico ente a prendere parte ad un’asta pubblica, indetta dal Governo lituano per avviare al più presto lo sfruttamento di gas non convenzionale.

Il Governo socialdemocratico del Primo Ministro, Algirdas Butkevicius, in linea con il precedente Esecutivo moderato di Andrijus Kubilijus, ha supportato la ricerca di shale in Lituania per diminuire la dipendenza dalla Russia.

Ad oggi, Mosca mantiene il monopolio delle forniture di oro blu a Vilna, un fatto che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale di un Paese dell’Unione Europea.

Secondo l’indice della KPMG sulla presenza potenziale dello shale, la Lituania è il quarto Paese in Europa – il terzo in Unione Europea – per attrattività nello sfruttamento di gas non-convenzionale, subito dopo Polonia, Romania e Ucraina.

La Chevron, forte dell’esperienza dello sfruttamento dello shale negli Stati Uniti d’America – dove l’avvio dell’estrazione di gas non convenzionale ha consentito all’Amministrazione Obama di aumentare esponenzialmente le esportazioni di carburante verso l’Asia – ha già ottenuto concessioni in Polonia e Romania e, con la vittoria del concorso in Lituania, si è confermata leader nel settore per quanto riguarda il mercato UE.

Differente è il discorso dell’Ucraina, dove la Chevron ha ottenuto il diritto di sfruttamento del giacimento shale di Olesska, nella regione di Leopoli, nell’ovest del Paese, ma non è riuscita ad assicurarsi l’appalto per lo Yuzivska: deposito di gas non convenzionale ubicato nella Oblast di Donetsk, nell’est del Paese, per il quale il Governo ucraino ha preferito affidare concessioni al colosso olandese Shell.

Così come la Lituania, anche l’Ucraina considera lo shake una possibile soluzione al monopolio energetico della Russia, che controlla il 90% delle forniture di gas di Kyiv.

A Kyiv sicurezza energetica a repentaglio a causa di Russia ed autoritarismo

A differenza della Lituania, l’Ucraina paga però una posizione politica difficile dopo aver perso lo status di Paese di Transito del gas russo in Unione Europea con la realizzazione del Nordstream e l’avvio del Southstream.

Questi due gasdotti sono progettati da Mosca per aumentare i rifornimenti di gas all’UE rispettivamente di 55 e 63 Miliardi di metri cubi di gas, senza transitare per Stati politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Ucraina, Slovacchia, Romania, e Moldova.

Inoltre, Kyiv è priva del sostegno politico dell’Unione Europea in seguito al regresso democratico impresso nel Paese dal Presidente, Viktor Yanukovych, testimoniato dall’incarcerazione politica di una decina di esponenti del dissenso, tra cui la Leader dello schieramento dei democratici “arancioni” Yulia Tymoshenko.

Durante i Governi da lei guidati, la Tymoshenko ha garantito all’Unione Europea il flusso di gas dalla Russia, anche a costo di accettare da Mosca l’imposizione di contratti onerosi, per i quali, una volta perso il potere, è stata condannata in uno dei processi che, secondo le ONG internazionali indipendenti, non ha rispettato gli standard di regolarità e correttezza.

Matteo Cazzulani

GAS: LA LITUANIA RIPRENDE A TRATTARE CON LA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 10, 2013

Il Governo socialdemocratico lituano richiede tariffe giuste e concordate con il monopolista statale russo, Gazprom. Possibile la rinuncia di Vilna al ricorso presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma se Mosca concede prezzi in linea con la media UE.

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Una regione fortemente dipendente dal gas russo alla ricerca dell’indipendenza energetica. Nella giornata di mercoledì, 9 Gennaio, la Lituania ha varato una nuova strategia energetica mirata all’apertura di un negoziato con il monopolista statale russo del gas, Gazprom, per il rinnovo dei contratti per le forniture di oro blu.

Come riportato dall’agenzia Interfax, la Lituania, che dipende al 99% dalle forniture di gas della Russia, punta ad ottenere un contratto conforme alla media UE che garantisca a Vilna un approvvigionamento sicuro a lungo termine.

Come evidenziato da Primo Ministro lituano, il socialdemocratico Algirdas Butkevicius, particolare problema è rappresentato dalle tariffe, che la Lituania vorrebbe concordare con la Russia, e non, come finora avvenuto, essere imposte unilateralmente da Mosca.

Dal 2005, Lituania e Russia hanno rinegoziato più volte il prezzo per le forniture di gas, senza mai arrivare ad una soluzione condivisa. Negli ultimi anni, il Governo moderato di Andrijus Kubilijus si è battuto per collegare le tariffe del gas importato dalla Lituania a quelle del biogas, ma la Russia ha preferito sincronizzarle con quelle del greggio, imponendo così a Vilna l’alto prezzo di 504 Dollari per mille metri cubi.

Oltre che coi negoziati, per reagire alla dipendenza dalla Russia la Lituania ha esposto ricorso contro Gazprom per concorrenza sleale presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma.

In particolare, Vilna ha contestato la politica tariffaria della Russia, che, per ottenere il sostegno dei Paesi dell’Europa Occidentale, ha concesso sconti a Francia e Germania, mentre ha mantenuto alti i prezzi per Lituania, Polonia ed altri Stati dell’Europa Centrale.

Il Primo Ministro Butkevicius, pur avendo riconosciuto il ruolo della Russia come principale fornitore di gas per la Lituania, ha lasciato intendere la possibilità di rinunciare al ricorso qualora Gazprom decidesse di instaurare anche con Vilna relazioni contrattuali basate sul rispetto delle regole e sulla reciproca contrattazione.

Un sostegno alla Lituania è provenuto dalla Commissione Europea, che, nel Settembre 2012, ha aperto un’inchiesta ufficiale nei confronti di Gazprom per condotta anti-concorrenziale in Europa Centro-Orientale, dove Mosca, forte della quasi totale dipendenza dell’area dalle forniture russe di oro blu, ha imposto tariffe di molto superiori alla media di mercato.

L’Estonia avanti con il rigassificatore

Se la Lituania cerca ancora di mantenere vivo il dialogo con Gazprom, l’Estonia ha implementato i lavori per la costruzione di un rigassificatore che, secondo i progetti, permetterà a Tallinn di diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal quasi monopolio della Russia.

Come pianificato dalla compagnia olandese Vopak, il rigassificatore sarà costruito nei pressi di Tallinn per importare gas liquefatto da Qatar, Nigeria ed Egitto.

La realizzazione dell’infrastruttura consentirà di limitare la dipendenza dalle forniture dell’oro blu naturale della Russia non solo per l’Estonia, ma anche per Lituania e Lettonia.

Per questa ragione, come riportato da Natural Gas Europe, non è escluso che la Commissione Europea possa finanziare direttamente l’infrastruttura per garantire la sicurezza energetica di tre importanti Paesi membri dell’UE.

Matteo Cazzulani

LITUANIA: PIU’ EUROPA E MENO RUSSIA NELLA NUOVA POLITICA ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 17, 2012

L’Esecutivo di centro-sinistra continua sul percorso volto all’indipendenza energetica dai russi e sulla realizzazione delle direttive UE. Confermata la costruzione del rigassificatore di Klaipeda, congelata la realizzazione della centrale nucleare di Visaginas.

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

In Lituania cambia il colore politico ma non la strategia energetica: indipendenza  dalla Russia e integrazione del sistema nazionale con il resto dei Paesi UE. Nella giornata di venerdì, 14 Dicembre, il Ministro dell’Energia lituano, Verslo Zinios, ha presentato le linee-guida che il Governo di centro-sinistra intende adottare nella politica energetica del Paese.

Come riportato dalla Bloomberg, il Ministro Zinios ha sottolineato l’importanza di realizzare al più presto il collegamento tra il sistema infrastrutturale energetico della Lituania con quello della Polonia, così come previsto dal Terzo Pacchetto Energetico UE.

La legge UE prevede la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali dei Paesi della Comunità Energetica Europea – composta dai 27 Paesi UE, Ucraina e Moldova – per creare un mercato unico UE del gas liberalizzato al suo interno e diversificato nelle forniture dall’esterno.

Sempre in linea con il Terzo Pacchetto Energetico UE, il Ministro Zinios ha dichiarato la volontà di continuare i lavori per la costruzione del rigassificatore di Klaipeda, avviato dal precedente esecutivo moderato.

Per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America, e limitare la dipendenza dalle forniture della Russia – che coprono il 40% del fabbisogno totale UE e il 99% di quello della Lituania – la Commissione Europea ha invitato gli Stati membri a costruire terminali LNG, tra cui quello di Klaipeda.

Una rassicurazione a riguardo è provenuta dal Primo Ministro in persona, Algirdas Butkevicius, che, come riportato dalla Reuters, ha rassicurato gli investitori sulla realizzazione del rigassificatore lituano.

Unico elemento di discontinuità per il nuovo governo lituano è l’arresto dei lavori per la costruzione della centrale nucleare di Visaginas, respinta da un referendum popolare svoltosi in contemporanea alle ultime Elezioni Parlamentari del 14 ottobre 2012, che hanno suggellato la vittoria del centro-sinistra.

Il nuovo governo, guidato dal leader del Partito Socialdemocratico Butkevicius, è formato in coalizione con il Partito del Lavoro, ed è sostenuto dai conservatori di Ordine e Giustizia, e dagli ultraconservatori dell’Azione Elettorale Polacca in Lituania.

Anche la Lituania punta sullo shale

Una novità per la Lituania è rappresentata dal gas shale: carburante estratto in rocce porose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi operate con successo e in sicurezza in Nordamerica.

Come riportato dal Jags Report, la compagna USA Chevron, che già esamina i giacimenti di shale in Polonia e Romania – ha rilevato il 50% della compagnia privata lituana Investicijos, impegnata nei lavori di individuazione e sfruttamento dello shale in Lituania.

L’operazione, sostenuta dall’ex-Primo Ministro, Andrijus Kubilijus, porta la Lituania tra i Paesi che sostengono la ricerca e lo sfruttamento di gas non-convenzionale, al pari di Polonia – che secondo le stime contiene i giacimenti più consistenti di shale in UE – Gran Bretagna, Germania e Romania

.

Come confermato dalle principali stime, lo sfruttamento del gas shale ha permesso agli Stati Uniti d’America di diventare il primo Paese esportatore di gas al mondo, superando Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan.

Matteo Cazzulani

Anche la Lituania interessata al gas shale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 26, 2012

Il Premier lituano, Andrijus Kubilijus, ha annunciato l’avvio delle operazioni di studio della presenza di gas non convenzionale da parte della compagnia USA Chevron. Vilna come esempio di realizzazione della politica energetica dell’UE

Dopo la Polonia, altri due sono i Paesi Dell’Unione Europea che hanno optato per il gas shale come fonte di energia per diminuire la dipendenza dalla Russia. Nella giornata di giovedì, 25 Ottobre, la compagnia statunitense Chevron ha acquistato il 50% della LL Investicijos: compagnia lituana impegnata nello sfruttamento dei giacimenti nazionali, con particolare attenzione all’individuazione di giacimenti shale.

Come riportato dal Verslo Zinios, il Premier lituano, Andrijus Kubilijus, ha confermato l’operazione che, secondo le stime, produrrà 120 Miliardi di metri cubi all’anno di gas utili per soddisfare il fabbisogno della Lituania per circa 30 anni.

L’avvio della ricerca dello shale in Lituania rappresenta una vera e propria notizia, dal momento in cui Vilna e ad oggi legata per il 99% dalle forniture di gas della Russia.

Per diminuire l’enorme dipendenza, la Lituania ha varato un piano per la costruzione di un terminale LNG presso il porto di Klaipeda, per importare oro blu liquefatto dalla Norvegia.

Inoltre, il Governo lituano ha applicato alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico: legge dell’Unione Europea che dispone la liberalizzazione dei mercati energetici dei Paesi UE, la creazione di un unico sistema del gas nel Vecchio Continente, e vieta ai monopoli registrati al di fuori dell’Europa, come la compagnia russa Gazprom di controllare sia la compravendita di oro blu che la gestione dei gasdotti.

Posseduto per meta dal Cremlino, il monopolista russo Gazprom ha controllato la compagnia nazionale lituana Lietuvos Dujos, incaricata della gestione del sistema infrastrutturale energetico nazionale di Vilna.

Grazie alla legge UE, il Governo Kubilijus ha potuto avviare una procedura di rinazionalizzazione, ed immediata vendita a prezzi di mercato ad enti privati europei, della compagnia energetica nazionale.

Giacimenti di gas shale anche in Svezia

Oltre che la Lituania, la ricerca dello shale ha coinvolto anche la Svezia. Come riportato da Natural Gas Europe, la compagnia svedese Gripen Gas ha confermato la presenza di oro blu nel giacimento di Ekeby, ed ha avviato i lavori presso il giacimento della Contea di OsterGotland.

La Gripen Gas e la principale compagnia energetica della Svezia, impegnata nella ricerca di giacimenti di gas nel Paese scandinavo. La Gripen Gas controlla un’area pari a 583 chilometri quadrati.

Il gas shale – altrimenti noto come gas di scisto – e contenuto in rocce porose poste a bassa profondità perforabili mediante sofisticate tecniche di fracking.

Dopo gli Stati Uniti e il Canada, anche la Polonia, in cui studi hanno certificato la presenza del più vasto giacimento di gas shale, ha avviato i progetti necessari per lo studio e lo sfruttamento dello scisto.

Secondo le rilevazioni ufficiali, lo sfruttamento su larga scala dello shale può diminuire notevolmente la dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di gas naturale dalla Russia.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PARLAMENTARI IN LITUANIA: VILNA SI AVVICINA ALLA RUSSIA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on October 15, 2012

La vittoria del partito Laburista dell’imprenditore russo Viktor Uspaskich provocherà la fine della politica europeista del Governo di centrodestra: punito per le misure di austerità adottate per battere la crisi. Probabile una coalizione pluricolore con i socialdemocratici e i conservatori di ordine e Giustizia.

Il Capo del Partito Laburista lituano, Viktor Uspaskich

I risultati non sono ancora quelli definitivi, ma un dato sembra essere certo: la Lituania volta pagina e si allontana dall’Europa. A seguito del primo turno delle Elezioni Parlamentari lituane, al primo posto, con il 24,48% dei voti, si è classificato il Partito Laburista dell’imprenditore russo Viktor Uspaskich, seguito dai Social-Democratici, con il 19,49% dei consensi.

Sconfitta l’opposizione di centrodestra che, negli ultimi quattro anni, ha cercato di arginare la crisi economica con misure di austerità e una politica fiscale di lacrime e sangue. I cristiano-democratici dell’Unione della Patria, guidati dal Premier uscente, Andrijus Kubilijus, hanno ottenuto l’11,63% dei consensi, mentre i conservatori di Ordine e Giustizia con il 7,48%.

Hanno superato lo sbarramento del 5% anche il movimento Strada del Coraggio, con il 7,62%, il Movimento dei Liberali, con il 7,48%, e l’Azione Elettorale della minoranza polacca, con il 5,58%.

La composizione definitiva del Sejmas di Vilna sarà nota dopo il secondo turno, in programma tra due settimane. Certo è tuttavia il cambio radicale che la nuova coalizione di sinistra – probabilmente allargata ai conservatori di Ordine e Giustizia – imporrà alla guida del Paese.

Agli elettori, il Partito del Lavoro ha parlato con slogan populistici orientati interamente contro la politica fiscale del precedente Governo. Invece, i socialdemocratici si sono presentati con un programma articolato che prevede solo provvedimenti correttivi alla linea di Kubilijus, come l’innalzamento delle pensioni minime a 563 Dollari al mese, e l’allontanamento dell’ingresso di Vilna nell’Euro al 2015.

A cambiare sarà sicuramente la politica estera. I Partiti della sinistra si sono dichiarati fin da subito in favore di un reset nei rapporti con la Russia, ed hanno dichiarato la volontà di aprire il settore industriale nazionale ad investimenti russi.

Quella della nuova coalizione di Governo è una posizione totalmente opposta rispetto a quella finora mantenuta dal centrodestra, che ha guardato all’Europa, ed ha ritenuto la presenza massiccia di capitali di Mosca come una minaccia per la sicurezza energetica nazionale.

Cambio netto anche nella politica energetica. la Coalizione di sinistra ha dichiarato la volontà di ritirare il ricorso presso l’Arbitrato di Stoccolma esposto dal Governo Kubilijus contro il monopolista russo, Gazprom: accusato da Vilna di condotta anticoncorrenziale nel mercato lituano.

Gazprom – società posseduta per metà dal Cremlino – ha controllato la compagnia energetica nazionale Lietuvos Dujos, responsabile della gestione dei gasdotti lituani. Nel contempo, il monopolista russo ha mantenuto l’egemonia sulle forniture di gas a Vilna, a cui ha imposto prezzi di gran lunga più alti rispetto a quelli degli altri Paesi UE – Polonia esclusa.

Per rompere il monopolio del monopolista russo, il Governo di centrodestra ha applicato il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta a monopoli extraeuropei di controllare sia la distribuzione del gas, che la compravendita di oro blu.

Dopo avere programmato la nazionalizzazione della Lietuvos Dujos, Kubilijus ha preventivato la sua immediata reprivattizzazione ad enti registrati in Europa, ottenendo l’appoggio della Commissione Europea.

Un imprenditore filorusso già condannato alla guida del Paese

Dalle urne, esce sconfitto anche il piano di diversificazione delle fonti di energia approntato dal governo di Centrodestra. In un referendum, contemporaneo alla consultazione legislativa, il 46% dei votanti si è opposto alla costruzione di una centrale nucleare a Visaginas: progetto presentato alla cittadinanza dal Governo Kubilijus come prerogativa essenziale per garantire la sicurezza nazionale.

Resta infine un enorme punto interrogativo sulla figura del probabile prossimo Primo Ministro. Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il Capo dei Laburisti Uspaskich è infatti un imprenditore nato ed affermatosi in Russia, già accusato nel 2005 per malversazione finanziaria durante il suo operato alla guida del Ministero dell’Economia.

Per sfuggire alla condanna, Uspaskich si è recato a Mosca, dove ha ottenuto asilo politico fino al 2008, quando, dopo essere stato rieletto al Sejmas, è riuscito a diventare Parlamentare Europeo.

Matteo Cazzulani

GAZPROM VS EUROPA: DALLO SCONTRO ALL’INSULTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 11, 2012

Dopo le accuse di Putin ai Paesi del’Europa Centrale, il Vicepresidente del monopolista russo, Alexandr Medvedev, definisce ladra la Commissione Europea. In risposta, il Primo Ministro della Lituania, Andrijus Kubilijus, invita Mosca a rispettare le regole come gli altri attori della compravendita di gas nel Vecchio Continente

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Dalla guerra commerciale alla battaglia verbale spesso il passo è breve. Nella giornata di lunedì, 10 Settembre, è continuato il braccio di ferro tra il monopolista del gas russo, Gazprom, e la Commissione Europea, derivato dalla decisione di Bruxelles di aprire un’inchiesta ufficiale per condotta anti-concorrenziale nel settore energetico continentale da parte di Mosca.

A motivare l’inchiesta è stata l’analisi dei contratti firmati da Gazprom con gli enti energetici dei Paesi dell’Europa Centrale, dipendenti per circa l’80% dal gas della Russia. A commento dell’iniziativa, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha ritenuto che l’Unione Europea sia ostaggio di quei Paesi ammessi nell’UE nel 2004, le cui deboli economie avrebbero costretto Bruxelles ad avviare la procedura contro Mosca per ridare smalto alla sua iniziativa politica ed economica.

Malgrado la scorretta analisi di Putin – se l’UE è in crisi non è per colpa di Polonia e Lituania, il cui PIL peraltro è in crescita, bensì della situazione monetaria di Grecia, Spagna, Portogallo e Italia – a rincarare la dose ci ha pensato il Vicepresidente di Gazprom, Alexandr Medvedev, che ha accusato la Commissione Europea di furto internazionale.

Inoltre, il Vicepresidente del monopolista energetico ha espresso la volontà di incontrare esponenti del Governo UE per affrontare la questione a quattrocchi.

“Esiste un detto – ha dichiarato Medvedev durante un’occasione pubblica, come riportato dall’agenzia Interfax – Il cappello sta sulla testa del ladro. Oggi dovrebbe stare su quella della Commissione Europea”.

Pronta la risposta della Responsabile della Commissione Europea, Pia Hansen, che allo EUObserver ha risposto di ritenere in regola il lavoro profuso dal governo UE per garantire la concorrenza nel Vecchio Continente.

Un invito al rispetto delle regole è stato lanciato dal Primo Ministro della Lituania, Andrijus Kubilijus, che ha evidenziato l’importanza per Gazprom di sottostare nell’Unione Europea ai medesimi regolamenti rispettati dagli enti energetici di altri Paesi, Norvegia in primis.

Inoltre, Kubilijus ha evidenziato come risieda anche nell’interesse del monopolista russo il rispetto delle leggi UE, per mantenere un contatto con il suo maggiore cliente basato sulla correttezza e la lealtà.

“Il nervosismo esternato dai dirigenti di Gazprom dimostra che la modalità di compravendita del gas in Europa Centrale, dove la Russia ha sempre mantenuto il monopolio, non collima con le regole dell’Unione Europea – ha dichiarato Kubilijus all’agenzia Finance – E’ necessario che la Russia rispetti le regole europee dappertutto, sopratutto in Europa Centrale”.

Mosca continua nella sua politica del divide et impera dell’Europa

L’appello del Primo Ministro lituano è rimasto nel vuoto, dal momento che Gazprom, nella medesima giornata, ha continuato a percorrere la strada contestata dalla Commissione Europea, mantenendo rapporti privilegiati con le sole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale.

Come dichiarato sempre da Medvedev, il monopolista russo ha stanziato 1 Miliardo di Euro in favore delle compagnie energetiche di Paesi dell’Europa Occidentale, con le quali la Russia ha concordato un ritocco al ribasso delle tariffe per il gas. Secondo le stime, riportate dall’agenzia PAP, la maggior parte di questa somma sarà devoluta alla compagnia tedesca E.On, similmente a quanto accaduto all’inizio del 2012, quando Gazprom ha erogato 1,9 Milioni al colosso italiano ENI.

La Commissione Europea ritiene che la pratica secondo la quale la Russia concede sconti ai soli Paesi dell’Europa Occidentale, in cambio del loro appoggio politico ai disegni energetici di Mosca nel Vecchio Continente, non risponde alle regole della libera concorrenza perché impossibilitano la liberalizzazione del mercato interno del gas. Inoltre, l’atteggiamento del Cremlino contrasta con l’interesse generale di Bruxelles a livello politico.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA CENTRALE VERSO UN SISTEMA ENERGETICO COMUNE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 6, 2012

Polonia e Lituania iniziano i lavori per l’unificazione dei gasdotti dei due Paesi, mentre il Primo Ministro lituano, Andrijus Kubilijus, invita Varsavia a compartecipare ai progetti di rafforzamento dell’energia nucleare di Vilna. Anche Grecia e Bulgaria seguono l’esempio polacco-lituano per realizzare le clausole del Terzo Pacchetto Energetico UE

Il primo ministro lituano, Andrijus Kubilijus

Progetti comuni per evitare la dipendenza da un solo fornitore. Questa è la motivazione che, negli ultimi giorni, ha spinto alcuni dei Paesi dell’Unione Europea a compiere passi significativi per l’avvio di iniziative condivise finalizzate garantire la sicurezza dei rifornimenti di gas ed energia.

Nella giornata di mercoledì, 3 Luglio, la compagnia polacca Gaz System e quella lituana Lietuvos Dujos hanno affidato all’ente ILF Consulting Engineries un progetto di studio per unificare i gasdotti di Polonia e Lituania. Come dichiarato in una nota ufficiale, il progetto è finanziato dai fondi dell’Unione Europea, in quanto la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi UE è prevista dal Terzo Pacchetto Energetico.

Questa legge, elaborata dalla Commissione Europea e votata a grande maggioranza dall’Europarlamento, prevede la messa in comune dei gasdotti del Vecchio Continente, e vieta ad enti fornitori di gas registrati al di fuori dell’UE di possedere il controllo sulle condutture europee.

Il provvedimento si è rivelato necessario in seguito alla politica del monopolista russo, Gazprom, che oltre a detenere l’80% delle forniture di oro blu all’Europa ha avviato una campagna finalizzata alla gestione totale e parziale dei gasdotti dei principali Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Slovenia, Slovacchia ed Austria.

“Il progetto di unificazione delle condutture applica in toto la legge europea – ha dichiarato il capo di Gaz System, Jan Chadam – per questo contiamo sul pieno appoggio di Bruxelles nella sua realizzazione e nella concessione di finanziamenti”.

Oltre che nel settore del gas, Polonia e Lituania hanno avviato una collaborazione anche per quanto riguarda l’energia nucleare. Lo scopo è sempre la diminuzione della forte dipendenza che, ad oggi, lega Varsavia e Vilna a Mosca per l’89% del fabbisogno nazionale.

Giovedì, 5 Luglio, il Primo Ministro lituano, Andrijus Kubilijus, ha invitato i polacchi a partecipare ai lavori per la costruzione della centrale nucleare di Visaginas, al quale già compartecipano enti lettoni ed estoni. Secondo il Capo del governo lituano, con la sua compartecipazione la Polonia può non solo diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, ma anche accumulare l’esperienza sufficiente per la costruzione delle cinque centrali nucleari che Varsavia ha programmato per i prossimi anni.

“La partecipazione della Polonia sarebbe logica e utile – ha dichiarato Kubilijus, come riportato dall’autorevole Baltic Course – Il coinvolgimento di Varsavia nel progetto permette di implementare i lavori per la realizzazione di simili iniziative anche in altri Stati europei. La Lituania è disposta a stringere partnership con tutti i Paesi intenzionati a rafforzare la propria indipendenza energetica.

Grecia e Bulgaria approntano misure comuni

L’esempio di Varsavia e Vilna è stato seguito da Grecia e Bulgaria. Durante una visita ufficiale, il Presidente greco, Karolos Papulias, ha invitato il suo collega bulgaro, Rosen Plevneliev, a varare progetti comuni in ambito energetico per rafforzare l’indipendenza energetica di Atene e Sofia.

Nello specifico, Papulias ha menzionato la costruzione di un gasdotto per collegare il sistema infrastrutturale energetico della Grecia a quello della Bulgaria, e consentire ai due Paesi di implementare la realizzazione del Terzo Pacchetto Energetico UE.

“La costruzione di una conduttura comune tra Grecia e Bulgaria risponde appieno ai nostri interessi – ha dichiarato Plevneliev, come riportato dall’agenzia Novinite – ad oggi l’economia bulgara dipende unicamente dal gas russo inviato attraverso l’Ucraina”.

Grecia e Bulgaria sono due tra i Paesi più attivi nella ricerca di fonti di gas alternative a quelle russe. Atene si è affermata come partner di Israele per lo sfruttamento del Leviathan e del Tamar: due giacimenti ubicati al largo delle coste israeliane del Mediterraneo che, secondo recenti rilevazioni, potrebbero soddisfare una buona parte del fabbisogno energetico dell’Unione Europea, e rendere Tel Aviv uno dei principali esportatori di oro blu a livello continentale.

Sofia invece ha avviato una serie di studi per lo sfruttamento dei giacimenti di combustibile nel Mar Nero dove, secondo le rilevazioni, la Bulgaria potrebbe trovare una quantità di gas naturale superiore a 3 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato sempre dalla Euractive, il governo bulgaro ha aperto un’asta per le concessioni dei diritti di ricerca al largo delle coste nazionali, al quale hanno già aderito le compagnie Total e Melrose Resources Plc.

Matteo Cazzulani

NELLA LIBERALE LITUANIA L’INDIPENDENZA ENERGETICA VAL BENE L’INTERVENTO DELLO STATO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 13, 2012

La Presidente lituana, Dalija Grybauskaite, implementa i lavori per la costruzione del rigassificatore di Klaipeda e rafforza il ruolo dell’Amministrazione centrale per diminuire il monopolio della Russia. Approvato in Parlamento un progetto di legge per equilibrare le forniture di gas nel mercato lituano

La presidente lituana, Dalija Grybauskaite

L’indipendenza energetica come necessità strategica, anche a costo di costringere lo Stato a regolamentare il mercato. Nella giornata di martedì, 12 Giugno, la Presidente lituana, Dalija Grybauskaite, ha dichiarato l’intenzione di accelerare i lavori per la costruzione del terminale di Klaipeda per realizzare appieno le indicazioni della Commissione Europea in materia di indipendenza energetica.

Nonostante il costo di 5 miliardi di Euro, la Grybauskaite ha comunicato che l’onere dell’operazione graverà per intero sulle casse lituane, e che Vilna non intende esporre domanda per ottenere un co-finanziamento da Bruxelles.

La Lituania si è già accordata con la compagnia norvegese Hoegh per il prestito di un rigassificatore mobile dal 2014, in attesa della definitiva costruzione del terminale di Klaipeda nel 2020.

“Il progetto non è solo una questione lituana, ma di tutta la regione del Baltico – ha dichiarato la Grybauskaite in merito ai piani di costruzione di simili rigassificatori varati dalla vicina Lettonia – Nonostante le decisioni di Riga di costruire o meno il suo terminale, i lavori a Klaipeda procedono”.

La Presidente lituana ha motivato la determinazione con cui Vilna ha premuto sull’acceleratore nel progetto di Klaipeda con la necessità geopolitica di rendere la Lituania energicamente autonoma dalla Russia, da cui lituani dipendono per l’89% del fabbisogno nazionale.

Ad aggravare la dipendenza da Mosca è anche la politica adottata dal Cremlino. Come evidenziato dalla Grybauskaite, le Autorità russe si avvalgono dell’arma energetica per cercare di influenzare le decisioni politiche di Vilna, ed impedire il varo di piani che possano sottrarre la Lituania dalla sfera di influenza della Russia.

“La Lituania ha pagato caro la decisione di costruire il rigassificatore di Klaipeda – ha dichiarato la Presidente lituana – il monopolista del gas russo, Gazprom, ha innalzato i costi di importazione: oggi, Vilna paga l’oro blu secondo un tariffario di gran lunga più salato rispetto agli altri partner europei”.

La non facile realizzazione dell’indipendenza energetica da parte della Lituania non passa solo per il rigassificatore di Klaipeda, ma anche per l’adozione di una serie di misure che, in uno dei Paesi storicamente più liberali del Vecchio Continente, obbligano lo Stato a un ruolo forte.

Un paradosso del risiko energetico in atto tra Europa e Russia, che la Grybauskaite, data la congiuntura geopolitica particolarmente poco agevole, ha ritenuto necessario per garantire la sicurezza nazionale della Lituania.

“Le azioni del terminale di Klaipeda apparterranno allo Stato – ha illustrato la Presidente lituana – affidarle a privati rischierebbe di intralciare il funzionamento di un’infrastruttura fondamentale per l’indipendenza energetica della Lituania”.

La decisione della Grybauskaite è dettata anche da un precedente di non poco conto legato al possesso della rete dei gasdotti nazionali. Finora, il sistema infrastrutturale energetico lituano è stato controllato dalla compagnia Lietuvos Dujos, posseduta per il 38% dall’ente tedesco E.On, e per il 37% dai russi di Gazprom.

Per evitare che il soggetto esportatore di gas controllasse anche i gasdotti della Lituania – e si ponesse de facto come monopolista nella gestione dell’intero sistema energetico lituano – Vilna ha deciso di ri-nazionalizzare la Lietuvos Dujos e, in uno step successivo, di scorporarla in due compagnie separate: dedite rispettivamente alla compravendita del carburante e alla gestione delle infrastrutture, che saranno vendute a enti registrati nell’Unione Europea.

Il passaggio burocratico ha trovato un solido alleato nella Commissione Europea, poiché l’affidamento della compravendita di gas e della gestione dei gasdotti a due enti separati è una delle clausole previste dal Terzo Pacchetto Energetico: una legge UE varata per evitare la creazione di monopoli in un settore di cruciale importanza per l’indipendenza politica e per la sicurezza nazionale dell’Europa.

Il Parlamento di Vilna regolamenta le importazioni per garantire la diversificazione delle forniture

La ricetta “nazionale” della politica energetica della Grybauskaite si è concretizzata in due passaggi parlamentari di notevole importanza. Sempre martedì, 12 Giugno, il Parlamento lituano ha approvato a maggioranza quasi assoluta una proposta di legge che, una volta ultimata la costruzione del rigassificatore, obbligherà il governo lituano a importare il 25% di gas del proprio fabbisogno rispettivamente da Gazprom e dal terminale di Klaipeda.

“E’ una proposta necessaria per evitare il monopolio dei russi – ha dichiarato il premier Andrijus Kubilijus all’agenzia Delfi – così si impedisce a Gazprom di imporre a Vilna contratti a lungo termine con lo scopo di mantenere il Paese dipendente unicamente dall’oro blu di Mosca”.

La seconda decisione del Parlamento di Vilna, presa sempre martedì, 12 Giugno, riguarda l’integrazione della rete elettrica lituana con quella dei Paesi dell’Unione Europea.

Secondo il progetto di legge, la Lituania si collegherà alla Svezia e alla Polonia per diminuire l’importazione di energia elettrica dalla Russia, e per garantire, così, la piena indipendenza energetica mediante la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Matteo Cazzulani

ENERGIA: I PAESI BALTICI ALLA CACCIA DELLA BENZINA BIELORUSSA.

Posted in Bielorussia, Paesi Baltici by matteocazzulani on September 26, 2010

Riga e Vilna in corsa per il transito dell’oro nero di Minsk. Sidorski: “Sceglieremo in base alla convenienza”. La ricetta di Tallin per la competitività del Baltico

Il primo ministro estone, Andrius Ansip

Benzina bielorussa per il motore economico del Baltico. Il Forum Economico di Riga, avvenuto tra il 23 ed il 24 settembre, non è stata solo l’occasione per riunire i tre Paesi UE e riflettere sulle strategie da adottare per superare la crisi, ma anche l’inizio di una vera e propria asta per il trasporto della nafta bielorussa, in arrivo dal Venezuela.

Bielorussia protagonista

Non a caso, ai lavori ha partecipato attivamente anche il primo ministro di Minsk, Sjargej Sidorski, presente al meeting nella veste di rappresentante del Belarus expo 2010 – un sottoevento, appositamente incluso nella manifestazione.

L’importanza della seconda carica bielorussa è anche legata al fatto che tra i Paesi Baltici è in atto una competizione per assicurarsi i diritti di transito della nafta che Minsk importa da Caracas. D’altro canto, la Bielorussia è interessata ad abbattere la frontiera commerciale con i suoi vicini nord-occidentali, ed intende sfruttare l’oro nero per raggiungere vantaggiosi accordi in ambito economico.

Il primo ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Ad oggi, il carburante sudamericano scorre attraverso gli oleodotti ucraini e quelli estoni, ma Minsk sta valutando l’ipotesi di localizzare il terminale europeo per la sua ricezione nel porto lituano di Klajpedi o in quello lettone di Ventspilski.

“Sceglieremo la soluzione che ci garantirà maggiori comfort e vantaggi economici – ha dichiarato Sidorski – ciò riguarda anche i servizi di trasferimento del petrolio dalle navi alla rete degli oleodotti. Tutte le clausole saranno soppesate”.

Paesi Baltici in ripresa

Quale delle due soluzioni sarà preferita dalla Bielorussia ancora non è chiaro. Invece, certo è che l’oro nero venezuelano ha dato una forte spinta propulsiva alle economie del Baltico, in particolare a quella lettone. Che, grazie alle manovre del primo ministro, Valdis Dombrovskis, è oggi finalmente stabile.

“Un eroe del Baltico – lo ha definito il suo collega lituano, Andrjus Kubiljus – il cui operato ha giovato non solo a Riga, ma anche a Vilna e Tallin”.

Il primo ministro lituano, Andrijus Kubilijus

Proprio l’Estonia ha indicato la strada per il rilancio dell’economia dell’area. Il capo del governo, Andrus Ansip, ha espresso la convinzione che solamente una forte politica fiscale potrà permettere alle tre economie una maggiore competitività in campo internazionale. In particolare, fulcro della ripresa è l’accumulo di un capitale, da utilizzare solamente in caso di nuova crisi.

Lecito ricordare che uno studio dell’autorevole gruppo Capital Economics ha certificato che, grazie alle politiche adottate negli ultimi mesi, Estonia, Lettonia e Lituania sono destinate ad uscire dalla crisi più velocemente rispetto a quanto preventivato.

A Vilna governa una coalizione guidata dal partito conservatore Cristiano-Democratico Unione della Patria, a Riga il popolar-conservatore Partito della Nuova Era, e a Tallin il liberale Partito delle Riforme.

Matteo Cazzulani