LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UNGHERIA: PER ORBAN UNA VITTORIA ANNUNCIATA

Posted in Ungheria by matteocazzulani on February 16, 2014

Il Partito conservatore-moderato Fidesz del Premier ungherese potrebbe confermarsi forza di maggioranza assoluta nel Parlamento magiaro anche senza bisogno di una Colazione di Governo con il Partito Cristiano Democratico Popolare. La sinistra divisa ed indebolita dal buon risultato del partito nazionalista Jobbit

Per il Premier ungherese, Viktor Orban, è cronaca di una vittoria annunciata che non lascia spazio a speranze per un’Opposizione debole e divisa. Nella giornata di sabato, 15 Febbraio, è iniziata ufficialmente la Campagna Elettorale per le Elezioni Parlamentari ungheresi, nelle quali, secondo tutti i sondaggi, il Partito conservatore-moderato Fidesz del Premier Orban dovrebbe mantenere saldamente il Governo del Paese, e rischierebbe persino di non avere bisogno di una colazione con il Partito Cristiano Democratico Popolare -KDNP- per avere la maggioranza assoluta in Parlamento.

Nello specifico, le stime sulle intenzioni di voto danno Fidesz avanti di ben 20 punti percentuali sul principale partito di opposizione, il Partito Socialista Ungherese -MSzP- e sul movimento elettorale di centro-sinistra Insieme 2014, mentre il Partito nazionalista Jobbit otterrebbe, sempre secondo i sondaggi, ben 12 seggi: un risultato che frammenterebbe la minoranza e renderebbe ancora più forte la coalizione conservatrice-moderata oggi al Governo.

A motivare la vittoria annunciata di Orban, che ha fatto approvare a colpi di maggioranza riforme della Corte Costituzionale, della stessa Costituzione e della Banca Centrale ungherese in una maniera descritta dall’opposizione come autoritaria, è la campagna elettorale che Fidesz ha deciso di incentrare su proposte di carattere economico a conferma dei buoni risultati ottenuti finora dalla coalizione di governo.

In particolare, Orban, che secondo altre stime è tra i primi politici più apprezzati del Paese insieme al Presidente della Repubblica, Janos Ader, e al Parlamentare Antal Rogan -entrambi di Fidesz- promette di diminuire la disoccupazione, di aumentare il PIL del Paese, e di abbassare il costo dell’energia, sopratutto del gas.

A rendere possibile questa proposta è la politica energetica unilaterale che Orban ha avviato con il Presidente della Russia, Vladimir Putin, con cui ha concordato la realizzazione in Ungheria del Southstream: gasdotto, concepito da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo, contestato dalla Commissione Europea, che ha aperto sul monopolista statale russo del gas Gazprom un’inchiesta per atteggiamento anti concorrenziale nei mercati energetici dell’Unione Europea.

Orban e Putin hanno anche concordato la realizzazione della centrale nucleare di Paks grazie all’erogazione di un ingente credito da parte della Russia: una decisione che lega Budapest a Mosca, e pone a serio repentaglio l’indipendenza dell’economia ungherese dalle ingerenze russe.

Dal canto suo, il MSzP contesta la politica energetica di Orban come incoerente e pericolosa, e critica Fidesz per essersi avvalsa della maggioranza assoluta in Parlamento per approvare provvedimenti di riforma istituzionale del Paese senza tenere conto del parere dell’Opposizione, come, invece, dovrebbe avvenire secondo le pratiche della democrazia.

In UE probabile anche una vittoria degli euroscettici

Secondo le stime, il medesimo risultato delle Elezioni Parlamentari ungheresi dovrebbe ripetersi anche nelle Elezioni Europee, dove le frequenti polemiche del Premier Orban alla Commissione Europea, ed i forti accenti euroscettici dei nazionalisti di Jobbit, rischiano di portare in Ungheria all’elezione di un alto numero di Parlamentari anti-europei.

Tale scenario rischia di frenare il necessario processo di rafforzamento politico delle istituzioni UE, come la concessione al Parlamento Europeo di poteri appieno legislativi.

Matteo Cazzulani

OLANDA E UNGHERIA DANNO UNA MANO A PUTIN PER DISGREGARE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 21, 2014

Il Premier olandese Mark Rutte decrementa la quantità di gas sfruttato dal giacimento Groningen, da cui importano anche Gran Bretagna, Francia, Belgio ed Italia. Il Capo del governo ungherese, Viktor Orban, accelera la realizzazione del Southstream e accetta prestiti russi per una centrale nucleare

Non solo in Ucraina, la Russia di Putin sta insediando l’Europa anche in due importanti Paesi dell’Europa Occidentale e Centrale con l’arma più forte che Mosca possiede, e di cui spesso si avvale per scopi politici, l’energia. Nella giornata di lunedì, 21 Gennaio, l’Olanda ha ridotto lo sfruttamento di gas naturale dal giacimento Groningen, da cui sono stati finora sfruttati 53,8 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno necessari non solo per il fabbisogno olandese, ma anche per l’esportazione in Gran Bretagna, Italia, Germania e Francia.

La decisione, che come riportato da Gazeta Wyborcza è stata presa dal Premier olandese Mark Rutte per obiezioni di carattere sismologico, rappresenta un duro colpo per la sicurezza energetica dell’Olanda, che ora, così come i Paesi verso cui il carburante del Groningen era esportato, sarà costretta ad importare più gas dall’estero, sopratutto dopo che il Governo ha deciso di porre una moratoria sullo sfruttamento dei giacimenti di gas shale.

A ottenere vantaggio potrebbe essere con tutta probabilità il monopolista statale russo del gas, Gazprom, che rifornirà del proprio gas il territorio olandese attraverso il gasdotto NEL: infrastruttura progettata per veicolare nel Benelux 25 miliardi di metri cubi di gas russo trasportato precedentemente in Germania direttamente dalla Russia attraverso il Nordstream.

Questa seconda infrastruttura, realizzata sul fondale del Mar Baltico, è stata realizzata per volere diretto del Presidente russo, Vladimir Putin, per veicolare direttamente 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia alla Germania, e così bypassare Polonia, Lituania ed altri Paesi dell’Unione Europea che Mosca ritiene nemici.

Oltre che in Olanda, la Russia incrementa la sua posizione anche in Ungheria sulla base di accordi che, nella giornata di sabato, 18 Gennaio, sono stati firmati di persona dal Putin e dal Premier ungherese Viktor Orban per avviare la realizzazione della centrale nucleare di Paks.

Secondo l’accordo, che, come dichiarato dal entro studi di politiche dell’Europa Orientale di Varsavia OSW, non è stato reso pubblico, né comunicato alla stampa, il reattore atomico sarà realizzato grazie ad un prestito russo di circa 12 Miliardi di Euro che il Governo ungherese si impegna a garantire: una misura che certifica l’avvio di un rapporto di subordinazione economica tra Budapest e Mosca

Inoltre, il patto tra Putin e Orban prevede anche la realizzazione del tratto ungherese del Southstream: gasdotto progettato da Mosca per incrementare la quantità di gas russo inviata in Europa di 63 Miliardi di metri cubi attraverso una conduttura che transita sul fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Il gasdotto è stato ritenuto contrario all’interesse energetico dell’UE dalla Commissione Europea, che ha sottolineato come il Southstream non rispetti le Leggi dell’Unione che impediscono ad un ente monopolista come Gazprom di controllare sia la compravendita del gas che il suo trasporto.

Così l’UE può reagire alla politica energetica di Putin

La decisione di Rutte e il patto con Putin di Orban agevolano la frammentazione politica interna dell’Unione Europea: un progetto che la Russia ha in cantiere per indebolire l’UE con la tecnica del divide ed impera, ed escluderla dalla competizione in un mercato di un mondo sempre più globalizzato.

Sarebbe infatti opportuno per i Paesi europei astenersi da accordi energetici che aumentano la dipendenza dalla Russia -che già rifornisce un’importante fetta del fabbisogno energetico europeo- e, al contrario, rafforzare la realizzazione di una comune politica del gas UE che punta alla creazione di un mercato unico del gas ed alla diversificazione delle forniture.

Oltre alla Russia, da cui non si può prescindere, ma non si deve neanche dipendere troppo, è possibile importare gas naturale da Azerbaijan ed Israele attraverso la già approvata realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- e la progettazione di un’infrastruttura per veicolare l’oro blu israeliano in Grecia.

Si può anche importare più LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, lo shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America -che grazie alla cospicua disponibilità stanno abbattendo i prezzi dell’oro blu- attraverso la realizzazione di un numero consistente di rigassificatori che la Commissione Europea ha già programmato di finanziare.

Infine, si può poi avviare lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Europa, sopratutto in Polonia, Gran Bretagna, Romania, Francia, Bulgaria e Germania, su cui, però, occorre vincere l’opposizione di Gazprom,di alcuni Paesi filorussi come Francia e Bulgaria, e di sedicenti associazioni ambientaliste antishale che, secondo indiscrezioni ben informate, trarrebbero i proventi della loro critica da Mosca.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA PUNTA SU SHALE E CARBONE PER LA SICUREZZA ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 12, 2013

Il Premier polacco dichiara la necessità di investire sulle risorse di energia già presenti in territorio nazionale. Preventivate tecniche moderne per limitare l’impatto ambientale

Non bisogna ricercare il nuovo, l’importante è sfruttare quello che si ha già, con raziocinio. Nella giornata di martedì, 10 Settembre, il Premier polacco, Donald Tusk, ha dichiarato che la Polonia punta su gas shale e carbone per rafforzare la sicurezza energetica.

Intervenuto in un evento pubblico a Katowice, la Patria del carbone polacco, il Premier Tusk ha evidenziato la necessità di sfruttare al massimo le riserve di gas non convenzionale, che, secondo le stime EIA, collocano la Polonia al primo posto nel ranking delle nazioni europee per quantità di shale posseduto, con 148 Trilioni di Piedi cubi.

Nel contempo, il Premier polacco ha sottolineato l’utilità di avvalersi del carbone secondo tecniche moderne che limitano al minimo l’impatto ambientale.

“Una politica energetica razionale richiede lo sfruttamento adeguato delle risorse naturali che già si possiedono -ha dichiarato Tusk- la Polonia baserà la sua politica energetica anche sul carbone, secondo tecniche moderne che limitano il rilascio di CO2”.

La questione del carbone è un punto dirimente nei rapporti tra la Polonia e la Commissione Europea, che ha richiesto al Governo polacco di limitare l’uso del materiale nero per decrementare le emissioni inquinanti.

La Polonia, che produce gran parte della sua energia dal carbone, ha illustrato come la rinuncia al materiale nero comporti l’incremento della dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia: un Paese che si avvale dell’oro blu per assoggettare geopoliticamente l’Europa Centro-Orientale.

Differente il discorso per quanto riguarda il gas shale, che, come testimoniato dai primi test della compagnia irlandese San Leon, è presente in Polonia in ampie quantità.

Molte delle compagnie esperte nello sfruttamento dello shale, come il colosso statunitense ExxonMobil, dopo un primo interesse hanno abbandonato la ricerca di gas non convenzionale in Polonia, probabilmente perché spinte dalla Russia a tale passo.

Con lo sfruttamento del gas shale, per cui il Governo polacco ha stanziato 12,3 Miliardi di Euro, la Polonia ha infatti la possibilità di diminuire sensibilmente la dipendenza dalla Russia e, nel contempo, garantire agli altri Paesi dell’Unione Europea cospicue forniture di oro blu.

Anche LNG, mercato unico UE e nucleare

Oltre allo shale e al carbone, la Polonia ha deciso di investire sull’importazione di gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America, con la costruzione di un rigassificatore a Swinoujscie, in Pomerania.

Inoltre, la Polonia ha aderito al progetto della Commissione Europea per l’unificazione dei gasdotti nazionali con quelli degli altri Paesi UE, così da rafforzare il mercato unico del gas dell’Unione.

Infine, la Polonia ha riposto attenzione anche sul nucleare, con l’erogazione di 12 Miliardi di Euro per la realizzazione delle sue prime due centrali nucleari.

Matteo Cazzulani

SHALE: IL SUDAFRICA AVANTI SUBITO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 24, 2013

Il Ministro del Commercio e dell’Industria sudafricano, Rob Davies, rende noto l’avvio immediato dello sfruttamento di gas non convenzionale per migliorare l’economia e creare nuovi posti di lavoro. Il decremento del greggio come scopo del Governo della prima economia dell’Africa

Aumentare il prestigio politico in Africa grazie allo shale. Nella giornata di venerdì, 23 Agosto, il Ministro del Commercio e dell’Industria del Sudafrica, Rob Davies, ha dichiarato l’intenzione di avviare, fin da subito, lo sfruttamento di gas shale nel territorio nazionale.

Come riportato dall’agenzia AFP, il Ministro Davies ha supportato la necessita di sfruttare lo shale per implementare la sicurezza Energetica di un Paese fortemente legato al greggio che, assieme al gas non convenzionale, sta anche perseguendo il nucleare.

Il Ministro dell’Industria sudafricano ha anche sottolineato l’utilità dello sfruttamento dello shale per rilanciare l’economia del Sudafrica -la prima economia per importanza del Continente africano- e per creare nuovi posti di lavoro, per arginare una disoccupazione che interessa un quarto della popolazione.

In reazione alle polemiche delle associazioni ambientaliste che protestano per le tecniche di fracking utilizzate per sfruttare lo shale, il Ministro Davies ha promesso attenzione alle problematiche dei territori, e a quelle sociali.

“Abbiamo bisogno di accellerare sullo shale -ha dichiarato il Ministro Davies- dobbiamo farlo prima della fine del mandato dell’Amministrazione oggi in carica”.

Concorde con le parole del Ministro Davies è stato anche il Vicepresidente sudafricano, Kgalema Motlanthe, che ha sostenuto in Parlamento la necessita di avviare al più presto lo sfruttamento dello shale per incidere positivamente sull’andamento dell’economia.

Secondo le stime EIA, il Sudafrica possiede una riserva di shale di 390 Trilioni di Piedi Cubi, ed è all’ottavo posto nel ranking mondiale prima della Russia, dopo Stati Uniti d’America, Cina, Argentina, Algeria, Canada, e Messico.

Dagli USA sostegno al programma energetico sudafricano

Oltre alo shale, il Sudafrica ha avviato lo sfruttamento sul territorio nazionale di gas naturale nell’Ovest del Paese, presso il giacimento di Ibhubesi, come riportato dal giornale di informazione finanziaria Mining Weekly.

Il progetto, che secondo le stime garantisce la produzione di 28,3 Miliardi di Piedi Cubi di gas annui, è supportato economicamente dalla compagnia australiana Sunbird Energy.

Lo sfruttamento del giacimento Ibhuesi ha anche ottenuto l’appoggio politico degli USA, che, per voce dell’Incaricato agli Affari statunitensi in Sudafrica, Catherine Hill-Herndon, hanno garantito un prestito per l’estrazione di gas.

La Hill-Herdon ha sottolineato come il progetto Ibhuesi rientri nella strategia del Presidente USA, Barack Obama, per combattere il Surriscaldamento Globale.

Matteo Cazzulani

LA FRANCIA DICE ANCORA NO ALLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 13, 2013

Il Primo Ministro francese, Jean Marc Ayrault, respinge la richiesta di sospensione della moratoria sullo sfruttamento di gas non convenzionale in territorio transalpino. Le divisioni interne allo schieramento socialista al governo

Lo shale non s’ha da sfruttare in Francia. Nella giornata di venerdì, 12 Luglio, il Primo Ministro francese, Jean Marc Ayrault, ha rigettato una richiesta di sospensione della moratoria che il Governo ha posto sullo sfruttamento di gas non convenzionale in Francia.

Come riportato da Natural Gas Europe, la richiesta è stata presentata dal Ministro per la Riforma dell’Industria, Arnaud Montebourg, appoggiato da alcuni esponenti della maggioranza socialista.

Il Ministro Montebourg ha evidenziato come lo sfruttamento di shale in Francia permetta la diminuzione della dipendenza dalle importazioni di greggio, ed incentivi la ripresa del tessuto industriale francese.

Contrario il parere del Primo Ministro, che, tuttavia, ha argomentato la necessità di ridurre sia il consumo di energia in Francia che la produzione di nucleare dal 75% al 50%.

La discussione sullo shale interna alla maggioranza di Governo francese si è inasprita con il dimissionamento del Ministro dell’Ecologia e dello Sviluppo Sostenibile, Delphine Batho.

Il Ministro Batho, dimissionata dal Presidente francese, Francois Hollande, per avere sollevato forti critiche al bilancio, è un’acerrima rivale dello sfruttamento dello shale in Francia.

Del medesimo schieramento anti-shale sono membri anche il Ministro dell’Agricoltura, Stephane Le Foll, ed il successore della Batho alla guida del Dicastero dell’Ecologia e dello Sviluppo Sostenibile, Philippe Martin.

Eppure lo shale aiuterebbe anche i francesi

La Francia, assieme a Bulgaria, Repubblica Ceca e Olanda, è uno dei pochi Paesi che hanno posto una moratoria sullo sfruttamento dello shale.

Secondo le rilevazioni EIA, la Francia possiede 137 Trilioni di Piedi Cubi di riserve di shale nel suo territorio, il secondo giacimento per grandezza dopo la Polonia.

In Europa, lo sfruttamento dello shale è stato avviato da Polonia, Gran Bretagna, Romania, Spagna e Danimarca.

Con lo sfruttamento dello shale, gli Stati Uniti d’America hanno avviato l’esportazione di gas in India e Gran Bretagna.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è necessario non solo per limitare le emissioni inquinanti, ma anche per rafforzare la democrazia nel Mondo.

Lo shale consente infatti il decremento dell’uso di greggio e carbone, e la riduzione della dipendenza di Paesi post-coloniali ed ex-satelliti dell’Unione Sovietica da super potenze mondiali che si avvalgono di gas e gasdotti per imporre disegni geopolitici di stampo neo-imperialista.

Matteo Cazzulani

GRAN BRETAGNA: STUDIO RADDOPPIA LE RISERVE DI SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 28, 2013

L’Ente Geologico Britannico certifica la presenza di 1300 Trilioni di piedi cubi di gas non convenzionale nel sottosuolo del Paese. Aumentate di molto le stime di 26 Trilioni di metri cubi fissate nel rapporto degli Stati Uniti d’America

Da isola indecisa se stare o meno nell’Unione Europea a pozzo che garantirebbe all’Europa una cospicua quantità di gas Shale. Nella giornata di venerdì, 28 giugno, l’Ente Geologico Britannico BGS ha certificato la presenza di 1300 Trilioni di piedi cubi di gas Shale nella parte centrale della Gran Bretagna.

Nello specifico, le stime riportano un minimo di 822 trilioni di piedi cubi ed un massimo di 2281, per una media di 1329 Trilioni di piedi cubi che, secondo la BGS, sarebbero presenti nel sottosuolo britannico, tra le città di Blackpool, Wexham, Nottingham e Scarbourough.

La stima del rapporto raddoppia la quantità di shale posseduta dalla Gran Bretagna che la EIA ha fissato nel suo rapporto annuale.

Secondo l’Amministrazione per l’Informazione Energetica USA, nel sottosuolo britannico sono ubicati 26 Trilioni di piedi cubi di gas non convenzionale.

Lo studio della BGS ha riguardato la quantità di shale che, sulla base delle tecnologie ad oggi possedute, è possibile estrarre e commercializzare oggi.

Il rapporto de facto incrementa le potenzialità energetiche della Gran Bretagna nella geopolitica europea e mondiale dell’energia.

La Gran Bretagna è l’unico Paese UE che ha avviato sia lo sfruttamento dei giacimenti domestici di gas non convenzionale, sia le importazioni di shale liquefatto statunitense.

La decisione di avviare lo sfruttamento dello Shale e di iniziare le importazioni dagli USA è stata fortemente voluta dal Premier britannico, David Cameron.

La Gran Bretagna si trova oggi a dover affrontare la decrescita dei giacimenti di gas del Mare del Nord, da cui, finora, il Paese ha importato la gran parte dell’energia necessaria per soddisfare il fabbisogno nazionale.

Lo Shale britannico per ridurre le emissioni inquinanti

Di pari passo, la Gran Bretagna ha avviato un piano per la massiccia modernizzazione del settore energetico per sfruttare i giacimenti domestici di Shale e sviluppare il nucleare di nuova generazione.

Come dichiarato dal Segretario di Stato per gli Affari Energetici ed i Mutamenti Climatici, Edward Dave, lo scopo della Gran Bretagna è la diminuzione delle emissioni inquinanti, anche attraverso l’incremento dell’uso delle fonti rinnovabili e pulite.

Matteo Cazzulani

GAS: LA BULGARIA TORNA FILORUSSA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 10, 2013

Il nuovo Governo socialista sostiene il Southstream, gasdotto progettato dalla Russia, in piena infrazione della Legge UE, per aumentare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dal gas di Mosca. La decisione del Premier, Plamen Oresharski, opposta alla posizione mantenuta dall’ex-Capo del Governo moderato, Boyko Borysov

Un cambio di campo che mette a serio repentaglio la sicurezza energetica europea. Nella giornata di venerdì, 7 Giugno, la Bulgaria ha dichiarato sostegno al Southstream e, in generale, alla politica energetica della Russia in Europa.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, durante un incontro tra il Ministro dell’Economia bulgaro, Dragomir Stoynev, e il suo collega russo, Anatoliy Yanovsky, Sofia ha formalizzato il sostegno al gasdotto progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo.

La posizione della Bulgaria è dovuta al cambio di Governo avvenuto dopo le Elezioni Parlamentari, che hanno consegnato il controllo dell’esecutivo ai socialisti del Premier, Plamen Oresharski.

Ex-Ministro dell’Economia, il Premier Oresharski, nel 2007, ha firmato l’appoggio della Bulgaria al Southstream.

La posizione apertamente filo-russa è stata parzialmente rivalutata dal governo moderato del Premier Boyko Borysov, che, oltre a sostenere il Southstream, ha firmato l’appoggio al Nabucco.

Questo gasdotto è progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan e, così, diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia.

Nel 2013, il Premier ad interim, Marin Raykov, anch’egli un moderato, ha aperto un’inchiesta sulla Russia per mancato rispetto delle leggi UE nella realizzazione del Southstream.

Nello specifico, il gasdotto voluto da Mosca non rispetta il Terzo Pacchetto Energetico: legge dell’Unione Europea che impedisce ad enti monopolisti di controllare sia la compravendita che la distribuzione del gas in UE.

Il Southstream è progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom, ed è compartecipato dal colosso italiano ENI, dalla compagnia francese EDF, e dalla tedesca Wintershall.

Dalle coste russe, il Southstream è ideato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas russo in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

I socialisti bulgari sostengono anche il nucleare

Oltre che a riguardo del Southstream, il riposizionamento in chiave filo russa del nuovo governo socialista bulgaro ha riguardato anche il si alla costruzione della centrale nucleare di Belene.

Il progetto, che è stato approvato sempre dal Governo socialista 2005-2009 con costo di 10 Miliardi di Euro, è stato abbandonato dall’Ex-Premier Borysov perché pericoloso per la sicurezza energetica e nazionale bulgara e troppo costoso.

Il riposizionamento filo russo della Bulgaria mette a serio repentaglio la realizzazione dei progetti di indipendenza energetica varati dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza UE da Russia ed Algeria.

Infatti, il Southstream blocca la realizzazione del Nabucco, che è concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan dalla Turchia Occidentale in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA INCENTIVA LA RICERCA DI GAS NELL’OCEANO ARTICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 30, 2013

Il monopolista statale del gas russo appalta 20 concessioni in giacimenti dell’Oceano Artico. Il Giappone come obiettivo per avviare la corsa al controllo dell’Asia contro gli Stati Uniti d’America

L’Europa e l’Asia attraverso l’Oceano Artico e la Siberia sono gli obiettivi strategici della politica energetica della Russia.

Nella giornata di lunedì, 29 Aprile, il monopolista russo statale del gas, Gazprom, ha concesso 20 appalti per la collaborazione nello sfruttamento dei giacimenti nel Mare di Barents, in quello di Kara, in quello di Churki e in quello della Siberia Orientale.

Come riportato dall’agenzia Rosnedra, Gazprom vuole sfruttare una zona dell’Oceano Artico finora inesplorata, potenzialmente ricca di gas e greggio.

L’utilità dello sfruttamento dei giacimenti nell’Oceano Artico è dovuta principalmente ad aumentare l’esportazione di gas in Europa, dove Gazprom mantiene il quasi monopolio sulle forniture di gas.

In particolare, i giacimenti dell’Oceano Artico servono ad alimentare il Nordstream: gasdotto progettato per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia alla Germania attraverso il fondale del Mar Baltico.

Secondo i progetti, la Russia punta a prolungare il Nordstream alle coste dell’Inghilterra per rifornire di gas russo anche la Gran Bretagna, e per questo conta sullo sfruttamento supplementare dei giacimenti nell’Oceano Artico.

Oltre all’Europa, la Russia sta guardando anche all’Asia, dove Mosca non mantiene una condizione di predominanza, ed è per questo intenzionata ad ampliare la sua presenza.

Sempre lunedì, 29 Aprile, il Governatore della Regione di Sakhalin, Alexandr Khoroshavin, ha sollecitato il Giappone a cooperare nella realizzazione di un rigassificatore in grado di avviare le esportazioni di gas liquefatto dalla Russia in territorio giapponese.

La Russia considera il Giappone l’unico solido alleato sul piano energetico in Asia, dove Mosca deve fare i conti con la cospicua presenza degli Stati Uniti d’America.

La contesa del mercato asiatico del gas

Grazie allo sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità estratto con sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica- gli USA si stanno preparando a prendere il primato sulle esportazioni di oro blu in Asia, sopratutto in India, Indonesia, Singapore e Corea del Sud.

Il Giappone considera la Russia un importante fornitore di gas che possa contribuire a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dal nucleare, dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima.

Matteo Cazzulani

GAS: OBAMA RIFORNISCE DI SHALE ANCHE IL GIAPPONE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 3, 2013

Il Dipartimento di Stato USA pronto ad avviare l’esportazione di LNG in Giappone per garantire a Tokyo la diversificazione degli approvvigionamenti e la diminuzione del prezzo delle importazioni di energia. Il Governo giapponese intenzionato a realizzare una Borsa dell’oro blu liquefatto

Un evento di rilevanza nella politica energetica mondiale che consente agli Stati Uniti d’America di rafforzare la propria posizione in Asia. Nella giornata di Venerdì, 29 Marzo, il Dipartimento di Stato USA ha dichiarato l’intenzione di avviare l’esportazione di gas Shale liquefatto in Giappone.

Come riportato da Natural Gas Asia, Washington ha già ricevuto più di venti offerte di cooperazione per l’avvio della partnership energetica con Tokyo, tra cui molte compagnie energetiche giapponesi interessate a stringere i rapporti con gli USA.

Con l’avvio dello sfruttamento dei cospicui giacimenti domestici di Shale -gas ubicato in rocce porose poste a bassa profondità estratto con sofisticate tecniche di fracking adoperate solo in Nordamerica- gli Stati Uniti d’America hanno incrementato le esportazioni di LNG in Asia.

Forti del prezzo concorrenziale offerto agli acquirenti asiatici, legato alla cospicuità dello Shale posseduto nei giacimenti domestici, gli USA si sono imposti nel mercato di India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Il Giappone costituisce l’ennesimo mercato in cui Washington può avviare le proprie esportazioni per consolidare ulteriormente la propria posizione nel settore energetico asiatico.

Per quanto riguarda il Giappone, l’avvio dell’importazione dello Shale USA rappresenta una soluzione alla drastica riduzione dell’energia nucleare, decisa nel 2011 in seguito al disastro avvenuto presso la centrale atomica di Fukushima.

Inoltre, lo Shale statunitense permette al Giappone di diversificare le fonti di approvvigionamento di LNG, che ad oggi Tokyo importa principalmente da Qatar, Australia e, nei prossimi tempi, anche dalla Russia.

L’interesse del Giappone nutrito nei confronti del gas liquefatto è dato anche dalla decisione del Governo di Tokyo di istituire una Borsa dell’LNG, in cui saranno presenti anche compagnie esperte nella realizzazione di infrastrutture energetiche e termoelettriche.

Come riportato dalla Reuters, lo scopo del Governo giapponese è non solo la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas, ma anche la rottura degli schemi tariffari vigenti, che ad oggi legano il costo dell’oro blu a quello del greggio.

L’Europa diversifica gli approvvigionamenti grazie alla pax tra Turchia e Israele

Oltre che nel mercato asiatico, gli Stati Uniti d’America sono riusciti a dare una svolta anche alla situazione del gas in Medio Oriente quando, grazie alla mediazione del Presidente USA, Barack Obama, il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il suo collega turco Tayyip Erdogan, hanno posto fine ad una crisi diplomatica pluriennale.

Come riportato dalla Trend, il riavvicinamento tra Israele e Turchia è maturato nella proposta di una partnership energetica tra i due Paesi, per garantire l’esportazione del gas israeliano nel mercato Europeo attraverso il sistema infrastrutturale energetico turco.

Nello specifico, Israele ha proposto l’avvio immediato della realizzazione di un gasdotto per trasportare 16 Miliardi di metri cubi di gas in Turchia dal giacimento Tamar, ubicato nel Mar Mediterraneo.

Una volta approdato in Turchia, il gas israeliano sarà trasportato in Europa attraverso il Corrodio Meridionale: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan tramite il territorio turco.

Se realizzato, il progetto garantirebbe all’Unione Europea la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia e Algeria, le cui forniture, ad oggi, coprono circa l’80% del fabbisogno complessivo UE.

Matteo Cazzulani

IRAN E PAKISTAN CONTRO LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE CON UN GASDOTTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 12, 2013

Il Presidente iraniano, Mahmud Ahadinejad, e il Capo di Stato pakistano, Asif Ali Zardari, danno il via alla realizzazione di un’infrastruttura per rifornire di 21 Miliardi di metri cubi di gas all’anno il Pakistan. L’India guarda invece a Turkmenistan, Kazakhstan e Stati Uniti d’America. 

Il posizionamento energetico dell'India, dell'Iran e del Pakistan

Il posizionamento energetico dell’India, dell’Iran e del Pakistan

Il Pakistan guarda all’Iran, l’India al Centro Asia e agli USA. Nella giornata di lunedì, 11 Marzo, il Presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, e il Capo di Stato pakistano, Asif Ali Zardari, hanno inaugurato l’avvio della costruzione del Gasdotto dell’Amicizia: una conduttura di 2 mila chilometri di lunghezza progettata per veicolare dall’Iran al Pakistan 21,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’infrastruttura permette al Pakistan di aumentare la quantità di gas importato per soddisfare il fabbisogno interno, e, nel contempo, assicura all’Iran di aggirare le sanzioni imposte sull’acquisto di gas e greggio iraniano da parte della Comunità Internazionale contro la proliferazione nucleare del regime di Teheran.

Contrarietà ad un progetto che aumenta il peso politico dell’Iran è stata espressa dagli Stati Uniti d’America, che a più riprese hanno invitato il Pakistan ad interrompere la costruzione del gasdotto per non incentivare Ahmadinejad a procedere con lo sviluppo dell’arma atomica.

Parere contrario è stato espresso dall’India che, per le medesime ragioni sollevate da Washington, ha rifiutato di accettare il prolungamento del gasdotto in territorio indiano, come proposto da Teheran per garantire a Delhi una fonte di approvvigionamento di gas supplementare.

La posizione dell’India non solo è dettata dalla preoccupazione per lo sviluppo del nucleare da parte dell’Iran, ma anche da una precisa scelta geopolitica mirata a privilegiare altre fonti di approvvigionamento di energia.

Da un lato, Delhi è parte attiva nella realizzazione della TAPI: gasdotto progettato per veicolare in India, attraverso Afghanistan e Pakistan, gas dal Turkmenistan, il quarto produttore al Mondo di oro blu.

Di pari passo, l’India, sul modello della TAPI, ha concepito la costruzione di un oleodotto dal Kazakhstan per l’importazione diretta di greggio.

Come riportato da Natural Gas Asia, l’ipotesi è stata valutata durante un incontro tra il Ministro degli Esteri indiano, Salaman Khurshid, e il suo collega kazako, Erlan Idrissov.

L’importanza degli USA

Oltre agli approvvigionamenti dal Centro Asia, l’India ha anche firmato importanti accordi per l’importazione dagli Stati Uniti d’America di gas shale: oro blu ubicato in rocce porose di bassa profondità estratto mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale, gli USA si sono affermati tra i principali esportatori di gas nel mercato asiatico.

Oltre che in India, gli USA hanno rafforzato la loro presenza anche nei mercati di Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Matteo Cazzulani