LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

TAP: A BAKU LA FIRMA PER IL GASDOTTO CHE DIVERSIFICA LE FORNITURE DI GAS PER L’EUROPA E L’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 17, 2013

Commissione Europea, Gran Bretagna, Italia, Grecia, Albania, Azerbaijan, Georgia, Turchia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Bulgaria coinvolte in un progetto che crea posti di lavoro, abbatte il costo del gas e rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea. Oltre all’economia, positive le conseguenze sociali e politiche legate al Gasdotto Trans Adriatico

Un gasdotto che rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea e garantisce integrazione, pace e progresso in una zona del Mondo devastata da anni di guerra come i Balcani. La scommessa con cui è stato firmato l’accordo definitivo per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è ambiziosa e, nel contempo, necessaria.

Nella giornata di martedì, 17 Dicembre, a Baku, Commissione Europea, Italia, Grecia, Albania, Gran Bretagna, Croazia, Bulgaria, Georgia, Azerbaijan, Bosnia-Erzegovina e Montenegro hanno dato il via libera definitivo ad un Gasotto concepito per veicolare in territorio italiano, attraverso il suolo greco ed albanese, 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno a partire dal 2018: data prevista per la fine dell’infrastruttura.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, la TAP apre una fase storica, poiché consente all’UE di diversificare le forniture di gas naturale dal monopolio di Paesi a cui l’Europa è fortemente legata come Algeria e Russia che, come dimostrato in diverse occasioni -ad esempio durante le Guerre del Gas tra Mosca e l’Ucraina del 2006, 2008 e 2009- si avvalgono del gas come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Stati autonomi terzi.

Positivo è stato anche il commento del Segretario per gli Esteri della Gran Bretagna, William Hague, che ha illustrato come la TAP sia necessaria per decrementare il costo del gas per utenti privati ed industrie, dare un forte contributo alla lotta al surriscaldamento globale, e creare più di 30 Mila posti di lavoro.

Il valore politico dell’infrastruttura è stato sottolineato dal Premier albanese, Edi Rama, che ha evidenziato come la TAP, attraverso i prolungamenti già programmati in Bulgaria, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per avviare una proficua cooperazione tra i Paesi del Balcani, sopratutto in vista dell’allargamento dell’UE ad una Penisola a lungo sconvolta da guerre, odi e divisioni.

La TAP è stata considerata una grande occasione anche dal Premier bulgaro, Plamen Oresharski, che ha sottolineato la necessità per la Bulgaria di realizzare il Connettore Grecia Turchia: un’infrastruttura per importare a Sofia dal territorio greco il carburante del Gasdotto Trans Adriatico.

Il parere del Premier albanese è stato condiviso dal Capo del Governo croato, Zoran Milanovic, che ha evidenziato come la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- concepito per veicolare il gas della TAP dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per diversificare le forniture di gas anche di Zagabria.

Soddisfatto anche il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, che ha illustrato come il transito del gas dell’Azerbaijan verso la Turchia e la Grecia -dove inizia la TAP- consente alla Georgia di rafforzare la sua posizione geopolitica, sopratutto dinnanzi all’aggressione della Russia, che cerca in tutti i modi, commerciali e militari, di inglobare Tbilisi nella sua sfera di influenza.

L’Italia ora può avere gas meno caro e può creare posti di lavoro

Nell’ambito della firma per l’avvio della TAP importante è il ruolo giocato dall’Italia, che, rappresentata a Baku dal Ministro degli Esteri, Emma Bonino, ritiene l’infrastruttura strategicamente importante per recepire una Direttiva UE volta alla effettiva diversificazione delle forniture di oro blu che rende il nostro Paese l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già firmato contratti per l’importazione di gas, permette anche di diminuire il costo della bolletta dell’oro blu per utenti privati ed industrie, e consente la realizzazione di posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica e sociale.

Per questa ragione, la TAP è stata fortemente sostenuta dal Premier Letta, dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, e dai Deputati di Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Forza Italia, che hanno votato a favore della costruzione del gasdotto -il cui approdo in territorio italiano è previsto in Salento, a Medidugno.

Contrarie alla TAP si sono invece schierate le frange estreme e populiste del Parlamento -Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra Ecologia Libertà- che, così come per la realizzazione della TAV in Piemonte, hanno sollevato perplessità di carattere ambientale.

Malgrado le proteste, la TAP non rappresenta un rischio di carattere ambientale e, come promesso dal Governo, la sua realizzazione in Salento sarà comunque concertata con gli Enti Locali.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA AGISCE SU DUE FRONTI PARALLELI

Posted in Guerra del gas, Russia by matteocazzulani on March 19, 2013

Il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, presenta il piano di espansione di Mosca in Asia mediante l’oro blu liquefatto. in Europa, il Cremlino punta sul controllo dei gasdotti

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Cambiano gli equilibri mondiali e con essi anche la strategia energetica della Russia, che guarda ora ad Est con il gas liquefatto, e ad Ovest con i gasdotti. Nella giornata di lunedì, 18 Marzo, il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, ha dichiarato la volontà da parte della Russia di implementare l’esportazione di gas liquefatto verso l’Asia: continente divenuto centrale nella politica economica globale, ad oggi sprovvisto di gasdotti che permettono l’esportazione di carburante dalla federazione Russa.

Il Ministro Novak ha inoltre aggiunto che l’implementazione delle esportazioni di gas liquefatto prevede la liberalizzazione del settore, ad oggi controllato dal monopolista statale dell’oro blu, Gazprom.

Oltre alla seconda compagnia del gas russa, Novatek, in corsa per la conquista del mercato asiatico c’è anche il monopolista statale del greggio, Rosneft: prima Oil Company che, di recente, ha avviato una stretta cooperazione con enti sudcoreani e giapponesi.

Ad oggi, la Russia ha relazioni difficili con i Paesi del Continente asiatico. Oltre alla partnership con il Giappone, e a rapporti stretti con il Vietnam, Mosca sta cercando di avviare una collaborazione con la Cina mediante la firma di un accordo già preparato per incrementare le esportazioni di oro blu siberiano in territorio cinese.

L’attenzione rivolta dalla Russia all’Asia è dettata dal crescente ruolo ottenuto nel Continente dagli Stati Uniti d’America che, con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale – gas presente in rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica- hanno rafforzato la presenza in India, Corea del Sud, Singapore, ed Indonesia.

Differentemente che ad Est, ad Ovest la Russia si avvale dei gasdotti per contrastare un altro concorrente di Mosca nel mercato globale: l’Unione Europea.

Come riportato al Baltic Course dal Ministro degli Esteri britannico, William Hague, all’ordine del giorno dell’incontro tra i capi della diplomazia ed i titolari dei dicasteri della difesa di Gran Bretagna e Russia è in programma il prolungamento in Inghilterra del Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalle coste russe direttamente alla Germania, e, così, bypassare Polonia, Paesi Baltici e il resto degli Stati dell’Europa Centrale.

Offensiva russa all’Ucraina

Di recente, il giornale russo Kommersant” ha riportato un’indiscrezione secondo cui la Russia sarebbe anche pronta a rilevare il controllo dei gasdotti dell’Ucraina mediante la creazione di un consorzio per la gestione delle condutture ucraine gestito al 50% da Mosca e Kyiv, ma de facto controllato al Cremlino.

L’operazione è una soluzione che la Russia ha proposto all’Ucraina in cambio di uno sconto sulle tariffe per il gas, che, ad oggi, impegnano Kyiv a pagare a Mosca 260 Dollari per mille metri cubi di oro blu.

Il controllo del Cremlino sui gasdotti ucraini, quasi certo in virtù dell’estrema necessità di Kyiv di ridurre le tariffe per il 90% del gas importato, ha conseguenze serie per l’Unione Europea, in quanto Mosca potrebbe controllare l’intero sistema di distribuzione del gas senza più la presenza di Stati indipendenti tra Russia e UE.

Lo scenario comporterebbe ad un’Unione Europea ancora priva di una comune politica energetica ed estera, e dipendente dal gas russo per il 40% del suo fabbisogno, l’esposizione diretta alle condizioni dettate dalla Russia, senza potere più contare su Stati intermediari obbligati, per contratto, a garantire il flusso di oro blu in Europa, come finora è stata l’Ucraina.

Matteo Cazzulani