LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: la Bulgaria congela il Southstream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 5, 2014

Il Presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, sospende le trattative per la realizzazione del gasdotto concepito da Putin per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia. Il tecnico Georgi Bliznashki nominato Premier di un Governo di transizione

Un’impasse per la Bulgaria e un buffetto per Putin. Nella giornata di martedì, 5 Agosto, la Bulgaria ha ufficialmente congelato la realizzazione del gasdotto Southstream in attesa del via libera definitivo da parte dell’Unione Europea.

La decisione, presa dal Presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, pone un’ulteriore freno a un gasdotto concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia, per bypassare l’Ucraina come Paese di transito del carburante russo in territorio UE, e, sopratutto, per contrastare la politica di diversificazione delle forniture di oro blu avviata dalla Commissione Europea.

Per tutte queste ragioni, l’Unione Europea ha dichiarato il Southstream un progetto che non gode dello status di priorità che, invece, Bruxelles ha concesso ad altre infrastrutture come il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: concepito per veicolare gas dall’Azerbaijan in Italia attraverso Grecia ed Albania- e un alto numero di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Egitto, Norvegia è Stati Uniti d’America.

Già lo scorso Giugno, in seguito alle proteste della Commissione Europea, la Bulgaria è stata spinta a congelare la realizzazione del Southstream, che tuttavia ha ripreso vigore in seguito alla spinta della forte lobby filorussa presente, e ben radicata, nella politica del Paese.

“Continuiamo a sostenere il Southstream, mani un periodo di crisi come quello di oggi non c’è tempo per le grandi infrastrutture che non godono di un ampio sostegno sociale e internazionale” ha dichiarato il Presidente Plevneliev durante la nomina del nuovo Governo, come riportato dal sito ufficiale della Presidenza della Bulgaria.

Assieme al congelamento ufficiale del gasdotto di Putin, il Presidente bulgaro ha presentato la nuova squadra di Governo capitanata dal Premier, Georgi Bliznashki: un tecnico, di provenienza socialista, fortemente critico con il precedente esecutivo dell’indipendente Plamen Oresharski, che ha potuto governare grazie al consenso del Partito Socialista Bulgaro fino alla vittoria del Partito moderato GERB nelle scorse Elezioni Europee.

L’esecutivo tecnico -di cui fanno parte anche l’ex-consigliera del Presidente Plevneliev, Ekaterina Zakharieva, nominata Vicepremier con delega agli Affari Regionali, l’ex-membro del Ministero delle Finanze, Rumen Porozhanov come titolare del medesimo Dicastero, e l’ex-membro del National Democratic Institute, Daniel Mitov come Ministro degli Esteri- ha il compito di preparare il bilancio dello Stato e di traghettare il Paese alle Elezioni Anticipate.

La Georgieva ufficialmente avversaria della Mogherini e di Sikorski

Infine, il Presidente Plevneliev ha anche nominato ufficialmente Kristalina Georgieva candidata della Bulgaria ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE.

Con la nomina ufficiale, la Georgieva è la terza candidata ufficiale a Ministro degli Esteri dell’UE: un ruolo che la politica bulgara dovrà contendere al Ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, e a quello polacco, Radoslaw Sikorski, supportati rispettivamente dai Socialisti e Democratici Europei e da una larga parte del Partito Popolare Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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GASDOTTI: L’EUROPA CENTRALE SOSTIENE IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 17, 2013

Durante il summit di Bratislava i Presidenti di Austria, Romania, Ungheria, Bulgaria e Turchia hanno inviato una lettera al Capo di Stato dell’Azerbaijan per il sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione. Il progetto, che coinvolge anche Polonia e Slovacchia, necessario per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas in Europa.

Sulla diversificazione degli approvvigionamenti di gas per garantire la sicurezza energetica l’Europa Centrale non ha dubbi: il Nabucco è meglio della TAP. Nella giornata di Domenica, 16 Giugno, i Capi di Stato di Austria, Romania, Ungheria e Bulgaria hanno espresso pieno sostegno al gasdotto Nabucco.

Come riportato dall’agenzia UPI, a margine del Summit dei Paesi dell’Europa Centrale, a Bratislava, i Presidenti dei quattro Paesi dell’Europa Centrale hanno inviato al Capo di Stato azero, Ilham Aliyev, una lettera di supporto al gasdotto dalla verdiana denominazione.

Il Capo di Stato austriaco, Heinz Fischer, ha illustrato come il Nabucco consenta la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per Paesi che, oggi, sono quasi completamente dipendenti dalle forniture di gas dalla Russia.

Il Presidente romeno, Traian Basescu, che ha invitato i Capi di Stato dei Paesi coinvolti nel Nabucco ad esprimere pieno sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione, ha sottolineato come l’infrastruttura garantisca diversificazione delle formiture di gas anche a Polonia e Slovacchia.

Oltre al Presidente ungherese, Janos Ader, e a quello bulgaro, Rosen Plevneliev, la lettera è stata sostenuta anche dal Capo di Stato turco, Abdullah Gul.

Nabucco vs. TAP nella guerra dei gasdotti per la diversificazione delle forniture UE di gas

Il Nabucco è progettato per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, da quella romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH,e dalla francese Suez Gaz de France, il gasdotto dalla verdiana denominazione conta sul sostegno politico di Austria, Turchia, Slovacchia, Polonia, Romania, Bulgaria ed Ungheria.

Il Nabucco è in concorrenza per il trasporto del gas azero con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- conduttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi all’anno di oro blu in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è supportata politicamente da Italia, Svizzera, Grecia, Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia e Montenegro.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA CENTRALE VERSO UN SISTEMA ENERGETICO COMUNE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 6, 2012

Polonia e Lituania iniziano i lavori per l’unificazione dei gasdotti dei due Paesi, mentre il Primo Ministro lituano, Andrijus Kubilijus, invita Varsavia a compartecipare ai progetti di rafforzamento dell’energia nucleare di Vilna. Anche Grecia e Bulgaria seguono l’esempio polacco-lituano per realizzare le clausole del Terzo Pacchetto Energetico UE

Il primo ministro lituano, Andrijus Kubilijus

Progetti comuni per evitare la dipendenza da un solo fornitore. Questa è la motivazione che, negli ultimi giorni, ha spinto alcuni dei Paesi dell’Unione Europea a compiere passi significativi per l’avvio di iniziative condivise finalizzate garantire la sicurezza dei rifornimenti di gas ed energia.

Nella giornata di mercoledì, 3 Luglio, la compagnia polacca Gaz System e quella lituana Lietuvos Dujos hanno affidato all’ente ILF Consulting Engineries un progetto di studio per unificare i gasdotti di Polonia e Lituania. Come dichiarato in una nota ufficiale, il progetto è finanziato dai fondi dell’Unione Europea, in quanto la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi UE è prevista dal Terzo Pacchetto Energetico.

Questa legge, elaborata dalla Commissione Europea e votata a grande maggioranza dall’Europarlamento, prevede la messa in comune dei gasdotti del Vecchio Continente, e vieta ad enti fornitori di gas registrati al di fuori dell’UE di possedere il controllo sulle condutture europee.

Il provvedimento si è rivelato necessario in seguito alla politica del monopolista russo, Gazprom, che oltre a detenere l’80% delle forniture di oro blu all’Europa ha avviato una campagna finalizzata alla gestione totale e parziale dei gasdotti dei principali Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Slovenia, Slovacchia ed Austria.

“Il progetto di unificazione delle condutture applica in toto la legge europea – ha dichiarato il capo di Gaz System, Jan Chadam – per questo contiamo sul pieno appoggio di Bruxelles nella sua realizzazione e nella concessione di finanziamenti”.

Oltre che nel settore del gas, Polonia e Lituania hanno avviato una collaborazione anche per quanto riguarda l’energia nucleare. Lo scopo è sempre la diminuzione della forte dipendenza che, ad oggi, lega Varsavia e Vilna a Mosca per l’89% del fabbisogno nazionale.

Giovedì, 5 Luglio, il Primo Ministro lituano, Andrijus Kubilijus, ha invitato i polacchi a partecipare ai lavori per la costruzione della centrale nucleare di Visaginas, al quale già compartecipano enti lettoni ed estoni. Secondo il Capo del governo lituano, con la sua compartecipazione la Polonia può non solo diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, ma anche accumulare l’esperienza sufficiente per la costruzione delle cinque centrali nucleari che Varsavia ha programmato per i prossimi anni.

“La partecipazione della Polonia sarebbe logica e utile – ha dichiarato Kubilijus, come riportato dall’autorevole Baltic Course – Il coinvolgimento di Varsavia nel progetto permette di implementare i lavori per la realizzazione di simili iniziative anche in altri Stati europei. La Lituania è disposta a stringere partnership con tutti i Paesi intenzionati a rafforzare la propria indipendenza energetica.

Grecia e Bulgaria approntano misure comuni

L’esempio di Varsavia e Vilna è stato seguito da Grecia e Bulgaria. Durante una visita ufficiale, il Presidente greco, Karolos Papulias, ha invitato il suo collega bulgaro, Rosen Plevneliev, a varare progetti comuni in ambito energetico per rafforzare l’indipendenza energetica di Atene e Sofia.

Nello specifico, Papulias ha menzionato la costruzione di un gasdotto per collegare il sistema infrastrutturale energetico della Grecia a quello della Bulgaria, e consentire ai due Paesi di implementare la realizzazione del Terzo Pacchetto Energetico UE.

“La costruzione di una conduttura comune tra Grecia e Bulgaria risponde appieno ai nostri interessi – ha dichiarato Plevneliev, come riportato dall’agenzia Novinite – ad oggi l’economia bulgara dipende unicamente dal gas russo inviato attraverso l’Ucraina”.

Grecia e Bulgaria sono due tra i Paesi più attivi nella ricerca di fonti di gas alternative a quelle russe. Atene si è affermata come partner di Israele per lo sfruttamento del Leviathan e del Tamar: due giacimenti ubicati al largo delle coste israeliane del Mediterraneo che, secondo recenti rilevazioni, potrebbero soddisfare una buona parte del fabbisogno energetico dell’Unione Europea, e rendere Tel Aviv uno dei principali esportatori di oro blu a livello continentale.

Sofia invece ha avviato una serie di studi per lo sfruttamento dei giacimenti di combustibile nel Mar Nero dove, secondo le rilevazioni, la Bulgaria potrebbe trovare una quantità di gas naturale superiore a 3 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato sempre dalla Euractive, il governo bulgaro ha aperto un’asta per le concessioni dei diritti di ricerca al largo delle coste nazionali, al quale hanno già aderito le compagnie Total e Melrose Resources Plc.

Matteo Cazzulani

TRA UCRAINA E RUSSIA LA GUERRA DEL GAS SI FA SEMPRE PIU’ ASPRA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 22, 2012

Il colosso nazionale ucraino, Naftohaz, comunica al monopolista russo, Gazprom, l’intenzione di importare una quantità di oro blu di molto inferiore al minimo contrattuale prefissato a causa delle onerose tariffe imposte dal Cremlino. Kyiv attiva anche sul fronte del Mar Nero, dove si consolida l’asse tra Azerbajdzhan, Turkmenistan, Turchia, Romania e Georgia per la realizzazione di progetti atti alla diversificazione  delle forniture dell’Unione Europea

Il Ministro dell’Energia ucraino, Aleksej Miller

E’ a Pietroburgo e a Rio che in questi giorni si stanno disegnando gli assetti geopolitici in materia energetica destinati a condizionare le politiche mondiali ed Europee dei prossimi anni. Nella giornata di giovedì, 21 Giugno, sulle sponde della Neva, dove ha luogo il Forum Economico Mondiale, si è consumato l’ennesimo capitolo del confronto energetico tra l’Ucraina e la Russia.

Come riportato dall’agenzia Interfax, il colosso ucraino, Naftohaz, ha comunicato al al monopolista russo, Gazprom, l’intenzione di abbassare la quantità del gas da acquistare per il prossimo anno a 27 Miliardi di metri cubi, contro i 52 previsti da contratto.

Il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, ha ritenuto che il tariffario imposto a Kyiv da parte di Mosca sia così oneroso da costringere l’Ucraina a una drastica diminuzione dell’importazione di oro blu.

Tuttavia, in pronta risposta, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, ha ricordato come la clausola del contratto Take or Pay preveda l’obbligo da parte degli ucraini di acquistare almeno 41 miliardi di metri cubi, pena il ricorso all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma e una serie di strascichi giudiziari che potrebbero costare molto caro alle casse di Naftohaz.

A complicare la questione è anche la recente decisione di Gazprom di versare un anticipo di 2 milioni di dollari per l’affitto dei siti di stoccaggio di Naftohaz. L’intenzione dei russi è quella di accumulare in essi la quantità di gas sufficiente ad assicurare le forniture di oro blu agli acquirenti dell’Europa Occidentale durante i mesi più freddi.

Questa mossa costringe Naftohaz a mantenere alta la quota di gas importata dalla Russia per potere soddisfare il proprio fabbisogno energetico, e rende Kyiv ancor più dipendente dai flussi di transito e dalle condizioni tariffarie imposte da Mosca.

Una soluzione a questa impasse potrebbe essere il coinvolgimento dell’Ucraina nell’enjeu geopolitico del Mar Nero, nel quale si stanno consolidando alleanze energetiche di particolare importanza.

Sempre nel corso del Forum Economico Mondiale di Pietroburgo, il Ministro degli Esteri turco, Taner Yildiz, ha dichiarato l’interesse del suo Paese a rifornire di gas liquido l’Ucraina. Come riportato dall’autorevole agenzia Trend, la Turchia è pronta a trasportare via mare oro blu importato dal Centro Asia fino al rigassificatore di Odessa, che oggi è ancora in fase di costruzione.

Procedono i progetti per l’indipendenza energetica dell’Europa

La posizione della Turchia è essenziale anche per quanto riguarda la realizzazione di progetti energetici di respiro europeo. Come dichiarato dall’autorevole Reuters, a breve è infatti prevista la firma solenne dell’accordo tra la Turchia e l’Azerbajdzhan per la realizzazione del Gasdotto Transanatolico – TANAP.

Questa conduttura è progettata per trasportare oro blu azero alla penisola Anatolica. Da qui, il carburante sarà inoltrato in territorio europeo mediante la costruzione del Nabucco Ovest: un’infrastruttura concepita dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dell’UE dal monopolio energetico della Russia.

Proprio in occasione del vertice di Rio, il gasdotto europeo dalla verdiana denominazione è stato al centro di colloqui tra il Presidente turkmeno, Gurbanuli Berdymukhamedov, e i Capi di Stato bulgaro e ungherese, Rozen Plevneliev e Janosz Ader.

Il Turkmenistan, che assieme all’Azerbajdzhan possiede ricchi giacimenti di gas naturale, ed ha già firmato con la Commissione Europea accordi per l’invio dell’oro blu nell’UE, ha espresso pieno sostegno alla costruzione del Nabucco, e ha rilanciato il progetto del gasdotto Azerbajdzhan-Georgia-Romania.

Questa infrastruttura è progettata sul fondale del Mar Nero per collegare direttamente il Centro-Asia all’Europa attraverso il territorio della Georgia: Paese alleato dell’UE, che per difendersi dalle rinate velleità imperiali della Russia è motivato a realizzare il processo di integrazione nelle strutture euroatlantiche nel più breve tempo possibile sia sul piano politico, economico e militare che su quello energetico.

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH RINVIA IL VERTICE DI JALTA. LA TYMOSHENKO TRASFERITA IN OSPEDALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 9, 2012

Isolato dalla comunità internazionale, il Presidente ucraino congela il summit dei Paesi dell’Europa Centrale, mentre la Leader dell’Opposizione Democratica interrompe lo sciopero della fame, e accetta il trasferimento presso una struttura ospedaliera per ricevere le cure dei medici tedeschi

Le percosse subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

“Considerando l’indisponibilità a presenziare da parte di moti Paesi, riteniamo utile spostare il vertice dei Paesi dell’Europa Centrale ad un termine successivo”. Laconica, tagliente, al limite del rassegnato, è stata la comunicazione con cui l’Addetto Stampa del Ministero degli Esteri ucraino, Oleksandr Dykusarov, ha reso nota la decisione del Presidente, Viktor Janukovych, di rinviare il vertice di Jalta.

Al summit, che rappresenta un avvenimento di importanza notevole nella politica internazionale, quasi tutti i Capi di Stato invitati hanno dichiarato la loro assenza per protestare contro le condizioni disumane a cui è soggetta la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: detenuta in isolamento in seguito a una condanna politica, e di recente persino percossa dalle Autorità carcerarie nella sua cella.

Intenzionati a boicottare il vertice di Crimea sono stati i Presidenti di Germania Joachim Gauck, Repubblica Ceca Vaclav Klaus, Austria Heinz Fischer, Estonia Henryk Ilves, Bosnia Erzegovina Bakir Izetbegovic, Lettonia Andris Berzins, Croazia Ivo Josipovic, Montenegro Filip Vujanovic, Bulgaria Rosen Plevneliev, ma non quelli di Polonia, Slovacchia e Moldova, Bronislaw Komorowski, Ivan Gasparovic, e Nicolae Timofti, che hanno evidenziato come l’assenza a Jalta dei colleghi europei possa profondamente isolare l’Ucraina dall’Occidente, e rischi di consegnare Kyiv alla sfera di influenza della Russia.

Diversa è stata la posizione della Presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite, che ha confermato la sua presenza al vertice solo dopo avere ottenuto da Janukovych il permesso di visitare la Tymoshenko presso la sua cella: una possibilità che finora le Autorità ucraine hanno negato a molti, tra cui esponenti politici dell’Unione Europea e l’ambasciatore francese per i Diritti Umani, Francois Zimeray.

Alla notizia del congelamento del vertice di Jalta, il Presidente della Commissione del Parlamento Europeo per i rapporti con l’Ucraina, Pawel Kowal, ha evidenziato come le Autorità ucraine da oggi debbano dimostrare al più presto di saper risolvere la questione del rispetto dei diritti umani per non peggiorare le relazioni con Bruxelles.

Dal canto suo, la Grybauskaite ha comunicato di non voler rinunciare alla visita alla Tymoshenko, e per questa ragione non ha cancellato il viaggio in Ucraina. Komorowski, invece, ha sottolineato come la decisione di congelare il vertice sia utile per consentire una più approfondita riflessione in merito ai rapporti tra Kyiv e l’Unione Europea.

La Leader dell’Opposizione Democratica accetta le cure

Nel contempo, la Leader dell’Opposizione Democratica ha comunicato la sospensione dello sciopero della fame, ed ha accettato il trasferimento presso l’ospedale dei ferrovieri di Kharkiv una volta ottenuto il permesso di essere curata dal medico tedesco Lutz Harms: su cui la Tymoshenko ripone piena fiducia.

Come comunicato dalla figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija, la Tymoshenko per una ventina di giorni si è nutrita di sola acqua, ed è dimagrita di 10 chili. Sulla decisione di interrompere la protesta ha pesato il parere del Dottor Harms, che ha illustrato l’impossibilità di avviare il programma di cure mediche con una paziente malnutrita.

Durante il primo tentativo di curare Julija Tymoshenko, che ha avuto luogo il 20 Aprile, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata picchiata e costretta con la forza al trasferimento dal carcere da parte di agenti del servizio di polizia carceraria. In risposta, la Tymoshenko ha rifiutato ogni forma di assistenza, ed ha avviato l’astensione dal cibo in segno di protesta.

La Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato nel 2009 – quando ha ricoperto la carica di Primo Ministro – accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato. L’8 Dicembre, alla Tymoshenko – già detenuta in carcere – è stato poi sentenziato un secondo arresto perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini di un secondo procedimento aperto a suo carico per evasione fiscale.

Secondo la diagnosi formulata da un’équipe di medici tedeschi e canadesi – che su pressione della Comunità Internazionale hanno potuto visitare la Leader dell’Opposizione Democratica – la Tymoshenko è affetta da un’ernia del disco, che se non curata adeguatamente può portare l’ex-Primo Ministro alla paralisi.

Dinnanzi all’insufficiente assistenza medica fornita dalle Autorità carcerarie, a offrire ospitalità presso le strutture mediche di Paesi occidentali sono stati il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ed il Capo del Dipartimento Federale per gli Affari Esteri della Svizzera, Didier Burchalter.

Condanne al Presidente Janukovych per il mancato rispetto dei Diritti Umani in Ucraina sono pervenute a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, NATO, ONU, Canada, Australia, e persino dalla Federazione Russa.

Matteo Cazzulani

VERTICE DI JALTA: JANUKOVYCH E’ SEMPRE PIU ISOLATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 5, 2012

Dodici Presidenti non parteciperanno al summit dei Paesi dell’Europa Centrale per protestare contro la repressione dell’Opposizione Democratica ucraina, mentre diversi Leader di governo nazionali e continentali hanno dichiarato l’intenzione di boicottare le partite del campionato europeo di calcio che si giocheranno in Ucraina. L’appello di Adam Michnik per la liberazione dell’anima del dissenso arancione, Julija Tymoshenko, e per il sostegno delle ambizioni europee di Kyiv

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dai vertici internazionali allo sport, Janukovych avrà molto da riflettere sul perché della sua solitudine politica. Nella giornata di venerdì, 4 Maggio, è salito a dodici il numero dei Presidenti che hanno deciso di non partecipare al summit dei Capi di Stato dell’Europa Centrale, organizzato a Jalta, in Crimea, sotto la dirigenza della Presidenza ucraina.

Alle defezioni dei Presidenti di Germania, Joachim Gauck, Austria, Heinz Fischer, Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, Croazia, Ivo Josipovic, Bulgaria, Rosen Plevnelev, Lettonia, Andis Berzins, Estonia, Henryk Ilves, Ungheria, Janos Ader, e Albania, Bamir Topi, si è aggiunta la rinuncia del Capo di Stato della Bosnia Erzegovina, Bagir Izetbegovic

Molte tra le giustificazioni fornite a Kyiv a corredo delle rinunce si sono limitate all’ambito diplomatico, ma in realtà le defezioni sono un segnale di aperta contestazione nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Egli è criticato per le repressioni politiche attuate nei confronti degli esponenti dell’Opposizione Democratica: molti dei quali sono stati arrestati, processati senza diritto di difesa, rinchiusi in carcere senza che un verdetto in merito fosse stato ancora pronunciato, privati dell’assistenza medica, e addirittura picchiati, come avvenuto alla Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko.

Il regresso della democrazia a Kyiv ha provocato una protesta non solo nei confronti del vertice di Jalta, ma anche del campionato europeo di calcio del 2012, che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

A favore dell’idea lanciata dal Cancelliere della Germania, Angela Merkel, e del segretario dell’opposizione tedesca, Sigmar Gabriel, di non recarsi negli stadi ucraini per protestare contro le detenzioni politiche si sono dichiarati il Ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, Uri Rosenthal, il suo collega Austriaco, Michael Spindelegger, e quello belga, Didier Reynders.

Differente è la situazione interna agli organismi politici UE: il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha sostenuto l’iniziativa della Merkel, e ha invitato tutti gli altri esponenti dell’esecutivo continentale a boicottare la parte ucraina della rassegna sportiva.

Diversamente, il Presidente del Parlamento, Martin Schulz, ha evidenziato come il boicottaggio non sia una soluzione che aiuti al miglioramento della situazione della Tymoshenko e degli altri detenuti politici, ma nel contempo ha comunicato la sua decisione di unirsi alla linea dei Commissari qualora il Regresso della democrazia in Ucraina continuasse a manifestarsi nella maniera così forte finora registrata.

Infine, una frattura più profonda è apparsa in Danimarca, dove la linea della Merkel è stata appoggiata dall’opposizione di centro-destra, mentre la maggioranza di centro-sinistra si è dichiarata contraria, in quanto essa ha ritenuto che il boicottaggio della manifestazione sportiva è una penalizzazione maggiore per il popolo ucraino più che per il suo Presidente.

L’appello di Michnik per la liberazione di Julija Tymoshenko e l’integrazione europea dell’Ucraina

La posizione di Schulz e della maggioranza danese – che ricopre la Presidenza di Turno dell’Unione Europea – è condivisa da una serie di Paesi del Vecchio Continente, che per ragioni storiche, economiche e geopolitiche affrontano la questione ucraina con maggiore cautela rispetto al punto di vista tedesco.

Il Presidente e il Premier polacco, Bronislaw Komorowski e Donald Tusk, hanno invitato i Capi di Stato dell’Europa Centrale a non disertare il vertice di Jalta, e hanno consigliato ai Leader di governo UE di non boicottare la parte ucraina dell’europeo di calcio per non isolare completamente l’Ucraina dalla comunità Occidentale.

A cogliere l’invito di Varsavia sono stati i Presidenti di Moldova e Slovacchia, Nicoli Timofti e Ivan Gasparovic, che assieme a Komorowski hanno dichiarato l’intenzione di recarsi a Jalta per mantenere le relazioni con l’Ucraina, e per affrontare vis-à-vis con Janukovych la questione del regresso democratico in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

A dare linfa a questa posizione è stato anche lo storico dissidente polacco del sindacato autonomo Solidarnosc, e attuale Redattore dell’autorevole Gazeta Wyborcza, Adam Michnik, che ha lanciato un appello – aperto alla sottoscrizione pubblica – per richiedere la liberazione di Julija Tymoshenko e degli altri detenuti politici repressi dal regime autoritario di Janukovych senza boicottare l’euro 2012, né sostenere iniziative atte a isolare l’Ucraina dalla comunità europea.

Come illustrato da Michnik e da diversi politologi, l’allontanamento di Kyiv dall’Occidente, e l’inevitabile conseguente inglobamento dell’Ucraina nella zona di influenza della Russia, mette a serio repentaglio l’indipendenza economica e la sicurezza nazionale di tutta l’Europa.

Il controllo politico dei russi sulle risorse naturali e sulle infrastrutture energetiche ucraine porta a compimento le ancora forti velleità imperiali del Cremlino, e nel lungo-medio temine permette a Mosca di acquisire lo status di superpotenza mondiale, e di relegare ai margini dell’economia mondiale un’Unione Europea sempre più debole e divisa.

Matteo Cazzulani