LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina, Georgia e Moldova: Obama e l’Europa puntano all’energia per invitare Putin a rispettare la pace e la democrazia

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 17, 2014

I provvedimenti statunitensi colpiscono colossi energetici russi come la Rosneft, la Novatek e la Gazprombank. Il Congresso USA favorevole al riconoscimento a Ucraina, Georgia e Moldova dello status di Paese alleato

Da oltreoceano nomi concreti, mentre in Europa buone intenzioni senza dettagli, tutti ancora da decidere. Nella giornata di mercoledì, 16 Luglio, gli Stati Uniti d’America hanno applicato il terzo round di sanzioni economiche nei confronti della Russia, dopo che Mosca ha ripetutamente provocato militarmente l’Ucraina, nonostante la tregua offerta dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Le sanzioni USA colpiscono la Russia sopratutto per quanto riguarda il settore energetico ed industriale. Tra gli enti colpiti vi sono infatti la banca del monopolista statale russo del gas Gazprom, la Gazprombank, il monopolista statale del greggio Rosneft, le compagnie energetiche Novatek e Feodosiyske -quest’ultima basata in Crimea- la banca Vnyeshekombank, ed altri enti minori attivi nel settore edile, in quello di trasporti e in quello delle armi, come il colosso Kalashnikov, la Izhmash, la Bazalt, la Uralvagonzavod e la Priboroduvaniye.

Oltre agli enti giuridici, le sanzioni USA sono state applicate anche a personalità politiche, come il Vice Speaker della Duma, Sergey Nyevyerov, l’Assistente del Presidente russo Vladimir Putin, Igor Shchegolev, il Ministro per gli Affari di Crimea Oleg Savelyev, e il Primo Ministro dell’autoproclamata Repubblica russa del Donbas Aleksandr Borodar.

Oltre alle sanzioni, che, come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, si sono rivelate necessarie dopo che la Russia ha rifiutato la risoluzione diplomatica del conflitto con Kyiv, un passo importante approntato dagli Stati Uniti è la concessione dello status di Paese alleato all’Ucraina, alla Georgia e alla Moldova.

L’iniziativa, approvata dal Congresso in seconda lettura sempre mercoledì, 16 Luglio, è una misura necessaria per prevenire ulteriori aggressioni militari da parte della Russia a Ucraina, Georgia e Moldova: Paesi sovrani ed indipendenti che per il loro desiderio di avvicinarsi alla comunità occidentale Euroatlantica hanno subito ritorsioni di carattere militare ed economico da parte di Mosca.

Inoltre, il progetto votato al Congresso, che deve ancora essere approvato in lettura definitiva, consente l’aumento delle esportazioni di gas liquefatto statunitense a Ucraina, Georgia e Moldova: una misura che, assieme al rafforzamento dei programmi di sostegno logistico ed economico USAID ed OPIC, validi anche per lo sfruttamento dei giacimenti energetici locali, serve a garantire la sicurezza energetica di questi tre Paesi europei per storia, cultura e tradizioni.

L’UE rifiuta l’ampliamento dell’OPAL voluto da Gazprom

Di seguito agli USA, anche l’Unione Europea ha approntato sanzioni nei confronti della Russia per il mancato rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Come stabilito dalla riunione del Consiglio Europeo di mercoledì, 16 Luglio, l’Europa ha dato mandato alla Banca Europea per gli Investimenti e alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo di non finanziare progetti in partnership con Mosca.

Tuttavia, più che le sanzioni, a proposito delle quali l’UE non ha ancora indicato i soggetti concreti dell’economia russa che saranno interessati, a rappresentare un colpo concreto agli interessi della Russia è la decisione della Commissione Europea di rigettare l’ampliamento del gasdotto OPAL, come invece richiesto da Gazprom.

L’OPAL è un gasdotto progettato in territorio tedesco per veicolare in Repubblica Ceca il gas russo proveniente dal Nordstream: infrastruttura realizzata da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per inviare 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania e, così, bypassare Paesi UE invisi a Mosca, come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

La Commissione Europea, per rigettare l’ampliamento dell’OPAL, si è rifatta al Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta la gestione dei gasdotti europei da parte degli stessi enti che controllano anche la compravendita del gas trasportato dall’infrastruttura considerata.

Gazprom sta cercando in tutti i modi di infrangere la legislazione europea per evitare che il Terzo Pacchetto Energetico impossibiliti il rafforzamento dell’influenza russa nel mercato UE dell’Energia, nella quale la Russia è già ben presente grazie a solide partnership tra il suo monopolista statale del gas ed alcune delle principali compagnie europee del settore.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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LA RUSSIA VUOLE IL CONTROLLO DEI GIACIMENTI DI GAS DEL LIBANO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 7, 2013

LA RUSSIA VUOLE IL CONTROLLO DEI GIACIMENTI DI GAS DEL LIBANO

Il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, le compagnie Novatek e Lukoil, e la banca del monopolista statale russo del gas, Gazprombank, candidati per lo sfruttamento dei giacimenti energetici libanesi. Tra i contendenti anche i colossi USA ExxonMobil e Chevron, quello norvegese Statoil, la British Petroleum, l’ENI e la francese Total

Il Mare Nostrum è sempre più un pozzo di gas conteso da nuove e vecchie potenze energetiche. Nella giornata di giovedì, 4 Aprile, quattro compagnie russe si sono candidate per lo sfruttamento dei giacimenti di gas del Libano.

Come riportato da Down Jones Newswires, il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, la compagnia Lukoil, la Novatek e Gazprombank -la banca del monopolista statale russo del gas, Gazprom- hanno richiesto al Dipartimento dell’Acqua e dell’Energia del Libano l’ottenimento dell’appalto per l’esportazione del gas libanese proveniente dal Mediterraneo.

Seppur forte, la candidatura delle compagnie russe dovrà fronteggiare la concorrenza del colossi statunitensi ExxonMobil e Chevron, di quello norvegese Statoil, e della compagnia francese Total.

Come riportato dal Daily Star, alla gara per l’ottenimento dei diritti di sfruttamento partecipano anche il colosso britannico British Petroleum e quello italiano ENI.

Una risposta di Mosca a Israele

La mossa della Russia è una risposta agli sviluppi della questione energetica in Israele, i cui giacimenti di gas ubicati nel Mar Mediterraneo di 7,5 Miliardi di metri cubi di gas, secondo le intenzioni di Tel Aviv, saranno utilizzati per avviare le esportazioni in Europa attraverso la Turchia.

Il progetto ha preso vigore dopo che un intervento del Presidente USA, Barack Obama, ha permesso a Turchia ed Israele di ricucire uno strappo diplomatico originatosi nel 2010 a causa dei fatti legati alla Freedom Flottilla.

La nave, che secondo gli israeliani stava rifornendo di armi il terrorismo palestinese, mentre secondo la Turchia stava veicolando viveri, è stata attaccata dall’esercito di Israele, che ha provocato la morte di 9 cittadini turchi.

Da allora, le relazioni tra Ankara e Tel Aviv si sono arrestate, ed hanno provocato un’impasse anche per quanto riguarda i progetti energetici tra i due Paesi.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA AGISCE SU DUE FRONTI PARALLELI

Posted in Guerra del gas, Russia by matteocazzulani on March 19, 2013

Il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, presenta il piano di espansione di Mosca in Asia mediante l’oro blu liquefatto. in Europa, il Cremlino punta sul controllo dei gasdotti

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Cambiano gli equilibri mondiali e con essi anche la strategia energetica della Russia, che guarda ora ad Est con il gas liquefatto, e ad Ovest con i gasdotti. Nella giornata di lunedì, 18 Marzo, il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, ha dichiarato la volontà da parte della Russia di implementare l’esportazione di gas liquefatto verso l’Asia: continente divenuto centrale nella politica economica globale, ad oggi sprovvisto di gasdotti che permettono l’esportazione di carburante dalla federazione Russa.

Il Ministro Novak ha inoltre aggiunto che l’implementazione delle esportazioni di gas liquefatto prevede la liberalizzazione del settore, ad oggi controllato dal monopolista statale dell’oro blu, Gazprom.

Oltre alla seconda compagnia del gas russa, Novatek, in corsa per la conquista del mercato asiatico c’è anche il monopolista statale del greggio, Rosneft: prima Oil Company che, di recente, ha avviato una stretta cooperazione con enti sudcoreani e giapponesi.

Ad oggi, la Russia ha relazioni difficili con i Paesi del Continente asiatico. Oltre alla partnership con il Giappone, e a rapporti stretti con il Vietnam, Mosca sta cercando di avviare una collaborazione con la Cina mediante la firma di un accordo già preparato per incrementare le esportazioni di oro blu siberiano in territorio cinese.

L’attenzione rivolta dalla Russia all’Asia è dettata dal crescente ruolo ottenuto nel Continente dagli Stati Uniti d’America che, con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale – gas presente in rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica- hanno rafforzato la presenza in India, Corea del Sud, Singapore, ed Indonesia.

Differentemente che ad Est, ad Ovest la Russia si avvale dei gasdotti per contrastare un altro concorrente di Mosca nel mercato globale: l’Unione Europea.

Come riportato al Baltic Course dal Ministro degli Esteri britannico, William Hague, all’ordine del giorno dell’incontro tra i capi della diplomazia ed i titolari dei dicasteri della difesa di Gran Bretagna e Russia è in programma il prolungamento in Inghilterra del Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalle coste russe direttamente alla Germania, e, così, bypassare Polonia, Paesi Baltici e il resto degli Stati dell’Europa Centrale.

Offensiva russa all’Ucraina

Di recente, il giornale russo Kommersant” ha riportato un’indiscrezione secondo cui la Russia sarebbe anche pronta a rilevare il controllo dei gasdotti dell’Ucraina mediante la creazione di un consorzio per la gestione delle condutture ucraine gestito al 50% da Mosca e Kyiv, ma de facto controllato al Cremlino.

L’operazione è una soluzione che la Russia ha proposto all’Ucraina in cambio di uno sconto sulle tariffe per il gas, che, ad oggi, impegnano Kyiv a pagare a Mosca 260 Dollari per mille metri cubi di oro blu.

Il controllo del Cremlino sui gasdotti ucraini, quasi certo in virtù dell’estrema necessità di Kyiv di ridurre le tariffe per il 90% del gas importato, ha conseguenze serie per l’Unione Europea, in quanto Mosca potrebbe controllare l’intero sistema di distribuzione del gas senza più la presenza di Stati indipendenti tra Russia e UE.

Lo scenario comporterebbe ad un’Unione Europea ancora priva di una comune politica energetica ed estera, e dipendente dal gas russo per il 40% del suo fabbisogno, l’esposizione diretta alle condizioni dettate dalla Russia, senza potere più contare su Stati intermediari obbligati, per contratto, a garantire il flusso di oro blu in Europa, come finora è stata l’Ucraina.

Matteo Cazzulani

LNG: ANCHE L’ENI GUARDA ALL’ASIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 16, 2013

Il Cane a Sei Zampe firma accordi quadriennali per la fornitura di gas liquefatto in Corea del Sud e Giappone, e si inserisce nella nuova guerra fredda energetica per il controllo del mercato asiatico in corso tra USA e Russia. Particolarmente contesa Tokyo, su cui è attenta anche la Norvegia. 

I loghi del monopolista russo, Gazprom, e del colosso energetico italiano, ENI

I loghi del monopolista russo, Gazprom, e del colosso energetico italiano, ENI

Da colosso energetico di un Paese fortemente dipendente dalle forniture di gas dall’estero a oil company internazionale che sfida USA e Russia nella nuova Guerra Fredda dell’oro blu liquefatto in Asia. Nella giornata di venerdì, 11 Dicembre, il colosso energetico italiano ENI ha firmato accordi per rifornire di gas liquefatto Corea del Sud e Giappone.

Come riportato dalla agenzia UPI, il Cane a Sei Zampe si è impegnato a rifornire la compagnia sudcoreana Korea Gas Corp. e quella giapponese Chubu Electric Power di 1,7 milioni di tonnellate di LNG, pari all’invio di 28 spedizioni cargo, per i prossimi prossimi quattro anni.

La notizia dell’accordo con Corea del Sud e Giappone situa l’ENI all’interno della competizione internazionale per rifornire di gas liquefatto il mercato asiatico, che, in seguito alla crescita economica e demografica, richiede sempre maggiori quantità di energia.

Il Paese che più di tutti ha saputo leggere la situazione energetiche dell’Asia sono gli Stati Uniti d’America, che, sotto l’Amministrazione del Presidente democratico Barack Obama, hanno destinato al mercato asiatico gran parte delle esportazioni del gas shale – oro blu liquefatto che Washington ha iniziato a estrarre mediante sofisticate tecniche di fracking attuate solo in Nordamerica – estratto in patria.

Negli ultimi anni, gli USA hanno stretto contratti con India, Corea del Sud, Singapore e Indonesia. In particolare, le compagnie indiane India Oil Corporation e Oil India Limited hanno stabilito una cooperazione per lo sfruttamento congiunto di gas shale con compagnie statunitensi, mentre gli enti energetici sudcoreani Kogas ed E1 hanno fissato l’importazione di 180 Mila tonnellate di gas liquefatto all’anno dagli USA.

Crescente in Asia è anche il ruolo della Russia, che non è riuscita a concludere un accordo per le forniture energetiche con la Cina per questioni contrattuali – Mosca ha preteso un tariffario ben superiore a quello garantito a Pechino dal Turkmenistan.

Per compensare il diniego della Cina, Mosca ha dato il via alla costruzione di una stazione per l’esportazione di LNG nella penisola di Yamal, compartecipata dal monopolista statale Gazprom e dalla seconda compagnia russa Novatek.

Avviate trattative con Indonesia e Australia, il Primo obiettivo della stazione LNG siberiana è il Giappone, con cui la Russia ha stabilito contratti per l’esportazione di gas naturale e oro blu liquefatto.

Mosca ha anche ottenuto il sostegno della compagnia giapponese Itachi alla realizzazione del Southstream: gasdotto progettato in Europa da Gazprom ed ENI per aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas della Russia, che ad oggi coprono già il 40% del fabbisogno energetico del Vecchio Continente.

Anche la Norvegia guarda al mercato giapponese

Per ragioni politiche, la posizione dell’ENI nella competizione globale per garantire forniture di gas liquido al mercato asiatico non è che debole. Tuttavia, il Cane a Sei Zampe non è l’unica compagnia che, in aggiunta a USA e Russia, ha scommesso sulla vendita di LNG in Asia.

Nella giornata di martedì, 20 Novembre 2012, il colosso norvegese Statoil ha realizzato il primo trasporto di 135 mila metri cubi di gas liquefatto in Giappone, attingendo il carburante dal giacimento Snohevit sfruttato, oltre che dal principale ente energetico della Norvegia, anche dalle compagnie francesi Total e Suez Gaz de France, e dalla tedesca RWE.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA VUOLE CONTRASTARE IL PRIMATO USA IN ASIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 14, 2013

Il monopolista russo del gas, Gazprom, e la seconda compagnia energetica russa, Novatek, avviano un progetto condiviso per l’aumento delle epurazioni di oro blu liquefatto in Asia. Mosca dichiara una nuova Guerra Fredda del Gas a Washington

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

L’Asia è il campo di battaglia di una nuova Guerra Fredda del gas sempre più aspra e combattuta. Venerdì, 11 Gennaio, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la compagna energetica privata russa Novatek anno siglato un accordo per la costruzione di una stazione di produzione di gas liquefatto nella penisola di Yamal, in Siberia.

Come riportato da Natural Gas Europe, il progetto, che coinvolge i due enti energetici principali della Russia, è concepito per aumentare le esportazioni di gas liquefatto in Asia, e, così, rafforzare la posizione di Mosca nel mercato asiatico.

Ad anticipare il progetto per l’aumento dell’esportazione di gas liquefatto in Asia è stato un simile piano preventivato dalla Novatek con la compagnia francese Total, per incrementare la vendita di LNG in un mercato dove la Russia è, ad oggi, debole.

Mosca ha instaurato buone relazioni con il Giappone, Paese Leader nel Mondo per consumo di LNG.

In cambio delle forniture di gas naturale e oro blu liquefatto a Tokyo, Mosca ha ottenuto il sostegno della compagnia giapponese Hitachi al Southstream: gasdotto progettato in Europa per accrescere la dipendenza dell’UE dalle forniture del Cremlino.

Differente è la posizione della Russia con gli altri Stati del continente asiatico, con cui Mosca non è riuscita a stabilire solidi rapporti energetici.

La Cina in particolare, dinnanzi all’impossibilità di ottenere ala Russia uno sconto sulle forniture, ha preferito rafforzare le relazioni con il Turkmenistan: il quarto Paese al mondo per esportazione di gas.

Da Ashgabat, Pechino ha ottenuto non solo tariffe convenienti, ma anche il permesso per alcune compagnie energetiche cinesi di avviare lo sfruttamento diretto di alcuni dei giacimenti di oro del Paese.

Il motivo dello scarso appeal in Asia della Russia è dovuto alla politica energetica approntata dagli Stati Uniti d’America, che, sotto la presidenza democratica di Barack Obama, hanno fatto del continente asiatico il perno dell’attività USA in ambito estero.

Con l’aumento delle esportazioni di gas grazie allo sfruttamento dello shale – oro blu ubicato in rocce a bassa profondità estraibile mediante moderne e sicure tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica – Washington ha stabilito ingenti contratti con India, Corea del Sud, Singapore ed Australia.

Inoltre, gli USA hanno avviato negoziati per la firma di un contratto di esportazione di gas con la Cina, che per soddisfare il crescente fabbisogno energetico, e per compensare l’impossibilità di giungere a un compromesso coi russi sulle tariffe, ha guardato allo shale statunitense con estremo interesse.

Le conseguenze per l’Europa dalla Guerra Fredda energetica

La nuova Guerra Fredda del gas in Asia potrebbe avere ripercussioni anche per l’Europa. Energeticamente dipendente dalla Russia – primo Paese al Mondo per esportazione di gas, di cui si avvale come mezzo per realizzare scopi politici, sopratutto a discapito dell’Occidente – l’UE potrebbe beneficiare del progetto USA di aumentare le esportazioni di shale liquefatto anche nel mercato del Vecchio Continente.

In USA, favorevole al progetto è la minoranza repubblicana, che considera l’avvio delle esportazioni di shale in Europa un mezzo per abbattere la dipendenza dell’UE da una Russia dalle rinate velleità imperiali.

Diviso appare invece il campo democratico. Se l’Amministrazione Presidenziale e il Dipartimento all’Energia sono favorevoli, in quanto considerano l’avvio delle esportazioni di shale un toccasana per l’economia USA, una parte dei democratici ha espresso perplessità di carattere ambientale.

Inoltre, alcuni democrat hanno invitato a valutare il reale impatto che l’aumento delle esportazioni di shale avrebbe sull’approvazione delle politiche sociali che il Presidente Obama ha messo in agenda per il suo secondo mandato alla Casa Bianca.

Matteo Cazzulani

Cipro avvia uno sfruttamento massiccio dei giacimenti di gas nel Mediterraneo

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 4, 2012

Il Governo cipriota concede concessioni per giacimenti di 8 trilioni di oro blu al colosso italiano ENI, alla compagnia russa Novatek, alla compagnia francese Total e a quella coreana Kogas. L’opportunita del ruolo di Nicosia per la geopolitica energetica dell’Unione Europea

Da presidente di turno dell’Unione Europea a Paese leader nello sfruttamento di giacimenti di gas naturale. Nella giornata di martedì, 30 Ottobre, il governo cipriota ha avviato consultazioni per lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale recentemente scoperti sul fondale del Mar Mediterraneo, nelle acque territoriali di Cipro.

Come riportato dall’autorevole Natural Gas Europe, a sfruttare il giacimento di 8 trilioni di metri cubi di gas sono state invitate la compagnia russa Novatek, il colosso italiano ENI, l’ente coreano Kogas e la compagnia francese Total.

Secondo il Ministro dell’Economia cipriota, Neoclis Sylikiotis, lo sfruttamento dei giacimenti di gas nelle acque di Cipro sono un passo fondamentale per rafforzare l’economia di un Paese che, pur possedendo la Presidenza di turno europea e stato fortemente colpito dalla crisi economica mondiale.

Tuttavia, oltre alle parole del Ministro cipriota, il ruolo di Nicosia nella geopolitica energetica dell’Unione Europea può aumentare di importanza con lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale israeliani Tamar e Leviathan.

I due pozzi di oro blu sono stati individuati dalla compagnia USA Noble Energy a poca distanza da quelli nelle acque territoriali di Cipro.

Secondo quanto riportato da diverse agenzie, Israele e pronta a trasportare l’oro blu del Tamar e del Leviathan nel Vecchio Continente in partnership con Cipro e Grecia, con lo scopo di offrire all’Unione Europea una fonte di approvvigionamento di oro blu alternativa a quella della Russia monopolista.

Il ruolo della Turchia

La crescente posizione di Cipro sul lato energetico potrebbe anche portare alla risoluzione di conflitti secolari.

Secondo le dichiarazioni del diplomatico USA Matthew Bryza, Cipro e la Turchia possono collaborare nel settore del gas per garantire il trasporto dell’oro blu cipriota nella Penisola Anatolica.

In Turchia, il carburante di Nicosia potrebbe essere immesso nel sistema deicgasdotti UE che proprio in Ankara vedono il loro snodo principale.

Come riportato dal Cyprus Post, Bryza ha invitato il Governo cipriota e quello turco a congelare i dissidi per il possesso della parte Nord di Cipro – occupata dalla Turchia dsl 1974 – per cooperare in favore della sicurezza energetica del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

BANCHE E GAS: SI INTENSIFICA LA POLITICA MEDITERRANEA DELLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 9, 2012

Mosca rafforza i legami economici con Cipro, e si pone in prima fila per lo sfruttamento dei ricchi giacimenti energetici individuati nel Mediterraneo Orientale. I rischi dell’attività del Cremlino per l’indipendenza e la sicurezza dell’Unione Europea

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Un serbatoio di energia da conquistare per mantenere l’egemonia politica nel continente europeo. E’ questa la motivazione che ha spinto la Russia ad intensificare la sua presenza nel Mare Nostrum, in particolare a Cipro e nei Balcani.

Con l’isola del Mediterraneo orientale, Mosca gode di relazioni privilegiate basate su stetti rapporti di carattere economico e politico, suggellate da un prestito di 2,5 Miliardi di Euro a basso interesse concesso a Nicosia per affrontare le difficoltà della crisi per il 2012. A questa richiesta, la Russia potrebbe concordare l’erogazione di un ulteriore prestito di 5 Miliardi di Euro che il governo cipriota ha richiesto a Mosca per ricapitalizzare il proprio sistema bancario, coinvolto nella crisi del sistema bancario della Grecia.

Il rafforzamento del ruolo della Russia come partner di Cipro, e la presenza di ingenti capitali russi a sostegno dell’economia dell’isola del Mediterraneo Orientaleha allarmato l’Unione Europea: diversi sono i politici a Bruxelles convinti che la stretta vicinanza tra Mosca e il governo cipriota possa comportare risvolti politici di notevole importanza, sopratutto perché Nicosia, nel secondo semestre del 2012, detiene la presidenza di turno dell’UE.

Oltre che sul piano economico e politico la questione cipriota si gioca anche sul piano energetico. Di recente, nel Mediterraneo orientale sono stati scoperti dalla compagnia statunitense Noble Energy e dall’israeliana Delek Group, ricchi giacimenti di gas pari a 16 milioni di miliardi di metri cubi.

Se sfruttati, questi serbatoi ubicati nel fondale delle acque territoriali di Cipro, Israele, e Libano potrebbero soddisfare il fabbisogno energetico europeo, e diminuire la forte dipendenza che, ad oggi, lega l’UE alle forniture della Russia.

“E’ una scoperta importante che apre molte possibilità nella politica energetica – ha dichiarato all’agenzia Platts il Ministro degli Esteri cipriota, Erato Kozakou-Marcoullis – Cipro, Israele ed Egitto possono diventare tra i più importanti fornitori di gas nel Mondo, così come Australia e Canada”.

Pronta è stata la risposta della Russia, che ha approntato le prime mosse per disinnescare la minaccia al mantenimento della propria egemonia sulle forniture di gas all’Unione Europea. Secondo quanto riportato dall’autorevole Natural Gas Energy, indiscrezioni avrebbero confermato il raggiungimento di un accordo tra Nicosia e Mosca per l’affidamento ai russi delle licenze per lo sfruttamento della parte cipriota del ricco giacimento nel Mediterraneo.

Inoltre, le due principali compagnie energetiche della Russia hanno avviato iniziative finalizzate alla partecipazione di Mosca nei consorzi incaricati di gestire l’estrazione di gas dalle riserve sottomarine del Mare Nostrum. Il monopolista russo, Gazprom, ha avviato consultazioni con la Noble Energy e la Delek Group per la creazione di una joint venture incaricata di amministrare la parte israeliana della riserva di oro blu.

La compagnia Novatek ha invece ufficializzato la sua partecipazione al concorso per lo sfruttamento dei giacimenti indetto dal Governo di Cipro, e si è candidata per giocare un ruolo determinante anche nella costruzione del rigassificatore che, in seguito alla scoperta del giacimento mediterraneo, Nicosia ha preventivato.

Il Southstream e la presenza russa nei Balcani

La politica energetica mediterranea della Russia è collegata alla questione del Southstream: un gasdotto concepito da Mosca sul fondale del Mar Nero per rifornire direttamente di oro blu russo i Paesi dell’Europa Occidentale, ed impedire i piani di diversificazione delle forniture energetiche approntati dalla Commissione Europea per accedere ai giacimenti centro-asiatici in Azerbajdzhan e Turkmenistan.

Nel corso delle trattative per la costruzione del Gasdotto Ortodosso – com’è stato ribattezzato il Southstream – la Russia ha compattato attorno al suo disegno energetico una coalizione di Stati che dal Mediterraneo si è prolungata a nord lungo la penisola Balcanica.

Tra i sostenitori del Southstream figurano Grecia, Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia, senza contare l’Italia, il cui colosso energetico nazionale, ENI, è assieme alla tedesca Wintershall e alla francese EDF tra i principali finanziatori del gasdotto posseduto al 50% da Gazprom.

Oltre che di impedire a Bruxelles la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas, il Southstream ha lo scopo di dividere l’Unione Europea per penalizzare i Paesi dell’Europa Centrale che, per via della loro storia e della vocazione economica fortemente liberale, si oppongono ai piani egemonici di Mosca.

Come rilevato da uno studio della compagnia East European Gas Analysis, il transito di gas dalla Russia alla Slovacchia – il primo Paese dell’Unione Europea a ricevere l’oro blu russo attraverso il gasdotto terrestre che attraversa l’Ucraina – nel periodo Gennaio-Luglio 2012 è diminuito sensibilmente a 26,4 miliardi di metri cubi, rispetto ai 40 Miliardi di metri cubi del medesimo periodo del 2011.

La motivazione del calo è dovuta alla decisione di Gazprom di avvalersi di condutture alternative per soddisfare la richiesta di oro blu degli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Sempre secondo lo studio, la costruzione del Southstream porterebbe il transito di gas attraverso il territorio slovacco pari a zero, e lascerebbe a secco di rifornimenti alcuni Paesi dell’Unione Europea, con implicazioni politiche di forte impatto sul mantenimento dell’indipendenza energetica del Vecchio Continente e della sicurezza nazionale da parte dei singoli Stati UE.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA RUSSIA PUNTA ANCHE AI GIACIMENTI DEL MAR NERO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 10, 2011

Con il Southstream, Mosca interessata all’oro blu sottomarino, ed allo sfruttamento di quello liquido siberiano. La Polonia minaccia di portare Gazprom in tribunale

Il premier russo, Vladimir Putin

Dopo il gasdotto, il gas naturale. Sono chiari i progetti per lo sviluppo del Mar Nero del Premier russo, Vladimir Putin, esposti, mercoledì, 9 Marzo, al suo ministro dell’Energia, Sergej Shmatko.

Come riportato dall’agenzia Interfax, la Russia sarebbe interessata allo sfruttamento dei giacimenti sottomarini di oro blu, coinvolgendo nell’operazione proprie compagnie energetiche, Lukojl e Rosneft.

Oltre, ovviamente, al monopolista del gas, Gazprom. Nell’area, già impegnato nella costruzione del Southstream: un gasdotto, concepito per rifornire gli acquirenti dell’Europa Occidentale attraverso il fondale del Mar Nero, aggirando Paesi ritenuti inaffidabili, come Ucraina, Moldova, e Romania.

Come sottolineato da Shmatko, l’infrastruttura è a buon punto, sopratutto, grazie al via libera concesso dalla Turchia lo scorso 10 Novembre, ed alla compartecipazione delle compagnie statali dei Paesi coinvolti — oltre all’italiana ENI, alla tedesca RWE, ed alla francese Suez-Gaz de France, anche quelle di Bulgaria, Macedonia, Grecia, Serbia, Slovenia, ed Austria.

Proprio i soggetti del Vecchio Continente sarebbero coinvolti in un altrà attività. Per assicurarsi maggiore approvvigionamento, Putin ha spiegato di voler puntare sullo sfruttamento di gas liquido nella penisola di Jamal.

Un’operazione, in cui sono già coinvolte NOVATEK e Total, che richiederebbe la costruzione di rigassificatori in Europa, sopratutto nella sua parte meridionale.

La Guerra del Gas tra Polonia e Russia in Tribunale

Tuttavia, in Europa c’è chi si ribella. Come riportato dall’autorevole Bloomberg, la compagnia statale polacca PGNiG è intenzionata a ricorrere all’Arbitrato di Stoccolma, se Gazprom non accetterà un ritocco al ribasso delle tariffe imposte alla Polonia.

Una decisione drastica, confermata dal Vice-Capo dell’ente, Radoslaw Dudzinski, che potrebbe portare serie conseguenze, in un Paese dipendente dall’oro blu di Mosca all’89%.

Lo scorso Settembre, Varsavia ha accettato un contratto oneroso, per l’acquisto di 10 miliardi di metri cubi di gas fino al 2012. Ad esso, è stata aggiunta la cessione della gestione di gasdotti nazionali a Gazprom.

Poi ritirata, a seguito delle reazioni dell’Unione Europea, critica nei confronti di un accordo, in contrasto con la liberalizzazione dei gasdotti UE, prevista dal Terzo Pacchetto Energetico.

Matteo Cazzulani