LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia al voto tra incertezze e sicurezze

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 24, 2015

Come confermato da tutti i sondaggi, i conservatori del PiS hanno quasi in tasca la vittoria che pone fine a 8 anni di Governo moderato della PO, ma potrebbero avere problemi nel trovare partner di coalizione. L’assenza di Tusk, la scarsa energia del Premier Kopacz, e il conservatorismo moderno del Presidente Duda le ragioni del cambio di epoca politica

Varsavia – Le elezioni parlamentari polacche di Domenica, 25 Ottobre, sono un cambio di epoca politica annunciato, con però più punti interrogativi che certezze.

Come rilevato da tutti i sondaggi, il principale partito dell’opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- otterrà la maggioranza dei consensi, superando, per la prima volta dal 2007, la moderata Piattaforma Civica -PO- finora al Governo assieme al partito contadino PSL.

Le ragioni del vantaggio PiS sono legate innanzitutto alla debolezza della PO, che dopo la nomina a Presidente della Commissione Europea di Donald Tusk -unico Premier della storia della Polonia ad avere ottenuto una riconferma nelle urne nel 2011- non ha saputo trovare né nell’attuale Premier Ewa Kopacz, né in nessun altro esponente un leader in grado di portare avanti l’ottimo lavoro finora svolto.

Altro motivo del vantaggio di PiS è la svolta in senso moderato di un partito finora descrivibile come radical-clericale verso un conservatorismo moderno in linea con i Tory britannici, una scelta politica legata al ridimensionamento del ruolo del Capo di PiS Jaroslaw Kaczynski, che ha ben pagato come dimostrato dalla vittoria nelle Elezioni Presidenziali del giovane Andrzej Duda lo scorso Maggio.

Le differenze tra PiS e PO, guidati rispettivamente da Beata Szydło e dal Premier Kopacz, sono inoltre evidenti per quanto riguarda diversi punti, come la politica estera, il rapporto con l’Europa, la politica previdenziale ed il lavoro.

In politica estera, PiS intende rafforzare la posizione della Polonia come leader regionale per garantire la sicurezza della Polonia, e più in generale dell’Europa Centro Orientale, sul piano militare, energetico ed economico all’interno di un’Unione Europea sempre più germanocentrica.

La PO, invece, intende mantenere la Polonia in stretta alleanza con la Germania all’interno di un’UE nella quale, secondo i moderati, Varsavia può contare di più solo se amica di Berlino.

Per quanto riguarda il tema dei migranti, PiS si oppone al sistema di distribuzione automatica dei migranti che la Merkel intende imporre ai Paesi dell’Unione Europea per ricollocare i cosiddetti “profughi politici” che intendono stabilirsi in Unione Europea.

La PO, da parte sua, solo a parole si oppone alla ridistribuzione automatica dei migranti, ma, sotto pressione della Germania, presso il Consiglio Europeo ha votato a favore del piano Merkel.

Sul piano del lavoro, PiS intende incrementare la paga minima, mentre la PO si oppone ai “contratti spazzatura”.

PiS propone l’abbassamento dell’età pensionabile a 65 anni, mentre la PO sostiene politiche per sostenere l’invecchiamento attivo.

Verso la Grande Coalizione

Dal risultato delle Elezioni potrebbe tuttavia originarsi uno scenario che non necessariamente divide PiS e PO in due schieramenti avversi. Secondo gli ultimi sondaggi, PiS, che ingloba in sé altri due Parititi conservatori, Polonia Solidale e Polonia Insieme, non avrà i voti necessari per governare in solitaria.

Tra i possibili partner di coalizione di PiS, dato al 32%, vi sono i movimenti populisti di destra Kukiz 15 e KORWiN, dati entrambi al 6%, ma anche i contadini del PSL, finora in coalizione con la PO, dati al 5%.

Un’altra possibilità è la realizzazione di una coalizione anti-PiS, nella quale oltre alla PO, data al 20%, entrerebbero la Sinistra Unita, data al 9%, il partito di ispirazione Social-liberale Moderna, dato all’8%, ed il PSL.

Tuttavia, una possibilità ben accreditata è la realizzazione di una Grande Coalizione PiS-PO, un’opzione ventilata dalla stretta collaborazione tra il Presidente Duda e il Ministro degli Esteri, Grzegorz Schetyna, influente esponente PO che, dopo la sconfitta annunciata dei moderati, si appresta a prendere le redini del Partito.

La Grande Coalizione tra PiS e PO finirebbe, tuttavia, per favorire l’ascesa delle forze populiste all’opposizione, una situazione che ricorda molto quella italiana, in cui movimenti estremisti -Lega Nord e Movimento 5 Stelle- si presentano come unica alternativa al Governo delle forze moderate -Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, UDC.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
@MatteoCazzulani

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Tsipras accetta il diktat di Putin: la Grecia dice sì al Turkish Stream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 21, 2015

Il Premier greco, a Capo di una colazione di comunisti ed estremisti di destra, accetta la realizzazione del gasdotto progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di Mosca. L’atteggiamento di Atene mette in forse la realizzazione della TAP



Tenere in piedi economicamente un Partenone oramai a pezzi val bene un gasdotto, e pazienza se la sicurezza energetica e nazionale dei Paesi membri dell’Unione Europea viene messa seriamente a repentaglio. Nella giornata di venerdì, 19 Giugno, il Premier greco, il comunista Alexis Tsipras, ha raggiunto un accordo con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per la realizzazione in territorio greco del Turkish Stream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia alla Turchia attraverso il fondale del Mar Nero, è concepito dal monopolista nazionale russo Gazprom per veicolare in Europa 47 miliardi di metri cubi di gas naturale russo.

Come riportato dall’agenzia AP, il prolungamento del Turkish Stream, accettato da Tsipras durante il Forum Economico di San Pietroburgo -rassegna internazionale boicottata da quasi tutti i principali leader politici mondiali- è il prezzo che il Premier greco ha dovuto pagare per permettere investimenti russi in Grecia e, secondo le promesse di Putin -che come dimostrato sul piano militare in Georgia ed Ucraina valgono molto poco- la creazione da parte di Gazprom di nuovi posti di lavoro ad Atene.

Più che da ragioni economiche -la Grecia sta attendendo un prestito di 7,2 miliardi di Euro dall’Unione Europea- la decisione di Tsipras di accettare il prolungamento del Turkish Stream in Grecia è dettata da ragioni politiche: una dimostrazione subalternità a Mosca che fa del Governo di Atene -una coalizione di comunisti e nazionalisti di estrema destra- uno dei più solidi alleati di Putin in seno all’Unione Europea e alla NATO.

Infatti, il Turkish Stream è un progetto di natura politica pianificato da Putin per incrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di gas dalla Russia. 

Così, del resto, avrebbe dovuto essere anche con il Southstream, infrastruttura progettata da Mosca per veicolare in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas, fermata dalla strenua opposizione della Commissione Europea, che ha ritenuto il progetto contrario alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

Inoltre, il Turkish Stream è un progetto alternativo al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- pianificato dalla Commissione Europea per veicolare in Italia dalla Grecia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan e, così, diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea limitando le importazioni dalla Russia.

Con l’appoggio al Turkish Stream, facile è preventivare l’abbandono del sostegno alla TAP da parte del Governo Tsipras che, così facendo, metterebbe a serio repentaglio la realizzazione di un importante progetto della politica energetica della Commissione Europea ed incrementerebbe ulteriormente il peso della Russia nel mercato energetico europeo come attore quasi monopolista.

Anche l’Italia vicina al gasdotto di Mosca

Tuttavia, così come accaduto per il Southstream, difficilmente la Commissione Europea potrà arrivare ad approvare la realizzazione di un gasdotto, il Turkish Stream, che contrasta apertamente il Terzo Pacchetto Energetico, Legge UE che vieta il possesso congiunto dei gasdotti e del gas commercializzato da parte del medesimo gestore -che, nel caso del Turkish Stream, sarebbe Gazprom.

Ciò nonostante, sopratutto di recente, le lobby filorusse hanno iniziato a lavorare molto alacremente presso singoli Paesi UE per sostenere la realizzazione dei progetti energetici della Russia in Europa e, più in generale, l’abolizione delle sanzioni che Unione Europea e Stati Uniti d’America hanno applicato alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Paese particolarmente esposto, e vulnerabile, al pressing lobbistico della Russia è l’Italia, in cui forti sono gli interessi del colosso energetico nazionale ENI e della sua controllata Saipem con Gazprom proprio nel Turkish Stream.

Infatti, il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, assieme a Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Sinistra Ecologia Libertà e Fratelli D’Italia -ed anche i principali media del Paese, da Libero a La Repubblica- hanno invitato il Governo italiano a rivedere le sanzioni applicate alla Russia. 

Non è quindi peregrino ipotizzare che anche un altro personaggio apertamente filorusso come l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE, Federica Mogherini, possa sostenere apertamente il Turkish Stream, anche facendo pressione all’interno della Commissione Europea affinché il gasdotto di Putin sia paradossalmente riconosciuto come infrastruttura di interesse strategico per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche energetiche

@MatteoCazzulani

La TAP si rafforza con un rimpasto

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 1, 2014

La compagnia spagnola Enagas entra nel consorzio per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico, mentre la belga Fluxys incrementa le sue quote. La francese Total e la tedesca E.On lasciano il progetto sostenuto dall’Unione Europea

Via tedeschi e francesi, dentro gli spagnoli e più spazio ai belgi. Nella giornata di lunedì, 29 Settembre, la compagnia energetica spagnola Enagas è entrata nel consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- un’infrastruttura supportata dall’Unione Europea per veicolare gas dell’Azerbaijan dalla Grecia in Italia meridionale tramite l’Albania.

Come riportato da una nota ufficiale del consorzio, oltre all’ingresso della Enagas, che ha rilevato il 16% delle azioni TAP, la compagnia energetica del Belgio Fluxys ha incrementato le sue quote all’interno del gasdotto, passando dal 16% al 19%.

Nessun cambiamento, invece, tra i vertici: il colosso britannico British Petroleum, quello azero SOCAR e quello norvegese Statoil mantengono il 20% ciascuno delle azioni della TAP, mentre la compagnia svizzera AXPO ha confermato il suo 5%.

L’ingresso di Enagas, è motivato dalla richiesta di nuovi partner all’interno del consorzio espressa a più riprese dall’UE, che vede nella presenza di un alto numero di aziende economicamente e politicamente forti una sicurezza per l’adeguata realizzazione di un gasdotto ritenuto fondamentale per la sicurezza energetica europea.

“La Enagas è una compagnia con un’indubbia esperienza mondiale nella realizzazione di gasdotti anche a lungo chilometraggio sia in Europa che in Sud America: la sua presenza ci aiuta a rendere la TAP un vero e proprio progetto europeo anche sul lato della qualità” ha dichiarato il Direttore Manageriale del gasdotto, Kjetil Tungland.

Oltre a rafforzare la TAP con l’ingresso di nuovi membri di alta esperienza, l’ingresso di Enagas serve a tamponare la fuoriuscita dal consorzio della compagnia tedesca E.On e della francese Total, che hanno venduto le quote finora possedute nel gasdotto.

La notizia del disimpegno di E.On e Total è stata già nell’aria fin dallo scorso Luglio, quando, come riportato dalla Reuters, le due compagnie hanno avvisato i partner del consorzio della loro intenzione di abbandonare il progetto.

Come più tardi confermato dal Financial Times, la Total, ritenendo sconvenienti i progetti, ha anche rinunciato alle sue quote sia nel Shakh Deniz -il giacimento da cui proviene il gas veicolato dalla TAP- che nel Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- infrastruttura che veicola il carburante dall’Azerbaijan alla TAP.

Il gasdotto sostenuto dai moderati

Lunga circa 870 chilometri, con una portata media di 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, la TAP, assieme alla TANAP, è parte del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito dall’Unione Europea per diversificare le forniture di gas dei Paesi membri, che ad oggi sono fortemente dipendenti da un numero limitato di fornitori come Russia ed Algeria, Paesi che spesso si avvalgono dell’energia come mezzo di ricatto geopolitico.

Parte del Corridoio Meridionale sono anche le diramazioni della TAP previste per veicolare il gas dell’Azerbaijan anche in Europa Centrale e nei Balcani: il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- è concepito per trasportare il carburante azero dall’Albania a Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -e, successivamente, in Ungheria, Slovacchia e Polonia- mentre l’Interconnettore Grecia-Bulgaria potrà essere poi prolungato anche a Romania e Moldova.

La TAP è un progetto di fondamentale importanza sopratutto per l’Italia, che grazie alla sua realizzazione è destinata a diventare l’hub europeo del gas azero: una posizione che, da un lato, incrementa il peso politico del nostro Paese in Europa e, dall’altro, crea nuovi posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica.

La realizzazione della TAP, fortemente voluta dai Governi Renzi e Letta, e prima ancora da quello Monti, è stata sostenuta in Parlamento da Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Socialisti, che hanno evidenziato l’importanza di un’infrastruttura che crea occupazione e incrementa la sicurezza energetica del nostro Paese.

Contrari alla TAP, invece, si sono schierati Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra-Ecologia-Libertà, parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia: forze populiste ed ‘estremiste’ che alla TAP sembrano preferire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per intralciare la TAP ed incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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CONTINUA L’EFFETTO PUTIN: OBAMA AVVIA IL CAMBIAMENTO DELLA GEOPOLITICA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 25, 2014

L’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America aumenta le esportazioni di oro blu per contrastare il predominio della Russia nel settore dell’energia mondiale dopo l’annessione militare della Crimea. La Polonia supporta la realizzazione di un’Unione Energetica che comprende anche l’Ucraina.

Un aiuto da Oltreoceano che sa tanto di nuovo Piano Marshall. Nella giornata di lunedì, 24 Marzo, l’Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha dato il via libera all’esportazione di 22,65 milioni di metri cubi di gas liquefatto dall’Oregon come primo passo per la messa a disposizione dei giacimenti USA di shale -oro blu estratto da rocce argillose poste a basa profondità- per decrementare la supremazia della Russia di Putin nel campo dell’energia.

La decisione, che è una delle sanzioni adottate contro l’annessione armata della Crimea -un fatto che ha violato accordi internazionali che garantivano l’inviolabilità dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito ucraino- segue le dichiarazioni rilasciate dal Segretario USA all’Energia, Ernest Moniz, che, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha evidenziato come l’Amministrazione Obama stia considerando l’aumento della vendita di LNG dalla Louisiana, da cui la compagnia Cheniere già esporta gas liquefatto in Gran Bretagna dal 2012.

Il Segretario Moniz ha recepito la necessità per gli USA di avvalersi degli enormi giacimenti di shale sul suo territorio per dare un aiuto concreto all’Europa a diminuire la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia di Putin -che spesso si avvale delle risorse energetiche come mezzo di coercizione geopolitica a danno di Paesi terzi, anche appartenenti all’Unione Europea- e, per questo, ha evidenziato come l’Amministrazione Presidenziale di Obama stia implementando anche la realizzazione di nuovi rigassificatori entro il 2018 per incrementare l’esportazione di LNG.

Oltre agli USA, attività sul piano energetico è stata adottata anche dalla Polonia, il cui premier, Donald Tusk, ha dichiarato la necessità di implementare la realizzazione di un’Unione Energetica che comprenda non solo i Paesi dell’Unione Europea, ma anche l’Ucraina.

Come dichiarato da Tusk, il progetto serve per assicurare rifornimenti di gas russo dalla Germania all’Ucraina attraverso l’utilizzo inverso dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia, che, come dichiarato dal Premier Robert Fico, ha già dato il suo via libera per rifornire di oro blu il territorio ucraino.

Tusk ha anche dichiarato che l’Unione Energetica è un progetto necessario anche per veicolare gas importato da fonti diversificate tra tutti gli Stati membri UE per diminuire la quantità di carburante, e sopratutto la dipendenza, che alcuni Paesi dell’Unione, tra cui la Polonia e il resto dei Paesi dell’Europa Centrale, soffrono dalla Russia di Putin.

ENI avvia contatti con la Libia

Chi, forse, si è accorto della necessità di diversificare le forniture di gas dalla Russia sembra essere anche l’ENI, che, rappresentata dall’Amministratore Delegato Paolo Scaroni, sempre lunedì, 24 Marzo, ha avviato contatti con il Premier della Libia, Abdullah Al Thanay, come riportato dall’autorevole Reuters.

Il venir meno delle importazioni di gas dalla Libia dopo il mutamento politico a Tripoli del 2011 ha fatto si che la quota di gas russo importata dall’Italia salisse fino a quasi il 40%: una situazione che ha portato il nostro Paese ad essere fortemente dipendente dalle forniture di Mosca.

Ad aggravare la situazione di dipendenza dell’Italia dalla Russia è anche il progetto Southstream: gasdotto, frutto di un accordo tra Putin e Berlusconi, che veicolerebbe 63 Miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo a quello italiano attraverso i Balcani e che, così, ci renderebbe ancor più dipendenti dalle risorse di oro blu del Cremlino.

Proprio per arginare questa situazione di emergenza, l’Italia ha approvato in Parlamento la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura, sostenuta dalla Commissione Europea, concepita per veicolare in Salento dalla Grecia attraverso l’Albania un minimo di 10 Miliardi di metri cubi di gas proveniente dall’Azerbaijan.

La TAP, che rende l’Italia l’hub nell’UE del gas azero, e così incrementa la posizione del nostro Paese in ambito europeo, è stata fortemente sostenuta dal Partito Democratico, che assieme a Nuovo Centro Destra, Forza Italia, Scelta Civica e Socialisti ha votato a favore del progetto, ed ha posto in minoranza l’opposizione di Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra-Ecologia-Libertà.

Matteo Cazzulani

TAP: A BAKU LA FIRMA PER IL GASDOTTO CHE DIVERSIFICA LE FORNITURE DI GAS PER L’EUROPA E L’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 17, 2013

Commissione Europea, Gran Bretagna, Italia, Grecia, Albania, Azerbaijan, Georgia, Turchia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Bulgaria coinvolte in un progetto che crea posti di lavoro, abbatte il costo del gas e rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea. Oltre all’economia, positive le conseguenze sociali e politiche legate al Gasdotto Trans Adriatico

Un gasdotto che rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea e garantisce integrazione, pace e progresso in una zona del Mondo devastata da anni di guerra come i Balcani. La scommessa con cui è stato firmato l’accordo definitivo per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è ambiziosa e, nel contempo, necessaria.

Nella giornata di martedì, 17 Dicembre, a Baku, Commissione Europea, Italia, Grecia, Albania, Gran Bretagna, Croazia, Bulgaria, Georgia, Azerbaijan, Bosnia-Erzegovina e Montenegro hanno dato il via libera definitivo ad un Gasotto concepito per veicolare in territorio italiano, attraverso il suolo greco ed albanese, 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno a partire dal 2018: data prevista per la fine dell’infrastruttura.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, la TAP apre una fase storica, poiché consente all’UE di diversificare le forniture di gas naturale dal monopolio di Paesi a cui l’Europa è fortemente legata come Algeria e Russia che, come dimostrato in diverse occasioni -ad esempio durante le Guerre del Gas tra Mosca e l’Ucraina del 2006, 2008 e 2009- si avvalgono del gas come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Stati autonomi terzi.

Positivo è stato anche il commento del Segretario per gli Esteri della Gran Bretagna, William Hague, che ha illustrato come la TAP sia necessaria per decrementare il costo del gas per utenti privati ed industrie, dare un forte contributo alla lotta al surriscaldamento globale, e creare più di 30 Mila posti di lavoro.

Il valore politico dell’infrastruttura è stato sottolineato dal Premier albanese, Edi Rama, che ha evidenziato come la TAP, attraverso i prolungamenti già programmati in Bulgaria, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per avviare una proficua cooperazione tra i Paesi del Balcani, sopratutto in vista dell’allargamento dell’UE ad una Penisola a lungo sconvolta da guerre, odi e divisioni.

La TAP è stata considerata una grande occasione anche dal Premier bulgaro, Plamen Oresharski, che ha sottolineato la necessità per la Bulgaria di realizzare il Connettore Grecia Turchia: un’infrastruttura per importare a Sofia dal territorio greco il carburante del Gasdotto Trans Adriatico.

Il parere del Premier albanese è stato condiviso dal Capo del Governo croato, Zoran Milanovic, che ha evidenziato come la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- concepito per veicolare il gas della TAP dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per diversificare le forniture di gas anche di Zagabria.

Soddisfatto anche il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, che ha illustrato come il transito del gas dell’Azerbaijan verso la Turchia e la Grecia -dove inizia la TAP- consente alla Georgia di rafforzare la sua posizione geopolitica, sopratutto dinnanzi all’aggressione della Russia, che cerca in tutti i modi, commerciali e militari, di inglobare Tbilisi nella sua sfera di influenza.

L’Italia ora può avere gas meno caro e può creare posti di lavoro

Nell’ambito della firma per l’avvio della TAP importante è il ruolo giocato dall’Italia, che, rappresentata a Baku dal Ministro degli Esteri, Emma Bonino, ritiene l’infrastruttura strategicamente importante per recepire una Direttiva UE volta alla effettiva diversificazione delle forniture di oro blu che rende il nostro Paese l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già firmato contratti per l’importazione di gas, permette anche di diminuire il costo della bolletta dell’oro blu per utenti privati ed industrie, e consente la realizzazione di posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica e sociale.

Per questa ragione, la TAP è stata fortemente sostenuta dal Premier Letta, dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, e dai Deputati di Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Forza Italia, che hanno votato a favore della costruzione del gasdotto -il cui approdo in territorio italiano è previsto in Salento, a Medidugno.

Contrarie alla TAP si sono invece schierate le frange estreme e populiste del Parlamento -Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra Ecologia Libertà- che, così come per la realizzazione della TAV in Piemonte, hanno sollevato perplessità di carattere ambientale.

Malgrado le proteste, la TAP non rappresenta un rischio di carattere ambientale e, come promesso dal Governo, la sua realizzazione in Salento sarà comunque concertata con gli Enti Locali.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA CAMBIA VERSO: LA TAP APPROVATA IN PARLAMENTO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on December 6, 2013

Votato alla Camera il Trattato per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico che veicola nel nostro Paese il gas dell’Azerbaijan. Decisiva la posizione di Letta e Franceschini e il sostegno di PD, SC, NCD, FI e Socialisti

In Italia c’è chi lavora a favore del rafforzamento della sicurezza nazionale e dell’alleggerimento delle bollette per gli italiani, e chi, invece, adotta un’opposizione ideologica senza sé e senza ma contro tutte -ma proprio tutte- le forme di progresso.

Nella giornata di giovedì, 5 Dicembre, la Camera dei Deputati ha approvato la ratifica dell’Accordo Internazionale tra Italia, Grecia ed Albania per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, fortemente voluta dal Premier Letta, concepita per veicolare in Italia 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan attraverso li territorio greco e quello albanese.

Come sottolineato a ragione dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, la TAP è un progetto di interesse strategico che rafforza la sicurezza nazionale del nostro Paese, poiché permette all’Italia di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dal quasi monopolio oggi esercitato sul nostro mercato da Russia ed Algeria che, insieme, esportano nel nostro Paese circa il 70% del totale del fabbisogno di energia italiano.

La questione della diversificazione è fondamentale, sopratutto considerato il decremento dell’invio di gas dalla Libia e del le direttive in materia di politica energetica della Commissione Europea, che proprio attraverso la realizzazione della TAP, di altri gasdotti, e di rigassificatori, vuole decrementare la dipendenza da due soli fornitori di gas -Russia ed Algeria- importando oro blu sotto forma di LNG da Qatar, Norvegia, Egitto, e shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America.

Sempre in ambito internazionale, la TAP, che de facto rende l’Italia l’hub europeo del gas azero, rafforza la posizione del nostro Paese all’interno dell’Unione Europea come uno dei principali Paesi che garantiscono la sicurezza energetica UE e la realizzazione della politica di diversificazione delle forniture voluta dalla Commissione: un vantaggio politico di cui il nostro Paese, spesso bistrattato da Germania, Francia e Nordeuropa, ha estremo bisogno.

La TAP infine, pur non veicolando un’alta quantità di gas, permette comunque un decremento della bolletta energetica per utenti privati ed industrie: un fatto non da poco, sopratutto in un periodo di crisi, tanto che Enel ed Hera hanno già firmato accordi per l’acquisto del carburante trasportato dall’infrastruttura.

Concordemente con le ragioni a favore della TAP, voto favorevole alla ratifica dell’accordo internazionale è stato espresso dalle forze politiche della Maggioranza -Partito Democratico, Scelta Civica e Nuovo Centro Destra- e da due Gruppi della Minoranza, come Forza Italia e i Socialisti.

Contro, invece, si sono schierati Lega Nord, Fratelli d’Italia, Sinistra Ecologia e Liberta e Movimento 5 Stelle: una coalizione del no al progresso che ha argomentato il suo voto negativo per l’assenza di interessi particolari da parte di compagnie energetiche italiane -LN e FDI, nonostante Enel ed Hera abbiano già firmato accordi per importare il gas della TAP- e per pregiudiziali di carattere paesaggistico -SEL e M5S.

L’opposizione alla TAP favorisce Putin

Con la loro opposizione, che i grillini hanno dimostrato con un ostruzionismo cieco, perfino occupando i banchi del Governo per sospendere forzatamente la seduta, le forze politiche dell’arco parlamentare di orientamento populista ed estremista hanno perso l’occasione per dimostrare un tratto di discontinuità con la politica dell’era Berlusconi.

L’ex-Premier si è infatti sempre opposto ad ogni iniziativa in ambito energetico della Commissione Europea, in quanto ha preferito condurre una politica unilaterale basata sulla sua amicizia personale con il Presidente russo Putin, che ha portato l’Italia ad incrementare la dipendenza dalle importazioni dalla Russia.

Esempio di questa politica è il Southstream: gasdotto, che la Russia ha concepito dalle coste meridionali russe in Austria attraverso Paesi Balcanici ed UE, tra cui l’Italia, per incrementare la quantità di gas esportata in Europa e, così, rafforzare la dipendenza degli europei dalle forniture di Mosca.

La natura della strategia di Putin, che, come dimostrato a più riprese in Ucraina, si avvale del gas arma di costrizione geopolitica, è stata compresa dalla Commissione Europea, che, proprio mercoledì, 4 Dicembre, ha dichiarato illegali rispetto alla legge UE il Southstream e gli accordi bilaterali per la realizzazione del gasdotto firmati dalla Russia con Bulgaria, Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria.

Oltre che da Berlusconi, la strategia energetica e geopolitica della Russia di Putin non sembra essere stata compresa da chi, per presunti dubbi di carattere ambientale, si è opposto alla ratifica di un Trattato che garantisce all’Italia sicurezza energetica, affrancamento dalla schiavitù energetica di Mosca, e bollette meno care.

Il voto sulla TAP dimostra chi ha davvero a cuore il bene del Paese, a prescindere da slogan populistici atti solo a rastrellare voti in maniera semplice ed immediata.

Un plauso in particolare va al PD, che grazie al Premier Letta, al Ministro Franceschini, all’Europarlamentare Toia e a Parlamentari come Casati e Peluffo hanno fortemente difeso la TAP.

Una nota di demerito va invece a grillini, leghisti, estremisti di destra ed estremisti di sinistra che, con l’opposizione al Gasdotto Trans Adriatico, hanno testimoniato come Putin possa ancora contare in Italia su tanti amici dopo Berlusconi.

Matteo Cazzulani