LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Tsipras accetta il diktat di Putin: la Grecia dice sì al Turkish Stream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 21, 2015

Il Premier greco, a Capo di una colazione di comunisti ed estremisti di destra, accetta la realizzazione del gasdotto progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di Mosca. L’atteggiamento di Atene mette in forse la realizzazione della TAP



Tenere in piedi economicamente un Partenone oramai a pezzi val bene un gasdotto, e pazienza se la sicurezza energetica e nazionale dei Paesi membri dell’Unione Europea viene messa seriamente a repentaglio. Nella giornata di venerdì, 19 Giugno, il Premier greco, il comunista Alexis Tsipras, ha raggiunto un accordo con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per la realizzazione in territorio greco del Turkish Stream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia alla Turchia attraverso il fondale del Mar Nero, è concepito dal monopolista nazionale russo Gazprom per veicolare in Europa 47 miliardi di metri cubi di gas naturale russo.

Come riportato dall’agenzia AP, il prolungamento del Turkish Stream, accettato da Tsipras durante il Forum Economico di San Pietroburgo -rassegna internazionale boicottata da quasi tutti i principali leader politici mondiali- è il prezzo che il Premier greco ha dovuto pagare per permettere investimenti russi in Grecia e, secondo le promesse di Putin -che come dimostrato sul piano militare in Georgia ed Ucraina valgono molto poco- la creazione da parte di Gazprom di nuovi posti di lavoro ad Atene.

Più che da ragioni economiche -la Grecia sta attendendo un prestito di 7,2 miliardi di Euro dall’Unione Europea- la decisione di Tsipras di accettare il prolungamento del Turkish Stream in Grecia è dettata da ragioni politiche: una dimostrazione subalternità a Mosca che fa del Governo di Atene -una coalizione di comunisti e nazionalisti di estrema destra- uno dei più solidi alleati di Putin in seno all’Unione Europea e alla NATO.

Infatti, il Turkish Stream è un progetto di natura politica pianificato da Putin per incrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di gas dalla Russia. 

Così, del resto, avrebbe dovuto essere anche con il Southstream, infrastruttura progettata da Mosca per veicolare in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas, fermata dalla strenua opposizione della Commissione Europea, che ha ritenuto il progetto contrario alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

Inoltre, il Turkish Stream è un progetto alternativo al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- pianificato dalla Commissione Europea per veicolare in Italia dalla Grecia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan e, così, diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea limitando le importazioni dalla Russia.

Con l’appoggio al Turkish Stream, facile è preventivare l’abbandono del sostegno alla TAP da parte del Governo Tsipras che, così facendo, metterebbe a serio repentaglio la realizzazione di un importante progetto della politica energetica della Commissione Europea ed incrementerebbe ulteriormente il peso della Russia nel mercato energetico europeo come attore quasi monopolista.

Anche l’Italia vicina al gasdotto di Mosca

Tuttavia, così come accaduto per il Southstream, difficilmente la Commissione Europea potrà arrivare ad approvare la realizzazione di un gasdotto, il Turkish Stream, che contrasta apertamente il Terzo Pacchetto Energetico, Legge UE che vieta il possesso congiunto dei gasdotti e del gas commercializzato da parte del medesimo gestore -che, nel caso del Turkish Stream, sarebbe Gazprom.

Ciò nonostante, sopratutto di recente, le lobby filorusse hanno iniziato a lavorare molto alacremente presso singoli Paesi UE per sostenere la realizzazione dei progetti energetici della Russia in Europa e, più in generale, l’abolizione delle sanzioni che Unione Europea e Stati Uniti d’America hanno applicato alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Paese particolarmente esposto, e vulnerabile, al pressing lobbistico della Russia è l’Italia, in cui forti sono gli interessi del colosso energetico nazionale ENI e della sua controllata Saipem con Gazprom proprio nel Turkish Stream.

Infatti, il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, assieme a Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Sinistra Ecologia Libertà e Fratelli D’Italia -ed anche i principali media del Paese, da Libero a La Repubblica- hanno invitato il Governo italiano a rivedere le sanzioni applicate alla Russia. 

Non è quindi peregrino ipotizzare che anche un altro personaggio apertamente filorusso come l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE, Federica Mogherini, possa sostenere apertamente il Turkish Stream, anche facendo pressione all’interno della Commissione Europea affinché il gasdotto di Putin sia paradossalmente riconosciuto come infrastruttura di interesse strategico per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche energetiche

@MatteoCazzulani

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Nuovo Governo in Polonia: la Kopacz applica il Manuale Cencelli per il dopo-Tusk

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 20, 2014

Il Premier-Designato polacco tiene conto dell’appartenenza di corrente interna alla cristiano-democratica Piattaforma Civica per formare il suo nuovo Esecutivo dopo la nomina dell’ex-Capo del Governo a Presidente del Consiglio Europeo. Le promozioni di Grzegorz Schetyna agli Esteri e di Tomasz Siemoniak a Vicepremier testimoniano la longa manus nella formazione del Governo del Presidente, Bronislaw Komorowski

C’è chi l’ha paragonata a Margaret Thatcher per la decisione, al suo esordio, di varare un Governo politico che bilancia tutte le componenti interne al suo Partito, ma c’è sopratutto chi l’ha già criticata per non avere nominato persone forti nelle posizioni adeguate. Nella giornata di venerdì, 19 Settembre, il Premier-Designato polacco, Ewa Kopacz, ha presentato il suo Governo, chiamato ora a ottenere la fiducia del Parlamento.

Il nuovo Esecutivo, varato dopo la nomina del precedente Premier, Donald Tusk, a Presidente del Consiglio Europeo, è sempre retto dalla coalizione tra la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, il Partito a cui appartengono Tusk, la Kopacz e il Presidente, Bronislaw Komorowski- e il Partito contadino PSL, ma, questa volta, rappresenta tutte le correnti interne alla principale forza politica.

A stupire è infatti la nomina a Ministro degli Esteri di Grzegorz Schetyna: ex-Ministro degli Interni ed ex-Presidente della Camera Bassa del Parlamento, attuale Presidente della Commissione Affari Internazionali e, sopratutto, Capo della corrente interna alla PO avversaria a quella di Tusk, a cui appartiene anche la Kopacz.

Oltre a Schetyna -che grazie alla nomina ritrova spazio in politica dopo essere stato quasi definitivamente marginalizzato da Tusk- a dimostrare la natura politica del nuovo Governo è la decisione della Kopacz di affidare il Ministero della Giustizia a Cezary Grabarczyk, il Capo della terza corrente interna alla PO.

Degna di nota è la decisione di confermare Ministro della Difesa, Tomasz Siemoniak, che, tuttavia, assume anche il ruolo di Vicepremier: una decisione presa da un lato per innalzare il peso delle strutture difensive in un periodo di instabilità internazionale, e, dall’altro, per accontentare il Presidente Komorowski.

Molte sono infatti le voci che testimoniano come ad avere avuto l’ultima parola sulle nomine dei Ministri degli Esteri e della Difesa sia stato proprio Komorowski, che, non a caso, ha piazzato al Governo persone a lui fedeli: un segnale che fa pensare ad un tacito accordo sulle competenze, in base al quale il Presidente assume il pieno controllo della politica estera, mentre la Kopacz resta titolare della questioni interne.

Oltre ai nomi già citati, tra i nuovi Ministri figurano anche Andrzej Halicki -uomo della corrente di Schetyna- alla Digitalizzazione, Teresa Piotrowska agli Interni, Maria Wasiak alle Infrastrutture.

Confermati, invece, sono il Ministro dell’Ambiente, Maciej Grabowski, quello del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, il Ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek, il Ministro dello Sport, Andrzej Biernat, il Ministro della Sanità, Bartosz Arlukowicz, il Ministro della Cultura, Malgorzata Omilanowska, il Ministro dell’Università e della Ricerca Lena Kolarska-Bobinska, il Ministro dell’Educazione, Johanna Kluzik-Rostowska.

Confermati sono anche i tre Ministri in quota PSL: Janusz Piechocinski all’Economia, Marek Sawicki all’Agricoltura, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz al Lavoro.

Scoppia il caso Sikorski

Oltre ai nuovi Ministri, a far discutere è la detronizzazione dell’ex-Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che, in sette anni di Governo Tusk, è stata l’unica pedina inamovibile per via della sua competenza, dell’ampio consenso riscosso, e dei risultati ottenuti sul campo: dal rafforzamento delle relazioni con la Germania e dalla piena integrazione della Polonia nell’Unione Europea alla detronizzazione in Ucraina del Presidente reazionario Viktor Yanukovych.

Sikorski, più volte candidato a ricoprire incarichi internazionali, come da ultimo il posto di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa UE, è stato al centro di uno scandalo intercettazioni, il cui movente resta ancor oggi incognito: un fatto che, secondo diversi commentatori, ha comportato la mancata riconferma sia del Ministro degli Esteri, che del titolare del Dicastero degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz.

Il siluramento di Sikorski, che non ha mai avuto buoni rapporti con il Presidente Komorowski e che non possiede una sua corrente interna alla PO, testimonia sopratutto la volontà del Capo di Stato di mantenere sotto il suo controllo la politica estera e quella di difesa, lasciando al Premier Kopacz e ai suoi uomini solo cariche di natura interna.

D’altro canto, la decisione di candidare Sikorski alla Presidenza della Camera Bassa del Parlamento -ruolo finora ricoperto dalla Kopacz- può essere letto come una tattica per inasprire il contrasto con il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il principale Partito di opposizione, che, secondo i sondaggi, starebbe scavalcando la PO in termini di consensi elettorali.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: tanta incertezza dietro al “Piano Merkel”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2014

Il Cancelliere tedesco da al Presidente ucraino, Petro Poroshenko, un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione del Donbas. Il supporto politico all’integrità territoriale di Kyiv si scontra con la proposta di federalizzazione dell’Ucraina dichiarata, in contemporanea, dal Vicecancelliere, Sigmar Gabriel

Pieno appoggio politico e un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione delle zone colpite dalla guerra, senza contare il significato politico del gesto, che sancisce definitivamente che la Germania è l’unica locomotiva politica dell’Europa. Nella giornata di sabato, 23 Agosto, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha compiuto una visita ufficiale a Kyiv presso il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a cui ha portato il pieno appoggio politico della Germania all’Ucraina.

Durante la visita, un evento storico e di alto valore simbolico -la visita è avvenuta alla vigilia della Festa dell’Indipendenza ucraina- la Merkel ha anche dichiarato di appoggiare l’integrità territoriale ucraina, e, nel contempo, ha sottolineato la mancata volontà di riconoscere il possesso della Russia sulla Crimea: penisola ucraina annessa militarmente, lo scorso Marzo, dall’esercito di Mosca alla Federazione Russa.

La Merkel, come riportato da una nota dell’Amministrazione Presidenziale ucraina, ha poi promesso a Poroshenko un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione del Donbas: regione dell’Ucraina ad oggi occupata da miliziani pro-russi finanziati ed armati dalla Russia.

“La guerra non l’abbiamo voluta noi, e per questo siamo grati per il sostegno alla Germania: un amico che si palesa nel momento del bisogno è un vero amico” ha dichiarato Poroshenko, che ha rinominato ‘Piano Merkel’ -in analogia con il ‘Piano Marshall’- l’aiuto economico che il Cancelliere tedesco ha promesso per la ricostruzione del Donbas.

Proprio il ‘Piano Merkel’ rappresenta la vera questione su cui il Cancelliere tedesco fa leva per attuare una strategia di risoluzione della crisi ucraina, che potrebbe seguire tre differenti ipotesi.

La prima delle ipotesi, riportata dall’autorevole Ukrayinska Pravda, pone l’accento sul possibile interesse che la Merkel avrebbe nell’arginare le ripercussioni che la sconfitta militare della Russia in Ucraina potrebbe avere, sul piano economico, per la Germania e anche per l’Unione Europea.

Nello specifico, la Merkel avrebbe invitato Poroshenko a fermare il processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa per non irritare il Presidente russo, Vladimir Putin, che, in cambio, il Cancelliere tedesco avrebbe convinto a far ritirare i miliziani pro-russi nel Donbas, e a restituire a Kyiv la Crimea.

La seconda ipotesi, diametralmente opposta dalla prima, parte dal presupposto -proveniente da fonti dirette della CDU, che hanno chiesto l’anonimato- che la Merkel ha deciso di supportare attivamente l’integrazione economica dell’Ucraina in Europa.

A conferma di questo secondo disegno sono sia la decisione di appoggiare politicamente Kyiv con una visita ufficiale alla vigilia della Festa dell’Indipendenza, che le dichiarazioni del Vicecancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, che, come riportato dalla Welt, in contemporanea alle trattative tra la Merkel e Poroshenko si è detto favorevole alla federalizzazione dell’Ucraina.

Le dichiarazioni di Gabriel, che si è anche detto contrario alla restituzione della Crimea all’Ucraina, rappresentano la contropartita che Putin è pronto ad accettare in cambio dell’integrazione economica di Kyiv, ossia la frammentazione dell’Ucraina che, con l’indipendenza del Donbas e delle Oblast costiere sul Mar Nero -assieme alla totale rinuncia alla Crimea- finirebbe per diventare uno Stato piccolo e debole.

“Gabriel ha sbagliato a parlare di ‘federalizzazione’ perché non ha tenuto conto che, per gli ucraini, questo termine è sinonimo di ‘perdita di sovranità’. Al contrario, il Governo tedesco fa menzione solo ad una suddivisione amministrativa dello Stato ucraino differente da quella attuale, che non prevede autonomia per le regioni” ha dichiarato la Merkel, come riportato dalla Reuters, cercando di mettere una pezza alle dichiarazioni del suo Vice.

Nonostante la tardiva e raffazzonata giustificazione delle parole di Gabriel -che è anche il Segretario del Partito socialdemocratico SPD: la forza politica che governa assieme alla cristiano democratica CDU della Merkel- l’ipotesi che il Cancelliere tedesco stia spingendo Poroshenko a dure rinunce territoriali è altrettanto plausibile.

La Germania contro USA, Francia e Polonia

Oltre alle due ipotesi sul ‘Piano Merkel’, una terza, avanzata all’autorevole agenzia PAP dal Direttore della Fondazione PAUCI per il dialogo polacco-ucraino, Jan Pieklo, sembra essere altrettanto probabile, in quanto essa sottolinea come, con la visita in Ucraina, la Merkel abbia in realtà voluto surclassare tre avversari geopolitici: Francia, Polonia e Stati Uniti d’America.

Approfittando del solo parziale impegno degli USA nella questione ucraina -va tenuto conto che il Presidente statunitense, Barack Obama, ha spostato dall’Europa all’Asia-Pacifico l’interesse principale della politica estera statunitense- e dei legami militari tra Francia e Russia -testimoniati dalla vendita dei Mistral francesi a Mosca continuata dal Presidente francese, Francois Hollande, nonostante le sanzioni UE- la Merkel ha infatti avuto gioco facile a presentare la Germania come l’unico Paese dell’Occidente amico e alleato all’Ucraina.

Kyiv, per via del fatto che è la Merkel l’unico interlocutore dell’Europa con cui Putin ha finora mantenuto contatti, è portata così a considerare la Germania come il partner europeo prioritario a spese della Polonia, che, per ragioni culturali, storiche e geopolitiche, finora è sempre stata il punto di riferimento dell’Ucraina presso le Istituzioni europee ed internazionali.

Con il superamento di USA e Polonia -due Paesi che hanno ben chiara l’opportunità e l’importanza economica, geopolitica e morale della diffusione della Democrazia e della Libertà in Europa Orientale- l’Occidente ha così appaltato la risoluzione della crisi ucraina alla Germania: un dato di fatto, che nemmeno il nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE sarà in grado di contrastare una volta eletto.

L’aver lasciato in mano alla Merkel e a Gabriel la risoluzione della crisi ucraina lascia aperti tutti gli scenari: da un lato, la Germania potrebbe diventare davvero la locomotiva politica dell’Europa e realizzare le legittime aspirazioni euro-atlantiche di Kyiv.

Dall’altro, però, la Germania potrebbe fare prevalere i suoi rapporti privilegiati con la Russia in ambito finanziario ed energetico, e, come temuto da Pieklo, realizzare, sulla testa di Poroshenko, e a spese dell’Unità politica dell’Europa, un nuovo ‘Patto Molotov-Ribbentrop’ con Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina. NATO e Polonia lanciano l’allarme: “Putin pronto ad attaccare”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 6, 2014

La Portavoce dell’Alleanza Atlantica dichiara la presenza di 20 Mila uomini dell’esercito russo ai confini ucraini, e l’intenzione della Russia di intervenire in Ucraina come forza di peacekeeping. Il Premier polacco, Donald Tusk, lamenta la mancata prontezza dell’Unione Europa a reagire ad un possibile attacco del Cremlino

20 mila uomini dell’esercito e il pretesto di intervenire come ‘forza di pace’ per autorizzare l’occupazione militare dell’Ucraina. Questa, secondo quanto riportato da un dossier della NATO, è la tattica adottata dalla Russia, che, come riportato dalla portavoce dell’Alleanza Atlantica, Oana Lungescu, nella giornata di mercoledì, 6 Agosto, ha dislocato circa 20 Mila uomini del suo esercito ai confini dell’Ucraina.

Come riportato dall’autorevole Reuters, l’esponente NATO ha anche lamentato la possibilità che il Presidente russo, Vladimir Putin, ritenga opportuno intervenire con il suo esercito per assicurare una stabilità favorevole alla Russia nelle regioni dell’Ucraina dell’Est, ad oggi occupate dai miliziani pro-russi armati da Mosca.

Questa situazione, secondo la Lungescu, legittimerebbe l’occupazione russa, e porrebbe così a serio repentaglio l’integrità territoriale dell’Ucraina, già violata con l’annessione militare della Crimea lo scorso Marzo.

“Se dovesse verificarsi lo sconfinamento militare della Russia in territorio ucraino, si verificherebbe un episodio pericoloso a cui l’Europa, ad oggi, non è capace di dare una risposta unita e forte” ha commentato, come riportato dalla Yevropeyska Pravda, il Premier polacco, Donald Tusk.

Il Premier polacco, che ha dichiarato che la Russia, secondo fonti dell’intelligence polacca, è pronta ad intervenire in Ucraina nel giro di un paio di ore, ha anche sottolineato come la mancanza di una risposta da parte dell’Unione Europa sia una dimostrazione della debolezza dell’UE.

Concorde con la posizione di Tusk si è detto anche il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, al canale televisivo TVN24, ha dichiarato che l’esercito russo già possiede 10 battaglioni ai confini con l’Ucraina.

“Si tratta di un vero e proprio atto di pressione politica nei confronti di Kyiv da parte di Mosca: a pochi passi dall’Ucraina, i russi hanno dislocato anche un alto numero di tecnologia militare d’avanguardia pronta per azioni di carattere aggressivo” ha affermato il Ministro degli Esteri polacco.

Concorde con Tusk e Sikorski, che appartengono alla Piattaforma Civica -PO, il principale Partito di Governo di ispirazione cristianodemocratica afferente al Partito Popolare Europeo- si è detto anche l’incaricato per la risoluzione della questione ucraina del Parlamento Europeo, Aleksander Kwasniewski.

Il rappresentante polacco, che è stato Presidente della Polonia dal 1995 al 2005 -periodo durante il quale ha contribuito a portare a successo il primo processo democratico ucraino noto come ‘Rivoluzione Arancione’- ed esponente di spicco della forza politica socialdemocratica SLD, ha evidenziato come il disegno di Putin sia quello di creare l’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico, a cui, oltre alla Russia, hanno già aderito Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgystan ed Armenia, è concepito dal Presidente russo per estendere il dominio della Russia nell’ex-URSS, ma per essere realizzato necessita imprescindibilmente della partecipazione dell’Ucraina, senza la quale Mosca non può forgiarsi del titolo di ‘impero’ globale.

“Le sanzioni che l’Occidente ha applicato alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina sono un buon passo, ma si sono rivelate insufficienti per cambiare il piano geopolitico di Putin -ha dichiarato Kwasniewski in un’intervista esclusiva a Gazeta Wyborcza– La propaganda di Mosca è ancora molto ben influente sopratutto nei Paesi Occidentali dell’UE, che, come nel caso dell’Olanda e dell’Italia, hanno tuttavia dimostrato di recente di avere mutato la loro tradizionalmente morbida posizione nei confronti di Mosca, sopratutto dopo l’abbattimento dell’aereo civile malaysiano nel Donbas”.

Kwasniewski: “poco probabile le nomine di Tusk e Sikorski rispettivamente a Presidente del Consiglio Europeo e Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE”

Oltre alla crisi ucraina, Kwasniewski ha anche commentato le nomine UE, che vedono proprio il Premier Tusk ed il Ministro Sikorski tra i candidati favoriti rispettivamente alla carica di Presidente del Consiglio Europeo e di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

L’ex-Presidente polacco ha ritenuto poco probabile la nomina di Tusk, in quanto, con la sua dipartita dalla politica polacca, il Premier provocherebbe la vittoria in Polonia dell’Opposizione conservatrice di Diritto e Giustizia -PiS- con cui l’attuale leader della PO si troverebbe costantemente costretto a mediare in seno al Consiglio Europeo.

Per quanto riguarda Sikorski, l’ex-Presidente Kwasniewski ha ritenuto la sua candidatura ottimale, ma ha anche sottolineato come, in sede UE, si preferisca affidare la guida della diplomazia dell’Unione Europea ad una donna nominata dal gruppo dei Socialisti e Democratici Europei.

In alternativa alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, Kwasniewski ha ritenuto interessante per Sikorski il ruolo di Commissario UE all’Energia, poiché la Polonia è il Paese che più di tutti si è battuto per il varo di un’unica politica energetica europea.

Secondo Kwasniewski, per Sikorski, che è il candidato ufficiale della Polonia alla Commissione Europea, più difficile è la nomina a Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione.

A questo ruolo ambiscono infatti sia Paesi dell’Europa Occidentale -intenzionati, secondo l’ex-Presidente polacco, a bloccare l’inclusione in UE di nuovi Paesi- che la Croazia, che ha indicato per il posto da Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione l’ex-Ministro all’Integrazione, Neven Mimica.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Guerra del Gas: la Bulgaria congela il Southstream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 5, 2014

Il Presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, sospende le trattative per la realizzazione del gasdotto concepito da Putin per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia. Il tecnico Georgi Bliznashki nominato Premier di un Governo di transizione

Un’impasse per la Bulgaria e un buffetto per Putin. Nella giornata di martedì, 5 Agosto, la Bulgaria ha ufficialmente congelato la realizzazione del gasdotto Southstream in attesa del via libera definitivo da parte dell’Unione Europea.

La decisione, presa dal Presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, pone un’ulteriore freno a un gasdotto concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia, per bypassare l’Ucraina come Paese di transito del carburante russo in territorio UE, e, sopratutto, per contrastare la politica di diversificazione delle forniture di oro blu avviata dalla Commissione Europea.

Per tutte queste ragioni, l’Unione Europea ha dichiarato il Southstream un progetto che non gode dello status di priorità che, invece, Bruxelles ha concesso ad altre infrastrutture come il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: concepito per veicolare gas dall’Azerbaijan in Italia attraverso Grecia ed Albania- e un alto numero di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Egitto, Norvegia è Stati Uniti d’America.

Già lo scorso Giugno, in seguito alle proteste della Commissione Europea, la Bulgaria è stata spinta a congelare la realizzazione del Southstream, che tuttavia ha ripreso vigore in seguito alla spinta della forte lobby filorussa presente, e ben radicata, nella politica del Paese.

“Continuiamo a sostenere il Southstream, mani un periodo di crisi come quello di oggi non c’è tempo per le grandi infrastrutture che non godono di un ampio sostegno sociale e internazionale” ha dichiarato il Presidente Plevneliev durante la nomina del nuovo Governo, come riportato dal sito ufficiale della Presidenza della Bulgaria.

Assieme al congelamento ufficiale del gasdotto di Putin, il Presidente bulgaro ha presentato la nuova squadra di Governo capitanata dal Premier, Georgi Bliznashki: un tecnico, di provenienza socialista, fortemente critico con il precedente esecutivo dell’indipendente Plamen Oresharski, che ha potuto governare grazie al consenso del Partito Socialista Bulgaro fino alla vittoria del Partito moderato GERB nelle scorse Elezioni Europee.

L’esecutivo tecnico -di cui fanno parte anche l’ex-consigliera del Presidente Plevneliev, Ekaterina Zakharieva, nominata Vicepremier con delega agli Affari Regionali, l’ex-membro del Ministero delle Finanze, Rumen Porozhanov come titolare del medesimo Dicastero, e l’ex-membro del National Democratic Institute, Daniel Mitov come Ministro degli Esteri- ha il compito di preparare il bilancio dello Stato e di traghettare il Paese alle Elezioni Anticipate.

La Georgieva ufficialmente avversaria della Mogherini e di Sikorski

Infine, il Presidente Plevneliev ha anche nominato ufficialmente Kristalina Georgieva candidata della Bulgaria ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE.

Con la nomina ufficiale, la Georgieva è la terza candidata ufficiale a Ministro degli Esteri dell’UE: un ruolo che la politica bulgara dovrà contendere al Ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, e a quello polacco, Radoslaw Sikorski, supportati rispettivamente dai Socialisti e Democratici Europei e da una larga parte del Partito Popolare Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Dutkiewicz dopo Tusk: anche la Polonia ha forse il suo Renzi

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 3, 2014

Come riportato dal settimanale Newsweek, il Sindaco di Wroclaw sarebbe pronto a prendere la guida del Governo in caso di nomina a Presidente del Consiglio Europeo dell’attuale Premier. Anche il Capo della corrente interna, Grzegorz Schetyna, il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, e la Presidente della camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz, tra i papabili successori di Tusk.

Un sindaco molto amato di una delle città più artistiche del Paese, pronto alla scalata verso il premierato se il Premier attuale dovesse accettare un incarico in Europa. La storia qui presentata non è quella di Matteo Renzi, sindaco di Firenze diventato Premier dopo una scalata culminata con la sostituzione di Enrico Letta -che è tutt’oggi in odore di nomina in sede europea- ma di Rafal Dutkiewicz: il Sindaco di Wroclaw che, secondo l’autorevole Newsweek Polska, è il possibile prossimo Capo del Governo polacco.

Come riportato dalla versione polacca del noto settimanale, Dutkiewicz avrebbe deciso di abbandonare la guida di Wroclaw -città altrimenti nota come Breslavia- dopo 10 anni di buona amministrazione, fatta di valorizzazione del patrimonio storico e multiculturale della città e di sviluppo del centro abitato, grazie anche e sopratutto al buon utilizzo dei fondi europei e di quelli erogati dalla UEFA per l’organizzazione del campionato europeo di calcio del 2012.

A gettare il sospetto dell’ascesa di Dutkiewicz è stato un incontro che, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il Sindaco di Wroclaw ha avuto, di recente, con il Premier polacco Donald Tusk: uno dei candidati alla Presidenza del Consiglio Europeo con buone probabilità di nomina.

In caso di accettazione dell’incarico in Europa da parte di Tusk, il Governo polacco si troverebbe senza una guida autorevole. Per questo, secondo Newsweek, la Piattaforma Civica -PO, la forza partitica di ispirazione cristianodemocratica di Tusk di maggioranza relativa- avrebbe trovato in Dutkiewicz il sostituto in grado di arginare il crollo di consensi che l’Esecutivo polacco sta registrando dopo la pubblicazione di intercettazioni compromette di alcuni Ministri ed alte cariche dello Stato.

Secondo il progetto di scalata, Dutkiewicz, che non appartiene alla PO e che governa a Wroclaw a Capo della sua lista Alta Slesia Civica -forza partitica alleata della Piattaforma Civica- dovrebbe aderire al Partito di Tusk subito dopo la nomina in Europa del Premier e, successivamente, ricevere la guida del Governo da parte della maggioranza.

L’adesione di Dutkiewicz alla PO, e la successiva accettazione della guida del Governo, non incontra resistenze sul piano ideologico -il Sindaco di Wroclaw ha appartenuto all’Unione Democratica: la forza Partitica di ispirazione sempre cristianodemocratica precedente alla PO- ma incontra intoppi sopratutto all’interno della Piattaforma Civica.

In primis, vi è l’opposizione di Grzegorz Schetyna: il Capo della corrente interna di minoranza nella PO che intende avanzare la sua candidatura al premierato per vendicare la sconfitta subita nel Congresso Regionale della Piattaforma Civica dell’Alta Slesia per mano di Jacek Protaszewicz, un sostenitore del Premier Tusk e dell’appoggio, a Wroclaw, della forza cristianodemocratica al Sindaco Dutkiewicz.

In secondo luogo, possibile, in caso di partenza di Tusk, è la successione alla carica di Premier di Radoslaw Sikorski: attuale Ministro degli Esteri che, in caso di mancata nomina o della concessione del premierato a Schetyna, potrebbe creare una propria corrente “di destra” interna alla PO.

Tuttavia, anche Sikorski è candidato ad una posizione in Europa dopo che, con una lettera ufficiale, Tusk ha candidato il suo Ministro degli Esteri ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea: un ruolo che l’esponente PO dovrà contendere alla sua collega italiana Federica Mogherini, candidata, in maniera identica a quella del Capo del Governo polacco, dal Presidente del Consiglio italiano Renzi.

In terzo luogo, la scalata di Dutkiewicz è contrastata dalla possibile concessione del premierato al Presidente della Camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz.

La nomina della Kopacz avrebbe, da un lato, lo scopo di sedare la lotta tra le correnti interne alla PO e, dall’altro, quello di affidare l’interim ad una persona che, nonostante la sua appartenenza alla Piattaforma Civica, finora ha ricoperto un ruolo di garanzia istituzionale.

Se Dutkiewicz dovesse diventare Premier, la successione a Tusk richiederebbe la gestione di un’eredità pesante di sette anni di buongoverno di coalizione tra la PO e il Partito contadino PSL, che hanno permesso all’attuale Capo di Governo di essere stato il primo -e finora l’unico- ad avere ottenuto la riconferma del suo mandato dal voto popolare.

L’opposizione conservatrice verso l’alleanza con gli anti europeisti

L’uscita di scena di Tusk, e la lotta interna alla PO ad essa legata, aprirebbe tuttavia degli ampi spazi di manovra per le opposizioni, sopratutto a destra, dove i conservatori di Diritto e Giustizia -PiS: il Partito dell’ex-Premier Jaroslaw Kaczynski- hanno già riunito in un unico cartello elettorale gli altri Partiti della conservazione.

Inoltre, come riportato sempre dal Newsweek, PiS sta strizzando l’occhio ai liberal-conservatori della Nuova Destra della Repubblica -NPR- la forza partitica del politico di lungo corso, Janusz Korwin-Mikke, che ha ottenuto un’exploit elettorale nelle ultime consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Korwin-Mikke ha già presentato al Parlamento Europeo il suo vero volto antisemita, razzista, anti europeista e filo-putiniano, al punto da essere stato privato della parola dal Vicepresidente dell’emiciclo di Strasburgo, David Sassoli, dopo avere pronunciato in un discorso in Aula la parola “negro”.

A contrastare l’opposizione conservatrice alla PO non basta la minoranza di sinistra, che, nonostante i tentativi di coalizione tra i socialdemocratici del SLD e i radical-progressisti del Tuo Movimento -TR- non riesce a trovare né unità, né un necessario rinnovamento ideologico di un’impostazione troppo vetero-postcomunista ed anticlericale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Nomine UE: riprende quota il tandem Sikorski-Thorning Schmidt

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 12, 2014

Il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, conversa con il Premier polacco, Donald Tusk, in merito alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri della Polonia. La sua scelta è possibile solo previa nomina del Premier danese a Presidente del Consiglio Europeo

Un polacco alla guida della politica estera e di difesa europea e una danese alla presidenza del Consiglio Europeo: nonostante i falchi che guardano a Mosca e all’Europa a due velocità, forse si può fare. Nella giornata di venerdì, 11 Luglio, il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha avuto una conversazione telefonica con il Premier polacco, Donald Tusk, nella quale, come riportato dall’autorevole TVN24, il Capo del Governo della Polonia avrebbe discusso in merito alla possibilità di nomina del suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

Sikorski, politico di lungo corso con studi ed esperienze lavorative in Gran Bretagna e mondo ex-sovietico, sarebbe la figura ideale per dare finalmente all’UE una guida forte e autorevole in campo internazionale.

All’abilità di Sikorski, oltre allo storico riavvicinamento della Polonia alla Germania, si deve sopratutto il ripristino della democrazia in Ucraina dopo la pacifica Rivoluzione della Dignità del Maydan e, poco più tardi, la firma da parte del Governo ucraino, della Georgia e della Moldova, dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Sikorski, esponente del Partito Popolare Europeo -PPE- che ad oggi gode del sostegno sicuro di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, per essere nominato Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE deve contare sulla nomina a Presidente del Consiglio Europeo di una donna appartenente al Partito dei Socialisti e Democratici Europei -PSE.

L’identikit ideale per la nomina alla Presidenza del Consiglio Europeo è quello del Premier danese, Helle Thorning Schmidt, Capo del Governo, appartenente al PSE, di un Paese che, come la Polonia, non appartiene alla zona Euro.

Il tandem Sikorski-Thorning Schmidt può garantire pari rappresentanza tra gli Stati che non hanno adottato la moneta unica europea e quelli della Zona Euro, che già hanno nel popolare Jean Claude Juncker e del socialista Martin Schulz, rispettivamente Presidente della Commissione Europea e Presidente del Parlamento Europeo, i loro referenti politici ai vertici UE.

Tuttavia, le nomine di Sikorski e della Thorning Schmidt, che hanno ottenuto anche il sostegno della Francia, sono avversate da Germania, Italia, Grecia, Austria, Slovenia, Belgio e Ungheria: Paesi che non hanno condiviso né il ruolo risoluto ricoperto dal Ministro degli Esteri polacco per la democrazia in Ucraina, né le posizioni filo-atlantiste del Premier danese.

Georgieva-Letta e Mogherini-Barnier le alternative all’accoppiata polacco-danese

In alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt, i Paesi che si oppongono alla nomina del polacco e della danese hanno proposto candidature alternative, tra cui primeggia quella del Commissario UE bulgaro uscente, la PPE Kristalina Georgieva ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, e del PSE italiano Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio Europeo.

Sia Georgieva che Letta soddisferebbero sia la parità di genere e di appartenenza politica, sia le pretese dei Paesi che si oppongono a Sikorski ed alla Thorning Schmidt. Questi Stati si caratterizzano infatti per i forti legami con la Russia di Putin, che ha tutto l’interesse ad evitare che polacchi e danesi siamo eletti ai vertici UE.

Un’altra alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt è dato dalla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri italiano, la PSE Federica Mogherini, e, alla Presidenza del Consiglio Europeo, di uno dei candidati scartati dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la nomination del PPE alla corsa alla Presidenza della Commissione Europea.

Tra i possibili nomi del prossimo Presidente del Consiglio Europeo si fanno quelli dell’ex-Premier finlandese, Jyrki Katainen, di quello svedese, Fridrik Reinfeldt, e quello del Commissario UE francese uscente, Michel Barnier.

L’accoppiata tra la Mogherini alla guida della politica estera UE e di un esponente PPE a quella del Consiglio Europeo -Reinfeldt a parte- escluderebbe dai vertici dell’Unione rappresentati della zona non-euro.

Così, la divisione interna tra un’Europa di serie A e di una di serie B a seconda dell’appartenenza o meno dei Paesi membri al processo di integrazione monetaria sarebbe incrementata, in un momento in cui, al contrario, l’UE necessita di unità, forza e autorevolezza.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Il Governo Tusk ottiene la fiducia del Parlamento dopo lo scandalo intercettazioni

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 26, 2014

Il Premier polacco ottiene la Fiducia dopo la messa ai voti di una mozione urgente da lui presentata per dare pieno mandato al suo Governo di negoziare la nomina delle più altre Cariche in seno all’Unione Europea. L’opposizione promette battaglia con una sua Mozione di Sfiducia

La Polonia ha un Premier e un Governo autorevole in grado di avere un forte peso durante le trattative per le nomine che contano davvero in seno all’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 25 Giugno, il Premier polacco, Donald Tusk, ha ottenuto la fiducia della Camera Bassa del Parlamento sulla base di una sua specifica richiesta rivolta, un po’ a sorpresa, alla fine del discorso con cui ha riferito ai Deputati in merito allo scandalo intercettazioni che ha coinvolto alcune delle alte Cariche dello Stato, Ministri e Viceministri del suo Governo.

Nello specifico, la fiducia è stata votata da 237 Deputati, tra cui 201 della cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- la forza politica a cui appartengono Tusk e i Ministri e i Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-portavoce del Premier, Pawel Gras.

Ai sostenitori del Governo si sono poi aggiunti 31 Deputati del Partito contadino PSL -che è alleato di Governo della PO- un esponente del radicaleggiante Tuo Movimento -TR- e 4 Indipendenti.

Contrari alla fiducia a Tusk si sono invece schierati 203 Parlamentari, di cui 127 del principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- 32 di Tuo Movimento, 23 della socialdemocratica SLD, 11 del Gruppo di orientamento conservatore Polonia Solidale -SP- e 10 Indipendenti.

Dopo avere chiesto scusa per il linguaggio scurrile utilizzato dai suoi Ministri nelle intercettazioni, ed avere sottolineato, in maniera indiretta ma chiara, come lo scandalo sia stato organizzato in maniera irregolare con tutta probabilità da lobby energetiche legate alla Russia, Tusk ha chiesto la fiducia immediata al Parlamento.

“Da domani sarò a Bruxelles per importanti negoziati che riguardano la posizione della Polonia in Europa -ha dichiarato Tusk- Il Governo necessita la fiducia del Parlamento per avere pieno mandato a trattare con i nostri Partner europei”.

Pronta è stata la risposta del PiS, che per voce del Capogruppo, Mariusz Blaszczak, ha promesso di presentare al più presto una propria Mozione di Sfiducia al Governo, supportata anche dalla Leader di Polonia Solidale, Beata Kempa, e dal Capo dell’altro gruppo conservatore moderato Polonia Insieme, Jaroslaw Gowin.

“Non vedo come ci sia da discutere dinnanzi ad uno scandalo che ha dimostrato l’arroganza, la volgarità e l’attenzione degli interessi privati del singolo su quello della collettività” ha dichiarato il Segretario SLD, Leszek Miller, supportato anche dal Leader di TR, Janusz Palikot.

Il voto di fiducia conferisce a Tusk pieno mandato di trattare in Europa per permettere la nomina di importanti personalità polacche in posti cruciali per gli interessi nazionali della Polonia.

Inoltre la decisione di mettere il Governo alla prova del voto di Fiducia ha rappresentato una scelta tattica adeguata da parte di Tusk, che, così, ha disinnescato sul nascere una crisi di Governo che avrebbe indebolito l’immagine della Polonia nel Mondo e, sopratutto, il suo peso politico in Europa.

L’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa europea e il Commissario UE all’Energia per il Ministro Sikorski

Tra le posizioni desiderate da Tusk vi è quella dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, per cui il Governo polacco ha candidato il Ministro degli Esteri Sikorski.

Sikorski, indebolito dallo scandalo intercettazioni, deve superare la concorrenza di altri Ministri degli Esteri: lo svedese Carl Bildt, il francese Laurent Fabius, l’italiana Federica Mogherini, l’olandese Frans Timmermans, lo slovacco Miroslav Lajcak, e la bulgara Kristalina Georgieva.

In caso di mancata nomina, Sikorski potrebbe essere nominato Commissario UE all’Energia: una posizione fortemente voluta dal Governo polacco per potere realizzare con ancora più incisività il progetto di Unione Energetica Europea, che Tusk sta supportando assieme al Presidente francese, Francois Hollande, al Premier romeno, Victor Ponta, e al Premier spagnolo, Mariano Rajoy.

Tuttavia, per la carica di Commissario UE all’Energia, Sikorski dovrà vincere la concorrenza dell’uscente Gunther Oettinger, che, sempre mercoledì, 25 Giugno, è stato riconfermato candidato Commissario dal Governo tedesco.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
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Scandalo intercettazioni in Polonia: anche Sikorski finisce nel mirino di Putin

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 23, 2014

Il settimanale Wprost pubblica le ennesime intercettazioni che riguardano il Ministro degli Esteri polacco, noto per avere contribuito al ripristino della democrazia in Ucraina e all’avvicinamento di Georgia e Moldova all’Europa. L’impegno del Premier, Donald Tusk, per la comune politica energetica europea e per il rafforzamento delle relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti d’America gli altri elementi che sembrano confermare la pista russa dietro allo scandalo politico

È uno dei candidati più accreditati ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea, in molti lo hanno dato per probabile Capo del Governo in caso di nomina alla guida del Consiglio Europeo dell’attuale Premier Donald Tusk, mentre c’è chi già lo ha candidato a diventare il nuovo Commissario UE all’Energia.

È forse per questo identikit che il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, è finito nella trappola delle intercettazioni effettuate illegalmente durante una sua conversazione con l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Nella conversazione, pubblicata lunedì, 23 Giugno, dal settimanale Wprost, Sikorski si sarebbe sfogato con il collega, lamentando l’inutilità dei buoni rapporti tra la Polonia e gli Stati Uniti d’America, che secondo il Ministro degli Esteri porterebbe i polacchi ad avere solamente l’illusione di essere sicuri, senza evitare litigi in ambito europeo con Germania e Francia, Paesi tradizionalmente meno inclini al rafforzamento dei rapporti transatlantici, di cui invece Varsavia è accesa sostenitrice.

In risposta, Rostowski, che come Sikorski appartiene alla cristiano-democratica Piattaforma Civica, si sarebbe lamentato per la candidatura a capolista nel Collegio della città di Varsavia nelle Elezioni Europee di Danuta Hubner perché troppo di sinistra, ed avrebbe invitato Sikorski ad profondere maggiori sforzi per supportare la propria corsa a Commissario UE all’Energia.

Infine, i due Ministri avrebbero criticato la decisione del Primo Ministro britannico, David Cameron, di indire un referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, e, per questo avrebbero auspicato una sconfitta dei Conservatori alle Elezioni Parlamentari in Gran Bretagna.

Le intercettazioni di Sikorski mettono a serio repentaglio le relazioni tra la Polonia e i suoi alleati più stretti, come USA e Gran Bretagna, e rappresentano l’ennesima tegola sulla testa del Premier Tusk, che da lunedì, 16 Giugno, sta affrontando una crisi di Governo in seguito ad altre intercettazioni pubblicate precedentemente sempre dal Wprost.

I protagonisti delle precedenti intercettazioni, che i Servizi Segreti polacchi hanno cercato di sequestrare perché realizzate illegalmente, sono il Capo della Banca Centrale polacca, Marek Belka, il Ministro degli Interni, Batlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, e l’ex-Viceministro delle finanze, Andrzej Parafianowicz.

La mole di alte personalità coinvolte nell’Affare, intercettate da tempo con un’inaudita professionalità presso un rinomato ristorante di Varsavia ed un noto locale di incontri di affari della capitale, danno sempre più valore al sospetto che lo scandalo sia stato attuato ad hoc dai servizi segreti russi, che hanno tutto l’interesse a provocare la caduta del Governo Tusk e, più in generale, a destabilizzare la Polonia.

Il Premier Tusk è infatti in prima fila per la realizzazione di una comune politica energetica UE e per la conclusione del Trattato di Partnership Transatlantica UE-USA -TTIP- mentre proprio Sikorski ha ricoperto un ruolo fondamentale dapprima per il sostengo della rivolta pacifica e democratica del Maydan in Ucraina.

Sikorski si è molto speso anche per l’accelerazione dei tempi per la firma dell’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e Georgia, Moldova ed Ucraina.

Inoltre, la Polonia è il Paese che, più di tutti, ha utilizzato i fondi UE per realizzare infrastrutture energetiche, come il rigassificatore di Swinoujscie e il Corridoio Nord-Sud, necessarie alla messa in comunicazione dei sistemi dei Paesi UE e alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal quasi monopolio della Russia.

Infine, la Polonia è sostenitrice, assieme a Gran Bretagna e Romania, dello sfruttamento in Europa dei giacimenti di gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, che secondo i dati EIA garantirebbe a polacchi, britannici e romeni di decrementare sensibilmente la dipendenza energetica dalla Russia.

Ad avvalorare ulteriormente il sospetto del coinvolgimento russo nello scandalo intercettazioni è il periodo in cui Sikorski è stato intercettato, corrispondente al Febbraio del 2014: quando la protesta pacifica dei democratici ucraini sul Maydan era arrivata al suo punto più delicato.

La Russia ha dunque tutto l’interesse a destabilizzare la Polonia per assicurarsi un ruolo debole dell’Europa sulla questione ucraina e, successivamente, per permettere alle forze armate di Mosca di procedere con l’invasione non solo dell’Ucraina, ma anche di Georgia, Moldova, e dei Paesi UE su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha sempre nutrito mire espansionistiche, come Estonia, Lettonia e Lituania.

Con l’indebolimento della Polonia, Putin avrebbe dunque gioco facile ad estendere l’egemonia militare ed economica di Mosca nello spazio ex-sovietico: un sogno di espansione militare, di stampo imperialista, che il Presidente russo non ha mai nascosto di volere attuare con ogni mezzo.

Buzek, Lewandowski e Piechocinski per il dopo Tusk

Tornando alla Polonia, è già iniziata la girandola di voci in merito alle conseguenze politiche che le intercettazioni potrebbero portare, come le quasi certe dimissioni del Ministro Sienkiewicz e l’indizione di Elezioni Parlamentari anticipate per restituire la parola agli elettori.

Inoltre, probabile è anche lo scioglimento immediato del Governo Tusk con le dimissioni dello stesso Premier e di tutti i suoi Ministri: un passo che, tuttavia, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, non vuole compiere per non arrestare i 7 anni di buongoverno della PO.

Malgrado l’opposizione di Komorowski, membro anch’esso della PO, già circolano i nomi di possibili Premier ad interim, sempre appartenenti alla Piattaforma Civica: in prima fila, già sono comparsi l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, e il Commissario UE al Bilancio, Janusz Lewandowski.

Favorevole alle dimissioni del Governo è invece il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ha chiesto la messa all’Ordine del Giorno di un voto di sfiducia costruttivo.

Come riportato dal Newsweek, il Capo del PiS, Jaroslaw Kaczynski, intende creare una nuova colazione temporanea con i partner di maggioranza della PO, il Partito contadino PSL, a sostegno di un Governo tecnico guidato dall’attuale Vicepremier, Janusz Piechocinski.

La manovra consentirebbe a Piechocinski, che è Segretario del PSL, di respingere l’attacco della corrente interna al suo Partito che vorrebbe il ritorno alla guida della forza politica contadina dell’ex-Premier Waldemar Pawlak.

Dai giochi di coalizione, esclusa sembra essere l’opposizione di sinistra, composta dalla socialdemocratica SLD e dalla forza politica di orientamento radicaleggiante-progressista Tuo Movimento.

In tutta la situazione, certo resta l’appannarsi delle chance di nomina europea di Tusk e Sikorski: due personalità che, da Bruxelles, avrebbero finalmente potuto dare un forte contributo al contenimento dell’aggressività militare russa in Europa Orientale e ai confini dell’UE.

Matteo Cazzulani
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