LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Turkish Stream e Nord Stream. Putin con Tsipras e Germania lancia l’offensiva energetica all’Unione Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2015

Il Presidente russo e il Premier greco rilanciano il gasdotto progettato per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno dalla Federazione Russa in Grecia attraverso il fondale del Mar Nero. A rischio la realizzazione della TAP e la politica energetica comune dell’UE



Varsavia – L’attivismo militare russo in Ucraina e Siria non ha posto nel dimenticatoio il disegno del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di sottomettere l’Unione Europea sul piano energetico. Nella giornata di venerdì, 25 Settembre, Putin ha concordato con il Premier greco, Alexis Tsipras, il rilancio del gasdotto Turkish Stream, infrastruttura concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal territorio russo alla Grecia attraverso il fondale del Mar Nero.

Il contatto tra Putin e Tsipras è stato confermato sia dall’ufficio stampa del Cremlino, che dalla Cancelleria del neo-rieletto Premier greco, che ha sottolineato il carattere strategico dell’alleanza tra Grecia e Russia in merito al Turkish Stream, così come stabilito da un memorandum sottoscritto da Mosca e Atene durante il recente vertice economico di San Pietroburgo.

Dal punto di vista geopolitico, il Turkish Stream è concepito dalla Russia per evitare la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura supportata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia veicolando gas dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Grecia, Albania e Italia.

Oltre a contrastare la TAP, per incrementare la dipendenza energetica da Mosca dell’Europa Centrale il Turkish Stream potrebbe potenzialmente avvalersi della realizzazione di un gasdotto, l’Eastring, concepito da altri Paesi membri dell’Unione Europea alleati della Russia -Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca- per veicolare il gas russo nel territorio slovacco, ungherese e ceco.

A conferma, sono arrivate le dichiarazioni del Presidente della compagnia energetica slovacca Eustream, Thomas Marecka, che ha ribadito come l’Eastring, progettato dalla Grecia alla Slovacchia attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, sia un progetto compatibile con la TAP ma sopratutto con il Turkish Stream.

Nonostante il vento in poppa dato dal supporto di Tsipras -che ha sempre sostenuto gli interessi energetici e commerciali russi in Europa- il Turkish Stream potrebbe subire rallentamenti per via della posizione della Turchia, che nonostante un iniziale sostegno ha poi congelato il progetto sostenendo la necessità di soppesare la possibilità di realizzare il gasdotto sul fondale delle acque territoriali turche. 

Oltre al Turkish Stream, che malgrado l’opposizione turca ha buone chance di essere realizzato grazie al supporto politico che Paesi dell’Unione Europea tradizionalmente filorussi daranno sicuramente al progetto -Grecia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Austria in primis- un altro mezzo della politica energetica aggressiva di Putin in Europa è il raddoppio del gasdotto Nord Stream.

L’accordo per il raddoppio dell’infrastruttura, realizzata nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente dalla Russia alla Germania, è stato sottoscritto lo scorso 4 Settembre, in occasione del Forum Economico di Vladivostok, da esponenti delle compagnie energetiche coinvolte nel progetto: il monopolista russo del gas Gazprom, il colosso olandese Shell, la compagnia austriaca OMV e la tedesca E.On.

La politica bilaterale tra Russia e Germania annichilisce l’Europa

Più che di natura commerciale, il raddoppio del Nordstream è un accordo bilaterale tra Putin e il Governo tedesco volto a rafforzare i legami energetici e politici tra Russia e Germania a discapito delle sanzioni che l’Unione Europea, e più in generale l’Occidente, hanno imposto a Mosca in seguito all’annessione militare della Crimea e all’occupazione dell’est dell’Ucraina.

Inoltre, il Nordstream è stato realizzato per bypassare energeticamente Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, Paesi membri dell’Unione Europea fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo, in merito ai quali la Germania non ha dimostrato quella solidarietà europea che la stessa Berlino ha imposto agli Stati dell’Europa Centro Orientale in occasione delle quote obbligatorie per la distribuzione dei migranti.

Così come in diverse altre occasioni della storia -si pensi alle Spartizioni della Prima Repubblica Polacca e al Patto Molotov-Ribbentrop- la politica bilaterale tra Russia e Germania porta ad una disgregazione inesorabile dell’Europa Centro Orientale, ed oggi anche dell’Unione Europea.

Questo fatto è ben noto a Putin, che si avvale dei rapporti bilaterali della Russia con Germania, Grecia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ma anche con Francia e Italia, come un mezzo per annichilire l’Europa ben più efficace dell’uso dell’esercito, peraltro oggi impegnato attivamente in Siria ed Ucraina.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Ucraina: approvata la riforma del sistema infrastrutturale energetico in salsa UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 16, 2014

Il Parlamento ucraino da l’imprimatur alla liberalizzazione del controllo dei gasdotti del Paese con la partecipazione di compagnie europee e nordamericane. La Legge approvata con i voti dell’ex-coalizione ‘Scelta Europea’

Una Legge la cui approvazione integra l’Ucraina in Europa. Nella giornata di giovedì, 14 Agosto, il Parlamento ucraino ha approvato la Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico dell’Ucraina in senso europeo: un provvedimento che armonizza la legislazione di Kyiv sull’energia ai regolamenti della Comunità Energetica Europea, che comprende, oltre ai 28 Paesi dell’Unione Europea, e alla stessa Ucraina, anche Moldova, Serbia, Albania, Macedonia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Kosovo.

Come riportato dal sito ufficiale della Rada, a permettere l’approvazione della Legge, votata in seconda e definitiva lettura, sono stati i voti del Partito di ispirazione social-popolare-democratica Batkivshchyna, a cui appartiene il Premier, Arseniy Yatsenyuk, del moderato UDAR -la forza partitica fondata dal Sindaco di Kyiv, Vitaly Klichko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Queste tre forze politiche, dopo la destituzione del regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych in seguito alla pacifica ‘Rivoluzione della Dignità’ sul Maydan, hanno dato vita alla coalizione ‘Scelta Europea’, scioltasi dopo la decisione di UDAR e Svoboda di lasciare da sola Batkivshchyna a sostenere il Governo Yatsenyuk.

Tra i favorevoli alla Legge vi sono stati anche deputati indipendenti e quelli del gruppo Sviluppo Economico -composto da transfughi dall’establishment dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych- mentre, tra le fila dell’opposizione, i filorussi del Partito delle Regioni si sono astenuti, ed i parlamentari comunisti hanno votato contro.

Come riportato dal Dzerkalo Tyzhnya, la Legge prevede la cessione alla compagnia Ukrtranshaz del ramo della gestione della rete dei gasdotti ucraini da parte del colosso nazionale energetico Naftohaz, che d’ora in poi si occuperà solo della compravendita del gas.

A sua volta, la Ukrtranshaz sarà divisa in due compagnie, che saranno privatizzate anche grazie all’intervento di enti dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Difatti, sia la Mahystralni Hazoprovody Ukrayiny, che si occuperà della gestione dei gasdotti ucraini, che la Pidzemni Hazovi Skhovishchya, dedicata alla gestione dei centri di stoccaggio, saranno possedute per il 51% dal Governo ucraino, mentre il 49% sarà dato in concessione a compagnie statunitensi ed europee.

L’approvazione della legge è dunque importante non solo perché integra il sistema ucraino con quello europeo, ma sopratutto perché concede la possibilità a compagnie UE di gestire il sistema dei gasdotti da cui, ad oggi, transita più del 90% del gas che l’Europa importa dalla Russia.

Le compagnie UE ed USA che intenderanno compartecipare alla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, come previsto da un emendamento al testo già approvato in prima lettura, dovranno tuttavia sottoporre all’avvallo del Parlamento adeguata documentazione in merito alla loro natura azionaria.

Questa misura, fortemente voluta da UDAR e Svoboda, poi accettata anche da Batkivshchyna, consente al Parlamento di controllare, ed evitare, che la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino non finisca nelle mani di una compagnia energetica russa registrata in UE.

Kyiv vuole evitare il Southstream

A motivare questo timore è infatti il continuo ricatto a cui l’Ucraina è costretta dalla Russia, che intende rilevare il controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino per privare Kyiv della possibilità di riscuotere i diritti sul transito del gas russo attraverso il proprio territorio.

Per eliminare l’Ucraina dal traffico del gas in Europa, la Russia ha anche progettato la realizzazione del Southstream: un gasdotto, concepito fino all’Austria dalla Russia meridionale attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, che incrementa la dipendenza dell’UE da Mosca.

“L’approvazione della legge è un chiaro segnale di appartenenza all’Europa che oggi l’Ucraina ha dato -ha dichiarato, come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, il Premier Yatsenyuk, a margine della votazione- Occorre ora fare fronte comune per la sicurezza energetica dell’Europa, e per evitare la realizzazione del Southstream”.

Oltre all’approvazione della riforma del sistema energetico nazionale in senso europeo, l’Ucraina ha ottenuto l’aiuto di Slovacchia, Polonia e Germania a decrementare la dipendenza dal gas della Russia.

La compagnia slovacca Eustream ha dichiarato di avviare la sperimentazione dell’invio di gas russo in Ucraina da ovest, attraverso l’utilizzo in senso invertito, del gasdotto Vojany-Uzhhorod.

In aggiunta, la compagnia tedesca RWE si è detta intenzionata ad incrementare di 8,8 milioni di metri cubi al giorno la quantità di gas che già invia in Ucraina da ovest, attraverso i gasdotti ubicati in territorio polacco.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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L’Ucraina diversifica le forniture di gas con un gasdotto dalla Slovacchia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 9, 2014

La compagnia energetica slovacca Eustream da il via libera allo sfruttamento in senso inverso del gasdotto Vojani per l’invio in territorio ucraino di 16,5 Miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il colosso energetico nazionale di Kyiv Naftohaz indice un’asta per importare più energia anche da Polonia ed Ungheria

Un restauro di 20 Milioni di Euro per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina e integrare Kyiv all’Europa, per lo meno dal punto di vista dell’energia. Nella giornata di martedì, 8 Luglio, la compagnia energetica slovacca Eustream ha dichiarato che a breve sarà possibile avviare l’utilizzo del gasdotto Vojani per inviare in territorio ucraino 16,5 Miliardi di metri cubi di gas.

Come ha riportato l’agenzia Bloomberg, la manovra e possibile in seguito alla ristrutturazione del gasdotto Vojani: un’infrastruttura inattiva da 15 anni, costruita per alimentare un’industria elettrica a gas mai realizzata, che la Eustream sta ristrutturando per permettere il transito del gas da ovest verso est.

Il gasdotto Vojani -concepito inizialmente per veicolare il gas da est verso ovest- consente all’Ucraina di ricevere la giusta quantità di oro blu che, aggiunta alle riserve conservate nei siti di stoccaggio ucraini, permette a Kyiv di superare l’inverno senza temere tagli delle forniture da parte della Russia.

Per rafforzare la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio di Mosca, da cui Kyiv dipende per il 92% del proprio fabbisogno, la compagnia nazionale ucraina Naftohaz ha indetto un’asta per appaltare la commessa per le forniture di gas attraverso i gasdotti di Ungheria e Polonia.

Ad oggi, il sistema infrastrutturale energetico ungherese e quello polacco sono sfruttati dall’Ucraina per importare 55 Milioni di metri cubi di gas per due mesi: una quantità molto bassa, che Kyiv intende incrementare ad almeno 15 Milioni di metri cubi al giorno.

Tecnicamente, l’importazione di carburante da ovest non è da definirsi una diversificazione, in quanto il gas importato dall’Ucraina attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria, è acquistato in Germania e proviene dalla Russia, che attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato sul fondale del Mar Baltico, rifornisce il mercato tedesco di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Tuttavia, il gas russo, una volta giunto in Germania, è commercializzato dalla compagnia tedesca RWE secondo le regole dell’Unione Europea improntate sulla trasparenza e sulla libera concorrenza. Per questo, acquistando gas dall’UE, e non più solo dalla Russia, l’Ucraina si integra appieno nel mercato energetico europeo.

L’Unione Energetica Europea prende il via

La decisione di importare gas russo attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria è dovuta anche alla necessità di reperire energia nel più breve tempo possibile, dopo che la Russia, oltre ad avere invaso militarmente la Crimea e le regioni orientali del Paese, ha tagliato le forniture di oro blu all’Ucraina lo scorso 26 Giugno.

La posizione dei russi è stata presa in seguito alla rottura delle trattative con la parte ucraina e con la Commissione Europea per il rinnovo dei contratti: il monopolista statale russo Gazprom, la longa manus del Cremlino, ha imposto a Naftohaz il tariffario di 385 Dollari per mille metri cubi, mentre Kyiv, che ha accusato la natura politica del prezzo di Mosca, si è detta disposta a pagare 326 Dollari per mille metri cubi di gas.

Il braccio di ferro sul gas tra Russia e Ucraina, che ha interrotto le forniture di gas verso l’Europa, ha spinto l’UE ad accelerare la realizzazione dell’Unione energetica Europea.

Questo progetto, concepito dal Premier polacco, Donald Tusk, e sostenuto dal Presidente francese, Francois Hollande, prevede la diversificazione delle forniture di gas mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, la liberalizzazione del mercato dell’energia, e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Un passo a supporto dell’Unione Energetica Europea è stato compiuto dal Parlamento Europeo, che, lunedì, 7 Luglio, ha eletto rispettivamente alla presidenza e alla vicepresidenza della Commissione Energia -ITRE- due personalità che sostengono convintamente questo progetto: l’ex-Premier polacco, Jerzy Buzek, e l’ex-Ministro degli Affari Comunitari italiano, Patrizia Toia.

Da attendere è anche il nome del prossimo Commissario UE all’Energia, per la cui carica il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, dovrà affrontare la concorrenza dell’uscente tedesco Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Polonia aiuta l’Ucraina a diversificare le forniture di gas dalla Russia, mentre Slovacchia ed Ungheria nicchiano

Posted in Guerra del gas, Ukraina by matteocazzulani on April 17, 2014

La compagnia energetica tedesca RWE inizia le esportazioni di carburante russo attraverso i gasdotti polacchi, mentre Kyiv è ancora in trattativa per avvalersi delle infrastrutture slovacche ed ungheresi. La Romania interessata a dare priorità alla Moldova.

A fluire in Ucraina sarà sempre gas russo, ma questa volta importato da ovest a prezzi meno cari sia sul piano economico che politico. Nella giornata di mercoledì, 16 Aprile, la compagnia tedesca RWE ha avviato l’esportazione di gas russo in Ucraina attraverso l’uso inverso dei gasdotti della Polonia in seguito ad un accordo stretto tra la compagnia polacca Gaz-System e quella ucraina Ukrtranshaz.

L’accordo tra le due compagnie che si occupano della gestione dei gasdotti nazionali nei rispettivi Paesi prevede nello specifico l’importazione in Ucraina all’anno di 1,5 Miliardi di metri cubi di gas che la RWE acquista dalla Russia tramite il Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato da Mosca nel 2012 per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo veicolando 55 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu dal territorio russo a quello tedesco, e per dividere al suo interno l’Unione Europea bypassando i Paesi dell’Europa Centro-Orientale -Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania: tutti membri UE.

Oltre alla Polonia, a rifornire di gas l’Ucraina potrebbe essere anche la Slovacchia, su cui però permangono punti aperti nelle trattative legati all’utilizzo inverso dei gasdotti slovacchi.

Da un lato, la parte ucraina vorrebbe avvalersi di quattro infrastrutture energetiche che transitano per la località di Nove Kapusany, capaci di veicolare a Kyiv 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, mentre, dall’altro, la parte slovacca ha proposto l’utilizzo del gasdotto utilizzato per la centrale elettrica di Vojany, che, tuttavia, ha una capacità massima di solo 7 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Il tentennamento della Slovacchia è legato al timore della compagnia Eustream -il più importante gestore del transito del gas russo in Europa- di infrangere clausole contrattuali con il monopolista russo del gas Gazprom: la longa manus del Cremlino in campo energetico che, proprio tramite la Slovacchia, esporta ancora la maggior parte del suo carburante destinato agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Altro Paese UE coinvolto nel progetto di diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è l’Ungheria, che, tuttavia, ha promesso a Kyiv il transito in senso inverso del gas russo in territorio ucraino di solo 3 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Così come in Slovacchia, l’impasse in Ungheria è dettata dalla pressione politica della Russia, che intrattiene rapporti molto stretti sul piano politico con il Premier ungherese Viktor Orban e che, proprio grazie ad un accordo tra il neo-riconfermato Capo del Governo magiaro e il Presidente russo, Vladimir Putin, finanzia con un credito molto oneroso la realizzazione di una centrale nucleare a Paks.

Altro Paese dell’Europa Centrale che potrebbe dare un forte contributo alla diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è la Romania, che tuttavia preferisce avvalersi delle esportazioni del gas da lei prodotto per decrementare la dipendenza dalle importazioni di oro blu russo della Moldova: Paese a cui è maggiormente legata per ragioni storiche, culturali ed economiche.

L’Europa unita può ricomparire un ruolo fondamentale

La diversificazione delle forniture di gas per l’Ucraina è fondamentale per garantire a Kyiv di diminuire la dipendenza dal gas russo, di cui Mosca si avvale come mezzo di coercizione geopolitica per imporre la propria influenza su Stati terzi indipendenti e sovrani, anche membri UE, come Ucraina e Paesi Baltici.

Tuttavia, l’importazione di gas russo da ovest potrebbe non bastare per l’Ucraina, in quanto la somma delle quantità di carburante promesse da Polonia, Slovacchia ed Ungheria sono ben lontane dai 30 Miliardi di metri cubi all’anno di cui Kyiv necessita per soddisfare il proprio fabbisogno.

Per questo, è necessario da un lato che a prendere le redini della situazione sia l’Europa, con l’integrazione immediata dell’Ucraina nel costituendo mercato unico UE dell’Energia, che va realizzato a breve per mettere in comunicazione i gasdotti di tutto il continente e garantire così ai Paesi membri forniture diversificate in grado di non lasciare a secco nessuno Stato dell’UE.

Dall’altro, è necessaria per l’Ucraina la realizzazione di un rigassificatore per importare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America, che già si sono detti interessati ad avviare esportazioni di LNG a prezzi bassi per aiutare l’Europa a decrementare la dipendenza energetica e politica dalla Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PUTIN HA GIÀ MESSO LE MANI SUL GAS DELLA CRIMEA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 13, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom ad un passo dal controllo dei giacimenti ucraini, su cui le Autorità separatiste della Crimea hanno già imposto il loro controllo per interrompere la politica di diversificazione delle forniture di oro blu varata da Kyiv per decrementare la dipendenza da Mosca. Israele si offre all’Europa per diminuire la quantità di oro blu russo importata dall’Unione Europea.

Giacimenti da 1,65 miliardi di metri cubi annui di gas e l’interruzione della politica dell’Ucraina di diversificazione delle forniture di gas tramite lo sfruttamento intensivo dei propri giacimenti nazionali. Questa è una delle ragioni che sta alla base dell’occupazione russa della Crimea, il cui Parlamento, nella giornata di martedì, 11 Marzo, ha dichiarato la propria indipendenza dall’Ucraina sotto il controllo dell’esercito di Mosca.

Come dichiarato dall’Alto Rappresentante del Consiglio della Repubblica Autonoma di Crimea, Vladimir Konstantynov, le autorità indipendentiste crimee hanno già provveduto a prendere il controllo dei giacimenti di gas e greggio del Mar Nero e del Mar d’Azov, sui quali l’Ucraina ha finora contato per progettare una politica di diversificazione delle forniture di energia per limitare la dipendenza dalle importazioni russe, a cui Kyiv è legata per il 90% circa del proprio fabbisogno nazionale.

Interesse per il controllo di questi giacimenti, da cui la compagnia energetica regionale Chornomorneftegaz ha sfruttato 1,65 miliardi di metri cubi di gas nel solo 2013, e nei quali è stata individuata un’ulteriore cospicua quantità di gas naturale e shale che potrebbe incrementare la quantità di oro blu estratto in territorio ucraino, è stato manifestato dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, che, nella giornata di martedì, 11 Marzo, ha effettuato una ricognizione urgente in Crimea.

La visita sul Mar Nero del braccio energetico del Cremlino, che risponde direttamente al Presidente russo, Vladimir Putin, è stata coordinata dal Vicepremier della Repubblica Autonoma di Crimea, Rustam Temirgaliev, che ha rivelato come Gazprom voglia aprire nell’immediato una sua sede operativa a Simferopoli, la capitale della Crimea.

Il controllo da parte di Gazprom sui giacimenti di gas della Crimea può decrementare la quantità di gas sfruttata dall’Ucraina e, sopratutto, può interrompere l’ambizioso piano di sfruttamento dei giacimenti ucraini di shale, su cui compagnie internazionali come l’olandese Shell e l’italiana ENI hanno ottenuto diritti di estrazione già sotto l’Amministrazione dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

Secondo stime EIA, l’avvio dello sfruttamento dello shale in Ucraina permetterebbe a Kyiv non solo di diminuire la dipendenza dalla Russia, ma porterebbe anche l’Ucraina a divenire un importante Paese esportatore di gas su cui l’Unione Europea potrebbe contare per ridurre la quantità di oro blu importata da Russia ed Algeria.

Oltre alla Russia, un altro Paese interessato sul piano energetico dalla questione ucraina è Israele, che ha messo a disposizione i suoi giacimenti di gas ubicati nel fondale del Mediterraneo per garantire all’Europa forniture alternative a quelle di Mosca a cui, secondo indiscrezioni, la Commissione Europea potrebbe porre un freno come reazione all’invasione militare dell’Ucraina.

Come dichiarato dalla Compagnia israeliana Delek Energy, che collabora con la compagnia americana Noble Energy nello sfruttamento dei giacimenti di gas naturale di Israele, Tel Aviv si sta già preparando nel caso l’Europa dovesse richiedere a Tel Aviv l’esportazione di una quantità di oro blu che, secondo le prime stime, potrebbe aggirarsi attorno ai 40 trilioni di piedi cubi.

Nel progetto di fornitura di gas di Israele all’UE potrebbero essere coinvolti anche Cipro, dove il carburante israeliano potrebbe essere recepito e reindirizzato in Grecia, e la Turchia, che con Tel Aviv ha già avviato trattative per la realizzazione di un gasdotto per veicolare in Europa l’oro blu sfruttato nei giacimenti del Mar Mediterraneo.

La Slovacchia timida sull’importazione di gas russo in Ucraina da Ovest

Nel frattempo, l’Ucraina per arginare la dipendenza energetica dalla Russia nel più breve tempo possibile ha ripreso l’attuazione di un progetto, sostenuto dall’UE ma accantonato di recente da Yanukovych, per importare gas russo dalla Germania attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria.

A tal proposito, mercoledì, 12 Marzo, il Premier slovacco, Robert Fico, ha espresso sostegno al progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina, ma ha richiesto assicurazioni da parte del Governo ucraino in merito all’effettiva capacità da parte di Kyiv di onorare le clausole contrattuali che regolano i diritti della Slovacchia sul gas russo veicolato dal territorio tedesco a quello ucraino.

Nello specifico, Fico ha dichiarato che la compagnia slovacca Eurstream è pronta ad investire 20 Milioni di Euro per la preparazione dell’utilizzo all’inverso dei gasdotti slovacchi, che potrebbe durare fino ad un massimo di nove mesi.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA IMPLEMENTA LA DIVERSIFICAZIONE DELLE FORNITURE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 21, 2013

Il Governo polacco progetta un gasdotto per raggiungere tramite la Slovacchia le forniture di gas dell’Azerbaijan in Europa. Simili progetti con Lituania, Germania e Danimarca.

La Slovacchia, ma anche la Danimarca, i Paesi Baltici, la Repubblica Ceca e gli Stati Uniti d’America. Questi sono i Paesi che la Polonia ha individuato per garantire l’indipendenza energetica del Paese, che ad oggi è legato alle forniture della Russia per l’82% del fabbisogno nazionale.

Come riportato dalla Reuters, la Direttrice del Dipartimento Gas e Greggio del Ministero dell’Economia polacco, Malgorzata Szymanska, ha rivelato l’intenzione della Polonia di costruire un gasdotto dalla portata di 5 Milioni di metri cubi di oro blu all’anno per unificare il sistema energetico nazionale con quello della Slovacchia.

L’infrastruttura, per cui la compagnia polacca Gaz-System SA e la slovacca Eustream AS hanno già firmato un contratto, permette alla Polonia di accedere al Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria ed Austria.

Simili progetti per diversificare le forniture di gas sono stati pianificati dalla Polonia con Repubblica Ceca e Danimarca, mentre con la Lituania il Governo polacco ha progettato l’Amber Grid.

Questo gasdotto unifica il rigassificatore di Swinoujscie con quello lituano di Klaipeda, da cui i due Paesi importeranno LNG da Qatar, Egitto e Norvegia.

Le infrastrutture progettate con Repubblica Ceca, Danimarca e Lituania sono state necessarie dopo che la Polonia ha tentato di diversificare le forniture di gas con un accordo con la Germania per importare gas russo proveniente dal Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato nel 2012 dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per rifornire di oro blu direttamente l’economia tedesca, bypassando i Paesi dell’Europa Centrale, tra cui la Polonia.

La dipendenza dal gas russo ha tuttavia mosso la Polonia ad individuare anche fonti di approvvigionamento alternative, tra cui il gas Shale.

Lo Shale statunitense ed UE

Come dichiarato dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, la Polonia intende acquistare gas non convenzionale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, che, con l’avvio dello sfruttamento dello Shale, hanno progettato l’avvio delle esportazioni all’estero di oro blu.

Oltre al gas non convenzionale statunitense, la Polonia è tra i Paesi più attivi nella ricerca di Shale in Unione Europea.

Secondo le stime EIA, la Polonia possiede la più cospicua riserva di Shale in UE, pari a 148 Trilioni di piedi cubi.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: PRENDE FORMA IL CORRIDOIO NORD-SUD DELL’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 24, 2012

Ungheria e Slovacchia avviano l’unificazione dei gasdotti nazionali nell’ambito del progetto della Commissione Europea mirante alla diminuzione della dipendenza energetica dalla Russia. Benefici previsti anche per Croazia e Ucraina. Si alza la tensione tra Israele e Turchia per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo

Il Premier ungherese, Viktor Orban

Il gas unisce l’Europa ma divide il Mediterraneo. Nella giornata di mercoledì, 23 Maggio, Ungheria e Slovacchia hanno avviato il progetto di unificazione dei gasdotti dei due Paesi con la costruzione di una conduttura di 115 chilometri tra le località di Vel’ky Krtis e Vecses.

Come riportato dall’autorevole agenzia Ukrinform, l’accordo, siglato tra la compagnia ungherese Magiar Gaz Tranzit Zrt e la slovacca Eustream, segue un documento firmato il 28 Gennaio 2011 dai Primi Ministri dei due Paesi, Viktor Orban e Iveta Radicova – oggi sostituita da Robert Fico dopo le ultime elezioni legislative – per il rafforzamento dell’indipendenza energetica dell’Unione Europea.

La messa in comune dei sistemi infrastrutturali di Budapest e Bratislava è infatti un passo fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: un sistema di gasdotti che unisce il Mar Baltico al Mar Mediterraneo, progettato dalla Commissione Europea, e sostenuto dal Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia – per consentire ai Paesi del’Europa Centrale approvvigionamenti di gas di provenienza non russa in maniera costante.

L’importanza europea del piano è confermata dai 30 Milioni di Euro stanziati da Bruxelles nell’ambito del Fondo European Energy Program for Recovery, che contribuiranno in maniera considerevole ad aiutare i governi ungherese e slovacco nella copertura delle spese complessive: pari a 160 Milioni di Euro.

“Il progetto soddisfa una strategia di medio raggio, e garantisce l’indipendenza energetica dell’Unione Europea – riporta una nota dell’ente energetico MVM, a cui appartiene la Magiar Gaz Tranzit Zrt – La messa in comunicazione dei gasdotti di Ungheria e Slovacchia è fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud dell’Unione Europea”.

Oltre al quartetto di Vysehrad, a beneficiare dell’infrastruttura saranno altri Paesi europei come la Croazia, in cui è prevista la costruzione del terminale sud del Corridoio della Commissione Europea, presso il quale il gas liquido importato via mare sarà rigassificato e inviato verso il centro del Vecchio Continente.

Un altro Stato potenzialmente interessato dal Corridoio Nord-Sud è la Lituania, che potrebbe deviare verso la tratta polacca parte del gas liquido rigassificato presso il terminale di Klajpeda – in via di realizzazione.

Discorso a parte merita l’Ucraina, che dall’unificazione dei gasdotti ungheresi e slovacchi potrebbe ottenere la possibilità di sfruttare il sistema infrastrutturale centro-europeo per diminuire la totale dipendenza dalla Russia.

Infatti, la realizzazione del Corridoio Nord-Sud permetterebbe l’invio di oro blu in circolazione nel Vecchio Continente verso est attraverso lo sfruttamento dei gasdotti della Slovacchia rimasti inutilizzati dall’avvio del progetto della Commissione.

Come riportato dall’esperto in materia energetica, Mykhajlo Honchar, Bratislava ha tutto l’interesse a mantenere attivo ogni suo gasdotto, e a riguardo trattative sono già state intavolate tra la Eustream e il colosso ucraino Naftohaz.

Israele e Turchia si misurano per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo

Mentre in Europa si unificano i gasdotti, sempre a causa della corsa all’oro blu, nel Mediterraneo si alza la tensione mediatica, e forse anche militare. Nella giornata di giovedì, 15 Maggio, il Ministero degli Esteri israeliano ha smentito l’invio di un contingente militare di 20 Mila soldati a Cipro per presidiare i giacimenti di gas di Nicosia.

La notizia è stata battuta, nella medesima giornata, dall’agenzia turca Anatolia, e secondo il parere di diversi esperti testimonierebbe l’innalzarsi della tensione nell’est del Mediterraneo in seguito all’individuazione di un ricco giacimento di oro blu nelle acque territoriali israeliane, libanesi, e cipriote.

Noto come Leviathan, il serbatoio di gas è già entrato nei progetti di un’alleanza tra Israele, Cipro e Grecia per il trasporto dell’oro blu in Europa. Se realizzato, questo piano diminuirebbe non solo lo status di monopolista nelle forniture di gas in Europa della Russia, ma anche il ruolo di Paese di transito dell’oro blu finora esercitato dalla Turchia.

Matteo Cazzulani