LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Tsipras accetta il diktat di Putin: la Grecia dice sì al Turkish Stream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 21, 2015

Il Premier greco, a Capo di una colazione di comunisti ed estremisti di destra, accetta la realizzazione del gasdotto progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di Mosca. L’atteggiamento di Atene mette in forse la realizzazione della TAP



Tenere in piedi economicamente un Partenone oramai a pezzi val bene un gasdotto, e pazienza se la sicurezza energetica e nazionale dei Paesi membri dell’Unione Europea viene messa seriamente a repentaglio. Nella giornata di venerdì, 19 Giugno, il Premier greco, il comunista Alexis Tsipras, ha raggiunto un accordo con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per la realizzazione in territorio greco del Turkish Stream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia alla Turchia attraverso il fondale del Mar Nero, è concepito dal monopolista nazionale russo Gazprom per veicolare in Europa 47 miliardi di metri cubi di gas naturale russo.

Come riportato dall’agenzia AP, il prolungamento del Turkish Stream, accettato da Tsipras durante il Forum Economico di San Pietroburgo -rassegna internazionale boicottata da quasi tutti i principali leader politici mondiali- è il prezzo che il Premier greco ha dovuto pagare per permettere investimenti russi in Grecia e, secondo le promesse di Putin -che come dimostrato sul piano militare in Georgia ed Ucraina valgono molto poco- la creazione da parte di Gazprom di nuovi posti di lavoro ad Atene.

Più che da ragioni economiche -la Grecia sta attendendo un prestito di 7,2 miliardi di Euro dall’Unione Europea- la decisione di Tsipras di accettare il prolungamento del Turkish Stream in Grecia è dettata da ragioni politiche: una dimostrazione subalternità a Mosca che fa del Governo di Atene -una coalizione di comunisti e nazionalisti di estrema destra- uno dei più solidi alleati di Putin in seno all’Unione Europea e alla NATO.

Infatti, il Turkish Stream è un progetto di natura politica pianificato da Putin per incrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di gas dalla Russia. 

Così, del resto, avrebbe dovuto essere anche con il Southstream, infrastruttura progettata da Mosca per veicolare in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas, fermata dalla strenua opposizione della Commissione Europea, che ha ritenuto il progetto contrario alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

Inoltre, il Turkish Stream è un progetto alternativo al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- pianificato dalla Commissione Europea per veicolare in Italia dalla Grecia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan e, così, diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea limitando le importazioni dalla Russia.

Con l’appoggio al Turkish Stream, facile è preventivare l’abbandono del sostegno alla TAP da parte del Governo Tsipras che, così facendo, metterebbe a serio repentaglio la realizzazione di un importante progetto della politica energetica della Commissione Europea ed incrementerebbe ulteriormente il peso della Russia nel mercato energetico europeo come attore quasi monopolista.

Anche l’Italia vicina al gasdotto di Mosca

Tuttavia, così come accaduto per il Southstream, difficilmente la Commissione Europea potrà arrivare ad approvare la realizzazione di un gasdotto, il Turkish Stream, che contrasta apertamente il Terzo Pacchetto Energetico, Legge UE che vieta il possesso congiunto dei gasdotti e del gas commercializzato da parte del medesimo gestore -che, nel caso del Turkish Stream, sarebbe Gazprom.

Ciò nonostante, sopratutto di recente, le lobby filorusse hanno iniziato a lavorare molto alacremente presso singoli Paesi UE per sostenere la realizzazione dei progetti energetici della Russia in Europa e, più in generale, l’abolizione delle sanzioni che Unione Europea e Stati Uniti d’America hanno applicato alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Paese particolarmente esposto, e vulnerabile, al pressing lobbistico della Russia è l’Italia, in cui forti sono gli interessi del colosso energetico nazionale ENI e della sua controllata Saipem con Gazprom proprio nel Turkish Stream.

Infatti, il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, assieme a Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Sinistra Ecologia Libertà e Fratelli D’Italia -ed anche i principali media del Paese, da Libero a La Repubblica- hanno invitato il Governo italiano a rivedere le sanzioni applicate alla Russia. 

Non è quindi peregrino ipotizzare che anche un altro personaggio apertamente filorusso come l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE, Federica Mogherini, possa sostenere apertamente il Turkish Stream, anche facendo pressione all’interno della Commissione Europea affinché il gasdotto di Putin sia paradossalmente riconosciuto come infrastruttura di interesse strategico per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche energetiche

@MatteoCazzulani

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La TAP si rafforza con un rimpasto

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 1, 2014

La compagnia spagnola Enagas entra nel consorzio per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico, mentre la belga Fluxys incrementa le sue quote. La francese Total e la tedesca E.On lasciano il progetto sostenuto dall’Unione Europea

Via tedeschi e francesi, dentro gli spagnoli e più spazio ai belgi. Nella giornata di lunedì, 29 Settembre, la compagnia energetica spagnola Enagas è entrata nel consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- un’infrastruttura supportata dall’Unione Europea per veicolare gas dell’Azerbaijan dalla Grecia in Italia meridionale tramite l’Albania.

Come riportato da una nota ufficiale del consorzio, oltre all’ingresso della Enagas, che ha rilevato il 16% delle azioni TAP, la compagnia energetica del Belgio Fluxys ha incrementato le sue quote all’interno del gasdotto, passando dal 16% al 19%.

Nessun cambiamento, invece, tra i vertici: il colosso britannico British Petroleum, quello azero SOCAR e quello norvegese Statoil mantengono il 20% ciascuno delle azioni della TAP, mentre la compagnia svizzera AXPO ha confermato il suo 5%.

L’ingresso di Enagas, è motivato dalla richiesta di nuovi partner all’interno del consorzio espressa a più riprese dall’UE, che vede nella presenza di un alto numero di aziende economicamente e politicamente forti una sicurezza per l’adeguata realizzazione di un gasdotto ritenuto fondamentale per la sicurezza energetica europea.

“La Enagas è una compagnia con un’indubbia esperienza mondiale nella realizzazione di gasdotti anche a lungo chilometraggio sia in Europa che in Sud America: la sua presenza ci aiuta a rendere la TAP un vero e proprio progetto europeo anche sul lato della qualità” ha dichiarato il Direttore Manageriale del gasdotto, Kjetil Tungland.

Oltre a rafforzare la TAP con l’ingresso di nuovi membri di alta esperienza, l’ingresso di Enagas serve a tamponare la fuoriuscita dal consorzio della compagnia tedesca E.On e della francese Total, che hanno venduto le quote finora possedute nel gasdotto.

La notizia del disimpegno di E.On e Total è stata già nell’aria fin dallo scorso Luglio, quando, come riportato dalla Reuters, le due compagnie hanno avvisato i partner del consorzio della loro intenzione di abbandonare il progetto.

Come più tardi confermato dal Financial Times, la Total, ritenendo sconvenienti i progetti, ha anche rinunciato alle sue quote sia nel Shakh Deniz -il giacimento da cui proviene il gas veicolato dalla TAP- che nel Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- infrastruttura che veicola il carburante dall’Azerbaijan alla TAP.

Il gasdotto sostenuto dai moderati

Lunga circa 870 chilometri, con una portata media di 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, la TAP, assieme alla TANAP, è parte del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito dall’Unione Europea per diversificare le forniture di gas dei Paesi membri, che ad oggi sono fortemente dipendenti da un numero limitato di fornitori come Russia ed Algeria, Paesi che spesso si avvalgono dell’energia come mezzo di ricatto geopolitico.

Parte del Corridoio Meridionale sono anche le diramazioni della TAP previste per veicolare il gas dell’Azerbaijan anche in Europa Centrale e nei Balcani: il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- è concepito per trasportare il carburante azero dall’Albania a Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -e, successivamente, in Ungheria, Slovacchia e Polonia- mentre l’Interconnettore Grecia-Bulgaria potrà essere poi prolungato anche a Romania e Moldova.

La TAP è un progetto di fondamentale importanza sopratutto per l’Italia, che grazie alla sua realizzazione è destinata a diventare l’hub europeo del gas azero: una posizione che, da un lato, incrementa il peso politico del nostro Paese in Europa e, dall’altro, crea nuovi posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica.

La realizzazione della TAP, fortemente voluta dai Governi Renzi e Letta, e prima ancora da quello Monti, è stata sostenuta in Parlamento da Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Socialisti, che hanno evidenziato l’importanza di un’infrastruttura che crea occupazione e incrementa la sicurezza energetica del nostro Paese.

Contrari alla TAP, invece, si sono schierati Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra-Ecologia-Libertà, parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia: forze populiste ed ‘estremiste’ che alla TAP sembrano preferire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per intralciare la TAP ed incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Europa diversifica le forniture di gas: a Baku varato il Corridoio Meridionale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 23, 2014

Il progetto, composto dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- consente all’Europa di incrementare la sicurezza energetica importando carburante dal territorio azero. Nel complesso, le infrastrutture, per cui è previsto un investimento di più di 45 Miliardi di Dollari, raggiungono una lunghezza di circa 2 Mila chilometri

Un insieme di gasdotti di circa 2 Mila chilometri dal Caucaso all’Italia, attraverso Turchia, Grecia ed Albania, senza contare le diramazioni che assicureranno a molti Paesi dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas. Nella giornata di sabato, 20 Settembre, a Baku, in Azerbaijan, è stato varato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti, supportato dall’Unione Europea, concepito per veicolare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato dall’Hurriyet Daily News, il Corridoio Meridionale è composto dal già esistente Gasdotto del Caucaso Sud Orientale, che veicola il gas dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia, dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP, che attraversa tutto il territorio turco- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che conduce il carburante dalla Grecia alla Provincia di Brindisi attraverso l’Albania.

Oltre a questi tre gasdotti, il Corridoio Meridionale prevede alcune diramazioni, come il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- che conduce parte del gas dell’Azerbaijan dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -dove sarà immesso nel Corridoio Nord-Sud che conduce il gas dal rigassificatore croato di Krk fino alla Polonia- e l’Interconnettore Grecia-Bulgaria.

Nel suo complesso, il progetto è compartecipato, oltre che dai Governi dei Paesi interessati, anche da alcune compagnie energetiche, come il colosso azero SOCAR, quello britannico British Petroleum, quello norvegese Statoil, la compagnia francese Total, la tedesca E.On, la belga Fluxys, e la svizzera Axpo.

Soddisfazione per la realizzazione del Corridoio Meridionale, che come dichiarato dal Capo della SOCAR, Rovnag Abdullaev, comporta investimenti per più di 45 Miliardi di Dollari, è stata dichiarata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che, come riportato dall’autorevole Trend, ha illustrato come il progetto sia necessario a garantire la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, che, ad oggi, dipende quasi esclusivamente da pochi fornitori che, spesso, si avvalgono dell’energia come arma di ricatto geopolitico.

Apprezzamenti sono stati dichiarati anche dal Ministro del Commercio britannico, John Livingston, che ha sottolineato come il Corridoio Meridionale, di cui si sta progettando il prolungamento dall’Italia alla Gran Bretagna, attraverso Svizzera, Germania, Francia e Belgio, sia necessario per lo sviluppo sia di tutti i Paesi interessati dal percorso dei gasdotti, che di tutti quelli dell’UE.

Pareri favorevoli all’infrastruttura sono stati dichiarato da altri rappresentanti dei Paesi coinvolti nel Corridoio Meridionale presenti all’inaugurazione, come, tra gli altri, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, il Premier greco, Antonis Samaras, e il Ministro dell’Energia albanese, Damian Gjiknuri.

Un successo anche del Governo Renzi

Degne di nota sono state le dichiarazioni del Viceministro dello Sviluppo Economico italiano, Claudio De Vincenti, che ha sottolineato come l’Italia sia tra i Paesi più attivi nella realizzazione del Corridoio Meridionale per perseguire una politica mirata alla messa in sicurezza delle proprie forniture di idrocarburi.

Ad oggi, l’Italia dipende quasi esclusivamente dalle forniture di gas di Algeria e Russia, ma con la realizzazione della TAP -l’ultimo tratto del Corridoio Meridionale- ha la possibilità di diventare l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, e, così, di rafforzare notevolmente il suo peso energetico e politico in UE.

A volere fortemente la realizzazione della TAP, che oltre ad incrementare la sicurezza energetica dell’Italia è destinata a creare nuovi posti di lavoro, sono stati l’attuale Premier, Matteo Renzi, e i due Capi di Governo che lo hanno preceduto, Enrico Letta e Mario Monti.

Per quanto riguarda l’arco parlamentare, a sostenere la TAP, in Italia, sono stati Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica, Socialisti e parte di Forza Italia, mentre parere contrario all’ultimo tratto del Corridoio Meridionale è stato espresso da Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Sinistra-Ecologia-Libertà, Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia.

Esemplificativo della motivazione dell’opposizione di alcune forse politiche alla TAP è il loro totale assenso al Southstream: un gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, e dall’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, per incrementare la quantità di gas russo inviata in Italia.

A differenza della TAP, il Southstream non diversifica le forniture di gas per l’Italia e l’Europa e, per questo, è osteggiato alla Commissione Europea, che ritiene il gasdotto russo non in linea con i principi di rafforzamento della sicurezza energetica che l’UE si è posta con la realizzazione del Corridoio Meridionale e di una serie di rigassificatori in tutto il continente.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Putin bluffa in Cina per forzare il Southstream in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 2, 2014

Il Presidente russo da il via a gasdotto Forza della Siberia per minare il predominio degli Stati Uniti d’America nel Pacifico. L’operazione cinese maschera la costruzione in Bulgaria di un gasdotto progettato per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia.

90 Miliardi di Dollari per un gasdotto di 3,5 Mila chilometri di lunghezza è la cifra che il Presidente della Federazione a Russa, Vladimir Putin, è pronto ad investire per la realizzazione del gasdotto denominato Forza della Siberia: infrastruttura concepita per veicolare gas dalla Russia alla Cina.

Come riportato dall’autorevole PAP, il gasdotto, realizzato lungo il tracciato dell’oleodotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico -ESPO- ha una portata di 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno, tale da garantire alla Russia di onorare gli impegni contrattuali stretti con il Governo cinese lo scorso Maggio, che impegnano il monopolista statale russo del gas Gazprom a rifornire annualmente la Cina di 35 miliardi di metri di oro blu.

A commento dell’avvio dei lavori, lunedì, Primo di Settembre, Putin ha evidenziato che l’infrastruttura ricopre un’importanza strategica per la Russia: Forza della Siberia sarà infatti collegato al rigassificatore di Vladivostok, che Gazprom intende realizzare al più presto per esportare gas liquefatto in altri Paesi dell’area del Pacifico.

Più che un progetto concepito per avere risultati economici immediati, sopratutto tenendo conto che la Russia deve fare i conti con le sanzioni economiche applicate da Unione Europea e Stati Uniti d’America in segno di protesta contro l’invasione militare russa in Ucraina, l’inaugurazione di Forza della Siberia rappresenta tuttavia un’operazione propagandistica.

In primis, con il collegamento al terminale LNG in via di costruzione a Vladivostok, Putin intende innalzare la competizione nel Pacifico con gli USA, che con l’avvio dello sfruttamento delle proprie risorse di shale hanno già varato pre-contratti per la fornitura di gas liquefatto a Corea del Sud, India, Singapore, Giappone ed Indonesia.

Tuttavia, più che l’area del Pacifico a stimolare davvero l’attenzione di Putin è l’Europa: scacchiere del quale la Russia non può fare a meno per potere attuare una politica energetica aggressiva, di cui Mosca da tempo si avvale per realizzare scopi di natura geopolitica.

Infatti, sempre lunedì, Primo di Settembre, Gazprom ha avviato in Bulgaria la realizzazione del Southstream: un gasdotto concepito per incrementare la quantità di gas russo inviata in Europa a 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e, di conseguenza, aumentare la già forte dipendenza dei Paesi UE dalle forniture di gas della Russia.

Come riportato dalla Novinite, nel porto bulgaro di Burgas è attesa una nave contenente le sezioni del gasdotto che, successivamente, saranno saldate e posizionate a terra in attesa della realizzazione della sezione sottomarina del Southstream proveniente dalla Russia.

Pronta alla notizia è stata la reazione del Governo bulgaro, che ha dichiarato di non sapere nulla, né di avere autorizzato l’operazione in quanto, da poco più di un mese dal suo insediamento, il nuovo Esecutivo ha deciso di congelare la realizzazione del Southstream in Bulgaria una volta preso atto della contrarietà della Commissione Europea al progetto.

Per mezzo del Southstream, progettato per collegare la Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, Putin intende infatti contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas varata dall’UE per mezzo della realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori atti a recepire oro blu proveniente da altri Paesi importatori, come Qatar, Norvegia, Egitto, Israele e USA.

Renzi da il via alla TAP per favorire la sicurezza energetica dell’Italia

La politica di diversificazione delle forniture di gas dell’UE ha portato già i primi frutti quando, nella giornata di venerdì, 29 Agosto, il Premier italiano, Matteo Renzi, ha dato il via libera alla realizzazione in Italia del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Questa infrastruttura, ritenuta dalla Commissione Europea di importanza strategica sia per l’Europa che per l’Italia, è concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, provenienti dall’Azerbaijan, in Salento attraverso Grecia ed Albania.

Oltre a rendere l’Italia l’hub europeo del gas proveniente dall’Azerbaijan, e a garantire nuovi posti di lavoro legati alla realizzazione dell’infrastruttura, il via libera alla TAP è stato anche motivato dalla volontà del Premier Renzi di dare un chiaro segnale di rottura con la politica energetica unilaterale del Passato.

Sia il Governo di Mario Monti, che ancor più quelli di Silvio Berlusconi hanno infatti orientato la politica energetica nazionale unicamente sull’asse Italia-Russia, complice il rapporto di amicizia personale tra Putin e il Capo di Forza Italia, che nel 2008 ha portato alla firma del contratto per la costruzione del Southstream.

Un segnale di cambiamento nella politica energetica lo si è avuto già prima dell’insediamento di Renzi a Palazzo Chigi, quando, in Parlamento, Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Socialisti hanno votato a favore della TAP.

Contrari al gasdotto che incrementa la sicurezza energetica dell’Italia, si sono invece schierati Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra Ecologia e Libertà e Fratelli d’Italia: Partiti che non hanno invece mai contestato la costruzione del Southstream.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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CONTINUA L’EFFETTO PUTIN: OBAMA AVVIA IL CAMBIAMENTO DELLA GEOPOLITICA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 25, 2014

L’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America aumenta le esportazioni di oro blu per contrastare il predominio della Russia nel settore dell’energia mondiale dopo l’annessione militare della Crimea. La Polonia supporta la realizzazione di un’Unione Energetica che comprende anche l’Ucraina.

Un aiuto da Oltreoceano che sa tanto di nuovo Piano Marshall. Nella giornata di lunedì, 24 Marzo, l’Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha dato il via libera all’esportazione di 22,65 milioni di metri cubi di gas liquefatto dall’Oregon come primo passo per la messa a disposizione dei giacimenti USA di shale -oro blu estratto da rocce argillose poste a basa profondità- per decrementare la supremazia della Russia di Putin nel campo dell’energia.

La decisione, che è una delle sanzioni adottate contro l’annessione armata della Crimea -un fatto che ha violato accordi internazionali che garantivano l’inviolabilità dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito ucraino- segue le dichiarazioni rilasciate dal Segretario USA all’Energia, Ernest Moniz, che, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha evidenziato come l’Amministrazione Obama stia considerando l’aumento della vendita di LNG dalla Louisiana, da cui la compagnia Cheniere già esporta gas liquefatto in Gran Bretagna dal 2012.

Il Segretario Moniz ha recepito la necessità per gli USA di avvalersi degli enormi giacimenti di shale sul suo territorio per dare un aiuto concreto all’Europa a diminuire la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia di Putin -che spesso si avvale delle risorse energetiche come mezzo di coercizione geopolitica a danno di Paesi terzi, anche appartenenti all’Unione Europea- e, per questo, ha evidenziato come l’Amministrazione Presidenziale di Obama stia implementando anche la realizzazione di nuovi rigassificatori entro il 2018 per incrementare l’esportazione di LNG.

Oltre agli USA, attività sul piano energetico è stata adottata anche dalla Polonia, il cui premier, Donald Tusk, ha dichiarato la necessità di implementare la realizzazione di un’Unione Energetica che comprenda non solo i Paesi dell’Unione Europea, ma anche l’Ucraina.

Come dichiarato da Tusk, il progetto serve per assicurare rifornimenti di gas russo dalla Germania all’Ucraina attraverso l’utilizzo inverso dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia, che, come dichiarato dal Premier Robert Fico, ha già dato il suo via libera per rifornire di oro blu il territorio ucraino.

Tusk ha anche dichiarato che l’Unione Energetica è un progetto necessario anche per veicolare gas importato da fonti diversificate tra tutti gli Stati membri UE per diminuire la quantità di carburante, e sopratutto la dipendenza, che alcuni Paesi dell’Unione, tra cui la Polonia e il resto dei Paesi dell’Europa Centrale, soffrono dalla Russia di Putin.

ENI avvia contatti con la Libia

Chi, forse, si è accorto della necessità di diversificare le forniture di gas dalla Russia sembra essere anche l’ENI, che, rappresentata dall’Amministratore Delegato Paolo Scaroni, sempre lunedì, 24 Marzo, ha avviato contatti con il Premier della Libia, Abdullah Al Thanay, come riportato dall’autorevole Reuters.

Il venir meno delle importazioni di gas dalla Libia dopo il mutamento politico a Tripoli del 2011 ha fatto si che la quota di gas russo importata dall’Italia salisse fino a quasi il 40%: una situazione che ha portato il nostro Paese ad essere fortemente dipendente dalle forniture di Mosca.

Ad aggravare la situazione di dipendenza dell’Italia dalla Russia è anche il progetto Southstream: gasdotto, frutto di un accordo tra Putin e Berlusconi, che veicolerebbe 63 Miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo a quello italiano attraverso i Balcani e che, così, ci renderebbe ancor più dipendenti dalle risorse di oro blu del Cremlino.

Proprio per arginare questa situazione di emergenza, l’Italia ha approvato in Parlamento la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura, sostenuta dalla Commissione Europea, concepita per veicolare in Salento dalla Grecia attraverso l’Albania un minimo di 10 Miliardi di metri cubi di gas proveniente dall’Azerbaijan.

La TAP, che rende l’Italia l’hub nell’UE del gas azero, e così incrementa la posizione del nostro Paese in ambito europeo, è stata fortemente sostenuta dal Partito Democratico, che assieme a Nuovo Centro Destra, Forza Italia, Scelta Civica e Socialisti ha votato a favore del progetto, ed ha posto in minoranza l’opposizione di Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra-Ecologia-Libertà.

Matteo Cazzulani

TAP: A BAKU LA FIRMA PER IL GASDOTTO CHE DIVERSIFICA LE FORNITURE DI GAS PER L’EUROPA E L’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 17, 2013

Commissione Europea, Gran Bretagna, Italia, Grecia, Albania, Azerbaijan, Georgia, Turchia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Bulgaria coinvolte in un progetto che crea posti di lavoro, abbatte il costo del gas e rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea. Oltre all’economia, positive le conseguenze sociali e politiche legate al Gasdotto Trans Adriatico

Un gasdotto che rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea e garantisce integrazione, pace e progresso in una zona del Mondo devastata da anni di guerra come i Balcani. La scommessa con cui è stato firmato l’accordo definitivo per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è ambiziosa e, nel contempo, necessaria.

Nella giornata di martedì, 17 Dicembre, a Baku, Commissione Europea, Italia, Grecia, Albania, Gran Bretagna, Croazia, Bulgaria, Georgia, Azerbaijan, Bosnia-Erzegovina e Montenegro hanno dato il via libera definitivo ad un Gasotto concepito per veicolare in territorio italiano, attraverso il suolo greco ed albanese, 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno a partire dal 2018: data prevista per la fine dell’infrastruttura.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, la TAP apre una fase storica, poiché consente all’UE di diversificare le forniture di gas naturale dal monopolio di Paesi a cui l’Europa è fortemente legata come Algeria e Russia che, come dimostrato in diverse occasioni -ad esempio durante le Guerre del Gas tra Mosca e l’Ucraina del 2006, 2008 e 2009- si avvalgono del gas come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Stati autonomi terzi.

Positivo è stato anche il commento del Segretario per gli Esteri della Gran Bretagna, William Hague, che ha illustrato come la TAP sia necessaria per decrementare il costo del gas per utenti privati ed industrie, dare un forte contributo alla lotta al surriscaldamento globale, e creare più di 30 Mila posti di lavoro.

Il valore politico dell’infrastruttura è stato sottolineato dal Premier albanese, Edi Rama, che ha evidenziato come la TAP, attraverso i prolungamenti già programmati in Bulgaria, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per avviare una proficua cooperazione tra i Paesi del Balcani, sopratutto in vista dell’allargamento dell’UE ad una Penisola a lungo sconvolta da guerre, odi e divisioni.

La TAP è stata considerata una grande occasione anche dal Premier bulgaro, Plamen Oresharski, che ha sottolineato la necessità per la Bulgaria di realizzare il Connettore Grecia Turchia: un’infrastruttura per importare a Sofia dal territorio greco il carburante del Gasdotto Trans Adriatico.

Il parere del Premier albanese è stato condiviso dal Capo del Governo croato, Zoran Milanovic, che ha evidenziato come la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- concepito per veicolare il gas della TAP dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per diversificare le forniture di gas anche di Zagabria.

Soddisfatto anche il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, che ha illustrato come il transito del gas dell’Azerbaijan verso la Turchia e la Grecia -dove inizia la TAP- consente alla Georgia di rafforzare la sua posizione geopolitica, sopratutto dinnanzi all’aggressione della Russia, che cerca in tutti i modi, commerciali e militari, di inglobare Tbilisi nella sua sfera di influenza.

L’Italia ora può avere gas meno caro e può creare posti di lavoro

Nell’ambito della firma per l’avvio della TAP importante è il ruolo giocato dall’Italia, che, rappresentata a Baku dal Ministro degli Esteri, Emma Bonino, ritiene l’infrastruttura strategicamente importante per recepire una Direttiva UE volta alla effettiva diversificazione delle forniture di oro blu che rende il nostro Paese l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già firmato contratti per l’importazione di gas, permette anche di diminuire il costo della bolletta dell’oro blu per utenti privati ed industrie, e consente la realizzazione di posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica e sociale.

Per questa ragione, la TAP è stata fortemente sostenuta dal Premier Letta, dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, e dai Deputati di Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Forza Italia, che hanno votato a favore della costruzione del gasdotto -il cui approdo in territorio italiano è previsto in Salento, a Medidugno.

Contrarie alla TAP si sono invece schierate le frange estreme e populiste del Parlamento -Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra Ecologia Libertà- che, così come per la realizzazione della TAV in Piemonte, hanno sollevato perplessità di carattere ambientale.

Malgrado le proteste, la TAP non rappresenta un rischio di carattere ambientale e, come promesso dal Governo, la sua realizzazione in Salento sarà comunque concertata con gli Enti Locali.

Matteo Cazzulani