LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Violenza in Ucraina: Poroshenko rischia tutto con la devolution

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 1, 2015

Il Parlamento ucraino approva in prima lettura una controversa modifica della Costituzione che decentralizza poteri alle regioni occupate dall’esercito russo. I Partiti di estrema destra Svoboda e Pravy Sektor assaltano la Rada provocando morti e feriti tra agenti ucraini



Tre ufficiali delle forze armate ucraine uccisi e più di cento feriti, di cui uno particolarmente grave, è il bilancio della giornata di lunedì, 31 Agosto, nella quale il Parlamento ucraino ha approvato, in prima lettura, una modifica della Costituzione che concede più autonomia a Donbas e Oblast di Luhansk, le regioni dell’Ucraina occupate dall’esercito russo.

La devolution, che per diventare effettiva richiede l’approvazione in seconda lettura da parte di una maggioranza costituzionale di 300 voti, è stata incardinata in Parlamento dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per realizzare gli Accordi di Pace di Minsk, che in cambio della decentralizzazione prevedono il ritiro dell’esercito russo dalle regioni ucraine occupate.

A favore della devolution hanno votato 265 deputati, quasi tutti i membri del Blocco Poroshenko, del Fronte Popolare del Premier, Arseniy Yatsenyuk, e tutti i rappresentanti del Blocco dell’Opposizione, composto da ex-sostenitori dell’ex-Presidente ucraino, l’autocrate Viktor Yanukovych.

Contro le modifiche costituzionali, ritenute lesive dell’unità nazionale del Paese e favorevoli solo alla Russia, hanno invece votato il movimento Samopomich, il Partito Radicale, e Batkivshchyna dell’ex-Premier e detenuta politica Yulia Tymoshenko.

Durante la votazione, altri due Partiti, Svoboda e Pravy Sektor -forze politiche di estrema destra- hanno organizzato una dimostrazione violenta fuori dal Parlamento, portando alla morte di tre ufficiali delle Forze Armate ucraine e più di 100 feriti. 

Pronta è stata la reazione del Presidente Poroshenko, che ha criticato sia l’opposizione alla devolution di natura pacifica da parte di tre Partiti della Coalizione di Governo, sia l’agguato di stampo terrorista da parte di Svoboda e Pravy Sektor, il cui atteggiamento finisce per provocare instabilità e, di conseguenza, favorire la permanenza dell’esercito russo nell’Ucraina orientale.

La posizione di Poroshenko di condanna delle due forze di estrema destra è supportata dalla condotta che, nel passato recente, Svoboda e Pravy Sektor hanno avuto nello scenario politico ucraino. 

Se, da un lato, Svoboda è stata più volte sospettata di essere supportata da Yanukovych per costringere le forze del campo democratico filo occidentale ad allearsi con un Partito antieuropeo, dall’altro Pravy Sektor ha sottratto al Governo ucraino, con le armi, il controllo della regione occidentale della Transcarpazia, mettendo a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Inoltre, Poroshenko ha dimostrato coraggio nel fronteggiare un’ampia fetta dell’opinione pubblica contraria alla devoluzione pur di realizzare gli accordi internazionali stretti a Minsk tra Ucraina, Russia, Germania e Francia che, come fine ultimo, prevedono il mantenimento dell’integrità territoriale ucraina.

Duda e l’Europa Centro Orientale possono salvare Kyiv

Tuttavia, lo strenuo sostegno alla devolution da parte di Poroshenko, che come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda avrebbe ricevuto a riguardo pressioni personali da parte del Cancelliere tedesco Angela Merkel e persino del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, potrebbe rivelarsi una tattica di corto respiro.

Infatti, gli Accordi di Minsk, di cui la devoluzione di Donbas e Luhansk sono una diretta conseguenza, sono destinati a fallire per diversi motivi. Da un lato, la Russia si avvale delle trattative di pace come mezzo per congelare una guerra ibrida e, così, impedire all’Ucraina di integrarsi autonomamente nella Comunità Occidentale.

Dall’altro, la presenza negli Accordi di Minsk di Germania e Francia come soli rappresentanti dell’Unione Europea è particolarmente riduttiva e dannosa per l’Ucraina, dal momento in cui Berlino e Parigi considerano ogni forma di relazione con l’Ucraina come sussidiaria e dipendente dai rapporti diretti che i Governi tedesco e francese intrattengono con la Russia. 

Con la coalizione di maggioranza in Parlamento de facto divisa, l’immutata permanenza dell’esercito russo nelle regioni orientali, il controllo armato da parte di Pravy Sektor della Transcarpazia, ed un’opinione pubblica che inizia a non supportare le seppur coraggiose scelte del Presidente, Poroshenko si sta ora giocando quasi tutto della sua carriera politica.

Ad aiutare Poroshenko può essere sicuramente un cambio della situazione internazionale, con il superamento dell’attuale formato delle trattative di pace -composto da Ucraina, Russia, Germania e Francia- e l’inclusione in esso degli Stati Uniti d’America e dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, così come proposto dal Presidente della Polonia, Andrzej Duda.

Infatti, a differenza di Germania e Francia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania sono ben consapevoli che l’integrità territoriale ucraina, e ancor più l’integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica -NATO e Unione Europea in primis- sono condizioni fondamentali per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Occidente e per la salvaguardia dei suoi ideali fondanti, quali Democrazia, lLbertà e Diritti Umani.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: il Premier Yatsenyuk vicino al Partito del Presidente Poroshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 20, 2014

Come riportato dal ben informato Dzerkalo Tyzhnyna, il Premier ucraino starebbe trattando per guidare la lista del Capo dello Stato alle prossime Elezioni Parlamentari. Le frizioni tra Batkivshchyna e Solidarnist sulla ratifica dell’Accordo di Associazione, e le aperture al voto immediato dello Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, sembrano confermare l’esistenza dell’operazione

Dal Partito dell’ex-Premier che ha guidato la ‘Rivoluzione Arancione’ nel 2004 al blocco elettorale del Presidente eletto ad ampia maggioranza dopo la ‘Rivoluzione della Dignità’ del 2014. Questa porterebbe essere la parabola politica del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che secondo quanto riportato dal ben informato Dzerkalo Tyzhnya sta trattando per formare una lista comune con il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, in vista delle prossime Elezioni Parlamentari.

Nello specifico, il Premier Yatsenyuk, chiamato al difficile compito di governare il Paese durante una guerra, e una profonda crisi economica, avrebbe accettato la sua presenza nelle liste elettorali di Solidarnist -la forza politica di centro del Presidente Poroshenko- qualora il Parlamento ucraino non dovesse riuscire a cambiare l’attuale legge elettorale, che prevede la ripartizione dei seggi secondo un sistema misto al 50% proporzionale e al 50% maggioritario con collegi uninominali.

Se confermata, l’indiscrezione comporterebbe un vero e proprio scossone nella politica ucraina, in quanto Yatsenyuk è ad oggi esponente di primo piano del Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna: la forza politica dell’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, che proprio Yatsenyuk ha guidato durante la detenzione politica dell’anima della Rivoluzione Arancione tra il 2011 e il 2014.

Sempre secondo il Dzerkalo Tyzhnya, Yatsenyuk non sarebbe il solo ad essere attratto dalle sirene elettorali di Poroshenko: pronti a seguire il Premier, e a confluire tra le fila di Solidarnist, sarebbero sia altri politici di Batkivshchyna, che molti esponenti di UDAR.

Questo Partito di ispirazione moderata, guidato e fondato dal Sindaco di Kyiv, Vitaliy Klichko, ha fatto parte, con Batkivshchyna e gli ultraconservatori di Svoboda, della coalizione di maggioranza Scelta Europea, che ha reso possibile il varo del Governo Yatsenyuk.

Inoltre, UDAR ha sostenuto pienamente l’elezione alla Presidenza del Paese di Poroshenko in cambio dell’appoggio dell’attuale Presidente alla corsa di Klichko a Sindaco della Capitale.

Prove delle operazioni politiche in corso in Ucraina sono legate alle frizioni tra Batkivshchyna e l’Amministrazione Presidenziale, originate dall’accusa che il Deputato Borys Tarasyuk -esponente di Batkivshchyna- ha mosso a Poroshenko in merito alla mancata programmazione della ratifica in Parlamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

“Il Parlamento sarà parte attiva nella stesura del Programma Nazionale per l’Implementazione dell’Accordo di Associazione, che sarà discusso alla Rada nel breve termine” riporta, in risposta alle polemiche di Tarasyuk, una nota dell’Amministrazione Presidenziale.

Un altro elemento che ha dato da pensare a numerosi commentatori in Ucraina in merito alla reale opportunità che Yatsenyuk possa prendere parte al medesimo blocco elettorale di Poroshenko è legato alle dichiarazioni dello Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, in favore di Elezioni Parlamentari immediate con il sistema elettorale attuale.

Questa circostanza, oltre a favorire la partecipazione di Yatsenyuk al blocco elettorale di Poroshenko, permette a Turchynov, che è esponente di spicco di Batkivshchyna, di mantenere un ruolo di primo piano nel Partito accanto all’ex-Premier Tymoshenko, senza dovere rivalizzare con il Capo del Governo all’interno della medesima forza politica.

Il Presidente ucraino contro Svoboda

Secondo alcune rivelazioni sociologiche riportate dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Poroshenko gode oggi del sostegno di più del 30% dei cittadini ucraini: la medesima percentuale che Solidarnist otterrebbe in caso di Elezioni Parlamentari anticipate davanti al Partito Radicale ucraino e a Batkivshchyna, fermi entrambi al 20%.

Forte di questo sostegno, Poroshenko ha potuto sollevare dalla carica di Presidente della Regione di Leopoli, Iryna Sekh, che è anche parlamentare di Svoboda e Segretaria regionale del Partito ultraconservatore.

Il dimissionamento della Sekh testimonia l’inesistenza di un’alleanza politica tra Poroshenko e Svoboda, e certifica l’insussistenza di alcun rapporto di connivenza tra il Presidente ucraino e la forza ultraconservatrice, come invece riportato a più riprese dalla propaganda della Russia.

È infatti obiettivo del Cremlino presentare il fronte democratico filo occidentale attualmente al potere in Ucraina come una Coalizione condizionata, e de facto guidata, da Svoboda e Pravy Sektor.

Tuttavia, come dimostrato dal risultato delle ultime Elezioni Presidenziali vinte da Poroshenko, nelle quali Svoboda e Pravy Sektor hanno sostenuto proprie candidature, queste due forze estremiste possono contare solo su meno del 2% dei consensi degli ucraini.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Pace e Libertà: così Obama tutela l’Europa dall’aggressione imperiale di Putin

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 21, 2014

La visita del Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, in Ucraina determina il ritorno degli USA ad una politica assertiva per la difesa del Diritto Internazionale in Europa. L’assenza dell’UE e la forza della propaganda russa a dare manforte alla politica imperialista di Mosca che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’UE

“In Biden we trust” è il titolo di un articolo che ho scritto nella primavera del 2009, quando il Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, fu mandato in Europa Centrale dal neoeletto Presidente USA, Barack Obama, per rassicurare Polonia e Repubblica Ceca in merito alla vicinanza dell’Amministrazione statunitense democratica dopo la decisione del nuovo inquilino della Casa Bianca di revocare il piano di realizzazione dello scudo antimissilistico a Varsavia e Praga.

Allora, la mossa di Obama, in controtendenza con il provvedimento varato dall’Amministrazione repubblicana di George W Bush, ha segnato l’inizio di una politica di ‘reset’ nei confronti della Russia di Putin, necessaria all’Amministrazione democratica USA per spostare il focus della strategia geopolitica statunitense dall’Europa all’Asia: laddove si era già da tempo collocato il reale centro degli affari globali.

Oggi, la visita di Biden in Ucraina, organizzata per esprimere pieno sostegno ad un Paese che ha subito da parte della Russia di Putin un’occupazione parziale del suo territorio dopo l’annessione militare di una sua regione -la Crimea- e una continua campagna di aggressione energetica e commerciale, apre una nuova fase della politica estera USA, che sono finalmente tornati a sostenere la democrazia, la libertà e il rispetto dello Stato di Diritto in Europa.

A motivare il gesto politico di Obama è il comportamento preoccupantemente sciovinista e guerrafondaio della Russia di Putin, che, per controllare il territorio ucraino -pedina fondamentale per realizzare la ricostruzione dell’Impero Russo: il grande sogno di Putin- ha invaso una sua Regione, infrangendo così gli importanti Accordi di Budapest del 1994, che sanciva l’inviolabilità dei confini dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito di Kyiv.

Oltre alla messa in discussione di un importate capitolo del disarmo nucleare su scala globale, Putin, con la giustificazione del suo intervento armato in Crimea -e, possibilmente, anche in Ucraina orientale- per tutelare le popolazioni russofone presenti in territorio ucraino, ha anche riaperto la questione delle minoranze linguistiche: un argomento, di cui in passato si è avvalso Hilter per annettere al Terzo Reich Austria, Sudeti e Corridoio di Danzica prima della Seconda Guerra Mondiale, che rimette in discussione l’intera natura delle relazioni tra Stati sovrani.

Sulla base di questo background, la mossa di Obama è necessaria per ripristinare la Pace in Europa. Per farlo, il Presidente USA ha preso spunto dalla dottrina dell’Internazionalismo Liberale che, fondata da Woodrow Wilson, e seguita, tra gli altri, da Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Lindon Johnson, Ronald Reagan e Bill Clinton, considera lo sviluppo di Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Progresso nel Mondo come condizione necessaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America.

Alla positiva notizia del ritrovato impegno per la Pace e la Libertà in Europa da parte di Obama fanno però compagnia notizie a dir poco preoccupanti, come, in primis, l’assenza dell’Unione Europea, che ha perso un’occasione irripetibile per esercitare finalmente un ruolo da protagonista sullo scenario globale.

Dinnanzi alle mire imperialiste realizzate con metodi bellici da parte della Russia di Putin in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina, l’UE avrebbe dovuto dapprima aprire le sue porte a Kyiv mediante l’abbattimento del regime dei visti per quei cittadini ucraini che desiderano vivere e progredire in territorio europeo.

Successivamente, l’Europa avrebbe dovuto parlare con Mosca in maniera forte e chiara in sostegno del rispetto di Democrazia, Diritti Umani e Pace: principi su cui l’Unione Europea è stata fondata.

Un’apertura dell’UE all’Ucraina, da prendere senza timore per possibili ripercussioni dello Zar del Gas Putin -che se il gas non lo vende all’Europa non lo vende a nessuno- avrebbe ridato linfa alla mission di politica estera dell’Unione Europea come unico soggetto in grado di garantire lo sviluppo di Pace, Progresso, Democrazia e Libertà per mezzo di accordi commerciali e politici.

Questa, del resto, è stata la politica attuata nel 2004 con l’allargamento ai Paesi dell’Europa Centrale dall’allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, in piena alternativa all’esportazione della democrazia con le armi e le bombe attuata dall’Amministrazione repubblicana di Bush.

Un altro aspetto negativo della questione è la constatazione di quanto ancora attraente sia la propaganda russa in Europa, sopratutto in Paesi come Italia e Francia, che hanno recepito appieno vere e proprie menzogne messe in circolo dalla Russia di Putin per discreditare gli ucraini come fascisti e irrispettosi delle minoranze nazionali.

Come confermato da un recente sondaggio dell’autorevole Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, nessun ucraino russofono è mai stato vittima di violenze ed intimidazioni, né è mai stato minacciato dal Governo ucraino per la sua appartenenza linguistica.

Quando Putin dichiara che le proteste per la democrazia in Ucraina sono attuate dai fascisti armati di Pravy Sektor -e i media italiani quotano queste panzane senza verificare il fatto- mente spudoratamente: Pravy Sektor -come ho avuto modo di dichiarare oggi su Radio Popolare- rappresenta solo il 4% del fronte politico ucraino, e nell’Ucraina dell’Est gli squadroni di separatisti filorussi -in realtà agenti dell’esercito di Mosca infiltrati da tempo in territorio ucraino- hanno messo al bando i Partiti democratici ucraini dopo avere proclamato la “caccia all’ucrainofono”.

Se in Europa esiste un regime davvero fascista, dove le minoranze etniche, linguistiche, religiose e sessuali sono represse, il dissenso politico sottaciuto, e i giornalisti non allineati picchiati quando non addirittura uccisi, questo è la Russia di Putin, e non l’Ucraina della Tymoshenko, né l’America di Obama.

L’UE è in pericolo se non si rafforza politicamente nell’areale internazionale

La mobilitazione degli USA in sostegno di Democrazia e Libertà, e l’assenza di un’iniziativa reale dell’UE, lascia capire che l’Europa ha bisogno dell’America democratica di Obama per tutelare i propri valori, quando non addirittura la propria esistenza.

Come sottolineato dall’autorevole centro studi polacco PISM -che è autorevole anche e sopratutto perché è polacco, e quindi più capace di comprendere le dinamiche dell’Europa Orientale- lo scopo di Putin nell’avere sollevato la questione linguistica non è tanto il giustificare l’azione militare in Ucraina, bensì il preparare simili provocazioni in Estonia, Lettonia e Lituania: Paesi UE in cui vive una cospicua popolazione russofona.

C’è bisogno di più Obama, Kennedy, Spinelli e Prodi

Sulle dichiarazioni che ho rilasciato a Radio Popolare, e che qui ho riportato in maniera più estesa, avrei potuto scrivere la classica mia nota come Responsabile dei rapporti con l’Ucraina del PD metropolitano milanese.

Non ho ritenuto opportuno farlo per non mettere in imbarazzo il Segretario metropolitano, anche se dall’impegno profuso in prima persona da autorevoli esponenti democratici italiani, in primis dal Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella, ma anche dagli Europarlamentari Patrizia Toia e David Sassoli, dalla Parlamentare Lia Quartapelle, e dalle dichiarazioni di recente rilasciate dall’ex-Premier Massimo D’Alema, è chiaro che il PD è, come unico Partito nell’arco politico italiano, in prima fila per il rispetto della Democrazia, della Libertà, dei Diritti Umani e della Pace.

In una situazione in cui, in Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Forza Italia si sono schierati apertamente a difesa dell’aggressione della Russia all’Ucraina, sarebbe opportuno che il nostro Paese, come sostiene il PD, attingesse di più da Obama, Kennedy, Clinton, Spinelli e Prodi, e non da Putin, Grillo, Salvini e Berlusconi, per restituire dignità e slancio internazionale ad un’Unione Europea che, oggi, ha estremo bisogno di aiuto.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Fondazione Filitalia International
Twitter: @MatteoCazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI UCRAINE: KLICHKO STA CON POROSHENKO, YATSENYUK CON TYMOSHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2014

Il ‘Paperone Arancione’, ottenuto l’appoggio del Partito moderato UDAR, promette l’integrazione dell’Ucraina in Europa nel 2025 e invita ad avvalersi della pressione internazionale per riprendere possesso della Crimea. L’ex-Premier, candidata dalla sua forza partitica social-popolar-democratica Batkivshchyna e supportata dall’attuale Capo del Governo, ritiene necessaria la modernizzazione dell’esercito e l’integrazione ucraina nelle strutture difensive dell’Occidente

Il duello tra i due principali partiti del campo democratico ucraino era stato ampiamente preannunciato e, dinnanzi ai primi movimenti per le Elezioni Presidenziali ucraine, ha dato già vita a coalizioni ampie che potranno cambiare gli assetti politici del Paese. Nella giornata di sabato, 29 Marzo, la Commissione Elettorale Centrale ucraina ha registrato le candidature di 26 personalità, tra cui, secondo tutte le rilevazioni sociologiche, a concorrere per il posto di Presidente ucraino sono però soltanto l’oligarca arancione Petro Poroshenko e l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

Ex-Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, già Ministro degli Esteri e dello Sviluppo Economico in diversi Governi, Poroshenko, altrimenti noto come ‘paperone arancione’ per avere sostenuto nel 2004 il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione Arancione, può godere del favore dei sondaggi e, sopratutto, del sostegno del Partito di ispirazione moderata UDAR, guidato dal pugile convertitosi alla politica Vitaly Klichko.

Durante il Congresso di UDAR, Klichko, che in cambio ha ottenuto da Poroshenko il via libera a correre per diventare Sindaco di Kyiv, ha ritenuto necessario appoggiare il candidato con il più alto rating per unire le forze che hanno dato vita alla protesta pacifica sul Maydan contro la Dittatura dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

Poroshenko, candidato in grado di intercettare sia il voto moderato che quello progressista, in un’intervista sul suo 5 Kanal ha dichiarato l’intenzione di portare l’Ucraina all’interno dell’Unione Europea entro il 2025, ed ha proposto di utilizzare l’appoggio internazionale per portare la Russia, anche per mezzo di sanzioni, a restituire all’Ucraina la Crimea.

La principale avversaria di Poroshenko è Yulia Tymoshenko: ex-Premier, già eroina della Rivoluzione Arancione e vittima esemplare delle repressioni politiche di Yanukovych, che, durante il congresso del suo Partito di ispirazione social-popolar-democratica, ha dichiarato la necessità di potenziare l’esercito ucraino per non concedere ai russi nemmeno un centimetro del territorio nazionale ucraino.

La Tymoshenko, che ha deciso di candidarsi malgrado gli inviti provenuti da diversi ambiti della politica ucraina che la vede come incapace di intercettare la domanda di novità proveniente dall’elettorato ucraino -ed anche da parte della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che sostiene Klichko- ha inoltre ritenuto necessario integrare l’Ucraina nelle strutture difensive Occidentali, ed ha invitato la Comunità Internazionale ad intensificare le sanzioni nei confronti della Russia di Putin.

A sostenere l’eroina della Rivoluzione Arancione è stato in maniera moderata il Premier, Arseniy Yatsenyuk, che a lungo è stato Leader in pectore di Batkivshchyna durante la detenzione della Tymoshenko, e che, pur sottolineando la sua neutralità istituzionale in quanto Capo del Governo, ha illustrato di avere l’intenzione di procedere nel cammino comune con Lady Yu.

Il duello ‘arancione’ tra Poroshenko e Tymoshenko, che si fa sulla carta sempre più probabile, ha tutte le carte in regola per mutare l’assetto politico ucraino dalla storica divisione tra ovest ed est -divisione solamente elettorale e NON tra filo europei e filorussi, come certa stampa vorrebbe invece presentare- ad un sistema del tutto simile a quelli dell’Europa Centrale, oppure simile a quelli dell’Europa Occidentale con una destra cristianodemocratica ed una sinistra socialdemocratica.

Con l’accordo tra Poroshenko e Klichko, si potrebbe rafforzare una piattaforma creata sulla base di un Partito, UDAR, che riprende i principi della cristiano-democrazia tedesca -non a caso la forza partitica di Klichko è appoggiata dalla Merkel, ed ha firmato con la polacca Piattaforma Civica del Premier Tusk un Accordo di Collaborazione- con un candidato in grado di rappresentare una sinistra ‘alla polacca’ vicina al grande business.

La Tymoshenko, venuto meno il sostegno della Merkel, si trova ora a scegliere se recuperare il suo passato socialdemocratico dei tempi in cui era esponente di spicco del Partito Hromada -una scelta che potrebbe implicare l’avvicinamento al Partito dei Socialisti Europei- o se portare Batkivshchyna -che come UDAR è osservatore del Partito Popolare Europeo- ad assumere posizioni più conservatrici simili a quelle dei polacchi di Diritto e Giustizia.

Quest’ultima scelta potrebbe consentire alla Tymoshenko di disinnescare la minaccia anti-europea caratterizzata dai Candidati di estrema destra Oleh Tyahnibok, Capo del Partito Svoboda, e Dmytro Yarosh di Pravy Sektor. La decisione, invece, di spostare Batkivschyna più a sinistra consentirebbe di attingere ad un potenziale bacino elettorale che potrebbe guardare al candidato dei comunisti Petro Symonenko.

Altri candidati senza speranza

Tra i candidati dati senza particolari possibilità di vittoria ci sono gli esponenti del Partito delle Regioni di Yanukovych Mykhaylo Dobkin e Serhiy Tihipko: il primo, indagato per brogli elettorali e incitamento alla sommossa contro lo Stato, ha ottenuto la nomination ufficiale della forza partitica, forte anche dell’appoggio delle oligarchie della metallurgia di Donetsk capitanate da Rinat Akhmetov.

Il secondo, Tihipko, rappresenta invece gli interessi degli oligarchi del settore chimico ed energetico, tra cui Dmytro Firtash: già principale finanziatore di Yanukovych nell’ultimo periodo di attività politica dell’ex-Presidente.

Altri candidati già registrati sono l’ex-Ministro della Difesa Anatoliy Hrytsenko per conto del Partito Posizione Civica, e l’ex-Sindaco di Leopoli Vasyl Kuybida per conto dello storico Narodny Rukh di ispirazione liberale

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro-Orientale
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