LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA MOLDOVA HA IL SUO PRESIDENTE

Posted in Moldova by matteocazzulani on March 19, 2012

Dopo tre anni di vani tentativi, il Parlamento moldavo ha concordato sulla candidatura del Capo del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicolae Timofti, proposto dalle forze della maggioranza filo-occidentale per sbloccare una situazione che, da troppo tempo, ha impedito a Chisinau di portare avanti una linea politica certa e determinata. Determinanti i voti dei tre deputati socialisti, che hanno messo in minoranza i comunisti 

Il Presidente moldavo, Nicolae Timofti

La fine di un impasse politica che consente a Chisinau di percorrere la strada verso l’Europa. Nella giornata di venerdì, 16 Marzo, il Parlamento moldavo è riuscito finalmente a eleggere il Capo dello Stato, dopo 3 anni di tentativi andati a vuoto per via dell’instabilità politica e della risicata maggioranza su cui la coalizione di governo ha potuto contare.

In una votazione a scrutinio segreto, Nicolae Timofti, candidato dell’Alleanza per l’Integrazione Europea – coalizione di maggioranza composta dal Partito Liberal-Democratico del Premier, Vlad Filat, dal Partito Liberale dell’ex-Speaker, Mihai Ghimpu, e dal Partito Democratico dell’attuale Speaker, Marian Lupu – è riuscito a ottenere 62 voti a favore: uno in più del quorum previsto per la nomina.

Fondamentale è stato il supporto del neo-formato Gruppo Socialista il quale, guidato da Igor Dodon, e formato da soli tre deputati, ha supportato la candidatura della maggioranza, e, così, ha rotto l’ostruzionismo del Partito Comunista. Forti di 61 parlamentari, ma relegati all’opposizione, i comunisti hanno sempre ostacolato l’elezione del Presidente per provocare lo scioglimento del Parlamento: previsto dalla Costituzione in caso di mancata nomina della Massima Carica dello Stato per due tentativi.

Timofti è un candidato tecnico, fino ad oggi Capo del Consiglio Superiore della Magistratura. 63enne, non ha mai ricoperto incarichi politici, ma ha condotto la propria carriera esclusivamente in ambito giudiziario. La sua nomina è stata dettata dalla necessità di individuare nel mondo politico moldavo di una personalità dall’indiscutibile competenza e imparzialità, condivisa sia dalle tre forze di maggioranza, che dai socialisti.

“Non mi sono mai occupato di politica, e mai lo farò – ha dichiarato Timofti a margine dell’elezione – ma presiederò il Paese in un delicato periodo per mezzo di una politica internazionale calibrata secondo le seguenti priorità: Ucraina, Romania, USA, Germania e Russia. La Moldova deve diventare ponte tra l’Oriente e l’Occidente”.

Aperta la via per Bruxelles

Tuttavia, il Presidente a Chisinau non possiede ampi poteri, sopratutto in politica estera: ambito in cui l’agenda è dettata solamente dall’esecutivo. Come dichiarato a più riprese dal Primo Ministro, Vlad Filat, la Moldova aspira all’integrazione europea con il varo nel breve termine di una Zona di Libero Scambio che consenta alle esportazioni moldave un collocamento agevole del mercato dell’UE.

Le riforme in ambito politico, economico e sociale approntate dalla Coalizione per l’Integrazione Europea sono state particolarmente apprezzate dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, in una recente intervista a Radio Liberty, ha ammesso come la Moldova abbia dimostrato di tenere molto al vettore euro-atlantico.

Per questa ragione, Chisinau, assieme alla Georgia, ha scavalcato tra i partner privilegiati della politica orientale dell’Unione Europea l’Ucraina: in cui le repressioni politiche scatenate dal Presidente, Viktor Janukovych, hanno reso Kyiv un Paese non pienamente democratico e, quindi, non integrabile con Bruxelles.

L’elezione di Timofti ha però un alto valore politico, in quanto riempie un vacuum che a Chisinau dura dall’Aprile 2009, quando una partecipata protesta di piazza nonviolenta – la celebre Rivoluzione Twitter: l’ultima delle rivoluzioni “colorate” finora avvenute in Europa – ha deposto dallo scranno di Capo dello Stato l’attuale Segretario del Partito Comunista, Vladimir Voronin: accusato di brogli e corruzione.

Dopo lo svolgimento di elezioni finalmente libere, la maggioranza in Parlamento è stata mantenuta dal campo filo-europeo, tuttavia, sempre con numeri esigui che hanno più volte messo a rischio la tenuta della coalizione – addirittura arrivando ad elezioni anticipate nel 2010 – Le funzioni del Presidente sono state svolte ad interim dagli Speaker Mihai Ghimpu e Marian Lupu.

Matteo Cazzulani

INTEGRAZIONE UE DI GEORGIA E MOLDOVA AL PRIMO PASSO.

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 13, 2011

Bruxelles avvia le trattative con Tbilisi e Chisinau per il varo della Zona di Libero Scambio, primo step per la firma dell’Accordo di Associazione. Previste simili aperture per Armenia ed Azerbajdzhan. Negoziati in stallo con l’Ucraina per via del caso Tymoshenko e della repressione politica

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Non solo i Balcani, ma anche l’Europa Orientale rappresenta la priorità della politica estera dell’Unione Europea. Nella giornata di lunedì, 12 Dicembre – a tre giorni dall’ammissione della Croazia – l’UE ha iniziato le trattative per la zona di libero scambio con Georgia e Moldova: una parte importante del successivo Accordo di Associazione, con cui Tbilisi e Chisinau riceveranno lo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi riconosciuto ad Islanda, Norvegia e Svizzera.

Un patto indispensabile per ambo le parti, sia sul piano economico che politico-energetico. Gli scambi commerciali tra UE e Georgia si aggirano attorno ad 1,7 Miliardi di Euro, mentre quelli con la Moldova toccano i 2,1: cifre considerevoli per le economie dei due Stati dell’Europa Orientale, che da tempo hanno comunicato chiaramente di volere l’Europa per rompere con un passato di dominazione russa e scacciare la minaccia – sempre più reale – di un rigurgito imperiale di Mosca.

In particolare, la Moldova di recente ha richiesto aiuto proprio all’UE per la conduzione di difficili trattative per il rinnovo delle forniture di gas con il monopolista russo, Gazprom: longa manus del Cremlino per mantenere l’Europa quanto più divisa e dipendente dalla Federazione Russa.

A certificare l’importanza del documento, la presenza del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski – nelle vesti di Presidente di turno dell’Unione Europea – del Commissario UE al Commercio, Karel de Gucht, e dei Primi Ministri dei due Paesi, Nika Gilauri e Vlad Filat. Come illustrato dal Capo della Diplomazia polacca, la chiusura dei negoziati richiede riforme strutturali da parte dei Paesi coinvolti: chiamati a garantire stabilità, rispetto delle regole del libero mercato, trasparenza ad ogni livello, applicazione delle norme igienico-sanitarie e protezione dei diritti di proprietà.

“I prossimi accordi riguarderanno l’abbattimento del regime dei visti – ha evidenziato Sikorski al termine della firma dei trattati – l’Europa è sempre interessata alla realizzazione del Partenariato Orientale: per questo simili passi saranno compiuti anche con Armenia ed Azerbajdzhan, così come oggi stanno per essere concluse le trattative con l’Ucraina”.

Negoziati con Kyiv sempre più difficili

In realtà, per quanto riguarda Kyiv esistono seri problemi. Nonostante la conclusione delle trattative sul piano tecnico e politico, la firma dell’Accordo di Associazione, prevista per il 19 Dicembre, potrebbe non avvenire a causa dell’ondata di repressioni politiche attuate dal Presidente ucraino, Viktor Janukovych, contro esponenti dell’opposizione democratica: tra cui la carismatica Leader, Julija Tymoshenko.

L’ex Primo-Ministro, incarcerata in isolamento già durante il processo-farsa a cui è stata sottoposta – senza diritti per la difesa, privata della possibilità di presentare propri testimoni e di contestare le prove irregolari alla base delle imputazioni – l’11 Ottobre è stata condannata a sette anni di galera per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. In aggiunta, l’8 Dicembre, la Tymoshenko è stata arrestata una seconda volta, ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per la prosecuzione delle indagini sui reati di evasione fiscale ed accollo al bilancio statale dei debiti del colosso energetico JEESU – presieduto prima della discesa in campo del 1998. Quest’ultimo processo è stato condotto direttamente nella cella dell’ex-Primo Ministro: impossibilitata persino ad alzarsi dal letto a causa di forti dolori alla schiena.

A cercare di salvare la trattativa, sempre lunedì, 12 Dicembre, è stato il Commissario all’Allargamento, Stefan Fule. A colloquio con Janukovych, il Diplomatico UE ha illustrato l’importanza dell’Accordo di Associazione per il popolo ucraino, ed invitato il Capo di Stato di Kyiv ad una condotta responsabile finalizzata alla conclusione dei negoziati. Terminato l’incontro, Fule si è recato presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj dove, a sorpresa, è stato il primo esponente politico a poter incontrare la Tymoshenko: finora costretta ad interloquire solamente con figlia ed avvocati.

Matteo Cazzulani

“LUKASHENKA COME JARUZELSKI”: COSI IL MINISTRO DEGLI ESTERI POLACCO RIATTIVA LA POLITICA ORIETALE DELL’UE

Posted in Bielorussia, Unione Europea by matteocazzulani on August 13, 2011

Dal Financial Times, il Capo della Diplomazia di Varsavia, Radoslaw Sikorski, rilancia l’impegno ad est dell’Unione Europea, indispensabile per la sicurezza di Bruxelles. Le reazioni di autorità ed opposizione bielorusse

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Quando la Polonia è coerente e coraggiosa l’Europa Orientale – ed anche quella Occidentale – ritrova se stessa. Nella giornata di mercoledì, 3 Agosto, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha rilasciato un’intervista al Financial Times in cui ha invitato il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, a trattare l’abbandono del potere in maniera pacifica, seguendo l’esempio di Wojciech Jaruzelski: ultimo Capo della Polonia Sovietica, sconfitto dalla pacifica lotta di Solidarnosc.

Una posizione che, se da una lato ripropone alla stampa occidentale una questione tutta europea di difficile realizzazione – la Bielorussia è ritenuta da molti esperti l’ultima dittatura d’Europa – dall’altro rilancia il ruolo della Polonia come guida di una politica estera seria e responsabile, che vede nello sviluppo della democrazia e dell’indipendenza dei vicini orientali una garanzia per la sicurezza di tutta l’UE.

Difatti, sempre dalle colonne dell’autorevole FT, Sikorski ha illustrato l’importanza strategica per Bruxelles dell’apertura immediata delle trattative per la creazione della Zona di Libero Scambio con Moldova e Georgia, la necessità di concludere al più presto le trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e, dopo la già stabilita integrazione della Croazia, la concessione dello status di Paese candidato alla Serbia.

“L’Europa Orientale – ha evidenziato il Ministro degli Esteri polacco – rappresenta oggi quello che l’Europa Centrale [ovvero Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Repubblica Slovacca, Romania, e Paesi Baltici, n.d.a.] è stata ieri per la Comunità Europea: solo la prospettiva di un ingresso nell’UE ha attivato un sorprendente sviluppo delle strutture statali e dell’economia”.

L’opposizione si rincuora

Parole di un’approccio orientale che non si sono udite da tempo, sopratutto da quel Settembre 2009, quando lo stesso Sikorski ha annunciato il mutamento dell’orientamento estero di Varsavia: non più jagellonico, ovvero improntato allo sviluppo della democrazia ad est, ma maggiormente conciliante con la Russia, ed allineato con la Germania.

A dimostrazione di come, invece, la via orientale sia maggiormente efficace, è stata l’imponente reazione innescata dall’articolo pubblicato sul media occidentale: il Ministro degli Esteri bielorusso, Andrjau Savinych, ha commentato la posizione di Sikorski come irrealistica ed esotica, ma, nel contempo, è stato costretto a contestare ufficialmente le dichiarazioni del premier russo, Vladimir Putin, che, qualche giorno prima, si è dichiarato a favore dell’annessione della Bielorussia alla Federazione Russa.

Ma le parole del Capo della Diplomazia polacca hanno attivato anche l’opposizione bielorussa, fortemente repressa dal regime di Lukashenka, ma rivitalizzata dalle dichiarazioni di Varsavia: Hryhorij Kostusjeu, uno dei candidati alle scorse elezioni presidenziali del 19 dicembre 2010, ha invitato l’Occidente a prestare maggiore attenzione al rinato imperialismo russo, di cui Minsk è sempre più preda. Un’altro leader del dissenso, Valadymyr Njakljau – celebre per essere stato arrestato e percosso proprio durante lo svolgimento delle ultime elezioni – ha accusato Putin di sciovinismo, ed invitato i compatrioti ad unirsi per salvare la Bielorussia dalle mire colonialiste di Mosca.

Secondo uno studio sociologico dell’indipendente NISEPI, pubblicato da Radio Liberty, a favore dell’integrazione con l’Unione Europea è il 45% della popolazione, mentre chi appoggia la proposta di Putinsarebbe solo il 31% dei bielorussi: una percentuale comunque alta, dovuta, secondo gli esperti, alla forte politica di russificazione, condotta dapprima dagli zar, poi dai sovietici, ed infine dallo stesso Lukashenka, ininterrottamente al potere dal 1994.

Matteo Cazzulani

IN MOLDOVA E ANCORA CRISI DI GOVERNO

Posted in Moldova by matteocazzulani on July 20, 2011

Uno scontro tra Liberali e Liberal-Democratici per una questione di nomine e proposte di legge mina la tenuta dell’Alleanza per l’Integrazione Europea, malgrado l’invito della Grybauskaite all’unità. Il vantaggio dei comunisti

Il Leader dei liberali moldavi, Mihai Ghimpu

Equilibrio precario e numeri risicati ostacolano la strada della Moldova verso l’Unione Europea. Nella giornata di Giovedì, 14 Luglio, si è consumata una nuova frattura all’interno dell’Alleanza per l’Integrazione Europea: variegata coalizione di governo di centro-destra, composta dal Partito Liberal-Democratico, da quello Liberale, e dai Social-Democratici.

A causare la rottura, la decisione del Leader dei Liberali, Mihai Ghimpu, di bloccare ogni provvedimento di riforma proposto dai Liberal-Democratici: un tempo, alleati di ferro, oggi, invece, divisi dalla decisione del loro Leader, il Premier, Vlad Filat, di non sostenere la candidatura a Presidente del Capo dei Social-Democratici, Marian Lupu, che, in quanto Speaker del Parlamento, ricopre già la carica di Capo di Stato ad interim.

Una situazione davvero confusa, dove, in seguito alle elezioni parlamentari anticipate dello scorso 28 Novembre – convocate per risolvere un’impasse duratura – al Governo è stata confermata la coalizione filoeuropea che, risicata nei numeri, non è ancora riuscita ad eleggere il Presidente, per cui sono necessari i 3/4 dei voti in Parlamento. In aggiunta, la precarietà del margine della maggioranza, che costringe alla conta in ogni votazione: su 101 seggi, il Partito Liberal-Democratico ne ha 32, il Partito Democratico – socialdemocratici – 15, mentre quello Liberale 12.

Un invito alla pronta risoluzione delle controversie interne è arrivato dalla Presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite, che, incontratasi con Filat e Lupu lo scorso mercoledì, 13 Luglio, ha ribadito come la tenuta della coalizione di centro-destra sia condizione necessaria per le riforme strutturali e l’ammodernamento del Paese, di cui Chisinau ha necessità da un lato per concludere le procedure di associazione con Unione Europea – con cui è in programma il varo di una Zona di Libero Scambio – dall’altro, per risolvere con maggiore autorevolezza la crisi in Transdnistria.

Verso la Bolognina moldava

Chi, invece, approfitta dei dissidi interni al campo filoeuropeo è l’opposizione comunista, che, forte della vittoria alle elezioni amministrative – e della maggioranza relativa in parlamento, con 42 seggi – ha convocato un congresso nazionale con lo scopo di ammodernare il Partito, in vista di una sua maggiore democratizzazione.

Tuttavia, secondo diversi esperti, è difficile che l’apertura all’associazionismo ed alla società civile possa realmente mutare l’erede diretto del Partito Comunista Moldavo dell’epoca URSS, sopratutto per quanto riguarda l’orientamento in politica estera, spiccatamente filorussa ed antioccidentale.

Matteo Cazzulani