LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ARRESTI E REPRESSIONI: LA NUOVA-VECCHIA RUSSIA DI PUTIN MOSTRA GIA’ IL SUO VERO VOLTO

Posted in Russia by matteocazzulani on March 6, 2012

Dopo solo un giorno dalla chiusura dei seggi la polizia russa arresta più di 500 manifestanti e giornalisti tra Mosca e Pietroburgo, scesi in piazza per protestare contro le irregolarità compiute durante le elezioni presidenziali di Domenica, 4 Marzo. Germania e Francia sembrano non accorgersi dell’accaduto e si congratulano con lo zar del gas per la terza rielezione

Una foto dei dissidenti arrestati di Aleksej Naval'nyj

Se il buongiorno si vede dal mattino, in Russia è prevista una folta tenebra, e in Europa un venticello tanto debole quanto la posizione che i suoi principali Leader hanno assunto nei confronti dei brogli elettorali e delle repressioni attuate a Mosca. Nella giornata di lunedì, 5 Marzo, la polizia russa ha arrestato più di 500 tra manifestanti: scesi in piazza per richiedere la ripetizione delle elezioni presidenziali del giorno precedente.

Secondo i dimostranti, le consultazioni elettorali si sono svolte in un clima di irregolarità diffusa e di falsificazioni attuate per consentire al Premier, Vladimir Putin, la rielezione sullo scranno presidenziale per la terza volta non consecutiva. Riunitisi in più di 20 Mila nella centrale piazza Pushkin’skaja, a Mosca, i dissidenti sono stati presto oggetto delle cariche delle forze dell’ordine, che hanno provveduto ad arrestare 150 manifestanti.

Tra essi, molti giornalisti, i Leader del movimento di opposizione progressista Altra Russia, Eduard Limonov, quello della democratica Solidarnist’, Ilja Jashin, e il blogger Aleksej Naval’nyj: noto per avere raccolto, e diffuso, le diverse testimonianze di brogli durante le procedure di voto.

Medesimo scenario si è registrato sul Kol’co – la circonvallazione di Mosca – dove l’opposizione ha organizzato una catena umana colorata di bianco – la tinta scelta per esprimere il dissenso a Putin – tuttavia, rotta dall’imponente presenza degli Omon. Infine, ancora più lontano dal Cremlino, a San Pietroburgo, in 1500 si sono riuniti presso la Piazza di Sant’Isacco in un’azione conclusa con l’arresto di 300 dissidenti.

Le opposizioni, guidate dal Segretario del Partito della Libertà Popolare PARNAS, Borys Nemcov, dal Leader del Partito Repubblicano Russo, Vladimir Ryzhkov, da quello del Fronte Civico Unito, Garri Kasparov, dal Capo del Fronte Radicale della Sinistra, Sergej Udal’cov, non riconoscono i dati delle elezioni presidenziali.

Secondo la Commissione Elettorale Centrale, Putin sarebbe ritornato al Cremlino con il 63,5% dei consensi, seguito dal comunista Gennadij Zjuganov con il 17,18%, dall’indipendente Mikhail Prorokhov – che è sceso in piazza con l’opposizione – con il 7,98%, dal nazionalista Vladimir Zhirinovskij con il 6,21% e dal socialdemocratico Sergej Mironov con il 3,86%.

In Russia il manganello, in Europa il fioretto

“Non abbandoneremo la piazza fino a quando Putin non se ne andrà dal Cremlino, e sarà riconvocata una nuova elezione del Capo dello Stato” ha dichiarato Udal’cov: più tardi anch’egli arrestato dalla polizia. “Chiediamo che la gente possa votare secondo le proprie idee, e non sull’onda del terrore” ha illustrato Mikahil Prorokhov, mentre il deputato del partito socialdemocratico Russia Giusta, Il’ja Ponomarev, ha invitato, invano, la polizia a lasciare libertà di manifestazione ai dimostranti.

Chi invece ha accettato i dati, nonostante le palesi violazioni della libertà di voto e di espressione, sono stati i Capi di Stato e di Governo di Germania e Francia. Pur riconoscendo la differente pratica con cui le elezioni sono state condotte, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dopo avere evidenziato l’importanza delle relazioni tra Berlino e Mosca, ha illustrato come al neo-rieletto Presidente spetti il compito di modernizzare la Russia.

Stesso senso ha avuto il messaggio di congratulazioni per la vittoria inviato dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy, che ha riconosciuto a Putin l’impegno per la democratizzazione e il progresso economico di uno Stato la cui partnership è fondamentale per Parigi e per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

Advertisements

BROGLI ELETTORALI RENDONO VLADIMIR PUTIN ZAR DEL CREMLINO PER LA TERZA VOLTA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 5, 2012

Dissidenti e ONG locali indipendenti – privati di un proprio candidato – denunciano falsificazioni e irregolarità durante e dopo lo spoglio dei voti che, secondo la Commissione Elettorale Centrale, avrebbe confermato il ritorno alla presidenza dell’ex-Premier con il 63% dei consensi. Il neo-eletto Capo dello Stato promette una Russia forte protetta da ogni “provocazione destabilizzante”

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Niente di nuovo in Russia: Vladimir Putin vince le elezioni, i suoi giovani sostenitori occupano i siti nevralgici della capitale per impedire manifestazioni di dissenso, e l’opposizione – priva di un proprio candidato alla corsa presidenziale – denuncia brogli elettorali a dismisura. Sono le 7 del mattino – ora italiana – quando la Commissione Elettorale Centrale, giunta allo spoglio del 99% delle schede, ha certificato il ritorno al Cremlino di Vladimir Putin.

Premier uscente, Putin ha già ricoperto la carica di Capo dello Stato della Federazione Russa dal 2000 al 2008 – quando, per non cambiare la Costituzione, ha rinunciato a un terzo mandato consecutivo occupando la guida del governo, e ha posto sullo scranno presidenziale il suo fedele alleato, Dmitrij Medvedev.

“E’ una vittoria fondamentale per il nostro Paese, non cederemo a nessuno” ha commentato proprio Medvedev davanti ai militanti di Putin, radunati nella centralissima Piazza del Maneggio già a poche ore dalla chiusura dei seggi. “Ringrazio tutti coloro che hanno detto sì a una grande Russia, e hanno respinto le provocazioni politiche che mirano a distruggere lo Stato russo. Questa variante è irrealizzabile. L’ho detto, e così è stato. Vi ho promesso la vittoria, e abbiamo vinto” ha aggiunto Putin in lacrime.

Secondo le rilevazioni ufficiali, Putin ha ottenuto il 63,74% dei consensi, staccando di molto il comunista Gennadij Zjuganov, secondo con il 17,18%, e l’indipendente businessman Mikhail Prorokhov, terzo con il 7,81%. Lontani anche i rimanenti candidati: il nazionalista Vladimir Zhirinovskij ha ottenuto il 6,23% dei voti, mentre il socialdemocratico Sergej Mironov il 3,85%.

La vittoria, apparentemente schiacciante, è stata contestata dalla reale opposizione la quale, oltre ad avere evidenziato l’assenza di un candidato veramente indipendente dal Cremlino ed espressione diretta del dissenso alla verticale del potere di Putin, ha rilevato un alto numero di brogli elettorali, perpetrati sopratutto a Mosca, Pietroburgo e Jekaterinburg.

Come illustrato dal blogger Aleksej Naval’nyj, solo alle 15:30 i casi di falsificazione sono arrivati a 2712, e verso la chiusura dei seggi sono andati via via ad aumentare fino alla realizzazione della conta dei voti, durante la quale, anche secondo le associazioni indipendenti Golos e Osservatore Civico, il lavoro dei giornalisti e degli osservatori elettorali è stato ostacolato in diverse sezioni elettorali.

Nello specifico, le associazioni hanno denunciato l’organizzazione dei cosiddetti “caroselli” – il trasporto degli elettori da un seggio all’altro per votare più di una volta – la consegna ad alcuni votanti di più di una scheda, e lo spegnimento all’inizio della conta dei voti delle telecamere che il Cremlino ha installato in ogni sezione per consentire ai cittadini di monitorare da sé la “regolarità” delle operazioni.

Di diverso avviso sono la Commissione Elettorale Centrale, che ha registrato solo 36 denunce di irregolarità, e le Autorità cittadine di Mosca, che, dopo avere ridotto il centro della Capitale in stato d’assedio, hanno riservato le principali piazze moscovite esclusivamente per i meeting della gioventù filo-putiniana: de facto costringendo le opposizioni a manifestare solo il giorno successivo.

L’unica nota di colore risulta la protesta delle FEMEN. Le monelle ucraine, note per condurre le loro proteste seminude, si sono presentate presso il seggio dove ha votato Putin e, a torso nudo, hanno contestato la scelta del Premier di ricandidarsi per la terza volta alla presidenza della Federazione Russa. Dopo essere state bloccate senza complimenti dalle forze di polizia, le manifestanti sono state inviate in commissariato: pronte per il rimpatrio in Ucraina e la condanna al pagamento di una multa.

Un pericolo per l’Europa

Certificato un dato elettorale tutt’altro che inaspettato, resta ora da riflettere sul senso che la rielezione di Putin alla Presidenza della Russia ha per gli equilibri geopolitici, sopratutto in relazione all’Occidente. Stando alle promesse pre-elettorali, Putin punta sulla costituzione di una “grande Russia” cementata internamente attorno al nucleo nazionale russo e, sul piano estero, pronta a rilanciare la propria presenza nel Mondo come superpotenza globale.

Per realizzare questa seconda via, Mosca ha intensificato la propria egemonia energetica, e si è fatta promotrice dell’Unione Eurasiatica: processo di integrazione economico-politico con cui il Cremlino – seguendo specularmente il modello della CEE e dell’Unione Europea – intende assoggettare i Paesi dell’ex-Unione Sovietica, e, così, rendere la Federazione Russia un soggetto para-imperiale.

Questo scenario ha particolari risvolti proprio sull’Unione Europea, che Mosca considera il primo avversario da neutralizzare per certificare il re-ottenimento dello status di superpotenza mondiale. Per questa ragione, non c’è da meravigliarsi se la Russia implementerà la propria politica energetica con la continuazione del processo di stipula di contratti a lungo termine con le principali compagnie energetiche dell’UE e, sopratutto, con la rilevazione del controllo totale o parziale dei gasdotti del Vecchio Continente.

Di pari passo, il rafforzamento dell’Unione Eurasiatica – a cui già hanno aderito Kazakhstan, Bielorussia e Kyrgystan – e la sua estensione a Paesi dell’Europa Orientale come Ucraina e Moldova sancirà il rafforzamento della connotazione imperiale del Cremlino e, nel contempo, affogherà una volta per tutte le speranze di riscossa per l’Europa: sempre più in preda a una crisi economica, e relegata ai confini di un Mondo oggi dominato da Cina, India, Brasile e Sud Africa – e, per l’appunto, anche da Mosca.

Se non è già troppo tardi, l’unica speranza per risollevare la situazione dell’Unione Europeaè il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti d’America, e la costituzione di un forte blocco occidentale che, ispirato ai principi della democrazia, del libero mercato, della divisione dei poteri, e del rispetto dei diritti umani e della libertà del singolo cittadino – nel pieno rispetto delle minoranze e del pluralismo di opinione – possa concorrere con i colossi economici laddove questi ultimi sono deboli e maggiormente arretrati rispetto all’Occidente.

Per questa ragione, l’unica risposta che gli europei possono dare ai brogli elettorali in Russia è un cambio radicale della propria prospettiva culturale: coniugare uno storico europeismo, che finora ha portato alla costituzione dell’Unione tra stati divisi da secoli di odi e divisioni, con un pragmatico atlantismo, maggiormente aderente al Mondo di oggi, in cui gli equilibri geopolitici non sono più decisi a Washington, Londra o Bruxelles, ma a Pechino, Nuova Delhi, Mosca e Brasilia.

Matteo Cazzulani

ECCO CHI “CONTENDE” A VLADIMIR PUTIN LA PRESIDENZA DELLA RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 3, 2012

Con l’esclusione dei candidati liberali e dissidenti, le Elezioni Presidenziali Russe si apprestano a incoronare per la terza volta lo Zar del Gas sullo scranno del Cremlino. Il ritratto dei rivali nella consultazione elettorale

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Mosca non è Kyiv, e nemmeno Varsavia. Questa deduzione non è dettata dall’appartenenza o meno all’Europa delle capitali citate – sull’europeicità di Polonia e Ucraina, non solo per motivi calcistici, non ci sono dubbi, mentre è difficile inserire nel Vecchio Continente la Russia eurasiatica – ma dalla modalità con cui La Voce Arancione racconterà ai suoi lettori le Elezioni Presidenziali Russe di Domenica, 4 Marzo: purtroppo, non in diretta dalla Piazza Rossa.

Addentrarsi sull’atteggiamento poco professionale di sedicenti organizzazioni pro-democrazia, a causa del quale La Voce Arancione è rimasta a casa, è esercizio inutile che sottrarrebbe spazio all’analisi di un evento storico che, stando alle premesse, sembrerebbe confermare l’assenza di un sistema democratico in una Russia pronta a re-incoronare Vladimir Putin suo Presidente per la terza volta non consecutiva.

Attuale Primo Ministro, Leader del Partito Russia Unita e del Fronte Nazionale Panrusso – movimento creato ad hoc per sostenere la sua corsa alle elezioni – Putin proviene dalle fila dei servizi segreti URSS di Dresda, succede a Borys Jelcyn alla Presidenza della Federazione Russa nel 2000, e governa indisturbato il Paese fino ad oggi. Nel 2008, non potendosi ripresentare per un terzo mandato, si fa eleggere Primo Ministro, e pone a Capo dello Stato il suo delfino, Dmitrij Medvedev.

Il programma elettorale con cui Putin ambisce al ritorno alla Presidenza è stato illustrato “a puntate” con articoli tematici pubblicati sui principali giornali russi. In ambito interno, è improntato al raggiungimento della stabilità, alla concessione di incentivi alle famiglie con più di tre figli, al blocco dell’incremento dell’età previdenziale, a regole più severe per gli immigrati, alla costituzione di una “nuova nazione russa” che contempli la coesistenza di altre etnie purché cementate attorno al “nucleo etnico russo”, e, infine, a finanziamenti al settore chimico e nano tecnologico.

In politica estera, Putin intende rilanciare il ruolo della Russia come superpotenza a livello mondiale consolidando la propria egemonia nell’ex-URSS, dove Mosca è promotrice dell’Unione Eurasiatica: progetto a immagine e somiglianza dell’Unione Europea con cui il Cremlino intende integrare a sé prima economicamente, e poi politicamente, Kazakhstan, Kyrgystan, Uzbekistan e le altre ex-repubbliche dell’Unione Sovietica, tra cui le europee Bielorussia, Ucraina e Moldova.

Nel contempo, la Russia intende escludere l’UE dalla competizione mondiale mediante una spregiudicata politica energetica che – complici Paesi consenzienti come Germania e Francia – per mezzo della stipula di contratti per la compravendita di gas, e della presa di possesso dei gasdotti europei, divide l’Europa e contrasta ogni tentativo di autonomia del Vecchio Continente.

In alternativa al vecchio/nuovo presidente, i russi sulla scheda elettorale non troveranno alcun candidato in grado di competere con una personalità di pari carisma e un programma maggiormente evoluto di quello – a tratti sciovinista, nazionalista e post-sovietico – di Putin.

Grigorij Javlinskij – esponente del Partito Jabloko: forza politica di orientamento liberale e filo europeo – è stato escluso dalla competizione elettorale per una imprecisata scorrettezza commessa nella raccolta firme, mentre gli altri esponenti del dissenso russo – tra cui i Leader del movimento Solidarnist’, Borys Nemcov, Il’ja Jashin e Aleksej Naval’nyj – non sono stati ammessi fin dall’apertura della registrazione delle candidature. A rivalizzare con Putin restano, così, politici di medio-basso spessore.

I candidati voluti dal Cremlino

Il primo di essi è Mikhail Prorokhov. Espressione del ceto di quei “nuovi russi” che si sono arricchiti con le fortune accumulate negli anni ’90, la “novità” della politica russa si presenta al voto con un programma improntato sull’innalzamento dell’età previdenziale sopratutto per le donne, incremento delle tasse, parcellizzazione del monopolista energetico Gazprom, semplificazioni nelle procedure per la fondazione dei partiti, e liberalizzazione del sistema elettorale. Secondo i sondaggi, Prorokhov può contare sul 4% dei consensi.

Sostenuto da una percentuale simile, sempre secondo i sondaggi, è Sergej Mironov. Leader del partito socialista “Russia Giusta”, Mironov propone l’introduzione di una “scala mobile” per agevolare i ceti meno abbienti, il blocco delle tariffe per gas ed energia elettrica, e la lotta a povertà e corruzione.

Fortemente nazionalista è, invece, l’abito con cui ambisce al Cremlino, per la quarta volta di fila, Vladimir Zhirinovskij. Capo del Partito Liberal-Democratico Russo, Zhirinovskij è favorevole alla riduzione delle esportazioni di gas all’estero, e alla trasformazione della Russia da Federazione di Stati a Paese suddiviso in governatorati. Noto per la sua vicinanza al Cremlino, e per i proclami sciovinisti, Zhirinovskij propone anche il congelamento delle tasse e degli affitti per i cittadini più poveri e per i pensionati, ma, secondo i sondaggi, non può contare su più del 10%.

Infine, il principale competitor di Putin è il Capo dei comunisti, Gennadij Zjuganov, anch’egli alla quarta corsa alla presidenza. Erede diretto della tradizione URSS, Zjuganov promette la lotta alla destalinizzazione della Russia, la nazionalizzazione di industrie, agricoltura e imprese, gratuità di abitazioni e istruzione per i poveri, e rilancio della Paese in chiave internazionale secondo un programma dalle tinte nazionaliste. Secondo i sondaggi, Zjuganov potrebbe puntare al 20%: pur sempre troppo poco per contrastare un ritorno alla Presidenza di Vladimir Putin che, senza illusioni, è apparso dai primi scampoli di campagna elettorale sempre più certo.

Matteo Cazzulani

Elezioni Parlamentari Russe: una bufala “democratica”

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

I media occidentali evidenziano con enfasi il crollo del partito del potere. Liste civetta conniventi con l’asse Putin-Medvedev le uniche ad entrare nella Duma, con arresti di oppositori, e repressioni sui media indipendenti

La menzogna e servita, con il tacito assenso di un occidente impaurito ed ingannato. Il risultato delle elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, e stato accolto come passo in avanti verso la democrazia da parte di una Russia palesemente autocratica, e tradizionalmente avvezza a consultazioni elettorali manipolate senza troppi mascheramenti.

In effetti, i risultati sono storici, dal momento in cui Russia Unita, il partito del potere del tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e domani certamente Presidente e Premier – ha registrato un crollo vertiginoso dei consensi: passando dal 68% al 46,0. Una maggioranza assoluta non più posseduta solo nella forma, dal momento in cui, nella sostanza, le elezioni sono state un grande bluff.

Difficile ritenere opposizione gli altri partiti entrati alla Duma: il Partito Liberal-Democratico di Zhirinovskij , quarto con il 13,2% dei voti, e apertamente sciovinista ed in linea con le politiche imperialiste con cui Putin e Medvedev si sono presentati. La sedicente socialdemocratica Russia Giusta, terza con il 14,1% dei voti, e una cozzagli a elettorale, secondo molti esperti autorevoli creata ad hoc dal Cremlino per dare una parvenza di democrazia.

Il medesimo atteggiamento tenuto dalla verticale del potere per i comunisti di Zjuganov: secondi con il 21,0%, presentati alla stampa mondiale come prova tangibile di un pluralismo partitico difficile da credere. Guarda caso fuori dal Parlamento sono rimasti i Deputati di Jabloko: unica forza di opposizione, chiaramente liberale e filo europea.

Repressioni ed arresti a corredo del “successo” dello zar del gas

Per ora, le organizzazioni non governative impegnate nell’osservazione delle consultazioni non si sono espresse, ma restano alcuni precisi segnali. In primis, le notizie della stampa russa ed internazionale: tutte allineate nell’esaltare i progressi della democrazia russa. In secondo luogo, i fatti sapientemente sottaciuti da chi ha interesse nel presentare lo zar del gas come alfiere della democrazia.

Sin dalla mattinata i siti di radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos – impegnata nel rispetto della democrazia – sono stati oscurati. Nella serata, presso piazza Triumfal’naja, più di una decina di militanti del movimento di opposizione Altra Russia sono stati arrestati: rei di avere manifestato il proprio dissenso alle elezioni-farsa organizzate da un regime che, legittimato dalle ennesime manipolazioni, e santificato da un’Occidente addormentato, resta una minaccia per l’Europa tutta.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI CONTRO I BROGLI ELETTORALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

300 gli arrestati per Illegittimo Dissenso durante la dimostrazione del movimento Solidarnist’, compartecipata da circa 2 Mila persone. Repressa, con l’incarcerazione di 150 persone, anche l’iniziativa dei liberal-progressisti di Altra Russia. Gli osservatori internazionali certificano l’irregolarità della votazione

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Forse, questa volta il Cremlino ha aperto il Vaso di Pandora. La giornata di lunedì, 5 Dicembre, all’indomani delle elezioni parlamentari russe, è stata caratterizzata da continue manifestazioni da parte di militanti, attivisti e simpatizzanti della vera opposizione: quella non ammessa alla consultazione elettorale, in cui tre delle quattro liste che hanno ottenuto seggi alla Duma sono diretta espressione della Verticale del Potere.

La dimostrazione più imponente, in tarda serata: presso il Bulvar Chystoprudnyj si sono riuniti più di 2 Mila persone, intenzionate a raggiungere la piazza della Lubjanka – tristemente nota per avere ospitato la sede del KGB e, oggi, quella dell’FSB – esclamando slogan contro la falsificazione delle elezioni ed invitando la polizia ad aggiungersi al corteo. Nulla da fare, anche perché la milicija non solo ha impedito ad altri manifestanti di aggiungersi alla dimostrazione, ma, una volta terminato il corteo, hanno dato vita a cariche, culminate con manganellate ed arresti di più di 300 partecipanti. Tra essi, Il’ja Jashin ed Aleksej Naval’nyj: esponenti di spicco del movimento Solidarnost’ – creato da forze partitiche di diverso orientamento sul modello della Solidarnosc polacca.

I fatti della Lubjanka non sono che l’ultimo episodio di una crescente repressione del dissenso. Già nella giornata di Domenica, 4 Dicembre, ad urne ancora aperte, in Piazza Triumfal’naja la manifestazione del movimento di opposizione liberal-progressista Altra Russia è stata soffocata secondo il medesimo copione, con la spedizione in gattabuia di 150 dimostranti. Anteprima di tale epilogo, gli attacchi da parte di hacker denunciati poco prima dell’apertura dei seggi da parte di Radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos, impegnata nella democratizzazione della Russia.

A dare conferma alle ragioni della protesta, i diffusi casi di falsificazione della consultazione elettorale certificati dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa che, in particolare, hanno segnalato la sistematica intrusione di esponenti delle Autorità nel conteggio dei voti, attività di propaganda elettorale presso i seggi, ed aggiunta di schede pre-votate nelle urne. Una tecnica che ha dato i suoi frutti: durante la diretta dedicata ai risultati delle elezioni, il Canale Rossija 24, basandosi sui dati ufficiali, ha contato il 115,5% dei voti nella Oblast’ di Svedlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 129 % in quella di Voronezh.

Putinismo dal volto umano

Lecito ricordare che secondo i dati riconosciuti dal Cremlino, il Partito del Potere tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e, dal prossimo Marzo, Presidente e Premier – Russia Unita ha ottenuto il 49% dei consensi, in crollo di più del 15% rispetto ai sondaggi: guarda caso giusto sotto la soglia per l’ottenimento della maggioranza dei seggi alla Duma. Una situazione che porterà alla formazione di una coalizione di governo con i Liberal-Democratici di Zhirinosvs’kij – quarti con l’11,5% dei consensi – e la socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 13% dei voti: liste composte da politici riciclati, spesso fuoriusciti da Russia Unita, tutti conniventi col Cremlino. All’opposizione restano solo i comunisti di Zjuganov – secondi con il 19% – mentre i liberali filo europei di Jabloko non hanno superato lo sbarramento.

Così, la Verticale del Potere Putin-Medvedev mantiene stretto il potere, presentandosi con un volto più umano e “democratico” alla Comunità Internazionale. Tuttavia, resta la medesima natura repressiva di sempre, oggi chiamata agli straordinari per arginare un’ondata di proteste che, sempre crescenti, dimostrano un timido avvio del consolidamento della società civile attorno ad ideali di democrazia, libertà, e giustizia.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PARLAMENTARI RUSSE: L’IMPERO DEL GAS SI FA’ PIU FURBO

Posted in Russia by matteocazzulani on December 5, 2011

Liste civetta, manipolazione dei risultati, e manganellate ai veri oppositori, con tanto di arresti. Il vero volto della consultazione elettorale di un Paese prossimo alla ricostituzione dell’Impero

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

“Il vento è cambiato davvero anche in Russia” scrive qualcuno nei media italiani, felicitato per la prova di democrazia data dalla Russia di Putin, dimostrata – a suo dire – dal crollo dei consensi del partito del potere, Russia Unita: ora, priva della maggioranza assoluta dei seggi alla Duma. Panzane belle e buone, servite con una salsa di ipocrisia dal retrogusto post-sovietico: davvero sgradevole per chi l’Europa orientale e la Russia le conosce davvero.

Le elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, sono altresì dimostrazione di quanto il Cremlino abbia compreso cosa sia la furbizia mediatica: ti organizzo l’elezione con liste civetta, il Partito del Potere, dato da tutti per vincitore assoluto, perde un buon 20%, ed è costretto a dividere il potere con liste conniventi con la verticale Putin-Medvedev. “Democrazia” servita.

Difatti, è difficile ritenere reale opposizione il partito Liberal-Democratico di Zhirinovs’kij – quarto con l’11,5% dei consensi – in cui, bene ricordare, fino ad oggi ha militato un certo Lugovoj, tristemente noto per avere avvelenato a Londra nel 2006 Aleksander Litvinenko. Simile giudizio si può esprimere per la formazione socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 12% dei voti – composta da fuoriusciti del partito del potere e politici riciclati a cui il Cremlino ha dato il permesso di creare un nuovo soggetto.

E’ con queste due forze che Russia Unita – al 48%, giusto un soffio al di sotto della maggioranza assoluta – dovrà condividere il potere, creando una pseudocoalizione per fronteggiare i comunisti di Zjuganov: unica opposizione tollerata perché anacronistica, seconda nella competizione con il 19% dei consensi. Chissà per quale motivo, chi veramente ha rappresentato un’alternativa alla verticale del Cremlino non è riuscito a superare lo sbarramento per avere deputati alla Duma, come il Partito liberale e filoeuropeo Jabloko.

La matematica non è un’opinione. Le manganellate nemmeno

A certificare manipolazioni del risultato elettorale sono sopratutto gli osservatori di Consiglio d’Europa ed OSCE, che hanno denunciato irregolarità di ogni sorta ed intrusione delle Autorità nella conta dei voti in diversi collegi di periferia. “Non abbiamo ottenuto copia dei risultati da diversi seggi – ha dichiarato il rappresentante del Consiglio d’Europa, Petros Eftimiou – ed il lavoro dei nostri osservatori è stato ripetutamente intralciato”.

Tuttavia, basta scostarsi dai canali di comunicazione con l’occidente per scoprire il trucco delle elezioni falsate. Durante la diretta dedicata alle consultazioni, il canale Rossija 24 – basandosi sui dati ufficiali comunicati dalla Commissione Elettorale Centrale – ha contato il 115,35% dei voti scrutinati nella Oblast’ di Sverdlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 128,96% in quella di Voronezh. Ovviamente, anche altri risultati sorprendenti sono stati annunciati come certi, come il 99% dei consensi per Russia Unita in Cecenia.

Se tutto questo non bastasse, opportuno ricordare l’ondata di repressioni che nel corso della votazione – mentre i nostri osservatori erano impegnati in gite turistiche presso i seggi – ha colpito in Piazza Triumfal’naja i manifestanti del Movimento liberal-progressista di opposizione Altra Russia – 150 gli arrestati per Illegittimo Dissenso – e, a Perm’, persino alcuni militanti comunisti. Senza tenere conto degli attacchi da parte di hacker subiti dai siti di Radio Ekho Moskvy e dall’ONG Golos – impegnata nella democratizzazione della Federazione Russa, giusto a poco dall’apertura dei seggi.

Una sveglia per l’Europa

Al posto di felicitarsi per la democratizzazione del tandem Putin-Medvedev – tanto civilizzato da scambiarsi le poltrone di Premier e Presidente come se fossero figurine – sarebbe ora di una seria riflessione. Da tempo, il Cremlino sta realizzando un piano fortemente sciovinista, basato sulla costruzione di un’Unione Euroasiatica, con la quale non solo fagocitare i Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Bielorussia, e Moldova – ma dare una zampata all’Unione Europea ritenuta primo avversario da annichilire per riprendere quello status di superpotenza mondiale perso dopo il crollo dell’URSS.

Purtroppo, ad avvallare questo piano suicida non c’è solamente la patina veterosovietica ancora pesante nella società dei Paesi occidentali – in primis Francia ed Italia – ma politici incapaci di concepire una visione unitaria di un’Europa che per vivere deve essere compatta e solidale, oggi più che mai. Non saranno i vari Merkel e Sarkozy a salvare il Vecchio Continente, se assieme ad un piano per trasformare l’UE in un direttorio carolingio propongono una revisione della politica energetica comune, che la Commissione Europea ha accuratamente approntato per allentare la dipendenza di Bruxelles dal gas – e, di conseguenza, dalla sottomissione politica – della Russia.

Molto più europeisti sono chi, come Cameron, contesta la volontà franco-tedesca di trattare chi non ha l’euro come un Paese di serie b, e chi, come Tusk, cerca in tutti i modi di dare peso ad un’Europa Centrale che, memore di cosa sia davvero il comunismo ed il nazismo – barbarie della storia i cui esordi non sono affatto dissimili dal puntinismo di oggi – andrebbe valorizzata, ascoltata, e tutelata.

Ma forse tutto questo è passato di moda: non ci sono più Reagan e Carter, Thatcher e Blair, Walesa e Kwasniewski a dare linfa vitale all’Europa. Ora c’è il becero interesse del singolo Stato a minare il futuro dell’Europa, e ad aprire le porte allo zar del gas, oggi re della democrazia.

Il vento non è affatto cambiato. Bensì, la tramontana da Mosca si è fatta ancora più forte.

Matteo Cazzulani