LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Su Katyn verdetto controverso della Corte Europea dei Diritti Umani

Posted in Polonia, Unione Europea by matteocazzulani on April 17, 2012

Il Tribunale di Strasburgo ha riconosciuto il massacro del fiore dell’intellighenzia polacca per mano dei russi del 1940 come una strage di guerra, ma ha ammesso l’impossibilita di procedere nelle indagini per la mancata collaborazione di Mosca. Secondo le vittime e una dimostrazione della debolezza politica del Vecchio Continente, mentre le Autorità di Varsavia esprimono cauto ottimismo

C’è chi esprime soddisfazione e chi grida vendetta per una giustizia non resa. Nella giornata di lunedì, 16 Aprile, la Corte Europea per il Diritti Umani di Strasburgo ha ritenuto il massacro di Katyn una strage di guerra operata dai russi con il preciso scopo di eliminare l’elite militare e intellettuale polacca, ma nel contempo ha riconosciuto l’impossibilita a procedere a un giudizio definitivo per via dell’assenza di prove.

La sentenza, frutto di un ricorso presentato nel 2009 da 15 tra i famigliari delle 20 Mila vittime del genocidio del fiore dell’intellighenzia della Seconda Repubblica Polacca, operato dall’NKVD nel 1940 su preciso ordine di Stalin, ha toccato un delle pagine più nere della storia europea, nonché un punto dolente nelle relazioni polacco-russe su cui Mosca non ha fatto sufficiente chiarezza.

I russi nel 2004 hanno deciso di congelare le proprie indagini a riguardo, che sono state condotte dal 1998, mentre nel corso dell’iter processuale della Corte di Strasburgo, presieduta da quattro giudici – di nazionalità ucraina slovacca, ceca e russa – si sono rifiutati di presentare la documentazione richiesta perché sottoposta a segreto di Stato.

Un parere in chiaroscuro e stato espresso dal Ministro della Giustizia polacco, Jaroslaw Gowin, che da un lato ha illustrato come la Corte Europea per i Diritti Umani abbia riconosciuto il massacro di Katyn come una strage di guerra, ma nel contempo ha commentato la decisione di arrestare le indagini come la dimostrazione del forte peso che la Russia esercita sulla giustizia di Strasburgo.

L’amarezza della parte offesa

Parere contrario e stato espresso dal Capo della Federazione delle Vittime di Katyn, Izabella Dariusz Skopska, che ha sottolineato come la Corte Europea abbia dimostrato la debolezza delle strutture della democrazia dell’UE, ed ha dichiarato la volontà di continuare a lottare per la giustizia.

Infine, un parere favorevole, seppur cauto, e stato espresso dal Parlamentare Europeo, Pawel Zalewski, che ha illustrato come la Corte Europea per i Diritti Umani si sia fatta portatrice delle principali richieste espresse dalla Polonia, ma ha anche riconosciuto come punto di rammarico la mancata collaborazione della Russia a un’indagine che avrebbe dovuto porre fine su una pagina della storia che resta ancora aperta.

Matteo Cazzulani

PROCESSO A JULIJA TYMOSHENKO: NIHIL NOVI ALLA PRIMA DELL’APPELLO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 3, 2011

Rigettate tutte le richieste della difesa della Leader dell’Opposizione ucraina, con l’imputata assente per malattia, e la stampa estromessa dall’aula. Il Parlamento vara una nuova risoluzione sul rispetto della democrazia e sulla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Per la Leader dell’Opposizione ucraina si prospetta un giorno di Santa Lucia sempre dietro le sbarre. Nella giornata di giovedì, Primo di Dicembre, ha avuto luogo la prima seduta dell’Appello presentato dagli avvocati di Julija Tymoshenko, contro la condanna dell’ex-Primo Ministro a sette anni di detenzione per gestione fraudolenta del bilancio statale, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

La sentenza è maturata dopo un processo dalla dubbia imparzialità, costruito su prove irregolari – fotocopiate, redatte in un linguaggio ben lontano da quello forense, alcune delle quali addirittura datate il 31 Aprile – a cui la Difesa è stata sistematicamente impossibilitata a dare risposta, privata persino del diritto a convocare propri testimoni. Un andazzo che sembra caratterizzare anche la nuova tornata giudiziaria: le richieste dell’Arringa di liberazione di Julija Tymoshenko dalla detenzione in isolamento – a cui la Leader dell’Opposizione è costretta dallo scorso 5 Agosto, ancor prima che un verdetto ne accertasse la colpevolezza – di ammissione nella squadra dei legali “storici” Mykola Tytarenko e Serhij Vlasenko – clamorosamente esclusi dal processo durante il primo grado – e di rinnovo nella fase degli interrogatori sono state tutte rigettate.

A cambiare è solo la figura “giudicante”: non più il cacofonico Rodion Kirejev – giovane giudice inesperto, incaricato di un processo incapace di condurre anche solo con un’apparente veste di imparzialità – bensì la PM, Olena Sitajlo, la quale, dapprima, non ha ammesso i giornalisti alla seduta, poi è stata colta da un malore improvviso che la ha costretta ad un’ora di assistenza medica, e ad un frettoloso rientro a casa in ambulanza: subito dopo avere aggiornato la seduta al prossimo 13 Dicembre.

“Julija Tymoshenko necessita l’immediata liberazione non solo per partecipare ad un Appello che la riguarda, ma per essere urgentemente operata” ha dichiarato l’avvocato dell’ex-Premier, Oleksandr Plakhotnjuk, mentre il suo collega, Jurij Sukhov, ha esordito nel processo con la richiesta di dimissioni del PM, incaricata della conduzione del procedimento solo a due giorni dalla prima seduta. “E’ un periodo troppo breve per prendere conoscenza degli atti e delle imputazioni” ha argomentato, invano, il legale.

Il Parlamento Europeo vara una nuova risoluzione

Nel contempo, con elvetica puntualità, è arrivata una risposta dal Parlamento Europeo che, in seduta plenaria, ha approvato a piena maggioranza l’ennesima risoluzione in favore della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento storico, con cui Bruxelles intende riconoscere a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera.

A differenza delle precedenti, la nuova risoluzione riconosce all’Ucraina il diritto a richiedere la piena integrazione nell’UE solo previo rispetto dei diritti umani e degli standard democratici, per cui proprio il caso Tymoshenko – accanto a riforma elettorale, consultazioni legislative ed amministrative regolari, ed ammodernamento del sistema giudiziario secondo il modello del Vecchio Continente – è stato segnalato come banco di prova per il Presidente, Viktor Janukovych: accusato dall’Opposizione di essere il vero responsabile dei processi che, oltre all’ex-Primo Ministro, hanno colpito un’altra decina di esponenti del campo arancione.

Oltre ad invitare Bruxelles alla firma quanto prima dell’Accordo di Associazione, la mozione dell’Europarlamento – presentata dal conservatore Ryszard Legutko e dal popolare Pawel Zalewski, ma frutto di una mediazione tra i vari gruppi dell’emiciclo di Strasburgo – riconosce la Russia come “ostacolo attivo” all’avvicinamento all’Unione Europea dei Paesi dell’Europa Orientale, supporta la necessità di abbattere il regime dei visti con l’Ucraina, ed offre a Kyiv la consulenza UE nel corso delle complicate trattative per il rinnovo delle forniture di gas con il Cremlino.

“All’UE è necessaria non solo l’Associazione in ambito economico, ma una vera e propria integrazione politica dell’Ucraina – ha dichiarato il romeno Adrian Severin: socialdemocratico, ma appartenente al gruppo misto – sono necessarie immediate riforme strutturali per adeguare Kyiv alle norme di Bruxelles”.

“Il caso Tymoshenko può seriamente compromettere la firma dell’Accordo di Associazione – ha illustrato il polacco Jacek Sariusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo – ma la conclusione dei negoziati, con il raggiungimento dell’intesa sul documento, può essere un segnale concreto per mostrare alla parte ucraina cosa l’UE è in grado di offrire – ha continuato – e per indurre le Autorità di Kyiv al rispetto degli standard democratici, senza il quale non si può essere parte della famiglia europea.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA NON CEDE ALLA RUSSIA: TERMINATE LE TRATTATIVE PER LA ZONA DI LIBERO SCAMBIO UE-UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 22, 2011

Il Commissario Europeo al Commercio, Karel De Gucht, ed il Vice Premier ucraino, Andrij Kljujev, hanno chiuso le trattative per la sigla di un’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Kyiv che, secondo esperti ed europarlamentari, è necessario tenere in vita per non consegnare il Paese alla Russia, e porre così a rischio la sicurezza ed il rafforzamento dell’Unione su scala mondiale e regionale. Le contromosse di Mosca e la difficile strada del documento presso i Parlamenti Europeo e nazionali

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

“La palla passa al Presidente ucraino, Viktor Janukovych: vero responsabile delle sorti del suo Paese”. Così il Commissario Europeo al Commercio, il belga Karel De Gucht, ha commentato il notevole progresso dei negoziati per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un progetto che, pur senza una vera e propria integrazione politica, mira al pieno coinvolgimento di Kyiv nelle strutture economiche, commerciali e sociali di Bruxelles. Nello specifico, le parti hanno concluso le trattative per il varo di una Zona di Libero Scambio UE-Ucraina: la parte più importante, fatta di dettagli tecnici – come il nome dei prodotti – ed altre questioni strettamente specifiche, necessarie da discutere per uniformare le strutture di Kyiv agli standard europei.

Come rilevato da diversi esperti, la continuazione delle trattative è un segnale importante lanciato dall’Unione Europea ad un’Ucraina sempre più lontana, sopratutto in seguito all’avvicinamento alla Russia di Putin – con la firma del trattato di costituzione della Zona di Libero Scambio CSI: un progetto politico del Primo Ministro russo per riprendere il controllo dell’area ex-URSS, firmato, oltre che dall’Ucraina, anche da Bielorussia, Moldova, Tadzhikistan, Armenia, e Kazakhstan – ed alla condanna a sette anni di carcere per la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: sentenza incresciosa, maturata in seguito ad un processo farsa dalle chiare connotazioni politiche, che esclude Kyiv dal rispetto degli standard democratici richiesti ad ogni Paese candidato alla collaborazione con l’UE.

Proprio la questione Tymoshenko è una patata bollente che, ora, Janukovych deve risolvere per dimostrare di volere un avvicinamento all’Occidente iniziato, nel 2008, proprio dal governo della carismatica guida del campo arancione appena fatta arrestare. Se, come si vocifera a Kyiv, l’articolo 365 sarà decriminalizzato per via parlamentare, e l’ex-Primo Ministro liberata, l’Accordo di Associazione avrebbe serie possibilità di essere ratificato dapprima dal Parlamento Europeo e, successivamente, da quello dei singoli Paesi membri. Altrimenti, l’assenza di progressi in campo democratico da parte delle Autorità ucraine segnerebbe la chiusura della via europea, e l’inevitabile avvicinamento alla Russia che, dopo il colpo della Zona di Libero Scambio CSI, si prepara ad inglobare l’Ucraina anche dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka – a cui, martedì, 18 Ottobre, ha aderito anche il Kyrgystan.

La discussione al Parlamento Europeo

Uno scenario che va evitato a tutti i costi, poiché la consegna di Kyiv a Mosca significherebbe una sconfitta per l’UE, per cui l’indipendenza e l’europeicità dei Paesi dell’Europa Orientale – oltre all’Ucraina, Moldova, Georgia e, possibilmente, Bielorussia – è condizione necessaria per la sicurezza ed il progresso di Bruxelles.

“Rompere le trattative sarebbe stato come vincere una staffetta senza il testimone – ha commentato, sempre restando sullo sportivo, il Vice-Presidente del Parlamento Europeo, Pawel Zalewski – un vantaggio considerevole sui concorrenti mandato in fumo”.

Concordi con Zalewski – appartenente al Partito Popolare Europeo – anche altri Parlamentari di differente schieramento, come il conservatore Pawel Kowal, secondo cui la chiusura delle trattative per il varo della Zona di Libero Scambio UE-Ucraina è stato l’unico segnale possibile da inviare alle autorità di Kyiv per mantenere la porta aperta, pur senza tralasciare il problema del deficit di democrazia sulle Rive del Dnipro.

“Occorre chiudere l’accordo al più presto – ha dichiarato il Capo-Delegazione dei Rapporti UE-Ucraina – poiché una presidenza a Bruxelles così favorevole alle aspirazioni occidentali di Kyiv come quella polacca difficilmente si ripresenterà. E un’occasione da non sprecare – ha continuato il polacco, intervistato dalla Deutsche Welle – se davvero si vuole il benessere ed il progresso per il popolo ucraino”

Ad applaudire alla chiusura delle trattative è anche il suo connazionale dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Marek Siwec, che ha illustrato quale possa essere la vera conseguenza della rottura delle relazioni con l’Ucraina, altresì fortemente voluto dall’asse franco-tedesco.

“La Russia sta giocando un ruolo attivo – ha dichiarato alla versione ucraina della BBC – e tenta di continuo l’Ucraina con la carta dell’Unione Doganale. Per il Cremlino, il fallimento delle trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina sarebbe un’occasione da non perdere per strappare una volta per tutte Kyiv nella propria sfera di dominio economico, commerciale, e politico”.

Matteo Cazzulani

UN’EUROPA DIVISA TIENE IN VIGORE L’ASSOCIAZIONE CON L’UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on September 14, 2011

La Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo approva la continuazione delle trattative con Kyiv malgrado i processi politici ai danni di esponenti dell’Opposizione Democratica. Conservatori, Socialisti e Popolari del’Europa Centrale favorevoli al documento. Contrari tedeschi e francesi del PPE

L'Europa di oggi

Tutto come da tradizione a Bruxelles: prima il passo, poi le trattative. Nella giornata di martedì, 12 Settembre, la Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo ha espresso parere favorevole alla continuazione delle trattative con Kyiv per la firma dell’accordo di Associazione UE-Ucraina, il varo della zona di libero scambio, e l’abbattimento del regime dei visti, messe in forse dall’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, vittima di un processo politico dalla dubbia imparzialità.

Come evidenziato dal relatore, l’Europarlamentare del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, Ryszard Legutko, quello che Bruxelles e Kyiv stanno per compiere è un passo storico, in quanto mai prima d’ora l’Unione Europea ha stabilito relazioni così strette con un Paese non ancora membro. Inoltre, il polacco ha illustrato come l’inserimento nell’economia europea possa avere ripercussioni anche sulla situazione politica interna ucraina, e spingere le Autorità al rispetto anche degli standard politici del Vecchio Continente, quali democrazia e libertà di stampa e pensiero.

“Che la firma dell’Accordo di Associazione sia un segnale per Kyiv per terminare le tendenze negative ivi registrate” ha commentato Legutko nel presentare un documento in realtà fortemente dibattuto e, come riportato da diverse fonti, approvato da una Commissione fortemente divisa.

Divisioni interne sul caso della Leader dell’Opposizione Democratica

Tra i favorevoli alla continuazione del dialogo con l’Amministrazione Presidenziale di Viktor Janukovych, i parlamentari conservatori, e quelli dei Paesi dell’Europa Centrale appartenenti al partito Popolare Europeo, consapevoli di quanto l’integrazione di un’Ucraina, seppur autoritaria, sia necessaria per non lasciare nelle mani della Russia un Paese strategico per la prosperità dell’Unione tutta.

Ad essi, ma per altre ragioni, si sono aggiunti gli esponenti dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, condizionati da un accordo di collaborazione con il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone in Ucraina, a cui appartengono Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che in passato ha portato il centrosinistra europeo a chiudere gli occhi dinnanzi alle tendenze autoritarie sulle Rive del Dnipro

Chi invece si è espresso per la linea dura sono stati tedeschi e francesi del Partito Popolare Europeo, contrari alla firma di qualsiasi accordo con un Paese sempre più simile alla Bielorussia, almeno fino a quando non avverrà la liberazione di Julija Tymoshenko, il cui Partito, Bat’kivshchyna, appartiene al PPE.

“Se Julija Tymoshenko sarà condannata – ha dichiarato l’Europarlamentare popolare tedesco Michael Galer – chiederemo un’immediata risoluzione a riguardo”.

A mediare tra le due posizioni, e rendere possibile l’approvazione finale, è stato l’altro relatore, il polacco del PPE, Andrzej Zalewski, che ha ottenuto l’inserimento di un richiamo a Julija Tymoshenko nel testo definitivo di una proposta che, ora, deve essere approvata dalla sessione plenaria.

 

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO CHIEDE LA CHIUSURA DEL PROCESSO: PROVE SFALSATE ED ACCUSE PRIVE DI FONDAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 8, 2011

Durante la sua deposizione, la Leader dell’Opposizione Democratica accusa di ostruzionismo l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, di falsificazione delle documentazioni messe agli atti la Corte, ed evidenzia il suo senso di responsabilità nell’accettare un accordo per il gas oneroso, ma rinegoziabile grazie ad una clausola da lei voluta. L’Unione Europea prepara le contromisure in caso di una condanna ingiusta sempre più vicina

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Dopo il valzer dei testimoni – solo quelli voluti dall’accusa – la parola finalmente all’imputata: ed è bufera per tutti. Nella giornata di mercoledì, 7 Settembre, la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, ha accettato di deporre nel processo per cui è reclusa in isolamento da più di un mese, imputata per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Accuse che, categoricamente, ha respinto, sottolineando come la decisione di accettare l’offerta di 250 Dollari per Mille metri cubi di oro blu – onerosa, ma la migliore delle offerte possibili – sia stata provocata dall’ostruzionismo dell’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, che, dinnanzi alla possibile eliminazione dalla compravendita di gas tra Kyiv e Mosca dell’intermediario RosUkrEnergo – compagnia, da lui inserita nel mercato ucraino, posseduta da uno dei principali sponsor dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla difesa il vero organizzatore del processo a suo carico – ha rotto le trattative ed abbandonato il tavolo, lasciando l’Ucraina in balia non solo del ricatto energetico della Russia, ma anche e sopratutto della pressione politica dell’Unione Europea, a cui l’ex-Primo Ministro ha dato risposta con un gesto di responsabilità.

Inoltre, Julija Tymoshenko ha rigettato l’accusa di avere redatto una direttiva scritta per imporre la firma del contratto ad Oleh Dubyna, allora capo della compagnia energetica statale, Naftohaz. Altresì, sarebbe stato Dubyna stesso a dettarle un’autorizzazione per iscritto e, cosa assai più rilevante, il documento non corrisponde con quello depositato agli atti del processo, giudicato dall’imputata un falso non di sua produzione, al pari di molti altri documenti su cui l’accusa si è basata per formulare le imputazioni di un processo sempre più iniquo, in cui le documentazioni proposte dalla difesa – studi di autorevoli compagnie ed articoli di importanti testate certificanti l’innocenza della Leader dell’Opposizione Democratica – sono state sempre scartate.

Infine, Julija Tymoshenko ha anche rigettato l’accusa di avere accettato contratti onerosi pur di migliorare la sua immagine, sopratutto in campo internazionale, in vista delle imminenti elezioni presidenziali, che, nel Febbraio 2010, l’hanno vista sconfitta da Viktor Janukovych. Dapprima, l’ex-Primo Ministro ha illustrato come la ricerca del consenso per ogni politico sia un compito, e non un delitto. In seguito, ha evidenziato come, nell’accordo da lei accettato con la Russia, una clausola ne consenta una modifica anche radicale. “Il punto 4.4 dell’accordo – ha dichiarato – prevede che, in caso di mutamento delle condizioni del mercato mondiale, ambo le parti possono richiedere un nuovo tariffario più adeguato”.

Un messaggio indiretto a Janukovych – che, per ottenere uno sconto sul gas, dopo avere concesso il prolungamento dello stazionamento dell’esercito russo in Crimea, proprio in questi giorni ha dichiarato l’intenzione di Kyiv di ricorrere in sede giudiziaria all’arbitrato di Stoccolma, irritando non poco Mosca, pronta ad una nuova Guerra del Gas, persino contro il suo alleato – e diretto al giovane giudice, Rodion Kirejev, per la chiusura immediata di un procedimento basato su accuse prive di fondamento.

L’Europa prepara le contromosse alla possibile condanna

In linea con la tradizione del processo, il PM – palesemente sbilanciato in favore dell’accusa – ha negato la chiusura del caso, la liberazione dall’isolamento della Leader dell’Opposizione Democratica, il permesso di ricevere visite mediche da parte dei dottori di fiducia dell’anima della Rivoluzione Arancione, e persino la possibilità di interloquire con il proprio Padre Spirituale. Dinnanzi a tale diniego, la difesa ha promesso di sommergere Kirejev di ricorsi e dichiarazioni da inserire agli atti che, secondo diversi esperti, non riusciranno ad evitare la chiusura nel breve termine di un processo già deciso in partenza.

Su di esso, tuttavia, vigile è un’Unione Europea sempre più preoccupata per una possibile condanna della Leader dell’Opposizione Democratica che complicherebbe la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, ed il varo della Zona di Libero Scambio ad essa collegata. Come dichiarato dall’ufficio stampa dell’Europarlamento, largo spazio della prossima plenaria sarà dedicata proprio alla questione ucraina, con la discussione di due rapporti presentati dai Deputati polacchi Ryszard Legutko – del gruppo dei Conservatori e Democratici – e Pawel Zalewski – del Partito Popolare Europeo, la forza politica del centro-destra europeo, a più riprese solidale con Julija Tymoshenko – sull’opportunità di concedere o meno l’integrazione ad un Paese dai risvolti di sovietica memoria sempre più autoritari.

Matteo Cazzulani