LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: il Governo propone le sue sanzioni alla Russia di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 8, 2014

Il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha ipotizzato misure restrittive per colpire attività in territorio ucraino di persone fisiche e giuridiche russe in risposta all’occupazione del Donbas. Anche Australia e Olanda contro il Presidente della Federazione Russa

172 persone fisiche e 65 enti giuridici, più un invito alla Comunità Internazionale a non armare l’aggressore russo. Nella giornata di venerdì, 8 Agosto, il Governo ucraino ha proposto al Parlamento la ratifica di sanzioni economiche e commerciali nei confronti della Russia.

La misura, approvata durante una seduta a porte chiuse del Gabinetto dei Ministri, è stata presa in risposta all’annessione militare della Crimea da parte dell’esercito di Mosca e all’occupazione, ancora in corso, delle regioni orientali ucraine da parte di miliziani pro-russi armati di tutto punto dal Cremlino.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, le sanzioni, che devono essere approvate invia definitiva dal Parlamento, consistono nel congelamento degli utili bancari degli enti interessati, e nel divieto a svolgere attività lucrative né a partecipare a privatizzazioni di enti ucraini per i cittadini russi inseriti nella lista dei soggetti a cui le misure sono state applicate.

Le sanzioni proposte prevedono anche la possibilità di interrompere il transito di beni e merci russe attraverso il territorio dell’Ucraina, l’imposizione del divieto ad aprire conti in banche ucraine per personalità residenti in Russia, e la revoca ai soggetti interessati della possibilità di soggiornare in territorio ucraino.

“Le misure sono dolorose anche per l’Ucraina, ma siamo decisi a compiere questo importante passo, anche ponendo sotto stretta sorveglianza tutte le industrie russe che operano in territorio ucraino” ha dichiarato Yatsenyuk in seguito alla riunione del Gabinetto dei Ministri.

Oltre alle sanzioni, il Premier Yatsenyuk ha anche invitato l’Occidente a non foraggiare la Russia con il commercio di armamenti diretti a Mosca: un chiaro messaggio rivolto dritto alla Francia, che, nonostante le sanzioni applicate dall’Unione Europea, non ha voluto rinunciare alla fornitura al Cremlino di portaerei Mistral.

“L’Ucraina è un Paese indipendente e sovrano che ha pieno diritto di poter scegliere quando realizzare il suo processo di integrazione europea” ha continuato il Premier ucraino, riprendendo una delle promesse fatte durante la recente campagna elettorale presidenziale dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che si è impegnato a presentare la domanda per lo status di Paese candidato UE entro la fine del suo mandato.

Concorde con Yatsenyuk si è detto il Premier australiano, Tony Abbott, che ha ventilato l’ipotesi di un inasprimento delle sanzioni che l’Australia ha applicato alla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea decisa, ed attuata, dal Presidente russo, Vladimir Putin.

“La Russia sta terrorizzando il Mondo: il suo atteggiamento non è giustificabile –ha dichiarato Abbott- Voglio rendere noto al Presidente Putin che se egli intende diventare un leader mondiale, allora deve ritirare le sue truppe dal territorio ucraino: se ne stia al di la del confine, e lasci che sia l’Ucraina a scegliere da sola il suo posizionamento in politica internazionale”.

Sulla medesima linea di Abbott si è detto il Ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, che, sulla sua pagina Facebook, ha dichiarato che la politica attuata dalla Russia mette a serio repentaglio la sicurezza di tutti i Paesi del Mondo.

La Polonia decisa a chiedere l’esclusione di Mosca dal WTO

Oltre a quella di Abbott e Timmermans -rappresentanti dei due Paesi coinvolti dall’abbattimento del Boeing malaysiano in Ucraina orientale da parte dei miliziani pro-russi che occupano il Donbas- importante è anche la reazione della Polonia, che la Russia ha inteso colpire con contro-sanzioni dirette inerenti al blocco delle importazioni dei prodotto ortofrutticoli polacchi.

Sempre venerdì, 8 Agosto, il Ministro dell’Agricoltura polacco, Marek Sawicki, ha evidenziato come vi siano tutti i presupposti per escludere la Russia dall’Organizzazione Mondiale del Commercio -WTO- dopo che Mosca, in risposta alle sanzioni dell’Unione Europea, ha posto il bando sui prodotti ortofrutticoli non solo della Polonia, ma anche di USA, UE, Canada, Australia e Norvegia.

“Vi sono argomentazioni sufficienti per richiedere l’esclusione della Russia dal WTO, ma occorre che esse siano supportare all’unanimità dall’Europa” ha dichiarato Sawicki in un’intervista all’autorevole Gazeta Wyborcza, richiedendo il forte intervento dell’Unione Europea in sostegno alla Polonia e all’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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LA GEORGIA CONFERMA: UE E NATO GLI OBIETTIVI DELLA POLITICA ESTERA

Posted in Georgia by matteocazzulani on January 5, 2012

Europa ed Alleanza Atlantica restano gli obiettivi della Strategia di Sicurezza Nazionale approvata dal Parlamento georgiano, seguiti dal rafforzamento di partnership bilaterali di primaria importanza per la politica energetica di Bruxelles. La Russia imperiale ritenuta ancora una minaccia per l’indipendenza di Tbilisi. Il perché Mosca è un pericolo comune sia per il Paese caucasico che per il Vecchio Continente

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

La Russia è ancora un pericolo e l’unica garanzia per la sicurezza nazionale resta l’Occidente, malgrado tutto. E tanto chiara quanto realistica la filosofia della Strategia di Sicurezza Nazionale della Georgia, approvata a stragrande maggioranza – 111 favorevoli, solo 3 contrari – dal Parlamento di Tbilisi lo scorso 23 Dicembre.

Per gli europei, l’importanza del documento sta tutta nel principale vettore di politica estera, che le Autorità georgiane hanno ribadito essere l’integrazione nell’Unione Europea e nella NATO. In seguito, Tbilisi intende rafforzare i rapporti bilaterali con Paesi anche UE, come Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina, e Turchia.

Per quanto riguarda l’Azerbajdzhan, è stata preventivata una maggiore collaborazione sul piano energetico: aspetto di primaria importanza per il Vecchio Continente, dal momento in cui le buone relazioni tra Georgia e Baku – ed anche con la Turchia – sono fondamentali per assicurare l’esportazione di gas centro asiatico direttamente nell’UE, evitando il transito – ed il conseguente ricatto politico-energetico – della Russia.

Proprio a Mosca è stata dedicata gran parte del documento. Tbilisi ritiene la Federazione Russa uno Stato dalle rinate velleità imperiali, pronto a riaprire il fronte caucasico con un possibile nuovo conflitto armato. Come riporta il testo, la strategia dei russi si basa sull’impedimento di ogni forma di integrazione della Georgia con l’Occidente, sull’inserimento nelle questioni interne del Paese vicino con il preciso scopo di destabilizzarlo e mutarne la politica estera, e sul il riconoscimento della piena indipendenza di Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Queste due regioni sono state strappate in seguito all’aggressione militare dell’Agosto 2008, quando i russi hanno infranto l’integrità territoriale georgiana con i propri carri armati, senza che l’Occidente osasse protestare. Tutt’oggi, le armate di Mosca sono ancora presenti sui territori occupati: in piena violazione degli accordi di pace negoziati con la mediazione dell’allora Presidente di turno UE, Nicolas Sarkozy.

La Georgia è un Paese di cultura cristiana ed europea, che dalla Rivoluzione delle Rose del 2003 – la rivolta pacifica che ha detronizzato l’autocrate post-sovietico, Eduard Shevernadze, facendo di Tbilisi una democrazia – coerentemente dichiara di volere a tutti i costi l’integrazione con UE e NATO, persino nei piccoli particolari: dietro la scrivania presidenziale è issata la bandiera europea, spesso appuntata sulla giacca del Capo di Stato, Mikheil Saakashvili.

Più in grande, esempio recente della buona volontà di Tbilisi è il via libera concesso all’ingresso dei russi nel WTO: decisione sofferta, accettata sopratutto in seguito alle richieste espresse da Europa e Stati Uniti.

L’impero è ancora una minaccia

Amara la risposta di Bruxelles e Washington che, intimorite da Mosca, hanno sempre chiuso la porta in faccia a Tbilisi, rinviando ad oltranza un’integrazione che, per gli interessi dell’Occidente, sarebbe stata dovuta essere conclusa seduta stante. Eppure, non si dovrebbe dubitare sulla comunanza di problematiche che lega Tbilisi a Bruxelles.

Una Russia imperiale, che il certo prossimo Presidente, Vladimir Putin, ha promesso di riportare al rango di superpotenza mondiale, mira non solo ad eliminare i fastidiosi vicini caucasici, ma anche a spazzare dalla concorrenza globale un Vecchio Continente sempre più in crisi in economia, politica, e valori.

Sembrerà paradossale al lettore medio Mediterraneo, ma le sorti dell’Europa, come dimostrato dalla Strategia per la Sicurezza Nazionale Georgiana, passano non solo da Francoforte e dall’asse Parigi-Berlino, ma anche da Caucaso ed Europa Orientale: terre culturalmente a noi sorelle, che troppo di frequente – spesso in malafede – tendiamo ad ignorare.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA AD UN SOFFIO DAL WTO

Posted in Russia by matteocazzulani on November 5, 2011

Mosca e Tbilisi accettano la proposta svizzera di un monitoraggio internazionale delle merci nelle regioni strappate alla Georgia nell’agosto 2008 dall’aggressione militare russa. Dazi contro i prodotti europei ed americani e regolamentazione dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka i nodi da scioglere per l’ingresso del Cremlino nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. La Georgia compensata dalla rinuncia al veto con la promessa dell’ingresso nella NATO

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Tanti forse e punti in sospeso, ma l’ingresso della Russia nell’Organizzazione Mondiale del Commercio sembra ormai cosa fatta. Ne è convinto il Vice Ministro degli Esteri, Sergej Rjabkov, che, all’autorevole Radio Liberty, ha comunicato il via libera di Mosca al compromesso raggiunto con la Georgia, il cui veto – unico ostacolo all’ingresso della Federazione Russia nel WTO – sarà così presto evitato.

A risolvere una controversia di quasi quattro anni è stata la mediazione della Svizzera, che, chiamata dalla Comunità Internazionale, è riuscita a sbloccare l’impasse con la proposta di un monitoraggio internazionale ed indipendente del traffico commerciale in Ossezia del Sud ed Abkhazija: regioni georgiane rivendicate da Tbilisi, ma, dall’aggressione militare dell’Agosto 2008, occupate dell’esercito della Russia, che, assieme a pochi altri Stati nel Mondo – Bielorussia, Venezuela, Nicaragua, ed atolli di Nauru, Tuvalu, e Vanatu – ne ha riconosciuto l’Indipendenza.

Una soluzione che sembra avere messo d’accordo tutte le parti – anche USA ed Unione Europea, favorevoli alla conclusione delle trattative – ma restano ancora molti interrogativi e passaggi istituzionali che potrebbero rallentare l’ingresso di Mosca nel WTO. In primo luogo, l’abbattimento di ogni misura protezionistica che la Russia ancora impone sui prodotti europei ed americani: una questione da risolvere prima dell’ammissione del Cremlino nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, sui cui soprattuto gli USA sono ben attenti.

Proprio il Congresso americano è chiamato alla cancellazione dell’emendamento Jackson-Vanika che finora ha vietato all’Unione Sovietica, e poi alla Russia, clausole di alto privilegio nei rapporti commerciali: qualora a Mosca la questione delle limitazioni dei prodotti d’Oltreoceano non sarà regolata, maggioranza repubblicana e larghe frange dei democratici non appoggeranno l’iniziativa altresì fortemente voluta dal Presidente, Barack Obama, strenuo sostenitore dell’ingresso dei russi nel WTO.

Altro nodo da sciogliere è l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: una vera e propria CEE post-sovietica, ideata dal Primo Ministro russo – e prossimo Presidente, Vladimir Putin, per mezzo della quale la Russia ha iniziato a rafforzare la propria egemonia sull’ex-URSS, abbattendo le frontiere con Bielorussia e Kazakhstan, e programmando il varo di istituzioni comuni anche a livello politico, a cui dovrebbero aderire nel breve termine Kyrgyzstan – in cui il candidato filo russo ha di recente vinto le elezioni presidenziali – ed Ucraina – in cui il Capo di Stato, Viktor Janukovych, è stato autore di pesanti concessioni economico-energetiche a Mosca, pur mantenendo aperta la strada per la firma di un Accordo di Associazione con l’UE che, se firmato, sottrarrebbe un Paese, europeo per storia, cultura, e tradizione, all’influenza del Cremlino. Le regole WTO impediscono a qualsiasi Stato membro la partecipazione a simili organizzazioni con Paesi non-OMC, ma la Russia ha già dichiarato l’intenzione di riformare il regolamento interno dell’Unione Doganale, uniformandolo in toto agli standard internazionali.

Inoltre, le Autorità bielorusse hanno rinnovato la propria candidatura al sistema di commercio mondiale, e promesso il varo in tempo record di una serie di protocolli separati con i singoli Paesi WTO, per limare il più possibile ogni possibile incongruenza causata dalla partecipazione di Minsk all’Unione Doganale. Facile aspettarsi simili dichiarazioni di intenti anche da parte del Kazakhstan, interessato all’ingresso dei Russi nel sistema del commercio mondiale.

La Georgia nella NATO come contropartita alla rinuncia del veto

Progetti di non facile realizzazione, che potrebbero intralciare un cammino dato per certo. Poca chiarezza resta anche sulla contropartita che la Georgia avrebbe ricevuto per rinunciare ad un veto strenuamente utilizzato come unico mezzo per riottenere regioni strappatele con la forza dal Cremlino: difatti, il monitoraggio internazionale non è sufficiente per riottenere Abkhazija ed Ossezia del Sud, in cui i soldati russi continueranno a stazionare senza alcun divieto da parte della comunità internazionale.

Nella giornata di giovedì, 27 Ottobre, il Ministro georgiano per l’Integrazione Europea, Giorgi Baramidze, ha ottenuto la promessa di una road map per la futura certa integrazione di Tbilisi nella NATO, da concordare nei prossimi summit con il Segretario Generale, Anders Fogh-Rasmussen – atteso a breve a colloquio con il Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili – e varare al prossimo summit dell’Alleanza Atlantica di Chicago. Lecito ricordare che proprio sull’ingresso di Tbilisi nelle strutture occidentali ha fortemente pesato l’opposizione russa: un vero e proprio veto psicologico che, coadiuvato dal ricatto energetico-militare, ha spinto nel 2008 i Paesi dell’Ovest dell’Europa a congelare l’integrazione di Georgia ed Ucraina nella NATO e nell’Unione Europea.

Secondo diversi esperti, la riapertura del cammino verso Bruxelles – e la promessa di un approdo certo e garantito laddove la Georgia merita di stare – sarebbe la ricompensa che ha convinto Tbilisi a togliere il veto sull’ingresso russo nel WTO, e, de facto, rinunciare alla ripresa del controllo su regioni strappatele da una violazione dell’integrità territoriale su cui un’Occidente intimorito dal Cremlino non ha osato esprimersi con una forte condanna.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA COME LA CINA: VICINO L’ACQUISTO DEL DEBITO DELLA SPAGNA

Posted in Russia by matteocazzulani on October 28, 2011

Mosca pronta ad intervenire nell’economia di Madrid per evitare il default con una mossa simile a quella che ha portato Pechino a rilevare cospicue azioni del deficit spagnolo. Il Cremlino sempre più isolato a livello energetico ed economico, ed ancora fuori da WTO a causa del veto georgiano

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Non solo il gas, adesso anche la strategia cinese. Nella giornata di lunedì, 10 Ottobre, il governo della Federazione Russa si candidato ad accollarsi parte del debito pubblico della Spagna: Paese UE sull’orlo del default, che già a Pechino ha venduto cospicue azioni statali per cercare di salvare una situazione sull’orlo del collasso.

A dare la notizia dell’interesse di Mosca, una conferenza stampa congiunta tra il rappresentante del Cremlino, Arkadij Dvorkovich, ed il Ministro dell’Economia spagnolo, Elena Salgado, che, sorprendentemente, non ha concesso alcuna risposta ai giornalisti, laccando la sala subito dopo il suo breve discorso.

“Se Paesi europei sono in crisi – ha dichiarato il russo – ed è necessario l’ausilio da parte del BRIC [le quattro economie emergenti, Brasile, Russia, India, e Cina, n.d.a.] la Russia è pronta a fare la sua parte”.

Secondo diversi esperti, quella di Mosca sarebbe l’ennesima mossa per mantenere uno status di superpotenza mondiale sempre più in crisi, mantenuto finora per mezzo di una spregiudicata politica energetica che, di recente, ha perso sostenitori proprio in seno all’Unione Europea: tradizionalmente attenta ai buoni rapporti con la Russia.

Ne è dimostrazione la straordinaria attività con cui la Commissione guidata da José Manuel Barroso ha concepito un sistema di importazione alternativo ai gasdotti russi, progettando condutture sottomarine, rigassificatori, e siglando pesanti contratti con Azerbajdzhan e Turkmenistan per l’acquisto dell’oro blu. Inoltre, le stesse singole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale si sono ribellate ai diktat contrattuali del monopolista russo, Gazprom, esigendo uno sconto sulla bolletta ricorrendo persino in tribunale.

Cremlino ancora fuori dal WTO

In aggiunta, Mosca ancora non può contare sull’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, a causa del veto georgiano: Tbilisi chiede, in cambio del suo prezioso imprimatur, il riconoscimento da parte russa dell’appartenenza alla Georgia delle regioni di Abkhazija ed Ossezia Meridionale, occupate dall’esercito del Cremlino dall’aggressione militare dell’Agosto 2008. La medesima posizione è stata mantenuta anche sabato, 8 Ottobre, nel corso delle trattative intavolate per sbloccare la situazione nella neutrale Svizzera.

Matteo Cazzulani

TRA UNIONE EUROPEA E RUSSIA CONTINUA LA GUERRA DELLA VERDURA

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on July 17, 2011

Dopo quello russo, anche l’Ucraina pone l’embargo sui prodotti ortofrutticoli UE, e rischia di frenare la creazione della Zona di Libero Scambio con Bruxelles. Esperti polacchi illustrano il ruolo della Russia, intenzionata all’ingresso nel WTO per mezzo dell’arma commerciale-energetica. La Lituania esclude Gazprom dal proprio mercato interno, la Germania consolida la partnership 

Allegoria della Guerra della Verdura

Non solo con il gas, la nuova guerra fredda si combatte anche a insalate, patate, e pomodori. Nella giornata di giovedì, 14 Luglio, l’Unione Europea ha subito un nuovo embargo all’esportazione di verdura, questa volta da parte dell’Ucraina. Una misura necessaria, come ha assicurato Kyiv, per combattere la recente epidemia nel Vecchio Continente, a cui, all’inizio di Luglio, ha reagito anche la Russia con una simile misura, cancellata, però, pochi giorni or sono.

“Una mossa irrazionale, a cui la Commissione Europea deve rispondere” l’ha invece definita Jaroslaw Wojtowycz, vice-ministro dell’agricoltura di una Polonia che sta pagando un conto altissimo a causa del secondo embargo, inspiegabile per un Paese impegnato nelle trattative per la creazione della Zona di Libero Scambio con l’UE.

A darne una convincente interpretazione è, invece, l’esperta dell’autorevole centro studi OSW, Marta Jaroszewicz, che ha evidenziato come dietro l’embargo vi sia proprio una Russia decisa a lanciare un forte messaggio politico all’Unione Europea, servendosi, in chiave economica, di un’Ucraina a lei fortemente dipendente, sopratutto nel settore agroalimentare. Secondo l’esperta, lo scopo di Mosca sarebbe da un lato il contrasto all’avvicinamento di Kyiv a Bruxelles, e, dall’altro, l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio – da cui la Russia, a differenza dell’Ucraina, è ancora esclusa.

La Lituania con la Polonia, i tedeschi con Gazprom

Dunque, quella una precisa tattica basata sul ricatto economico-energetico, che nel resto dell’Unione Europea, ha incontrato altri oppositori oltre alla Polonia, ma anche solidi alleati. Ne è recente esempio quello della Lituania, dove, proprio mercoledì, 13 Luglio, la Presidente Dalja Gribauskajte ha firmato la legge sul gas, con cui il monopolista russo, Gazprom, è obbligato a cedere parte delle quote di gestione del sistema infrastrutturale energetico lituano, finora controllato in regime di monopolio.

Come dichiarato da diversi politici, Vilna non solo intende rispettare il Terzo Pacchetto Energetico UE – che garantisce la liberalizzazione dei gasdotti del Vecchio Continente – ma anche diversificare le forniture, ed evitare di sottostare al ricatto energetico del Cremlino che, dinnanzi ai tentativi lituani di limitazione dello strapotere di Gazprom nel proprio mercato, ha concesso sensibili sconti sul gas solo agli altri due Paesi baltici, Estonia e Lettonia: de facto, isolando la Lituania.

Chi, invece, non viene affatto isolato, ma, altresì corteggiato, sono le compagnie tedesche. Nella giornata di giovedì, 14 Luglio, Gazprom ha firmato un contratto con la tedesca RWE per la comune ricerca di nuove fonti di energia nel Vecchio Continente, sopratutto nel settore di gas, carbone, ed elettricità. Inoltre, l’accordo concede ai teutonici – leader nel settore – l’esclusiva sulla gestione di commesse russe in Germania, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, e Lussemburgo.

Matteo Cazzulani

UNIONE DOGANALE RUSSO-BIELORUSSO-KAZAKA: STALLO DI KYRGYSTAN ED UCRAINA ALL’INGRESSO NELLA CEE POSTSOVIETICA

Posted in Kyrgystan, Ukraina by matteocazzulani on June 20, 2011

A Bishek fermi i lavori per l’ingresso nella CEE euroasiatica, malgrado le volontà del Presidente, Roza Otumbajeva. Pressing di Mosca e Minsk sull’Ucraina, sempre più indecisa tra la riedizione URSS e la Zona di Libero Scambio con l’Unione Europea

Il presidente kyrgyso, Roza Otumbajeva

Tutti la vogliono, ma nessuno ci entra. Nella giornata di giovedì, 16 Giugno, la Presidente del Kyrgystan, Roza Otumbajeva, si è detta delusa per la lentezza con cui procede la ratifica dell’ingresso del Paese nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka.

Nello specifico, il Capo di Stato filo-russo non ha notato alcun dibattito presso la Keshena, malgrado l’adesione alla CEE post-sovietica – punto di forza del programma della sua Amministrazione – sia stata approvata dai Deputati lo scorso 11 Aprile.

Nella primavera del 2010, il Kyrgystan è stato al centro del ritorno al potere della fazione filo-russa, che, manu militari, ha scalzato il precedente governo filo-occidentale di Kurmanbek Bakijev, insediato in seguito alla pacifica Rivoluzione dei Tulipani, ma travolto da scandali e corruzione. Seguenti elezioni hanno certificato una composizione del parlamento molto frammentata, in cui, tuttavia, un atteggiamento estero che guarda a Mosca è abbastanza condiviso.

Russia e Bielorussia sponsorizzano la nuova URSS

Altro Paese nel mirino dell’Unione Doganale è l’Ucraina, verso cui la Russia nutre un vivo interesse, come dimostrato dalle dichiarazioni del Vice-Premier, Igor Shuvalov: in una conferenza a Pietroburgo, il braccio destro di Vladimir Putin ha spiegato come attraverso la CEE euroasiatica Mosca non solo abbia l’intenzione di integrare economicamente – e, quindi, politicamente – Kyiv, ma anche di trattare da un’affermata posizione di leader regionale le condizioni per un rapporto privilegiato con l’Unione Europea.

Ad illustrare meglio tale disegno ci ha pensato il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che, in un commento alla BelTA, ha parlato espressamente di processo di integrazione post-sovietico mirato ad unire popoli fratelli con economie molto simili. Nello specifico, il Bat’ka ha dichiarato come nel mercato comune dell’Unione Doganale i prodotti saranno privi di tariffe doganali, ed anche le importazioni dall’UE saranno trattate in comune da Mosca, Minsk, e Kyiv.

Una prospettiva che, tuttavia, all’Ucraina non è necessaria, forse per non molto: A differenza dei Paesi della CEE post-sovietica, Kyiv è membro del WTO, e sta trattando con Bruxelles le clausole per il varo di una Zona di Libero Scambio con l’UE.

Oltre a precise garanzie economiche, condicio sine qua non per la sua istituzione è il rispetto di libertà di stampa e pluralismo politico, su cui le Autorità ucraine hanno ancora molto da lavorare, sopratutto alla luce delle crescenti pressioni sui giornalisti e sugli esponenti dell’Opposizione Democratica, confermate di recente dal rinvio a giudizio della Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko.

Ad ostacolare l’avvicinamento all’Unione Europea, ma anche all’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, la posizione ufficiale del Presidente ucraino, Viktor Janukovych: deciso a perseguire una politica estera multilaterale, che porti Kyiv contemporaneamente nella Zona di Libero Scambio, WTO, e CEE post-sovietica, malgrado tale possibilità sia inattuabile a causa di incompatibilità contrattuali.

Matteo Cazzulani

LA VOCE ARANCIONE AL PIT-STOP

Posted in Editoriale, Ukraina by matteocazzulani on April 24, 2011

Una breve pausa, in occasione delle Festività Pasquali, non consentirà una regolare informazione dal Mondo ex-URSS

Copertina del libro La Democrazia Arancione. Storia Politica dell'Ucraina dall'Indipendenza alle Presidenziali 2010. di Matteo Cazzulani

Una breve pausa prima dell’ennesima esclusiva. Dal 25 Aprile al 2 Maggio 2001 La Voce Arancione si concede una pausa. Questo non significa la totale assenza di informazioni dall’Ucraina e dal Mondo ex-URSS. Bensì, una minore frequenza, dettata da un breve congedo per studio.

Un pit-stop, per continuare a garantire costante e coerente informazione su un areale ignorato, quando non bistrattato, dai media del Belpaese. E, più in generale, di un Occidente sempre più legato alla politica del gas e delle pacche sulle spalle. Favorita dal fascino per un obamiano volemose bene con tutti, senza se e senza ma. Che, a nostro avviso, sta portando USA ed UE ad una politica estera di corto respiro.

Tuttavia, desideriamo congedarci a nostro modo. Ovvero, con l’ennesimo aggiornamento su uno dei temi di attualità dell’area del mondo di nostro interesse.

Il Ministro degli Esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko, ha negato la possibilità di un ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka. Secondo il capo della diplomazia, l’Ucraina mantiene la partnership economica con l’Unione Europea come principale obiettivo della propria politica estera. Nello stesso tempo, aspira al mantenimento delle buone relazioni con Mosca, e guarda con interesse gli sviluppi ad Oriente dei suoi confini.

Una posizione che, seppur maggiormente orientata verso l’UE, richiama quella del Presidente, Viktor Janukovych. Il quale, in occasione del Discorso alla Nazione dopo un anno di Amministrazione, ha confermato di volere procedere con l’integrazione europea. Ma, nel contempo, di aderire parzialmente alla CEE euroasiatica, con la formula 3+1.

L’Ucraina alla scelta economica

Tuttavia, Kyiv è chiamata ad una scelta di campo. Come illustrato dal presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, l’ingresso nell’Unione Doganale russa dell’Ucraina pregiudica ogni possibile partnership con Bruxelles. E comporta la sua automatica esclusione dall’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA BANDIERA ROSSA FA ANCORA DISCUTERE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 23, 2011

Altri contrari al simbolo URSS accanto a quello nazionale il Giorno della Vittoria. Sia tra le fila della maggioranza, che dell’Opposizione Democratica. Ad Ivano-Frankivs’k dimostrazione colorita

Il ministro degli esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko

Tutti la votano ma nessuno la vuole. Diverse sono le voci che venerdì, 22 Aprile, si son alzate contro l’ordine di issare la bandiera rossa accanto a quella nazionale in tutti gli edifici pubblici, il Prossimo 9 Maggio.

A sorpresa, contrario si è dichiarato il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, che ha escluso l’esposizione del vessillo URSS presso le ambasciate ucraine, sia il giorno in cui si commemora la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, sia in altre occasioni.

Critiche anche da parte dell’ex-Speaker del Parlamento, Arsenij Jacenjuk, che ha accusato la maggioranza di condotta antipatriottica. Secondo il Deputato Nazionale di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, l’esposizione del vessillo sovietico è strettamente collegata al progetto di partnership dell’Ucraina nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka. Una scelta di campo che comporterebbe l’esclusione di Kyiv dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, e la rinuncia ad ogni forma di membership con l’Unione Europea.

Sulla medesima frequenza il principale gruppo dell’Opposizione Democratica, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna. Il quale, con una nota, ha illustrato la pericolosità di un provvedimento che non rispetta chi, in nome di un’Ucraina Indipendente, dopo avere combattuto i nazisti, è stato ucciso dai comunisti.

Un Consiglio Regionale particolare

Proprio il capogruppo di Bat’kivshchyna al Consiglio Regionale di Ivano-Frankivs’k, Jurij Romanjuk, ha proposto la convocazione di una sessione straordinaria proprio per il 9 Maggio. Da tenersi, in via dimostrativa, sul tetto dell’edificio. E con la partecipazione delle forze politiche patriottiche non rappresentate nell’organismo locale.

Deciso a non rispettare l’ordine anche il Consiglio Comunale di Leopoli. Viceversa, a favore della bandiera rossa il Giorno della Vittoria, si sono espresse le città di Odessa e Zhytomir.

Giovedì, 21 Aprile, la Rada ha approvato l’obbligo di esposizione del vessillo del 150esimo battaglione Kutuzov II accanto a quello nazionale. Favorevoli alla proposta, presentata dal comunista Petro Cybenko, la maggioranza compatta, la Kompartija, la Narodna Partija, ed il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VIKTOR JANUKOVYCH ANCORA INCERTO CON JOSE’ MANUEL BARROSO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 19, 2011

Al Presidente della Commissione Europea, il Capo di Stato ucraino ribadisce la multilateralità della politica estera di Kyiv, interessata sia alla Zona di Libero Scambio con l’UE, che all’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka. Ma Il suo vice ed il primo Ministro conducono trattative con Russia e Cina

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’Ucraina deve fare la sua scelta di campo. E’ chiaro il messaggio del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, in visita a Kyiv presso il Presidente ucraino, Viktor Janukovych.

L’incontro ha seguito di circa una settimana quello tra il Primo Ministro, Mykola Azarov, ed il suo collega russo, Vladimir Putin. Medesima la tematica, l’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka. Oppure, la creazione della Zona di Libero Scambio con l’UE, e la relativa permanenza nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Come argomentato dal portoghese, l’Unione Doganale prevede tariffe livellate per i Paesi membri. Mentre la Zona di Libero Scambio si adatta alle specificità dei singoli Stati, concordando formule particolari.

“Rispettiamo ogni accordo con Paesi extraeuropei – ha illustrato Barroso – ma i due progetti [Unione Doganale e Zona di Libero Scambio, n.d.a.] sono incompatibili”.

Un aut-aut a cui Janukovych ha risposto ribadendo la multilateralità della politica estera della propria Amministrazione. Una formale priorità europea, abbinata ad un vivo interesse per la CEE russa, al punto da proporne l’ingresso federato, secondo la clausola 3+1.

“Ad Est [dell’Ucraina, n.d.r.] russi, bielorussi, e kazaki stanno costruendo un progetto serio, che non può lasciarci indifferenti. L’adesione di Kyiv non danneggerà le trattative con l’Unione Europea”.

Ma l’Ucraina guarda a Russia e Cina

Dalle parole, che, tuttavia, non hanno portato ad alcuna definizione, ai fatti. Barroso e Janukovych, alla presenza dell’Ambasciatore di Bruxelles in Ucraina, José Manuel Pintu Teixeira, hanno firmato la devoluzione a Kyiv da parte UE di 48 Milioni di euro per la sicurezza atomica. Oltre ad essi, 110 saranno versati sul fondo Ukryttja, per la costruzione del nuovo sarcofago protettivo della centrale di Pryp’jat’, presso Chernobyl.

Mentre Janukovych ha incontrato la rappresentanza dell’Unione Europea, il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Serhij L’ovochkin ha condotto trattative con il suo collega russo, Sergej Narishkin, per approfondire le linee di sviluppo economico tra Mosca e Kyiv.

Invece, il Primo Ministro, Mykola Azarov, in visita a Pechino, ha stretto un patto di collaborazione tra il Partito Comunista Cinese ed il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Presidente, Premier, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri. A livello internazionale, il soggetto di Janukovych collabora anche con l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei.

Viceversa, a dimostrazione del marcato radicamento dell’Ucraina nella politica del Vecchio Continente, il principale Partito dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, guidato dall’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, è partner del Partito Popolare Europeo. La famiglia politica di Barroso, del Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, e della maggioranza dei Capi di Stato e di Governo UE.

Spesso, ma non sempre, attenti alle sorti dell’Ucraina. E, sopratutto, di quelle di Opposizione Democratica e Stampa Libera, ultimamente non idilliache.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO SPIEGA I VANTAGGI DELLA ZONA DI LIBERO SCAMBIO CON L’UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 17, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina favorevole un avvicinamento all’Unione Europea per garantire lo sviluppo e l’Indipendenza di Kyiv. Mosca preme sul gas

La leader dellOpposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Lo sviluppo ed il futuro da una parte. Dall’altra, gas e pragmatismo. Queste le due prospettive che ben sintetizzano la situazione politica attuale a Kyiv. A rappresentarle, due posizioni, emerse sabato, 16 Aprile.

In favore della Zona di Libero Mercato con Bruxelles la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. La quale, in una nota, riportata dall’autorevole UNIAN, ha definito l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka come la perdita degli interessi nazionali, dell’autonomia economica del Paese, ed avvio della sottomissione politica al Cremlino.

Infatti, è la Russia il vero soggetto egemone di una sorta di CEE euroasiatica. In cui, oltre a mancare un organismo decisionale aperto, Mosca conta per il 57%, Astana per il 21,5%, e Minsk per il 21,5%.

Molti, invece, i pro della Zona di Libero Scambio con l’Unione Europea. In primis, la maggiore collegialità, e la possibilità di ricorrere all’Arbitrato Internazionale, su decisioni che penalizzano un determinato Paese.

In aggiunta, l’ingresso nel progetto russo comporterebbe l’isolamento internazionale, con l’espulsione dell’Ucraina dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Uno dei maggiori risultati dei governi arancioni. Molti dei quali, guidati da Julija Tymoshenko.

Inoltre, con Bruxelles è possibile negoziare clausole ad hoc per rispettare le caratteristiche del mercato interno ucraino. E non, come invece preventivato nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, l’imposizione a diversi Stati di un unico modello centralizzato, disattento delle specificità locali.

Dunque, una Zona di Libero Mercato con l’UE che non minaccia affatto l’Ucraina. Concorde con l’anima della Rivoluzione Arancione, il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, che diverse volte ha individuato nell’UE una priorità.

A non vederla alla stessa maniera, il Presidente, Viktor Janukovych, favorevole ad un’Integrazione federata nell’Unione Doganale Euroasiatica. Una clausola 3+1. La quale, secondo i suoi piani, consentirebbe a Kyiv di associarsi a Mosca, senza chiudere con Bruxelles. Tuttavia, l’incompatibilità tra i due progetti è stata evidenziata sia dall’Unione Europea, che dalla Federazione Russa.

L’oro blu di Mosca

Ed è proprio dal Ministro dello Sviluppo Economico della Russia, Andrej Klepach, che è arrivata la risposta alle tesi della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina. Il politico ha garantito prezzi inferiori per il gas, qualora Kyiv dovesse optare per l’Unione Doganale di Mosca.

Sempre secondo Klepach, nella CEE euroasiatica vige un particolare sistema di tariffe, che, scindendo il costo dell’oro blu importato da quello per il trasporto, garantirebbe ai partner di Mosca una bolletta meno cara di quella odierna.

Lecito ricordare che promesse di sconto sul gas già sono state esternate. Invano. Non ultima, quella legata agli Accordi di Kharkiv. Con cui, lo scorso anno, Janukovych ha concesso il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in territorio ucraino, fino al 2042. In cambio della promessa di un decremento del 30% del gas, mai realizzato.

Al contrario, lo scorso Primo di Agosto, la tariffa per l’oro blu alla popolazione è aumentata repentinamente del 50%.

Matteo Cazzulani