LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Crisi ucraina: la NATO divisa sullo “scudo spaziale”

Posted in NATO by matteocazzulani on August 27, 2014

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il Premier ungherese, Victor Orban, guidano una colazione interna all’Alleanza Atlantica di Paesi contrari al sistema di difesa missilistico in Europa Centro-Orientale per non compromettere gli interessi economici con il Presidente russo, Vladimir Putin. I Paesi favorevoli al progetto preoccupati per la loro sicurezza nazionale in seguito all’aggressione della Russia all’Ucraina

Lei con la paura di non irritare il Presidente russo, Vladimir Putin, lui pronto a sacrificare la sicurezza collettiva dell’Europa per quattro petrorubli. Nella giornata di lunedì, 25 Agosto, la Germania ha dichiarato la propria contrarietà alla realizzazione del sistema di difesa missilistico concepito dalla NATO in Europa Centro-Orientale.

La decisione del Governo tedesco, che come riportato dall’autorevole Spiegel è stata emanata dall’Ufficio Stampa del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, mira a non provocare l’irritazione della Russia, che considera il progetto di difesa dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale un’operazione militare volta a minacciare l’interesse militare e geopolitico di Mosca.

Come riportato sempre dallo Spiegel, la posizione della Merkel ha gettato benzina sul fuoco all’interno della NATO, che, dopo avere calendarizzato la discussione sulla realizzazione del sistema di difesa missilistico al prossimo vertice dell’Alleanza Atlantica, ha visto ingrandirsi la già netta divisione tra Paesi contrari e Stati membri favorevoli al progetto di difesa in Europa Centro-Orientale.

Tra i Paesi contrari allo “scudo spaziale” -com’è denominato il sistema di difesa missilistico della NATO- oltre alla Germania è facile annoverare anche Francia, Belgio, Ungheria, Slovenia, Austria e Slovacchia: Stati che hanno assunto una posizione marcatamente filorussa, e che spesso hanno dimostrato di anteporre il proprio interesse personale nell’intrattenere rapporti diretti con Mosca, sopratutto sul piano energetico, anziché rafforzare una comune posizione a garanzia della sicurezza di tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Tra questi Stati spicca la presenza dell’Ungheria, il cui Premier, Victor Orban, ha dichiarato la volontà di porsi a capo di una colazione pro-Russia in Europa, che faccia pressione presso la Comunità euro-atlantica per alleggerire la pressione economica e commerciale che UE ed USA stanno applicando a Putin in reazione all’aggressione militare russa all’Ucraina per mezzo delle sanzioni economiche e commerciali.

Nello specifico, come riportato da Euractiv, Orban ha invitato a preferire l’opportunità economica e commerciale delle relazioni con Putin al timore per la sicurezza energetica e militare dei singoli Paesi UE.

Dall’altra parte della barricata, tra i membri NATO favorevoli allo “scudo spaziale” lo Spiegel annovera Stati Uniti d’America, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania: Paesi -USA a parte- che in seguito all’aggressione militare della Russia all’Ucraina, vedono minacciata la loro sicurezza nazionale.

Come riportato in un’intervista al settimanale Wprost dal Generale Waldemar Skrzypczak, esperto di questioni militari ed ex-Viceministro della Difesa polacco dal 2012 al 2013, l’esercito della Polonia è ad oggi impreparato a fronteggiare una possibile invasione da parte dei russi, che potrebbero così occupare tutto il Paese in soli tre giorni.

Simile allarme è stato comunicato alla Merkel dal Premier lettone, Laimdota Straujuma, che, nella giornata di mercoledì, 20 Agosto, ha dichiarato la necessità di rafforzare le infrastrutture difensive della NATO in Lettonia per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi del Baltico da una possibile aggressione militare da parte della Russia.

La posizione della Germania di assoluta contrarietà allo “scudo spaziale” rientra nella strategia geopolitica adottata dalla Merkel per presentare il Governo tedesco come unico mediatore europeo per la pace tra Ucraina e Russia e, sopratutto, come garante del mantenimento degli interessi economici ed energetici tra Mosca e l’Europa.

In questo solco si colloca la recente visita della Merkel in Ucraina, dove, secondo indiscrezioni ben informate, il Cancelliere tedesco potrebbe avere convinto il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a rinunciare all’integrazione economica di Kyiv nell’UE -apertamente osteggiata da Mosca- in cambio dell’evacuazione dal Donbas e dalla Crimea delle truppe di occupazione russe.

D’altro canto, come riportato dall’autorevole PAP, i Paesi favorevoli al sistema di difesa missilistico avrebbero tutto l’interesse a calcare la mano per ottenere il rafforzamento della presenza militare permanente dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale.

Ad oggi, sulla base di accordi stretti con la Russia, la NATO può infatti solo stazionare in Europa Centro-Orientale con contingenti armati in maniera temporanea che, a rotazione, garantiscono la difesa militare, sopratutto quella aerea e navale, dei membri “orientali” dell’Alleanza Atlantica.

Putin vince con il divide et impera in Europa

Dalla contesa interna alla NATO, l’unico ad uscire davvero vincitore è finora il Presidente Putin, che, per rompere il fronte dell’Alleanza Atlantica, si è avvalso della sua propaganda per forzare l’ingiustificato timore in base al quale lo “scudo spaziale” sarebbe un’iniziativa che minaccia la Russia.

Il progetto di difesa missilistico è infatti composto da una postazione radar in Turchia e da batterie di missili SM-3 -intercettori balistici privi di capacità offensiva, ergo utilizzabili solo per fermare la corsa di possibili vettori provenienti dal Medio Oriente- dislocate a rotazione in Polonia, Romania e nella stessa Turchia: Paesi ai quali di recente si sono aggiunte anche Danimarca e Norvegia.

L’attuale versione dello “scudo spaziale” è stata concepita dall’Amministrazione democratica del Presidente USA, Barack Obama, come un’evoluzione del precedente sistema di difesa missilistico concepito dal suo predecessore, il repubblicano George W Bush.

Il piano originario, archiviato nel 2009 a pochi mesi dall’inserimento di Obama, prevedeva una postazione radar in Repubblica Ceca e, in Polonia, batterie permanenti di missili Patriot: intercettori dotati di capacità offensiva.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Tusk respinge il siluro di Putin alla Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 24, 2014

Il Premier polacco pone come priorità l’assicurazione alla Giustizia di autori e mandanti delle intercettazioni che stanno discreditando l’immagine della Polonia in Europa, e che secondo gli indizi sarebbero state realizzate su ordine della Russia. La maggioranza chiede a Tusk una miniverifica di Governo

Prima chiarire le responsabilità delle intercettazioni illegali, e solo poi procedere con il rimpasto di Governo. Questa è la linea assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in seguito alla pubblicazione di nuove intercettazioni ad alte Cariche dello Stato da parte del settimanale Wprost: un fatto che ha aperto una crisi di Governo e, sopratutto, ha indebolito l’immagine della Polonia in Europa alla vigilia di importanti nomine ai vertici dell’Unione Europea.

Tusk, durante una conferenza con il Premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha definito come prioritaria l’individuazione degli autori e dei mandanti delle intercettazioni che, come dichiarato espressamente dal Capo del Governo polacco, hanno agito con il chiaro obiettivo di destabilizzare la Polonia.

Tusk ha quindi invitato la Redazione del Wprost a pubblicare tutte le intercettazioni in suo possesso per evitare che ulteriori conversazioni registrate possano essere utilizzate come forma di ricatto nei confronti del Governo.

Infine, il Premier polacco ha dichiarato di non intendere dimissionare nessuno dei Ministri coinvolti nelle intercettazioni, ma, al contrario, di volere assicurare alla Giustizia gli autori di registrazioni accuratamente confezionate in diversi ristoranti di Varsavia.

“Le persone responsabili delle intercettazioni non hanno agito per il bene pubblico, bensì unicamente per destabilizzare lo Stato polacco -ha dichiarato Tusk- basta vedere quello che accade ad est dell’Unione Europea per capire quanto una forte posizione della Polonia sarebbe importante per cambiare gli assetti della politica mondiale ed europea”.

La posizione espressa da Tusk è non solo una adeguata risposta al tentativo di discreditare l’immagine della Polonia nella politica europea, ma anche una conferma implicita della convinzione del Governo polacco che dietro alle intercettazioni vi sia la mano dei Servizi Segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse ad affossare la Polonia, che ha saputo ritagliarsi in Europa un preciso ruolo a supporto della democrazia in Ucraina, dell’avvicinamento di Georgia e Moldova all’UE e della realizzazione di una Comune Politica Energetica UE.

Il Governo Tusk è protagonista anche per la diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dell’Unione Europea da Mosca, e per accelerare con la firma del Trattato di Partnership Economica tra UE e Stati Uniti d’America, il TTIP.

Compatti accanto a Tusk si sono schierati i Parlamentari della Piattaforma Civica -PO- la forza partitica a cui appartengono il Premier e i Ministri e Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-Addetto Stampa di Tusk, Pawel Gras.

Differente è la posizione del Partito contadino PSL, che, da alleato di maggioranza della PO, ha chiesto a Tusk una verifica di Governo con le dimissioni del Ministro degli Interni Sienkiewicz. Nelle intercettazioni, Sienkiewicz avrebbe concordato con il Capo della Banca Nazionale polacca, Marek Belka, un intervento urgente in salvataggio del bilancio statale in cambio delle dimissioni di Rostowski dalla guida del Ministero delle Finanze.

La posizione del PSL, espressa dal Vicepremier Janusz Piechocinski, esclude la formazione di una Coalizione alternativa a supporto di un Governo tecnico, come proposto dal principale partito di Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il cui Capo, Jaroslaw Kaczynski, è riuscito a portare sulle sue posizioni gli altri due Gruppi parlamentari della destra: Polonia Solidale e Polonia Insieme.

Fuori dalla contesa restano le Opposizioni di sinistra, con la socialdemocratica SLD attenta a verificare l’operato del Governo, e il radicaleggiante Tuo Movimento pronto a discutere una propria Proposta di Legge per lo scioglimento anticipato del Governo.

Al posto di Sikorski a Capo della Politica Estera UE candidati graditi a Mosca

Nel frattempo, sulla vicenda è anche intervenuto il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che nelle intercettazioni avrebbe dichiarato al Ministro Rostowski che l’alleanza con gli Stati Uniti d’America sarebbe inutile per garantire la sicurezza della Polonia.

“Il Governo è sotto l’attacco di una forza intenta a destabilizzare la Polonia -ha dichiarato Sikorski durante il Vertice dei Ministri degli Esteri UE in Lussemburgo- Ritengo necessario identificare queste persone ed assicurarle alla Giustizia” ha continuato il Ministro degli Esteri polacco.

Sikorski, nello scenario delle intercettazioni, rappresenta il colpo più duro inferto al Governo Tusk, che sta candidando proprio il suo Ministro degli Esteri alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE e a quella di Commissario UE all’Energia.

Non è un caso se, subito dopo lo scandalo intercettazioni, le quotazioni di Sikorski per la nomina alla guida della Politica Estera UE sono state raggiunte e superate da quelle di altri candidati, come i francesi Laurent Fabius ed Elisabeth Guigou, l’olandese Frans Timmermans, gli italiani Franco Frattini e Federica Mogherini, lo slovacco Miroslav Lajcak e la bulgara Kristalina Georgieva.

Tutti i candidati alternativi a Sikorski sono noti per assumere posizioni spesso troppo concilianti nei confronti della Russia, talvolta anche spiccatamente favorevoli alle istante neoimperiali di stampo militarista del Presidente russo, Vladimir Putin.

Per questo, non è affatto errato pensare che lo scandalo intercettazioni sia stato organizzato da Mosca per evitare la nomina ai vertici UE di personalità poco accondiscendenti agli interessi della Russia e alle lobby russe di ambito economico ed energetico.

Una situazione, quella che purtroppo si prospetta in Europa, a cui Sikorski -esponente di un Paese che ben conosce la natura imperialista della Russia di Putin, che è del tutto simile a quella del regime sovietico- si sarebbe strenuamente opposto per evitare che l’UE avrebbe potuto assumere una politica succube agli interessi di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia: anche Sikorski finisce nel mirino di Putin

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 23, 2014

Il settimanale Wprost pubblica le ennesime intercettazioni che riguardano il Ministro degli Esteri polacco, noto per avere contribuito al ripristino della democrazia in Ucraina e all’avvicinamento di Georgia e Moldova all’Europa. L’impegno del Premier, Donald Tusk, per la comune politica energetica europea e per il rafforzamento delle relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti d’America gli altri elementi che sembrano confermare la pista russa dietro allo scandalo politico

È uno dei candidati più accreditati ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea, in molti lo hanno dato per probabile Capo del Governo in caso di nomina alla guida del Consiglio Europeo dell’attuale Premier Donald Tusk, mentre c’è chi già lo ha candidato a diventare il nuovo Commissario UE all’Energia.

È forse per questo identikit che il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, è finito nella trappola delle intercettazioni effettuate illegalmente durante una sua conversazione con l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Nella conversazione, pubblicata lunedì, 23 Giugno, dal settimanale Wprost, Sikorski si sarebbe sfogato con il collega, lamentando l’inutilità dei buoni rapporti tra la Polonia e gli Stati Uniti d’America, che secondo il Ministro degli Esteri porterebbe i polacchi ad avere solamente l’illusione di essere sicuri, senza evitare litigi in ambito europeo con Germania e Francia, Paesi tradizionalmente meno inclini al rafforzamento dei rapporti transatlantici, di cui invece Varsavia è accesa sostenitrice.

In risposta, Rostowski, che come Sikorski appartiene alla cristiano-democratica Piattaforma Civica, si sarebbe lamentato per la candidatura a capolista nel Collegio della città di Varsavia nelle Elezioni Europee di Danuta Hubner perché troppo di sinistra, ed avrebbe invitato Sikorski ad profondere maggiori sforzi per supportare la propria corsa a Commissario UE all’Energia.

Infine, i due Ministri avrebbero criticato la decisione del Primo Ministro britannico, David Cameron, di indire un referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, e, per questo avrebbero auspicato una sconfitta dei Conservatori alle Elezioni Parlamentari in Gran Bretagna.

Le intercettazioni di Sikorski mettono a serio repentaglio le relazioni tra la Polonia e i suoi alleati più stretti, come USA e Gran Bretagna, e rappresentano l’ennesima tegola sulla testa del Premier Tusk, che da lunedì, 16 Giugno, sta affrontando una crisi di Governo in seguito ad altre intercettazioni pubblicate precedentemente sempre dal Wprost.

I protagonisti delle precedenti intercettazioni, che i Servizi Segreti polacchi hanno cercato di sequestrare perché realizzate illegalmente, sono il Capo della Banca Centrale polacca, Marek Belka, il Ministro degli Interni, Batlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, e l’ex-Viceministro delle finanze, Andrzej Parafianowicz.

La mole di alte personalità coinvolte nell’Affare, intercettate da tempo con un’inaudita professionalità presso un rinomato ristorante di Varsavia ed un noto locale di incontri di affari della capitale, danno sempre più valore al sospetto che lo scandalo sia stato attuato ad hoc dai servizi segreti russi, che hanno tutto l’interesse a provocare la caduta del Governo Tusk e, più in generale, a destabilizzare la Polonia.

Il Premier Tusk è infatti in prima fila per la realizzazione di una comune politica energetica UE e per la conclusione del Trattato di Partnership Transatlantica UE-USA -TTIP- mentre proprio Sikorski ha ricoperto un ruolo fondamentale dapprima per il sostengo della rivolta pacifica e democratica del Maydan in Ucraina.

Sikorski si è molto speso anche per l’accelerazione dei tempi per la firma dell’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e Georgia, Moldova ed Ucraina.

Inoltre, la Polonia è il Paese che, più di tutti, ha utilizzato i fondi UE per realizzare infrastrutture energetiche, come il rigassificatore di Swinoujscie e il Corridoio Nord-Sud, necessarie alla messa in comunicazione dei sistemi dei Paesi UE e alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal quasi monopolio della Russia.

Infine, la Polonia è sostenitrice, assieme a Gran Bretagna e Romania, dello sfruttamento in Europa dei giacimenti di gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, che secondo i dati EIA garantirebbe a polacchi, britannici e romeni di decrementare sensibilmente la dipendenza energetica dalla Russia.

Ad avvalorare ulteriormente il sospetto del coinvolgimento russo nello scandalo intercettazioni è il periodo in cui Sikorski è stato intercettato, corrispondente al Febbraio del 2014: quando la protesta pacifica dei democratici ucraini sul Maydan era arrivata al suo punto più delicato.

La Russia ha dunque tutto l’interesse a destabilizzare la Polonia per assicurarsi un ruolo debole dell’Europa sulla questione ucraina e, successivamente, per permettere alle forze armate di Mosca di procedere con l’invasione non solo dell’Ucraina, ma anche di Georgia, Moldova, e dei Paesi UE su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha sempre nutrito mire espansionistiche, come Estonia, Lettonia e Lituania.

Con l’indebolimento della Polonia, Putin avrebbe dunque gioco facile ad estendere l’egemonia militare ed economica di Mosca nello spazio ex-sovietico: un sogno di espansione militare, di stampo imperialista, che il Presidente russo non ha mai nascosto di volere attuare con ogni mezzo.

Buzek, Lewandowski e Piechocinski per il dopo Tusk

Tornando alla Polonia, è già iniziata la girandola di voci in merito alle conseguenze politiche che le intercettazioni potrebbero portare, come le quasi certe dimissioni del Ministro Sienkiewicz e l’indizione di Elezioni Parlamentari anticipate per restituire la parola agli elettori.

Inoltre, probabile è anche lo scioglimento immediato del Governo Tusk con le dimissioni dello stesso Premier e di tutti i suoi Ministri: un passo che, tuttavia, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, non vuole compiere per non arrestare i 7 anni di buongoverno della PO.

Malgrado l’opposizione di Komorowski, membro anch’esso della PO, già circolano i nomi di possibili Premier ad interim, sempre appartenenti alla Piattaforma Civica: in prima fila, già sono comparsi l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, e il Commissario UE al Bilancio, Janusz Lewandowski.

Favorevole alle dimissioni del Governo è invece il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ha chiesto la messa all’Ordine del Giorno di un voto di sfiducia costruttivo.

Come riportato dal Newsweek, il Capo del PiS, Jaroslaw Kaczynski, intende creare una nuova colazione temporanea con i partner di maggioranza della PO, il Partito contadino PSL, a sostegno di un Governo tecnico guidato dall’attuale Vicepremier, Janusz Piechocinski.

La manovra consentirebbe a Piechocinski, che è Segretario del PSL, di respingere l’attacco della corrente interna al suo Partito che vorrebbe il ritorno alla guida della forza politica contadina dell’ex-Premier Waldemar Pawlak.

Dai giochi di coalizione, esclusa sembra essere l’opposizione di sinistra, composta dalla socialdemocratica SLD e dalla forza politica di orientamento radicaleggiante-progressista Tuo Movimento.

In tutta la situazione, certo resta l’appannarsi delle chance di nomina europea di Tusk e Sikorski: due personalità che, da Bruxelles, avrebbero finalmente potuto dare un forte contributo al contenimento dell’aggressività militare russa in Europa Orientale e ai confini dell’UE.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia: Putin contro Tusk per il sostegno a Ucraina e Unione Energetica Europea

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 19, 2014

Il Premier polacco respinge le dimissioni del suo Governo, ma non esclude l’indizione di Elezioni Anticipate in seguito alle intercettazioni che hanno coinvolto il Capo della Banca Centrale polacca, il Ministro degli Interni, un ex-Ministro e un ex-Viceministro. Secondo la Suddeutsche Zeitung, i Servizi Segreti di Mosca sarebbero i responsabili delle registrazioni che stanno minando la tenuta del Governo in Polonia.

Le dimissioni del Governo no, Elezioni Anticipate sì. Questa è la posizione assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in risposta alle perquisizioni che i Servizi Segreti polacchi hanno effettuato presso la redazione del Wprost: il settimanale che, lunedì, 16 Giugno, ha pubblicato il testo di conversazioni di alte personalità politiche intercettate per alcuni mesi in uno dei più famosi ristoranti di Varsavia.

Tusk, dopo avere escluso le dimissioni del Governo, ha ventilato l’ipotesi di indire Elezioni Parlamentari Anticipate per verificare la fiducia degli elettori nei confronti della maggioranza, composta dalla cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, la forza politica di Tusk- e dal Partito contadino PSL.

“Ritengo necessario indire Elezioni Anticipate se non dovesse rivelarsi possibile la collaborazione tra diversi Istituzioni della vita pubblica -ha dichiarato Tusk, durante una conferenza stampa urgente giovedì, 19 Giugno- La Libertà di Stampa è un Valore sacrosanto: è interesse di tutta la Polonia comprendere non solo i retroscena delle intercettazioni, ma anche da chi, e perché, esse siano state accuratamente preparate da tempo”.

La reazione di Tusk è avvenuta a poche ore da due tentativi di perquisizione effettuati dai Servizi Segreti polacchi presso la redazione del Wprost mercoledì, 18 Giugno.

I Servizi Segreti, dopo avere ritenuto illegali le intercettazioni pubblicate dal Wprost, hanno richiesto a più riprese la consegna delle registrazioni in possesso del settimanale polacco, che, tuttavia, si è rifiutato di cederle.

Le intercettazioni riguardano conversazioni private tra il Capo della Banca Nazionale Polacca, Marek Belka, e il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz. In esse, Belka, ex-Premier socialdemocratico, ha promesso un intervento della Banca Centrale polacca per salvare il bilancio dello Stato in cambio del siluramento del Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Oltre alla conversazione tra Belka e Sienkiewicz, i cui postulati si sono tradotti in realtà a pochi mesi dalla registrazione, le intercettazioni hanno anche riguardato la richiesta di intervento all’allora Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, da parte dell’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, per tutelare i conti della moglie dai controlli pubblici.

Come dichiarato da Tusk, le intercettazioni, che stanno minando la tenuta e il consenso pubblico del Governo polacco, sono state organizzate in maniera precisa e premeditata, con tutta probabilità per mano di agenti interni, o addirittura da Servizi Segreti di Paesi esteri.

La pista interna porta ad indiziare il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che di recente ha perso contro la PO, seppur di pochi punti, le Elezioni Europee.

La pista estera, data per molto probabile dalla Suddeutsche Zeitung, porta invece ai Servizi Segreti della Russia di Putin. Mosca, infatti, ha tutto l’interesse a far cadere il Governo Tusk per punire la Polonia per il forte sostegno dato allo sviluppo della democrazia in Ucraina, Georgia e Moldova e per l’avvicinamento di questi Paesi all’Unione Europea.

Inoltre, la Russia ha più volte criticato il Governo Tusk per il sostegno dato dal Premier polacco all’Unione Energetica Europea: un progetto, condiviso dal Presidente francese, Francois Hollande, e da altri Capi di Stato e di Governo UE, che mira a decrementare la dipendenza energetica dell’Europa da Russia ed Algeria attraverso la creazione di un mercato unico UE del gas.

Infine, il Governo Tusk ha dato un forte impulso alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di energia anche per mezzo della realizzazione di rigassificatori -necessari per diversificare le forniture di gas dal monopolio della Russia- e dello sfruttamento dei giacimenti di shale: gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, di cui, secondo i dati EIA, la Polonia sarebbe ricca.

Mosca attacca anche i gasdotti ucraini per convincere l’UE a realizzare il Southstream

A confermare la responsabilità degli Agenti Segreti della Russia di Putin nello scandalo intercettazioni in Polonia, per ragioni legate all’energia, è anche l’esplosione del gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod: la principale infrastruttura che veicola in Europa più del 90% del gas russo importato dall’Unione Europea attraverso l’Ucraina.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’esplosione, avvenuta mercoledì, 18 Giugno, è utile alla Russia per presentare l’Ucraina come partner inaffidabile per il transito del gas russo in Europa e, così, convincere l’Unione Europea della necessità di costruire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è progettato dalla Russia per incrementare la già alta quantità di gas veicolato in Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas attraverso un’infrastruttura che bypassa l’Ucraina, transitando attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria.

Per reagire al Southstream, l’Europa, da un lato, ha questionato la conformità dell’infrastruttura ai regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Dall’altro, la Commissione Europea ha implementato la realizzazione della Comunità Energetica Europea, di cui Tusk e la Polonia sono stati, guarda caso, i più accesi promotori.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia. Il Premier Tusk: “Atto contro il Governo pianificato da tempo”

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 17, 2014

Il Premier polacco reagisce duramente ad intercettazioni che riguardano alcuni dei ministri del suo governo ed altre alte autorità del Paese. Salvato il Ministro degli Interni, condannato l’ex-titolare del Dicastero dei Trasporti

Il Capo della Banca Centrale polacca, il Ministro degli Interni, l’ex-Ministro dei Trasporti, e l’ex-Viceministro delle Finanze coinvolti in uno scandalo intercettazioni che mina non poco la stabilità del Governo. Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il settimanale polacco Wprost ha pubblicato il testo di alcune intercettazioni registrate presso il ristorante Sowa e Amici: locale di alto rango abitualmente frequentato da politici e uomini d’affari.

Nella prima intercettazione pubblicata dal Wprost, che risale al Luglio 2013, il Capo della Banca Nazionale Polacca, l’ex-Premier Marek Belka, e il Ministro degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz, hanno discusso in merito al possibile intervento a sostegno delle finanze statali della Banca Nazionale, che Belka ha promesso in cambio delle dimissioni dell’allora Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

La seconda intercettazione, risalente al Febbraio 2014, ha invece riguardato l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, che secondo quanto registrato, ha chiesto all’allora Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, un intervento per salvaguardare i conti di sua moglie, finiti nel mirino dei controlli pubblici.

“È la prima volta dal 1989 abbiamo a che vedere con un’operazione di spionaggio ed intercettazioni illegale e ben organizzata -ha dichiarato il Premier, Donald Tusk, durante una conferenza stampa- L’operazione è durata a lungo ed ha riguardato i politici del Partito di maggioranza, con il preciso scopo di compiere un attentato alla stabilità del Governo”.

Tusk, che è sia Premier polacco che Segretario della cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, il primo Partito in Polonia, a cui appartengono anche Sienkiewicz e Nowak- ha poi dichiarato di non avere organizzato l’incontro tra Belka e Sienkiewicz, che ha sollevato da ogni responsabilità politica in quanto il Progetto di Legge che ha sancito l’intervento della Banca Centrale Polacca in soccorso del bilancio statale era stato depositato già da tempo.

Inoltre, Tusk ha escluso definitivamente ogni forma di collaborazione con Nowak, che già in passato aveva perso il posto da Ministro, proprio in seguito ad un’altro scandalo legato all’acquisto di orologi di lusso.

“Le regole della democrazia sono chiare -ha continuato Tusk- in Parlamento governa chi trova i numeri per formare una maggioranza, non chi intende sovvertire il mandato popolare cavalcando un’operazione dai contorni oscuri, sulla quale ancora deve essere fatta l’opportuna chiarezza”.

L’opposizione cavalca lo scandalo per minare il buongoverno cristiano-democratico

Con questa dichiarazione, Tusk ha voluto rispondere a Jaroslaw Kaczynski, Capo del principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che, precedentemente, aveva chiesto le dimissioni del Governo e la formazione di una nuova maggioranza con un nuovo Premier.

L’ipotesi delle dimissioni del Governo, sostenuta dall’altro gruppo conservatore in Parlamento, Polonia Solidale, è stata presa in considerazione anche dalla seconda forza di opposizione, la socialdemocratica SLD.

“Gli scandali di cui abbiamo oggi prova testimoniano come la PO sia oggi un Partito ben differente da quello a cui ho deciso di aderire nel 2005” ha commentato Janusz Palikot, Capo del Partito progressista-radicaleggiante Tuo Movimento.

Un invito alla cautela, per non giudicare una situazione di cui si sa ancora molto poco, è stato inviato dal Leader del partito contadino PSL, Janusz Piechocinski, che da alleato di Governo della PO, ha mantenuto compatta la maggioranza dinnanzi alle richieste di scioglimento del Governo delle opposizioni.

Lo scandalo intercettazioni rischia di minare le fondamenta di un Governo, quello Tusk, che in circa sette anni è riuscito a trasformare la Polonia, portandola tra i principali Paesi dell’Unione Europea in materia di sviluppo infrastrutturale e capacità di attrarre risorse UE.

Tra i risultati positivi ottenuti dal Governo Tusk, vi è anche, per quanto riguarda la Politica Estera, la creazione di un’alleanza strategica con la Germania per il rilancio del ruolo dell’Europa nel Mondo, e il sostegno incisivo dato per lo sviluppo della democrazia in Ucraina, Georgia e Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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SCUDO SPAZIALE: KOMOROWSKI VUOLE UN PROGETTO TUTTO POLACCO

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 6, 2012

Il Presidente della Polonia sostiene la necessità di realizzare un sistema di difesa antimissilistico in grado di difendere Varsavia da minacce esterne, anche senza la compartecipazione dell’Amministrazione presidenziale USA di Barack Obama. Il plauso dell’intero arco politico interno

Il presidente polacco, Bronislaw Komorowski

La fretta è una cattiva consigliera, e se Obama non vuole proteggere l’Europa e tutelare il Vecchio Continente occorre pensarci da soli tra Europei. In un’intervista al settimanale Wprost, pubblicata nella giornata di sabato, 4 Agosto, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha ritenuto necessaria la costruzione di uno sistema di difesa antimissilistico per proteggere la Polonia da eventuali aggressioni terroristiche dal fuori Europa.

Komorowski, giunto al secondo anno alla guida del Paese, ha apprezzato l’intenzione della NATO di installare una postazione radar in Turchia e di posizionare delle batterie di missili mobili – privi di capacità offensiva – a rotazione tra Polonia e Romania, ma ha giudicato tale piano insufficiente per garantire la sicurezza nazionale di Varsavia.

Il Capo di Stato polacco ha ritenuto insensato spendere somme ingenti per il mantenimento delle forze armate senza che esse siano protette da un sistema di difesa balistico appartenente per intero alla Polonia.

In particolare, Komorowski ha commentato con severità il comportamento nella Polonia nel passato, quando, nell’estate 2008, sull’onda dell’emozione legata all’aggressione militare della Russia in Georgia, Varsavia ha ritenuto l’Unione Europea inadatta per tutelare la propria integrità territoriale in caso di simili risvolti militari di quelli di Tbilisi, ed ha accettato di accogliere sul suo territorio la batteria di missili Patriot offerta dagli Stati uniti d’America.

Lo scudo spaziale di allora, fortemente voluto dall’Amministrazione repubblicana di George W Bush, ha previsto il dislocamento di missili con capacità offensiva in Polonia, e l’installazione di una base radar in Repubblica Ceca.

Tuttavia, con la vittoria nelle Elezioni Presidenziali del Novembre 2008, l’attuale Presidente USA, Barack Obama, ha rinunciato al progetto, nonostante contratti bilaterali con Varsavia e Praga fossero già stati firmati. La nuova Amministrazione democratica ha infatti inteso instaurare una politica di dialogo con Russia e Iran: i Paesi che più di tutti hanno avversato il progetto difensivo statunitense in Europa.

“Il nostro errore è stato quello di accettare la proposta dello scudo spaziale senza tenere conto della situazione politica interna agli Stati Uniti d’America – ha dichiarato Komorowski sul settimanale Wprost – Abbiamo pagato un prezzo politico molto salato, ed abbiamo commesso un errore da non ripetere”.

Una correzione alle dichiarazioni di Komorowwski è subito arrivata dal Capo del Servizio di Sicurezza Nazionale, il Generale Stanislaw Koziej, che ha precisato come l’invito di Komorowski alla costruzione di uno scudo spaziale polacco non esclude, né deteriora il simile piano della NATO. Viceversa, tra Varsavia e Bruxelles la collaborazione è molto stretta, e, in caso di realizzazione, l’iniziativa polacca sarà una parte integrante di quella dell’Alleanza Atlantica.

Apprezzamenti per le parole del Presidente polacco sono state espresse da esponenti di tutte le forze politiche del Paese. Particolare attenzione al valore politico è stato evidenziato dal Presidente della Commissione Difesa del Sejm, Stefan Niesolowski, esponente della Piattaforma Civica – il Partito cristiano-democratico a cui appartiene il Presidente Komorowski e il Premier, Donald Tusk. Niesolowski ha passato la palla ai Dicasteri della Difesa e dell’Economia per la verifica tecnico-finanziaria del progetto del Capo dello Stato.

Contentezza, con un filo di critica, è stata espressa dal negoziatore con la Casa Bianca del piano di costruzione dello scudo spaziale in Europa, l’ex-Ministro della Difesa, Witold Waszczykowski. L’esponente di spicco del Partito conservatore Diritto e Giustizia ha ribadito la necessità per la Polonia di tutelare il proprio territorio da aggressioni provenienti da est ritenute molto probabili, e si è detto stupito del ritardo con cui Komorowski si è accorto della questione legata alla sicurezza nazionale.

“E’ bene che si sia arrivati ad una riconsiderazione della difesa missilistica nazionale, e si sia considerata l’ipotesi di costruire uno scudo spaziale non strettamente legato dalla politica di difesa americana – ha dichiarato il Vicepresidente della Commissione Difesa del Sejm, il socialdemocratico Stanislaw Wzjatek – il sistema deve servire per la nostra difesa, non per quella degli USA”.

Un parere leggermente differente è stato esposto da altre due forze politiche. Il Partito conservatore Polonia Solidale ha ritenuto necessario mantenere il progetto di difesa missilistico polacca strettamente collegato con quello USA, in nome di una cooperazione atlantica, e non solo europea, resa necessaria dalle congiunture della geopolitica internazionale.

“I piani della NATO in Polonia sono ad un buono stato di avanzamento – ha dichiarato a Gazeta Wyborcza Andrzej Rozenek del radicaleggiante Movimento di Palikot – nel 2018 siamo chiamati a posizionare elementi missilistici nell’ambito del progetto difensivo dell’Alleanza Atlantica. Trovo improbabile perseguire una strada separata da quella tracciata dagli USA”.

Una protezione per l’Occidente e la ripicca dei russi

Nella sua concezione generale, lo Scudo Spaziale è stato concepito dagli Stati Uniti d’America per proteggere i Paesi alleati dell’Europa da possibili minacce balistiche provenienti da Paesi canaglia e regimi dittatoriali come Iran e Corea del Nord.

Al progetto si è opposta tenacemente la Russia, che ha contestato la decisione degli USA di posizionare missili in uno spazio, quello post-sovietico, ritenuto anacronisticamente di propria influenza. A dimostrazione dei malumori di Mosca, i russi hanno posizionato un proprio scudo spaziale nel cuore del Vecchio Continente, con postazioni radar in Bielorussia e missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania.

Matteo Cazzulani